Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey Book Cover Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Mary Ann Shaffer, Annie Barrows
Romanzo, Epistolare
Astoria
2017
Cartaceo, Copertina flessibile
292

Sinossi:

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All'improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams - che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto - e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un'intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l'occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

 

Il libro:

Forse i libri hanno un istinto segreto per cercare la strada di casa, che li porta dal loro lettore ideale. Come sarebbe bello se fosse vero!

Si tratta di un romanzo epistolare: l’intera storia viene narrata attraverso le lettere dei protagonisti, che permettono di ricostruire gli eventi passati  e comprendere quelli presenti.

Una giovane scrittrice inglese riceve una lettera proveniente dalla sconosciuta isola di Guernsey (Canale della Manica), da parte di un uomo, dal quale apprende come il suo libro sia capitato tra le sue mani in un momento difficile, un periodo di guerra che ha portato il paese alla disperazione.

Proprio durante la guerra e l’occupazione tedesca, infatti, nasce a Guernsey il Club del libro e della torta di bucce di patata. Un nome bizzarro, che ha origine in un fatto altrettanto bizzarro.

Dopo la prima lettera se ne susseguono altre, dando inizio ad una vera e propria corrispondenza tra i vari membri del club: segreti, bugie, confessioni e intrecci di ogni tipo porteranno a svelare una verità nascosta per troppi anni.

L’atmosfera degli anni ’50, tra ripresa e sconforto, fa da sfondo ad una trama fitta e ingarbugliata. I protagonisti sono molti, tutti con una storia da raccontare, ma un solo messaggio: libri e amicizia spesso possono salvare delle vite.

Lo stile dell’autrice è semplice, scorrevole, e cambia leggermente al variare dell’autore delle lettere. Per esempio, le lettere scritte dalla protagonista e dal suo editore sono sempre molto frizzanti e ironiche, mentre quelle scritte da alcuni membri del club sono più malinconiche.

In conclusione:

Si tratta di un libro che perla di argomenti difficili come la guerra in una forma “leggera” e dando risalto all’ottimismo, alle piccole cose che danno speranza, all’importanza della famiglia e degli amici, e ovviamente della lettura!

Non si tratta di una lettura pesante o eccessivamente triste, quindi la consiglio a chiunque. Si può trovare anche il film – originale Netflix – abbastanza fedele al libro, con l’unica differenza che nel libro viene data più importanza alle lettere, mentre nel film viene data più importanza al rapporto tra i protagonisti al di là della corrispondenza.

Per tutte le altre recensioni vi rimando alla pagina Indice!

Recensione libro | La dama e l’unicorno

La dama e l'unicorno Book Cover La dama e l'unicorno
Tracy Chevallier
Romanzo storico
Beat
2003
Cartaceo, Copertina flessibile
286

Sinossi:

È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

 

La storia:

Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Commissionati da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, passarono per eredità alla famiglia Roberet, ai La Roche-Aymon e poi ai Rilhac che nel corso del XVIII secolo li trasportarono nel loro castello di Boussac.

Nel 1883 il castello fu venduto alla municipalità e diventò sede della sottoprefettura dell’arrondissement.

Nel 1841, molto danneggiati dalle condizioni in cui erano stati mal riposti e conservati, vennero notati da Prosper Mérimée, ispettore dei monumenti storici, e classificati come tali.

Nel 1882 la municipalità vendette gli arazzi a un collezionista parigino, M. Du Sommerard, che li collocò all’Hôtel de Cluny a Parigi, che, dopo la donazione delle sue collezioni alla città, ospita il Museo nazionale del Medioevo.

È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l’unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l’emblema di Jean Le Viste. Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:

  • il gusto: la dama sta prendendo un dolce dall’alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l’emblema con le tre mezzelune.
  • L’udito: la dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l’ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
  • La vista: l’unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo.
  • L’olfatto: la dama prepara una corona con i fiori che l’ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
  • Il tatto: la dama accarezza con la mano sinistra il corno dell’unicorno e con la destra regge una bandiera.
  • A mon seul désir: quest’ultimo pannello, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (il mio solo desiderio) tenuta aperta dall’unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l’ancella.

