Bosch: artista dell’horror, del fantastico e del satirico

Bosch è stato un artista olandese, singolare per il suo modo di rappresentare il mondo fantastico e il comportamento umano in modo satirico,oltre ad aver dato una chiave di lettura horror alle proprie opere.

BOSCH: vita d’artista

Non si sa molto sulla vita dell’artista, quel che è certo è che Jeroen Anthoniszoon van Aeken, questo il suo vero nome, è nato nella cittadina di ‘s Hertogenbosch (oggi Den Bosch), all’epoca proprietà dei Duchi di Borgogna, intorno al 1453, da una famiglia di artisti.

Il nonno, il padre, gli zii e i fratelli, infatti, erano anch’essi artisti. Il suo nome d’arte è nato proprio dal fatto di contraddistinguersi dai parenti e come omaggio alla cittadina natale.

Hertogenbosch era una cittadina piena di vita e la casa dell’artista era posizionata in un punto strategico, grazie al quale ebbe modo di “affacciarsi” sulla quotidianità della popolazione, su eventi popolari, religiosi e non, e trarne ispirazione per le sue opere suggestive e singolari.

Sposò Aleyt de Meervenne, una giovane borghese benestante, e questo gli permise di dedicarsi interamente all’arte.

Per tutta la sua vita restò profondamente religioso e mantenne la tradizione famigliare di far parte della Confraternita della Nostra Diletta Signora, un’associazione volta al culto della Vergine e all’eliminazione della corruzione della chiesa.

Dopo la sua morte fu ricordato come un illustre artista, in seguito cadde nell’oblio fino all’800, per poi essere riscoperto e rivalutato.

BOSCH: l’artista dell’assurdo

Bosch aveva una personalità e una fantasia fuori dal comune: nei suoi dipinti ha creato figure fino ad allora mai viste, unendo sembianze umane, animali e vegetali. Alcune delle sue opere sembrano raffigurare incubi, allucinazioni, mondi nati del terrore.

Ciò che rende i suoi dipinti così sconcertanti è la cura dei dettagli, fino al più più piccolo particolare (caratteristica comune a monti artisti dell’Europa del Nord).

Attraverso la sua arte, ha espresso l’inquietudine dell’epoca: la crisi dei valori cattolici, che è poi sfociata nella riforma di Martin Lutero, la lotta tra dottrina cattolica e tentazione/vizio, l’etichetta di trasgressore o di moralista.

Sette peccati capitali

Hieronymus Bosch- The Seven Deadly Sins and the Four Last Things.JPG
I Sette peccati capitali è un dipinto a olio su tavola (120×150 cm) attribuito a Hieronymus Bosch o a un suo imitatore, databile al 1500-1525 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera è firmata sotto il cartiglio inferiore “Jheronimus Bosch”.

L’opera è citata tra i dipinti inviati da Filippo II di Spagna all’Escorial nel 1574. Era erroneamente ritenuta il piano di un tavolo.

Quattro piccoli medaglioni, rappresentanti la Morte di un peccatore, il Giudizio Universale, l’Inferno e il Paradiso, sono disposti agli angoli della tavola, circondando un cerchio più grosso dove sono raffigurati i vizi capitali e, nella “pupilla”, Cristo che si erge dal proprio sepolcro, entro un fascia di raggi dorati che simboleggiano l’occhio di Dio.

Sotto questa figura, si nota una scritta in latino che significa Attenzione, Dio vede.

I vizi capitali sono rappresentati in questo modo:

  1. L’Ira è rappresentata con una rissa tra due paesani ubriachi, mentre una donna cerca di calmarli.
  2. L’Invidia è raffigurata mediante il proverbio fiammingo che recita “due cani con un osso difficilmente raggiungono un accordo”. L’immagine mostra coppie a più livelli che non si interessano di ciò che hanno ma di ciò che non possono avere.
  3. L’Avarizia mostra un giudice disonesto, che accetta denaro di nascosto dalle due parti in causa.
  4. Nella Gola due contadini mangiano e bevono smodatamente, davanti a un bimbo obeso che da loro trae cattivo esempio.
  5. L’Accidia è simboleggiata da un personaggio che dormicchia in un’abitazione accogliente, davanti a un camino, mentre la Fede, nelle sembianze di una suora, gli appare in sogno per ricordargli i suoi doveri di preghiera.
  6. Nella Lussuria due coppie di amanti banchettano sotto un tendone rosato, rallegrate da buffoni.
  7. Nella Superbia infine si vede una donna di spalle intenta a provarsi un’acconciatura, mentre un diavolo le regge lo specchio.

Fonte I peccati capitali: Wikipedia


 

Arte horror: 3 dipinti da paura

Nelle puntate precedenti di Arte Horror abbiamo parlato di questo genere artistico in modo generico, menzionando alcuni artisti e alcune opere. Questa volta invece parleremo di tre dipinti con un elemento in comune: la paura.

Arte horror: 1 – Incubo (Füssli)John Henry Fuseli - The Nightmare.JPG

Incubo o L’incubo (The Nightmare) è un dipinto a olio su tela di Johann Heinrich Füssli, conosciuto anche come Henry Fuseli, realizzato nel 1781.

Nonostante l’autore abbia realizzato diverse versioni di questa opera, ci sono in tutte i tre elementi dominanti: la donna addormentata e riversa verso il basso, un mostro rivolto allo spettatore e una testa di giumenta che compare sul retro.

