I Salici

I Salici Book Cover I Salici
Piccoli mondi
Algernon Blackwood
Horror, Weird
ABEeditore
2019 (edizione italiana ABEditore)
Copertina flessibile
141

Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un'isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un'esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l'isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l'impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale - come avviene per i due protagonisti - si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un'immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? "I salici" di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.

 


I Salici è un racconto, pubblicato da ABEditore come libricino illustrato, di Algernon Blackwood.

I SALICI

Conosciuto come simbolo del genere weirdquesto racconto unisce psicologia e horror. Racconta, infatti, la storia di due campeggiatori che scelgono un luogo non proprio ospitale per trascorrere la notte e porta il lettore in un vortice di paura ed ansia.

La vicenda è narrata in prima persona da uno dei due campeggiatori. Durante la lettura, si ha modo di apprendere il passato dei due protagonisti: hanno alle spalle svariate avventure insieme, cosa che ha creato un rapporto di fiducia profonda e amicizia. Questo aspetto è fondamentale al fine di comprendere a pieno l’intento e il messaggio di questo racconto: la paura è capace di rivoltare completamente un individuo, trasformarlo nel suo opposto, insinuare in lui sospetto e ansia al punto di trasformarlo il una creatura egoista, sospettosa e meschina.

Tutto ciò viene espresso tramite un’avventura notturna: durante il loro viaggio per l’Europa, i due amici si fermano al limite di una foresta di salici per trascorrere la notte, si accampano su un terreno aperto, nei pressi di un fiume e svolgono le loro abituali attività di campeggio. Durante la notte il protagonista narrante si sveglia e inizia a percepire strane sensazioni: sembra che il paesaggio intorno a lui sia animato come un’entità indipendente e ostile alla loro presenza.

Al loro risveglio, i due notano dettagli inspiegabili nel paesaggio circostante e nel loro equipaggiamento: il dubbio e la sfiducia reciproca inizia a insinuarsi in loro e ad avere la meglio sulla razionalità e sul rapporto precedente.

Oltre la trama

Come anticipato, I Salici è un racconto che ha fatto la storia di un genere letterario: “strano” – ed è strano sul serio! Non si può negare, però, che sia strano quanto coinvolgente e assolutamente “riuscito”. L’intento dell’autore è quello di mostrare i lati più meschini e abietti dell’essere umano, e ci riesce. Vuole dimostrare come la vita e la percezione degli eventi siano condizionate estremamente dalla paura, e ci riesce. La paura dell’ignoto: quella paura a cui non si riesce a dare una forma, un volto, un’identità, ma è più presente e più percepibile di qualsiasi cosa materiale. Questa è la paura di cui Blackwood parla, questa è la paura capace di trasformare un essere umano e scuoterlo in un modo che non credeva possibile.

Uno stile fluido e un ritmo serrato completano l’opera: 141 pagine da leggere tutte d’un fiato.

Una lettura assolutamente consigliata per appassionati e neofiti. Un’edizione impeccabile ed esteticamente perfetta.

 


Recensioni: INDICE

 

Il cacciatore di draghi

Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham Book Cover Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham
John R. R. Tolkien
Fantasy, Fiaba
Bompiani
2019
Copertina flessibile
160

Un contadino abitudinario e un po’ fanfarone, costretto a dar la caccia a un drago su cui riesce ad avere la meglio, diventa ricco e rispettato, tanto da essere eletto re. La fonte sarebbe un’antica cronaca in latino contenente il resoconto delle origini del Piccolo Regno. Ma è solo un espediente. Tolkien vi ricorre per creare un mondo metastorico, senza precise coordinate spazio-temporali, un’atmosfera da fiaba, un universo immaginario popolato di draghi e di giganti in cui però possiamo ritrovare qualcosa della nostra quotidianità.

Il cacciatore di draghi è un racconto di Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1949 e arrivato in Italia alcuni decenni dopo.

Il cacciatore di draghi

La storia è ambientata nella Britannia medievale, con l’aggiunta di alcuni elementi di fantasia (i draghi, per esempio).

