Il Corvo – Graphic Novel

Il corvo Book Cover Il corvo
James O'Barr
Comics & Graphic Novels
Edizioni BD
2013
Copertina flessibile
272

Quando James O'Barr riversò il dolore e l'angoscia della sua tragedia personale nelle pagine del Corvo, la storia catartica del ritorno dal regno dei morti di Eric per vendicare l'omicidio della fidanzata conquistò i lettori dì tutto il mondo. Ora il libro che diede vita a un film maledetto e leggendario torna in un'edizione ampliata e corretta direttamente dall'autore, arricchita di pagine e illustrazioni inedite, nuovi capitoli, sequenze andate perdute ricostruite con la tecnica originale e una introduzione di James O'Barr in persona. Il potente viaggio di un angelo vendicatore e celebrazione del vero amore... feroce, intelligente e indimenticabile come il giorno in cui è stato concepito.

Il corvo: la graphic novel di James O’Barr, che ha dato origine al celeberrimo film con Brandon Lee, viene presentata in questa edizione definitiva curata e integrata dall’autore stesso.

Il corvo: graphic novel di James O’Barr

La trama è conosciuta da tutti ma riassumiamola brevemente: Il corvo racconta la storia di Eric Draven, giovane innamorato a cui viene portata via la fidanzata da un gruppo di malviventi.

Il gruppo aggredisce la coppia, uccidendo Eric e violentando Shelly, per poi uccidere anche lei. Eric rimane intrappolato in uno stato di non-morte, risorgendo grazie al corvo che avrebbe dovuto trasportare la sua anima nel regno dei morti. Questo gli permette di vendicarsi degli assassini, mettendoli prima di fronte alla terribile paura di rivedere colui che hanno ucciso e provare ciò che hanno inflitto ad altri.

Pur faticando ed essendo attanagliato dai ricordi dei giorni felici con Shelly, Eric riesce a ed eliminare la banda di malviventi, uno ad uno, fino ad arrivare al capo – a cui fa provare la stessa straziante agonia imposta a Shelly.

Solo dopo essersi vendicato, Eric torna da Shelly…per sempre. In tutto ciò può contare solo su due persone: il capo della polizia e la sua giovane amica Sarah, a cui era legata anche Shelly.

Le illustrazioni:

Le tavole che compongono la graphic novel sono a dir poco impressionanti per quanto sono espressive. La cosa che le rende ancora più incredibili è il fatto che siano realizzate con due stili diversi per rispecchiare l’atmosfera e i sentimenti dei protagonisti.

Nel presente Eric è devastato dal dolore, è sofferente e arrabbiato, pieno di rancore e desiderio di vendetta. Le illustrazioni ambientate nel presente sono cupe, frenetiche e tragiche allo stesso tempo, con tratti decisi e lineamenti marcati e “spigolosi”.
Nel passato  e nei suoi ricordi Eric era felice e innamorato. Le illustrazioni che rappresentano il passato e i ricordi sono in scala di grigi, realizzate con tratti dolci e armoniosi.

Il contrasto tra le tavole realizzate con uno stile e l’altro e davvero netto: questo accentua tantissimo la percezione dei sentimenti di Eric e dell’atmosfera presente nel momento descritto.

Ciò che realmente riesce a dare intensità alla trama è proprio la capacità dell’illustratore di trasmettere attraverso i suoi disegni quella che, in realtà, è stata la sua tragedia personale.

I testi e la prefazione:

Per quanto riguarda i testi, secondo il mio parere, bisogna fare una distinzione.

Ciò che è stato curato e aggiunto dall’autore è assolutamente necessario per comprendere le scelte che ha fatto nel rivisitare il suo libro dopo vent’anni.

La prefazione è una sorta di spiegazione alle aggiunte fatte, ma anche una “confessione” su alcuni aspetti intimi dell’autore. Per esempio, la parte finale intitolata “Cavallo lucente” ha un significato molto profondo sia per l’autore e sia per la trama. L’autore spiega anche la sua storia personale nascosta dietro i personaggi di Eric e Shelly, una storia per cui si è portato dietro sensi di colpa per una vita, fino a rappresentarli apertamente con “il cavallo lucente”.

Oltre a questa scena, l’autore ha aggiunto tavole inedite che, secondo la sua visione della storia, avrebbero dovuto essere comprese già nella prima edizione ma, per ragioni tecniche ed emotive, non lo sono state.

Eric e Shelly, inoltre hanno due nomi noti: Shelly per Mery Shelly e Eric per Il fantasma dell’opera.

Infine l’autore lascia qualche dichiarazione sulla stesura dei testi originali e sulla realizzazione delle tavole.

Perché la distinzione sui testi? Perché, sempre a mio parere, l’unica pecca di questo libro incredibile è la traduzione dei dialoghi.

In conclusione:

Per gli amanti delle graphic novel questa è un must have. Ma credo che un libro di questa portata possa essere un buon inizio anche per chi volesse avvicinarsi per la prima volta al fumetto… merita davvero!


Recensioni: INDICE

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Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell'albero delle arance Book Cover Il priorato dell'albero delle arance
Oscar Vault
Samantha Shannon
Fantasy
Mondadori
26 novembre 2019
Copertina rigida
1022

Il romanzo fantasy dell'anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c'è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys... Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l'epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon si è preannunciato come IL fantasy dell’anno e, in effetti, non ha deluso le aspettative.

Già dalle prime righe catapulta il lettore in un mondo parallelo, fantastico e fuori dalla comune immaginazione.

Scalzo e segnato dalle cicatrici del viaggio, lo straniero uscì dal mare, simile a uno spettro d’acqua. Avanzava come ubriaco nella foschia lattiginosa che avvolgeva Seiiki in una tela di ragno.
Secondo le antiche leggende gli spettri d’acqua erano destinati a vivere nel silenzio. Le loro lingue si erano prosciugate, insieme alla pelle, e non erano rimaste che alghe a coprire le ossa. Appostati nelle secche, aspettavano gli incauti per trascinarli nel cuore dell’Abisso.

Si ha quindi, da subito, la percezione di entrare in un mondo vero e proprio, con la sua storia, il suo passato, le sue leggende, i suoi usi e costumi. La narrazione inizia nella sezione a “Oriente“, presentando questo luogo con le sue caratteristiche e iniziando a dar voce ad una serie di personaggi.

La narrazione avviene in terza persona: la prima protagonista che si incontra è Tané, alle prese con un forestiero indesiderato in un luogo attanagliato dall’incombenza del morbo rosso.

Il secondo capitolo è dedicato all’Occidente: qui cambiano i personaggi, ovviamente, e l’ambientazione.