La tela è stata riprodotta in diversi modi e con diverse tecniche; è stata addirittura utilizzata come spunto per realizzare vignette satiriche raffiguranti personaggi dell’epoca, come Napoleone Bonaparte, Luigi XVIII di Francia, il politico britannico Charles James Fox, ecc.

I tre elementi 

  • La testa della cavalla: rappresentazione dell’incubo.
  • La donna: soggetto “sognate” e oggetto dell’incubo.
  • Il mostro: un ibrido che rappresenta l’incubo “fisico”.

La scena è ambientata in una stanza cupa e in penombra, contenente un grosso letto e un tavolo con alcuni oggetti appoggiati sopra.

La donna raffigurata sta dormendo in una posizione innaturale, causata appunto dall’incubo.

L’intero dipinto è un gioco di contrasti: colori scuri e cupi dello sfondo e del mostro in contrasto con i colori chiari e brillanti della donna.

Secondo alcuni studi, l’opera potrebbe essere ispirata alla mitologia germanica e al floklore dell’epoca, intrisi di demoni e streghe, cavalle e vecchie demoniache. Un genere folkloristico e mitologico che, in effetti, è alla base dell’horror: secondo queste leggende popolari, infatti, le donne avevano rapporti sessuali con in demonio che, come le streghe, aveva la capacità di assumere le sembianze animali.

La scelta della cavalla come simbolo dell’incubo non è casuale: la parola inglese nightmare (incubo) è formata dall’unione di night (notte) e mare (cavallina).

Secondo un’altra teoria, invece, mare non si riferirebbe alla cavalla ma deriverebbe da mara, un termine proveniente dalla mitologia scandinava che indica uno spirito mandato a tormentare i dormienti.

Oltre all’incubo percepito mentalmente (la cavalla), viene raffigurato l’incubo percepito a livello fisico: terrore, paralisi, panico e senso di pesantezza. Questo viene rappresentato dal mostro ibrido raffigurato sul torace della donna: il suo aspetto fa sì che venga associato ai goblin e ai gargoyle delle cattedrali gotiche.

L’artista era straordinariamente colto in materia d’arte e questo gli ha permesso di fondere le sue conoscenze in rappresentazioni uniche e suggestive.

 

Arte horror: 2 – Guernica (Picasso)

Mural del Gernika.jpg

Guernica è un quadro di Pablo Picasso.

Picasso compose l’opera in due mesi, in seguito al bombardamento di Guernica. Lo espose all’esposizione universale di Parigi ed ebbe un grande successo; fu molto utile per far conoscere al mondo ciò che stava succedendo in Spagna in quel periodo. Nel 1937, infatti, la cittadina fu rasa al suolo da un attacco terroristico tedesco.

L’opera va letta da destra verso sinistra ed è una sorta di messaggio di protesta contro la violenza. Anche in questo caso il contrasto tra la madre con il neonato e la brutalità è netto. Il contrasto del colore in questo caso, invece, è dato dal bianco e nero.

Inoltre il trio cavallo (asino), toro (bue) e madre (Maria), ricorda molto la composizione della natività.

Nell’opera sono rappresentati anche altri fattori come la tecnologia e l’evoluzione bellica.

La paura è rappresentata nel grido della madre contro la violenza.
 

Arte horror: 3 – Saturno che divora i suoi figli

Francisco de Goya, Saturno devorando a su hijo (1819-1823).jpgSaturno che divora i suoi figli è un dipinto a olio su intonaco trasportato su tela (146×83 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato nel 1821-1823.

Il soggetto dell’opera è mitologico e rappresenta la divinità greca identificata come Crono, il più giovane dei Titani, figlio di Urano (il Cielo) e di Gea (la Madre Terra).
Secondo la cosmogonia greca, Crono, divorò i suoi figli in seguito ad una profezia secondo la quale uno di loro lo avrebbe sostituito al potere.
La moglie riuscì a salvare soltanto Zeus, che fu cresciuto sull’isola di Creta, e una volta adulto tornò a rivalersi sul padre, facendogli restituire i figli.
L’opera fa parte delle cosiddette Pitture Nere, un ciclo di quattordici dipinti realizzati da Goya ad olio sulle pareti della propria casa: non erano pensati come opere da esposizione e non erano rivolte al pubblico.
Tuttavia, Goya si trasferì in Francia e la casa passò al nipote Mariano che li fece trasferire su tela e li donò allo stato spagnolo.

Il tema di Saturno che divora i figli era già stato affrontato in un’opera di Rubens, intitolata appunto Saturno. A differenza della precedente rappresentazione, però, in questo caso il Dio viene rappresentato come uomo diventato folle a causa della paura di perdere il suo ruolo, tanto da eliminare i propri figli.


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Arte horror dal ‘900 in poi

La scorsa settimana abbiamo parlato di Arte Horror dal 500 al 900, ora proseguiamo con le opere più famose del ‘900.

Arte horror dal 1900: Munch e Dalì

Munch è stato uno degli artisti che hanno rappresentato in modo sconcertante e sorprendente un elemento fondamentale dell’horror: la paura.

Il dipinto più celebre e più espressivo dell’artista è sicuramente L’urlo. Questo dipinto è nato spontaneamente da una percezione dell’artista stesso:

«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

Questo quadro rappresenta a tutti gli effetti l’angoscia e la paura del genere umano in un solo uomo: esile, “piccolo” e tremendamente impaurito.

La morte di Marat – Edvard Munch

Ma L’Urlo non è il solo  dipinto celebre e significativo di Munch: nel 1907,  creò un’ interpretazione delirante del celebre delitto, ambientandolo in una camera da letto. L’opera è estremamente realistica e vivida, creata dall’artista con un senso di rancore nei confronti dell’amante che lo ha abbandonato in seguito al peggioramento dei suo disturbi psicologici.

