Recensione | Il sognatore

Il sognatore Book Cover Il sognatore
lainya
Laini Taylor
Fantasy
Fazi Editore
2018
Cartaceo, copertina flessibile
524

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.

Recensione | Il sognatore

Il sognatore è un fantasy dell’autrice americana Laini Taylor, famoso in tutto il mondo. Il successo del romanzo è, con ogni probabilità, dovuto all’originalità dei personaggi e dell’ambientazione.

Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.

 

Il libro

Come accennato poco fa, si tratta di un libro estremamente originale nella definizione di personaggi e ambientazioni: il lettore si trova proiettato in un mondo fantastico, con una storia, delle usanze, una gerarchia sociale, dei canoni di vita e, in generale, un passato millenario.

A volte un istante è talmente straordinario da ritagliarsi uno spazio tutto suo nel tempo e continuare a girare lì, mentre tutto il mondo gli scorre intorno.

Tutto ciò, però, non viene raccontato secondo il consueto ordine di narrazione – dal principio alla fine – ma, piuttosto, il lettore ha modo di conoscere il passato dei personaggi e dei loro mondi man mano che prosegue la lettura, attraverso pensieri, ricordi e dialoghi.

Si tratta di un libro dal ritmo medio, determinato dalla presenza di molti salti temporali, ricordi e sogni. L’ambientazione è molto caratteristica e soggettiva e l’atmosfera ricreata trasmette magia e suggestione: ogni ambientazione porta con se un’atmosfera diversa, che cambia anche in base alla percezione dei personaggi.

Abbiamo Dei e i loro figli, bibliotecari e soldati, nobili e gente comune. I protagonisti sono Lazlo, un bibliotecario di basso rango, e Sarai – figlia di una Dea confinata nella Fortezza insieme ad altri figli di Dei. Poi troviamo personaggi secondari che comunque sono molto importanti per lo svolgimento della storia perché ognuno di essi ha un ruolo fondamentale nel presente o lo ha avuto nel passato e, in questo caso, lo si scoprirà proseguendo col la lettura.

Era impossibile, ovviamente.
Ma da quando l’impossibilità impediva a un sognatore di sognare?

Come detto in precedenza, il punto forte di questo libro è l’originalità – sia dell’ambientazione e sia dei personaggi – che, unita ad uno stile di scrittura molto semplice e discorsivo, rende la lettura scorrevole e molto piacevole.
Il finale è una svolta radicale al significato della storia ma anche una premessa per il libro successivo, conclusione della serie, intitolato La musa degli incubi.

Al suo interno il libro nasconde anche alcuni messaggi: per esempio per quanto riguarda la lotta tra i popoli, il potere e gli scontri tra culture diverse.

Inoltre, è molto interessante il fatto che la collocazione principale delle vicende siano i sogni: la mente è qualcosa di incredibilmente affascinante e complicato, a volte imprevedibile e contorto.
Viaggiare attraverso i sogni e i pensieri dei protagonisti è come vivere una storia all’interno della storia: ognuno di noi, infatti, vede e percepisce le cose in modo diverso benché si tratti delle stesse cose. Per esempio, Lazlo nutre una totale ammirazione nei confronti della città di Pianto, tanto da distorcere la realtà e renderla “incantata”; al contrario, per Sarai, Pianto è fonte di sofferenza e pertanto si stupisce della visione che ne ha Lazlo.

Ogni mente è il proprio mondo. La maggior parte abita un vasto compromesso di banalità, mentre altre spiccano: piacevoli, persino belle, o a volte sfuggenti e inspiegabilmente sgradevoli.

 

In conclusione

Credo sia un libro molto valido, un fantasy originale e coinvolgente. Personalmente avrei evitato un paio di passaggi un po’ infantili, considerando che si tratta di un fantasy per adulti ma, a parte questo, è un libro che mi è piaciuto molto e mi sento di consigliare! Nonostante la quantità di fantasy letti, ho trovato in questo qualcosa di originale (le descrizioni fisiche dei personaggi, i materiali scelti, i “poteri” di alcuni dei personaggi principali, ecc) e proprio per questo mi sento di consigliarlo …buona lettura!

Forse era il rituale: il circolo di donne che si riuniscono per festeggiare di essere vive –  e di essere donne, che è già una magia di per sé.