(fonte: Wikipedia)

Il libro:

Pardon, Madame, ma Monsigneur approverà gli unicorni al posto della battaglia?

La trama del libro, di conseguenza, è strutturata intorno al concepimento e alla realizzazione di questi arazzi: commissionati da Jean La Viste a Nicolas Des Innocents in occasione di ricevimenti e banchetti con nobili e persone di spicco della società dell’epoca, vengono realizzati dando inizio ad una catena di vicende positive e negative.

Gli arazzi realizzati in realtà furono sei e, in ognuno di essi, venne raffigurata una delle donne della famiglia, in corrispondenza dei cinque sensi (più A mon seul deisr) e con significati nascosti.

Ciò che coinvolge realmente il lettore in tutto ciò è come l’artista sia arrivato a scegliere i soggetti e ad accostarli al resto della composizione: si susseguono vicende amorose, tradimenti, violenze, bugie e intrallazzi di vario tipo, che portano ad un finale tutt’altro che scontato e che rendono gli arazzi una sorta di “beffa” per colui che li ha realizzati.

Lo stile dell’autrice è sempre molto scorrevole e delicato ma, personalmente, ho apprezzato maggiormente La ragazza con l’orecchino di perla, che mi è sembrato molto più elegante e raffinato.

Il ritmo di lettura è medio ma mai noioso. Il lessico, come sempre, appropriato al contento storico.

In conclusione:

Lo consiglio agli appassionati d’arte e agli amanti del romanzo storico, è sempre bello scoprire come un’opera prende vita, anche se in forma “romanzata”.

A chi dovesse scoprire per la prima volta l’autrice, consiglio senza dubbio La ragazza con l’orecchino di perla che, come detto in precedenza, è molto più elegante e coinvolgente.

Ad ogni modo, per quanto la storia in sé possa essere apprezzata o meno, Tracy Chevalier si conferma un’autrice eccezionale.

Recensione libro | La città delle streghe

La città delle streghe Book Cover La città delle streghe
Luca Buggio
Romanzo storico
La corte
2017
Cartaceo, Copertina flessibile
392

Sinossi:

Agli inizi del 1700 la politica spregiudicata di Vittorio Amedeo II porta il Ducato di Savoia in guerra contro la Francia. Laura Chevalier, cresciuta vicino a Nizza, crede di essere al sicuro fuggendo a Torino, ma scopre che la capitale del Ducato non è una città come tutte le altre. Ci sono cose di cui non si può parlare se non sotto la protezione dei Santi, perché l’Uomo del Crocicchio è sempre a caccia di anime e potrebbe essere in ascolto. Misteriose presenze si aggirano per le vie quando scende la notte e cadaveri mutilati vengono ritrovati la mattina seguente. Lo sa bene Gustìn, un tempo monello di strada che si è fatto le ossa fra imbrogli, furti e truffe fino a diventare una delle spie del Duca. Disilluso e intraprendente, è l’uomo giusto per fare i lavori sporchi, ma anche per mettersi a caccia di banditi, streghe e serial killer.
Le loro vite si sfiorano mentre la città si prepara a sostenere l’assedio che deciderà i destini della guerra e del Ducato, tremando per i segni diabolici, affidandosi ai presagi celesti.

 

 

Torino 1704. La città magica è crocevia di banditi, streghe e serial killer. Ma esiste davvero “l’Uomo del Crocicchio”? E’ un uomo? Un demonio? O solo una leggenda?

Il libro:

Ij cornajass a fasjo ‘n gran ciadel. Mi i pensava ch’a fussa morta na feja, e i son andait a vëdde. Col post lì a l’è maledet, eh, ai è le masche. A j’era n’òm ant la reirura, tut patanù e pien ed sang.

“Torino non è una città come le altre”: questa, oltre ad essere una parte della dedica dell’autore, è una convinzione che ho sempre avuto. Torino è magica, è misteriosa, è inquietante e affascinante allo stesso tempo.