Salvador Dalì. Maestro di strnezze

Dalì, maestro di stranezze, ha rappresentato in una delle sue opere più celebri ben tre elementi dell’arte horror: paura, morte e desolazione. Si tratta della celebre opera Il volto della guerra, in cui un grande teschio su una terra desolata, è l’emblema degli effetti della guerra. Realizzato proprio durante la Seconda Guerra Mondiale, Il volto della morte, vuole rappresentare il peggio dell’essere umano: quello che genera paura e quello che ne è vittima.

Dal 1950

Dopo il 1950 ci sono stati molti più artisti ad aver realizzato opere d’arte horror, soprattutto negli ultimi decenni (ma di questi parleremo nel prossimo articolo).

Francis Bacon, horror sfacciato.

Già dalla loro prima apparizione nel 1950, i ritratti grotteschi di Papa Innocenzo X dipinti da Francis Bacon, hanno suscitato pareri contrastanti. Horror senza dubbio, anche grazie ad un uso innovativo del colore, ma altrettanto provocatori, visto il soggetto raffigurato.

Bacon ha creato più di 45 varianti del “Ritratto di Innocenzo X” di Diego Velázquez (1650), distorcendo il Papa in tutti i modi possibili.

Zdzisław Beksiński e il macabro.

Zdzisław Beksiński è noto come uno dei maggiori artisti polacchi della seconda metà del ‘900. Ha iniziato la sua vita artistica come fotografo, per poi dedicarsi alla pittura. Nel 1971, però, ha subito un grave incidente stradale che lo ha portato a settimane di coma e a una lunga convalescenza.

Una volta uscito da questo periodo, la sua arte ha subito un radicale cambiamento, trasformandosi in arte gotico-surreale, macabra ed estremamente espressiva.

Da quel momento ha iniziato a dipingere figure mostruose, esseri putridi e corrotti, nature morte e architettura macabra.

Con il passare degli anni, la vita dell’artista è diventata sempre più complicata: ha perso la moglie, poi il figlio e infine è stato ucciso dal figlio del suo maggiordomo a cui aveva rifiutato un prestito.

Belsinski è rimasto comunque uno dei più famosi pittori della sua epoca in tutto il mondo, soprattutto in America e in Giappone, dove le sue opere sono state esposte all’Osaka Art Museum.

 

 


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Arte Horror. Museo AStratto

Arte horror: esiste davvero? Come promesso, ottobre manterrà un unico tema per tutti i suoi 31 giorni e, ovviamente Museo AStratto si adatterà di conseguenza. Il tema è horror, creepy, misterioso e magico. Iniziamo quindi questo mese con un articolo introduttivo su questo genere d’arte.

Arte horror, prima che l’horror esistesse.

Il genere horror è ormai un genere più che diffuso in ogni ambito artistico: arte, letteratura, cinema, ecc. Tuttavia, ha avuto la sua massima crescita solamente negli ultimi decenni. Ciò non significa che prima non esistesse: in letteratura, per esempio, ci sono stati autori che hanno gettato le basi per l’intero genere, come Lovecraft e Poe.

Nell’arte, parallelamente, esistono diverse opere che hanno segnato la storia di questo genere letterario, anche più antiche di quanto si possa immaginare.

 

Dal 1400

Fatta eccezione per l’arte rupestre e le rappresentazioni antiche, si possono trovare esempi di “arte horror” già nel XV secolo.

In questo periodo, l’horror si sviluppa di pari passo con la rappresentazione di scene bibliche e religiose in generale, raffiguranti l’inferno.
Per esempio l’Inferno, un affresco del 1410 di Giovanni da Modena che si trova nella Basilica di San Petronio a Bologna.

Si trova nella cappella Bolognini ed è una delle opere più complesse dell’arte tardogotica che siano sopravvissute fino ad oggi.

 


Sempre nel ‘400 è stato realizzato il Trionfo della Morte, un affresco che si trova nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.

L’artista non è noto e l’anno di realizzazione viene posto ipoteticamente al 1446 benché non sia una data certa. Il tema raffigurato e

ra già stato sviluppato nei decenni precedenti ma viene per la prima volta espresso in modo estremamente dettagliato e quasi maniacale in questo affresco.

 

Successivamente troviamo esempi di arte horror nelle opere di Bosch, come per esempio Il Giardino delle delizie, risalente al 1480-1490 circa, che si trova al Museo del Prado di Madrid.

Nelle tre tele che compongono l’opera, vengono raffigurati diversi “temi portanti”

 

 


Un altro Trionfo della morte. Questo è uno dei capolavori di Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite di una famiglia di celebri e importanti pittori fiamminghi. Conservato al Prado è ispirato all’omonimo affresco che Bruegel aveva visto a Palermo a cui però si aggiunge il tema della

danza macabra, nato in nord Europa per esorcizzare la paura delle epidemie. Nella sua opera, datata 1562, è raffigurata una città devastata dall’arrivo dell’armata della morte, composta da scheletri con falce che mietono vittime tra la popolazione di tutti gli strati sociali, in maniera fantasiosamente macabra.

 


Più conosciuta e decisamente significativa è l’opera di Caravaggio, Caravaggio Giuditta e Oloferne, realizzata nel 1599 e ad oggi custodita nella Galleria nazionale di arte antica di Roma.

