Amanti e regine. Il potere delle donne

Amanti e regine Book Cover Amanti e regine
Benedetta Craveri
Biography & Autobiography
Adelphi
2008
Copetina flessibile
432

"Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nel nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica" (Natalia Aspesi).


Amanti e regine è un saggio storico che racconta di donne che, in epoche diverse e in modi diversi, hanno cambiato la storia e la posizione della donna all’interno di essa.

Nel 1586 il celebre giurista francese Jean Bodin non esitava a confinare le donna ai margini della vita civile ritenendo che “dovessero essere tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, perché si occupassero solo delle faccende donnesche e domestiche”.

Amanti e regine: il potere delle donne

Il libro racconta la vita e le imprese di alcune donne, personaggi più o meno conosciuti che hanno fatto molto.

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Il racconto inizia con un’introduzione sulla figura femminile nel corso dei secoli.

Dopodiché, viene fatto un salto indietro nella storia e si riparte con Caterina de’ Medici, ragazzina che viene mandata per interesse della famiglia come sposa al principe di Francia Enrico II. Caterina è sola in un mondo sconosciuto, in cui non è più “LA” Caterina ma solo la donna che sposerà il Enrico II.

Nonostante le mille avversità, però, riesce a entrare nelle grazie del Re e ad avere una posizione autorevole. Non solo: nonostante l’iniziale l’impossibilità di dare un’erede al marito, Caterina viene comunque amata e apprezzata da tutto il popolo.

Rimane un personaggio controverso a causa della sua personalità austera e del suo coinvolgimento nel massacro della notte di San Bardolomeo. D’altro canto però, viene ricordata come una sovrana indulgente, che ha cercato di adottare una politica di tolleranza e conciliazione.

Ma questo è solo il primo personaggio citato nel libro perché, ricordiamocelo, si parla di DONNE prima che di regine, amanti, mogli, figlie, ecc.

Amanti e regine: il libro

Analizzando la Storia, il libro racconta come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli, prima e dopo la diffusione del Cristianesimo, attraverso l’inquisizione e l’avvento della cultura a stampo maschilista.

Il ritmo di lettura è medio: non tanto per lo stile, semplice e scorrevole, quanto per la quantità di nozioni da assimilare durante la lettura.

Si tratta di un saggio storico, quindi le date e i nomi si susseguono ripetutamente, senza rendere la lettura pesante o noiosa, ma incidendo lievemente sulla velocità con cui il libro può essere letto. Cosa che comunque è tipica dei saggi di questo tipo.

Amanti e regine – Il potere delle donne è un saggio adatto sia agli appassionati di storia e sia a lettori onnivori che cercano informazioni su personaggi rilevanti. Si tratta infatti di personaggi legati da un unico filo conduttore: l’emancipazione, per quanto velata potesse essere in ogni singolo caso.

 

Fonte immagine: wikipedia.


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Salvador Dalì – Museo AStratto


Salvador Dalí, all’anagrafe Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, 1º marchese di Dalí de Púbol (1904- 1989) è stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo.

 

Dalì dai mille volti

Salvador Dalì non è stato semplicemente un pittore, è stato un artista a tutto campo. Egli, infatti, oltre ad essere un abilissimo disegnatore, riuscì ad esprimere la sua arte e la sua personalità in molti ambiti differenti: cinema, scultura, fotografia e design.

Molto celebri sono sicuramente le sue opere surrealiste e le sue opere di design nell’arredamento d’interni.

Aveva una predilezione per il colore oro, gli elementi sgargianti e appariscenti, lo stile orientale e il lusso in generale. Pare che si fosse auto attribuito una discendenza araba.

Oltre che per le sue opere, Dalì viene spesso ricordato per il suo atteggiamento stravagante e impertinente – anche nei confronti di chi “era dalla sua parte”.

Salvador Dalì: Il simbolismo

Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo.

  • gli “orologi molli”, apparsi per la prima volta in La persistenza della memoria, si riferiscono alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso.
  • l’elefante: apparso per la prima volta nel 1944, è ispirato al piedistallo di una scultura di Bernini che rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco. L’elefante, simbolo fallico, goffo e “pesante”, rappresenta l’irrealtà con le sue zampe sottili e fragili. L’intento di Dalì era, infatti quello di trasmettere un senso di irrealtà e spensieratezza, gioia ed emozioni forti.
  • l’uovo, associato al periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l’amore e appare spesso nelle sue opere.
  • le formiche: rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale;
  • la chiocciola: rappresenta la mente umana.
  • le locuste: rappresentano paura e distruzione.

Curiosità su Dalì

  1. Salvador Dalì è stato espulso dalla scuola d’arte perché sosteneva che nessuno dei docenti fosse abbastanza competente da giudicarlo
  2. Aveva animali domestici insoliti: il più conosciuto è il cucciolo di tigre che portava al guinzaglio (di cui si conosce il celebre scatto all’interno di un ristorante di Manhattan)
  3. Era convinto di essere la reincarnazione del fratellino morto prima della sua nascita
  4. Nel ’69 ha disegnato il logo dei Chupa Chups
  5. Era una appassionato di cucina e nel ’73 ha pubblicato un suo libro di ricette

Dalì in un libro

Il libro che vi consiglio oggi è Dalì edito da Giunti. Si tratta di un volume di circa 160 pagine, in cui sono riportate tantissime informazioni e curiosità sull’artista, oltre a foto e opere. Davvero consigliato perché ben strutturato, curato e dettagliato! Adatto agli appassionati d’arte ma anche a chi stesse cercando informazioni su un personaggio fuori dagli schemi, oltre che un artista straordinario!

