Rococò

Rococò Book Cover Rococò
Eva Gesine Baur
Arte
Taschen
2007
96

Rococò

Il rococò è uno stile originario della Francia, nato nella prima metà del ‘700 come evoluzione dello stile Barocco.

Il rococò è uno stile inconfondibile. Si riconosce da alcune caratteristiche determinanti, che sono la sfarzosità, la grande quantità di dettagli e particolari, decorazioni floreali, onde e riccioli.

Ha avuto particolare successo e sviluppo nell’arredamento e nella moda (tant’è che esistono stilisti che tutt’oggi disegnano abiti e accessori ispirati a questo filone artistico), e poi nella pittura e nella scultura.

Il termine “rococò” deriva dal francese rocaille, una decorazione che veniva realizzata all’intero di arcate e grotte con pietre e conchiglie. Questa parola associata a quella italiana “barocco”, dà origine al termine Rococò.

Un altro segno distintivo dello stile rococò è il “messaggio” che contiene: leggerezza, delicatezza e spensieratezza. In un certo senso racchiude al suo interno lo stile di vita e il pensiero dell’aristocrazia libera settecentesca.

Il rococò si colloca, quindi, sulla linea del tempo della storia dell’arte tra Barocco e Neoclassico.

I motivi ricorrenti e le emozioni che questo stile vuole esprimere sono veicolati nei soggetti e nei colori scelti dagli artisti: luminosità, gioia e, ancora una volta, spensieratezza. Questo è ciò che traspare osservando le opere appartenenti a questo particolarissimo stile.

Il Rococò è, se vogliamo, una reazione al Barocco: si contrappone nettamente allo stile che lo ha preceduto rappresentando scene leggere piuttosto che battaglie e figure religiose.

Benché per parecchio tempo il Rococò abbia faticato a farsi riconoscere come uno stile vero e proprio perché considerato frivolo, viene oramai classificato come un stile artistico a tutti gli affetti e ne viene riconosciuto il peso nello sviluppo della storia dell’arte europea.

Arti decorative

La  massima espressione dello stile Rococò è avvenuta nelle arti decorative, in quanto la riproduzione di elementi decorativi molto articolati e particolareggiati è più agevole in oggetti di piccole dimensioni. Tuttavia, il Rococò ha potuto esprimersi anche attraverso l’architettura e la scultura, sebbene in quantità minore.

Il Rococò ha iniziato, quindi, a diffondersi inizialmente tramite oggetti e complementi d’arredo nelle abitazioni dell’aristocrazia francese, attraverso porcellane e argenteria principalmente.

Il Rococò è cresciuto e si è sviluppato, partendo dalla Francia per arrivare all’intera Europa. In questo modo gli artisti hanno avuto modo di diversificare lo stile:

  • in Francia, il Rococò è rimasto sobrio ed elegante; si è diffusa la lavorazione del legno con intarsi floreali, la creazione di elementi decorativi unendo legno, metalli e pietre preziose;
  • in Germania, questo stile è esploso il tutto il suo sfarzo, con opere molto elaborate e caratterizzate da una quantità esagerata di decorazioni e particolari;
  • in Inghilterra, lo stile è rimasto moderato, a causa della situazione religiosa ed economica dello stato all’epoca.
  • in Italia il massimo esponente del Rococò nell’arredamento è stato l’ebanista e intagliatore Pietro Piffetti, attivo a Torino fino al 1777. Ebanista di Carlo Emanuele III, ha creato molte opere destinate ai Savoia. Le sue opere sono molto preziose, grazie ai materiali scelti: avorio, argento, pietre preziose, tartaruga (un esempio: Biblioteca Piffetti – Palazzo del Quirinale).

Pittura

Il Rococò influenza anche il mondo della pittura, originando opere innovative e mai viste prima: gli artisti scelgono colori chiari, forme curvilinee e armoniose. Rappresentano scene di divertimento o intimità, dipingono cherubini e dame spensierate. Creano un nuovo filone artistico in cui l’arte è mondana e, in un certo senso, impertinente, fuori dagli schemi del barocco.

Una nota va fatta per il Capriccio: questo particolare movimento artistico è l’evoluzione del vedutismo (ovvero la rappresentazione di panorami reali), che unisce fantastico e reale con paesaggi fantastici in cui vengono collocate rovine classiche provenienti dai siti più disparati.

Tra i maggiori esponenti del Rococò ricordiamo:

  • Jean-Antoine Watteau
  • François Boucher
  • Jean-Honoré Fragonard
  • Thomas Gainsborough

In Italia

In Italia il Rococò si sviluppa quasi esclusivamente nelle regioni del nord, principalmente il Piemonte (come detto in precedenza, i Savoia furono grandi sostenitori dello stile), Liguria, Veneto e Lombardia. Le regioni del centro (fatta eccezione per la città di Jesi) subiscono ancora una forte influenza da parte della Chiesa e rifiutano lo stile Rococò, troppo leggero e frivolo per i canoni ecclesiastici.

Rococò Taschen Editore

Rococò fa parte della collana di libri illustrati editi da Taschen.

Si tratta di un libro relativamente breve ma molto valido: contiene tutte le informazioni di base e qualche approfondimento su questo movimento artistico.

Essendo un’edizione illustrata di buona qualità, permette di apprezzare le caratteristiche di questo particolarissimo movimento artistico e offre molti spunti di approfondimento sui singoli artisti o sulle opere citate e riprodotte.

Lo consiglio senza dubbio, buona lettura!

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Per tutti gli altri articoli, vi rimando alla sezione Museo AStratto!

8 marzo – Donne oltre la tela

8 marzo – Donne oltre la tela

L’anno scorso, in occasione della Giornata internazionale della Donna, ho scritto un articolo che voleva essere una lode ad una donna che ho sempre ammirato ma anche una critica nei confronti di una società in cui è ancora profondamente radicato il maschilismo – tanto negli uomini quanto nelle donne.

Oggi voglio scrivere qualcosa di diverso e, in un certo senso, più positivo: un articolo sulle donne che hanno fatto la storia dell’arte, nonostante i periodi e le società in cui sono vissute.

8 marzo, 8 donne da ricordare.

 

Fede Galizia

Pittrice barocca, iniziò a lavorare all’età di 12 anni. Fra le sue opere ci sono ritratti e scene di soggetto religioso, ma è conosciuta soprattutto per i dipinti di nature morte.

Non solo fu una pittrice di talento, fu anche miniaturista e si dedicò per molto tempo all’arte dell’incisione.

Eseguì diversi ritratti, tra i quali quello dei suoi genitori, che però andarono perduti. Ogni suo dipinto è caratterizzato da una estrema attenzione per i dettagli, come per esempio gioielli e vestiti, ma anche luci e riflessi.
Nel 1596 firmò e datò Giuditta con la testa di Oloferne, dipinto in cui indugiò più nella cura di vesti e di gioielli, che nella esaltazione della drammaticità della scena. L’opera è comunque fondamentale per essere la prima documentata su questo soggetto da parte di una donna pittrice, seguita quindi da quelle eseguite da Lavinia Fontana e da Artemisia Gentileschi.
Morì di peste, a Milano, nel 1630.

 

Lavinia Fontana

Lavinia era figlia del pittore manierista Prospero Fontana, nella cui bottega poté attingere, accanto agli insegnamenti del padre, ad una vasta gamma di conoscenze in ambito artistico, dalla scuola  emiliana, veneta lombarda e toscana.

Lavinia Fontana acquistò ben presto fama come ritrattista, distinguendosi soprattutto per l’accuratezza dei particolari, come abbigliamento e acconciature, nelle figure femminili. Ma, a differenza di altri artisti, Lavinia non fu monocorde e nella sua opera si incontrano spesso anche soggetti mitologici, biblici e sacri. Con Fede Galizia, diventa una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche e in particolare personaggi femminili che ne fanno parte.