Il dipinto fu commissionato dal banchiere Ottavio Costa; n questo quadro Caravaggio rappresenta l’episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera.

 


 

Facendo un salto temporale di 500 anni, si arriva al ‘900 con una rappresentazione di Dalì, Il volto della guerra, realizzata appunto durante il periodo di guerra che ha devastato l’Europa. Questo dipinto, che si può senza dubbio inserire tra i maggiori esempio di arte horror, rappresenta la paura e l’angoscia derivanti dalla condizione di guerra in cui la popolazione europea (a l’autore, fuggito in America) era costretta a vivere.

Arte horror: paura e angoscia

Paura e angoscia sono le emozioni su cui l’horror si basa, sicché che si tratti di paura dovuta alla guerra o a chissà quale altro fattore, il risultato non cambia: si ottengono opere di questo impatto.

Non è finita qui: più ci si avvicina all’arte contemporanea, più l’horror prende piede e si sviluppa. Per esempio, si possono ricordare le opere di Francis Bacon, pittore irlandese che ha rappresentato l’angoscia dell’esistenza con opere come lo Studio del ritratto di Innocenzo X. Si tratta del rifacimento dell’opera risalente a tre secoli prima, in cui il papa appare urlante e macabro.

Ciò, però, non toglie importanza alle opere precedenti, anzi grazie a queste è stata possibile l’evoluzione dell’arte horror.

 

Amanti e regine. Il potere delle donne

Amanti e regine Book Cover Amanti e regine
Benedetta Craveri
Saggio, Biografia
2008
432

"Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nel nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica" (Natalia Aspesi).


Amanti e regine è un saggio storico che racconta di donne che, in epoche diverse e in modi diversi, hanno cambiato la storia e la posizione della donna all’interno di essa.

Nel 1586 il celebre giurista francese Jean Bodin non esitava a confinare le donna ai margini della vita civile ritenendo che “dovessero essere tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, perché si occupassero solo delle faccende donnesche e domestiche”.

Amanti e regine: il potere delle donne

Il libro racconta la vita e le imprese di alcune donne, personaggi più o meno conosciuti che hanno fatto molto.

KatharinavonMedici.jpg

Il racconto inizia con un’introduzione sulla figura femminile nel corso dei secoli.

Dopodiché, viene fatto un salto indietro nella storia e si riparte con Caterina de’ Medici, ragazzina che viene mandata per interesse della famiglia come sposa al principe di Francia Enrico II. Caterina è sola in un mondo sconosciuto, in cui non è più “LA” Caterina ma solo la donna che sposerà il Enrico II.

Nonostante le mille avversità, però, riesce a entrare nelle grazie del Re e ad avere una posizione autorevole. Non solo: nonostante l’iniziale l’impossibilità di dare un’erede al marito, Caterina viene comunque amata e apprezzata da tutto il popolo.

Rimane un personaggio controverso a causa della sua personalità austera e del suo coinvolgimento nel massacro della notte di San Bardolomeo. D’altro canto però, viene ricordata come una sovrana indulgente, che ha cercato di adottare una politica di tolleranza e conciliazione.

Ma questo è solo il primo personaggio citato nel libro perché, ricordiamocelo, si parla di DONNE prima che di regine, amanti, mogli, figlie, ecc.

Amanti e regine: il libro

Analizzando la Storia, il libro racconta come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli, prima e dopo la diffusione del Cristianesimo, attraverso l’inquisizione e l’avvento della cultura a stampo maschilista.

Il ritmo di lettura è medio: non tanto per lo stile, semplice e scorrevole, quanto per la quantità di nozioni da assimilare durante la lettura.

Si tratta di un saggio storico, quindi le date e i nomi si susseguono ripetutamente, senza rendere la lettura pesante o noiosa, ma incidendo lievemente sulla velocità con cui il libro può essere letto. Cosa che comunque è tipica dei saggi di questo tipo.

Amanti e regine – Il potere delle donne è un saggio adatto sia agli appassionati di storia e sia a lettori onnivori che cercano informazioni su personaggi rilevanti. Si tratta infatti di personaggi legati da un unico filo conduttore: l’emancipazione, per quanto velata potesse essere in ogni singolo caso.

 

Fonte immagine: wikipedia.


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Salvador Dalì – Museo AStratto

Dalì Book Cover Dalì
Fiorella Nicosia
Art
2010
160

Una personalità esplosiva, una vita tutta sopra le righe, una concezione di sé e della propria arte ai confini del delirio. Salvador Dalì (Figueras, Spagna, 1904-1989) figura tra i protagonisti del surrealismo, movimento con cui si trova peraltro spesso in contrasto e al quale da un apporto decisamente originale elaborando un metodo ("paranoico-critico") fondato sulla psicoanalisi freudiana e sulle proprie personali ossessioni eretico-macabre. Al di là delle controverse opinioni sull'effettivo valore artistico della sua produzione, è certamente un virtuoso, abilissimo promotore di se stesso, divenuto celeberrimo per i suoi orologi liquidi e le veneri a cassetti, ma anche collaboratore di registi come Buñuel e Hitchcock e creatore di immagini rimaste nella memoria artistica del Novecento.

Salvador Dalí, all’anagrafe Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, 1º marchese di Dalí de Púbol (1904- 1989) è stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo.

 

Dalì dai mille volti

Salvador Dalì non è stato semplicemente un pittore, è stato un artista a tutto campo. Egli, infatti, oltre ad essere un abilissimo disegnatore, riuscì ad esprimere la sua arte e la sua personalità in molti ambiti differenti: cinema, scultura, fotografia e design.