Si tratta di un racconto piuttosto breve rispetto agli standard dell’autore, ma senz’altro affascinante, soprattutto grazie all’ambientazione e alla caratterizzazione dei personaggi.

Protagonista della storia è il fattore Giles che, per caso o per fortuna, si trova ad avere a che fare con strani animali. Tant’è che arriverà a confrontarsi con il suo antagonista principale: il drago Chrysophylax.

Con la struttura tipica di una fiaba, Il cacciatore di draghi sembra essere stato inventato dall’autore per intrattenere i propri figli in macchina durante una sosta dovuta ad un temporale.

Tuttavia, il racconto è stato rivisto più volte dall’autore prima di essere pubblicato nella sua versione definitiva, nel 1949, con il titolo Farmer Giles of Ham.

Lo stile di Tolkien si conferma inconfondibile: curato, molto narrativo e descrittivo. Inoltre, come in ogni opera, l’autore si conferma estremamente ricco di fantasia.

Il racconto ha un ritmo di lettura veloce dovuto alla semplicità con cui è scritto e alla lunghezza del testo, decisamente non eccessiva. Tuttavia, per “assaporarlo” al meglio, è consigliabile leggerlo lentamente, interpretandolo, proprio come se si stesse leggendo una fiaba ad un bambino.

Sicuramente non si tratta dell’opera più celebre o apprezzata dell’autore, ma sicuramente merita di essere letta da appassionati e non: personalmente, credo sia un ottimo punto di partenza per avvicinarsi all’autore – qualora non si volesse iniziare con opere come Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit, che sono sicuramente più lunghe e impegnative.


Recensioni: INDICE

Miti del Nord

Miti del Nord Book Cover Miti del Nord
Neil Gaiman
Miti e leggende
Oscar Vault Mondadori
2019
Copertina flessibile
228

Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell'antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord. Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti. Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un'impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir - il più saggio fra gli dèi - il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.

I miti del Nord è una raccolta di racconti di Nail Gaiman che racchiude i più importanti miti norreni, partendo dalla creazione dei nove mondi fino a Ragnarok, la fine del mondi conosciuti e l’inizio di una nuova era.

I miti del Nord

Attraverso una decina di racconti, Nail Gaiman ripercorre in ordine cronologico le vicende chiave dell’intero filone narrativo norreno: dalla genesi dei mondi a Ragnarok, dal sacrificio del gigante Ymir per la creazione della nostra Terra a storie più buffe e divertenti.

Inoltre, l’autore presenta alcune delle divinità più importanti: Odino, Thor, Loki, Hela, Heimdal e così via.

Vengono narrate storie di giganti e di nani, di come gli Dei abbiano avuto il loro potere, le loro armi e le loro usanze.

Nel complesso Miti del Nord è un bel libro, adatto ad appassionati e a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia norrena, soprattutto perché scritto in modo semplice, scorrevole e non prolisso.

Lo stile di Gaiman è molto diretto, usa un lessico semplice e periodi poco articolati. Il ritmo di lettura, di conseguenza, è piuttosto veloce.

Si può dire quindi che sia un buon libro ma, attenzione, si tratta di una versione “romanzata” a piacere dell’autore perciò, se si sta cercando un testo approfondito sulla mitologia norrena che spieghi in modo dettagliato tutte le caratteristiche di questi racconti, questo non è il libro giusto.

Si potrebbe definire come un romanzo riassuntivo sulla mitologia norrena.

 

NOTA PERSONALE:

Dopo aver analizzato questo libro in modo oggettivo, mi sento di aggiungere un parere soggettivo, sperando che possa tornare utile a qualche lettore appassionato di mitologia nordica.

Leggendo Miti del Nord ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa “fuori posto”. Alla fine del libro ho capito: è moderno. Il lessico e lo stile sono estremamente moderni, contemporanei. Cos’era fuori posto? Nulla. Semplicemente per mio gusto personale avrei preferito che i miti fossero riportati con uno stile più classico e un ritmo più lento.

Ribadisco: questo è un appunto personale che non ha nulla a che vedere con la qualità del libro, che si è dimostrato valido in tutto e per tutto.