 

Recensione – Madame Bovary

Madame Bovary Book Cover Madame Bovary
Gusteve Flaubert
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
1856 (1^ edizione)
Cartaceo, copertina flessibile
351

Charles Bovary è un medico rimasto vedovo. Un giorno incontra Emma Rouault della quale si innamora. I due hanno caratteri diversi: onesto e serio lui, sognatrice e più attenta ai lussi della vita lei. Decidono di sposarsi e di lì a poco Emma partorisce il suo primogenito. Da qui inizia una crisi profonda per la donna che si sente inutile e che, ispirata dalle innumerevoli novelle romantiche che legge, inizia a cercare conforto tra le braccia di altri uomini, meno noiosi di suo marito. Quest'ultimo, intuendo la situazione, trasferisce la famiglia in un altro villaggio, ma le cose non cambiano perché Emma si invaghisce di Leon: una relazione che dura poco in quanto il ragazzo, per motivi di studio, si trasferisce a Parigi. Entra allora in scena il ricco Rodolphe che, dopo aver progettato la fuga con la sua amante, la abbandona la sera prima con una lettera. La donna, scioccata, si ammala, ma ritrova la forza qualche tempo dopo quando rivede Leon. Con il pretesto delle lezioni di pianoforte, ogni settimana incontra il ritrovato amante, spendendo nel frattempo grosse cifre nell'intento di colmare il proprio vuoto interiore. Avendo contratto grossi debiti, la gente del villaggio dove abita la famiglia Bovary si insospettisce, creando quindi turbamento in Emma. Dopo aver inutilmente provato a chiedere somme in prestito ai suoi precedenti amanti, la protagonista si suicida ingerendo dell'arsenico.

Recensione Madame Bovary

Madame Bovary di Flaubert è un classico noto ai più, perciò questo articolo sarà principalmente volto a far conoscere questo libro ai pochi che ancora non dovessero averlo letto e a dare un’opinione personale a riguardo.

La trama

Un ufficiale sanitario, Charles Bovary, dopo essere rimasto prematuramente vedovo sposa una donna di campagna, Emma Rouault,una donna che passa il tempo a fantasticare sulle sue possibili ricchezze e sulla sua crescita sociale. Charles è un uomo educato e premuroso ma monotono e questo finisce per annoiare Emma nel giro di poco tempo, trovandosi ad affrontare una vita matrimoniale nettamente diversa da quella che si era immaginata.

Poco alla volta Emma diventa indifferente al marito e a ogni suo tentativo di farla stare bene. Anzi, frequentando persone aristocratiche e ambienti di lusso. il suo rancore per la vita che non è riuscita ad ottenere non fa che aumentare. Charles decide quindi di trasferirsi con la moglie in un altro paese, per darle modo di “guarire” da questa condizione di indifferenza e insoddisfazione.

Una volta arrivata nel nuovo paese, Yonville, Emma si lascia corteggiare da un ragazzo molto più giovane di lei. Dopo un periodo di relazione con Emma, Léon è costretto a trasferirsi a Parigi, così i due si lasciano ed Emma inizia una nuova relazione con un ricco proprietario terriero di nome Rodolphe. Emma prepara una fuga con Rodolphe, che però rompe l’accordo a poche ore dalla partenza, non essendo disposto a trasferirsi per un capriccio di una delle sue amanti.

Questo avvenimento turba profondamente Emma, tanto da portarla ad ammalarsi gravemente e rifugiarsi nella religione e valutare di chiudersi in convento.

Anche questa soluzione, però, sembra stancare in fretta Emma, che torna alla sua vita abituale: una sera incontra Léon e da quel momento ricomincia la loro relazione clandestina. Emma incontra Léon ogni settimana e sperpera il denaro fino ad accumulare debiti esorbitanti.

Da questo momento inizia il declino vero e proprio, che porterà Emma ad un epilogo tragico e malinconico.

La cosa più tragica – non le sembra? – è dover trascinare, come faccio io, un’esistenza senza scopo. Se le nostre sofferenze potessero servire a qualcuno, ci si potrebbe consolare pensando all’utilità del sacrificio.

Personaggi

Emma 

Le borghesi ammiravano in lei il senso dell’economia, i clienti la cortesia, i poveri la carità. Ma Emma era piena di bramosia, di rabbia, di odio. Quell’abito dalle pieghe diritte nascondeva un cuore sconvolto e le labbra pudiche tacevano le tempeste.

Emma è la protagonista del romanzo: una donna eternamente insoddisfatta, che colpevolizza chi le sta intorno per il suo intento non riuscito di vivere nell’agio più totale. Paragona spesso sé stessa ai borghesi con cui ha modo di relazionarsi e si ritrova puntualmente mancante in qualcosa. Non è soddisfatta della sua vita, del suo matrimonio e di tutto ciò che ha, tanto da cercare conforto in relazioni dannose e inconcludenti. L’autore sembra associare la mentalità di Emma ai romanzi che legge, troppo romantici e poco verosimili.

