Il tulipano nero

Il tulipano nero. Ediz. integrale Book Cover Il tulipano nero. Ediz. integrale
Grandi classici
Alexandre Dumas
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
2016
Flessibile
224

Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Recensire Il tulipano nero o no? C’è chi sostiene che le recensioni dei classici siano inutili perché, in quanto classici, non necessitano di commenti. Io credo piuttosto che recensire un classico non sia semplice perché, per quanto la recensione voglia essere oggettiva, si rischia sempre di improntarla con un giudizio. Tuttavia, anche questo giudizio può aiutare il lettore successivo a farsi un’idea del tipo di lettura a cui va in contro. Perciò eccoci qua…

Il tulipano nero

Il tulipano nero è un romanzo di Alexandre Dumas (padre) scritto nel 1850.

Ambientato nei Paesi Bassi, nel ‘600 (periodo d’oro per l’Olanda), racconta di una efferata lotta di potere tra Johan De Witt (un ricco borghese) e Guglielmo III D’Orange (aristocratico).

Alla base della trama c’è il mercato dei tulipani, che venivano importati dall’Oriente. Il mercato dei tulipani diventa in poco tempo la base dell’economia olandese, attirando soprattutto i nobili del Paese. Il prezzo dei fiori continua a salire, vittima delle speculazioni di chi vede in questi fiori un’ottima fonte di guadagno. Questo libro racconta i meccanismi del mercato dei tulipani dell’epoca attraverso una storia originale e coinvolgente.

Il tulipano nero racconta…

La storia del medico Cornelius Van Bearle che, pur essendo di famiglia borghese benestante, decide di non portare avanti gli affari di famiglia ma di investire nella coltivazione di tulipani di ogni specie e colore, fino a creare il misterioso e impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini.

Un vicino invidioso, però, tenderà una trappola a Cornelius, che rischierà addirittura la condanna a morte.

Inizia in questo momento una storia tragica di amore e lotta per la giustizia.

Il tulipano oltre la trama

Il tulipano nero è un grande classico di Dumas, autore noto per il suo stile curato e coinvolgente e per le sue storie affascinanti. Come ci si può aspettare dal titolo e dall’autore, è un libro di grande classe ed eleganza, nonostante tratti anche di invidia, odio e violenza.

Ha un ritmo di lettura medio a causa delle descrizioni e delle nozioni da assimilare (soprattutto nella prima parte) per potersi immergere nella storia.

In realtà, il ritmo cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta, contiene più informazioni storiche e dettagli su quella che è realmente stata la storia del mercato dei tulipani in Olanda. Nella seconda parte, invece, hanno più importanza i protagonisti del racconto e il ritmo accelera leggermente.

Come tanti libri contemporanei a questo, fa riferimento alla società dell’epoca mettendone in risalto alcune caratteristiche e, soprattutto, alcuni difetti e mancanze. Tra le righe si può trovare una sorta di critica ai ceti sociali protagonisti del racconto.

Nonostante ciò, però, è un libro che si legge tranquillamente e lascia un bel ricordo. Per questo lo consiglio sia agli amanti dei classici e sia a lettori “onnivori”, merita davvero di essere letto nonostante non sia di certo il più conosciuto romanzo di Dumas.

***un appunto: in questo caso, l’edizione Crescere non è la migliore. Nel testo ci sono alcuni errori e la traduzione non è sempre scorrevole.


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Sì Book Cover
Viviana Rivero
Fiction, Romanzo Storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
688

Parigi, anni '20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l'occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall'altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l'amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire "sì" alla vita.


Sì è un romanzo storico ambientato negli anni ’20, che ha le sue radici in Marocco e che arriva fino a Buenos Aires, passando per Parigi e non solo.

Sì: tra realtà e fantasia

La narrazione ha inizio con qualche accenno sulla vita dei genitori di quella che sarà poi la protagonista dell’intero romanzo: madre musulmana, padre occidentale. Un matrimonio che viene, in un certo senso, “organizzato” nonostante lo sposo non fosse connazionale della sposa e non professasse la stessa religione.

Questa prima “stranezza” per l’epoca si verifica perché il padre della sposa ha premura di accasare tutte e cinque le figlie, scegliendo con attenzione gli sposi.

Questo perché, come da tradizione, proprio a loro sarebbero finiti i patrimoni e gli affari di famiglia, mentre le figlie sarebbero soltanto “passate di proprietà”.

Si verifica, quindi, il primo fatto insolito e vagamente rivoluzionario per l’epoca: è il futuro sposo (occidentale) a proporsi per il matrimonio.

Dopo le nozze, la coppia si trasferisce e inizia a condurre una vita più occidentalizzata, pur mantenendo la fede musulmana e le tradizioni marocchine.

Poco dopo nasce la figlia, Melisa.

Era decisa a dare ogni ora della sua vita, le sue notti, le vittorie e le sconfitte, pur di non separarsi mai da quel fagottino di carne rosa.

Quel giorno d’estate segnò un prima e un dopo nella sua vita e nelle sue decisioni. Ma se ne sarebbe accorta solo con il passare dei mesi, o addirittura con il trascorrere degli anni.

Come da tradizione, anche lei, viene promessa in sposa ad un uomo che conosce appena e che non ama.

Melisa, cresciuta tra stoffe pregiate e abiti di scena nella bottega dei genitori, non vuole arrendersi ad un destino scontato, rifiuta il matrimonio combinato e si butta nella carriera di cantante e ballerina.

<<E poi io voglio una vita diversa>> […] <<voglio fare la ballerina e la cantante>>

Melisa è brava, ha successo e viene invitata ad unirsi ad una compagnia teatrale a Buenos Aires. Non senza difficoltà, lascia i genitori e la sua casa per andare dall’altra parte del mondo, incontro al suo destino.

Quando finalmente la nave avvistò terra, l’entusiasmo dei passeggeri esplose. Melisa invece scoppiò a piangere. Aveva attraversato l’oceano per inseguire il suo sogno abbandonando le persone che amava. Era il primo dei molti sacrifici che avrebbe fatto per assecondare la sua vocazione, solo che ancora non lo sapeva.

Questa storia straordinaria, che vede come protagonisti i personaggi inventati di Melisa e la sua famiglia, viene però storicamente collocata in corrispondenza di una tragedia realmente avvenuta: il naufragio della nave Principessa Mafalda.

