The Drunk Fury – La nascita della fratellanza

The drunk fury. La nascita della fratellanza Book Cover The drunk fury. La nascita della fratellanza
Paolo Andrico, Paolo Maria Corbetta
Fiction, Storico, Epistolare
bookabook
2019
Copertina flessibile
261

Mar dei Caraibi, 1702. Isabel de la Guardia, figlia del viceré del Perù, inorridita dai soprusi inflitti dagli spagnoli agli indigeni e infiammata dagli ideali dei ribelli, rinnega sangue e patria e progetta un'insurrezione. Le rivoluzioni però costano e per armare i rivoltosi la principessa ha un piano: recuperare il tesoro maledetto dell'Huascarán. Recluta così una ciurma di pirati, nativi, utopisti e balenieri e fonda la fratellanza della Drunk Fury. Anni dopo, nel 1718, toccherà a due reduci della spedizione raccontare gli eventi: Jack Tyler, pirata e baleniere, e Paul Dragon, rivoluzionario corso. Ma il passato è meno lontano e più minaccioso di quanto si possa pensare. Tra sospetti, imboscate, colpi di spada, barili di rum, vecchi nemici e nuovi amici, Jack e Paul dovranno sopravvivere ai propri demoni e lottare per un'ultima, insperata, possibilità di redenzione.

La mia interpretazione del personaggio di Chepi


The Drunk Fury – La nascita della fratellanza è il primo volume di una saga fiction-storica, ambientata nella prima metà del ‘700 attraverso il Mar dei Caraibi.

The Drunk Fury – La nascita della fratellanza

In questo romanzo ci sono tante cose analizzare e che vale la pena sottolineare.

Si tratta di un romanzo storico che ha come protagonisti personaggi inventati, ma che in qualche modo richiamano quelli realmente esistiti – quantomeno come simbolo di una categoria: pirati, nobili, nativi americani, e così via.

La nascita della fratellanza è il primo volume della saga e racconta, appunto, la prima parte di una storia che vede protagonisti Jack Tyler e Paul Dragon, due ex-pirati molto legati tra loro. I due protagonisti si sono ritirati da tempo quando decidono di raccontare le proprie gesta e fare chiarezza su quanto accaduto anni prima. In questo modo inizia la vera e propria storia della Drunk Fury: una nave, una leggenda, un simbolo.

Ambientato nel Mar dei Caraibi, a partire dal 1702 e nei due decenni successivi, ripercorre una parte della storia d’America e dei colonizzatori europei, attraverso le vite di una manciata di persone che simboleggiano, in qualche modo, i tratti caratterizzanti della società settecentesca, a partire dai pirati della peggior specie fino ai nobili più spietati e senza scrupoli.

The Drunk Fury – La nascita della fratellanza  unisce lettere e memorie, creando un ritmo di lettura piuttosto veloce e incalzante. Lo stile invece, giustamente, varia a seconda che sia Paul o Jack a scrivere. Benché ci siano alcuni tratti comuni, sono comunque distinguibili come “due penne diverse”.

Oltre la trama

Attraverso le lettere che Paul e Jack si scambiano, si ricostruisce a ritroso parte della trama che lega l’intera saga – fino ad arrivare alla Nascita della fratellanza.

Oltre ai due protagonisti citati poco fa, ci sono Marie Anne e Chepi, due donne a cui Paul e Jack si legano durante la loro straordinaria avventura. Due pirati, una nobildonna che rinnega le sue origini per qualcosa di più nobile, una nativa americana: tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Cercano la libertà.

In questo senso il testo è molto rivoluzionario e idealista: la Drunk Fury viene infatti costituita per opporsi ad una sorta di imposizione dell’impero sul mare, sottratto ai suoi precedenti occupatori. Ognuno dei fondatori ha un motivo diverso e ugualmente valido per opporsi a questo regime.

Questa trama e questo sviluppo dei fatti sulla base di una qualche rivoluzione vengono spesso utilizzati nei romanzi… ma non in una storia di pirati! In questo il testo è molto originale.

Inoltre il ruolo del pirata viene rivalutato. Mai sentito parlare di Pirati Nobili? Strana associazione di parole, in effetti.

Ebbene, questi sono i pirati nobili: i protagonisti (non solo Paul e Jack)  tengono fede ai propri ideali dall’inizio alla fine, rischiando la vita per difendere il mare e il loro diritto di far parte di una realtà che sta per essere spazzata via. Volendo rendere universale il messaggio contenuto in questo libro, lo si può sintetizzare in questo modo: una lotta per la libertà e per mantenere ciò che c’è, in modo che non venga annientato dal “nuovo”.


In più.

Il libro contiene anche:

  • L’elenco dei personaggi con una breve descrizione
  • La biografia dei protagonisti
  • I ritratti dei personaggi principali

In conclusione:

Un bel libro: originale, con un bel messaggio, adatto a tutti i lettori. Consigliato!


RECENSIONI: INDICE

Radici d’inverno

Radici d'inverno Book Cover Radici d'inverno
Gloria
Venus Marion
Romanzo storico, Spin-off, Novella
Self-published
2020
Copertina flessibile
82

❄ IL MEDIOEVO COME LO AVETE GIA' LETTO... solo in GLORIA! ❄Di ritorno dall'avventura nella città di Damietta, Goliath Damian di Rochester si ritrova a dover fare i conti con un futuro nebbioso e un passato che credeva sepolto. Nella terra, vecchie radici faranno sbocciare nuovi fiori.❄ Dopo l'epilogo di GLORIA, una novella spin-off dedicata ad uno dei personaggi più controversi della contea di Nottingham.

Radici d’inverno è uno spin-off di Gloria, dedicato ad uno dei protagonisti – Goliath di Rochester.

Radici d’inverno

Ambientato dopo la trilogia di Gloria (raccolta in un volume unico, acquistabile su Amazon), questa novella fa chiarezza sulle radici di un personaggio controverso come quello di Goliath.
Goliath viene presentato in Gloria come promesso sposo di Cybele e, dopo svariati tentativi, ripensamenti, vittorie e sconfitte, si ritrova a dover ammettere di essersi realmente innamorato di Cybele ma di non poterla avere. Inoltre, Goliath svolge un ruolo importante nelle vicende politiche che coinvolgono Nottingham e non solo.

In questo scenario Goliath raccoglie pareri opposti tra i lettori: c’è chi lo ama e chi lo odia, ovviamente, per ciò che si legge dalla sua comparsa sulla scena.
Ciò che non si scopre, leggendo Gloria, è il passato di Goliath: del periodo precedente al suo arrivo a Nottingham, infatti, si ha modo di scoprire soltanto del suo cattivo rapporto col padre e con la sua famiglia in generale, si sa che la sua intenzione è quella di distinguersi dai familiari, nient’altro.

Ed ecco che Radici d’invero fa chiarezza su tutto ciò: Goliath è figlio di Sir William di Rocherster, ha cinque sorellastre e una madre che non ha mai conosciuto e ha sempre creduto morta.