 

RECENSIONI: INDICE

L’amico devoto

L'amico devoto Book Cover L'amico devoto
Il principe felice
Oscar Wilde
Fiaba
2005 (Prima pubblicazione 1888)
Copertina flessibile
32

"L'amico devoto" è un racconto che fa parte della raccolta "Il principe felice", scritta e pubblicata da Oscar Wilde nel 1888. Il racconto affronta i temi dell'amicizia, dell'onestà e del sacrificio contrapposti all'ipocrisia della società abbiente e benpensante.

“L’amico devoto” è un racconto che fa parte della raccolta “Il principe felice”, scritta e pubblicata da Oscar Wilde nel 1888. Il racconto affronta i temi dell’amicizia, dell’onestà e del sacrificio contrapposti all’ipocrisia della società abbiente e benpensante.

L’amico devoto

Come molti degli scritti di Oscar Wilde, anche questa breve fiaba affronta temi importanti e – soprattutto – si pone come critica della società. Il narratore è un uccellino che, spalleggiato da un’anatra, racconta una storia ad un topo di fogna: la storia è quella del piccolo Hans, una persona di buon cuore, altruista e sempre sorridente nonostante le sue scarse possibilità economiche e la sua vita modesta.

Il piccolo Hans crede profondamente nella vera amicizia ma, ahimè, la sua fiducia è riposta nella persona sbagliata: il suo “migliore amico” infatti è un mugnaio benestante e tutt’altro che altruista, che sfrutta il piccolo Hans fino alla morte. Con la scusa di prestargli un carriola, lo mette continuamente  nella posizione di sentirsi in debito, tant’è che il piccolo Hans fa tutto ciò che gli viene chiesto, mettendosi a disagio, rimettendoci e rischiando la vita per l’amico.

Alla fine, il piccolo Hans muore proprio per cercare di fare un favore all’amico che, nemmeno davanti ad una necessità del suo stesso figlio, riesce ad essere altruista.

La storia si conclude con il mugnaio che si rimprovera per essere stato troppo buono nel concedere la carriola in prestito ed averci rimesso con la morte del piccolo Hans. L’uccellino narratore chiude la fiaba spiegando la morale ai suoi ascoltatori e, ovviamente, Wilde rivolge la morale all’intera società: sempre ipocrita ed egoista.

In più

L’edizione de L’amico devoto che ho avuto il piacere di leggere è un molto carina: un piccolo libro illustrato che contiene questa sola favola e non l’intera raccolta. Molto breve ma altrettanto curato. Lo consiglio senza dubbio!

 

Per tutte le altre recensioni: INDICE

Il conte di Huntingdon – Gloria

Il conte di Huntingdon Book Cover Il conte di Huntingdon
Gloria
Venus Marion
Romanzo storico, Fiction, Novella, Racconti
Self-published
2020
Copertina flessibile
101

⤜ IL MEDIOEVO COME LO AVETE GIA' LETTO... solo in GLORIA!⤞
Terza novella della saga di GLORIA. Agli episodi già noti della storia principale, che vede protagonista milady di Gisborne, si intrecciano le (dis)avventure di Adam di Locksley. Bandito sin dalla nascita, reietto finché non si presenta l’occasione di riappropriarsi di titoli e proprietà, Adam non deve solo portare avanti un’eredità ingombrante, ma deve compiere un’impresa titanica: scavare le fondamenta di un futuro incerto. Senza farsi sfuggire l’amore della sua vita, nel frattempo.

⚠ ATTENZIONE: alto rischio di contenuti estremamente estrogeni - non adatto a giovani lettori.
Cover Art by © Alice Sogno


Il conte di Huntingdon è la terza novella/spin-off di Gloria, di Venus Marion.

Se avete seguito le vicende di Cybele e Adam – e le mie recensioni – fino qui, saprete ormai che le recensioni di questa saga sono diverse dalle altre. Sono diverse perché V. è ormai una delle più grandi amiche che abbia mai avuto e perché oltre a propinarvi qui e su Instagram i suoi libri, vi propino anche le mia copertine! Ma veniamo al libro…

Il conte di Huntingdon

Stravolge completamente la struttura e l’impostazione della trilogia principale e delle precedenti novelle, cambiano punto di vista e suddivisione della narrazione.