Molto celebri sono sicuramente le sue opere surrealiste e le sue opere di design nell’arredamento d’interni.

Aveva una predilezione per il colore oro, gli elementi sgargianti e appariscenti, lo stile orientale e il lusso in generale. Pare che si fosse auto attribuito una discendenza araba.

Oltre che per le sue opere, Dalì viene spesso ricordato per il suo atteggiamento stravagante e impertinente – anche nei confronti di chi “era dalla sua parte”.

Salvador Dalì: Il simbolismo

Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo.

  • gli “orologi molli”, apparsi per la prima volta in La persistenza della memoria, si riferiscono alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso.
  • l’elefante: apparso per la prima volta nel 1944, è ispirato al piedistallo di una scultura di Bernini che rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco. L’elefante, simbolo fallico, goffo e “pesante”, rappresenta l’irrealtà con le sue zampe sottili e fragili. L’intento di Dalì era, infatti quello di trasmettere un senso di irrealtà e spensieratezza, gioia ed emozioni forti.
  • l’uovo, associato al periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l’amore e appare spesso nelle sue opere.
  • le formiche: rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale;
  • la chiocciola: rappresenta la mente umana.
  • le locuste: rappresentano paura e distruzione.

Curiosità su Dalì

  1. Salvador Dalì è stato espulso dalla scuola d’arte perché sosteneva che nessuno dei docenti fosse abbastanza competente da giudicarlo
  2. Aveva animali domestici insoliti: il più conosciuto è il cucciolo di tigre che portava al guinzaglio (di cui si conosce il celebre scatto all’interno di un ristorante di Manhattan)
  3. Era convinto di essere la reincarnazione del fratellino morto prima della sua nascita
  4. Nel ’69 ha disegnato il logo dei Chupa Chups
  5. Era una appassionato di cucina e nel ’73 ha pubblicato un suo libro di ricette

Dalì in un libro

Il libro che vi consiglio oggi è Dalì edito da Giunti. Si tratta di un volume di circa 160 pagine, in cui sono riportate tantissime informazioni e curiosità sull’artista, oltre a foto e opere. Davvero consigliato perché ben strutturato, curato e dettagliato! Adatto agli appassionati d’arte ma anche a chi stesse cercando informazioni su un personaggio fuori dagli schemi, oltre che un artista straordinario!

Impressionismo – Museo AStratto

Impressioniste Book Cover Impressioniste
Martina Corgnati
Storia dell'arte
Nomos
2018
Copertina flessibile
224

L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia a partire dal 1860. Ha origine nello studio del fotografo Nadar e si contraddistingue per l’usanza dei pittori di dipingere all’aria aperta.

Fondato sulle basi del Romanticismo e del Realismo, si sviluppa questo movimento artistico innovativo che vede come soggetto principale il paesaggio, ha una particolare attenzione al colore e mira alla piena espressione delle emozioni dell’artista all’interno delle sue opere.

Impressionismo: lo sviluppo

L’impressionismo francese, successivamente, viene influenzato dall’arte giapponese e cinese, Hokusai e Ukiyo-e.

Non finisce qui: molto importanti per la crescita dell’impressionismo, sono state anche alcune innovazioni in campo tecnologico e scientifico.

L’invenzione della macchina fotografica, per esempio, così come le Leggi sull’accostamento dei colori di Eugène Chevreul: queste furono alla base della teoria impressionista sul colore, che suggeriva di accostare i colori senza mescolarli, in modo tale da ottenere non superfici uniformi ma “vive” e in movimento.

Successivamente è stato inventato il “tubetto di colore”, che consentiva ai pittori di spostarsi e posizionarsi liberamente a proprio piacimento.

Artisti

Gli artisti più importanti dell’impressionismo sono:

  • Edouard Manet
  • Claude Monet,
  • Edgar Degas,
  • Pierre-Auguste Renoir,
  • Alfred Sisley,
  • Federico Zandomeneghi,
  • Camille Pissarro,
  • Jean-Frédéric Bazille,
  • Gustave Caillebotte.

Gli impressionisti si contraddistinguono, come anticipato, per la scelta di dipingere “en plen air”, all’aria aperta. La loro tecnica è impulsiva, spontanea ed estremamente espressiva, questo consente loro di completare le opere in poche ore.

Il paesaggio diventa fondamentale, non è più secondario. I pittori studiano l’acqua e il cielo, l’atmosfera e la luce.

Caratteristiche della pittura impressionista sono, quindi, i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, l’espressione dell’emozione dell’artista di fronte alla natura.

Il colore stesso è usato in modo rivoluzionario: colori chiari con ombre complementari, non troviamo mai “il bianco e il nero” ma, piuttosto, molte sfumature di azzurro e marrone.

 

Curiosità: Inizialmente la definizione Impressionista aveva un’accezione negativa, che indicava l’apparente incompletezza delle opere, ma poi è diventata una vera bandiera del movimento.

Sono stati molti gli artisti che hanno in qualche modo fatto parte di questo movimento artistico; tuttavia, l’unico a rimanere fedele per tutta la vita all’impressionismo è stato Monet.

Si potrebbe quindi selezionare un artista per ogni fase dello sviluppo del movimento artistico:

  • inizio: Manet
  • apice: Monet
  • fine: Cezanne

 

Impressionismo in Italia

Gli anni 60 dell’800 in Italia corrispondono ad un periodi di confusione e mutamento generale, anche a causa della recente unità.