Questo perché Torino non è una città semplice: i torinesi hanno da sempre alimentato i “fatti inspiegabili” e inaspettati, costruendo leggende e miti, e contribuendo alla definizione di Torino come città magica o esoterica.

Una delle basi di questa nomea è la presenza delle streghe: donne colte o figlie del diavolo?

La città delle streghe è un romanzo ambientato nella Torino del ‘700, che racchiude al suo interno tratti tipici del romanzo storico ma anche del giallo.

A fare da sfondo alle vicende dei protagonisti, c’è la “città magica”, con la sua tipica atmosfera suggestiva e inquietante. Ad incidere molto sia sulla trama e sia sull’atmosfera ricreata, è il contesto storico: un periodo di transizione tra paganesimo e religione cristiana, tra “sapere popolare” e medicina, con una guerra in vista e tutto ciò che ne può conseguire.

Ed è proprio a causa degli scontri imminenti, che uno dei protagonisti fa la sua comparsa: Laura Chevalier, in fuga da Nizza, si trasferisce a Torino con la famiglia. Il viaggio sarà lungo e tortuoso e, una volta arrivata in città, non sarà più la stessa persona; ma non finisce qui, la sua permanenza a Torino farà di lei una donna matura, trasformandola nell’opposto di ciò che era al momento della partenza.

Durante la sua permanenza in città, infatti, verrà a conoscenza di sparizioni e omicidi efferati: la gente ha paura, l’Uomo del Crocicchio è tornato (o forse è opera delle streghe?). Sarà un investigatore decisamente inconsueto a fare chiarezza sugli eventi che stanno tormentando la città: Gustin, mezzo delinquente e mezzo gentiluomo, conosce posti e persone a sufficienza da riuscire a riportare ogni cosa al suo posto.

Oltre a questi due personaggi principali, ce ne sono molti altri degni di nota: quelli realmente esistiti prima di tutto (il Duca di Savoia, per esempio) e quelli utili a descrivere perfettamente Torino, la sua storia e le sue usanze (la Vipera, per esempio).

I punti di forza del libro sono senza ombra di dubbio l’atmosfera e l’ambientazione: le descrizioni dei luoghi e delle usanze sono assolutamente veritieri, trasportano il lettore in una Torino d’altri tempi tra Borgo Dora e la Cittadella.

In poche parole un romanzo storico veritiero unito ad un thriller ben costruito, con colpi di scena e un finale inaspettato!

Ad aumentare ulteriormente la qualità del romanzo, a mio parere, sono le parole in dialetto, i soprannomi e i modi di dire: nel torinese è consuetudine appellare i personaggi particolari con soprannomi stravaganti (abitudine che fortunatamente non si è ancora persa!), così come ai luoghi di frequentazione comune.

In conclusione:

Ho apprezzato molto questo romanzo, sia come thriller e sia come romanzo storico: lo consiglio a chiunque voglia approfondire le conoscenze sulla storia della città, sulle sue consuetudini e sugli eventi che l’hanno resa “la città magica”; come ho potuto apprendere dall’autore e confermare grazie alle mie letture precedenti, i fatti reali contenuti nel romanzo sono frutto di studi e verifiche da parte di esperti: questo rende la lettura ancora più interessante.

Lo consiglio in ogni caso a tutti gli amanti di questi due generi letterari, anche a chi non dovesse conoscere il dialetto: la quantità di parole in dialetto, infatti, non è tale da rendere difficoltosa la lettura.

Recensione | Penitenziagite, Genesi

Genesi Book Cover Genesi
Penitenziagite
Fabio Cosio
Romnazo storico
StreetLib
2017
Cartaceo, copertina flessibile
364

Le donne di montagna erano le vere padrone di casa; spesso anche le uniche abitanti, visti i lunghi periodi che i mariti passavano sui pascoli. Per questo erano rispettate e trattate al pari degli uomini.