Questo tragico incidente è avvenuto nel 1927 ed è costato la vita a 314 persone in viaggio verso Buenos Aires.

 

Sì: oltre la trama

Il significato del titolo, come specificato nella sinossi, è la capacità di dire  alla vita.

Melisa, infatti, nonostante le difficoltà e le perdite, riesce a costruire qualcosa di suo e, successivamente, con l’uomo che ha scelto.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e fluido. Il romanzo risulta scorrevole e si legge abbastanza velocemente nonostante conti più di 600 pagine.

L’ambientazione cambia ripetutamente, attraversando tre continenti e riportando alcune caratteristiche tipiche dell’epoca delle città menzionate.

L’atmosfera, invece, cambia in base a due fattori: il luogo in cui si svolge una determinata scena e ciò che accade ai protagonisti e come si sentono a riguardo.

Il ritmo di lettura è medio, è una lettura “tranquilla”, che fa scorrere gli eventi senza troppi scossoni per il lettore.

In conclusione: Sì a questo libro

Si tratta di un libro positivo e piacevole che lascia un bel ricordo nonostante tratti anche fatti spiacevoli, come il naufragio che, come anticipato, è realmente accaduto ed è costato la vita a centinaia di persone.

 


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PER L’ACQUISTO:

Io, Tituba, strega nera di Salem

Io, Tituba, strega nera di Salem
Le chiocciole
Maryse Condé
Romanzo storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
224

Nel 1692 la comunità puritana di Salem, nel New England, fu lacerata da uno dei più famigerati processi per stregoneria della storia. Le accuse, gli interrogatori, le torture e le condanne che seguirono coinvolsero più di centocinquanta persone e culminarono nella condanna a morte di diciannove imputati, in maggioranza donne. La nera Tituba, schiava di origine caraibica di proprietà del Reverendo Parris, fu accusata di istigare le donne e le fanciulle bianche alla stregoneria e ai commerci con il Maligno; la giovane schiava veniva dalle piantagioni delle Antille, e il romanzo a lei ispirato si apre sul luogo della sua nascita, l'isola di Barbada. Tituba è figlia di una donna nera violentata da un marinaio bianco durante la traversata oceanica e, nel corso delle peripezie che sconvolgono la sua vita fin dall'infanzia, viene iniziata ai riti e alla magia da Man Yaya, una vecchia curatrice africana. Da allora, Tituba ricorrerà spesso ai sortilegi e ai contatti con gli spiriti della sua tradizione, per reagire al disprezzo e ai soprusi dei bianchi: tutto il romanzo è così percorso da un'atmosfera di magia e sensualità, ma al tempo stesso è fondato sulla sanguinaria realtà della schiavitù nelle colonie del Nuovo Mondo, delle rivolte di schiavi e della "caccia alle streghe" del Seicento.

Io, Tituba, strega nera di Salem è uno dei libri più belli che abbia letto quest’anno e che sicuramente porterò con me per molto tempo.

Detto ciò, è il caso di spiegare i motivi di questa affermazione, tenendo presente che ho una predilezione per i libri di questo genere.

Io, Tituba, strega nera di Salem

Questo libro racconta una storia vera: la storia del processo di Salem del 1692, che ha visto la condanna di molte donne accusate di stregoneria.

Tituba è una ragazzina nera, nata da uno stupro da parte di un marinaio ai danni di una schiava. Tituba nasce schiava, da una madre che la schiva perché le ricorda quell’atto brutale di cui è stata vittima.

Mia madre pianse perché non ero un bambino. Le sembrava che la sorte delle donne fosse ancora più dolorosa di quella degli uomini. Per affrancarsi della loro condizione non dovevano forse essere 

Tuttavia, dopo infinite peripezie, la madre di Tituba trova un minimo di pace in un uomo – anche lui schiavo –  a cui viene “regalata” per distoglierlo dalle sue manie suicide.

Un uomo affettuoso, che regala a Tituba un po’ di calore e protezione, un vero padre.

Il futuro di Tituba e della sua famiglia, però, si rivela tutt’altro che semplice: in poco tempo rimane senza i genitori; è una donna ad aiutarla, un’anziana che la prende con sé e le insegna l’arte della natura: conoscere le piante medicinali e quelle velenose, come sfruttare ciò che si ha intorno per alleviare dolori e pene di ogni genere.

M’insegnò che tutto vive,ha un’anima, un respiro. Che tutto deve essere rispettato. Che l’uomo non è un padrone che percorre il suo regno a cavallo.

Purtroppo, però, anche questa donna è destinata a lasciare Tituba, che dovrà cavarsela da sola: si rifugia nel bosco, si crea una capanna, è in tutto e per tutto indipendente nonostante sia poco più che una bambina.

Ero fatta per curare, non per spaventare.

Ma questo è solo l’inizio: l’inizio della sua nomea da strega e l’inizio del percorso che la porterà fino al villaggio di Salem. L’incontro decisivo è quello con un ragazzo, di cui si innamora e per il quale è disposta a sacrificare la sua libertà.

Io, Tituba, strega nera di Salem: oltre la trama

Io, Tituba, strega nera di Salem è un libro che racconta di una donna estremamente forte, pur con le sue debolezze, e capace. Una donna che conosce la natura e le persone, le capisce e le aiuta. Una donna che viene definita strega da bambine viziate benestanti, figlie di famiglie cristiane dalla mentalità chiusa e sospettosa e per questo condannata.

Quello che inizialmente è stato un gioco infantile e un aiuto, si trasforma in sentenza.

Questo libro racconta la storia, attraverso Tituba, di nove milioni di donne condannate e uccise da uomini cristiani, in nome di Dio, perché temute. Perché capaci, perché più istruite pur non avendo frequentato le chiese e le istituzioni cristiane.

Racconta una storia triste ma magnifica: il legame tra una donna e le natura.

Sentivo che nella sua bocca la parola aveva un accento di obbrobrio. Come mai? Che significava? La facoltà di comunicare con gli invisibili, di conservare un legame costante con gli scomparsi, di curare, di guarire, non è forse una garanzia superiore fatta per ispirare rispetto, ammirazione e gratitudine? Di conseguenza la strega, se si vuol chiamare così colei che possiede una simile grazia, non dovrebbe forse essere vezzeggiata e riverita anziché temuta?

Tituba, a suo discapito, aveva “l’aggravante” di essere di colore: all’epoca le persone di colore venivano considerate come oggetti, comprate e vendute, usate fino all’esaurimento delle forze.