Radici d’inverno si apre con il matrimonio di Goliath e Kelsey: un matrimonio voluto o no? Cosa prova veramente Kelsey? Servirà un matrimonio a rimettere insieme i pezzi in cui si è frantumato il povero Goliath dopo l’epilogo di Gloria? Queste sono le domande con cui si apre la novella.

Un marito. Un padre. Un figlio. Un amante. Niente. Non sono niente. Ma posso imparare. Insegnami, e sarò cera nelle tue mani […].

Ma non è finita qui: non dimentichiamo che, in Radici d’Inverno, Goliath deve scoprire quali siano le sue radici e se sia disposto ad “essere radice” a sua volta, per qualcun altro.

[…] Sarò radice. Lo sarò insieme a te. Radici intrecciate, solide; sepolte, ma vive. Vive anche in pieno inverno.

Oltre la trama

Tutto ciò che c’è da sapere sull’autrice, sullo stile e sul ritmo di narrazione, lo trovate nella recensione di Gloria. Quello che si può aggiungere – o meglio, ribadire – dopo aver letto queste ulteriori 80 pagine di approfondimento, è una nota sulla costruzione e caratterizzazione dei personaggi: un grandissimo lavoro!

Di nuovo, nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio psicologico e caratteriale è assolutamente studiato, voluto e reso alla perfezione. E, ovviamente, leggendo una novella interamente dedicata ad un personaggio, non si può fare altro che ammirare ulteriormente questa capacità.

Seconda lode per la scelta di ogni singola parola: una scrittura sempre più vivida e percepibile.

In conclusione

Leggete Gloria e poi leggete Radici d’inverno. E, mi raccomando, spargete la voce <3 (anche sulle copertine, se vi va :P)


Recensioni: INDICE

 

Latte e sangue

Latte e sangue Book Cover Latte e sangue
Carlo Silini
Romanzo storico
Gabriele Capelli Editore
2019
Copertina flessibile
480

"Un romanzo carico di tensione, una storia sensuale e violenta ambientata tra il Ceresio e il lago di Como." Secolo brumoso e sanguinario, il Seicento, nelle terre tra la il Ducato di Milano e i baliaggi svizzeri a sud delle Alpi. Maddalena de Buziis è l'ultima sopravvissuta di un'atroce vicenda di rapimenti, stupri ed uccisioni commessi da un oscuro personaggio dedito alle arti negromantiche fuggito da Vimercate verso le terre elvetiche: il Mago di Cantone. Vicenda narrata nel precedente romanzo, "Il ladro di ragazze". Maddalena vive in un villaggio discosto della Brianza e si occupa dei nonni acquisiti. Li cura con "erbe e sguardi" perché conosce i segreti delle piante. Inquieta, cerca amore e, soprattutto, la verità su se stessa. Mentre cerca di riprendersi dalla sconvolgente disavventura vissuta nelle terre svizzere, qualcuno si mette sulle sue tracce per scovarla a tutti i costi. È un sicario della più feroce banda criminale del confine italo-svizzero. Il mandante è un enigmatico religioso, l'Uomo dei Trii Böcc, che elabora trame inquietanti in uno spartano riparo sul Monte Generoso.

PremessaLatte e sangue è il secondo volume della saga di Carlo Silini (non ho letto il primo volume perché non conoscevo la saga e questo libro mi è stato inviato da Il Taccuino – Ufficio Stampa).

Latte e sangue

Ambientato nel ‘600, Latte e sangue racconta la seconda parte della storia di Maddalena de Buziis, scampata (nel primo libro) ad una serie di stupri e uccisioni ad opera del Mago di Cantone. Il Mago è un uomo estremamente crudele e sanguinario che ha massacrato, violentato e ucciso diverse ragazzine nell’attuale territorio lombardo e svizzero.

Da un paio d’anni si era trasferita da loro in una cascina a mezz’ora di cammino dal paese, in una zona isolata al limitare del bosco, dove poteva raccogliere gli ingredienti per le proprie medicine, lontano dal cicaleggio e dai sospetti dei comuni cristiani che poi, però, venivano a cercarla quando il corpo doleva e la imploravano di dar fondo alle sue arti – non importa se stregonesche o no.

Una volta lasciatasi alle spalle la terribile vicenda, Maddalena si stabilisce in un villaggio della Brianza e vive con i “nonni acquisiti”, fino a quando l’incubo del passato non torna a cercarla. A questo punto Maddalena lascia i nonni e si mette in viaggio tra desiderio di fuggire e di scoprire la verità.

Non era nel bosco. Lei era bosco.

Maddalena presto viene accusata di stregoneria: è una donna sola, una donna che ha visto e sentito cose che potrebbero compromettere noti personaggi della Chiesa e non solo.

Era una strega buona, capace di creare magie dal nulla, da tutto quello che gli altri consideravano niente.

L’intera trama si snoda tra incontri, fughe, intrighi e nascondigli di fortuna. Maddalena incontra alcune persone che la aiutano e tante di più che la temono che vorrebbero vederla bruciare su un rogo. Tuttavia, riesce in qualche modo a salvarsi fino al momento della resa dei conti – momento in cui anche il titolo del romanzo assume il suo pieno significato.

Oltre la trama

Latte e sangue è un romanzo storico molto curato e accurato: le donne dell’epoca erano palesemente considerate inferiori o maligne e, nel migliore dei casi, erano semplicemente subordinate ad un uomo e soggette al suo volere indiscusso. Spesso venivano accusate di stregoneria. I motivi più assimilabili ad una vera causa erano quelli religiosi, ma molto più spesso venivano accusate per coprire o mascherare eventi atroci e intrighi di uomini di potere o noti e “rispettabili”.

Questo è il caso di Maddalena, una strega buona. Una donna dalle molte conoscenze riguardo erbe e cure naturali: questa era la stregoneria, un sapere che faceva paura.

Gli antagonisti sono principalmente due: l’aguzzino (con i vari scagnozzi che manda a svolgere il lavoro sporco) e la Chiesa, ovviamente solo nella sua parte sporca e corrotta, non “tutta la Chiesa”.

Ci sono poi personaggi secondari che entrano ed escono dalla trama e dalla vita di Maddalena: Giacomo e la Rina, Giacinta – una ragazza che viene scambiata per la protagonista, Don Tommaso e i vari ecclesiastici che in un modo o nell’altro prendono parte alla vicenda e così via.

Ogni personaggio è caratterizzato nel minimo dettaglio: viene descritto maggiormente dal punto di vista psicologico e ideologico, solo marginalmente dal punto di vista fisico. Questo aiuta molto ad avere un’idea complessiva della società e della mentalità seicentesca, secondo i punti di vista più rilevanti e diffusi per l’epoca.

L’atmosfera e l’ambientazione sono perfettamente unite tra loro: ciò che si percepisce è un ambiente cupo e oppressivo, fatto di bugie e intrighi, di sospetti e accuse, di paura. Un mondo in cui una donna sola e capace non può fare altro che essere condannata come strega, dopo essere stata devastata in tutti gli altri modi possibili. Un mondo in cui un uomo (di Chiesa o no) può uccidere e violentare ma una donna non può aver perso la verginità, nemmeno in caso di stupro, perché equivarrebbe ad un’ammissione di aver ceduto a Satana.