Il giorno del giudizio

Il giorno del giudizio è il famoso romanzo di Salvatore Satta, in parte autobiografico (Sanna anziché Satta), che racconta la vita in Sardegna tra la fine dell’800 e gli anni ’20 del ‘900.

Il giorno del giudizio: cosa racconta?

Il narratore, anonimo membro della famiglia Sanna, torna al suo paese d’origine e visita il cimitero: questo scatena in lui una serie di ricordi che permettono al lettore di addentrarsi nelle usanze e nei costumi della Sardegna d’altri tempi.

I ricordi del narratore vanno dalla fine dell’800 fino alla Prima Guerra Mondiale e raccontano della famiglia Sanna-Carboni, in parallelo al cambiamento e alle vicissitudini della città di Nuoro.

Vengono menzionati i componenti della famiglia in questione, uniti ad altri personaggi chiave come il parroco, per esempio.

Particolare attenzione viene posta su come l’individualità e la collettività si fondessero all’interno del paese.

Vengono messi in risalto aspetti della vita dell’epoca, della suddivisione del paese in poche famiglie e delle usanze e costumi di anni passati.

Oltre la trama

È un’anonima voce narrante a condurre la storia che, secondo i più, rappresenta l’autore stesso.

Il giorno del giudizio è un libro tragico e malinconico, con un unico messaggio portante: l’inevitabilità della morte nonostante la posizione sociale, la provenienza, la ricchezza.

Pubblicato dopo la morte dell’autore, è stato reso famoso dalla critica (spesso ostile, a causa dei riferimenti sociali e politici) e tradotto in svariate lingue.

Ha un ritmo di lettura lento e il lessico scelto, seppur non difficile, rende, contribuisce ad aumentarne la lentezza.

Inoltre non ha una struttura cronologica lineare. Gli eventi vengono proposti secondo il filo conduttore che lega i ricordi del narratore, non per forza ordinati cronologicamente.

Lo stile dell’autore è semplice ma piuttosto ripetitivo e tedioso su alcuni argomenti.

In conclusione

Personalmente apprezzo molto i romanzi storici realistici ambientati nei luoghi più disparati del mondo, perché danno la possibilità di scoprire di più su questi posti e sulla loro storia.

Al contrario, non apprezzo quando un autore esprime un giudizio tramite il suo racconto. Si al messaggio, ma non al giudizio – quello spetta al lettore.

In conclusione: avevo alte aspettative su questo libro, sopratutto dopo aver letto quanto fosse famoso. Tuttavia, personalmente non ho apprezzato la lettura e, contrariamente a quanto ci si aspetta da queste edizioni e da un libro di tale notorietà, ho trovato anche alcuni errori grammaticali.

Mi sento comunque di consigliarlo a chi stesse cercando informazioni sulla Sardegna dell’epoca (soprattutto per quanto riguarda la società).

Non credo comunque sia adatto ad un pubblico così vasto come mi sarei aspettata.

Buona lettura!


Recensioni: INDICE

Green Life: si comincia!

Buongiorno lettori,

inizia oggi la rubrica Green Life: dopo aver pubblicato la mia linea di prodotti green (in continua evoluzione), è iniziata l’avventura su Instagram in cui vi ho raccontato alcuni aneddoti sulla mia esperienza.

Dopo il sondaggio, è risultato che siete interessati ad approfondire l’argomento… quindi si comincia!

La prima cosa da cambiare sono le abitudini: la vita frenetica e la routine portano a scegliere un mercato di consumismo eccessivo, spreco e, di conseguenza, NON green.

In realtà, dopo un periodo “di prova” delle nuove abitudini, ci si accorge che il tempo e il denaro apparentemente persi per seguirle vengono ampiamente rimpiazzati da un guadagno su entrambi i fattori.

Mi spiego meglio: le cose che si possono fare per adottare uno stile di vita più ecologico sono molte ma, per fare un esempio lampante, partiamo dai prodotti fatti in casa.

Detersivi, prodotti per la cura della persona e simili, vengono comprati in gran numero e originano una quantità impressionante di rifiuti plastici, oltre a essere spesso dannosi per la salute.

Ovviamente passare in una corsia del supermercato e riempire il carrello è molto sbrigativo ma, in ogni caso, richiede il suo tempo. Per poi finire così: un detersivo per i piatti, uno per l’acciaio, uno per il pavimento, uno per le piastrelle, e così via. Totale? Un bel po’ di flaconi.

Tutto ciò si può risolvere con una bottiglia di aceto, una confezione di bicarbonato di sodio o sale da cucina, dei limoni. Totale? Spesa minore, plastica zero!

Green life: per cominciare…

Ma prima di partire con prodotti e soluzioni alternative, facciamo un passo indietro e torniamo alle abitudini.

Le prime, e più semplici, sono:

  1. utilizzare borse per la spesa in tessuto;
  2. bere acqua in vetro (distributori automatici o consegna a domicilio);
  3. evitare il più possibile ciò che è preconfezionato (carne e pesce al supermercato, per esempio) e le monoporzioni;
  4. fare attenzione a ciò che si compra e dove lo si compra;
  5. evitare gli sprechi di ogni genere.

Con queste cinque nuove abitudini si vedranno già parecchi risultati in termini di produzione di rifiuti e riduzione dello spreco.