I successi maggiori le giunsero a Roma dove fu chiamata dal nuovo papa Gregorio XIII, e si trasferì stabilmente.
Grazie a tale posizione, Lavinia eseguì innumerevoli lavori per la nobiltà e il clero romano, tanto da essere soprannominata «la Pontificia Pittrice».

Durante la sua carriera di pittrice, Lavinia realizzò una considerevole quantità di ritratti di nobildonne, tant’è che l’abate Luigi Lanzi scrisse:

«divenne pittrice di Gregorio XIII; e più che da altri fu ambita dalle dame romane, le cui gale ritraea meglio che uomo del mondo».

Continuò, comunque, a prodursi in altri soggetti, come la Minerva in atto di abbigliarsi, in cui la dea vergine è sorpresa nuda nell’atto d’indossare il manto e guarda maliziosamente verso lo spettatore.

Nel 1613 si ritirò in un monastero, assieme al marito, e concluse la sua attività artistica.

Nonostante le undici gravidanze, la sua produzione fu corposa: oltre ai numerosissimi ritratti di nobildonne, diplomatici e personalità d’ogni sorta, Lavinia dipinse un centinaio di pale d’altare e realizzò diverse sculture di uomini in battaglia, in particolare con cavalli e altri tipi di bestiame.

 

Artemisia Gentileschi

Pittrice allieva di Caravaggio, nota per le sue opere in chiave femminista.

Sono, infatti, stati molti i critici ad aver fornito una lettura dell’opera della Gentileschi in chiave «femminista» essendo una donna che si fece strada grazie al suo talento in una società puramente maschilista. Nel Seicento, infatti, la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile, e la stessa Artemisia, in virtù del suo sesso, dovette fronteggiare un numero impressionante di ostacoli e impedimenti.

Essendo una donna, non aveva accesso al patrimonio artistico della sua città e dovette

Nonostante ciò, la Gentileschi diede brillantemente prova della sua indole fiera e risoluta e seppe far fruttare il proprio versatile talento, riscuotendo in breve tempo un successo immediato e di altissimo prestigio.

Questi «successi e riconoscimenti» osservano, infine, i critici Giorgio Cricco e Francesco Di Teodoro:

«proprio in quanto donna, le costarono molta più fatica di quanta ne sarebbe stata necessaria a un pittore maschio».

Ad aver giocato un ruolo tristemente importante nella vita e nell’arte della pittrice, è stato lo stupro subito da parte di Agostino Tassi: nelle sue opere, infatti, compaiono spesso eroine bibliche e personaggi mitologici femminili. Partendo da questi elementi, Artemisia diventa simbolo del desiderio di affermazione delle donne e della lotta alle ingiustizie perpetrate dagli uomini.

Le opere di Artemisia sono impregnate di emozioni forti, colori brillanti e un’estrema armonia di tutto ciò.

 

Mary Stevenson Cassatt

Mary Cassatt è stata una pittrice statunitense. Visse molto tempo in Francia dove diventò amica e allieva di Degas, esponendo poi le proprie opere insieme a quelle degli artisti del movimento impressionista. Realizzò molti dipinti che ritraggono la vita sociale e privata delle donne della sua epoca, ponendo una particolare attenzione all’intimo legame che si realizza tra le madri e i loro bambini.

The Boating Party 1893-94

Al suo ritorno negli Stati Uniti si trovò di fronte ad un mondo ostile all’arte, tanto più se l’artista era una donna. Anche il padre non era favorevole alla sua  vita da artista, tanto da finanziarle lo stretto indispensabile per sopravvivere ma non per dipingere. Riuscì ad esporre a New York ma non trovò acquirenti, sicché tornò in Europa, dove finalmente la sua carriera da artista prese un buon andamento.

Dopo diverse peripezie, abbandonò i soggetti che le erano stati familiari fino a quel momento per dedicarsi a soggetti “più alla moda” e facilmente vendibili. Il decennio che va dal 1890 al 1900 fu il momento più creativo della carriera di Mary. Diventò un punto di riferimento per i giovani artisti americani e rimase in contatto con i maggiori esponenti dell’Impressionismo, tra cui Renoir, Monet e Pissarro.

Se in Europa il suo successo fu indiscutibile, negli Stati Uniti faticò ad essere accettato, anche dalla sua stessa famiglia. Dopo la morte del fratello, le sue opere divennero più sentimentali e, pochi anni dopo questo evento, concluse la sua carriera rimanendo contraria alle nuove correnti artistiche che andavano formandosi. Non fu solo questa la ragione dell’interruzione della sua vita artistica: dopo un viaggio in Egitto, sembrava avesse ritrovato creatività e ispirazione ma fu colpita da diverse malattie e diventò quasi cieca. Lasciò comunque un patrimonio artistico di altissimo valore.

 

Berthe Morisot

Nacque nel 1841 a Bourges, in Francia, in un’agiata famiglia borghese. Quando aveva solo dieci anni si trasferì con la famiglia nei pressi di Parigi, in una cittadina all’epoca rinomata come centro artistico e culturale: qui poté accrescere il suo interesse per l’arte e la pittura.

Nonostante la famiglia avesse circondato la piccola Berthe di arte e cultura, per lei fu impossibile accedere all’Accademia delle Belle Arti, in quanto aperta soltanto ai maschi. Berthe non si lasciò scoraggiare e proseguì l’apprendimento privatamente, grazie a grandi maestri, come per esempio Eugène Delacroix. Ebbe poi modo di visitare il Louvre e studiare le tele di molti altri artisti.

Diventò così una delle interpreti più significative, fantasiose e vivaci del movimento impressionista. È importante notare inoltre come la Morisot, insieme a Mary Cassatt, sia stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Ciò acquista ancora maggiore rilevanza in considerazione del fatto che le donne ricoprivano un ruolo subalterno nella società dell’epoca, tanto che la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile. Per emergere in un ambiente così fortemente ostile, dunque, le donne oltre a un indubbio talento artistico dovevano possedere anche una forte personalità. Berthe Morisot si segnalò brillantemente e, nonostante la società del tempo faticasse ad accettare l’emancipazione femminile, divenne in poco tempo una modello d’indipendenza, tenacia e di talento anche per i colleghi maschi.

I soggetti di Berthe furono molto vari, ma la sua espressione artistica risentì molto di pregiudizi e maldicenze, tant’è che finì per preferire situazioni private e domestiche, prediligendo figure femminili.

 

Elisabetta Sirani

Elisabetta Sirani (Bologna, 8 gennaio 1638 – Bologna, 28 agosto 1665) è stata una pittrice e incisore italiana, di stile barocco.

«Era tale la velocità e franchezza del suo pennello, ch’ella sembrava più leggiadramente scherzare che dipingere. “Io posso ben dire per verità,” dice il Malvasia, “essermi trovato presente più volte che venutole qualche commissione di quadro, presa ben tosto la matita, e giù postone speditamente in due segni su carta bianca il pensiero, (era questo il solito suo modo di disegnare da gran maestro appunto e da pochi praticato, e nemeno dal padre istesso) intinto piccolo pennello in acquarella d’inchiostro ne faceva apparire ben tosto la spiritosa invenzione, che si poteva dire senza segni dissegnata, ombrata, ed insieme lumeggiata tutto in un tempo.”»

(Mazzoni Toselli)
Elisabetta ebbe un ruolo particolarmente rilevante e insolito nella storia dell’arte In primo luogo per la sua tecnica: era solita abbozzare il disegno in modo molto sbrigativo per poi perfezionarlo ad acquerello. Questo metodo era praticamente sconosciuto fino ad allora. In secondo luogo fu determinante per la storia della pittura al femminile perché era solita dipingere in pubblico, nonostante questa attività fosse considerata disdicevole per le donne dell’epoca. Nel suo caso, però, il padre fu favorevole alla sua carriera e la appoggiò, a differenza di altri.