Tituba è stata sfruttata in tutto e per tutto, è stata consigliera e aiutante, ha curato e aiutato gente del villaggio, compreso il dottore. Poi, quasi per gioco, è diventata una strega: ha stregato le bambine, portandole ad avere comportamenti suggeriti dal Maligno.

Era vero? No. Le streghe aiutano. Tituba, su consiglio del marito e di un’altra prigioniera, inizia a stare al gioco dei sui carnefici dicendogli ciò che vogliono sentirsi dire (l’interrogatorio riportato è un estratto del vero rapporto stilato davanti a Tituba).

Come era stato predetto, la vita di Tituba è tutt’altro che rosea: costretta a sacrifici e sofferenze, resterà in piedi?

Io, Tituba, strega nera di Salem: caratteristiche

Io, Tituba, strega nera di Salem è un romanzo storico che racconta una storia vera e riporta anche alcune testimonianze originali.

Ovviamente, la storia vera è la base, mentre i dettagli sono fantasia dell’autrice.

Il tema principale è chiaramente quello della stregoneria, ma c’è un tema non secondario che viene affrontato in questo libro: la tratta degli schiavi e la loro ribellione (anche se si rivelerà un difensore unicamente della sua causa e non quella di Tituba, anzi! Inoltre la sua strategia per la sopravvivenza sembra essere l’accondiscendenza in tutto e per tutto. Insomma, anche in questo modo mostra un lato aspetto della vita e della schiavitù dell’epoca).

Tituba è la “rappresentante” dell’olocausto delle streghe, mentre John Indian è il “rappresentante” degli schiavi in America.

Si tratta di un romanzo storico che racchiude un significato sempre attuale. Probabilmente per questo motivo l’autrice ha scelto uno stile moderno ma non eccessivo, utilizzando comunque alcuni termini dell’epoca ed evitando modi di dire e parole tipiche del linguaggio odierno.

L’atmosfera e l’ambientazione sono necessariamente da analizzare in coppia: al variare di una, varia anche l’altra di conseguenza.

Per esempio, quando Tituba racconta della sua capanna sul fiume e del bosco circostante, si ha la percezione di un luogo desolato e ostile ma, in qualche modo, caldo e familiare.

Al contrario, quando parla di Salem, la percezione è quella di un luogo profondamente cupo, in cui gli abitanti vivono nel sospetto e nel pettegolezzo malevolo.

Nonostante i temi trattati non siano allegri e alcune scene siano piuttosto cruente, il libro si legge velocemente, grazie alla narrazione in prima persona di Tituba, che accompagna e culla il lettore dall’inizio alla fine, in una cantilena di sofferenze e piccole gioie.

In conclusione

Se dovessi trovare un difetto ad ogni costo, direi che personalmente avrei evitato i due o tre paragrafi in cui Tituba si preoccupa dei secoli a venire e del pensiero nel futuro perché, ripeto, personalmente li trovo un po’ forzati. Fatta eccezione per questo piccolo appunto soggettivo, credo sia un gran bel libro!

Io, Tituba, strega nera di Salem è un gran bel libro: lo consiglio a tutti gli appassionati di questo genere, soprattutto a chi fosse interessato a scoprire il “punto di vista di Tituba” su questa storia, per quanto “romanzata” possa essere.

Un punto a favore del libro è sicuramente lo stile dell’autrice: scorrevole, intrigante…in poche parole: voglio leggere tutti i suoi libri e questo ve lo consiglio sicuramente!

Per approfondire il tema dell’olocausto delle streghe dal punto di vista storico consiglio questo libro: I roghi delle streghe 


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I senza cuore

I senza cuore
ScrittoriGiunti
Giuseppe Conte
Romanzo storico, Thriller storico
Giunti
2019
Copertina rigida
420

Un thriller storico mozzafiato e anche la rocambolesca avventura di un’emancipazione femminile: quella di Giannetta Centurione, la giovane cavallerizza e arciera che si ribella alla volontà del padre e della matrigna e che si staglia infine come la polena di una galea.

Anno Domini 1116, la Grifona salpa dal porto di Genova con 192 anime a bordo: la rotta è verso il burrascoso Atlantico e le brume della Cornovaglia bretone, dove un monastero pare custodisca un misterioso manoscritto. Il suo comandante Guglielmo il Malo, della famiglia degli Embriaci e trionfatore alla Prima Crociata, è segretamente in cerca della verità sul Vaso di smeraldo, portato a Genova come bottino di guerra e dono della Regina di Saba a Salomone, presente sulla tavola dell'Ultima Cena di Nostro Signore. È davvero l'originale? O è un clamoroso falso? Ma Guglielmo, l'ingegnoso costruttore di macchine da guerra, è subito costretto a calarsi nei panni di un riluttante detective, per indagare col fedele, sveglio scrivano Oberto da Noli, narratore di tutta la storia, sui delitti di un efferato serial killer che semina il terrore a bordo della sua galea nelle notti di luna nuova: tre ufficiali sono stati uccisi uno dopo l'altro e lasciati con il petto squarciato e senza cuore. Fra dramma e leggenda, bonacce e tempeste, scarsità di viveri e malattie che riducono l'equipaggio a 109 anime, fra incontri con pirati e Vichinghi ma anche ammutinamenti, Giuseppe Conte scrive un romanzo corale, ricco di suspense e colpi di scena: protagoniste sono le crociate e le conquiste della sua grande Genova, ma anche la pace e la nonviolenza che vedono Conte in persona prestare un po' della sua voce al mastro d'ascia sufi Yusuf Abdel Rahim, alias Giuseppe Pietrabruna. Un thriller storico mozzafiato e anche la rocambolesca avventura di un'emancipazione femminile: quella di Giannetta Centurione, la giovane cavallerizza e arciera che si ribella alla volontà del padre e della matrigna e che si staglia infine come la polena di una galea.

 

I senza cuore è un romanzo storico, ambientato tra Genova e l’Inghilterra nella prima metà del 1100.

Racconta, attraverso due narratori diversi, due storie parallele che si mescolano e confluiscono nel finale.

Devo rassegnarmi. L’assassino è sulla galea, chiunque di noi può sospettare l’altro, ed essere a sua volta sospettato.
Una condizione terribile, se ci aggiungo i pirati che forse ci inseguono ancora, le provviste che diminuiscono, il mare tutt’intorno, animale senza pietà che come niente alza la cresta e gli artigli delle onde.

