Darsan

Darsan Book Cover Darsan
Marco Perini
Saggio
bookabook
2019
Copertina flessibile
358

Storie di magie ed esorcismi, insegnamenti di asceti nudi e solitari, riti antichi e inquietanti in luoghi trascurati dalle mappe, le vite incredibili di uomini incontrati per via, il racconto di come si possa rischiare la vita per far visita agli dei in templi fantastici. Un viaggio con il corpo e con l’anima nell’India più vera e profonda, madre accogliente di ogni contrario: luce e tenebra, meraviglia e orrore, vita e morte sempre vicine, indissolubilmente legate, che continuamente scivolano l’una nell’altra. Dietro, immobile, lo sfondo che regge gli opposti, la tela invisibile che sostiene il disegno, così che l’occhio, posandosi lieve, possa ammirarne la Bellezza.

 

 

Darsan è un libro che racchiude al suo interno ben tre generi letterari: è un saggio sull’india, un diario di viaggio e una testo di formazione personale.

Darsan // Recensione

Il libro si suddivide in più parti, analizzando ogni aspetto dell’India (luoghi, religione, usi e costumi, consuetudini e stranezze) e rivelandosi in questo modo un ottimo saggio per appassionati dell’Oriente, soprattutto perché descrive il Paese in modo inconsueto, non “turistico”.

Al pari è un diario di viaggio perché, a tutti gli effetti, racconta dell’esperienza diretta dell’autore, che ha attraversato il Paese in lungo e in largo imbattendosi nelle più disparate situazioni e conoscenze.

Non è il classico diario di viaggio in ordine cronologico, ma piuttosto una raccolta di testimonianze suddivise per argomento: per esempio templi, persone, luoghi e così via.

Sono in una condizione strana.
Ho incontrato l’India. Mi sento leggero e mi viene un po’ da piangere.

Darsan // Il libro

Come anticipato all’inizio della recensione, Darsan è suddiviso in più parti, che permettono di conoscere l’India in ogni suo aspetto. Soprattutto permette di conoscerne la parte più profonda e nascosta, con pregi e difetti, che ovviamente non vengono decantati sulle brochure di viaggio.

Si parla di povertà, di sporcizia e degrado: di umanità, nel bene e nel male.

Si viene a conoscenza di un’India che mantiene le tradizioni ma cerca, in qualche modo, di rimanere al passo con i tempi.

Questo viaggio attraverso il Paese viene suddiviso per argomenti e per esperienze. L’autore, infatti, già nella premessa specifica di non essersi recato in India come turista ma come individuo in cerca di qualcosa.

Ciò che stava cercando era in realtà sé stesso… Ed ecco che si arriva alla parte del libro che si può definire di “formazione” o di “crescita personale”. Si tratta del capitolo che precede l’epilogo: un capitolo scritto in chiave filosofica, che sviscera le riflessioni dell’autore sullo scopo e sull’esito del suo viaggio.

Proprio in questo capitolo conclusivo è contenuto il messaggio: la ricerca e l’importanza dell’individualità, l’essere in pace con sé stessi e con tutto il resto.

Darsan // Tecnicamente parlando…

Analizzando il testo dal punto di vista tecnico, si ha un buon saggio: ben strutturato, bilanciato tra oggettività ed emotività dell’autore.

Lo stile dell’autore è piuttosto semplice, alterna descrizioni di esperienze vissute e riflessioni personali (che sono il filo conduttore di tutto il testo, fino all’epilogo descritto poco fa).

Il ritmo è medio-lento ma il libro si legge comunque piacevolmente e piuttosto velocemente.

L’ambientazione è ovviamente l’India per l’intero testo; ciò che cambia e che dà risalto ad alcune parti del libro è l’atmosfera: grazie alle minuziose descrizioni delle scene riportate, è possibile immaginare e percepire gli aspetti meno conosciuti del Paese (il calore, gli odori, lo sporco di alcuni luoghi e la maestosità di altri luoghi).

In conclusione

Un buon libro adatto a: appassionati di viaggio e letture di questo genere, amanti dell’oriente, lettori che amano sperimentare e scoprire letture “diverse”.


Per tutte le altre recensioni: INDICE.

Grazie @bookabook!

Per l’acquisto:

Il ciclope

Il Ciclope Book Cover Il Ciclope
I narratori
Paolo Rumiz
Narrativa, Letteratura di viaggio
Feltrinelli
2015
Cartaceo, copertina flessibile
149