Gli artisti italiani dell’epoca sono affascinati dalla modernità e dall’innovazione della pittura francese ed iniziano a trarne spunto. Contemporaneamente, in Italia, si sviluppa un altro movimento: quello dei macchiaioli.

Questi artisti si possono associare per innovazione e uso della luce e del colore proprio agli impressionisti francesi.

 

Nella letteratura

Letteratura e Arte si sono sviluppate di pari passo nell’epoca impressionista, pur non essendo esplicitamente legate, avevano in comune alcuni aspetti e “visioni”.

L’impressionismo artistico si può piuttosto associare al naturalismo letterario (Émile Zola, per esempio, affermava che il vero compito dell’artista fosse quello di riprodurre la vita, e sostenne gli impressionisti nei suoi numerosi scritti).


Impressioniste

Mary Cassat, Marie Braquemond, Eva Gonzalès, Berthe Morisot
di Martina Corgnati 

Questo libro, edito da Nomos Edizioni, è un saggio sulla storia dell’arte che racconta la vita e le opere di quattro grandi donne e artiste che hanno precorso i tempi, esponendosi in prima persona come artiste, appunto, e non solo come apprendiste o aiutanti.

Non credo che sia mai esistito un uomo che abbia mai trattato una donna come un suo pari e questo è tutto ciò che avrei chiesto – io so di valere quanto loro. Berthe Marisot.

Un libro che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati d’arte e di impressionismo, ovviamente, ma anche a tutte le lettrici in generale: è un libro che ha una forte base di femminismo ed emancipazione femminile, inoltre tratta di arte sotto il punto di vista della professione al femminile, sottolineando come all’epoca (e, ahimè, tutt’oggi!) fosse mal vista una donna che volesse dedicarsi alla carriera artistica piuttosto che alle consuetudini della famiglia, soprattutto se benestante.

L’autrice, quindi, porta avanti parallelamente la storia dell’arte e la storia della singole artiste che, ognuna a suo modo, hanno segnato profondamente l’impressionismo e la storia in generale.

 

 

 

 


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Tiberio – L’imperatore triste

Tiberio - L'imperatore triste Book Cover Tiberio - L'imperatore triste
Caludio Bolle
Biografia, Romanzo
Lettere animate
2018
e-book
72

Sinossi:

"Una breve ma accurata biografia romanzata dell'imperatore Tiberio, fin dalle vicende che, tramite la madre, hanno portato il suo destino a intrecciarsi inestricabilmente con quello di Cesare Augusto. Una figura storica controversa ma sicuramente interessante, vista nel suo lato umano, che emerge in modo particolare attraverso dialoghi immaginati ma possibili. Affiorano aspetti poco noti della sua vita, come la frequentazione attiva del circolo di Mecenate, la sua abilità di generale e i suoi crucci di persona comune. Dopo la descrizione storica, quanto mai particolare visto il ruolo che ha coperto, inserisco un raccordo immaginario alla mia trilogia 'L'impero d'acciaio', della quale Tiberio è uno dei principali protagonisti." (L'autore)

Il Libro:

Come premesso dall’autore, si tratta di una biografia dell’imperatore Tiberio, sotto forma di romanzo.

Nel compiere le ricerche necessarie a scrivere la prima trilogia de “L’impero d’acciaio”, una tra le tante figure storiche che ho studiato mi ha particolarmente affascinato: l’imperatore Tiberio.
Messo in cattiva luce da storici del suo tempo (non esattamente suoi contemporanei, quali Tacito, Svetonio e Dione Cassio) che, pur non riuscendovi completamente, ne esaltarono errori e vizi, sminuendone i pregi.
Solo di recente, accurate ricerche storiche ne hanno rivalutato la figura, ponendola nella giusta prospettiva. Non scevra da lati criticabili, ma molto meno negativa di quanto prospettato dai suoi quasi coevi.

Pur trattandosi di una biografia “romanzata”, è comunque molto interessante e soprattutto molto accurata.

Non solo: offre un punto di vista diverso rispetto a ciò che comunemente si trova sui libri di storia, rivalutando la figura controversa di questo imperatore.

Il libro è suddiviso in capitoli che ripercorrono la vita di Tiberio: infanzia, giovinezza, età adulta, maturità, ma anche la vita politica, partendo dai primi anni del suo principato.

Lo stile dell’autore è semplice, nonostante la complessità del raccontare un personaggio storico di tale importanza. Il ritmo di lettura è piuttosto veloce, in quanto in circa settanta pagine viene ripercorsa l’intera vita di Tiberio mettendo in risalto alcuni passaggi della vita personale o politica. Nella prefazione dell’autore vengono anche spiegate tutte le scelte fatte durante la stesura del libro: per esempio la scelta di utilizzare i nomi italiani per facilitare la lettura e la messa a memoria di persone e luoghi.

Soprattutto nella seconda parte del libro si trovano anche parecchi dialoghi, che aiutano ad immaginare alcune scene importanti della vita di Tiberio e di chi aveva intorno.

Tiberio raggiunse la sala da pranzo camminando lentamente, cercando di capire come aveva fatto ad allevare una simile serpe. E pazienza, ma era imperdonabile che fosse rimasto sordo alle sacrosante verità e nemmeno complete, che aveva bollato come dicerie.

Si arriva così al finale, che è una premessa alla trilogia L’impero d’acciaio, ma anche una sorta di “inno” di speranza che deve aver stimolato l’Imperatore e il popolo romano a fare la storia.