Dalla prossima settimana si parte con le idee per sostituire i prodotti di uso comune con prodotti ecologici!


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La stanza della tessitrice

La stanza della tessitrice
Cristina Caboni
Romanzo
Garzanti
Copertina rigida
270

I desideri sono fili invisibili da cucire insieme.

Interrogò il tessuto. E lui rispose. Vedeva il vestito nella sua mente e, come un pittore, ne definiva la struttura, il disegno e il colore. Gli abiti che Camilla rielaborava e confezionava erano creati sui sogni individuali di chi li indossava, capaci di infondere protezione, coraggio, sicurezza. Ciò che desiderava per sé stessa con tanta intensità, sapeva crearlo per gli altri.

Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l’ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c’è un piccolo sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l’unico indizio che Marianne possiede per ritrovare la sorella. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all’epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell’incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l’ago più acuminato non può scalfire.

Cristina Caboni è una delle voci più prestigiose e stimate del panorama letterario italiano. Con i suoi romanzi come, tra gli altri, Il sentiero dei profumi e La rilegatrice di storie perdute è entrata nel cuore dei lettori. Ora torna con un libro dove i fili del passato e del presente si intrecciano. Dove gli abiti sono pieni di significati misteriosi. Dove i destini di due donne si incontrano per far volare i sogni, senza paura.


 

La stanza della tessitrice è un romanzo dolce, che parla di desideri e vite che si intrecciano.

La stanza della tessitrice

La protagonista è Camilla, una sarta, che decide di trasferirsi a Bellagio per iniziare una nuova vita, portando avanti il suo mestiere.

Inaspettatamente viene richiamata dalla donna che l’ha cresciuta: questa donna, Marianne, le svela un segreto: custodisce in un antico baule un abito d’epoca che pare essere stato confezionato dalla leggendaria Maribelle.

Secondo la tradizione, gli abiti confezionati da questa stilista contenevano i desideri più profondi delle donne che li indossavano. Inoltre erano in grado di trasmettere coraggio nell’affrontare tutto il necessario per arrivare alla realizzazione del desiderio.

Camilla si mette sulle tracce della famosa Maribelle che, si narra, sia arsa viva nel suo atelier a Parigi: proprio da qui inizia l’avventura di Camille.

La stanza della tessitrice: oltre la trama

All’inizio della recensione ho definito questo libro “dolce”, il motivo è questo: si tratta di un libro leggero e positivo, nonostante parli anche di eventi spiacevoli. Ed è anche un libro in cui si parla molto di desideri e di donne.

Si parla di sogni e di quanto siano importanti il sostegno e il coraggio per realizzarli.

Passando agli aspetti “tecnici” del libro, si può dire che sia molto semplice e scorrevole. Lo stile dell’autrice è delicato e quasi colloquiale. Ha un ritmo di lettura medio, in quanto i singoli eventi occupano diverse pagine del testo, ma si legge comunque velocemente non avendo sbalzi di ritmo e colpi di scena colossali.

In conclusione

Si tratta di una lettura leggera adatta agli amanti del genere, ma è anche un buon libro per intervallare letture più impegnative. Lascia un bel ricordo e un po’ di positività.

Se mi venisse chiesta un’opinione personale direi, appunto, che si tratta di una lettura piacevole ma che, date le basi su cui si fonda la trama, avrei preferito un’evoluzione della storia un po’ più intensa.

Buona lettura!


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Impressionismo – Museo AStratto


L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia a partire dal 1860. Ha origine nello studio del fotografo Nadar e si contraddistingue per l’usanza dei pittori di dipingere all’aria aperta.

Fondato sulle basi del Romanticismo e del Realismo, si sviluppa questo movimento artistico innovativo che vede come soggetto principale il paesaggio, ha una particolare attenzione al colore e mira alla piena espressione delle emozioni dell’artista all’interno delle sue opere.

Impressionismo: lo sviluppo

L’impressionismo francese, successivamente, viene influenzato dall’arte giapponese e cinese, Hokusai e Ukiyo-e.

Non finisce qui: molto importanti per la crescita dell’impressionismo, sono state anche alcune innovazioni in campo tecnologico e scientifico.

L’invenzione della macchina fotografica, per esempio, così come le Leggi sull’accostamento dei colori di Eugène Chevreul: queste furono alla base della teoria impressionista sul colore, che suggeriva di accostare i colori senza mescolarli, in modo tale da ottenere non superfici uniformi ma “vive” e in movimento.

Successivamente è stato inventato il “tubetto di colore”, che consentiva ai pittori di spostarsi e posizionarsi liberamente a proprio piacimento.

Artisti

Gli artisti più importanti dell’impressionismo sono:

  • Edouard Manet
  • Claude Monet,
  • Edgar Degas,
  • Pierre-Auguste Renoir,
  • Alfred Sisley,
  • Federico Zandomeneghi,
  • Camille Pissarro,
  • Jean-Frédéric Bazille,
  • Gustave Caillebotte.

Gli impressionisti si contraddistinguono, come anticipato, per la scelta di dipingere “en plen air”, all’aria aperta. La loro tecnica è impulsiva, spontanea ed estremamente espressiva, questo consente loro di completare le opere in poche ore.

Il paesaggio diventa fondamentale, non è più secondario. I pittori studiano l’acqua e il cielo, l’atmosfera e la luce.

Caratteristiche della pittura impressionista sono, quindi, i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, l’espressione dell’emozione dell’artista di fronte alla natura.