Si stima che la sua produzione artistica sia stata particolarmente corposa: circa duecento opere in appena dieci anni di lavoro. Elisabetta fece parte di un movimento unico e straordinario, quello noto con il nome di “scuola bolognese”. Bologna, infatti, fu un centro artistico molto importante per la pittura femminile perché qui poterono affermarsi ed esprimersi molte donne, anche grazie al supporto dei rispettivi padri. Tra queste troviamo: Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Marietta Robusti (figlia di Tintoretto).Va comunque ricordato che in realtà nella casa e studio dei Sirani operava una buona bottega di sole donne, tant’è che nelle opere della giovane pittrice è visibile una certa discontinuità, dovuta in alcuni dipinti proprio alla collaborazione delle allieve. Successivamente, con l’attenuarsi delle influenze dei suoi maestri, Elisabetta andò sviluppando progressivamente uno stile proprio e indipendente, più naturalistico e realistico, più vicino alla sensibilità del Guercino e della scuola veneta, in cui pare stabilirsi una sorta di dialogo emotivo fra l’artista e il soggetto delle sue opere.

 

Angelika Kauffmann

La Kauffman nacque nel 1741, in Svizzera e trascorse la propria infanzia in Austria. Il padre era un pittore di talento e la madre una donna molto colta: entrambi ebbero modo di trasmettere conoscenze e abilità alla figli in diversi ambiti. Angelika, però, si dedicò principalmente alla pittura, dedicandosi alla copia di stampe e gessi fino a raggiungere un ottimo livello artistico. Successivamente iniziò la sua carriera artistica, passando molto tempo in Italia, dove ebbe l’occasione di realizzare ritratti per nobiltà e clero. Infine, la madre morì e Angelika tornò con il padre in Germania, dove ricominciò a dipingere per la nobiltà tedesca.

Il padre, quindi, decise di riproporre un viaggio di formazione artistica in Italia. Fu proprio nel Bel Paese che Angelika ebbe modo di coltivare più intensamente le proprie doti pittoriche, attraverso lo studio delle opere del Correggio, di Guido Reni, dei Carracci, del Domenichino e del Guercino.

La pittrice mostrò sin da subito un insolito interesse verso la raffigurazione di soggetti storici: a tal scopo, si servì anche delle varie sculture e nudi che disponeva, grazie all’amicizia con il più celebre Batoni. Perfezionando il suo stile, l’artista sintetizza sapientemente il neoclassicismo con il classicismo seicentesco.

 

Tamara de Lempicka

Facendo un salto temporale di alcuni decenni arriviamo al 1900, con Tamara de Lempicka, figlia di una donna polacca e un uomo russo ebreo. A seguito della prematura scomparsa del padre, Tamara visse con la madre e i suoi due fratelli  e la nonna Clementine. Nel 1907 fece il suo primo viaggio in Italia per accompagnare la nonna ed ebbe l’occasione di visitare le città d’arte italiane. Successivamente, dopo essersi spostata in Francia, Tamara imparò alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone.

La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna  in Svizzera e un prestigioso collegio polacco di Rydzyna. L’anno successivo, alla morte della nonna, si trasferì a San Pietroburgo in casa della zia. Qualche anno dopo si sposò.

Durante la rivoluzione russa del 1918, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie. Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicka decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell’Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d’Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.

Dopo aver viaggiato estesamente per l’Europa, all’inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, e infine si trasferì a New york per continuare al sua carriera artistica.

Dopo la morte del marito, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell’utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all’arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico.

 

8 donne…

…nonostante il numero di donne da ricordare sia infinito, quest’anno ho scelto queste otto donne che, grazie alla loro forza di volontà e alla loro bravura, hanno realmente scritto la storia dell’arte.

Il mio augurio a tutte le donne è quello di non arrendersi, e sfruttare tutta la forza possibile per ottenere ciò a cui si tiene veramente.

 

Fonte: wikipedia

Libri 2018: arte e non solo…

Oggi si parla di Arte, come ogni venerdì! Per questo primo articolo del nuovo anno dedicato all’arte, ho pensato di proporvi un elenco di libri che parlano di pittori, scultori, artisti di ogni genere o di argomenti in qualche modo collegati all’arte. Pronti?? Via!

Romanzi:

Caravaggio Enigma

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.[…]

Cospirazione Caravaggio

Un thriller che ha come fulcro le opere di Caravaggio. L’autrice mescola passato e presente, descrizione e dialogo, fatti e conseguenze, in modo molto fluido; il libro si legge velocemente e senza difficoltà.

Quattrocento

Un romanzo storico/thriller che mescola due generi letterari e due periodi storici: personalmente ho apprezzato molto il romanzo storico (quindi la parte ambientata nel passato) e non ho gradito il thriller (ambientato nel presente); le due componenti del libro sono nettamente contraddistinte dai vari capitoli, sicché è semplice seguire “due trame”, una delle quali molto curata, mentre l’altra ha parecchie imperfezioni.

La dama e l’unicorno

Un romanzo storico che avvicina il lettore al mondo dell’arte e, in particolare, alla tessitura di arazzi. Con una base di verità, si rivela un romanzo molto bello e intricato.

Il miniaturista

Narra, in versione romanzata, la storia di personaggi realmente esistiti. La storia di una donna che, a suo modo, nel 1600, ha saputo farsi forza e resistere in una società in cui contavano solo gli uomini e “ciò che la gente dice”. Oltre alla trama si sé, ci si appassiona a poco a poco anche al mondo delle miniature, un’arte longeva e prolifica ma non sempre ricordata.

La ragazza con l’orecchino di perla

Un gran romanzo storico. Racconta la vita di Vermeer e lo fa in modo impeccabile: non tanto dal punto di vista dell’accuratezza ma della forma. Si tratta di un libro elegante, senza eccessi di alcun tipo. Inoltre – e soprattutto – racconta come sia nata una delle opere più conosciute al mondo.

 

Saggi, biografie, ecc:

Vita di Leonardo

Essenzialmente è una biografia un po’ “romanzata” di Leonardo da Vinci. Mi spiego meglio: racconta in modo abbastanza dettagliato la sua vita, lo raffigura molto bene come persona, come uomo, senza soffermarsi eccessivamente sulle opere, invenzioni e ricerche. Non è un volume “tecnico” sui suoi lavori ma piuttosto un racconto sulla vita di un personaggio che ha fatto la storia.

Street Art

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c’è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.
Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d’arte vuole esprimere.

 

 

Recensione libro | La dama e l’unicorno

La dama e l'unicorno Book Cover La dama e l'unicorno
Tracy Chevallier
Romanzo storico
Beat
2003
Cartaceo, Copertina flessibile
286

Sinossi:

È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

 

La storia:

Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Commissionati da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, passarono per eredità alla famiglia Roberet, ai La Roche-Aymon e poi ai Rilhac che nel corso del XVIII secolo li trasportarono nel loro castello di Boussac.

Nel 1883 il castello fu venduto alla municipalità e diventò sede della sottoprefettura dell’arrondissement.

Nel 1841, molto danneggiati dalle condizioni in cui erano stati mal riposti e conservati, vennero notati da Prosper Mérimée, ispettore dei monumenti storici, e classificati come tali.

Nel 1882 la municipalità vendette gli arazzi a un collezionista parigino, M. Du Sommerard, che li collocò all’Hôtel de Cluny a Parigi, che, dopo la donazione delle sue collezioni alla città, ospita il Museo nazionale del Medioevo.