Sicuramente Emma simboleggia un pensiero diffuso all’epoca: l’arricchimento ad ogni costo, l’agio prima di tutto. Flaubert associa, in realtà, ogni personaggio ad un aspetto della società in cui è vissuto.

Charles

Charles è un ufficiale della sanità, non propriamente un medico ma qualcosa di simile. Si tratta di un uomo estremamente ordinario e monotono, una persona fondamentalmente buona che, fino a quando non si trova davanti ai fatti compiuti, non si rende nemmeno conto di ciò che la moglie ha fatto alle sue spalle per tanto tempo. Se all’inizio Charles risulta realmente troppo monotono  e noioso, verso la fine si rivela l’unico personaggio “positivo” di tutta la vicenda.

Léon e Rodolphe

Léon è il primo ragazzo con cui Emma intraprende una relazione al di fuori del matrimonio: più giovane di lei, è un brillante studente e ha una personalità abbastanza frizzante, soprattutto se paragonata a quella di  Charles. Per questo motivo, inizialmente, sembra la persona perfetta per Emma ma, dopo l’idillio iniziale, tutto svanisce ai primi contrasti.

Rodolphe è il classico dongiovanni, seconda relazione di Emma, le dà speranza su una possibile storia e una fuga insieme. Nonostante l’insistenza di Emma, però, rivaluta la sua posizione e si ritira prima della partenza. Questa è l’ennesima fonte di insoddisfazione per Emma, quella che la porterà direttamente al suicidio.

 

Il libro

Madame Bovary è chiaramente un libro che contiene una forte critica nei confronti della società francese: l’autore, come detto in precedenza, sfrutta ogni personaggio per veicolare un “modello”.

Lo stile dell’autore è certamente l’elemento che colpisce di più durante tutta la lettura: elegante, fluido, impeccabile. Il ritmo è medio, talvolta lento a causa delle lunghe descrizioni in cui si cimenta Flaubert (che, però, non risultano mai noiose o eccessive).

Ciò che, a mio parere, rende ostico il libro è proprio ciò che i personaggi trasmettono: Emma è odiosa, si rende insopportabile a causa della sue perenne insoddisfazione e indecisione.

Detto ciò, è un classico senza tempo, uno di quei libri da leggere assolutamente per soddisfazione e crescita personale, soprattutto per lo stile dell’autore che è veramente da ammirare.

In conclusione

Consiglio questo libro, come detto poco fa, perché fa parte dell’insieme di libri da leggere per conoscenza della letteratura (nonché della storia e della società). Inoltre, Emma spinge a riflettere su quanto effettivamente sia cambiata la società negli ultimi 300 anni.

Recensione – Vivere!

Vivere! Book Cover Vivere!
Universale Economica
Yu Hua
Narrativa contemporanea
Feltrinelli
2012
Cartaceo, Copertina flessibile
191

Sono trascorsi ormai dieci anni da quando il narratore si è recato nelle campagne a raccogliere ballate popolari e ha avuto modo di conoscere diverse persone, fra cui un anziano contadino che arava la terra con il suo bufalo. Si chiamava Fugui ed era ben disposto ad aprire il suo cuore, a raccontare la propria storia e a spiegare come mai il bufalo aveva tanti nomi. Figlio di un ricco proprietario terriero, era considerato la pecora nera della famiglia Xu perchè in una notte giocando d'azzardo aveva perduto tutto il patrimonio familiare. Da quel momento inizia la rovina della sua casa e Fugui deve intraprendere una nuova vita, fatta di fatica nei campi, miseria e umiliazioni, per risollevarsi. Ma nell'affrontare il duro destino potrà sempre trarre la forza necessaria dall'affezionata moglie Jiazhen, dalla brava figlia Fengxia, dal piccolo Youqing... E passando attraverso la povertà, la fame, la fatica, la guerra, la carestia e la serie di lutti dei suoi cari giungerà a capire l'essenza delle cose e l'autenticità degli affetti, approdando a una superiore consapevolezza, ironica e pietosa assieme, della gioia di vivere, nonostante tutto.

Recensione Vivere!

La storia

Vivere! è un libro che parla, come si può immaginare, di vite: quella del narratore, prima di tutto, e poi della sua famiglia, dei suoi conoscenti e delle persone che incontra e che lasciano in lui un segno.

Inizia il racconto dalla gioventù: un ragazzo sfacciato e noncurante del futuro e delle aspettative che la famiglia ha in lui; un ragazzo che pensa solo a divertirsi e a spendere, al gioco d’azzardo e alle prostitute, fino a sperperare l’intero patrimonio della famiglia. Poi, ha la fortuna di trovare una  moglie devota a cui però, non porta rispetto: la tradisce, la umilia. Questa fase un po’ alla volta passa, lui si ritrova ad essere padre di due figli (la primogenita nasce cieca): solo allora capisce di doversi dare da fare per mantenerli e aiutare la moglie che, nonostante tutto, ha sempre fatto il possibile per mandare avanti la famiglia.