Il ritmo di lettura è medio: si tratta di un romanzo storico che racconta di zone raramente citate in letteratura e che approfondisce ogni aspetto della società e dei personaggi in modo da rendere la narrazione percettibile, perciò non può avere un ritmo veloce ed è giusto che sia così.

Sullo stile si può dire solo una cosa: impeccabile. Moderno ma “adattato” all’epoca e ai fatti di cui il romanzo tratta. Lessico curato e ricercato e, anzi, a questo punto merita soffermarsi su alcune curiosità.

  • “La Rina”: ogni nome, o quasi, è preceduto da un articolo. Perché così vuole la tradizione, soprattutto al Nord Italia, soprattutto nelle zone in cui è ambientato il romanzo!
  • la Besta, il Sacco, Caligola: un soprannome per ogni personaggio, o quasi. Perché, anche in questo caso, così vuole la tradizione, soprattutto al Nord Italia, soprattutto nelle zone in cui è ambientato il romanzo. Un’abitudine molto in voga soprattutto nei paesi e nei villaggi e che, ahimè, si sta perdendo.

In conclusione:

Consiglio questo libro a tutti gli amanti del romanzo storico o del periodo in cui è ambientato il racconto. Ma soprattutto consiglio Latte e sangue perché non “forza” i personaggi: le streghe sono quello che sono, la Chiesa è quello che è, la società lo stesso. Nessun eccesso, nessun evento “magico”, nessun tentativo di distorcere la Storia o le figure che l’hanno scritta.

Infine, lo consiglio perché è un romanzo “del popolo paesano” e credo che sia molto più verosimile ed espressivo rispetto a molti romanzi che narrano di Dame e Signori. Buona lettura e grazie a Il Taccuino per avermi fatto scoprire questo romanzo!

Ah, ricordate:

L’importante è ballare […]. La musica la suona la vita, non la decidi tu. Tu puoi solo avanzare a passo di danza verso l’ignoto. Con leggerezza, con attenzione, con precione.


Recensioni: INDICE

Un saggio a tema che vi consiglio: I ROGHI DELLE STREGHE

Gloria

Gloria Book Cover Gloria
Venus Marion
Romanzo storico
Self-published
24 novembre 2019
Copertina flessibile
619

⤜IL MEDIOEVO COME NON LO AVETE MAI LETTO⤞

Un matrimonio combinato…Una contea in pericolo…Un gioco di bugie…Un richiamo di gloria.⤜SINOSSI⤞Nell’anno di Nostro Signore 1214, a seguito della morte della madre, Cybele si ritrova nella contea di Nottingham, sotto la custodia dell’unico parente in vita rimastole: il vice sceriffo suo zio Guy di Gisborne. Messa alle strette dalla prospettiva di un matrimonio combinato, pur di evitare il letto di uno sconosciuto stringe una deprecabile alleanza con i fuorilegge della foresta di Barnsdale, capitanati da Adam di Locksley, figlio del famigerato e ormai defunto Robin Hood. Nascondendosi dietro un muro di bugie, Cybele inizia a muoversi all’interno di due mondi, quello di facciata al cospetto dello sceriffo e dello zio, e quello reale dei fuorilegge e degli abitanti della contea. Ma con l’arrivo di Sir Goliath di Rochester, suo promesso sposo, tenere il piede in due staffe si rivela più complicato del previsto. E forse dietro un classico matrimonio combinato si nasconde più dell’intento di Gisborne di trovare l’uomo ideale per sua nipote…

⤜QUELLO CHE LA SINOSSI NON DICE⤞
1) Adam di Locksley è un idiota;
2) Goliath di Rochester è più figo del previsto;
3) le spade pesano davvero troppo;
4) se non puoi essere te stessa fingi; a meno che tu non sia una Gisborne… allora fingi come una Gisborne.

⚠ ATTENZIONE: alto rischio di contenuti estremamente estrogeni - non adatto a giovani lettori.

Cover Art by © Alice Sogno

Gloria è la terza pubblicazione di Venus Marion, della quale ho recensito La settima imperatrice – Lo scettro un paio d’anni fa.

Devo fare una premessa, prima di iniziare con la recensione vera e propria: mi sono affezionata molto a questo libro, avendo avuto modo di leggerne una bozza precedente rispetto alla versione definitiva e avendone illustrato la copertina. Perciò, inevitabilmente, ci saranno alcune opinioni personali all’interno di questa recensione…

Gloria

Gloria è un romanzo storico anacronistico, ambientato nel Medioevo, in quel di Barnsdale. Perché anacronistico? Per due motivi: alcuni elementi inseriti nel romanzo (come il castello, per esempio) sono precedenti o antecedenti rispetto agli anni che compongono la trama; inoltre lo stile narrativo è moderno, così come il lessico utilizzato per i dialoghi e così via.

Analizzando questo libro in modo oggettivo, si nota come lo stile dell’autrice sia cambiato rispetto agli scritti precedenti: benché già ne La settima imperatrice fosse molto curato, in Gloria la cura è stata ancora maggiore. Ogni  parola è scelta con attenzione per trasmettere un’emozione ben precisa.

Emozione… questo è il pezzo forte di Gloria.
Questo romanzo contiene una quantità indefinibile di emozioni che vengono letteralmente scaraventate sul lettore. Attraverso le avventure dei protagonisti si passa dalla gioia incontenibile al dolore più forte, dalla rabbia all’orgoglio, dall’amore all’odio.

La trama è complessa ma ben strutturata, tant’è che il lettore si trova immerso negli intrighi dei protagonisti, tra bugie e inganni, per poi arrivare all’epilogo senza nemmeno accorgersene.

L’epilogo, per quanto doloroso *Venus I’ll find you*, è necessario e dà un significato molto profondo all’intero libro. Non è facile da metabolizzare perché, proprio quando si inizia a sperare che tutto prenda in verso giusto, succede qualcosa per cui la trama cambia rotta completamente… ma tant’è ed è giusto che sia così. Leggendolo capirete cosa intendo.

Oltre alle emozioni, ciò che dà valore a questo libro è la “costruzione“, sia dei personaggi che della struttura generale. I personaggi sono caratterizzati nel minimo dettaglio, fisicamente ma soprattutto caratterialmente e psicologicamente.

La protagonista principale è Cybele Gisborne, una ragazza condannata ad un matrimonio che non approva, che si ritrova a vivere nella foresta con una banda di fuorilegge. Attenzione, Cybele è tante cose in una: è una donna, è un’amica, una promessa sposa e una fidanzata in segreto, è una ragazza insicura ma coraggiosa.

Poi ci sono Adam e Goliath, Kate e Seth, e così via. Se non si entra in sintonia con uno, lo si fa necessariamente con un’altro e non c’è via d’uscita.