È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l’unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l’emblema di Jean Le Viste. Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:

  • il gusto: la dama sta prendendo un dolce dall’alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l’emblema con le tre mezzelune.
  • L’udito: la dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l’ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
  • La vista: l’unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo.
  • L’olfatto: la dama prepara una corona con i fiori che l’ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
  • Il tatto: la dama accarezza con la mano sinistra il corno dell’unicorno e con la destra regge una bandiera.
  • A mon seul désir: quest’ultimo pannello, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (il mio solo desiderio) tenuta aperta dall’unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l’ancella.

(fonte: Wikipedia)

Il libro:

Pardon, Madame, ma Monsigneur approverà gli unicorni al posto della battaglia?

La trama del libro, di conseguenza, è strutturata intorno al concepimento e alla realizzazione di questi arazzi: commissionati da Jean La Viste a Nicolas Des Innocents in occasione di ricevimenti e banchetti con nobili e persone di spicco della società dell’epoca, vengono realizzati dando inizio ad una catena di vicende positive e negative.

Gli arazzi realizzati in realtà furono sei e, in ognuno di essi, venne raffigurata una delle donne della famiglia, in corrispondenza dei cinque sensi (più A mon seul deisr) e con significati nascosti.

Ciò che coinvolge realmente il lettore in tutto ciò è come l’artista sia arrivato a scegliere i soggetti e ad accostarli al resto della composizione: si susseguono vicende amorose, tradimenti, violenze, bugie e intrallazzi di vario tipo, che portano ad un finale tutt’altro che scontato e che rendono gli arazzi una sorta di “beffa” per colui che li ha realizzati.

Lo stile dell’autrice è sempre molto scorrevole e delicato ma, personalmente, ho apprezzato maggiormente La ragazza con l’orecchino di perla, che mi è sembrato molto più elegante e raffinato.

Il ritmo di lettura è medio ma mai noioso. Il lessico, come sempre, appropriato al contento storico.

In conclusione:

Lo consiglio agli appassionati d’arte e agli amanti del romanzo storico, è sempre bello scoprire come un’opera prende vita, anche se in forma “romanzata”.

A chi dovesse scoprire per la prima volta l’autrice, consiglio senza dubbio La ragazza con l’orecchino di perla che, come detto in precedenza, è molto più elegante e coinvolgente.

Ad ogni modo, per quanto la storia in sé possa essere apprezzata o meno, Tracy Chevalier si conferma un’autrice eccezionale.

#ArtFriday: Vita di Leonardo

Vita di Leonardo Book Cover Vita di Leonardo
Bruno Nardini
Biografia
Giunti
2010 (versione ebook)
e-book
192

📌 Sinossi

Questa vita di Leonardo non è la narrazione rigorosa di un'esistenza, ma una vicenda ricostruita seguendo ogni notizia attendibile: è la vita di un uomo eccezionale, di un genio forse unico al mondo; più che raccontata, essa deve essere intuita e interpretata come un'opera d'arte. Perché Leonardo fece, anche della propria esistenza, un capolavoro.

📎 Il libro:

Essenzialmente è una biografia un po' "romanzata" di Leonardo da Vinci. Mi spiego meglio: racconta in modo abbastanza dettagliato la sua vita, lo raffigura molto bene come persona, come uomo, senza soffermarsi eccessivamente sulle opere, invenzioni e ricerche. Non è un volume "tecnico" sui suoi lavori ma piuttosto un racconto sulla vita di un personaggio che ha fatto la storia.

Scorrevole, alterna vari episodi vissuti da Leonardo, suddividendoli in modo particolare e coinvolgente.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. Lo stile;
  2. La suddivisione degli eventi;
  3. I dettagli.

Consigliatissimo per chi volesse avvicinarsi a Leonardo, senza dilungarsi eccessivamente sui dettagli di ogni sua opera.

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Buon venerdì cari lettori! Oggi, in occasione dell’ArtFriday, vi parlo di Leonardo da Vinci.

Se qualcuno ha seguito le stories e i post su Instagram negli ultimi giorni, saprà sicuramente che ho avuto modo di visitare Vinci per la seconda volta e, finalmente, la casa di Leonardo, il museo a lui dedicato e la mostra contenente le riproduzioni di alcune delle sue opere più famose.
Che dire? Semplicemente sbalorditivo. Nel breve post che ho pubblicato qualche giorno fa (IG) l’ho definito un genio senza eguali… e come poterlo definire diversamente? In poche parole, la maggior parte di ciò che utilizziamo quotidianamente, ciò che per noi è un dato di fatto, e buona parte della nostra cultura è impregnata delle sue scoperte, delle sue invenzioni e della sua arte.

Di seguito, un breve riassunto di una vita straordinaria.

Leonardo da Vinci, nato nel 1452, e può essere definito come l’incarnazione del Rinascimento: ha, infatti, espresso la sua creatività e la sua conoscenza nei settori più disparati. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista, progettista e inventore.

Vita & opere

Leonardo da Vinci nasce ad Anchiano  a circa tre chilometri da Vinci, nel 1452, figlio illegittimo di Ser Piero da Vinci, notaio presso Firenze, e Caterina, una contadina. Già da bambino dimostra le sue potenzialità e, per questo motivo, suo padre lo porta a Firenze, come allievo di un noto pittore. Qui, non solo ha modo di imparare la pittura, ma anche le basi delle arti plastiche nell’officina del Verrocchio, dove rimane per molti anni. Nel 1478 apre la sua bottega a Firenze.

A Firenze, in un primo momento, la sua arte non viene apprezzata a causa dello stile innovativo e alla forte concorrenza instauratasi tra gli artisti dell’epoca. In questo periodo, Leonardo decide di dedicarsi allo studio delle matematica e delle scienze. Nel 1481 realizza L’Adorazione dei Magi, su commissione dei Monaci di San Donato a Scopeto.

L’anno successivo Leonardo si trasferisce a Milano, lavorando e studiando presso il Ducato: inizialmente si presenta come ingegnere militare e civile ma, successivamente, la Corte di Milano lo incoraggia a sviluppare tutti i propri talenti e ad approfondire gli studi in ogni argomento di suo interesse. Fino al 1499, quindi, Leonardo si dedica all’ingegneria militare e all’architettura, per ordine del Duca di Milano. Tra le altre cose, progetta macchinari teatrali e disegna abiti di scena per la corte degli Sforza,  sempre a Milano.

Nel campo artistico, si dedica a diversi progetti sul territorio milanese che, però, non porta a termine. Un dei primi celebri lavori completati è La Vergine delle Rocce. Successivamente dipinge il Cenacolo (Santa Maria delle Grazie), con una nuova combinazione di tempere, nella speranza di renderlo più duraturo ed ottenendo, invece, il risultato opposto.

Pochi anni dopo, è costretto a spostarsi da Milano e tornare a Firenze, a causa dell’invasione da parte dei francesi. Successivamente lavora per i Borgia, come ingegnere militare e come cartografo (le carte da lui disegnate hanno permesso di ricostruire la suddivisione del territorio a quell’epoca).

Proprio in questi anni inizia a dipingere la Gioconda, su commissione di  Francesco di Bartolommeo di Zanobi del Giocondo, che gli commissiona un ritratto della sua terza moglie. Inizia nel 1503 ed impiega quattro anni per terminare il dipinto: dopo averlo completato decide di non consegnarlo a Francesco, ma di venderlo al Re Francesco I di Francia.

Successivamente Leonardo torna a Milano, dove rimane fino al 1513. In seguito trascorre un periodo a Roma ed, infine, si reca in Francia – dove resta fino al 2 maggio 1519, il giorno della sua morte (a Cloux).