I primi capitoli hanno una funzione di introduzione all’ambientazione e alla storia dei luoghi e dei personaggi; l’atmosfera non è ancora percepibile se non attraverso un senso di inquietudine e attesa di qualcosa che deve avvenire.

Si alterano per diversi capitoli gli avvenimenti ambientati in Oriente e in Occidente, fino ad arrivare alla scoperta del Meridione. Il Settentrione, invece, è descritto attraverso eventi che coinvolgono le altre tre aree ma non ci sono capitoli interamente dedicati a questa zona.

Man mano che si prosegue con la lettura, gli eventi si infittiscono, il ritmo si fa più veloce e la trama incalzante.

Il priorato dell’albero delle arance: stile e struttura.

I fattori che rendono questo libro piacevole e appassionante sono lo stile dell’autrice e la struttura del romanzo.

Il priorato dell’albero delle arance è un fantasy che cela la sua complessità sotto la veste di una scrittura scorrevole e intrigante, che fa scivolare via il racconto come se nulla fosse.

In realtà, nel corso del romanzo vengono descritti quattro mondi diversi tra loro: Occidente, Oriente, Settentrione e Meridione. Ognuno di questi ha una sua storia, un suo passato, usi e costumi, tradizioni e particolarità proprie che lo contraddistinguono dagli altri.

Durante la lettura si assimila la cultura di ogni area geografica descritta come se si stesse leggendo un libro di storia, nascosto tra le avventure dei protagonisti.

Questo è  un aspetto molto interessante, forse anche quello più affascinante (insieme alle creature fantastiche), perché le culture descritte si ispirano a quelle realmente esistite nel nostro mondo.

Si notano infatti riferimenti alla cultura orientale, a quella medio-orientale e nordica.

Questo intensifica ulteriormente la resa dell’ambientazione, rendendola impeccabile sia storicamente che morfologicamente.

Andando oltre la resa dell’ambientazione, si passa alla struttura della trama che, come anticipato, è molto fitta e ben organizzata, non annoia e – soprattutto – alla fine porta ad una conclusione coerente per tutto ciò che è stato accennato durante la narrazione.

I personaggi sono ben delineati, le loro storie si intrecciano senza mai diventare eccessive in nessun modo (troppo sdolcinate, troppo cruente, troppo banali… insomma sono equilibrate).

Tra i personaggi principali troviamo anche delle creature fantastiche: i draghi! Descritti meticolosamente e capaci di sorprendere il lettore in tutti i modi possibili!

Come se non bastasse tutto ciò, a rendere la trama ancora più coinvolgente, è il fatto di avere ben quattro punti di vista all’interno della narrazione. Spostandosi geograficamente,  infatti, il lettore si posta anche con i personaggi che occupando una determinata area geografica in cui sta avvenendo qualcosa di specifico. Di conseguenza si hanno opinioni diverse sui fatti che reggono la trama.

L’unione di tutti questi elementi, amalgamati alla perfezione, crea Il priorato dell’albero delle arance.

In più:

Infine va fatta una precisazione sull’edizione: è veramente perfetta!

Copertina rigida, bordo pagina arancione, illustrazioni bellissime, curata in tutti i dettagli: la mappa, la traduzione, l’appendice con i nomi dei personaggi…tutto molto molto bello!

 

In conclusione:

Se seguite il blog da tempo, sapete che ho letto molti fantasy e che questo è uno dei miei generi preferiti in assoluto. Quando si leggono tanti libri dello stesso genere si finisce per essere ipercritici: “sempre le stesse cose”, “già visto”, “che novità”. Il bello, però, sta nel trovare qualcosa di nuovo o, perlomeno, di raccontato in modo diverso.

Questo è proprio il caso de Il priorato dell’albero delle arance. La sua particolarità, come vi ho detto poco fa, è proprio quella di “raccontare popoli”.

Questo libro è stato annunciato come il fantasy dell’anno e, in effetti, lo è.

Buona lettura!


Recensioni: INDICE

 

Vic, dopo la tempesta

Vic, dopo la tempesta Book Cover Vic, dopo la tempesta
Giulia Savarelli
Narrativa moderna
Edizioni Effetto
2019
Copertina flessibile

Speranza è solita cibarsi di ricordi, continua ad aggrapparsi alla disfunzione del suo ventricolo sinistro pur di non vivere appieno il presente. Ogni scusa è buona per non fare i conti con le sue incertezze finché, dopo un violento temporale marzolino, ella non rimarrà incantata da una misteriosa sagoma che sembra vivere dentro le pozzanghere. Lui è Vic, giovane dai vestiti di tenebra e dalla pelle di luna, un ragazzo proprio come tutti gli altri, oppure, la soluzione alla paura corroborante che continua a logorare il cuore di Speranza.


Vic, dopo la tempesta è un romanzo breve edito da Edizioni Effetto.

Racconta la storia di Speranza, una ragazza che vive costantemente immersa nei ricordi piuttosto che pensare al presente. Inoltre si nasconde dietro il suo problema cardiaco per auto-giustificarsi delle sue paure e incertezze.

Un giorno, per caso, incontra Vic, un’ombra in una pozzanghera dopo un giorno di pioggia. Vic diventa l’inseparabile compagno di Speranza, colui che la aiuta sempre e incondizionatamente a superare le sue paure e insicurezze.

Grazie al supporto di Vic, Speranza riuscirà ad uscire dal suo guscio e affrontare la vita con uno spirito diverso, con consapevolezza ma, soprattutto, con Libertà e…

Vic, dopo la tempesta oltre la trama

Durante la lettura dell’intero romanzo, è chiaro come “tutto sia una metafora“, spesso nemmeno troppo celata: a partire dal nome della protagonista, Speranza.

In messaggio che accompagna il lettore durante tutto il racconto è, infatti, proprio quello di “non perdere la speranza”, nonostante tutto. Speranza, infatti, accompagna il lettore attraverso un percorso che può essere considerato universale, alla ricerca della serenità e di una sorta di pace con sé stessa.

Il racconto alterna fasi più lente, di descrizione, a fasi più veloci, di dialogo. Le descrizioni non riguardano solo le scene in cui è coinvolta la protagonista, ma soprattutto le sue emozioni e i suoi stati d’animo rapportati a ciò che accade.

Nel suo complesso, però, il racconto ha un ritmo di lettura veloce e si legge in tempi brevi. Lo stile dell’autrice è semplice e curato, tant’è che per tutto il testo si alternano prosa e versi, creando uno stacco che ha un duplice effetto: da un lato “rallenta” la lettura, dall’altro aumenta la possibilità di percepire a pieno le emozioni della protagonista.

In conclusione:

Consiglio questo romanzo breve a lettori onnivori e amanti della narrativa contemporanea: è un racconto piacevole e positivo che può essere alternato a letture più “pesanti”.