Il colore stesso è usato in modo rivoluzionario: colori chiari con ombre complementari, non troviamo mai “il bianco e il nero” ma, piuttosto, molte sfumature di azzurro e marrone.

 

Curiosità: Inizialmente la definizione Impressionista aveva un’accezione negativa, che indicava l’apparente incompletezza delle opere, ma poi è diventata una vera bandiera del movimento.

Sono stati molti gli artisti che hanno in qualche modo fatto parte di questo movimento artistico; tuttavia, l’unico a rimanere fedele per tutta la vita all’impressionismo è stato Monet.

Si potrebbe quindi selezionare un artista per ogni fase dello sviluppo del movimento artistico:

  • inizio: Manet
  • apice: Monet
  • fine: Cezanne

 

Impressionismo in Italia

Gli anni 60 dell’800 in Italia corrispondono ad un periodi di confusione e mutamento generale, anche a causa della recente unità.

Gli artisti italiani dell’epoca sono affascinati dalla modernità e dall’innovazione della pittura francese ed iniziano a trarne spunto. Contemporaneamente, in Italia, si sviluppa un altro movimento: quello dei macchiaioli.

Questi artisti si possono associare per innovazione e uso della luce e del colore proprio agli impressionisti francesi.

 

Nella letteratura

Letteratura e Arte si sono sviluppate di pari passo nell’epoca impressionista, pur non essendo esplicitamente legate, avevano in comune alcuni aspetti e “visioni”.

L’impressionismo artistico si può piuttosto associare al naturalismo letterario (Émile Zola, per esempio, affermava che il vero compito dell’artista fosse quello di riprodurre la vita, e sostenne gli impressionisti nei suoi numerosi scritti).


Impressioniste

Mary Cassat, Marie Braquemond, Eva Gonzalès, Berthe Morisot
di Martina Corgnati 

Questo libro, edito da Nomos Edizioni, è un saggio sulla storia dell’arte che racconta la vita e le opere di quattro grandi donne e artiste che hanno precorso i tempi, esponendosi in prima persona come artiste, appunto, e non solo come apprendiste o aiutanti.

Non credo che sia mai esistito un uomo che abbia mai trattato una donna come un suo pari e questo è tutto ciò che avrei chiesto – io so di valere quanto loro. Berthe Marisot.

Un libro che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati d’arte e di impressionismo, ovviamente, ma anche a tutte le lettrici in generale: è un libro che ha una forte base di femminismo ed emancipazione femminile, inoltre tratta di arte sotto il punto di vista della professione al femminile, sottolineando come all’epoca (e, ahimè, tutt’oggi!) fosse mal vista una donna che volesse dedicarsi alla carriera artistica piuttosto che alle consuetudini della famiglia, soprattutto se benestante.

L’autrice, quindi, porta avanti parallelamente la storia dell’arte e la storia della singole artiste che, ognuna a suo modo, hanno segnato profondamente l’impressionismo e la storia in generale.

 

 

 

 


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Sì Book Cover
Viviana Rivero
Romanzo
Giunti
2019
Copetina flessibile
688

Parigi, anni ’20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l’occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall’altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l’amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire “sì” alla vita


Sì è un romanzo storico ambientato negli anni ’20, che ha le sue radici in Marocco e che arriva fino a Buenos Aires, passando per Parigi e non solo.

Sì: tra realtà e fantasia

La narrazione ha inizio con qualche accenno sulla vita dei genitori di quella che sarà poi la protagonista dell’intero romanzo: madre musulmana, padre occidentale. Un matrimonio che viene, in un certo senso, “organizzato” nonostante lo sposo non fosse connazionale della sposa e non professasse la stessa religione.

Questa prima “stranezza” per l’epoca si verifica perché il padre della sposa ha premura di accasare tutte e cinque le figlie, scegliendo con attenzione gli sposi.

Questo perché, come da tradizione, proprio a loro sarebbero finiti i patrimoni e gli affari di famiglia, mentre le figlie sarebbero soltanto “passate di proprietà”.

Si verifica, quindi, il primo fatto insolito e vagamente rivoluzionario per l’epoca: è il futuro sposo (occidentale) a proporsi per il matrimonio.

Dopo le nozze, la coppia si trasferisce e inizia a condurre una vita più occidentalizzata, pur mantenendo la fede musulmana e le tradizioni marocchine.

Poco dopo nasce la figlia, Melisa.

Era decisa a dare ogni ora della sua vita, le sue notti, le vittorie e le sconfitte, pur di non separarsi mai da quel fagottino di carne rosa.

Quel giorno d’estate segnò un prima e un dopo nella sua vita e nelle sue decisioni. Ma se ne sarebbe accorta solo con il passare dei mesi, o addirittura con il trascorrere degli anni.

Come da tradizione, anche lei, viene promessa in sposa ad un uomo che conosce appena e che non ama.

Melisa, cresciuta tra stoffe pregiate e abiti di scena nella bottega dei genitori, non vuole arrendersi ad un destino scontato, rifiuta il matrimonio combinato e si butta nella carriera di cantante e ballerina.

<<E poi io voglio una vita diversa>> […] <<voglio fare la ballerina e la cantante>>

Melisa è brava, ha successo e viene invitata ad unirsi ad una compagnia teatrale a Buenos Aires. Non senza difficoltà, lascia i genitori e la sua casa per andare dall’altra parte del mondo, incontro al suo destino.