Sinossi:

Fra Dolcino è passato alla storia come uno dei più feroci eretici. Ma chi era in realtà? Penitenziagite racconta la sua storia.  Figlio di un prete che ha rinunicato ai voti per amore, Dolcino cresce serenamente tra le montagne piemontesi fino a che due inquisitori stravolgono completamente la vita della sua famiglia, costringendolo a iniziare quello che sarà il suo peregrinare per l'italia. Conoscerà il movimento degli apostolici, fondato a Parma da Gherardino Segarelli, un rivoluzionario che predica la povertà assoluta e l'amore libero, attirando su di sè le ire della Chiesa e della sua inquisizione. Nell'epoca della nascita delle signorie, nella continua lotta tra potere spirituale e temporale, fra Dolcino si troverà in mezzo agli interessi di prelati e signori. Ricercato, perseguitato, temuto. Fedele al vangelo secondo Matteo, secondo "tutto è puro per i puri", fra Dolcino non esiterà a impugnare le armi per ottenere ciò che vuole: la distruzione della Chiesa. Penitenziagite - Genesi è il primo volume della trilogia di fra Dolcino.

 

Descrizione:

1272, Prato Sesia, Novara. Giulio, un prete che ha rinunciato ai voti per amore, vive un’ esistenza serena, scandita dai tempi della terra e dai rapporti tipici di una comunità montana. Davide, il figlio maggiore, è deciso a seguire le orme del padre finché un giorno un inquisitore mette in moto una catena di eventi che lo obbligheranno a fuggire. 1287, Parma. Gherardino Segarelli, rifiutato dall’ordine dei domenicani, crea un suo gruppo di fedeli che si fanno chiamare “apostolici” o “minimi”. Vivono predicando povertà, fratellanza e libertà sessuale attirando su di sé le attenzioni della Chiesa. 1286, Roma. Benedetto Caetani, cardinale con grandi aspirazioni, gioca tutte le carte, lecite e non, per ampliare il suo potere personale e quello della sua famiglia. In un’epoca in cui Chiesa e Impero si contendono il potere, sullo sfondo di un’Italia divisa in mille fazioni, gli incroci che porteranno Davide a passare alle cronache come fra Dolcino da Novara, l’eretico più feroce e spietato che la storia d’Italia ricordi.

[…] Anche se moribondo, rimango sufficientemente lucido per darti il mio ultimo consiglio e anche quello più importante: fai quello che ritieni giusto. Tuo padre ne ebbe il coraggio. So che anche tu lo avrai. Dr io oggi ho un rimpianto, è stato quello di non essermi mai ribellato. Non mi sono mai ribellato quando vedevo gente che moriva di fame e chi avrebbe dovuto aiutarli vivere nell’opulenza […]

Il libro:

Genesi è il primo libro della trilogia Penitenziagite, una saga a sfondo storico che narra la storia di fra Dolcino da Novara, un personaggio controverso, nato all’insegna della Chiesa, deluso dai suoi rappresentanti e, infine, condannato per eresia.

La narrazione delle vicende parte da quando fra Dolcino era solo un bambino: costretto ad assistere alle violenze sulla madre e sulla sorella, dovrà separarsi dalla famiglia per trovare protezione e ricevere un’istruzione ecclesiastica.

Fra Dolcino conosce così, con il passare del tempo, le due facce della Chiesa: quella di coloro che si prodigano per aiutare i bisognosi e  i malati durante periodi di malattia e carestia, e quella dei funzionari ecclesiastici corrotti e lussuriosi, che sperperano il denaro il feste e prostitute.

Proprio a causa del susseguirsi di questi eventi e queste conoscenze, fra Dolcino matura una sua idea di ciò che è giusto o sbagliato, la consapevolezza di ciò che vuole fare per aiutare il prossimo e per sé stesso.

Avrà modo di aiutare molte persone, “ruberà ai ricchi per dare ai poveri”: verrà condannato per eresia, in quanto nemico della Chiesa o, perlomeno, dei suoi rappresentanti.