 


Il libro su Edizioni Effetto

INDICE RECENSIONI

 

Lo Hobbit

Lo Hobbit annotato Book Cover Lo Hobbit annotato
John R. R. Tolkien
Fantasy
Bompiani
2012
422

Per i lettori di tutto il mondo, Lo Hobbit funge da introduzione al mondo incantevole della Terra di Mezzo, dimora di quell'esercito di creature fantastiche descritte nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion. "Lo Hobbit annotato" da Douglas A. Anderson è la spiegazione definitiva delle fonti, dei personaggi, dei luoghi e delle cose del classico senza tempo di Tolkien, con più di 150 illustrazioni che mostrano interpretazioni dello Hobbit proprie di diverse culture che sono giunte ad amare la Terra di Mezzo, oltre ai disegni, le mappe e i dipinti originali dell'autore. Un'interessante panoramica della vita di Tolkien e della vicenda di pubblicazione dello Hobbit, che spiega come ogni caratteristica della storia si adatti al resto del mondo inventato dall'autore e svela connessioni spesso sorprendenti e ricche di significato con il nostro mondo e la storia della letteratura a noi più nota, da "Beowulf" a "The Marvellous Land of Snergs", dai fratelli Grimm a C. S. Lewis. Questa edizione dello Hobbit annotato vede la nuova traduzione a cura della Società Tolkieniana Italiana.


 

 

Lo Hobbit, seconda tappa della nostra alla scoperta di Tolkien, si è rivelato un romanzo fantasy molto piacevole.

Lo Hobbit: la riconquista del tesoro

Lo Hobbit (titolo originale: The Hobbit, sottotitolato There and Back Again, ossia “Andata e ritorno”), noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da J. R. R. Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1937.

Nel romanzo ci sono chiari riferimenti a Il Silmarillion, soprattutto in tutto ciò che riguarda il passato degli elfi e degli hobbit come popoli. Tuttavia, può essere letto tranquillamente anche senza aver letto Il Silmarillion in precedenza; piuttosto leggere Il Silmarillion può servire come base di partenza per lettori interessati a leggere Tolkien per intero o ad approfondire la genesi del mondo narrato ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Il Silmarillion infatti narra le vicende di Arda fino alla Terza Era (compresa), epoca in cui sono ambientati Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Questo è il momento effettivo in cui gli Hobbit fanno il loro ingresso trionfale tra popoli di maggior carisma o fama: elfi, uomini e nani.

Gli hobbit infatti vengono presentati come popolo tranquillo, isolato e pacifico, dedito ad una vita di abitudini, pasti abbondanti e momenti tra amici. Ad eccezione di alcuni casi sporadici, non si tratta nemmeno di un popolo avventuroso o particolarmente attratto dalle novità e dai cambiamenti.

Tuttavia, Bilbo – il protagonista del racconto, si trova a compiere imprese straordinarie, tanto più se si tratta di uno Hobbit! Ed è proprio in questo modo che gli Hobbit diventano fondamentali per eliminare il male dal mondo.

«Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili»

La trama, quindi racconta la storia di Bilbo, “lo scassinatore”,  che viene reclutato da Gandalf insieme a 13 nani per affrontare un lungo viaggio fino alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani, saccheggiato e gelosamente custodito da Smaug, un potente drago.

Oltre la trama

Durante il viaggio, il gruppo di piccoli eroi si trova ad affrontare avversità di ogni genere: ragni giganti, elfi ostili, un drago enorme, troll e così via. In ogni passaggio, però vengono messi in risalto degli aspetti positivi o negativi dei personaggi e, in modo simbolico, del genere umano.

Per sintetizzare, si hanno tante piccole fiabe dentro una fiaba articolata. Ognuno di questi eventi, infatti, è strutturato come una fiaba e il libro stesso lo è: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, sfida, ostacoli, esito finale.

In realtà il libro, originariamente, è nato proprio con questo scopo: Lo Hobbit era una fiaba per bambini. Effettivamente lo si capisce dallo stile di scrittura, dal lessico e da tanti altri elementi:

  • Lo stile: molto scorrevole, soprattutto se paragonato a Il Silmarillion; discorsivo e colloquiale, a tratti simpatico e scherzoso nonostante alcune scene “negative”.
  • Le “interruzioni“: momenti in cui l’autore si rivolge al lettore invitandolo a proseguire o annunciandogli cosa succederà in seguito, o ancora perché alcuni fatti vengono raccontati in un secondo momento – proprio come si fa quando si racconta una fiaba ad un bambino.
  • Il lessico: più semplice rispetto a Il Silmarillion, contiene alcuni termini tipici di Tolkien (soprattutto nomi, specie fantastiche o oggetti/luoghi inventati dall’autore o che comunque mantengono un’origine inglese – es. erba pipa perché tabacco sarebbe stato troppo “americano”) ma nonostante questi rimane scorrevole e semplice da seguire.

Tra i personaggi sono menzionati gli elfi, ma non descritti accuratamente come ne Il Silmarillion; viene menzionato Sauron, così come i vari Re o eroi del passato ma anch’essi non vengono descritti in modo approfondito. I personaggi principali, invece, sono:

  • Bilbo Baggins è un perfetto esempio di hobbit: adora mangiare, fa due colazioni abbondanti, ha una sfilza esagerata di parenti, ama la compagnia, la sua casa e i suoi averi, non è particolarmente avventuroso ma ha ereditato quel pizzico di curiosità che lo spinge in questa avventura;
  • Thorin Scudodiquercia è il capo della compagnia dei 13 nani della spedizione, è il nipote del “Re Sotto la montagna”, cosiddetto perché regnò sulle terre comprese tra Dale e la Montagna Solitaria, fino all’arrivo del drago Smaug.
  • Balin, Dwalin, Fíli, Kíli, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur sono i 12 nani che accompagnano Bilbo e Thorin alla Montagna Solitaria;  Fíli e Kíli sono nipoti di Thorin.
  • Gandalf  è uno stregone di nota fama che è solito recarsi nella Contea, dove allieta gli hobbit con degli spettacoli pirotecnici, nonché ideatore della spedizione verso la Montagna Solitaria.
  • Beorn è un uomo dei boschi, può trasformarsi in orso; è un aiuto fondamentale per la compagnia in viaggio verso la Montagna Solitaria, dopo una disavventura con gli orchi.
  • Smaug è un drago di notevole potenza, ha saccheggiato i tesori dei nani, che custodisce gelosamente ed è particolarmente aggressivo con chi si avvicina ai suoi territori.

In conclusione: Lo Hobbit è il fantasy per eccellenza, senza questo libro e Il Signore degli anelli non esisterebbe la maggior parte del fantasy moderno, motivo per cui lo consiglio ad appassionati del genere e non.