Scendere nei dettagli di questo libro non è semplice, ci sarebbero troppi aspetti di cui parlare. Perciò mi limito ad accennarne alcuni:

  • cristianesimo, paganesimo e religiosità nella vita quotidiana;
    Danzeremo scalzi fino all’inferno.
  • una forma di femminismo che non spesso si trova: quello che ogni donna nasconde nel suo profondo e tira fuori in caso di bisogno; in questo caso, in un’epoca in cui questo era il solo femminismo possibile;
    “Ragazze che dovevano stare a galla in un mondo di uomini, costruito dagli uomini per gli uomini. Io e Kate ci siamo dette, proviamo a vedere di che stoffa sono fatte. Così abbiamo racimolato armi, sparso la voce. E tenuto il segreto fino ad ora”. 
  • amicizia, legami che si creano nel corso di una vita, anche nei modi più inaspettati;
  • un amore come dovrebbe essere: con litigi, incomprensioni, ma soprattutto basato sulla fiducia e su un legame indissolubile;
  • scene di sesso (questa cosa ha scatenato una vera battaglia su Instagram): le scene in Gloria sono sempre molto curate, discrete ma decise, per trasmettere anche in questo caso ciò che realmente sentono i protagonisti – senza soffermarsi unicamente sulla scena fisica.

Note personali:

Ebbene, potrei andare avanti a blaterare di questo libro in eterno, ma finirei per spoilerare tutto. Quindi vi dico questo: leggetelo perché merita di essere letto e, soprattutto, parlatene perché merita di essere conosciuto. Ci sono stati dieci anni di studi, lotte e notti insonni da parte dell’autrice per tirare fuori questa storia: leggetelo! Si tratta di un romanzo anacronistico e scritto in chiave moderna ma, vi assicuro, si basa su studi approfonditi e ogni dettaglio è assolutamente voluto!

Lo trovate su Amazon in versione digitale e cartacea!

Gloria è un libro che porterò sempre nel cuore perché, grazie a questo libro, ho realizzato la mia prima copertina interamente illustrata e soprattutto ho trovato una vera amica.

 


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L’eredità di Agneta

L'eredità di Agneta. Book Cover L'eredità di Agneta.
Le signore di Löwenhof
Corina Bomann
Fiction, Romanzo
2019
640

Stoccolma, 1913. Dall'ultimo violento litigio con i genitori a Natale, Agneta ha chiuso ogni rapporto con la famiglia di origine, rinunciando al titolo nobiliare di contessa di Löwenhof e trasferendosi in un piccolo appartamento nel quartiere studentesco della capitale. A venticinque anni, il suo sogno non è certo sposarsi con un buon partito, ma studiare per diventare pittrice, lottare per il diritto di voto insieme alle amiche femministe e, soprattutto, vivere liberamente le sue passioni, compresa quella per Michael, aspirante avvocato. Finché una mattina un telegramma le porta una notizia destinata a cambiare completamente il corso della sua vita: il padre e il fratello sono rimasti coinvolti in un incendio, e la madre le chiede di tornare subito a Löwenhof. Inaspettatamente, i verdi prati, i boschi imponenti, i recinti dei cavalli e la bianca villa padronale suscitano in lei una strana malinconia. Ancora non sa che la situazione è molto più grave del previsto e che sarà posta di fronte a una scelta: prendere la guida della tenuta o continuare a inseguire i suoi sogni di libertà. Dilaniata dal dubbio che l'incendio sia stato doloso, tormentata dalla madre che vorrebbe vederla sposata con un aristocratico, Agneta troverà sostegno solo in Max, il giovane amministratore delle scuderie da cui si sente pericolosamente attratta...

L’eredità di Agneta è il primo volume della saga Le signore di Löwenhof, della famosa autrice tedesca Corina Bomann.

L’eredità di Agneta

Come si può facilmente intuire dal titolo, la protagonista di questo volume della saga è Agneta.

Agneta è una giovane ragazza, figlia di nobili, che esce dagli schemi che le vengono imposti e da ciò che ci si aspetterebbe da una ragazza come lei.

Cosa ci si aspetta da lei? Che viva all’ombra del fratello primogenito, che rispetti le tradizioni della sua famiglia borghese e che, in quanto donna, si rassegni ad un matrimonio combinato per interesse.

Cosa fa invece? Si trasferisce in città, lasciando la tenuta di famiglia per vivere in un appartamento fatiscente. Si unisce alla suffragette e combatte per il diritto di voto. Frequenta un ragazzo di cui è innamorata, non perché lui le possa offrire una vita agiata. Vive come artista.

A interrompere i suoi piani è un telegramma della madre, che la avverte che il fratello e il padre hanno avuto un incidente. Preoccupata, torna alla tenuta di famiglia – e la sua vita cambia completamente.

Agneta è costretta a valutare le opzioni che la vita le mette davanti: ignorare la famiglia e restare in città? Tornare alla tenuta, ereditare i beni di famiglia, sposarsi con qualcuno che nemmeno conosce?

Gli avvenimenti che si susseguono tra il telegramma e l’epilogo sono davvero molti e il lettore li percorre con Agneta, assistendola nelle sue scelte e scoprendone i pensieri.

Oltre la trama

L’eredità di Agneta è un romanzo molto scorrevole, si legge in fretta ed è molto piacevole. Racconta di un periodo storico non facile, soprattutto per le donne.

Siamo negli anni ’20, un periodo in cui molte donne si sono battute per ottenere diritti che per gli uomini erano scontati da tempo.

Forse questo aspetto nel libro viene un po’ semplificato e coperto dalle storie d’amore e dagli eventi familiari, che prendono il sopravvento e rendono il libro più “leggero“. Questo ovviamente non deve essere per forza un aspetto negativo, dipende dai gusti e dalle priorità di ogni lettore.

Ad ogni modo: il libro è ben scritto, lo stile dell’autrice è semplice ma molto curato. Il ritmo di lettura è medio-veloce: nonostante sia un libro di più di 600 pagine si legge piuttosto velocemente.

Oltre alle descrizioni dei luoghi e degli avvenimenti, si ha modo di leggere anche i pensieri della protagonista e scoprire cosa la porta a fare determinate scelte.

Anche l’epilogo è un pensiero di Agneta, che chiude la storia e fornisce una spiegazione alla sua ultima scelta decisiva.

In conclusione:

L’eredità di Agneta è un romanzo storico, che racchiude molti tratti del romanzo rosa. Lo consiglio agli amanti delle saghe familiari, del romanzo storico/rosa e a chiunque cerchi una lettura leggera ma piacevole.


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Il tulipano nero

Il tulipano nero. Ediz. integrale Book Cover Il tulipano nero. Ediz. integrale
Grandi classici
Alexandre Dumas
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
2016
Flessibile
224

Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Recensire Il tulipano nero o no? C’è chi sostiene che le recensioni dei classici siano inutili perché, in quanto classici, non necessitano di commenti. Io credo piuttosto che recensire un classico non sia semplice perché, per quanto la recensione voglia essere oggettiva, si rischia sempre di improntarla con un giudizio. Tuttavia, anche questo giudizio può aiutare il lettore successivo a farsi un’idea del tipo di lettura a cui va in contro. Perciò eccoci qua…

Il tulipano nero

Il tulipano nero è un romanzo di Alexandre Dumas (padre) scritto nel 1850.