In conclusione:

Consiglio questo libro, ovviamente, come premessa alla trilogia dell’autore perché senza dubbio aiuta a comprenderne i personaggi. Lo consiglio anche a chiunque fosse interessato ad approfondire la vita di Tiberio o questo particolare periodo storico, in un modo diverso dal solito, più scorrevole e coinvolgente di un classico libro di storia.

Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggerlo e vi lascio il link per l’acquisto: qui.

A presto con la recensione della trilogia!

I roghi delle streghe

I roghi delle streghe - Storia di un olocausto Book Cover I roghi delle streghe - Storia di un olocausto
Alessandra Micheli
Saggio
Caravaggio Editore
2008
e-book
75

Sinossi:

La storia della persecuzione delle streghe come prima manifestazione di un fenomeno più profondo e radicato nella concezione moderna occidentale, quello di un accanimento inflessibile e programmatico nei confronti di tutte le donne. Questa la tesi dell'autrice che, attraverso il filtro di una cronaca lucida, ci riporta in quel mondo misterioso e lontano che per troppo tempo è stato ignorato o, più colpevolmente, frainteso. Iniziata nel Trecento e protrattasi per secoli, fino a culminare negli atti efferati dell'Inquisizione, la "caccia" contro le streghe rappresenta il paradigma di una lotta epocale da parte della Chiesa e dello Stato contro il potere femminile e i suoi valori di immaginazione, libertà e sensualità, che sono il vero motore della nostra evoluzione spirituale. L'affermazione definitiva dello spirito maschile, a partire da quelle vicende sanguinarie, segna pertanto una perdita incalcolabile non solo per le donne ma per l'umanità tutta che, agganciata a una concezione dualistica della vita, dove il divino è confinato in un luogo inavvicinabile, si ritrova debole e separata dalle ricchezze immanenti dell'invisibile.

Recensione I roghi delle streghe

Il libro:

I roghi delle streghe – Storia di un olocausto è un saggio estremamente curato e dettagliato: nonostante sia piuttosto breve, infatti, contiene nozioni fondamentali per chiunque si affacci su questo argomento per la prima volta ma, soprattutto, offre un punto di vista non comune.

Il ritmo è piuttosto veloce perché, come detto poco fa, riassume in meno di cento pagine secoli di storia.

Lo stile è curato e professionale: unisce nozioni storiche e opinioni personali dell’autrice (con cui, per altro, sono pienamente d’accordo). Il lessico è accuratamente scelto per definire ogni aspetto di quello che è stato, a tutti gli effetti, un olocausto – troppo a lungo dimenticato, mascherato, nascosto.

Per quanto riguarda il libro in sé, posso quindi affermare che la mia impressione sia stata quella di avere tra le mani un testo molto valido, realizzato da un’autrice con una profonda conoscenza dell’argomento.

Per quanto riguarda, invece, il contenuto, ammetto di non poter dare un parere imparziale, in quanto il tema trattato mi è sempre stato molto a cuore ed è per me un piacere parlare di un testo che offre un punto di vista differente sugli eventi storici, arrivando fino ai giorni nostri, e che, come già detto, mi trova in totale accordo.

Premesso questo, posso dare una motivazione al mio totale apprezzamento di questo saggio: oltre ad illustrare gli avvenimenti storici ponendo in luce le crudeltà che sono state commesse per ignoranza e paura contro le streghe, incita a soffermarsi a riflettere su come questa non sia altro che una definizione erroneamente associata al male ma che, in realtà, identifica le donne in generale.

Il potere maschile demonizzò, nascose o addirittura sterminò le stesse radici culturali. I roghi delle streghe rappresentarono questa deliberata sottovalutazione, se non addirittura la perdita del femminino nella nostra cultura.

Si tratta di un messaggio molto forte: gran parte di ciò che ci viene insegnato è, in realtà, un tacito nascondere la verità o, perlomeno, tralasciare l’argomento come se non fosse importante.

Questo è doppiamente ingiusto: in primo luogo, per il fatto che degli eventi storici, brutti o belli che siano, possano essere dimenticati; in secondo luogo, per ogni donna.

Con il Rinascimento, per ironia della sorte, esplose la caccia alle streghe. Da una parte, ci fu la riscoperta del sapere ermetico, della tradizione pitagorica e dell’alta magia. Il sapere magico diventò iniziatore ed elitario[…]. Dall’altra parte, le pratiche di stregoneria si caratterizzarono per l’aspetto volgare e spicciolo di una magia incentrata sui bassi appetiti.

Come volevasi dimostrare, gli argomenti trattati sono molto delicati: partendo dal concetto di base, la donna, che rimane un “problema” per molti anche nella società moderna, fino alla stregoneria, idealizzata in un modo profondamente scorretto.

I roghi, le persecuzioni lette in questa ottica, non sono altro che forme di controllo per reprimere l’influsso del potere femminile […].

La Chiesa si impegnò a distruggere le streghe perché erano una manifestazione superstite del paganesimo.

Non solo: il saggio aiuta a far comprendere, a chi dovesse interessarsi per la prima volta all’argomento, come la streghe in realtà siano la base della conoscenza medica, erboristica ed ostetrica. Fattore questo, che viene spesso volutamente nascosto, riportando la conoscenza indietro di centinaia d’anni, ancora prigioniera della paura di ciò che non si conosce.

Colpevoli di essere state donne fiere di esserlo.

In conclusione:

Potrei dilungarmi per ore a parlare degli argomenti trattati nel libro ma mi fermo qui e consiglio vivamente di leggere questo saggio.