Una precisazione su Lo Hobbit Annotato: questa è l’edizione che ho letto e la consiglio per la quantità di approfondimenti e illustrazioni che contiene;

 


#FumiamoErbaPipa

Per chi non avesse seguito le vicende su Instagram, FumiamoErbaPipa è in nuovo nome del gruppo che abbiamo creato per scoprire Tolkien e le sue opere: il nome la dice lunga sull’andazzo del gruppo!

Ma, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, siamo riusciti a portare a termine la lettura con successo e siamo rimasti tutti soddisfatti da questa seconda opera di Tolkien letta in compagnia!

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia molto più leggero e scorrevole rispetto a Il Silamrillion, infatti lo abbiamo letto molto più in fretta e con meno difficoltà. C’è stato chi ha confrontato il libro e il film e su questo punto ognuno ha la propria idea: personalmente trovo che, come per tutte le altre trasposizioni, siano due opere magnifiche ma non paragonabili tra loro.

Possiamo quindi riassumere un mese di lettura così:

  • lettori soddisfatti: 100%
  • il 70% di noi ha preferito Lo Hobbit a Il Silmarillion
  • Il primo posto sulla scala d’importanza nella lettura va allo stile, il secondo posto  è a pari merito tra trama e messaggio, il terzo posto va ai personaggi
  • L’85% di noi si sente uno hobbit
  • I commenti veloci sono stati:

Per unirvi a noi scrivetemi!!:)

Angeli e alchimia

Angeli e alchimia Book Cover Angeli e alchimia
Barbara De Maestri
Urban fantasy
Self-published
Copertina flessibile
219

“Siamo onesti! Chi non vorrebbe lasciare una traccia del suo passaggio su questa Terra?”
Forse nessuno, tantomeno quegli uomini tenaci che siano riusciti a penetrare i segreti più potenti e pericolosi che gli antichi Sapienti avevano celato al mondo, a ragion veduta, col potere dei simboli e dell’Alchimia.
E certamente non il prof. Balthasar Hopp, il solo ad aver decifrato un raro manoscritto di Ermete che rivela come riscrivere la storia dell’umanità e cambiare i destini del mondo!
Determinato a perseguire il suo disegno, coinvolge cinque ragazzi con abilità straordinarie i cui destini erano già potentemente legati tra loro, in una realtà che si rivela molto diversa da quel che appare.
E il viaggio ha inizio.
Si stringono alleanze, nascono intrighi e doppi giochi per la conquista del potere, le amicizie si mettono alla prova e una delicata storia d’amore senza tempo travolge proprio Marcus e Estelle, decisi a stare ben distanti l’uno dall’altra. Lui ricco, altezzoso e dall’intelletto raffinato, risoluto a tenere tutti a debita distanza. Lei, di una bellezza semplice e introversa, che detesta gli snob e non ama apparire.
Il cammino alchemico lungo la Linea Sacra è affascinante e insidioso, e alcuni Angeli in incognito decidono di giocare un ruolo fondamentale nell’eterna partita tra il bene e il male.
Dove può arrivare la follia umana per la brama del potere? E qual è il vero potere degli esseri umani su questa Terra?


 

Angeli e alchimia: tra fantasia e realtà.

Angeli e alchimia: il libro

Questo romanzo di Barbara De Maestri può essere definito un urban fantasy moderno e giovanile, ma con un nucleo universale e senza tempo.

Racconta la storia di cinque ragazzi con capacità straordinarie, che vengono arruolati da un professore che decifra un manoscritto antico e decide di mettersi sulle tracce della pietra filosofale.

Ognuno dei cinque ragazzi realizza in fretta di essere in realtà diverso dagli altri, ognuno a suo modo.

Estelle, Marcus, Lucas Dylan e Samuel iniziano così una nuova vita, decisamente inaspettata in compagnia del loro “dono”e dei nuovi amici, per quanto il primi tempi non siano affatto facili.

Fidarsi degli altri ed aprirsi con loro non è semplice: d’altro canto si tratta di cinque sconosciuti che si trovano all’improvviso ad affrontare sfide e segreti tutt’altro che semplici da gestire.

Con il tempo imparano a conoscersi e a sostenersi a vicenda; tra Estelle ed un altro membro del gruppo scatta l’amore, in modo bizzarro e molto dolce.

Oltre la trama

Angeli e alchimia è un romanzo molto piacevole, scorrevole e che lascia un bel ricordo. Parla di amicizia, amore, ostacoli da superare e quel qualcosa di magico che lega delle vite tra loro, nel presente e nel futuro.

Il ritmo di lettura è medio; lo stile dell’autrice è semplice ma curato e molto scorrevole.

Personalmente ho trovato un po’ di differenza tra la prima e la seconda parte (soprattutto il finale): la prima parte mi è sembrata più dettagliata della seconda. In ogni caso i protagonisti vengono descritti molto bene, soprattutto dal punto di vista sentimentale e caratteriale. Allo stesso modo i luoghi e gli eventi sono sempre descritti in modo da accompagnare il lettore nell’immaginazione di tutto ciò che accade.

In conclusione

Credo sia un libro adatto a molti tipi di lettori: gli amanti del fantasy, del sovrannaturale, del romanzo rosa e del racconto in generale. Personalmente l’ho trovato molto piacevole, soprattutto per come ha trattato il tema del “legame eterno”.

Per avere più informazioni, seguite l’autrice su instagram: @angeliealchimia


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Mokummer

Mukummer: un viaggio attraverso una città e una vita.

Il vecchio Damp gode di una certa fama tra i locali di Amsterdam, grosso modo tutti quelli che vivono in zona ne conoscono l’indirizzo. Credo che Bowie, il gatto del proprietario, non sia mai uscito da queste mura. Preferisce trascorrere la giornata sullo sgabello davanti alle vetrine, lato opposto rispetto a dove sono io ora, bello panciuto a dormire o leccarsi la coda (non lo biasimo, tutto sommato).

Una volta ho provato a spostarlo, un semplice sciò con la mano, e avresti dovuto vedere che pandemonio ne è venuto fuori: il bastardo rizza le orecchie, mi graffia sul polso, rovescia l’Acqua della Terra sulla jolla già pronta e poi salta giù, non prima di aver seminato peli sulla giacca di un tizio il quale, ascolta bene, si incazza con me e mi accusa di odiare gli animali e magari anche i bambini – è pieno di gente strana, dentro e fuori il locale, e chissà quanta ancora ne devo incontrare tra le strade di questo mondo.

Mokummer: la storia

Il romanzo racconta la storia di un ragazzo smarrito, al limite, che nonostante le apparenze, non perde la voglia di scoprire “qualcosa di nuovo”.