Ambientato nei Paesi Bassi, nel ‘600 (periodo d’oro per l’Olanda), racconta di una efferata lotta di potere tra Johan De Witt (un ricco borghese) e Guglielmo III D’Orange (aristocratico).

Alla base della trama c’è il mercato dei tulipani, che venivano importati dall’Oriente. Il mercato dei tulipani diventa in poco tempo la base dell’economia olandese, attirando soprattutto i nobili del Paese. Il prezzo dei fiori continua a salire, vittima delle speculazioni di chi vede in questi fiori un’ottima fonte di guadagno. Questo libro racconta i meccanismi del mercato dei tulipani dell’epoca attraverso una storia originale e coinvolgente.

Il tulipano nero racconta…

La storia del medico Cornelius Van Bearle che, pur essendo di famiglia borghese benestante, decide di non portare avanti gli affari di famiglia ma di investire nella coltivazione di tulipani di ogni specie e colore, fino a creare il misterioso e impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini.

Un vicino invidioso, però, tenderà una trappola a Cornelius, che rischierà addirittura la condanna a morte.

Inizia in questo momento una storia tragica di amore e lotta per la giustizia.

Il tulipano oltre la trama

Il tulipano nero è un grande classico di Dumas, autore noto per il suo stile curato e coinvolgente e per le sue storie affascinanti. Come ci si può aspettare dal titolo e dall’autore, è un libro di grande classe ed eleganza, nonostante tratti anche di invidia, odio e violenza.

Ha un ritmo di lettura medio a causa delle descrizioni e delle nozioni da assimilare (soprattutto nella prima parte) per potersi immergere nella storia.

In realtà, il ritmo cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta, contiene più informazioni storiche e dettagli su quella che è realmente stata la storia del mercato dei tulipani in Olanda. Nella seconda parte, invece, hanno più importanza i protagonisti del racconto e il ritmo accelera leggermente.

Come tanti libri contemporanei a questo, fa riferimento alla società dell’epoca mettendone in risalto alcune caratteristiche e, soprattutto, alcuni difetti e mancanze. Tra le righe si può trovare una sorta di critica ai ceti sociali protagonisti del racconto.

Nonostante ciò, però, è un libro che si legge tranquillamente e lascia un bel ricordo. Per questo lo consiglio sia agli amanti dei classici e sia a lettori “onnivori”, merita davvero di essere letto nonostante non sia di certo il più conosciuto romanzo di Dumas.

***un appunto: in questo caso, l’edizione Crescere non è la migliore. Nel testo ci sono alcuni errori e la traduzione non è sempre scorrevole.


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Sì Book Cover
Viviana Rivero
Fiction, Romanzo Storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
688

Parigi, anni '20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l'occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall'altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l'amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire "sì" alla vita.


Sì è un romanzo storico ambientato negli anni ’20, che ha le sue radici in Marocco e che arriva fino a Buenos Aires, passando per Parigi e non solo.

Sì: tra realtà e fantasia

La narrazione ha inizio con qualche accenno sulla vita dei genitori di quella che sarà poi la protagonista dell’intero romanzo: madre musulmana, padre occidentale. Un matrimonio che viene, in un certo senso, “organizzato” nonostante lo sposo non fosse connazionale della sposa e non professasse la stessa religione.

Questa prima “stranezza” per l’epoca si verifica perché il padre della sposa ha premura di accasare tutte e cinque le figlie, scegliendo con attenzione gli sposi.

Questo perché, come da tradizione, proprio a loro sarebbero finiti i patrimoni e gli affari di famiglia, mentre le figlie sarebbero soltanto “passate di proprietà”.

Si verifica, quindi, il primo fatto insolito e vagamente rivoluzionario per l’epoca: è il futuro sposo (occidentale) a proporsi per il matrimonio.

Dopo le nozze, la coppia si trasferisce e inizia a condurre una vita più occidentalizzata, pur mantenendo la fede musulmana e le tradizioni marocchine.

Poco dopo nasce la figlia, Melisa.

Era decisa a dare ogni ora della sua vita, le sue notti, le vittorie e le sconfitte, pur di non separarsi mai da quel fagottino di carne rosa.

Quel giorno d’estate segnò un prima e un dopo nella sua vita e nelle sue decisioni. Ma se ne sarebbe accorta solo con il passare dei mesi, o addirittura con il trascorrere degli anni.

Come da tradizione, anche lei, viene promessa in sposa ad un uomo che conosce appena e che non ama.

Melisa, cresciuta tra stoffe pregiate e abiti di scena nella bottega dei genitori, non vuole arrendersi ad un destino scontato, rifiuta il matrimonio combinato e si butta nella carriera di cantante e ballerina.

<<E poi io voglio una vita diversa>> […] <<voglio fare la ballerina e la cantante>>

Melisa è brava, ha successo e viene invitata ad unirsi ad una compagnia teatrale a Buenos Aires. Non senza difficoltà, lascia i genitori e la sua casa per andare dall’altra parte del mondo, incontro al suo destino.

Quando finalmente la nave avvistò terra, l’entusiasmo dei passeggeri esplose. Melisa invece scoppiò a piangere. Aveva attraversato l’oceano per inseguire il suo sogno abbandonando le persone che amava. Era il primo dei molti sacrifici che avrebbe fatto per assecondare la sua vocazione, solo che ancora non lo sapeva.

Questa storia straordinaria, che vede come protagonisti i personaggi inventati di Melisa e la sua famiglia, viene però storicamente collocata in corrispondenza di una tragedia realmente avvenuta: il naufragio della nave Principessa Mafalda.

Questo tragico incidente è avvenuto nel 1927 ed è costato la vita a 314 persone in viaggio verso Buenos Aires.

 

Sì: oltre la trama

Il significato del titolo, come specificato nella sinossi, è la capacità di dire  alla vita.

Melisa, infatti, nonostante le difficoltà e le perdite, riesce a costruire qualcosa di suo e, successivamente, con l’uomo che ha scelto.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e fluido. Il romanzo risulta scorrevole e si legge abbastanza velocemente nonostante conti più di 600 pagine.

L’ambientazione cambia ripetutamente, attraversando tre continenti e riportando alcune caratteristiche tipiche dell’epoca delle città menzionate.

L’atmosfera, invece, cambia in base a due fattori: il luogo in cui si svolge una determinata scena e ciò che accade ai protagonisti e come si sentono a riguardo.

Il ritmo di lettura è medio, è una lettura “tranquilla”, che fa scorrere gli eventi senza troppi scossoni per il lettore.

In conclusione: Sì a questo libro

Si tratta di un libro positivo e piacevole che lascia un bel ricordo nonostante tratti anche fatti spiacevoli, come il naufragio che, come anticipato, è realmente accaduto ed è costato la vita a centinaia di persone.