 

Religione, esoterismo e aneddoti

Poche righe non possono rendere onore in alcun modo ad un genio di tale portata, tuttavia esistono alcuni aneddoti interessanti, che aiutano a definire questa personalità così insolita, al di là dell’artista, dell’ingegnere e dello studioso, c’è un uomo. Per esempio, si dice che Leonardo fosse amante della natura, che comprasse uccelli in gabbia per poi liberarli, che scrivesse “a specchio” come se fosse naturale. Non si è mai sposato, non ha mai avuto figli e non si è legato in alcun modo; tuttavia, era molto legato allo zio e alla madre, di cui ricorda il volto con chiarezza e da cui prende ispirazione per le sue opere.

Tra gli aspetti curiosi di Leonardo, bisogna citare:

  • lo stile: barba e capelli lunghi (al contrario dei canoni dell’epoca), abbigliamento vistoso e colori vivaci;
  • il carattere: generoso e altruista ma, allo stesso tempo, carismatico e scherzoso (pare, infatti, che fabbricasse scherzetti con cui intrattenere le persone che gli facevano visita);
  • il rapporto con la natura: pare che Leonardo fosse vegetariano e che “difendesse gli animali” pubblicamente;
  • la poliedricità: un pregio senza paragoni ma, allo stesso tempo, un grosso problema; l’applicazione in diversi ambiti e nello stesso momento, gli ha causato non pochi fallimenti e lavori incompiuti;
  • la scrittura: una quantità inimmaginabile di quaderni, libri e annotazioni che hanno reso possibile la sopravvivenza di ogni sua invenzione e scoperta.

L’avversità di Leonardo verso la religione è indubbia: le sue conoscenze e il suo innato desiderio di apprendimento continuo hanno messo in discussione la sua fede e la sua capacità di affidarsi alla Chiesa.

«Molti fien quelli che, per esercitare la loro arte, si vestiran ricchissimamente, e questo parrà esser fatto secondo l’uso de’ grembiuli»

«Assai saranno che lasceranno li esercizi e le fatiche e povertà di vita e di roba, e andranno abitare nelle ricchezze e trionfanti edifizi, mostrando questo esser il mezzo di farsi amico a Dio»

«Infinita moltitudine venderanno pubblica e pacificamente cose di grandissimo prezzo, senza licenza del padrone di quelle, e che mai non furon loro, né in lor potestà, e a questo non provvederà la giustizia umana»

«Le invisibili monete [le promesse di vita eterna] faran trionfare molti spenditori di quelle»

«Parleranno li omini alli omini che non sentiranno; aran gli occhi aperti e non vedranno; parleranno a quelli e non fie lor risposto; chiederan grazie a chi arà orecchi e non ode; faran lume a chi è orbo»

La sua mente ineguagliabile, il suo carattere e la sua personalità stravagante hanno contribuito a dare a Leonardo dei tratti misteriosi, a cui hanno contribuito anche i suoi molteplici interessi, i suoi metodi di ricerca (che hanno senza dubbio precorso i tempi), le sue passioni e le sue strane abitudini (la scrittura a specchio, gli anagrammi e i codici).

Non è facile definire il confine tra realtà e fantasia: nel corso del tempo gli studi e le opere letterarie frutto di immaginazione si sono fuse, avvolgendo ancora di più questo personaggio nel mistero e rendendolo ancora più unico e affascinante. L’unica cosa su cui non si può discutere è l’importanza del il patrimonio che ci ha lasciato.

 

Ed infine…alcune fotografie

 

 

 

#ArtFriday: Street Art

Street Art Book Cover Street Art
artedossier
Duccio Dogheria
Arte
Giunti
2014
Dossier
50

Descrizione:

Un dossier dedicato alla Street Art. In sommario: Introduzione; Dalle grotte alle grottesche; Il muralismo tra "instrumentum regni" e "vox populi"; Gli anni Settanta-Novanta; Street art, l'arte della strada 2.0. Come tutte le monografie della collana Dossier d'art, una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.

Informazioni e recensione:

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c'è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.

Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d'arte vuole esprimere.

Lo consiglio assolutamente, come tutti gli altri volumi ArteDossier.

 

 

Buon venerdì lettori! Finalmente torna l’#ArtFriday, questa volta con il tema della Street Art! Buona lettura 🙂

Street Art, Arte di strada o Arte urbana

L’arte di strada comprende tutte quelle rappresentazioni artistiche che vengono realizzate, spesso senza permesso, in luoghi pubblici; le tecniche e gli stili utilizzati sono molti e differenti tra loro: bombolette spray, adesivi artistici, arte normografica,ecc.

L’arte di strada include, quindi, diverse forme d’arte, distinguendosi così dai semplici graffiti, che al contrario vengono realizzati utilizzando esclusivamente vernice spray e sono generalmente associati alla cultura hip hop.

John Fekner, uno dei primi artisti di strada, descrive la street art come “tutto quello che sta in strada che non siano graffiti”.

Spesso l’origine di questa forma d’arte è stata la protesta: contro la proprietà privata, per esempio (cosa che trovo quantomeno “infantile”, considerando che in alcuni casi il risultato è stato la rovina di monumenti, piazza, edifici storici e altri elementi del patrimonio storico-culturale comune ed a quel punto significa danneggiare un’intera società e la sua memoria, non solo coloro a cui è indirizzata la protesta), oppure come manifestazione in determinati luoghi e momenti storici, per comunicare un pensiero o una posizione sociale nei confronti di qualcuno o qualcosa.

Quali sono gli aspetti vantaggiosi di questo tipo d’arte? Sicuramente la possibilità di esprimersi liberamente e di poter raggiungere una quantità di persone nettamente superiore rispetto ad altri canali comunemente utilizzati per diffondere la propria arte; cosa particolarmente utile nel caso in cui l’opera dovesse servire per trasmettere un messaggio.

D’altra parte, però, non bisogna confondere l’arte con la mera deturpazione dei luoghi pubblici: c’è una grossa differenza e una bomboletta di vernice spray non fa un’artista.

Detto ciò, ci sono e ci sono stati artisti che hanno contribuito enormemente allo sviluppo di questa particolare forma d’arte: Bansky su tutti, perlomeno per quanto riguarda l’Europa.

Bansky fa le sue prime comparse nel 2000, a Londra, iniziando così a diffondere l’arte urbana attraverso rappresentazioni con stencil a vernice spray. Le immagini sono chiare e facilmente traducibili in messaggi a sfondo sociale.

L’arte di Bansky si diffonde tramite social media e condivisioni virali sul web, contribuendo a renderlo famoso in tutto il mondo.

Gli anni a cavallo del 2000 sono anche teatro di un altro fenomeno: la diffusione di arte urbana, poster, graffiti a livello virale, sempre con il contributo dei nuovi mezzi di comunicazione. Questo significa coinvolgere anche altri artisti, come i fotografi per esempio.

Un anticipo di arte urbana si può trovare, però, già negli anni ’50, quando gli artisti utilizzavano vernici, colla e carta per esprimere le proprie idee e messaggi (soprattutto negli anni delle contestazioni studentesche).

Successivamente la connotazione attivista va ad affievolirsi, puntando maggiormente sull’arte piuttosto che sul messaggio.

Nonostante questo, l’arte urbane rimane fondamentale, durante gli anni ’80, in associazione alla cultura del periodo: musica, sport, attivismo femminile.

Parigi è un luogo particolarmente adatto per la crescita di questo fenomeno: prima con Daniel Buren, Christo, Ernest Pignon-Ernest, Gérard Zlotykamien, poi con aristi come Jeff Aerosol o Blek le Rat. Mentre negli Stati Uniti troviamo: John Fekner, Richard Hambleton, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, proprio negli stessi anni in cui emergeva il fenomeno dei graffiti writing.