Il libro

Ne I senza cuore vengono raccontate due storie, con protagonisti e ambientazioni diverse.

La prima è quella della Grifona, nave salpata dal porto di Genova con 192 uomini a bordo, diretta in Cornovaglia. Sulla nave, poco dopo la partenza viene commesso un omicidio: un uomo, Astor Della Volta, viene trovato a terra, senza cuore.

Il comandante inizia la sua indagine per scovare l’assassino: interrogatori, incarcerazioni e punizioni. Tutti i marinai vengono passati in rassegna per avere informazioni sulla notte del delitto, invano.

Il viaggio si protrae per mesi, la Grifona fa tappa in vari porti e riparte ogni volta nonostante i continui problemi: epidemie, mancanza di cibo, inquietudine generale.

Molti, tra rematori e schiavi, muoiono sulla Grifona e vengono gettati in mare. Alcuni uomini perdono la ragione, altri si ammalano. Vengono commessi altri omicidi… ma il responsabile sembra non possa essere trovato!

Tutto ciò viene raccontato tramite l’abile scribacchino che, date le circostanze del viaggio, si trova ad avere un’occupazione molto più consistente rispetto al previsto. Non è dato sapere molto su di lui, se non una breve presentazione e qualche segreto svelato sul finale.

Parallelamente viene portata avanti la storia di Giannetta Centurione, figlia di una nobile famiglia genovese rimasta orfana di madre.

è lei stessa a raccontare la propria storia: è una donna forte, coraggiosa, un’arciera che sogna di diventare una combattente in difesa delle bambine e delle giovani donne di cui ha sentito storie di rapimenti e stupri.

La matrigna e il padre la obbligano ad un matrimonio che lei non desidera, si innamora di un uomo ma sarà messa alla prova e il destino la porterà in una direzione completamente diversa…

 

Oltre la trama…

I senza cuore è un libro ben costruito: ha una buona trama (o meglio due trame parallele), i personaggi principali sono ben costruiti e sono sostenuti da una quantità indefinita di personaggi secondari, molto utili a ricreare l’atmosfera giusta.

Gli aspetti positivi di questo romanzo sono sicuramente la trama, i personaggi e le descrizioni.

Sulle descrizioni, infatti, merita fare una nota: solitamente, per quanto un viaggio sia descritto come insidioso, l’atmosfera sulla nave ha sempre qualcosa di affascinante e magico (come se la nave fosse sempre splendente…in stile Priati dei Caraibi, per intenderci).

In questo libro non è così: l’atmosfera “magica” – ma tetra – viene ricreata a causa degli omicidi e delle superstizioni dei marinai, della possibile maledizione che imperversa sulla nave e così via.

Le descrizioni dell’ambiente, però, sono molto molto realistiche e crude: topi, escrementi, sporcizia di ogni genere e un tanfo insopportabile sono i veri abitanti della Grifona.

Il viaggio viene raccontato in maniera molto verosimile. Lo stesso le abitudini dei marinai, degli schiavi e di chiunque si trovasse nei porti o per mare.

Il ritmo di lettura è medio e costante: i racconti dello scribacchino e di Giannetta vengono spesso intervallati a descrizioni di eventi o luoghi.

L’ambientazione cambia spesso lungo il tragitto di viaggio ma la maggior parte delle scene si svolge sulla Grifona per lo scribacchino e l’equipaggio, e a Genova per Giannetta.

L’atmosfera resa è molto realistica, mai troppo “solare”.

 

In conclusione

Lo consiglio come buon romanzo storico, un thriller in viaggio e un buon racconto sulla tradizione navale tra il 1100 e il 1200.

L’unico appunto leggermente negativo è sullo stile dell’autore: l’ho trovato un po’ difficile da seguire. Non tanto per il lessico o per il ritmo, quanto per la struttura dei periodi. Ovviamente si tratta di un parere personale, per molti non sarà assolutamente così!

Per concludere ve lo consiglio senza pensarci due volte: vi innamorerete di Giannetta!

Per l’acquisto vi rimando a GIUNTIALOPUNTO.IT


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La soffiatrice di vetro

La soffiatrice di vetro Book Cover La soffiatrice di vetro
Petra Durst-Benning
Fiction, Romanzo storico
Beat
2016
Copertina flessibile
397

A Lauscha, un piccolo villaggio tedesco immerso nei boschi della Turingia, gli abitanti si guadagnano da vivere da secoli allo stesso modo: soffiando il vetro. Una notte di settembre alla fine dell’Ottocento, però, il soffiatore Joost Steinmann muore inaspettatamente, lasciando le tre figlie – Marie, Ruth e Johanna – in ristrettezze economiche. Mentre Ruth pensa solo al bel giovane del villaggio che le fa gli occhi dolci e Johanna spera di trovare un impiego qualunque, Marie – la più piccola delle tre – ha un piano: diventare una soffiatrice di vetro, proprio come suo padre. Peccato, però, che a Lauscha la tradizione parli chiaro: solo gli uomini possono soffiare il vetro. Le donne devono occuparsi della decorazione e del confezionamento. Il buon senso vorrebbe che Marie lasciasse perdere. Invece la ragazza inizia a lavorare di nascosto, finché in paese non si diffonde la voce dell’arrivo di un nuovo misterioso soffiatore, e tutti accorrono per sapere chi si celi dietro quelle splendide e originalissime creazioni. Opera di una delle scrittrici di romanzi storici più affermate in Germania, La soffiatrice di vetro racconta la vicenda – ben scritta e impreziosita da un grande lavoro di documentazione – di tre sorelle costrette a lottare in un mondo chiuso alle novità e condizionato dai pregiudizi. Una storia irresistibile che mostra come a volte i sogni si realizzano restando fedeli a se stessi e al proprio cuore.

La soffiatrice di vetro è un romanzo storico dell’autrice tedesca Petra Durst-Benning che, attraverso la storia di tre sorelle coraggiose e determinate, racconta uno spaccato di storia della Germania e di una delle lavorazioni che all’epoca hanno reso famoso il Paese: la lavorazione del vetro.

Non solo: le tre sorelle sono la dimostrazione della capacità di alcune donne di emanciparsi nonostante l’epoca in cui sono vissute, i pregiudizi e le consuetudini.

Ora vi spiego meglio…

Il libro

Che cosa sarebbe la vita senza cambiamenti? Non possiamo impedire che succedano, questo è sicuro, ma qualche volta possiamo indirizzare il corso degli eventi.