Il protagonista è Vals, questo ragazzo che si trova a girovagare per le via di Amsterdam, in cerca di sé stesso e di qualcosa in più. In realtà, prima di arrivare a questa conclusione, attraversa un periodo fatto di sonno, droghe e smarrimento in generale. Successivamente, tra momenti di lucidità e non, incontra personaggi inaspettati ma determinanti, che lo aiutano a uscire dal vortice che si è creato e a cercare, appunto, quel qualcosa in più.

Mukummer: oltre la trama.

Come ho accennato all’inizio della recensione, Mokummer è un viaggio attraverso una città – Amsterdam – e attraverso una vita, quella di Vals.

L’ambientazione “di sfondo” è quella della città di Amsterdam, ma le varie scene sono ambientate nei luoghi più disparati, di cui viene descritto il necessario alla resa della trama.

L’atmosfera che si percepisce è un misto di foschia, confusione e smarrimento, come è giusto che sia vista la storia.

Lo stile dell’autore è semplice e il ritmo di lettura è molto veloce, non solo per la brevità del racconto, ma anche per il modo in cui è scritto: la punteggiatura, soprattutto, influisce molto sul ritmo di lettura in questo caso.

In conclusione

Mokummer è un racconto piacevole, che si legge tutto d’un fiato e porta il lettore ad immergersi in una vita parallela, in un percorso di 140 pagine.

Lo consiglio agli amanti dei romanzi moderni e delle storie travagliate, che mescolano introspezione e i problemi più disparati (come la droga, per esempio) a “soluzioni” bizzarre, come incontri straordinari.

Trovate il libro su bookabook.it

L’autore

Marco Cornetto
MARCO CORNETTO nasce a La Spezia nel 1992. Laureato in Economia per l’Innovazione, vive e lavora tra Italia, Australia, Olanda, Spagna e Vietnam. Si occupa di imprenditoria sociale di giorno e di scrittura creativa la sera. Mokummer è il suo secondo romanzo.

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Il tulipano nero

Il tulipano nero. Ediz. integrale Book Cover Il tulipano nero. Ediz. integrale
Grandi classici
Alexandre Dumas
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
2016
Flessibile
224

Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Recensire Il tulipano nero o no? C’è chi sostiene che le recensioni dei classici siano inutili perché, in quanto classici, non necessitano di commenti. Io credo piuttosto che recensire un classico non sia semplice perché, per quanto la recensione voglia essere oggettiva, si rischia sempre di improntarla con un giudizio. Tuttavia, anche questo giudizio può aiutare il lettore successivo a farsi un’idea del tipo di lettura a cui va in contro. Perciò eccoci qua…

Il tulipano nero

Il tulipano nero è un romanzo di Alexandre Dumas (padre) scritto nel 1850.

Ambientato nei Paesi Bassi, nel ‘600 (periodo d’oro per l’Olanda), racconta di una efferata lotta di potere tra Johan De Witt (un ricco borghese) e Guglielmo III D’Orange (aristocratico).

Alla base della trama c’è il mercato dei tulipani, che venivano importati dall’Oriente. Il mercato dei tulipani diventa in poco tempo la base dell’economia olandese, attirando soprattutto i nobili del Paese. Il prezzo dei fiori continua a salire, vittima delle speculazioni di chi vede in questi fiori un’ottima fonte di guadagno. Questo libro racconta i meccanismi del mercato dei tulipani dell’epoca attraverso una storia originale e coinvolgente.

Il tulipano nero racconta…

La storia del medico Cornelius Van Bearle che, pur essendo di famiglia borghese benestante, decide di non portare avanti gli affari di famiglia ma di investire nella coltivazione di tulipani di ogni specie e colore, fino a creare il misterioso e impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini.

Un vicino invidioso, però, tenderà una trappola a Cornelius, che rischierà addirittura la condanna a morte.

Inizia in questo momento una storia tragica di amore e lotta per la giustizia.

Il tulipano oltre la trama

Il tulipano nero è un grande classico di Dumas, autore noto per il suo stile curato e coinvolgente e per le sue storie affascinanti. Come ci si può aspettare dal titolo e dall’autore, è un libro di grande classe ed eleganza, nonostante tratti anche di invidia, odio e violenza.

Ha un ritmo di lettura medio a causa delle descrizioni e delle nozioni da assimilare (soprattutto nella prima parte) per potersi immergere nella storia.

In realtà, il ritmo cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta, contiene più informazioni storiche e dettagli su quella che è realmente stata la storia del mercato dei tulipani in Olanda. Nella seconda parte, invece, hanno più importanza i protagonisti del racconto e il ritmo accelera leggermente.

Come tanti libri contemporanei a questo, fa riferimento alla società dell’epoca mettendone in risalto alcune caratteristiche e, soprattutto, alcuni difetti e mancanze. Tra le righe si può trovare una sorta di critica ai ceti sociali protagonisti del racconto.

Nonostante ciò, però, è un libro che si legge tranquillamente e lascia un bel ricordo. Per questo lo consiglio sia agli amanti dei classici e sia a lettori “onnivori”, merita davvero di essere letto nonostante non sia di certo il più conosciuto romanzo di Dumas.

***un appunto: in questo caso, l’edizione Crescere non è la migliore. Nel testo ci sono alcuni errori e la traduzione non è sempre scorrevole.


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Il Silmarillion. La compagnia di Tolkien

Il Silmarillion Book Cover Il Silmarillion
John Ronald Reuel Tolkien
Fantasy
I grandi tascabili
2013
Flessibile
682

"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. "Opera prima", dunque, essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata la filiazione delle sue favole: "Lo Hobbit", "Il Signore degli Anelli", "Il cacciatore di Draghi". "Il Silmarillion", che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un'unica storia sacra, narra la parabola di una caduta: dalla "musica degli inizi", il momento cosmogonico, alla guerra di Elfi e Uomini contro l'Avversario. L'ultimo dei racconti costituisce l'antecedente immediato del "Signore degli Anelli".

26 settembre 2019: esce oggi il film biografico su J.R.R.Tolkien e, come promesso, inizia l’avventura di questo blog alla scoperta del grande autore, a cominciare dal Silmarillion. (In realtà è già cominciato con il gruppo a tema su Instagram! Seguite l’hashtag #TolkienASrtatto e se, volete far parte della Compagnia di Tolkien, scrivetemi!)

Il Silmarillion, infatti, è quello che si può definire la genesi del mondo di Tolkien, benché sia stato pubblicato dopo la sua morte e, di conseguenza, dopo tutte le opere che si fondano proprio su di esso.

Il Silmarillion è stato pubblicato postumo, grazie al figlio – Christopher Tolkien. Il libro racchiude la genesi di Arda, dalla sua creazione fino alla Terza Era (da qui si ricongiungono le più conosciute opere dell’autore, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli).