La street art in Italia

L’arte urbana italiana viene conosciuta a livello europeo negli anni 2000, partendo da Milano e Bologna, per poi coinvolgere Torino  e Forlì.

Tra i primi nomi protagonisti troviamo:

  • l’artista pop Bros,
  • il poeta di strada Ivan Tresoldi,
  • Ozmo,
  • Pao ed i suoi panettoni a pinguino,
  • l’illustrarocker Tvboy
  • Blu, artista di strada e videoautore ormai di fama mondiale,
  • Ericailcane, il cui immaginario che ibrida uomo e animale l’ha portato ad essere anch’esso uno dei più noti artisti di strada italiani nel mondo
  • Eron, attivo dagli anni novanta tra Rimini e Bologna.

La street art è vista sempre meno come un fenomeno riconducibile o assimilabile al vandalismo, sebbene la sua natura sia fondamentalmente riconducibile a questo tipo di comportamento.

L’arte urbana è anche diventata oggetto di mostre in Italia e all’estero:

  • Street Art Sweet Art” al PAC di Milano, 2007.
  • Dal 2012 a Bologna si svolge il festival Frontier
  • Nel 2013 è nato, sempre a Bologna, un festival dedicato interamente alla Poster Art, l’arte di strada su supporto cartaceo, di cui il più noto esponente è Shepard Fairey meglio conosciuto come Obey, il Cheap Festival.
  • Nel 2014 l’arte di strada italiana è stata tema di una mostra allestita presso l’Italian Cultural Institute di New York.

 

 

#ArtFriday: il blu

Buon venerdì lettori! Finalmente torna l’#ArtFriday e il tema di oggi è il blu nell’arte!

Se avete seguito gli articoli precedenti riguardanti i colori nell’arte, sapete come ogni colore possa assumere diversi significati, in base a come viene utilizzato e in quale contesto.

Il colore blu si ottiene dalla sintesi additiva dei colori (quella composta da verde-rosso-blu). Mentre nella sintesi sottrattiva si ottiene mescolando il ciano e il magenta.

“Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo”. – Renoir.

Questo perché gli impressionisti non utilizzavano il nero per creare le ombre ma tonalità di blu e verde.

Di seguito, alcune tonalità di blu, dalla più scura alla più chiara.

BLU NOTTE

Come suggerisce il nome, è la tonalità di blu più scura e che ricorda, appunto, il cielo notturno. Può essere facilmente confuso con il nero, sebbene abbia dei pigmenti di blu che lo rendono riconoscibile, quantomeno sotto la luce giusta.

Grete Schütte-Lihotzsky usò per la prima il nome Blu Notte per la sua “Cucina di Francoforte”, un arredamento innovativo ed ergonomico ideato nel 1925. La scelta del progettista non fu per un fattore estetico ma per l’igiene: il blu allontanerebbe le mosche.

BLU OLTREMARE

Si tratta di una tonalità di blu piuttosto scura e intensa; secoli fa si otteneva dalla frantumazione dei lapislazzuli – pietre semi-preziose importate dall’Oriente (da questo il nome “Oltremare”).

Spesso utilizzato da Giotto e dalla maggior parte degli artisti del ‘600/’700. In sostituzione ai lapislazzuli, in alcuni casi, veniva utilizzata l’azzurrite, più economica e comunque molto valida per la creazione di colori.

**Se avete letto il libro La ragazza con l’orecchino di perla o visto il film, vi ricorderete di questo colore perché uno dei primi compiti affidati da Vermeer alla sua giovane aiutante: frantumare, appunto, i lapislazzuli.

 

BLU DI PRUSSIA

È un blu scuro, quasi quanto l’Oltremare e tendente al nero. Si tratta di uno dei primi colori sintetici, ottenuto già nel 1706 dall’ossidazione di sali di ferrocianide, per opera di un chimico berlinese e, proprio per questo viene associato alla Prussia.

Trattandosi, appunto, di uno dei primi colori sintetici, spesso viene utilizzato per stabilire la data e l’autenticità di una determinata opera d’arte.

Dove lo troviamo? Hokusai e la famosissima Onda, Van Gogh e gli altrettanto famosi cieli notturni ed, infine, Picasso nel suo periodo blu.

 

BLU DI PERSIA

La prima apparizione del blu di Persia risale al 1669 e deve il suo nome all’utilizzo nella realizzazione di ceramiche e piastrelle persiane. LA Moschea Blu di Istanbul ne è un esempio più che valido: è ricoperta da oltre 20.000 maioliche blu.

 

CIANO

È uno dei tre colori primari, insieme a giallo e magenta. Questi colori, insieme al nero, sono i quattro colori utilizzati per la stampa in quadricromia (CMYK) e sono, quindi, la base di tutta l’immagine moderna, con l’utilizzo di questi quattro colori sintetici.

 

TURCHESE

Si tratta di una “versione del ciano tendente al verde”, se così si può dire. Originariamente ricavato dal Turchese, inteso come pietra dura, importata dalla Turchia (da questo deriva il suo nome). È un colori simile all’acquamarina, ma un po’ più scuro, è stato molto di moda negli anni ’50, ed è tornato ad esserlo nella sua versione chiamata comunemente Verde Tiffany o Azzurro Tiffany dall’omonima marca.

 

BLU COBALTO

Colore simile all’azzurro ma più intenso. Si ottiene chimicamente combinando l’ossido di cobalto con sali di alluminio.

Si suppone che il blu di Chartres fosse ricavato dal cobalto: si tratta di una tonalità particolare del vetro presente nelle vetrate gotiche della cattedrale francese la cui composizione è rimasta un mistero per molto tempo.

 

BLU REALE

Tonalità intermedia tra l’azzurro e il blu, deve il suo nome alla sua presunta origine, ovvero la realizzazione delle divise della Corona Inglese; in realtà è stato utilizzato precedentemente in Francia: non è un caso, infatti, che venga anche chiamato “azzurro Francia” (per questo Paese è anche il colore nazionale nell’automobilismo).

Chi lo ha utilizzato? Gli artisti che più si sono cimentati nell’utilizzo di questo colore sono Kandinsky e Mirò, famosi proprio per il modo in cui hanno interpretato i colori.

 

AZZURRO

Spesso confuso con il ciano, comunemente utilizzato per definire le tonalità dal turchese al celeste.

Der Blaue Reiter è il mone dato da Marc e Kandinsky al loro movimento artistico.

“Ad entrambi piaceva il blu, a Marc i cavalli a me i cavalieri” – Kandinsky

 

CELESTE

Intorno al celeste, una tonalità di azzurro molto chiara, ruotano molti significati: deve il suo nome alla “volta celeste”, il cielo. Questo implica diversi significati, tra cui quello religioso, per esempio.

 

Per approfondire:

  • Blu. Storia di un colore,  Michel Pastoureau;
  • I colori nell’arte, Stefano Zuffi.

 

 

 

 

 

 

Movimenti artistici: la “linea del tempo”

#ArtFriday

Movimenti artistici: la “linea del tempo”

Buon venerdì lettori! Qualche giorno fa, ho fatto un sondaggio chiedendo di scegliere tra un articolo riguardante un artista o un movimento artistico: ha vinto il movimento artistico!

L’unico problema è stato sceglierne uno… sicché, ho deciso di scrivere un articolo contenente una sorta di “linea del tempo” contente i più importanti movimenti artistici. In questo modo, dalla prossima settimana, potrete votare quali vi interessano maggiormente e potrò scrivere degli articoli di approfondimento in merito.

Cominciamo!!