Quando finalmente la nave avvistò terra, l’entusiasmo dei passeggeri esplose. Melisa invece scoppiò a piangere. Aveva attraversato l’oceano per inseguire il suo sogno abbandonando le persone che amava. Era il primo dei molti sacrifici che avrebbe fatto per assecondare la sua vocazione, solo che ancora non lo sapeva.

Questa storia straordinaria, che vede come protagonisti i personaggi inventati di Melisa e la sua famiglia, viene però storicamente collocata in corrispondenza di una tragedia realmente avvenuta: il naufragio della nave Principessa Mafalda.

Questo tragico incidente è avvenuto nel 1927 ed è costato la vita a 314 persone in viaggio verso Buenos Aires.

 

Sì: oltre la trama

Il significato del titolo, come specificato nella sinossi, è la capacità di dire  alla vita.

Melisa, infatti, nonostante le difficoltà e le perdite, riesce a costruire qualcosa di suo e, successivamente, con l’uomo che ha scelto.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e fluido. Il romanzo risulta scorrevole e si legge abbastanza velocemente nonostante conti più di 600 pagine.

L’ambientazione cambia ripetutamente, attraversando tre continenti e riportando alcune caratteristiche tipiche dell’epoca delle città menzionate.

L’atmosfera, invece, cambia in base a due fattori: il luogo in cui si svolge una determinata scena e ciò che accade ai protagonisti e come si sentono a riguardo.

Il ritmo di lettura è medio, è una lettura “tranquilla”, che fa scorrere gli eventi senza troppi scossoni per il lettore.

In conclusione: Sì a questo libro

Si tratta di un libro positivo e piacevole che lascia un bel ricordo nonostante tratti anche fatti spiacevoli, come il naufragio che, come anticipato, è realmente accaduto ed è costato la vita a centinaia di persone.

 


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L’ultimo carnevale

L'ultimo carnevale Book Cover L'ultimo carnevale
Paolo Malaguti
Romanzo, Distopico
Solferino
2019
314

19 febbraio 2080. Martedì grasso. C’è nebbia, sulla laguna deserta, i turisti non sono ancora arrivati. Affluiranno appena farà giorno, pagando il biglietto e passando dai tornelli: già, perché da quando Venezia è stata dichiarata non più agibile, evacuata e trasformata in Venice Park – la più pittoresca delle attrazioni italiane – non esistono più residenti. Solo il circo quotidiano dei visitatori e degli accompagnatori, oltre a un pugno di Resistenti che vorrebbe vederla tornare viva e abitata. In questo giorno d’inverno ci sono Michele e Sandro, guardiani che pattugliano la laguna. C’è Carlo, guida turistica appena promossa (e già in un mare di guai). C’è Rebecca, la combattiva attivista disposta a trasformarsi in assassina pur di non rassegnarsi alla morte della sua città. E c’è Giobbe, un vecchio che ha perso tutto: la moglie, la casa, la memoria... ma l’unica cosa che gli è rimasta, un segreto racchiuso in un mazzo di chiavi, può cambiare il futuro. Che infatti cambierà, nell'arco di un’indimenticabile giornata di Carnevale. Allucinazione e realismo, tenerezza e mistero sono le cifre di un romanzo storico diverso da ogni altro, capace di proiettare il passato in un futuro prossimo che somiglia vertiginosamente al nostro. La città d’arte più famosa al mondo fa da scenario a un’avventura dal passo di nebbia e di tuono, in cui si muovono quattro personaggi che in modi diversi dovranno scegliere tra se stessi e Venezia.


L’ultimo carnevale: il libro

L’ultimo carnevale  è un romanzo fantascientifico/distopico, ambientato in un’ipotetica Venezia del 2080: sommersa per il 95% della sua superficie, è stata evacuata e trasformata in un parco/museo aperto al solo pubblico pagante e sorvegliata meticolosamente da pattuglie, telecamere e droni.

Tutti vogliono visitarla per poter dire, un giorno, di essere stati lì: perché in fondo questo attira le persone.

Una ragazza e un ragazzo si trovano per gioco nella città notturna, sorvegliata a vista e ricoperta di sensori d’allarme e telecamere: dopo essersi allontanati da una festa di laurea noiosa, decidono di provare ad entrare nonostante i divieti e i sorveglianti.

Inizia così una corsa contro il tempo per salvare Venezia.

Ci sarà un altro protagonista: un signore anziano che ha perso la famiglia e la memoria, ma custodisce un mazzo di chiavi che nascondono un segreto in grado di salvare la città.

L’ultimo carnevale: oltre la trama

Lo stile dell’autore è fluido, scorrevole. Mescola descrizioni, pensieri e dialoghi (anche in dialetto veneziano, ma comunque assolutamente comprensibili).

La scelta dell’ambientazione in un luogo reale completamente stravolto aiuta molto a rendere l’idea della catastrofe in corso, nonostante venga volutamente coperta da un progetto turistico – ovviamente a scopo di lucro.

L’atmosfera che si percepisce è un misto tra inquietudine, incredulità e cambiamento. Tra il super-moderno e tecnologico e il cupo e nostalgico.

I protagonisti, molto diversi tra loro, hanno uno scopo preciso all’interno del testo: la prima, figlia della nuova era, non si vuole arrendere ad un cambiamento in negativo; l’altro, nostalgico e “conservatore”, si rivela determinato fino alla fine per la sua città.

A mio parere è proprio questo il messaggio: “ok al cambiamento e all’innovazione, ma ci sono cose che devono essere preservate”.