Nonostante le nozioni storiche non mi fossero nuove, ho trovato questo testo geniale anche per quanto riguarda lo stile e la forma; lo consiglio quindi ad ogni genere di lettore.

L’unico punto su cui non sono d’accordo con l’autrice è il fatto che ogni donna senta dentro di sé la storia delle streghe: credo, invece, che per alcune donne purtroppo non sia così… credo siano ormai troppo assoggettate a ciò che è stato imposto per secoli come vero.

Detto ciò, vi lascio il link per l’acquisto del libro e ripeto: leggetelo.

P.S. La frase conclusiva del libro è stupenda, ma non voglio rovinarvi la sorpresa!

 

Link per l’acquisto: Caravaggio Editore

 

Caravaggio Enigma

Caravaggio Enigma Book Cover Caravaggio Enigma
Alex Connor
Romanzo storico
Newton Compton
2017
Cartaceo / Copertina rigida
317

"A partita conclusa, re e pedone finiscono nella stessa scatola."

"Ci sono preghiere che non possono essere esaudite. 
E io le ho espresse tutte"

Sinossi:

Il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio è cresciuto come un reietto. Cacciato dalla famiglia, ancora adolescente è stato costretto a fuggire da Milano perché accusato di omicidio. Quando arriva a Roma, solo e senza un soldo, scopre presto che l'accecante bellezza della città nasconde anche un aspetto pericoloso e sinistro: sopravvivere nel quartiere degli artisti significa destreggiarsi tra ricchi committenti e spietati criminali. Sotto la protezione del potente cardinale del Monte, Caravaggio inizia la sua turbolenta ascesa, intrecciando una relazione con la musa Fillide, "la più famosa puttana di Roma". Con la gloria cresce però anche la sua arroganza, e Caravaggio si troverà a un bivio dal quale non potrà più tornare indietro. Di nuovo nella polvere, di nuovo in fuga, con una taglia sulla testa. Tra gli splendori dell'arte e i violenti piaceri della carne, questa è la travolgente, enigmatica storia di un uomo fuori dal comune.

 

Trama:

Il piccolo Michele gioca con il fratello accanto ad uno stagno, cade e rischia di annegare; il fratello lo porta a casa in braccio e lui approfitta di questo momento di apprensione per godersi le attenzioni della madre: non è morto, ci è andato molto vicino, ha finto di morire?

La madre lo accusa per questo suo scherzo di cattivo gusto, da quel momento è portatore di sventure: la peste che colpisce Milano è solo una delle conseguenze della sua bravata. Michele ha cinque anni e rimane segnato da queste accuse della madre a vita.

“L’implacabile ragazzino dagli occhi neri, che un giorno sarebbe diventato il più grande pittore italiano trascorse con sua madre le lunghe ore delle streghe di una luna calante.”

“L’importanza del potere, il fatto che una persona senza autorità non valesse niente, aveva avuto un grande impatto emotivo sulla sua psiche.”

Viene mandato a Roma, solo, a ringraziare personalmente colei che provvederà al suo mantenimento ed istruzione. Una donna che vede in lui più di un semplice bambino scontroso, un pittore: Costanza Colonna.

“Michele, dimentica gli scontri o l’idea di diventare un soldato. Dimentica un futuro da scalpellino. Tu, bambino mio, diventerai un pittore.”

Da questo momento Michelangelo non farà altro che cercare approvazione, vorrà soltanto essere accettato.

“Volevo essere amato, ma odiavo chiunque mi amasse. Volevo essere accettato e allontanavo tutti.”

Il suo carattere irrequieto e la sua arroganza lo aiuteranno ad arrivare ad essere famoso nelle più importanti città italiane e a collaborare con la Chiesa; questi aspetti del suo carattere gli porteranno anche molti guai, fino alla fine!

Le ambizioni di successo sembravano una farsa, le scarpe gli erano state rubate e i libri, che si erano rivelati una consolazione inattesa, gli erano stati confiscati non appena era arrivato a Roma.”

Il libro:

Il libro ha una struttura molto semplice  e ben definita: narra le vicende del pittore a partire da quando è solo un bambino fino agli ultimi anni della sua vita.

La narrazione è semplice, fluida, e garantisce una lettura scorrevole; è molto descrittiva ed aiuta ad immergersi nell’atmosfera cupa e torbida dei bassifondi romani del 1500: le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono molto dettagliate e curate, così come quelle dei sentimenti e delle emozioni dei protagonisti.

Il ritmo ha una velocità media, adatta al tipo di romanzo e, su questo c’è da fare una precisazione: non è un thriller, al contrario di quanto riportato sulla copertina del libro.

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.

“Quella era la vita di strada, messa su tela nel modo più drammatico possibile. Chiari e scuri, il nascosto e il visibile, il sesso e la morte.”

La verosimiglianza era tutto. I corpi non erano statue, le donne non erano perfette e i santi potevano puzzare quanto i contadini”

Cosa mi è piaciuto:

  1. il racconto della vita di Caravaggio: benché in versione “romanzata”, è la prima volta che trovo un racconto così approfondito, dall’infanzia all’età adulta;
  2. l’ambientazione

In conclusione:

Un buon libro, addirittura migliore di Cospirazione Caravaggio: la differenza sostanziale tra i due è che uno è un thriller, l’altro no; inoltre, Cospirazione Caravaggio si svolge su due piani narrativi, mentre Caravaggio Enigma su uno solo, ambientato nel 1500.

Lo consiglio a tutti gli amanti della storia dell’arte e di Caravaggio: è sempre molto bello immaginare come siano nate le opere che hanno fatto la storia.