 


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Io, Tituba, strega nera di Salem

Io, Tituba, strega nera di Salem
Le chiocciole
Maryse Condé
Romanzo storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
224

Nel 1692 la comunità puritana di Salem, nel New England, fu lacerata da uno dei più famigerati processi per stregoneria della storia. Le accuse, gli interrogatori, le torture e le condanne che seguirono coinvolsero più di centocinquanta persone e culminarono nella condanna a morte di diciannove imputati, in maggioranza donne. La nera Tituba, schiava di origine caraibica di proprietà del Reverendo Parris, fu accusata di istigare le donne e le fanciulle bianche alla stregoneria e ai commerci con il Maligno; la giovane schiava veniva dalle piantagioni delle Antille, e il romanzo a lei ispirato si apre sul luogo della sua nascita, l'isola di Barbada. Tituba è figlia di una donna nera violentata da un marinaio bianco durante la traversata oceanica e, nel corso delle peripezie che sconvolgono la sua vita fin dall'infanzia, viene iniziata ai riti e alla magia da Man Yaya, una vecchia curatrice africana. Da allora, Tituba ricorrerà spesso ai sortilegi e ai contatti con gli spiriti della sua tradizione, per reagire al disprezzo e ai soprusi dei bianchi: tutto il romanzo è così percorso da un'atmosfera di magia e sensualità, ma al tempo stesso è fondato sulla sanguinaria realtà della schiavitù nelle colonie del Nuovo Mondo, delle rivolte di schiavi e della "caccia alle streghe" del Seicento.

Io, Tituba, strega nera di Salem è uno dei libri più belli che abbia letto quest’anno e che sicuramente porterò con me per molto tempo.

Detto ciò, è il caso di spiegare i motivi di questa affermazione, tenendo presente che ho una predilezione per i libri di questo genere.

Io, Tituba, strega nera di Salem

Questo libro racconta una storia vera: la storia del processo di Salem del 1692, che ha visto la condanna di molte donne accusate di stregoneria.

Tituba è una ragazzina nera, nata da uno stupro da parte di un marinaio ai danni di una schiava. Tituba nasce schiava, da una madre che la schiva perché le ricorda quell’atto brutale di cui è stata vittima.

Mia madre pianse perché non ero un bambino. Le sembrava che la sorte delle donne fosse ancora più dolorosa di quella degli uomini. Per affrancarsi della loro condizione non dovevano forse essere 

Tuttavia, dopo infinite peripezie, la madre di Tituba trova un minimo di pace in un uomo – anche lui schiavo –  a cui viene “regalata” per distoglierlo dalle sue manie suicide.

Un uomo affettuoso, che regala a Tituba un po’ di calore e protezione, un vero padre.

Il futuro di Tituba e della sua famiglia, però, si rivela tutt’altro che semplice: in poco tempo rimane senza i genitori; è una donna ad aiutarla, un’anziana che la prende con sé e le insegna l’arte della natura: conoscere le piante medicinali e quelle velenose, come sfruttare ciò che si ha intorno per alleviare dolori e pene di ogni genere.

M’insegnò che tutto vive,ha un’anima, un respiro. Che tutto deve essere rispettato. Che l’uomo non è un padrone che percorre il suo regno a cavallo.

Purtroppo, però, anche questa donna è destinata a lasciare Tituba, che dovrà cavarsela da sola: si rifugia nel bosco, si crea una capanna, è in tutto e per tutto indipendente nonostante sia poco più che una bambina.

Ero fatta per curare, non per spaventare.

Ma questo è solo l’inizio: l’inizio della sua nomea da strega e l’inizio del percorso che la porterà fino al villaggio di Salem. L’incontro decisivo è quello con un ragazzo, di cui si innamora e per il quale è disposta a sacrificare la sua libertà.

Io, Tituba, strega nera di Salem: oltre la trama

Io, Tituba, strega nera di Salem è un libro che racconta di una donna estremamente forte, pur con le sue debolezze, e capace. Una donna che conosce la natura e le persone, le capisce e le aiuta. Una donna che viene definita strega da bambine viziate benestanti, figlie di famiglie cristiane dalla mentalità chiusa e sospettosa e per questo condannata.

Quello che inizialmente è stato un gioco infantile e un aiuto, si trasforma in sentenza.

Questo libro racconta la storia, attraverso Tituba, di nove milioni di donne condannate e uccise da uomini cristiani, in nome di Dio, perché temute. Perché capaci, perché più istruite pur non avendo frequentato le chiese e le istituzioni cristiane.

Racconta una storia triste ma magnifica: il legame tra una donna e le natura.

Sentivo che nella sua bocca la parola aveva un accento di obbrobrio. Come mai? Che significava? La facoltà di comunicare con gli invisibili, di conservare un legame costante con gli scomparsi, di curare, di guarire, non è forse una garanzia superiore fatta per ispirare rispetto, ammirazione e gratitudine? Di conseguenza la strega, se si vuol chiamare così colei che possiede una simile grazia, non dovrebbe forse essere vezzeggiata e riverita anziché temuta?

Tituba, a suo discapito, aveva “l’aggravante” di essere di colore: all’epoca le persone di colore venivano considerate come oggetti, comprate e vendute, usate fino all’esaurimento delle forze.

Tituba è stata sfruttata in tutto e per tutto, è stata consigliera e aiutante, ha curato e aiutato gente del villaggio, compreso il dottore. Poi, quasi per gioco, è diventata una strega: ha stregato le bambine, portandole ad avere comportamenti suggeriti dal Maligno.

Era vero? No. Le streghe aiutano. Tituba, su consiglio del marito e di un’altra prigioniera, inizia a stare al gioco dei sui carnefici dicendogli ciò che vogliono sentirsi dire (l’interrogatorio riportato è un estratto del vero rapporto stilato davanti a Tituba).

Come era stato predetto, la vita di Tituba è tutt’altro che rosea: costretta a sacrifici e sofferenze, resterà in piedi?

Io, Tituba, strega nera di Salem: caratteristiche

Io, Tituba, strega nera di Salem è un romanzo storico che racconta una storia vera e riporta anche alcune testimonianze originali.

Ovviamente, la storia vera è la base, mentre i dettagli sono fantasia dell’autrice.

Il tema principale è chiaramente quello della stregoneria, ma c’è un tema non secondario che viene affrontato in questo libro: la tratta degli schiavi e la loro ribellione (anche se si rivelerà un difensore unicamente della sua causa e non quella di Tituba, anzi! Inoltre la sua strategia per la sopravvivenza sembra essere l’accondiscendenza in tutto e per tutto. Insomma, anche in questo modo mostra un lato aspetto della vita e della schiavitù dell’epoca).

Tituba è la “rappresentante” dell’olocausto delle streghe, mentre John Indian è il “rappresentante” degli schiavi in America.

Si tratta di un romanzo storico che racchiude un significato sempre attuale. Probabilmente per questo motivo l’autrice ha scelto uno stile moderno ma non eccessivo, utilizzando comunque alcuni termini dell’epoca ed evitando modi di dire e parole tipiche del linguaggio odierno.

L’atmosfera e l’ambientazione sono necessariamente da analizzare in coppia: al variare di una, varia anche l’altra di conseguenza.

Per esempio, quando Tituba racconta della sua capanna sul fiume e del bosco circostante, si ha la percezione di un luogo desolato e ostile ma, in qualche modo, caldo e familiare.