In conclusione

L’ultimo carnevale è quindi un romanzo ben strutturato e ben scritto, adatto ad ogni tipo di lettore: è un distopico che fa riflettere sui cambiamenti climatici e sulle possibili conseguenze, cose a cui non si pensa mai a sufficienza. Inoltre è un bel romanzo anche dal punto di vista della trama perciò può piacere anche a chi non cerca necessariamente un messaggio all’interno di un testo.

 


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Sostiene Pereira

Sostiene Pereira. Una testimonianza Book Cover Sostiene Pereira. Una testimonianza
Antonio Tabucchi
Romanzo
2019
Copetina flessibile
226

Agosto 1938. Un momento tragico della storia d'Europa, sullo sfondo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese cruciale della sua vita. Chi raccoglie la testimonianza di Pereira, redatta con la logica stringente dei capitoli del romanzo, impeccabilmente aperti e chiusi dalla formula da verbale che ne costituisce il titolo: Sostiene Pereira? Questo non è detto, ma Pereira, un vecchio giornalista responsabile della pagina culturale del "Lisboa" (mediocre giornale del pomeriggio) affascina il lettore per le sue contraddizioni e per il suo modo di "non" essere un eroe. Introduzione di Andrea Bajani.

Sostiene Pereira è un libro che fa riflettere; è un libro che parla di politica, di ideologie e di battaglie, di tensioni e governi. Parla di luoghi e situazioni reali, benché i personaggi siano inventati.

Sostiene Pereira: una testimonianza.

Pereira è un uomo comune, abitudinario, forse anche troppo. Fa il giornalista e si occupa della rubrica culturale, dopo aver lasciato la cronaca, su un quotidiano portoghese, il Lisboa. Si tratta di un giornale poco conosciuto e di scarsa importanza, su cui il giornalista pubblica articoli su autori stranieri e traduzioni di opere classiche. Gli piace scrivere e gli piace dare ai lettori qualcosa su cui pensare… ma i quotidiani, anche quelli meno conosciuti, sono soggetti a censura e scrivere di letteratura e autori in un periodo di limitazioni dell’espressione è difficile.

Pereira si “nasconde” sotto un’apparenza (quasi volesse convincere anche sé stesso) di noncuranza e routine. Un grande lavoratore, religioso, vedovo, con problemi di salute e abitudini quotidiane che si ripetono di giorno in giorno senza sosta. Tuttavia, poco per volta, si trova immischiato in faccende che lo mettono in pericolo, che lo scrollano dal profondo, portandolo ad uscire dalla sua “zona confortevole”.

Ecco che la storia si trasforma in una lotta, a tratti anche violenta, per la libertà d’espressione.

La stesura dell’intero romanzo ruota, appunto, attorno a ciò che Pereira sostiene, come se stesse riportando una testimonianza piena di dettagli e vicissitudini, che hanno trasformato un uomo radicalmente.

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.

Sostiene Pereira: oltre la trama.

Lo stile di Tabucchi è senza dubbio meritevole di lode (come già detto per Requiem): scorrevole, discorsivo ma penetrante, confidenziale ma discreto. Porta avanti la trama lasciando sempre qualcosa di non detto, come se Pereira dovesse sempre aggiungere un ulteriore dettaglio decisivo alla comprensione della storia.

Il ritmo di lettura e medio ma costante: dall’inizio alla fine il lettore viene trasportato nell’avventura di Pereira e nella sua trasformazione da riservato abitudinario ad attivista determinato. Lo scopo del testo è chiaro fin dall’inizio, proprio per l’enfasi che viene messa sul fatto che il protagonista sia abitudinario e apparentemente non curante di ciò che gli avviene intorno.

Di conseguenza è semplice intuire il messaggio, contenuto nel finale, fin dall’inizio – benché non si possa immaginare l’epilogo nei minimi dettagli, ovviamente. Nonostante ciò, il messaggio finale è proprio quello che dà importanza al testo perché è sempre valido, universale e attuale e il fatto che sia prevedibile non gli toglie importanza.

In conclusione

Sostiene Pereira è il tipico romanzo “veicolo” di un messaggio sociale e politico. Anche chi non fosse amante di questo genere di letture o non fosse d’accorto con il messaggio principale, sarebbe comunque sorpreso e appagato da questo romanzo, proprio grazie allo stile di Tabucchi.


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Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mare Book Cover Il vecchio e il mare
Ernest Hemingway
Romanzo, Classico contemporaneo
Mondadori
2016
Copetina flessibile

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago trova la forza di riprendere il mare: questa nuova battuta di pesca rinnova il suo apprendistato di pescatore e sigilla la sua simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi. nella lotta quasi a mani nude contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura. E, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita. Postfazione di Fernanda Pivano


 

Il vecchio e il mare è una della opere più famose in assoluto dell’autore Ernest Hemingway.

Benché si tratti di un’opera relativamente recente, può già essere considerata un classico della letteratura moderna.

Grazie a questo romanzo, infatti, l’autore è stato vincitore di un premio Pulitzer nel 1953. Questo testo ha avuto anche una forte influenza sulla conquista del del premio Nobel l’anno successivo.

“Dove andrai?” chiese il ragazzo.
“Al largo, per rientrare quando cambia il vento. Voglio esser fuori prima di giorno”.

Il vecchio e il mare: messaggi

La storia è semplice ma intensa e significativa: Santiago, un vecchio pescatore cubano, si intestardisce sul voler pescare il pesce marlin più grande della sua vita. Dopo giorni in mare aperto riesce a conquistarlo, arrivando allo stremo delle forze e rischiando più volte la vita.