Un'isola uncinata al cielo con le sue rocce plutoniche, attracco difficile, fuori dai tracciati turistici, dove buca il cielo un faro tuttora decisivo per le rotte che legano Oriente e Occidente. Paolo Rumiz, viandante senza pace, va a dividere lo spazio con l'uomo del faro, con i suoi animali domestici: si attiene alle consuetudini di tanta operosa solitudine, spia l'orizzonte, si arrende all'instabilità degli elementi, legge la volta celeste. Gli succede di ascoltare notizie dal mondo, e sono notizie che spogliano l'eremo dei suoi privilegi e fanno del mare, anche di quel mare apparentemente felice, una frontiera, una trincea. Il faro sembra fondersi con il passato mitologico, austero Ciclope si leva col suo unico occhio, veglia nella notte, agita l'intimità della memoria (come non leggere la presenza familiare della Lanterna di Trieste), richiama, sommando in sé il "gesto" comune delle lighthouse che in tutto il mondo hanno continuato a segnare la via, le dinastie dei guardiani e delle loro mogli (il governo dei mari è legato all'anima corsara delle donne), ma soprattutto apre le porte della percezione. Nell'isola del faro si impara a decrittare l'arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a discorrere di abissi, a riconoscere le mappe smemoranti del nuovo turismo da crociera e i segni che allarmano dei nuovi migranti, a trovare la fraternità silenziosa di un pasto frugale.

Recensione del libro Il ciclope, di Paolo Rumiz

Perché, davvero, qui se sei solo rischi di diventare matto. Parli con te stesso, ti viene naturale, e non ti accorgi di farlo per il semplice motivo che hai il tuo Doppio accanto, qualcosa di simile a un angelo custode.

Il Ciclope è un libro sul mare e per il mare: dall’inizio alla fine, oltre a raccontare la storia del protagonista e del suo viaggio, racconta la storia del mare e della sua terribile sorte dovuta alle azioni degli umani.

Il Ciclope è un viaggio attraverso la conoscenza di sé stessi in mezzo al nulla, ed è un viaggio alla scoperta del Mar Mediterraneo, una denuncia nei confronti dell’egoismo e dell’ignoranza di chi, per interesse o per stupidità, preferisce gli affari alla salute del pianeta.

Se sono scappato su un’isola solitaria è anche per parlare al mare senza l’orda degli arroganti tra i piedi.

Il libro

In questo libro viene raccontata l’esperienza del protagonista sull’isola solitaria, in compagnia unicamente del faro e del suo guardiano, del mare e degli animali che popolano le acque e i cieli circostanti.

Attraverso la sua esperienza sull’isola e il ricordo di altri viaggi simili, vengono messi in evidenza i problemi principali che riguardano il Mediterraneo e non solo: inquinamento, carburanti, plastica. Tutto ciò porta a decimare i pesci, gli uccelli, i coralli e tutti gli esseri viventi autoctoni di questi luoghi.

Il Ciclope è un libro che a tratti può sembrare lento e ripetitivo, come se il protagonista volesse “mettersi in mostra” ma, in fondo, contiene un messaggio estremamente commovente che riguarda il mare e, in generale, il Pianeta.

Il loro urlo senza voce dice che in trent’anni il Mediterraneo si è svuotato del settanta per cento della sua ricchezza ittica. 

Lo stile dell’autore è piuttosto semplice ma curato, usa termini specifici che riguardano la vita in mare, sulle imbarcazioni o all’interno di un faro ma rimane comunque sempre comprensibile e scorrevole. Il ritmo di lettura è medio e ciò che coinvolge veramente è, a mio parere, la quantità di informazioni sul mare, prima ancora della storia del protagonista.

In realtà, i protagonisti sono due: l’autore, che si trasferisce sull’isola del faro e condivide con il guardiano gli spazi e le esperienze, e il Mar Mediterraneo: soggetto e oggetto di tutto ciò che avviene nel corso del racconto.

Chissà, se nelle reti i pesci gridassero – […] – forse capiremmo. Invece su tutto regna un silenzio che dà carta bianca al massacro. E nulla si fa per rimediare. Basterebbe una pausa di un anno, un anno solo, per ripopolare i fondali, ma i paesi rivieraschi se ne fottono, arroccati nei loro miserabili interessi nazionali, servi di un business che vuole il tutto subito e dei figli chi se ne frega. 

In fondo è questo il problema: tutto, subito. L’uomo è sempre vissuto di caccia, pesca e coltivazione ed è naturale che sia così. Ciò che è sbagliato è l’eccesso, la pretesa di avere tutto senza pensare alle conseguenze. E, stupidamente, senza pensare al futuro: di questo passo, tra pochi decenni i mari saranno vuoti e allora non ci sarà più né pesca, né business, né divertimento. Ma nella maggior parte dei casi l’uomo non vede più in là del proprio naso e, se vede, fa finta di niente perché “non è un problema suo”.

Capiremo solo quando non ci sarà più niente da fare. Se domani il cielo fosse vuoto di passeri, ci metteremo settimane a realizzarlo. Se un giorno il fiume sparisse da sotto i ponti del nostro paese non ce ne accorgeremmo.

In conclusione

Non posso fare altro che consigliare questo libro a TUTTI e invitare tutti a riflettere agire di conseguenza; tutti possono fare qualcosa e per troppo tempo non è stato fatto nulla.

Vi lascio con una citazione, buona lettura:

Come potete illudervi di governare il mondo con i droni, come potete percepire l’esaurirsi delle risorse del Pianeta, se non passate una notte di mare, frugale come questa, soli nel temporale, a distillare da una piccola radio i destini della Specie?

 

 

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