La soffiatrice di vetro è ambientato in Germania, più precisamente nel paese di Laushca.

Si tratta di un piccolo paesino di campagna, ancora geograficamente e culturalmente abbastanza distante dalle città in via di sviluppo, con negozi e grandi commerci.

Tuttavia, è proprio nei piccoli paesi della Germania ottocentesca, però, che si produce ciò che manda avanti l’economia di buona parte delle attività del paese: il vetro soffiato.

Sono molti i mastri vetrai e i garzoni dediti a questa attività. Tra questi, il padre di Marie, Ruth e Johanna. Le tre sorelle si ritrovano precocemente orfane di madre e fanno del padre il fulcro della loro vita.

Questo, però, è reciproco: il padre infatti le tratta sempre con molto riguardo, insegna l’oro l’arte della decorazione del vetro e le fa lavorare nel suo laboratorio.

Questo si rivelerà indispensabile per la sopravvivenza delle tre ragazze dopo la morte del padre. Dopo un periodo di tristezza e smarrimento, infatti, si metteranno all’opera per affrontare le difficoltà quotidiane.

Siamo alla fine dell’800: la priorità per una donna dell’epoca era il matrimonio, la sistemazione definitiva. Per queste tre ragazze, invece, la priorità è guadagnarsi da vivere senza dover ripiegare su un matrimonio non desiderato.

Intraprenderanno tre percorsi lavorativi diversi: inizialmente tutte tre lavoreranno per un mastro vetraio molto esigente. Successivamente le strade si divideranno: Johanna si trasferirà in città, a lavorare in un famoso negozio che commercia con l’estero e lì scoprirà il suo lato più raffinato e delicato.

Ruth sarà la prima a sposarsi e mettere su famiglia, ma senza dimenticare le sorelle. Marie, infine, darà sfogo alla sua creatività sentendosi finalmente in pace dopo aver risistemato il laboratorio del padre e aver ripreso a disegnare.

Ovviamente, essendo costrette a lavorare e a vivere in un mondo prevalentemente maschile, dovranno affrontare parecchie difficoltà, ma avranno anche incontri piacevoli, riconoscenza e ammirazione.

Oltre la trama…

La soffiatrice di vetro è quindi un romanzo storico coinvolgente, duro e delicato allo stesso tempo.

Ciò che racchiude veramente questo romanzo è “la vita delle donne”: i discorsi tipici (tra sorelle, per esempio), le paure, le preoccupazioni, i desideri, i pregiudizi e le consuetudini che da sempre accompagnano il sesso femminile.

In poche parole: la forza che ogni donna deve trovare per affrontare la quotidianità.

Il libro ha un ritmo di lettura medio: i fatti non sono mai troppo rapidi e le descrizioni (sia degli aspetti materiali e sia di quelli emotivi) rendono il racconto fluido e piacevole, sbalzi nell’andatura.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole e permette di percepire appieno l’atmosfera che vuole ricreare in ogni situazione: per esempio, il negozio in cui lavora Johanne e il laboratorio in cui lavora Ruth sono pressoché l’opposto, sia per come vengono descritti materialmente e sia per come le ragazze li percepiscono.

L’ambientazione, come anticipato è quella della Germania dell’800, molto affascinante.

In conclusione

Lo consiglio senza dubbio come buon romanzo storico. Inoltre contiene un bel messaggio sulle donne e per le donne.

Personalmente ho apprezzato praticamente tutto in questo romanzo: l’ambientazione, l’atmosfera, le protagoniste e lo stile!

Buona lettura!

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Penitenziagite, Atti degli Apostoli

Penitenziagite - Atti degli apostoli Book Cover Penitenziagite - Atti degli apostoli
Fabio Cosio
Romazo Storico
CreateSpace Independent Publishing Platform
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
362

Dolcino, alla ricerca di fra Gherardino, si ritrova nella piana di Campaldino durante l'infuriare della battaglia tra guelfi fiorentini e ghibellini aretini e conosce un giovane soldato, Dante Alighieri.
A Roma, morto papa Niccolò IV, inizia un interminabile conclave che tra epidemie di peste, conflitti familiari e ingerenze reali, porterà, dopo 27 mesi, all'elezione del papa eremita: Celestino V.
Mentre a Milano Matteo Visconti gioca tutte le sue carte per mantenere il potere, la Sicilia si ribella alla decisione del re di Spagna di restituirla agli Angiò ed elegge un suo Re: Federico d'Aragona.
Quando Gherardino e Dolcino finalmente si incontrano il movimento apostolico inizia a strutturarsi, attirando sempre più seguaci e l'inevitabile tentativo di repressione da parte della Santa Inquisizione.
Penitenziagite - Atti degli apostoli è il secondo volume della storia di fra Dolcino.

Penitenziagite, Atti degli Apostoli

Dopo il primo volume della trilogia (Genesi), continua il viaggio di Fra Dolcino attraverso l’Italia –  questa volta alla ricerca di fra Gheraldino.

Il libro

Questo secondo volume catapulta il lettore non solo nella storia personale di Dolcino, ma anche nella storia d’Italia: questa parte del racconto, infatti, inizia nel 1289 e termina nel 1300. Siamo nel periodo della peste, della successione tra papa Nicolò IV e Celestino V, è il periodo del potere dei Visconti e delle rivolte in Sicilia, è il periodo dell’inquisizione.

Il racconto di questa parte della vita di Fra Dolcino, in realtà, può essere definita come una cornice ad una storia molto più complessa e articolata: la storia d’Italia che, ovviamente, all’epoca era ancora suddivisa e contesa.

Come per il primo volume, confermo l’accuratezza nella scelta del lessico e della forma: appropriato per l’epoca e mai in contrasto.

Il romanzo ha un ritmo di lettura medio e costante, adatto alla quantità di informazioni storiche, personaggi e scene che si susseguono.

In conclusione

Consiglio questa trilogia (il terzo volume è in elaborazione), come ho fatto quando ho letto il primo dei tre libri: come ho già detto, la ritengo molto accurata e fedele agli eventi storici, che sono stati rielaborati in modo da porre in evidenza le vicende di fra Dolcino.