“Chiunque può fare il pescatore, di maggio.”

Nel riportarlo al porto, però, il pesce viene spolpato da diversi attacchi di squali e questo fa sì che il povero Santiago torni a riva con nient’altro che una carcassa.

Ad aspettarlo a riva c’è il ragazzo, a cui ha insegnato tutto sul mare e con cui ha un legame speciale.

“La mia sveglia è l’età” disse il vecchio. “Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?”

Risulta evidente, durante la lettura, come il libro sia un susseguirsi di messaggi e metafore:

  • in primo luogo, la supremazia del mare e della natura sull’uomo: quanto un uomo possa sentirsi piccolo e indifeso nonostante la saggezza e l’esperienza acquisite;
  • di conseguenza, l’invito a non sentirsi mai troppo sicuri e, se possibile, essere un po’ più “modesti” e rispettosi nei confronti del mare e dei suoi abitanti;
  • il ciclo della vita, l’invecchiamento, la nostalgia e, nonostante tutto, le soddisfazioni e le dure lezioni che si presentano nei momenti più inaspettati;
  • l’importanza del trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo, in questo caso il ragazzino che accompagna il vecchio per mare.

Oltre la trama

Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.

Il vecchio e il mare è sicuramente un libro che merita di essere letto non solo per il contenuto e i messaggi citati poco fa, ma anche per lo stile e la forma impeccabili.

Lo stile narrativo di Hemingway, infatti, è qualcosa di unico: la percezione dell’atmosfera è veramente realistica durante la lettura, l’ambientazione perfetta e i personaggi più che significativi.

Nonostante la trama sia piuttosto semplice e si basi su due protagonisti (tre, se contiamo il mare come elemento chiave), la narrazione e fluida e fitta e porta il lettore fino alla fine in un batter d’occhio.

Per quanto riguarda i protagonisti, invece, sono essenzialmente due: il vecchio, Santiago, e il ragazzo. Vengono descritti fisicamente e, soprattutto, caratterialmente; ma ciò che conta di più è la loro esperienza, loro sono il messaggio.

Un discorso a parte va fatto per il mare che è contemporaneamente protagonista e antagonista. Il mare stupendo e “amico”, con i suoi colori e le sue usanze; il mare impetuoso e “nemico”, con i suoi predatori e le sue tempeste.

La struttura del romanzo è molto simile a quella di una fiaba: protagonista e antagonista, fatto scatenante, trasformazione (in questo caso sia del mare da positivo a negativo e poi viceversa, e sia della visione generale di Santiago) conseguenze ed epilogo.

Il vecchio e il mare: in conclusione

Come anticipato, si tratta di un “Signor Libro”, consigliato ad un pubblico sia adolescente che adulto e con qualsiasi gusto letterario. Merita davvero di essere letto.

Per concludere, consiglio a tutti di riflettere sui messaggi che questo libro porta con sé! Buona lettura!


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Astrattismo #MuseoAStratto

L’astrattismo

L’Astrattismo è un movimento artistico che nasce nei primi anni del XX secolo, contemporaneamente in diverse zone dell’Europa, pur senza un intento comune.

Coinvolge arti pittoriche e plastiche che hanno come base la rappresentazione oggettiva della vita reale tramite colori e forme.
L’intenzione è quella di creare una rappresentazione comprensibile e riconoscibile in modo universale.

Fino a quel momento, l’arte era basata sulla prospettiva e sulla rappresentazione verosimile della realtà o su un’illusione di come avrebbe potuto essere.

Tuttavia, anche grazie alla scoperta di nuove culture e nuove forme d’arte nel resto del mondo, gli artisti europei dell’epoca sentono la necessità di esprimere questo cambiamento attraverso le proprie opere.

Rappresentano infatti, attraverso forme geometriche e colori, l’ansia e lo stato di incertezza tipico della società dell’epoca.

L’astrattismo in Italia

In Italia le prime opere astrattiste sono da attribuire a Romolo Romani, all’inizio del ‘900, benché le sue opere fossero più che una vera rappresentazione astratta un tentativo di rappresentare le forse della natura.

In seguito altri artisti si approcciano all’astrattismo; uno in particolare: Giacomo Balla, che realizza una sequenza di tele nel 1912, chiamata Compenetrazioni Iridescenti.

Segue un periodo di incertezza e “stallo”, in cui l’arte futurista in Italia non ha molto successo. Verso la fine degli anni ’30, però, alcuni artisti italiani si riuniscono in gruppi “misti”, determinati a portare avanti una nuova esperienza artistica.

Questa sarà la base delle più innovative correnti artistiche della seconda metà del 900.

Sono due i principali gruppi di pittori astrattisti: uno a Milano e uno a Como; data la vicinanza geografica, gli artisti di entrambi i gruppi hanno modo di confrontarsi e dare sfogo a idee comuni.

Il gruppo milanese segue le orme di Reggiani e Licini, creando opere istintive e puramente astratte. Ospita una mostra personale di Kandinsky e presto le influenze di questo artista arrivano al gruppo comasco.

Terragni diventa uno dei massimi rappresentanti dell’astrattismo italiano. Dopo aver appreso l’arte di Kandinsky, infatti, crea qualcosa di unico: “Casa del Fascio” di Como, una trasposizione in chiave attuale del palazzo comunale medievale, anticipando un gusto che si sarebbe diffuso decenni dopo.