Comunque, quando si cade così in basso, non ha senso preoccuparsi tanto, per me vale quell’antico detto: la povertà soffoca ogni ambizione.

La figlia cresce, con tutte le difficoltà dovute alla sua cecità. Trova un brav’uomo e si sposa. La famiglia intera passa un periodo felice, fino all’arrivo del primo nipotino del narratore.

La felicità, però, è compromessa da nuovi eventi spiacevoli: la moglie si ammala e, poco alla volta, il narratore rimane nuovamente solo come all’inizio della storia ma con alcune differenze: un nipotino da crescere e diversi anni sulle spalle.

Durante tutto questo percorso c’è un personaggio che viene menzionato spesso perché ha avuto un ruolo importante nella vita e nell’evoluzione del narratore: un anziano incontrato per caso tra i campi di riso durante uno dei suoi viaggi senza meta. Lui e la sua esperienza sono la chiave di tutto.

Saper vivere vuol dire non dimenticare mai queste quattro regole: non dire mai parole sbagliate, non dormire nel letto sbagliato, non varcare la soglia sbagliata e non infilare la mano nella tasca sbagliata.

Il libro

Vivere! è un libro molto triste ma che tenta in tutti i modi di trasmettere un messaggio positivo: trovare il bello nonostante tutto.

Ed è proprio quello che cerca di fare il protagonista, dopo una gioventù sprecata e un’età adulta segnata dai lutti, non gli resta che dedicarsi con tutto sé stesso a ciò che gli è rimasto.

Si tratta di un libro breve ma ben scritto. Lo stile dell’autore è semplice, così come il lessico. L’ambientazione è formata dal paese d’origine del narratore e la città vicina, dove si trasferirà la figlia. L’atmosfera è molto particolare, sembra quasi “familiare”. Tutto viene descritto in modo da dare al lettore la sensazione di “vedere” ciò che viene narrato.

Un aspetto molto interessante è notare le differenze dovute alla cultura diversa: per esempio su ciò che è importante per la famiglia, sulle apparenze, il comportamento nei confronti della moglie, ecc. E, in tutto ciò, notare il pensiero dei protagonisti: spesso giudichiamo in base a ciò che siamo abituati a vedere o a ciò che ci è stato insegnato ma in altre culture è tutto completamente diverso.

 

In conclusione

Vivere! è un libro che, nonostante sia pieno di momenti tristi, lascia un bel ricordo.

Lo consiglio a tutti gli amanti della cultura orientale, ovviamente, ma anche a chi fosse interessato ad una lettura “diversa”.

 

 

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Recensione – Perduti nei quartieri spagnoli

Perduti nei quartieri spagnoli Book Cover Perduti nei quartieri spagnoli
Scrittori
Heddi Goodrich
Romanzo
Giunti
2019
Cartaceo, copertina rigida
468

Una ragazza americana a Napoli, ma non una delle tante. Heddi, studentessa di glottologia all'Istituto Universitario Orientale, non è venuta per un rapido giro nel folclore, ma per un'immersione che la porta ad avere della città, della lingua, del dialetto una conoscenza profonda, impressionante, che nasce dall'empatia, da un bisogno di radicamento e dall'entusiasmo della giovinezza. Con una colorata tribù di studenti fuorisede e fuoricorso Heddi vive ai Quartieri Spagnoli, dove la vita nelle case antiche costa poco, si abita su piani pericolanti che sembrano calpestarsi l'un l'altro, in fuga dalla folla e dai vicoli inestricabili, costruzioni affastellate che sbucano aprendosi sul cielo e sul vulcano, in balconi e terrazzi dove è bello affacciarsi a rabbrividire, fumare e discutere. Questo romanzo, scritto in italiano letterario, tanto più sorprendente considerando che l'autrice è di madrelingua inglese, è una doppia storia d'amore: per una città e per un giovane uomo. Pietro è studente di geologia, figlio di una famiglia contadina della provincia di Avellino, gente avvinta alla terra da un legame ostinato, arcaico. A Napoli, benché il suo paese sia distante solo cento chilometri, Pietro è straniero tanto quanto Heddi. Il coinvolgimento sentimentale non vela però lo sguardo della narratrice, che considera con sguardo affettuoso ma lucido la personalità di Pietro, al tempo stesso sognatore e velleitario, diviso tra l'emancipazione rappresentata dall'amore per una ragazza così lontana dal suo mondo e il richiamo agli obblighi ancestrali della terra. Anche il ritratto della madre di lui, apparentemente fragile e depressa, in realtà custode feroce dell'ordine familiare, è di spietata esattezza. L'amore che intride queste pagine è quindi istintivo e intellettuale, complicato e semplice. È amore per le parole che compongono una vera e propria lingua del cuore, accarezzata, piegata e scolpita con una sensibilità sempre vigile. È il romanzo di quando la vita è una continua scoperta, esplorazione dell'identità altrui e ricerca della propria, di quando la scrittura incarna un atteggiamento verso il mondo pronto ad aprirsi a ogni esperienza, a godere ogni gioia, a esporsi a ogni ferita.