Lascio il link per l’acquisto: qui. E ringrazio ancora una volta l’autore 🙂

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Riassunto del primo libro – Genesi

Fra Dolcino è passato alla storia come uno degli eretici più feroci d’Italia.
Ma chi era realmente?
1272, Prato Sesia (NO): Dolcino vive serenamente con la sua famiglia. Il padre, Giulio, è un prete che ha rinunciato ai voti per amore.
Tra i monti le ingerenze della Chiesa sono ancora minime, ma l’arrivo di un nuovo sacerdote con fama di potere cambia tutto. Messo ai margini della comunità, escluso, isolato, Giulio deciderà di affrontare un viaggio che cambierà per sempre le sorti della sua famiglia e di suo figlio.
1278, Parma: Gherardino Segarelli, dopo aver tentato di diventare frate domenicano, regala tutti i suoi averi e inizia a predicare una vita sull’esempio dei primi apostoli: povertà, umiltà, fratellanza.
Per lui tutti gli uomini e le donne sono uguali davanti a Dio e non è necessaria una chiesa per pregare.
Gherardino attira a sé migliaia di seguaci. Predica l’amore libero ma anche il sacrificio. Non conosce il latino, così sbaglia la frase che ha sentito più volte pronunciare ai frati, “penitentiam agite”, fate penitenza, pronunciandola “penitenziagite”, che ben presto diventa il motto dei suoi seguaci, gli apostolici.
1286, Roma: Benedetto Caetani è un cardinale dalle grandi aspirazioni. La sua famiglia sta acquisendo sempre più potere, entrando in conflitto con la famiglia Colonna per il possesso della città di Palestrina.
Quando Sciarra, figlio di Giovanni Colonna, scompare, l’incarico di indagare viene affidato ad Alderico, il capo della guardia. Alderico è un fedele di Gherardino Segarelli e fa infiltrare una sorella apostolica tra le serve del cardinal Caetani, scoprendo un mondo di lussuria e superstizioni, manovre politiche e inganni.
Un romanzo potente, in cui fede, giochi di potere, amicizia e amore si intrecciano, per portare alla nascita dell’eretico che farà tremare la Chiesa.
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Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey Book Cover Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Mary Ann Shaffer, Annie Barrows
Romanzo, Epistolare
Astoria
2017
Cartaceo, Copertina flessibile
292

Sinossi:

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All'improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams - che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto - e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un'intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l'occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

 

Il libro:

Forse i libri hanno un istinto segreto per cercare la strada di casa, che li porta dal loro lettore ideale. Come sarebbe bello se fosse vero!

Si tratta di un romanzo epistolare: l’intera storia viene narrata attraverso le lettere dei protagonisti, che permettono di ricostruire gli eventi passati  e comprendere quelli presenti.

Una giovane scrittrice inglese riceve una lettera proveniente dalla sconosciuta isola di Guernsey (Canale della Manica), da parte di un uomo, dal quale apprende come il suo libro sia capitato tra le sue mani in un momento difficile, un periodo di guerra che ha portato il paese alla disperazione.

Proprio durante la guerra e l’occupazione tedesca, infatti, nasce a Guernsey il Club del libro e della torta di bucce di patata. Un nome bizzarro, che ha origine in un fatto altrettanto bizzarro.

Dopo la prima lettera se ne susseguono altre, dando inizio ad una vera e propria corrispondenza tra i vari membri del club: segreti, bugie, confessioni e intrecci di ogni tipo porteranno a svelare una verità nascosta per troppi anni.

L’atmosfera degli anni ’50, tra ripresa e sconforto, fa da sfondo ad una trama fitta e ingarbugliata. I protagonisti sono molti, tutti con una storia da raccontare, ma un solo messaggio: libri e amicizia spesso possono salvare delle vite.

Lo stile dell’autrice è semplice, scorrevole, e cambia leggermente al variare dell’autore delle lettere. Per esempio, le lettere scritte dalla protagonista e dal suo editore sono sempre molto frizzanti e ironiche, mentre quelle scritte da alcuni membri del club sono più malinconiche.

In conclusione:

Si tratta di un libro che perla di argomenti difficili come la guerra in una forma “leggera” e dando risalto all’ottimismo, alle piccole cose che danno speranza, all’importanza della famiglia e degli amici, e ovviamente della lettura!

Non si tratta di una lettura pesante o eccessivamente triste, quindi la consiglio a chiunque. Si può trovare anche il film – originale Netflix – abbastanza fedele al libro, con l’unica differenza che nel libro viene data più importanza alle lettere, mentre nel film viene data più importanza al rapporto tra i protagonisti al di là della corrispondenza.

Per tutte le altre recensioni vi rimando alla pagina Indice!

La dama e l’unicorno

La dama e l'unicorno Book Cover La dama e l'unicorno
Tracy Chevallier
Romanzo storico
Beat
2003
Cartaceo, Copertina flessibile
286

Sinossi:

È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

 

La storia:

Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Commissionati da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, passarono per eredità alla famiglia Roberet, ai La Roche-Aymon e poi ai Rilhac che nel corso del XVIII secolo li trasportarono nel loro castello di Boussac.

Nel 1883 il castello fu venduto alla municipalità e diventò sede della sottoprefettura dell’arrondissement.

Nel 1841, molto danneggiati dalle condizioni in cui erano stati mal riposti e conservati, vennero notati da Prosper Mérimée, ispettore dei monumenti storici, e classificati come tali.

Nel 1882 la municipalità vendette gli arazzi a un collezionista parigino, M. Du Sommerard, che li collocò all’Hôtel de Cluny a Parigi, che, dopo la donazione delle sue collezioni alla città, ospita il Museo nazionale del Medioevo.

È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l’unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l’emblema di Jean Le Viste. Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:

  • il gusto: la dama sta prendendo un dolce dall’alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l’emblema con le tre mezzelune.
  • L’udito: la dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l’ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
  • La vista: l’unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo.
  • L’olfatto: la dama prepara una corona con i fiori che l’ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
  • Il tatto: la dama accarezza con la mano sinistra il corno dell’unicorno e con la destra regge una bandiera.
  • A mon seul désir: quest’ultimo pannello, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (il mio solo desiderio) tenuta aperta dall’unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l’ancella.

(fonte: Wikipedia)

Il libro:

Pardon, Madame, ma Monsigneur approverà gli unicorni al posto della battaglia?

La trama del libro, di conseguenza, è strutturata intorno al concepimento e alla realizzazione di questi arazzi: commissionati da Jean La Viste a Nicolas Des Innocents in occasione di ricevimenti e banchetti con nobili e persone di spicco della società dell’epoca, vengono realizzati dando inizio ad una catena di vicende positive e negative.