Di seguito, un elenco dei principali movimenti con alcune caratteristiche ed alcuni esempi:

  • 1000/1200: Romanico, è quella fase dell’arte medievale europea sviluppatasi fino all’affermazione dell’arte gotica. Definita “romanica” perché si sviluppò nei territori che erano stati conquistati dai romani, benché fosse differente sotto molti punti di vista dall’arte romana, alcune caratteristiche sono comuni. Caratterizzata da linee e motivi molto semplici, l’architettura è caratterizzata da un aspetto semplice e massiccio (un esempio: San Miniato al Monte – Firenze).
  • 1100/1200: Cistercense, si denomina architettura cistercense quella sviluppata dai monaci cistercensi nella costruzione delle loro abbazie, momento dell’espansione iniziale di questo ordine religioso.
  • 1150/1400: Gotico, Il gotico è una fase della storia dell’arte che, da un punto di vista geografico, nasce nella regione intorno a Parigi, per poi diffondersi in tutta l’Europa e termina, in alcune aree, per lasciare il suo posto al linguaggio architettonico di ispirazione classica, recuperato nel Rinascimento italiano e da qui irradiatosi nel resto del continente. Il gotico fu un fenomeno di portata europea dalle caratteristiche molto complesse e variegate, che interessò tutti i settori della produzione artistica, portando grandi sviluppi anche nelle cosiddette arti minori: oreficeria, miniatura, intaglio di avorio, vetrate, tessuti, ecc.
    Si differenzia in periodi più specifici:
    – Gotico Radiante (a partire dal 1230)
    – Gotico Ornato (a partire dal 1290)
    – Gotico Perpendicolare (a partire dal 1330)
    -Gotico Cortese (a partire dal 1370)
    -Gotico Internazionale (a partire dal 1370)
    -Gotico Fiammeggiante (a partire dal 1390)
  • 1400/1500: Umanesimo: si intende quel movimento culturale, ispirato da Petrarca e Boccaccio, volto alla riscoperta dei classici latini e greci nella loro storicità, per riportarli negli usi e costumi quotidiani. Rappresenta l’inizio della rinascita dopo il Medioevo. L’umanesimo coinvolge ogni ambito culturale: arte, scultura, letteratura.
  • 1400/1600: Rinascimento: è un periodo artistico e culturale della storia d’Europa, che si sviluppò a Firenze tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, differenziandosi molto in base al contesto geografico a cui ci si riferisce. Il Rinascimento, vissuto dalla maggior parte dei suoi protagonisti come un’età di cambiamento, maturò un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, sviluppando le idee dell’umanesimo, ad opera soprattutto di Francesco Petrarca, e portandolo a influenzare per la prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente.
  • 1500/1600: Naturalismo
  • 1500/1600: Umanesimo Nordico
  • 1500/1540: Leonardismo
  • 1500/1600: Monumentalismo
  • 1500/1600: Italianismo
  • 1600/1700: Barocco, è il termine utilizzato per indicare una “visione” culturale nata a Roma, che si espresse in letteratura, filosofia, arte e musica.
  • 1600/1700: Realism0
  • 1600/1800: Illusionismo
  • 1650/1800: Quadraturismo
  • 1700/1900: Orientalismo
  • 1715/1770: Rococò, Il Rococò è uno stile ornamentale sviluppatosi in Francia come evoluzione del barocco. Si distingue per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate in riccioli e lievi arabeschi floreali. Sono espresse soprattutto nelle decorazioni, nell’arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti.
  • 1750/1830: Neoclassicismo
  • 1770/1900: Neogotico
  • 1790/1848: Romanticismo, è stato un movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi in Germania (esempio: Francesco Hayez).
  • 1850/1920: Estetismo  è un movimento artistico, ma soprattutto letterario della seconda metà dell’800. Rappresentava una tendenza del Decadentismo, che trova il suo massimo splendore grazie alle opere di Oscar Wilde. Questo movimento è tuttavia riscontrabile anche in vari studi di filosofi o studiosi di discipline umanistiche che ne intendono dare una definizione etimologicamente esatta, dato che si contemplano due categorie riguardanti l’estetismo, ossia quella filosofica e quella morale.
  • 1855/1900: Macchiaioli
  • 1862/1900: Giapponismo
  • 1874/1886: Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia e durato fino ai primi anni del Novecento. Una precisa esperienza di gusto, un momento caratteristico e storicamente definito, identificano questa tendenza nella civiltà artistica moderna (esempio: Claude Monet)
  • 1880/1910: Simbolismo
  • 1886/1900: Puntinismo
  • 1890/1920: Liberty: L’Art Nouveau, noto in Italia anche come stile floreale, stile Liberty o arte nuova, fu un movimento artistico e filosofico attivo nei decenni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e che influenzò le arti figurative e l’architettura in ogni Paese europeo, anche se noto con nomi diversi (esempio: Gustav Klimt).

Prossimo appuntamento con l’arte: 30/03!!

 

Verde & Arte

#ArtFriday: Verde & arte

Il verde è il simbolo della natura e nell’arte questo tema è particolarmente ricorrente. Non solo: il verde è sinonimo di rinascita, rilassatezza, armonia, calma. Proprio per questo  motivo, a partire dal XVIII secolo, con l’Illuminismo, il verde sembra essere una vera e propria scoperta, dopo un millennio cupo e grigio.

Un esempio eclatante di questa scoperta è La teoria dei colori di Goethe, in cui definisce il verde un colore riposante, da utilizzare all’interno della casa, sui muri, addirittura in camera da letto. Sempre Goethe scrive: “è grigia, caro amico, qualunque teoria. Verde è l’albero d’oro della vita.”

Nel periodo dello sviluppo industriale, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, il verde viene un po’ accantonato, per poi tornare in auge nei tempi moderni: viene, infatti, utilizzato spesso sia nell’ambito della moda e sia in tutto ciò che riguarda il design, l’arredamento, e così via.

Come spesso accade con i colori, il verde ha assunto diversi significati a seconda del luogo e del periodo che si vogliono considerare, per esempio: per il Cristianesimo significa Speranza, nella simbologia moderna significa “positivo, via libera, approvato”, in natura è il colore dominante, in Cina il verde rappresenta lo Yin. Tutte connotazioni positive.

Tuttavia, non è sempre stato così. In passato il verde era considerato un colore sgradevole e dal significato negativo: nelle lingue classiche non esiste distinzione tra verde e scuro, per esempio. Inoltre il verde è anche sinonimo di acerbo, immaturo, inesperto.

Di fatto il verde ha due significati opporti: verde chiaro per la rinascita, la giovinezza, la freschezza; il verde “marcio”, per l’appunto, della degradazione, della putrefazione, della morte.

In passato, sono state realizzate numerose opere d’arte che devono il loro splendore e il loro significato proprio al colore verde.

PAOLO UCCELLO

La “terra verde”, un pigmento a base di ossido di ferro e acido silicico, viene utilizzata in Toscana e nell’Italia Settentrionale fino alla metà del ‘400. Si tratta di un colore che si presta particolarmente all’abbinamento con il rosso e l’arancio. Un esempio significativo di questo utilizzo, si trova nella chiesa Santa Maria Novella, a Firenze, in cui Paolo Uccello realizzò, con questa tecnica del monocromo, il chiostro Verde in cui sono raffigurati alcuni episodi dell’Antico Testamento, tra cui il Diluvio Universale. Un’opera unica per l’utilizzo dei colori e per la resa della prospettiva.

VITTORE CARPACCIO

San Giorgio e il drago è un dipinto a tempera su tavola di Vittore Carpaccio, datato 1502 e conservato nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia.

Su uno sfondo dilaniato e sofferente, spicca San Giorgio che si lancia all’uccisione del drago. In secondo piano, sulla destra, la principessa assiste in posizione orante. Tutta la tela è attraversata da una diagonale che va dalla damigella, lungo la lancia, fino alla coda attorcigliata del drago, per indirizzare lo sguardo e dare maggiore significato alla scena.