Recensione – Perduti nei quartieri spagnoli

Il libro

Perduti nei quartieri spagnoli è un libro che parla d’amore: amore nei confronti non solo di una persona ma, soprattutto, di un luogo.

Heddi è una ragazza americana che si trasferisce a Napoli per frequentare l’università e qui, poco alla volta, impara a conoscere e ad amare la città e i suoi abitanti.
Non si tratta semplicemente di visitare Napoli ma bensì di entrare a farne parte, trascorrendo una parte della propria vita in mezzo alle persone, alle usanze e alle tradizioni di questa città.

Ma non è finita qui: il percorso intrapreso da Heddi è un viaggio nella conoscenza di Napoli ma, nello specifico, dei quartieri spagnoli che hanno catturato la sua attenzione e il suo cuore.

Un mondo fatto di colore, suoni e profumi, di nuovi incontri e amicizie.

Heddi deve affrontare scelte difficili e periodi di transizione e cambiamento. In realtà l’intero libro si può riassumere in due concetti: Amore e Cambiamento. Si parla di amore in senso universale: amore per un luogo, per la propria terra e per il luogo che ti ospita, amore per la vita e le sue sorprese, ma – ovviamente – anche amore per una persona che ti stravolge la vita inaspettatamente. E si parla di cambiamento radicale: il genere di cambiamento che ti porta da una parte all’altra del mondo, che ti costringe a cambiare mentalmente e fisicamente.

In questo modo Heddi parla di paura di cambiare: quella che spaventa tutti, quella che fa passare ore sullo stesso pensiero e sulla stessa decisione, quella che, alla fine, ti porta a scegliere una strada piuttosto che un’altra.

Il libro è scritto in modo impeccabile: il lessico scelto è quasi confidenziale ma molto curato e non risulta pesante o troppo ricercato. La lettura risulta scorrevole, con un ritmo medio – dovuto, a mio parere, al lasso di tempo a cui fa riferimento il racconto e alla quantità di emozioni e riflessioni descritte dalla protagonista.

L’ambientazione è ovviamente la città di Napoli, tra le strette vie dei quartieri spagnoli: le descrizioni permettono di visualizzare la città nel minimo dettaglio e immergersi tra colori e profumi tipici. L’atmosfera che si percepisce è solare e trasmette un senso di spensieratezza e felicità ma, tuttavia, varia al variare dello stato d’animo della protagonista.

 

In conclusione

Consiglio questo libro perché è una lettura molto piacevole, che lascia un bel ricordo e un messaggio positivo: mai lasciarsi abbattere dalla paura del cambiamento.

Lo consiglio anche per il modo in cui è scritto e per l’edizione estremamente curata: un libro d’esordio destinato ad un grande successo!

 

Qualche informazione in più:

Perduti nei quartieri spagnoli: un romanzo di scoperta continua, di esplorazione dell’identità altrui e di ricerca della propria

“Non ti preoccupare, domani rivedrai il sole di Napoli, il più bello di tutti i soli, privo di filtri e carico di speranze. Perché il sole, come il napoletano, si rialza sempre.”

  • Questo esordio, presentato da Giunti contemporaneamente in tutto il mondo (l’autrice si è autotradotta anche in inglese), ha tutti gli ingredienti per diventare un vero e proprio caso internazionale.
  • La storia d’amore tra Heddi e Pietro, due giovani provenienti da due mondi troppo distanti perché il loro sentimento possa superare tutte le ostilità sollevate dalla famiglia di lui, tutte le differenze culturali, e realizzarsi compiutamente, sorprenderà il lettore italiano mettendolo nel ruolo non di chi osserva ma di chi viene osservato, e affascinerà il lettore straniero con la carica di esotismo vibrante, acuto, appassionato, che si sprigiona dalle pagine di Perduti nei quartieri spagnoli

L’autrice

Heddi Goodrich, è nata a Washington nel 1971. Arriva per la prima volta a Napoli nel 1987 per uno scambio culturale e, tranne brevi periodi di ritorno negli Stati Uniti, vi soggiorna fino al 1998. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Universitario Orientale. Insegnante, tiene un blog bilingue su traduzioni, letteratura e curiosità dell’italiano e dell’inglese (Il buono, il brutto e l’ulivo). Vive a Auckland, Nuova Zelanda, con il marito e due figli. Perduti nei quartieri spagnoli è il suo primo romanzo.