La narrazione avviene tramite un narratore esterno, il ritmo è medio e si alternano momenti descrittivi, che aiutano a collocare nel tempo e nello spazio i protagonisti, a momenti di dialogo che permettono, invece, di conoscere meglio i personaggi.

Come si può apprendere dalle note dell’autore, non esistono testimonianze precise di cosa sia accaduto nel dettaglio a fra Dolcino, soprattutto considerando che la sua storia si articola in molte parti, partendo da Prato Sesia per arrivare fino a Parma e passando da numerose città italiane.

Tuttavia, grazie ad alcuni documenti, è stato possibile ricostruirne a grandi linee la vita e crearne un romanzo: sicuramente molto valido per la descrizione dei luoghi e delle usanze (soprattutto quelle che riguardano la Chiesa e che spesso non vengono diffuse nel modo corretto).

In conclusione:

Personalmente l’ho apprezzato molto come romanzo storico, per l’ambientazione e per la capacità dell’autore di ricreare l’atmosfera inquieta dell’epoca: per questo motivo lo consiglio agli appassionati del genere o a chi fosse interessato a scoprire parte della storia di queste zone.

Inoltre ho apprezzato molto il fatto che nel libro ci fosse una parte iniziale intitolata “contesto storico”, molto utile per collocare la storia narrata nel tempo, e – alla fine del libro – l’elenco dei personaggi e una sorta di linea del tempo con elencati i fatti storici più importanti.

 

Ringrazio l’autore (che potete seguire qui) per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera e vi auguro una buona lettura! PS: presto inizierò il secondo volume!

Recensione | I Medici

I Medici - Una dinastia al potere Book Cover I Medici - Una dinastia al potere
I Medici
Matteo Strukul
Romanzo storico
Newton Compton
2016
Cartaceo / copertina rigida
382

Vi dico questo perché dovete rammentare che la vostra libertà finisce là dove comincia quella degli altri e perché ciò che ci fa odiare non è quanto si dà all'uomo ma quanto gli si toglie.

Per un istante la cattedrale parve viva e fremente quasi respirasse, come una creatura primordiale, e fosse divenuta per qualche oscuro incantesimo il cuore pulsante della città.

Sinossi:

Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de' Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l'amore per l'arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c'è anche una donna d'infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell'arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l'inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari...

 

 

Il libro:

Partiamo dall’unica certezza: è un romanzo storico. Questo implica che al suo interno si trovino scene di diverso tipo: guerra, amore, sesso, storia a tutti gli effetti e su diversi livelli (storia italiana, storia fiorentina, singole storie dei protagonisti).

Detto ciò, si può analizzare il libro nella sua struttura: fin dall’inizio si capisce come il libro sia in realtà il prologo di una serie; il ritmo è lento, tremendamente lento, proprio per predisporre i volumi seguenti.

Traendo le conclusioni al termine della lettura, infatti, si nota come i fatti storici narrati (sui vari livelli) sono pochi e fanno riferimento ad un breve periodo.

La maggior parte della narrazione è incentrata su Schwartz,  Laura e sulle vicende sessuali di quest’ultima (I Medici hanno un ruolo marginale il tutto ciò). Su questo vorrei fare una precisazione: queste vicende fanno parte del racconto, come è giusto che sia, soprattutto in un romanzo storico; tuttavia, credo che con la quantità esigua di personaggi presenti nel libro, queste scene siano un po’ troppo ripetitive (e fin troppo dettagliate).

I personaggi principali sono ben descritti e dettagliati, benché – a mio parere – siano pochi per il contesto in cui vengono inseriti.

L’atmosfera fiorentina avrebbe dovuto influire positivamente sulla resa finale del romanzo ma, in realtà, passa in secondo piano, coperta da intrighi, sotterfugi e inganni che fanno da base all’intero romanzo.

Nello stile, il romanzo trova un punto a proprio favore: l’autore, infatti, mescola in modo molto omogeneo descrizioni e dialoghi, creando, scegliendo con cura i termini e rendendo la lettura molto fluida e scorrevole.