Al contrario, quando parla di Salem, la percezione è quella di un luogo profondamente cupo, in cui gli abitanti vivono nel sospetto e nel pettegolezzo malevolo.

Nonostante i temi trattati non siano allegri e alcune scene siano piuttosto cruente, il libro si legge velocemente, grazie alla narrazione in prima persona di Tituba, che accompagna e culla il lettore dall’inizio alla fine, in una cantilena di sofferenze e piccole gioie.

In conclusione

Se dovessi trovare un difetto ad ogni costo, direi che personalmente avrei evitato i due o tre paragrafi in cui Tituba si preoccupa dei secoli a venire e del pensiero nel futuro perché, ripeto, personalmente li trovo un po’ forzati. Fatta eccezione per questo piccolo appunto soggettivo, credo sia un gran bel libro!

Io, Tituba, strega nera di Salem è un gran bel libro: lo consiglio a tutti gli appassionati di questo genere, soprattutto a chi fosse interessato a scoprire il “punto di vista di Tituba” su questa storia, per quanto “romanzata” possa essere.

Un punto a favore del libro è sicuramente lo stile dell’autrice: scorrevole, intrigante…in poche parole: voglio leggere tutti i suoi libri e questo ve lo consiglio sicuramente!

Per approfondire il tema dell’olocausto delle streghe dal punto di vista storico consiglio questo libro: I roghi delle streghe 


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I senza cuore

I senza cuore
ScrittoriGiunti
Giuseppe Conte
Romanzo storico, Thriller storico
Giunti
2019
Copertina rigida
420

Un thriller storico mozzafiato e anche la rocambolesca avventura di un’emancipazione femminile: quella di Giannetta Centurione, la giovane cavallerizza e arciera che si ribella alla volontà del padre e della matrigna e che si staglia infine come la polena di una galea.

Anno Domini 1116, la Grifona salpa dal porto di Genova con 192 anime a bordo: la rotta è verso il burrascoso Atlantico e le brume della Cornovaglia bretone, dove un monastero pare custodisca un misterioso manoscritto. Il suo comandante Guglielmo il Malo, della famiglia degli Embriaci e trionfatore alla Prima Crociata, è segretamente in cerca della verità sul Vaso di smeraldo, portato a Genova come bottino di guerra e dono della Regina di Saba a Salomone, presente sulla tavola dell'Ultima Cena di Nostro Signore. È davvero l'originale? O è un clamoroso falso? Ma Guglielmo, l'ingegnoso costruttore di macchine da guerra, è subito costretto a calarsi nei panni di un riluttante detective, per indagare col fedele, sveglio scrivano Oberto da Noli, narratore di tutta la storia, sui delitti di un efferato serial killer che semina il terrore a bordo della sua galea nelle notti di luna nuova: tre ufficiali sono stati uccisi uno dopo l'altro e lasciati con il petto squarciato e senza cuore. Fra dramma e leggenda, bonacce e tempeste, scarsità di viveri e malattie che riducono l'equipaggio a 109 anime, fra incontri con pirati e Vichinghi ma anche ammutinamenti, Giuseppe Conte scrive un romanzo corale, ricco di suspense e colpi di scena: protagoniste sono le crociate e le conquiste della sua grande Genova, ma anche la pace e la nonviolenza che vedono Conte in persona prestare un po' della sua voce al mastro d'ascia sufi Yusuf Abdel Rahim, alias Giuseppe Pietrabruna. Un thriller storico mozzafiato e anche la rocambolesca avventura di un'emancipazione femminile: quella di Giannetta Centurione, la giovane cavallerizza e arciera che si ribella alla volontà del padre e della matrigna e che si staglia infine come la polena di una galea.

 

I senza cuore è un romanzo storico, ambientato tra Genova e l’Inghilterra nella prima metà del 1100.

Racconta, attraverso due narratori diversi, due storie parallele che si mescolano e confluiscono nel finale.

Devo rassegnarmi. L’assassino è sulla galea, chiunque di noi può sospettare l’altro, ed essere a sua volta sospettato.
Una condizione terribile, se ci aggiungo i pirati che forse ci inseguono ancora, le provviste che diminuiscono, il mare tutt’intorno, animale senza pietà che come niente alza la cresta e gli artigli delle onde.

Il libro

Ne I senza cuore vengono raccontate due storie, con protagonisti e ambientazioni diverse.

La prima è quella della Grifona, nave salpata dal porto di Genova con 192 uomini a bordo, diretta in Cornovaglia. Sulla nave, poco dopo la partenza viene commesso un omicidio: un uomo, Astor Della Volta, viene trovato a terra, senza cuore.

Il comandante inizia la sua indagine per scovare l’assassino: interrogatori, incarcerazioni e punizioni. Tutti i marinai vengono passati in rassegna per avere informazioni sulla notte del delitto, invano.

Il viaggio si protrae per mesi, la Grifona fa tappa in vari porti e riparte ogni volta nonostante i continui problemi: epidemie, mancanza di cibo, inquietudine generale.

Molti, tra rematori e schiavi, muoiono sulla Grifona e vengono gettati in mare. Alcuni uomini perdono la ragione, altri si ammalano. Vengono commessi altri omicidi… ma il responsabile sembra non possa essere trovato!

Tutto ciò viene raccontato tramite l’abile scribacchino che, date le circostanze del viaggio, si trova ad avere un’occupazione molto più consistente rispetto al previsto. Non è dato sapere molto su di lui, se non una breve presentazione e qualche segreto svelato sul finale.

Parallelamente viene portata avanti la storia di Giannetta Centurione, figlia di una nobile famiglia genovese rimasta orfana di madre.

è lei stessa a raccontare la propria storia: è una donna forte, coraggiosa, un’arciera che sogna di diventare una combattente in difesa delle bambine e delle giovani donne di cui ha sentito storie di rapimenti e stupri.

La matrigna e il padre la obbligano ad un matrimonio che lei non desidera, si innamora di un uomo ma sarà messa alla prova e il destino la porterà in una direzione completamente diversa…

 

Oltre la trama…

I senza cuore è un libro ben costruito: ha una buona trama (o meglio due trame parallele), i personaggi principali sono ben costruiti e sono sostenuti da una quantità indefinita di personaggi secondari, molto utili a ricreare l’atmosfera giusta.

Gli aspetti positivi di questo romanzo sono sicuramente la trama, i personaggi e le descrizioni.

Sulle descrizioni, infatti, merita fare una nota: solitamente, per quanto un viaggio sia descritto come insidioso, l’atmosfera sulla nave ha sempre qualcosa di affascinante e magico (come se la nave fosse sempre splendente…in stile Priati dei Caraibi, per intenderci).

In questo libro non è così: l’atmosfera “magica” – ma tetra – viene ricreata a causa degli omicidi e delle superstizioni dei marinai, della possibile maledizione che imperversa sulla nave e così via.

Le descrizioni dell’ambiente, però, sono molto molto realistiche e crude: topi, escrementi, sporcizia di ogni genere e un tanfo insopportabile sono i veri abitanti della Grifona.