La narrazione è suddivisa in più capitoli che corrispondono a momenti e luoghi diversi (o popoli diversi), all’interno dell’universo di Eä, a sua volta suddiviso in varie terre: Valinor, Nùmenor, Beleriand e, ovviamente, la conosciutissima Terra di Mezzo – la terra di Bilbo e Frodo!

Il Silmarillion è, senza dubbio, “l’opera fondamentale” per il suo autore, che ha lavorato ad essa per decenni, continuando ad elaborarla e a perfezionarla in ogni dettaglio. Attenzione però: non si tratta di un romanzo.

Si tratta, piuttosto, di uno schema descrittivo, di una “spiegazione” del mondo tolkieniano, che racchiude una quantità inimmaginabile di personaggi e luoghi. La caratteristica determinante di questi personaggi e di questi luoghi è il modo in cui sono descritti e particolareggiati. Ogni luogo ha caratteristiche differenti, ogni popolo ha dinastie, parentele, usi e costumi diversi…lingue diverse!

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e sono, all’ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien. Sulle loro vite fu composto il Lai di Lùthien, cioè Liberazione dal Selvaggio, il quale è. salvo un altro, la più lunga della cantiche riguardanti il mondo dell’antichità; […].

[…] e la sofferena era scolpita nel suo volto. Ma finalmente era stato richiamato in vita dall’amore di Lùthien, e si levò, e insieme tornarono a vagare per i boschi. 

Ogni capitolo de Il Silmarillion narra di uno di questi luoghi o uno di questi popoli o un personaggio in particolare, seguendo un ordine approssimativamente cronologico, a partire dalla genesi del mondo tolkieniano fino, appunto, alla Terza Era.

Il libro è suddiviso in cinque sezioni:

  1.  Ainulindalë (la Musica degli Ainur), narra la creazione dell’universo di Eä
  2.  Valaquenta, riporta la descrizione dei Valar e dei Maiar.
  3. Quenta Silmarillion.
    Qui termina il Silmarillion. Se in esso si è passati dall’eccellenza e dalla bellezza alla tenebra e alla rovina, è perché tale era, fin da tempi antichissimi, il destino di Arda Corrotta; e se un mutamento si verificherà, e la Corruzione sarà cancellata, lo possono sapere solo Manwe e Varda, i quali però non l’hanno rivelato, né se ne trova traccia nelle soriti di Mandos. 
  4. Akallabêth, Seconda Era, racconta la Caduta di Númenor e del suo popolo.
  5. Degli Anelli del Potere e della Terza Eracollegamento con Lo Hobbit Il Signore degli Anelli

Tutto ciò che avviene tra la prima e la quarta sezione avviene prima della Terza Era, quindi coinvolge personaggi meno conosciuti ai più, fatta eccezione per i primi elfi e, ovviamente, Sauron.

[…] Signore […] se hai potere su questi nuovi venuti, ingiungi loro di tornare per le strade donde sono venuti, oppure di procedere oltre. Noi infatti non desideriamo la presenza di stranieri in questa contrada, per tema che turbino la pace in cui viviamo. E coloro sono abbattitori di alberi e cacciatori di bestie, ragion per cui noi siamo loro ostili, e se non volessero andarsene li assilleremmo in tutti i modi possibili.”

Come è nato Il Simarillion

Stabilire una data esatta per l’inizio e la fine della stesura del Silmarillion non è semplice; tuttavia, si può ricondurre la sua nascita all’esperienza dell’autore nell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale.

Durante il suo impiego in guerra, infatti, l’autore è stato vittima della “febbre da trincea” e per questo motivo è stato rimpatriato. Dopo questa dolorosa esperienza, Tolkien ha deciso di lavorare su quelli che prima erano solo racconti sconnessi, per creare un vero e proprio universo.

Nel corso della sua storia, il Silmarillion, ha subito diversi rifiuti: il primo tra tutti è stato quello dell’editore di Tolkien, che si è rifiutato di pubblicare il testo, nonostante il successo de Lo Hobbit, perché non era un vero romanzo.

Anche dopo la pubblicazione a cura del figlio e dello scrittore fantasy Guy Gavriel Kay, nel 1977, Il Silmarillion non ha smesso di creare scompiglio tra il pubblico: è stato generato da un’insieme di bozze che, per quanto dettagliate e curate, non erano pronte per la pubblicazione definitiva. Inoltre, il testo è stato rivisitato, appunto, dal figlio e da una terza persona che, per quanto fedeli all’autore, hanno comunque apportato alcune modifiche per poterlo pubblicare.

Questo, inevitabilmente, ha creato pareri opposti: c’è chi sostiene che le opere postume e “rivisitate” non siano sufficientemente fedeli al volere dell’autore, e c’è chi sostiene che quest’opera meritasse di essere pubblicata in ogni caso.

Dentro Il Silmarillion

Si può analizzare questo libro prendendo in considerazione diversi fattori. Primo tra tutti, la creazione di un mondo fantastico mai visto prima e non “fine a sé stesso”, ma con una storia e un’evoluzione, come se si trattasse della storia della Via Lattea e della Terra.

“Tutto ha il proprio valore” disse Yavanna “e ogni cosa contribuisce al valore delle altre. Ma i kelvar possono fuggire o difendersi, laddove gli olvar che crescono non possono farlo. E tra questi, mi sono cari gli alberi. Lenti a crescere, saranno rapidi a cadere, e, a meno che non paghino tributo con frutti sui rami, poco rimpianti per il loro trapasso. Così io vedo nel mio pensiero. Potessero gli alberi parlare in favore di tutte le cose che hanno radici e punire chi fa loro del male!”

Ciò che, personalmente, escluderei dall’analisi (per il momento) è lo stile dell’autore, che credo sia più definibile e apprezzabile in uno qualsiasi dei suoi romanzi, piuttosto che in questo libro in un certo senso “tecnico”.

Tornando all’analisi del mondo tolkieniano, leggendo Il Silmarillion, si nota come la fantasia smisurata dell’autore si sia fusa alla perfezione con una quantità ancor più smisurata di nozioni che il professore ha appreso e utilizzato all’interno delle sue opere. Tra queste troviamo:

  • le caratteristiche del Medioevo (Tolkien, infatti, ha approfondito lo studio del Medioevo, su cui ha scritto anche dei saggi);
  • i miti nordici, da cui ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi personaggi più rilevanti e, soprattutto, per le credenze e le ambientazioni di alcuni popoli;
  • la Bibbia, e “l’inizio” secondo altre religioni oltre quella cristiana, per la genesi di Arda; inoltre, c’è una somiglianza tra Melkor-Ilùvatar e Dio-Lucifero; infine, il libro racconta la genesi e la caduta degli elfi, come la Bibbia narra la genesi e la caduta degli uomini… elemento che si può riscontrare anche in altre leggende e religioni;
  • i miti greci, a cui sono ispirati i personaggi dei Valar che, però, hanno anche caratteristiche degli dèi norreni (Manwe-Odino, per esempio);
  • i celti: da questo incredibile popolo, Tolkien ha tratto ispirazione sia per quanto riguarda la definizione di alcuni personaggi e sia per la creazione delle lingue elfiche.