Tutto intorno ai protagonisti della scena ci sono corpi dilaniati, resti delle vittime e, a rendere ancora più inquietante la scena, vipere, rospi e avvoltoi.

I colori dominanti sono: giallo, marrone, grigio e verde. Gli unici elementi a creare contrasto sono il cavallo bianco, l’armatura grigia e il vestito rosso della principessa.

In questo caso il verde scuro ha un significato cupo e sinistro: è infatti il colore utilizzato per la pelle del drago, in questo caso bestia crudele e spietata.

MANET

L’opera Colazione sull’erba fu al centro di uno dei più clamorosi scandali artistici dell’intera storia dell’arte. Gli animi benpensanti della borghesia parigina si indignarono di fronte alla donna nuda dipinta da Manet, definendo l’opera una vera e propria «indecenza».

Non che il nudo fosse una novità all’epoca, ma lo scandalo non fu dovuto al nudo in sé, bensì al fatto che non fosse “giustificato”. L’opera ritrae, infatti, una donna nuda e due uomini vestiti, senza fare alcun riferimento a scene della mitologia, piuttosto che della storia o della letteratura: la donna di fatto era una parigina qualunque. Lo stesso vale per gli uomini: non sono vestiti in modo da ricordare in qualche modo personaggio storici o mitologici, portano semplicemente degli abiti che rispecchiano la moda parigina dell’epoca.

Sicché i critici si trovarono di fronte ad un’opera che univa un’ambientazione tipicamente accademica e classica a personaggi moderni. Come se non bastasse Manet fu accusato di non aver reso onore e rispetto all’opera classica.

Il verde, in questo caso, svolge la funzione di “contorno” e di sfondo, quasi volessero stemperare l’atmosfera creata dalla donna.

 

MILLAIS

La tela si ispira al personaggio di Ofelia, uno dei protagonisti dell’Amleto di William Shakespeare.

A dare avvio alla tragedia shakesperiana vi è l’improvvisa apparizione dello spettro del padre di Amleto che, rivelando l’autore dell’omicidio, il fratello Claudio, chiede al figlio vendetta. Amleto quindi rimanda l’azione fingendosi pazzo: lo squilibrio viene attribuito all’amore che egli nutre per Ofelia, figlia del ciambellano Polonio (la giovane, effettivamente, era stata già in passato bersaglio delle mire amorose di Amleto). La follia di Amleto lacera nel profondo la fanciulla: Amleto, per proseguire il proprio intrigo, non esita infatti a insultare impudentemente la pur amata Ofelia. La situazione precipita quando, inscenato dinanzi a Claudio il dramma dell’omicidio perpetrato ai danni del re, Amleto uccide Polonio. Ofelia è ormai incapace di ragionare assennatamente in seguito alla morte del padre e, disgraziatamente, muore annegando in un ruscello. Il suo trapasso viene reso noto al pubblico nella seguente battuta:

« C’è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei [Ofelia] intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora cui i pastori sboccati danno un nome più indecente, ma che le nostre illibate fanciulle chiamano dita di morto.
Lì, sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello.
Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per un poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell’elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa. »

(Amleto, Atto IV, scena VII)
[fonte Millais: Wikipedia]

In questo dipinto la natura è la base di tutto:

  • salice, ortica e margherite: innocenza;
  • papavero: morte;
  • rosa: bellezza, gioventù, cerimonia funeraria;
  • nontiscordardime: ricordo;
  • viola del pensiero: amore infelice.

 

Andy Warhol: pittore, scultore, regista, attore, sceneggiatore…

Andy Warhol, l’artista.

22 febbraio 2018: 31° anniversario della morte di Andy Warhol, il pittore, lo scultore, il regista e l’attore, lo sceneggiatore e il direttore della fotografia, l’artista.

Andy Warhol è lo pseudonimo di Andrew Warhola Jr. (nato a Pittsburgh nel 1928), è stato un artista in molti ambiti differenti, nonché il massimo esponente del movimento della Pop Art.

L’uomo

Warhol nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, da genitori di origine slovena. Studia arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh e, dopo la laurea, si trasferisce a New York, dove lavora per i colossi della pubblicità, come Vogue e Glamour.

Rimane colpito dai colpi di pistola di una femminista radicale che tenta di ucciderlo nel 1968, vicenda che passa in secondo piano per via dell’assassinio di Kennedy; tuttavia, questo evento ha una forte ripercussione su di lui e le sue apparizioni pubbliche diminuiscono notevolmente.

Muore nel 1987, il 22 febbraio appunto, in seguito ad un intervento chirurgico. L’anno seguente, 10.000 oggetti di sua proprietà sono venduti all’asta per finanziare la “Andy Warhol Foundation for the Visual Arts”. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grande retrospettiva. Dopo la sua morte, le sue opere aumentano notevolmente il proprio valore, tanto da renderlo l’artista più venduto e comprato dopo Picasso.

Il pittore

Alcune delle opere di Warhol diventano vere e proprie icone (Marilyn Monroe su tutte), tanto da essere riprodotte e re-interpretate in qualsiasi modo, anche a distanza di anni; diventano anche il simbolo della Pop Art a tutti gli effetti, tant’è che tutt’oggi qualunque cosa sia associata alla Pop Art, ha come immagine l’opera Marilyn, realizzata da Warhol nel 1964.

Il segreto del suo “genio” e del suo successo sta nella ripetizione: il soggetto scelto viene ripetuto più volte su tele di grosse dimensioni, variandone i colori (sempre molto forti, ad alto impatto visivo). Il soggetto viene svuotato di ogni significato e riprodotto più e più volte, fino a creare un effetto ottico assolutamente innovativo: a partire dalle bottiglie di Coca-Cola, al viso di Marilyn, dagli incidenti stradali alla sedia elettrica.

Oltre alla rivoluzione nello stile, c’è la rivoluzione nel pensiero: il messaggio racchiuso nelle sue opere è una provocazione vera e propria. L’arte deve essere consumata, come qualsiasi altro prodotto in commercio, deve essere alla portata di tutti.

In seguito, riproduce opere classiche di artisti come Leonardo da Vinci e Piero della Francesca (ha realizzato l’Ultima Cena poco prima di morire).

 

Il produttore, il regista

A partire dal 1963, Warhol realizza alcuni film minimali (Sleep, Kiss, Eat, Blow Job, Empire), con l’intenzione di studiare la composizione dell’immagine: sostanzialmente si stratta di azioni ripetute, riprese con una camera fissa, mantenendo sempre lo stesso punto di vista. Successivamente, lavora per alcuni anni alla Silver Factory, un laboratorio aperto a tutti, dove le idee e i suggerimenti venivano mescolati per trovare le “soluzioni” migliori e maggiormente innovative. Si crea così un luogo in cui la Pop Art non è più “solo” un movimento artistico, ma uno stile di vita: un luogo in cui persone diverse, con idee diverse, si trovano per confrontarsi senza giudicare.

Lo Screen Test

Si tratta forse della più importante produzione cinematografica di Warhol: composto da 500 rulli, lo Screen Test è una raccolta di 500 ritratti filmati di persone in visita alla Factory. I filmati vengono realizzati con una camera fissa e viene chiesto alle persone di fissarla, immobili, per tre minuti.

« Trovo il montaggio troppo stancante […] lascio che la camera funzioni fino a che la pellicola finisce, così posso guardare le persone per come sono veramente. »

L’obiettivo di queste riprese è duplice: conoscere il personaggio a fondo e farlo conoscere allo spettatore, spingendolo a riflettere.

 

Per approfondire:

  • La foto di copertina dell’articolo è tratta da Il colore nell’arte di Stefano Zuffi
  • Andy Warhol di Arthur C. Danto
  • Andy Warhol di Michele Dantini (Dossier d’Art)