 

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Ringrazio Giunti Editore per avermi dato la possibilità di leggere questo libro a pochi giorni dalla sua pubblicazione; vi lascio il link per l’acquisto: Giunti

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Recensione | Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati Book Cover Siamo solo piatti spaiati
Alessandro Curti
Narrativa contemporanea
C'era Una Volta (C1V)
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
250

Davide conduce una normale adolescenza come tanti suoi coetanei: frequenta il liceo, si diverte con gli amici e discute con i genitori fino a quando un evento non calcolato stravolgerà la sua vita e lo condurrà in un mondo a lui sconosciuto. Qui incontrerà ragazzi molto diversi da lui e adulti di cui non si fida. Tranne Andrea, per il quale nutre una sorta di amore-odio perché risveglia in lui riflessioni e pensieri che mai si sarebbe aspettato. E che spesso lo infastidiscono. Il viaggio che effettuerà lo cambierà in modo indelebile, restituendolo al suo vecchio mondo inevitabilmente cambiato. E nulla sarà più come prima.

Recensione Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati è un libro che tratta temi delicati come l’adolescenza, i problemi legati a questa età, le buone o cattive scelte, e l’importanza di trovare aiuto in una persona di riferimento.

Lo fa attraverso la storia dei due protagonisti: un ragazzo che viene inserito in una comunità e l’educatore che maggiormente si dedica a lui.

Siamo solo piatti spaiati è quindi un romanzo di formazione, che racconta di esperienze positive e negative, di cambiamenti interiori e crescita personale.

Detto ciò, passiamo all’analisi vera e propria.

Il libro

Preparare un viaggio non significa soltanto preparare le valigie, scegliere i vestiti, non dimenticare gli oggetti personali. Bisogna abituarsi al cambiamento, aprirsi al  nuovo orizzonte, ricordare tutte le esperienze precedenti per rinnovarle nel nuovo viaggio.

Si tratta di un libro piuttosto breve, dal ritmo di lettura medio. L’ambientazione e l’atmosfera sono abbastanza neutre: la storia potrebbe essere ambientata in una qualsiasi cittadina con un istituto e un gruppo di ragazzi.

L’atmosfera non incide particolarmente sul racconto e non è percettibile in modo netto, come avviene in altri romanzi.

Lo stile dell’autore è molto semplice, il lessico giovanile e quasi confidenziale.

La trama è anch’essa semplice e si sviluppa intorno alla storia del protagonista che, a causa di un evento, si ritrova a dover passare un periodo della sua vita in comunità: qui conosce un educatore che lo aiuta in modo determinante per il suo futuro ed un compagno che risveglia in lui riflessioni e pensieri accantonati.

In conclusione

Credo che l’autore e il genere siano potenzialmente validi, soprattutto per un pubblico giovane e che possa rispecchiarsi nei personaggi e nelle storie che vengono raccontate.

Tuttavia, mi sento di fare un piccolo appunto sulla qualità generale del libro: per prima cosa il testo può essere migliorato per dare più risalto al messaggio. Inoltre credo che l’aspetto del libro sia totalmente sbagliato: la copertina è davvero mal fatta: i piatti sono scontornati malamente e incollati senta un senso, il titolo e il nome dell’autore stanno malissimo sia tra loro e sia sullo sfondo su cui sono stati messi. In generale, credo che questo penalizzi tantissimo il libro perché, immaginando di trovarlo su uno scaffale, non si capirebbe nemmeno il genere dalla copertina. Poi, è vero che l’apparenza non determina la “sostanza” ma, a mio parere, può influire negativamente sull’impressione dei potenziali lettori.

Detto ciò, consiglio comunque questo libro a chi cerca una lettura leggera con temi non troppo scontati e un bel messaggio.

Ringrazio Il taccuino – ufficio stampa per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e parlarvene.

Buona lettura!