Cosa non mi è piaciuto

  1. La trama dispersiva;
  2. La scarsità di personaggi.
  3. Il voler mescolare a tutti i costi uno stile di narrazione moderno con un lessico antico

In conclusione:

Premetto che questo è un giudizio personale e molto probabilmente non sarete d’accordo con me. Ad ogni modo, mi sento di dire che lo considero più un romanzo rosa (un po’ spinto) che un romanzo storico.

Alcuni tratti del romanzo storico li ha, senza dubbio, ma semplicemente perché è ambientato nel 400 e riporta alcuni fatti che riguardano la famiglia dei Medici.

Prima di aver letto cinquanta pagine, ci si trova davanti la prima scena di sesso tra Laura e Schwartz: capisco che Il Trono di Spade sia stato un esempio per tutti, ma la quantità di personaggi è impressionante e le scene di questo tipo sono comunque più rade.

Detto ciò, penso che chiunque non abbia una passione sfrenata per i romanzi storici fedeli ai fatti e ai personaggio, possa apprezzarlo sicuramente per lo stile e la semplicità con cui lo si può leggere.

Recensione | Caravaggio Enigma

Caravaggio Enigma Book Cover Caravaggio Enigma
Alex Connor
Romanzo storico
Newton Compton
2017
Cartaceo / Copertina rigida
317

"A partita conclusa, re e pedone finiscono nella stessa scatola."

"Ci sono preghiere che non possono essere esaudite. 
E io le ho espresse tutte"

Sinossi:

Il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio è cresciuto come un reietto. Cacciato dalla famiglia, ancora adolescente è stato costretto a fuggire da Milano perché accusato di omicidio. Quando arriva a Roma, solo e senza un soldo, scopre presto che l'accecante bellezza della città nasconde anche un aspetto pericoloso e sinistro: sopravvivere nel quartiere degli artisti significa destreggiarsi tra ricchi committenti e spietati criminali. Sotto la protezione del potente cardinale del Monte, Caravaggio inizia la sua turbolenta ascesa, intrecciando una relazione con la musa Fillide, "la più famosa puttana di Roma". Con la gloria cresce però anche la sua arroganza, e Caravaggio si troverà a un bivio dal quale non potrà più tornare indietro. Di nuovo nella polvere, di nuovo in fuga, con una taglia sulla testa. Tra gli splendori dell'arte e i violenti piaceri della carne, questa è la travolgente, enigmatica storia di un uomo fuori dal comune.

 

Trama:

Il piccolo Michele gioca con il fratello accanto ad uno stagno, cade e rischia di annegare; il fratello lo porta a casa in braccio e lui approfitta di questo momento di apprensione per godersi le attenzioni della madre: non è morto, ci è andato molto vicino, ha finto di morire?

La madre lo accusa per questo suo scherzo di cattivo gusto, da quel momento è portatore di sventure: la peste che colpisce Milano è solo una delle conseguenze della sua bravata. Michele ha cinque anni e rimane segnato da queste accuse della madre a vita.

“L’implacabile ragazzino dagli occhi neri, che un giorno sarebbe diventato il più grande pittore italiano trascorse con sua madre le lunghe ore delle streghe di una luna calante.”

“L’importanza del potere, il fatto che una persona senza autorità non valesse niente, aveva avuto un grande impatto emotivo sulla sua psiche.”

Viene mandato a Roma, solo, a ringraziare personalmente colei che provvederà al suo mantenimento ed istruzione. Una donna che vede in lui più di un semplice bambino scontroso, un pittore: Costanza Colonna.

“Michele, dimentica gli scontri o l’idea di diventare un soldato. Dimentica un futuro da scalpellino. Tu, bambino mio, diventerai un pittore.”

Da questo momento Michelangelo non farà altro che cercare approvazione, vorrà soltanto essere accettato.

“Volevo essere amato, ma odiavo chiunque mi amasse. Volevo essere accettato e allontanavo tutti.”