Zoom su: Vasilij Kandinskij

«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.»

Vasilij Kandinskij (o Vasily Kandinsky; 1866 – 1944), pittore franco-russo, precursore dell’astrattismo, realizza i primi acquerelli astratti tra il 1910 e il 1912, ma non aveva ancora conosciuto il testo di Worringer.

In seguito, proprio da questo trae il termine astratto, che usa per primo in riferimento ad un’opera d’arte.

Nelle sue opere è fondamentale il rapporto con la musica, infatti alcuni lavori hanno titoli e numerazioni che solitamente vengono utilizzati per i brani musicali.

La scelta

La scelta

La Scelta di Morgane Mentil potrebbe essere definito un urban-fantasy, data l’ambientazione realistica (parte infatti da Milano) e le vicende sovrannaturali/di fantasia.

Si tratta di una storia mistica e misteriosa: i protagonisti affrontano avvenimenti e incontri inaspettati, ma soprattutto sono costretti ad affrontare sé stessi, scoprendo chi sono veramente e cosa vogliono diventare.

Un percorso di crescita personale e accettazione di sé stessi è alla base di tutta la narrazione: un percorso ad ostacoli che porta ogni protagonista ad affrontare i propri limiti e trovare soluzioni.

Non solo: alcuni si trovano davanti alla classica “seconda occasione”, il momento perfetto per riscattarsi da ciò che hanno fatto in passato.

La scelta: oltre la trama

La scelta è, oltre che il titolo, la chiave di lettura di tutto il libro: la possibilità di scegliere, di prendere decisioni, di cambiare le cose.

Ogni passo della trama è scandito, in effetti, da una scelta.

Senza dubbio è un libro pieno di vita e positività. In sostanza “tutto si affronta avendo come base amicizia, amore e famiglia”.

Era come se un’immensa dolcezza gli si fosse sciolta nel petto a ricordargli ciò che sapeva da tempo: proteggere, gli riusciva spontaneo.

Lo stile dell’autrice è molto curato e facilmente leggibile: questo permette una lettura scorrevole senza che lo stile sovrasti la trama o il messaggio.

A mio parere, infatti, la base della narrazione è il contrasto tra bene e male e come le scelte di ognuno (tra bene e male, appunto) possano ripercuotersi su ciò che c’è intorno.

La scelta è una storia d’amore, ma è anche un’avventura ai confini del mondo e del sovrannaturale; è una storia di amicizie e famiglia; è, come ho scritto all’inizio della recensione, un libro pieno di vita.

In conclusione

Consiglio questo libro agli amanti dell’urban-fantasy e non solo; è un libro che racchiude molti generi letterari e può essere apprezzato da un pubblico molto vasto e variegato!

Tra l’altro, secondo fonti decisamente attendibili (:P) l’autrice è attualmente al lavoro sul suo secondo romanzo, di genere diverso dal paranormal romance, e sta inoltre progettando la trama di un possibile seguito de La Scelta! (Anche perché il finale di questo lascia ben sperare, leggere per credere!)

Trovate tutte le informazioni sull’autrice e sul libro qui: www.morganementil.com e sul mio portfolio, uno dei lavori realizzati per lei!
Passate da lei, è gentilissima <3


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Maison du Monde


Minihlapinatapai, in un antico e quasi dimenticato dialetto cileno, significa: “Guardarsi negli occhi sperando che l’altra persona si offra di fare ciò che entrambi desideriamo ardentemente ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Maison du monde è un libro che si preannuncia come un viaggio tra sogno e realtà ma che, in effetti, racconta piuttosto di incubi e lati oscuri delle città in cui è ambientato – e delle persone che le abitano.

Maison du monde: il libro

Santiago portava qualcosa di doloroso e cupo dentro di sé, un groviglio di catene e spine, ma alla resa dei conti questa sua storia dimostrerà di essere anche delicata.

Partendo dalla prima scena, si capisce subito di avere a che fare con un testo tutt’altro che roseo: si tratta infatti dello stupro di una ragazzina orfana di quattordici anni da parte di due senzatetto (ad uno dei due, tra l’altro, la ragazzina si era dedicata particolarmente, portando cibo ogni giorno).

Risulta quindi evidente l’impronta “oscura” che porta con sé la vicenda sin dall’inizio.

Tuttavia, una volta concluso si rivela una testo “completo”: triste e tragico per la maggior parte della narrazione ma comunque pieno di vita e, in un certo senso, di speranza nel trovare un senso alle cose e un giusto epilogo.

In entrambe le storie, infatti, a mio parere ciò che conta di più è la morale: alla fine viene data una spiegazione per tutto, o quasi. Ogni, positivo o negativo che sia, ha il suo epilogo corrispondente  al bene o al male che ha fatto in passato.

Maison du monde: oltre la trama

Per quanto riguarda gli aspetti “tecnici” del libro, personalmente ho apprezzato molto lo stile, benché si noti la ricerca maniacale della frase perfetta.

Ambientato nella Santiago più profonda e rozza, trasmette una sensazione di inquietudine ma, allo stesso tempo, di partecipazione a vite e momenti sconosciuti.

L’atmosfera è un’insieme di mille sensazioni: positività e negatività di mescolano continuamente.

In conclusione

Un libro “diverso”, che si presenta come un libro semplice ma non lo è, soprattutto per i temi che affronta. Lo consiglio a lettori di ogni genere perché credo sia un tipo di lettura universale, adatto a tutti.

Vi lascio il link a IlCiliegio


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