Le altre recensioni alla pagina INDICE

Recensione – L’isola bianca

L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W Book Cover L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W
Gabriele Valenza
Fantascienza, Avventura, Post-apocalittico
2016
ebook
166

Per colpa di una sanguinosa guerra nucleare il mondo fu ridotto a brandelli e la vita si estinse in quasi tutte le sue forme. Le radiazioni tennero in scacco gli uomini e le donne che sopravvissero, costringendoli a vivere come prigionieri all’interno di rifugi antiatomici. Molti anni dopo quegli eventi, in un mondo ormai privo di risorse, l’unico modo per sopravvivere è: uccidere prima di essere uccisi. Gira voce, però, che ci sia un luogo non contaminato dalle radiazioni, un luogo ancora intatto e pieno di vita: l’isola bianca. Duncan Glisworth racconta di come la sua ricerca dell’isola bianca lo porterà a dover prendere la decisione più difficile della sua vita.

Recensione  – L’isola bianca: 33°22’04.0″N, 112°16’10.0″W

Adesso che la civiltà è stata spazzata via, c’è qualcosa di sottile che ha penetrato il mio cuore. La portata del mio libero arbitrio è aumentata, sono giudice delle vite altrui e il mio fucile è il martello attraverso cui emetto il verdetto. 

Il libro

L’isola bianca è un romanzo post-apocalittico, crudo e diretto. Lo si intuisce già dall’incipit.

L’ambientazione e l’atmosfera sono ricreate alla perfezione: devastazione e desolazione occupano il mondo intero. Questo è percepibile sia attraverso le descrizioni e sia attraverso le azioni e i pensieri dei protagonisti. I personaggi sono pochi e vengono descritti sotto il punto di vista fisico ma soprattutto sotto quello psicologico: la solitudine, la fame e la disperazione portano alla pazzia e all’irrazionalità.

In questo modo viene descritta non solo la storia dei protagonisti ma la natura del genere umano: quella di prevaricare sugli altri, di salvarsi ad ogni costo.

Il ritmo di lettura è piuttosto frenetico: nonostante le descrizioni e i momenti “di tranquillità”, le vicende si susseguono con un ritmo tale che è difficile annoiarsi e considerare il romanzo “lento”, anzi! A creare ancora più curiosità e desiderio di proseguire la lettura è il susseguirsi di più protagonisti, che di volta in volta portano avanti la storia. Con il passaggio da un protagonista ad un altro, si ha anche un salto temporale e una descrizione dei luoghi, che permettono di comprendere come si sia trasformato il mondo nel lasso di tempo in questione.

Lo stile dell’autore è semplice ma estremamente curato. Il lessico scelto è perfetto per il tipo di narrazione, come se il lettore stesse leggendo un diario o ascoltando un racconto. Spesso si trovano dei momenti di ironia (o autoironia, dei protagonisti), dal sapore amaro, tipico della situazione in cui si trovano.

Dall’inizio alla fine, il lettore segue il percorso dei protagonisti (sia fisico che mentale) che parte dal disorientamento, passa per lo sconforto e successivamente arriva alla disperazione. Solo dopo aver affrontato ogni genere di emozione devastante e aver superato scelte e atti altrettanto devastanti, ecco che ricompare la speranza: L’isola Bianca. L’unico posto al mondo che non sia stato distrutto dai bombardamenti nucleari.

Il protagonista inizia quindi il suo ultimo viaggio, verso la speranza, verso l’isola bianca. Ma, ovviamente, non si tratterà di un viaggio semplice, tutt’altro!

In conclusione:

Consiglio questo libro per la cura con cui è stato scritto, prima di tutto. Lo consiglio ovviamente anche per la trama e per il ritmo di lettura, che formano una combinazione vincente. Vi avverto: non è un libro semplice da metabolizzare, è piuttosto crudo (per le scene descritte) e “duro” (per gli argomenti trattati, soprattutto i risvolti psicologici degli eventi sulla mente umana). In ogni caso, ne vale la pena. Buona lettura!

Grazie a @anubisgabriele per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro! Vi lascio il link per il download su Amazon: qui.

Per tutte le altre recensioni vi rimando alla pagina Indice

Recensione Silenzio

Silenzio Book Cover Silenzio
Narratori Corbaccio
Shusaku Endo
Narrativa contemporanea, Romanzo storico
Corabaccio
2017
Cartaceo, copertina rigida
211

Nagasaki, 1633: l'indomito padre gesuita Cristovao Ferreira, che da anni si batte in Giappone per diffondere il cristianesimo, ha rinnegato la vera fede ed è diventato un apostata: questa è la notizia sconvolgente che giunge a Roma. La Compagnia del Gesù decide allora di inviare in Oriente due giovani fratelli, Sebastian Rodrigues e Francisco Garrpe per compiere un'indagine all'interno della chiesa locale. I due gesuiti però, partiti pieni di ideali e di entusiasmo, si scontrano ben presto con la dura realtà del Giappone dei Tokugawa e delle persecuzioni. I sospetti cristiani vengono costretti dalle autorità giapponesi a calpestare immagini sacre: chi si rifiuta viene torturato e ucciso, mentre chi accetta viene deriso e costretto a vivere ai margini della società, rifiutato tanto dalla comunità cristiana quanto dai giapponesi. La vita in Giappone si fa sempre più difficile per Rodrigues che ora vive in prima persona le persecuzioni e che finisce, evangelicamente, per essere tradito dall'amico Kichijiro, il suo "Giuda", mentre implora Dio di rompere il suo "silenzio".