La morte è il loro destino, il dono d’Iluvatar, che, con il consumarsi del tempo, persino le Potenze invidieranno. Ma Melkor ha gettato la propria ombra sulla morte e l’ha confusa con la tenebra, e dal bene ha tratto il male, e la paura dalla speranza. 

Guardando avanti…

Ora, avendo in programma la lettura de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, ricapitoliamo le ultime sezioni de IL SILMARILLION:

Akallabêth. Nel penultimo capitolo dell’opera si parla dell’ascesa e della caduta di Númenor: Akallabêth in adûnaico (la lingua di Númenor) significa “La caduta”. All’inizio del capitolo vengono enumerati gli uomini che facevano parte della razza dei Númenóreani e il motivo per cui essi, sotto consiglio di Sauron, sfidarono la collera dei Valar dai quali furono puniti con la distruzione della loro isola. L’autore prosegue con la narrazione della fondazione dei regni dei Nùmenòreani in esilio, Gondor e Arnor fondati da Elendil e dai suoi figli.

Degli Anelli del Potere e della Terza Era. In quest’ultimo capitolo, viene chiarita l’origine nonché la fine degli Anelli di Potere e dell’Unico Anello, forgiato in segreto da Sauron per governare gli anelli minori. Sono accennate le vicende Arwen e di suo padre Elron, di Gondor e di Aragorn. Vengono nominati Mithrandir e le vicende della Terra di Mezzo.

Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. Buona parte della forza e della volontà di Sauron fluì in quell’Unico Anello; il potere degli anelli elfici era infatti assai grande e così l’anello che avrebbe dovuto governarli doveva avere una potenza superiore; e Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d’Ombra. E, quando aveva l’Unico Anello su di sé, poteva percepire tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e così era in grado di vedere e di governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano. 

In conclusione (…o meglio, per iniziare questo viaggio)

Parola alla Compagnia di Tolkien…
  • Sto sottolineando trilioni di frasi, di metafore, anche solo di parole (traduzione impeccabile, tra l’altro👌🏻). Grazie per aver organizzato il GdL 😍
  • Letto anni fà, dopo Lo Hobbit che ho “mangiato” in una settimana (bellissimo😍!)..e scoprendo che sarebbe stato meglio averlo letto prima… X poi dedicarmi al mattone del Signore degli Anelli che non vedevo l’ora di iniziare💜…i film li so praticamente a memoria 😜😁
  • Ke dire…be Tolkien mi affascina, nonostante la fatica iniziale nel destreggiarsi cn i nomi.. È come un libro “comfort zone”(=sn quei film/libri ke fanno parte della mia vita da anni e ke adoro rileggere o rivedere, nn stancano…legati a periodi della mia vita in cui ero sola e loro m facevano compagnia) fa parte della mia vita da quando uscì il primo film del signor degli anelli e amo averlo nella libreria, rileggerlo adesso cn calma, cm se leggersi una cosa di famiglia, m coccola mi fa star bene…. Poi lo associo allr giornate in salotto, sul divano con la coperta, te caldo e camino acceso…adoro!!
  • Della prosa di Tolkien amo la musicalità: riesce a raccontare storie musicali usando parole musicali. Almeno io lo percepisco così. Persino le scene cruente sono alta poesia, e la poesia è sempre musica. Ne Il Silmarillion, essendo una sorta di Vecchio Testamento de Il Signore degli Anelli, l’aura musicale delle parole di Tolkien è ancora più evidente. In chiusa:
    ho letto la nota del traduttore, e mi ha emozionata più della prefazione del figlio di T., per la passione che traspare dalle righe, e che emerge anche da un lavoro eccellente e immane. La scelta lessicale, per opere come queste, è tutto.
    Sarebbe interessante leggere qualcosa di T. in lingua, per sperimentare questa sua musicalità originaria. Io non l’ho mai fatto. @as.tratto quando non ci resta più niente da leggere di T. considera di proporre di rileggere qualche passaggio in eng 🔝🤟🏻

    … e poi c’è il commento che riassume tutto:

  • Tolkien potrebbe scrivere “salsiccia pomodoro e prezzemolo” e mi emozionerebbe
La mia opinione

Ho sempre ammirato Tolkien, la sua fantasia, la sua visione del mondo e le sue capacità come autore. Per me Tolkien è il fantasy. Il Silmarillion, come ho scritto all’inizio della recensione, non è un vero e proprio romanzo quindi, per poterne apprezzare lo stile, consiglio di leggere Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e così via.

Se, però, siete interessati a scoprire come si è generato il mondo che fa da sfondo a tutti i romanzi e a capirne i dettagli, vi consiglio di partire proprio da questo. Per quanto possa sembrare ostico a causa della quantità di nomi e nozioni da ricordare, merita di essere letto.

Inoltre, nell’edizione Bompiani, c’è una lunga introduzione che spiega la stesura e la pubblicazione del libro e un’appendice che contiene l’elenco dei nomi, dei luoghi e dei termini elfici citati nel testo. Infine, contiene anche le mappe dei luoghi menzionati e gli alberi genealogici dei popoli elfici e non solo.

Per concludere: LEGGETE TOLKIEN. ORA.

E, se volete farlo in compagnia, o se avete già letto le sue opere e volete discuterne, scrivetemi per email o su instagram e vi aggiungo alla chat!

 


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Sì Book Cover
Viviana Rivero
Fiction, Romanzo Storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
688

Parigi, anni '20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l'occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall'altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l'amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire "sì" alla vita.


Sì è un romanzo storico ambientato negli anni ’20, che ha le sue radici in Marocco e che arriva fino a Buenos Aires, passando per Parigi e non solo.

Sì: tra realtà e fantasia

La narrazione ha inizio con qualche accenno sulla vita dei genitori di quella che sarà poi la protagonista dell’intero romanzo: madre musulmana, padre occidentale. Un matrimonio che viene, in un certo senso, “organizzato” nonostante lo sposo non fosse connazionale della sposa e non professasse la stessa religione.

Questa prima “stranezza” per l’epoca si verifica perché il padre della sposa ha premura di accasare tutte e cinque le figlie, scegliendo con attenzione gli sposi.

Questo perché, come da tradizione, proprio a loro sarebbero finiti i patrimoni e gli affari di famiglia, mentre le figlie sarebbero soltanto “passate di proprietà”.