Il suo carattere irrequieto e la sua arroganza lo aiuteranno ad arrivare ad essere famoso nelle più importanti città italiane e a collaborare con la Chiesa; questi aspetti del suo carattere gli porteranno anche molti guai, fino alla fine!

Le ambizioni di successo sembravano una farsa, le scarpe gli erano state rubate e i libri, che si erano rivelati una consolazione inattesa, gli erano stati confiscati non appena era arrivato a Roma.”

Il libro:

Il libro ha una struttura molto semplice  e ben definita: narra le vicende del pittore a partire da quando è solo un bambino fino agli ultimi anni della sua vita.

La narrazione è semplice, fluida, e garantisce una lettura scorrevole; è molto descrittiva ed aiuta ad immergersi nell’atmosfera cupa e torbida dei bassifondi romani del 1500: le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono molto dettagliate e curate, così come quelle dei sentimenti e delle emozioni dei protagonisti.

Il ritmo ha una velocità media, adatta al tipo di romanzo e, su questo c’è da fare una precisazione: non è un thriller, al contrario di quanto riportato sulla copertina del libro.

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.

“Quella era la vita di strada, messa su tela nel modo più drammatico possibile. Chiari e scuri, il nascosto e il visibile, il sesso e la morte.”

La verosimiglianza era tutto. I corpi non erano statue, le donne non erano perfette e i santi potevano puzzare quanto i contadini”

Cosa mi è piaciuto:

  1. il racconto della vita di Caravaggio: benché in versione “romanzata”, è la prima volta che trovo un racconto così approfondito, dall’infanzia all’età adulta;
  2. l’ambientazione

In conclusione:

Un buon libro, addirittura migliore di Cospirazione Caravaggio: la differenza sostanziale tra i due è che uno è un thriller, l’altro no; inoltre, Cospirazione Caravaggio si svolge su due piani narrativi, mentre Caravaggio Enigma su uno solo, ambientato nel 1500.

Lo consiglio a tutti gli amanti della storia dell’arte e di Caravaggio: è sempre molto bello immaginare come siano nate le opere che hanno fatto la storia.

 

 

Recensione | Quattrocento

Quattrocento Book Cover Quattrocento
Susana Fortes
Romanzo storico
TEA
2014
Cartaceo / Copertina flessibile
384

 

📌 Sinossi

Firenze, aprile 1478. Sono giorni terribili, quelli che seguono il fallimento della congiura ordita dalla famiglia Pazzi contro i Medici. Firenze è assetata di sangue, decisa a punire con la tortura o con la morte chiunque abbia partecipato alla cospirazione. Al sicuro nel suo palazzo, Lorenzo il Magnifico viene a sapere dei cadaveri gettati in Arno, delle decapitazioni, dei linciaggi. È la città intera che vendica l'assassinio di suo fratello Giuliano e che si consegna nelle sue mani, rendendolo potente come non mai. Però Lorenzo non sa che i fili di quella congiura sono stati tirati da personaggi molto più influenti della famiglia Pazzi. E ignora di essere lui stesso un burattino nelle mani della Storia... Firenze, oggi. Sono in pochi a conoscere Pierpaolo Masoni, pittore rinascimentale dallo stile e dall'animo tormentati. E Ana Sotomayor, dottoranda in Storia dell'arte, è arrivata a Firenze proprio per capire qualcosa di più su questo oscuro personaggio, che esercita su di lei un fascino singolare. Le sue appassionate ricerche si appuntano su uno dei quadri più controversi di Masoni, in restauro nei laboratori degli Uffizi, e su una serie di quaderni in cui il pittore racconta nei dettagli la propria esistenza e gli eventi che hanno segnato la storia di Firenze alla fine del XV secolo, tra cui la congiura dei Pazzi. D'un tratto, però, Ana diventa oggetto di minacce e ricatti e si ritrova a temere per la propria vita e per quella delle persone a lei care.

 

Là mi sentivo al sicuro con una semplice tazzina di caffè e la brina dell’inverno fiorentino, che mi riempiva la testa di sogni.