Il viaggio viene raccontato in maniera molto verosimile. Lo stesso le abitudini dei marinai, degli schiavi e di chiunque si trovasse nei porti o per mare.

Il ritmo di lettura è medio e costante: i racconti dello scribacchino e di Giannetta vengono spesso intervallati a descrizioni di eventi o luoghi.

L’ambientazione cambia spesso lungo il tragitto di viaggio ma la maggior parte delle scene si svolge sulla Grifona per lo scribacchino e l’equipaggio, e a Genova per Giannetta.

L’atmosfera resa è molto realistica, mai troppo “solare”.

 

In conclusione

Lo consiglio come buon romanzo storico, un thriller in viaggio e un buon racconto sulla tradizione navale tra il 1100 e il 1200.

L’unico appunto leggermente negativo è sullo stile dell’autore: l’ho trovato un po’ difficile da seguire. Non tanto per il lessico o per il ritmo, quanto per la struttura dei periodi. Ovviamente si tratta di un parere personale, per molti non sarà assolutamente così!

Per concludere ve lo consiglio senza pensarci due volte: vi innamorerete di Giannetta!

Per l’acquisto vi rimando a GIUNTIALOPUNTO.IT


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La soffiatrice di vetro

La soffiatrice di vetro Book Cover La soffiatrice di vetro
Petra Durst-Benning
Fiction, Romanzo storico
Beat
2016
Copertina flessibile
397

A Lauscha, un piccolo villaggio tedesco immerso nei boschi della Turingia, gli abitanti si guadagnano da vivere da secoli allo stesso modo: soffiando il vetro. Una notte di settembre alla fine dell’Ottocento, però, il soffiatore Joost Steinmann muore inaspettatamente, lasciando le tre figlie – Marie, Ruth e Johanna – in ristrettezze economiche. Mentre Ruth pensa solo al bel giovane del villaggio che le fa gli occhi dolci e Johanna spera di trovare un impiego qualunque, Marie – la più piccola delle tre – ha un piano: diventare una soffiatrice di vetro, proprio come suo padre. Peccato, però, che a Lauscha la tradizione parli chiaro: solo gli uomini possono soffiare il vetro. Le donne devono occuparsi della decorazione e del confezionamento. Il buon senso vorrebbe che Marie lasciasse perdere. Invece la ragazza inizia a lavorare di nascosto, finché in paese non si diffonde la voce dell’arrivo di un nuovo misterioso soffiatore, e tutti accorrono per sapere chi si celi dietro quelle splendide e originalissime creazioni. Opera di una delle scrittrici di romanzi storici più affermate in Germania, La soffiatrice di vetro racconta la vicenda – ben scritta e impreziosita da un grande lavoro di documentazione – di tre sorelle costrette a lottare in un mondo chiuso alle novità e condizionato dai pregiudizi. Una storia irresistibile che mostra come a volte i sogni si realizzano restando fedeli a se stessi e al proprio cuore.

La soffiatrice di vetro è un romanzo storico dell’autrice tedesca Petra Durst-Benning che, attraverso la storia di tre sorelle coraggiose e determinate, racconta uno spaccato di storia della Germania e di una delle lavorazioni che all’epoca hanno reso famoso il Paese: la lavorazione del vetro.

Non solo: le tre sorelle sono la dimostrazione della capacità di alcune donne di emanciparsi nonostante l’epoca in cui sono vissute, i pregiudizi e le consuetudini.

Ora vi spiego meglio…

Il libro

Che cosa sarebbe la vita senza cambiamenti? Non possiamo impedire che succedano, questo è sicuro, ma qualche volta possiamo indirizzare il corso degli eventi.

La soffiatrice di vetro è ambientato in Germania, più precisamente nel paese di Laushca.

Si tratta di un piccolo paesino di campagna, ancora geograficamente e culturalmente abbastanza distante dalle città in via di sviluppo, con negozi e grandi commerci.

Tuttavia, è proprio nei piccoli paesi della Germania ottocentesca, però, che si produce ciò che manda avanti l’economia di buona parte delle attività del paese: il vetro soffiato.

Sono molti i mastri vetrai e i garzoni dediti a questa attività. Tra questi, il padre di Marie, Ruth e Johanna. Le tre sorelle si ritrovano precocemente orfane di madre e fanno del padre il fulcro della loro vita.

Questo, però, è reciproco: il padre infatti le tratta sempre con molto riguardo, insegna l’oro l’arte della decorazione del vetro e le fa lavorare nel suo laboratorio.

Questo si rivelerà indispensabile per la sopravvivenza delle tre ragazze dopo la morte del padre. Dopo un periodo di tristezza e smarrimento, infatti, si metteranno all’opera per affrontare le difficoltà quotidiane.

Siamo alla fine dell’800: la priorità per una donna dell’epoca era il matrimonio, la sistemazione definitiva. Per queste tre ragazze, invece, la priorità è guadagnarsi da vivere senza dover ripiegare su un matrimonio non desiderato.

Intraprenderanno tre percorsi lavorativi diversi: inizialmente tutte tre lavoreranno per un mastro vetraio molto esigente. Successivamente le strade si divideranno: Johanna si trasferirà in città, a lavorare in un famoso negozio che commercia con l’estero e lì scoprirà il suo lato più raffinato e delicato.

Ruth sarà la prima a sposarsi e mettere su famiglia, ma senza dimenticare le sorelle. Marie, infine, darà sfogo alla sua creatività sentendosi finalmente in pace dopo aver risistemato il laboratorio del padre e aver ripreso a disegnare.

Ovviamente, essendo costrette a lavorare e a vivere in un mondo prevalentemente maschile, dovranno affrontare parecchie difficoltà, ma avranno anche incontri piacevoli, riconoscenza e ammirazione.

Oltre la trama…

La soffiatrice di vetro è quindi un romanzo storico coinvolgente, duro e delicato allo stesso tempo.

Ciò che racchiude veramente questo romanzo è “la vita delle donne”: i discorsi tipici (tra sorelle, per esempio), le paure, le preoccupazioni, i desideri, i pregiudizi e le consuetudini che da sempre accompagnano il sesso femminile.

In poche parole: la forza che ogni donna deve trovare per affrontare la quotidianità.

Il libro ha un ritmo di lettura medio: i fatti non sono mai troppo rapidi e le descrizioni (sia degli aspetti materiali e sia di quelli emotivi) rendono il racconto fluido e piacevole, sbalzi nell’andatura.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole e permette di percepire appieno l’atmosfera che vuole ricreare in ogni situazione: per esempio, il negozio in cui lavora Johanne e il laboratorio in cui lavora Ruth sono pressoché l’opposto, sia per come vengono descritti materialmente e sia per come le ragazze li percepiscono.

L’ambientazione, come anticipato è quella della Germania dell’800, molto affascinante.

In conclusione

Lo consiglio senza dubbio come buon romanzo storico. Inoltre contiene un bel messaggio sulle donne e per le donne.

Personalmente ho apprezzato praticamente tutto in questo romanzo: l’ambientazione, l’atmosfera, le protagoniste e lo stile!

Buona lettura!

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