Gli arazzi realizzati in realtà furono sei e, in ognuno di essi, venne raffigurata una delle donne della famiglia, in corrispondenza dei cinque sensi (più A mon seul deisr) e con significati nascosti.

Ciò che coinvolge realmente il lettore in tutto ciò è come l’artista sia arrivato a scegliere i soggetti e ad accostarli al resto della composizione: si susseguono vicende amorose, tradimenti, violenze, bugie e intrallazzi di vario tipo, che portano ad un finale tutt’altro che scontato e che rendono gli arazzi una sorta di “beffa” per colui che li ha realizzati.

Lo stile dell’autrice è sempre molto scorrevole e delicato ma, personalmente, ho apprezzato maggiormente La ragazza con l’orecchino di perla, che mi è sembrato molto più elegante e raffinato.

Il ritmo di lettura è medio ma mai noioso. Il lessico, come sempre, appropriato al contento storico.

In conclusione:

Lo consiglio agli appassionati d’arte e agli amanti del romanzo storico, è sempre bello scoprire come un’opera prende vita, anche se in forma “romanzata”.

A chi dovesse scoprire per la prima volta l’autrice, consiglio senza dubbio La ragazza con l’orecchino di perla che, come detto in precedenza, è molto più elegante e coinvolgente.

Ad ogni modo, per quanto la storia in sé possa essere apprezzata o meno, Tracy Chevalier si conferma un’autrice eccezionale.

La città delle streghe

La città delle streghe Book Cover La città delle streghe
Luca Buggio
Romanzo storico
La corte
2017
Cartaceo, Copertina flessibile
392

Sinossi:

Agli inizi del 1700 la politica spregiudicata di Vittorio Amedeo II porta il Ducato di Savoia in guerra contro la Francia. Laura Chevalier, cresciuta vicino a Nizza, crede di essere al sicuro fuggendo a Torino, ma scopre che la capitale del Ducato non è una città come tutte le altre. Ci sono cose di cui non si può parlare se non sotto la protezione dei Santi, perché l’Uomo del Crocicchio è sempre a caccia di anime e potrebbe essere in ascolto. Misteriose presenze si aggirano per le vie quando scende la notte e cadaveri mutilati vengono ritrovati la mattina seguente. Lo sa bene Gustìn, un tempo monello di strada che si è fatto le ossa fra imbrogli, furti e truffe fino a diventare una delle spie del Duca. Disilluso e intraprendente, è l’uomo giusto per fare i lavori sporchi, ma anche per mettersi a caccia di banditi, streghe e serial killer.
Le loro vite si sfiorano mentre la città si prepara a sostenere l’assedio che deciderà i destini della guerra e del Ducato, tremando per i segni diabolici, affidandosi ai presagi celesti.

 

 

Torino 1704. La città magica è crocevia di banditi, streghe e serial killer. Ma esiste davvero “l’Uomo del Crocicchio”? E’ un uomo? Un demonio? O solo una leggenda?

Il libro:

Ij cornajass a fasjo ‘n gran ciadel. Mi i pensava ch’a fussa morta na feja, e i son andait a vëdde. Col post lì a l’è maledet, eh, ai è le masche. A j’era n’òm ant la reirura, tut patanù e pien ed sang.

“Torino non è una città come le altre”: questa, oltre ad essere una parte della dedica dell’autore, è una convinzione che ho sempre avuto. Torino è magica, è misteriosa, è inquietante e affascinante allo stesso tempo.

Questo perché Torino non è una città semplice: i torinesi hanno da sempre alimentato i “fatti inspiegabili” e inaspettati, costruendo leggende e miti, e contribuendo alla definizione di Torino come città magica o esoterica.

Una delle basi di questa nomea è la presenza delle streghe: donne colte o figlie del diavolo?

La città delle streghe è un romanzo ambientato nella Torino del ‘700, che racchiude al suo interno tratti tipici del romanzo storico ma anche del giallo.

A fare da sfondo alle vicende dei protagonisti, c’è la “città magica”, con la sua tipica atmosfera suggestiva e inquietante. Ad incidere molto sia sulla trama e sia sull’atmosfera ricreata, è il contesto storico: un periodo di transizione tra paganesimo e religione cristiana, tra “sapere popolare” e medicina, con una guerra in vista e tutto ciò che ne può conseguire.

Ed è proprio a causa degli scontri imminenti, che uno dei protagonisti fa la sua comparsa: Laura Chevalier, in fuga da Nizza, si trasferisce a Torino con la famiglia. Il viaggio sarà lungo e tortuoso e, una volta arrivata in città, non sarà più la stessa persona; ma non finisce qui, la sua permanenza a Torino farà di lei una donna matura, trasformandola nell’opposto di ciò che era al momento della partenza.

Durante la sua permanenza in città, infatti, verrà a conoscenza di sparizioni e omicidi efferati: la gente ha paura, l’Uomo del Crocicchio è tornato (o forse è opera delle streghe?). Sarà un investigatore decisamente inconsueto a fare chiarezza sugli eventi che stanno tormentando la città: Gustin, mezzo delinquente e mezzo gentiluomo, conosce posti e persone a sufficienza da riuscire a riportare ogni cosa al suo posto.

Oltre a questi due personaggi principali, ce ne sono molti altri degni di nota: quelli realmente esistiti prima di tutto (il Duca di Savoia, per esempio) e quelli utili a descrivere perfettamente Torino, la sua storia e le sue usanze (la Vipera, per esempio).

I punti di forza del libro sono senza ombra di dubbio l’atmosfera e l’ambientazione: le descrizioni dei luoghi e delle usanze sono assolutamente veritieri, trasportano il lettore in una Torino d’altri tempi tra Borgo Dora e la Cittadella.

In poche parole un romanzo storico veritiero unito ad un thriller ben costruito, con colpi di scena e un finale inaspettato!

Ad aumentare ulteriormente la qualità del romanzo, a mio parere, sono le parole in dialetto, i soprannomi e i modi di dire: nel torinese è consuetudine appellare i personaggi particolari con soprannomi stravaganti (abitudine che fortunatamente non si è ancora persa!), così come ai luoghi di frequentazione comune.