Recensione | Silenzio

Perché ho fatto una cosa simile? Perché? Perché?
Nei boschi una cicala friniva roca. Dunque intorno c’era silenzio.

La storia

Silenzio è un romanzo storico delicato e affascinante, nonostante i temi trattati e le scene rappresentate non siano altrettanto delicate. Narra la storia del Giappone, nel 1600, periodo in cui il cristianesimo era in forte espansione e i missionari cristiani avevano come obiettivo primario quello di trasmettere il proprio credo, a qualsiasi costo.

In questo modo si trovano di fronte a diverse reazioni nei vari paesi in cui si avventurano: approvazione e accoglienza oppure disapprovazione e reazioni violente. In Giappone, in particolare, ha in un primo momento accolto il cristianesimo e, successivamente, lo ha rifiutato in quanto – secondo l’imperatore e parte del popolo – non era una dottrina adatta alla mentalità e alla società giapponese dell’epoca.

Di conseguenza, due mentalità fortemente radicate e perseveranti si trovano a scontrarsi: è guerra. Le catture e le torture dilagano. I missionari cristiani vengono costretti ad abiurare il proprio credo e, in caso contrario, costretti a subire torture disumane. In questa situazione si trova anche uno dei più famosi e affermati missionari dell’epoca – padre Cristovao Ferreira – che, dopo svariate torture rinnega la propria fede e genera il caos fino a Roma.

Due giovani fratelli vengono dunque inviati a portare avanti la missione di padre Ferreira in una terra ormai ostile e contraria all’insediamento del cristianesimo. I due fratelli, dopo un lungo viaggio, saranno loro stessi oggetto di tortura: metteranno in dubbio il proprio credo al di là delle torture subite, si troveranno a pregare il proprio Dio di rompere il silenzio e aiutarli a portare a termine la missione.

Il libro

Come in ogni storia sulla religione, si nota come alcuni credenti siano realmente disposti a tutto e professino la propria fede “nel bene” e come altri lo facciano solo per necessità o guadagno. Allo stesso modo, si può riflettere sulle scelte dell’imperatore: atti osceni, senza dubbio, ma d’altra parte i missionari stavano tentando di imporre qualcosa di estremamente diverso e sconosciuto nella sua terra. Chi ha ragione e chi ha torto? è difficile a dirsi; una cosa è certa: le torture e gli atti di violenza sono sbagliati da entrambe le parti, come sempre, soprattutto se per scopi religiosi.

In ogni caso, si tratta di un romanzo scritto in modo esemplare, l’atmosfera è quasi percettibile e l’ambientazione è resa alla perfezione. I personaggi principali sono descritti soprattutto sotto l’aspetto psicologico, soprattutto attraverso il loro pensiero e i loro scritti.

Silenzio è un libro che si legge con piacere, ha un ritmo medio e uno stile di narrazione molto delicato e raffinato, nonostante i temi trattati, come detto in precedenza. Consente di apprendere molto sulla società giapponese dell’epoca e, ovviamente, anche sulle missioni di diffusione del cristianesimo in Oriente.

Fondamentalmente è un libro sul Cristianesimo: attraverso le parole dei protagonisti si capisce come questo testo sia in difesa della religione cristiana e dei suoi rappresentanti. L’autore stesso è giapponese, di famiglia cristiana.

Silenzio è stato definito da Papa Francesco “un’esemplare storia di cristianesimo” e da molti un eccellente romanzo storico; è stato anche trasposto in versione cinematografica, a cura di Martin Scorsese.

Padre, noi non stiamo discutendo se la sua dottrina sia giusta o sbagliata. Il motivo per cui abbiamo bandito il cristianesimo dal Giappone è che, dopo profonda e seria considerazione, troviamo che questo insegnamento non abbia alcun valore per il Giappone di oggi.

In conclusione

Consiglio questo libro sopratutto per lo stile dell’autore; lo consiglio anche in quanto ottima rappresentazione di uno spaccato di storia del cristianesimo e del Giappone, molto interessante e dettagliato.

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