Vista da dentro, Firenze gli sembrava piena tanto di pericoli quanto di promesse. Non era una città, era un mondo.

I greci erano convinti che sopravvivere significasse sfuggire al destino. Ma, se riesci a sottrarti al tuo destino, poi in quale vita entri?

Ci sono aromi che racchiudono un’idea del mondo. Sono odori che anestetizzano le nostre difese e ci spingono dentro gli oscuri labirinti della memoria, mettendoci di fronte al primo mappamondo che ha alimentato i nostri sogni […]

📌 Trama

La trama viene portata avanti su due piani temporali: il primo racconta la Congiura dei Pazzi, giornata che ha segnato profondamente la città di Firenze e la sua storia; il secondo racconta l’avventura di Ana, una giovane studentessa che si accinge a compiere ricerche nella città toscana per la sua tesi di laurea. Raccoglie informazioni su Masoni, vissuto a Firenze proprio nel periodo in cui la città era governata dai Medici e che, per questo motivo, ha assistito alla congiura messa a punto dai Pazzi per spodestarli.

Ana viene aiutata dal suo professore, con cui inizia una ricerca molto approfondita, che la porta ad analizzare documenti custoditi negli archivi degli Uffizi, fino ad entrare in conflitto con il Vaticano e con alcune personalità di spicco del mondo dell’arte e della Chiesa.

La sua determinazione e la passione per la storia la aiuteranno ad affrontare anche le sfide più difficili e gli ostacoli che le si presenteranno di fronte.

📌 Il libro

Come detto in precedenza, il libro è strutturato su due piani narrativi: il primo ambientato nel ‘400 e il secondo nel presente, entrambi a Firenze. Questa struttura permette di approfondire la storia della città toscana ed appassionarsi a queste vicende del passato ma, allo stesso tempo permette di portare avanti le vicende della giovane studentessa nel presente.

Il ritmo è, quindi, più lento nella narrazione degli eventi storici e più veloce nel raccontare ciò che la giovane Ana vive nel tempo trascorso in Italia (In realtà, secondo il mio parere e il mio gusto personale, nonostante il cambiamento di ritmo dovuto al susseguirsi di fatti reali in un caso ed inventati nell’altro, è più scorrevole e gradevole la parte storica rispetto a quella contemporanea: se fossero stati due racconti separati avrei dato cinque stelle alla prima e due alla seconda).

Ciò che, in realtà, non mi ha  convinta è l’evolversi della storia di Ana, la protagonista della vicenda contemporanea: mi è sembrata un po’ forzata e a tratti inconcludente.

L’ambientazione incide in modo positivo su entrambi i piani narrativi: per quanto riguarda quello storico, è a dir poco affascinante; per quanto riguarda quello contemporaneo è, a mio parere, ciò che contribuisce maggiormente a far apprezzare anche questa parte del libro: i dettagli sono moltissimi e aiutano a coinvolgere il lettore…sembra davvero di essere a Firenze!

Di conseguenza, ho apprezzato molto l’atmosfera – benché cruenta – della parte storica: una Firenze cupa e misteriosa, ma allo stesso tempo affascinante e accogliente.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e scorrevole, questo rende apprezzabili anche le parti più dettagliate degli avvenimenti storici e della vita degli artisti e dei personaggi di spicco vissuti ai tempi della congiura.

📌 Cosa mi è piaciuto

  1. L’ambientazione
  2. I dettagli storici
  3. L’atmosfera

📌 Cosa non mi è piaciuto

  1. Le “falle” nella trama

📌 In conclusione

Rimane un buon romanzo storico, ma lo consiglio solo ai veri appassionati del periodo storico tra ‘400 e ‘500, della città di Firenze o di uno degli artisti citati nel romanzo: in questi casi si può “sorvolare” sulle mancanze della parte attuale del racconto.

Per farla breve: se siete come me e avete un debole per Firenze e la storia dell’arte, allora lo troverete comunque interessante!