Si verifica, quindi, il primo fatto insolito e vagamente rivoluzionario per l’epoca: è il futuro sposo (occidentale) a proporsi per il matrimonio.

Dopo le nozze, la coppia si trasferisce e inizia a condurre una vita più occidentalizzata, pur mantenendo la fede musulmana e le tradizioni marocchine.

Poco dopo nasce la figlia, Melisa.

Era decisa a dare ogni ora della sua vita, le sue notti, le vittorie e le sconfitte, pur di non separarsi mai da quel fagottino di carne rosa.

Quel giorno d’estate segnò un prima e un dopo nella sua vita e nelle sue decisioni. Ma se ne sarebbe accorta solo con il passare dei mesi, o addirittura con il trascorrere degli anni.

Come da tradizione, anche lei, viene promessa in sposa ad un uomo che conosce appena e che non ama.

Melisa, cresciuta tra stoffe pregiate e abiti di scena nella bottega dei genitori, non vuole arrendersi ad un destino scontato, rifiuta il matrimonio combinato e si butta nella carriera di cantante e ballerina.

<<E poi io voglio una vita diversa>> […] <<voglio fare la ballerina e la cantante>>

Melisa è brava, ha successo e viene invitata ad unirsi ad una compagnia teatrale a Buenos Aires. Non senza difficoltà, lascia i genitori e la sua casa per andare dall’altra parte del mondo, incontro al suo destino.

Quando finalmente la nave avvistò terra, l’entusiasmo dei passeggeri esplose. Melisa invece scoppiò a piangere. Aveva attraversato l’oceano per inseguire il suo sogno abbandonando le persone che amava. Era il primo dei molti sacrifici che avrebbe fatto per assecondare la sua vocazione, solo che ancora non lo sapeva.

Questa storia straordinaria, che vede come protagonisti i personaggi inventati di Melisa e la sua famiglia, viene però storicamente collocata in corrispondenza di una tragedia realmente avvenuta: il naufragio della nave Principessa Mafalda.

Questo tragico incidente è avvenuto nel 1927 ed è costato la vita a 314 persone in viaggio verso Buenos Aires.

 

Sì: oltre la trama

Il significato del titolo, come specificato nella sinossi, è la capacità di dire  alla vita.

Melisa, infatti, nonostante le difficoltà e le perdite, riesce a costruire qualcosa di suo e, successivamente, con l’uomo che ha scelto.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e fluido. Il romanzo risulta scorrevole e si legge abbastanza velocemente nonostante conti più di 600 pagine.

L’ambientazione cambia ripetutamente, attraversando tre continenti e riportando alcune caratteristiche tipiche dell’epoca delle città menzionate.

L’atmosfera, invece, cambia in base a due fattori: il luogo in cui si svolge una determinata scena e ciò che accade ai protagonisti e come si sentono a riguardo.

Il ritmo di lettura è medio, è una lettura “tranquilla”, che fa scorrere gli eventi senza troppi scossoni per il lettore.

In conclusione: Sì a questo libro

Si tratta di un libro positivo e piacevole che lascia un bel ricordo nonostante tratti anche fatti spiacevoli, come il naufragio che, come anticipato, è realmente accaduto ed è costato la vita a centinaia di persone.

 


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PER L’ACQUISTO:

I Medici

I Medici - Una dinastia al potere Book Cover I Medici - Una dinastia al potere
I Medici
Matteo Strukul
Romanzo storico
Newton Compton
2016
Cartaceo / copertina rigida
382

Vi dico questo perché dovete rammentare che la vostra libertà finisce là dove comincia quella degli altri e perché ciò che ci fa odiare non è quanto si dà all'uomo ma quanto gli si toglie.

Per un istante la cattedrale parve viva e fremente quasi respirasse, come una creatura primordiale, e fosse divenuta per qualche oscuro incantesimo il cuore pulsante della città.

Sinossi:

Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de' Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l'amore per l'arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c'è anche una donna d'infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell'arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l'inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari...

 

 

Il libro:

Partiamo dall’unica certezza: è un romanzo storico. Questo implica che al suo interno si trovino scene di diverso tipo: guerra, amore, sesso, storia a tutti gli effetti e su diversi livelli (storia italiana, storia fiorentina, singole storie dei protagonisti).

Detto ciò, si può analizzare il libro nella sua struttura: fin dall’inizio si capisce come il libro sia in realtà il prologo di una serie; il ritmo è lento, tremendamente lento, proprio per predisporre i volumi seguenti.

Traendo le conclusioni al termine della lettura, infatti, si nota come i fatti storici narrati (sui vari livelli) sono pochi e fanno riferimento ad un breve periodo.

La maggior parte della narrazione è incentrata su Schwartz,  Laura e sulle vicende sessuali di quest’ultima (I Medici hanno un ruolo marginale il tutto ciò). Su questo vorrei fare una precisazione: queste vicende fanno parte del racconto, come è giusto che sia, soprattutto in un romanzo storico; tuttavia, credo che con la quantità esigua di personaggi presenti nel libro, queste scene siano un po’ troppo ripetitive (e fin troppo dettagliate).

I personaggi principali sono ben descritti e dettagliati, benché – a mio parere – siano pochi per il contesto in cui vengono inseriti.

L’atmosfera fiorentina avrebbe dovuto influire positivamente sulla resa finale del romanzo ma, in realtà, passa in secondo piano, coperta da intrighi, sotterfugi e inganni che fanno da base all’intero romanzo.

Nello stile, il romanzo trova un punto a proprio favore: l’autore, infatti, mescola in modo molto omogeneo descrizioni e dialoghi, creando, scegliendo con cura i termini e rendendo la lettura molto fluida e scorrevole.

Cosa non mi è piaciuto

  1. La trama dispersiva;
  2. La scarsità di personaggi.
  3. Il voler mescolare a tutti i costi uno stile di narrazione moderno con un lessico antico

In conclusione:

Premetto che questo è un giudizio personale e molto probabilmente non sarete d’accordo con me. Ad ogni modo, mi sento di dire che lo considero più un romanzo rosa (un po’ spinto) che un romanzo storico.

Alcuni tratti del romanzo storico li ha, senza dubbio, ma semplicemente perché è ambientato nel 400 e riporta alcuni fatti che riguardano la famiglia dei Medici.

Prima di aver letto cinquanta pagine, ci si trova davanti la prima scena di sesso tra Laura e Schwartz: capisco che Il Trono di Spade sia stato un esempio per tutti, ma la quantità di personaggi è impressionante e le scene di questo tipo sono comunque più rade.

Detto ciò, penso che chiunque non abbia una passione sfrenata per i romanzi storici fedeli ai fatti e ai personaggio, possa apprezzarlo sicuramente per lo stile e la semplicità con cui lo si può leggere.