In conclusione:

Ho apprezzato molto questo romanzo, sia come thriller e sia come romanzo storico: lo consiglio a chiunque voglia approfondire le conoscenze sulla storia della città, sulle sue consuetudini e sugli eventi che l’hanno resa “la città magica”; come ho potuto apprendere dall’autore e confermare grazie alle mie letture precedenti, i fatti reali contenuti nel romanzo sono frutto di studi e verifiche da parte di esperti: questo rende la lettura ancora più interessante.

Lo consiglio in ogni caso a tutti gli amanti di questi due generi letterari, anche a chi non dovesse conoscere il dialetto: la quantità di parole in dialetto, infatti, non è tale da rendere difficoltosa la lettura.

Penitenziagite, Genesi

Genesi Book Cover Genesi
Penitenziagite
Fabio Cosio
Romnazo storico
StreetLib
2017
Cartaceo, copertina flessibile
364

Le donne di montagna erano le vere padrone di casa; spesso anche le uniche abitanti, visti i lunghi periodi che i mariti passavano sui pascoli. Per questo erano rispettate e trattate al pari degli uomini.

Sinossi:

Fra Dolcino è passato alla storia come uno dei più feroci eretici. Ma chi era in realtà? Penitenziagite racconta la sua storia.  Figlio di un prete che ha rinunicato ai voti per amore, Dolcino cresce serenamente tra le montagne piemontesi fino a che due inquisitori stravolgono completamente la vita della sua famiglia, costringendolo a iniziare quello che sarà il suo peregrinare per l'italia. Conoscerà il movimento degli apostolici, fondato a Parma da Gherardino Segarelli, un rivoluzionario che predica la povertà assoluta e l'amore libero, attirando su di sè le ire della Chiesa e della sua inquisizione. Nell'epoca della nascita delle signorie, nella continua lotta tra potere spirituale e temporale, fra Dolcino si troverà in mezzo agli interessi di prelati e signori. Ricercato, perseguitato, temuto. Fedele al vangelo secondo Matteo, secondo "tutto è puro per i puri", fra Dolcino non esiterà a impugnare le armi per ottenere ciò che vuole: la distruzione della Chiesa. Penitenziagite - Genesi è il primo volume della trilogia di fra Dolcino.

 

Descrizione:

1272, Prato Sesia, Novara. Giulio, un prete che ha rinunciato ai voti per amore, vive un’ esistenza serena, scandita dai tempi della terra e dai rapporti tipici di una comunità montana. Davide, il figlio maggiore, è deciso a seguire le orme del padre finché un giorno un inquisitore mette in moto una catena di eventi che lo obbligheranno a fuggire. 1287, Parma. Gherardino Segarelli, rifiutato dall’ordine dei domenicani, crea un suo gruppo di fedeli che si fanno chiamare “apostolici” o “minimi”. Vivono predicando povertà, fratellanza e libertà sessuale attirando su di sé le attenzioni della Chiesa. 1286, Roma. Benedetto Caetani, cardinale con grandi aspirazioni, gioca tutte le carte, lecite e non, per ampliare il suo potere personale e quello della sua famiglia. In un’epoca in cui Chiesa e Impero si contendono il potere, sullo sfondo di un’Italia divisa in mille fazioni, gli incroci che porteranno Davide a passare alle cronache come fra Dolcino da Novara, l’eretico più feroce e spietato che la storia d’Italia ricordi.

[…] Anche se moribondo, rimango sufficientemente lucido per darti il mio ultimo consiglio e anche quello più importante: fai quello che ritieni giusto. Tuo padre ne ebbe il coraggio. So che anche tu lo avrai. Dr io oggi ho un rimpianto, è stato quello di non essermi mai ribellato. Non mi sono mai ribellato quando vedevo gente che moriva di fame e chi avrebbe dovuto aiutarli vivere nell’opulenza […]

Il libro:

Genesi è il primo libro della trilogia Penitenziagite, una saga a sfondo storico che narra la storia di fra Dolcino da Novara, un personaggio controverso, nato all’insegna della Chiesa, deluso dai suoi rappresentanti e, infine, condannato per eresia.

La narrazione delle vicende parte da quando fra Dolcino era solo un bambino: costretto ad assistere alle violenze sulla madre e sulla sorella, dovrà separarsi dalla famiglia per trovare protezione e ricevere un’istruzione ecclesiastica.

Fra Dolcino conosce così, con il passare del tempo, le due facce della Chiesa: quella di coloro che si prodigano per aiutare i bisognosi e  i malati durante periodi di malattia e carestia, e quella dei funzionari ecclesiastici corrotti e lussuriosi, che sperperano il denaro il feste e prostitute.

Proprio a causa del susseguirsi di questi eventi e queste conoscenze, fra Dolcino matura una sua idea di ciò che è giusto o sbagliato, la consapevolezza di ciò che vuole fare per aiutare il prossimo e per sé stesso.

Avrà modo di aiutare molte persone, “ruberà ai ricchi per dare ai poveri”: verrà condannato per eresia, in quanto nemico della Chiesa o, perlomeno, dei suoi rappresentanti.

La narrazione avviene tramite un narratore esterno, il ritmo è medio e si alternano momenti descrittivi, che aiutano a collocare nel tempo e nello spazio i protagonisti, a momenti di dialogo che permettono, invece, di conoscere meglio i personaggi.

Come si può apprendere dalle note dell’autore, non esistono testimonianze precise di cosa sia accaduto nel dettaglio a fra Dolcino, soprattutto considerando che la sua storia si articola in molte parti, partendo da Prato Sesia per arrivare fino a Parma e passando da numerose città italiane.

Tuttavia, grazie ad alcuni documenti, è stato possibile ricostruirne a grandi linee la vita e crearne un romanzo: sicuramente molto valido per la descrizione dei luoghi e delle usanze (soprattutto quelle che riguardano la Chiesa e che spesso non vengono diffuse nel modo corretto).

In conclusione:

Personalmente l’ho apprezzato molto come romanzo storico, per l’ambientazione e per la capacità dell’autore di ricreare l’atmosfera inquieta dell’epoca: per questo motivo lo consiglio agli appassionati del genere o a chi fosse interessato a scoprire parte della storia di queste zone.

Inoltre ho apprezzato molto il fatto che nel libro ci fosse una parte iniziale intitolata “contesto storico”, molto utile per collocare la storia narrata nel tempo, e – alla fine del libro – l’elenco dei personaggi e una sorta di linea del tempo con elencati i fatti storici più importanti.

 

Ringrazio l’autore (che potete seguire qui) per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera e vi auguro una buona lettura! PS: presto inizierò il secondo volume!