Questa volta il protagonista è Adam, ed è proprio lui a raccontare i fatti attraverso gesta, parole e pensieri. Si tratta perlopiù di scene già viste in Gloria, ma questa volta narrate secondo l’esperienza del protagonista maschile: alcune scene vengono approfondite e interpretate in modo diverso rispetto a ciò che abbiamo letto nella “prima versione dei fatti”, dettata da Cybele.

La novella è essenzialmente una raccolta di racconti brevi che ripercorrono l’arco temporale della trilogia principale. Rimangono quindi invariati i personaggi, l’ambientazione e l’atmosfera, ma cambia la percezione di tutto ciò.

Questo è possibile grazie a V., che si è divertita (o, forse, ha più che altro sofferto) nel saltare da una mente all’altra dei suoi personaggi, rendendo tutto assolutamente realistico e percettibile.

Adam in questa novella ci fa ridere e piangere. Come anticipato, anche questa novella è l’equilibrio esatto tra ironia e tragedia.

𝒮𝑒𝒾 𝓈𝑜𝓁𝑜. 𝐸 𝓈𝑒𝒾 𝒸𝒾𝓇𝒸𝑜𝓃𝒹𝒶𝓉𝑜. 𝒩𝑜𝓃 𝓈𝑒 𝓃𝑒 𝑒𝓈𝒸𝑒, 𝓂𝒶 𝓃𝑜𝓃 𝒹𝑒𝓋𝒾 𝓊𝓈𝒸𝒾𝓇𝓃𝑒.
𝒟𝑒𝓋𝒾 𝓈𝑜𝓁𝑜
𝓇𝑒𝓈𝓉𝒶𝓇𝑒
𝓋𝒾𝓋𝑜.

Devo dirvi ancora qualcosa? Si: recuperate Gloria, Radici d’inverno e Ci vorrebbe un eroe. SUBITO.

 

 

 

 

Quel che i lupi mangiano

Quel che i lupi mangiano Book Cover Quel che i lupi mangiano
bookabook
Narrativa
bookabook
3 giugno 2020
Copertina flessibile

Un cacciatore in cerca di vendetta, un uomo che inganna la Morte, una cuoca con un ingombrante problema da risolvere, una scrittrice triste in una città straniera, eroi ed eroine piegati dalla passione, come tutti, in un labirinto delirante che quasi mai è quello che sembra.
Trenta racconti in cui, tra sante e prostitute, assassini e paladini, si manifestano sesso, speranza, solitudine e molte altre cose terribili e meravigliose che non iniziano necessariamente con la lettera S. Come il lupo bianco e il lupo nero che albergano nell’anima di ognuno di noi, fra queste righe lottano ironia e amarezza, allegria e inquietudine, vitalità e decadenza.

Quel che i lupi mangiano  è un raccolta di racconti molto originali e variegati. Alcuni di essi si ispirano alle fiabe classiche, che vengono adattate e reinterpretate per adattarsi a scene della quotidianità contemporanea. Altri sono frutto della fantasia dell’autrice, che si è ispirata al mondo che la circonda.

Quel che i lupi mangiano

Trenta racconti brevi, scritti in modo scorrevole, intenso e a tratti ironico, racchiudono molti argomenti, molti personaggi e ambientazioni. Per questo motivo ciò che merita di essere posto in evidenza, rispetto agli altri elementi, è lo stile dell’autrice.

Uno stile ricercato, fresco e molto scorrevole, che rende il libro piacevole. Il ritmo di lettura è piuttosto veloce, per due motivi: lo stile, come detto poco fa, e la brevità dei racconti.

Inoltre, si alternano momenti di ironia o sarcasmo a scene che, in qualche modo, fanno riflettere o sorridere. Un pizzico di cinismo fa da “ciliegina sulla torta” a questo libro che, nel suo complesso, si rivela poi essere una rappresentazione della realtà, con alcuni aspetti accentuati in modo esagerato e con una buona dose di fantasia.

Personalmente, il racconto che ho apprezzato di più è il “retelling” di Cappuccetto rosso in versione romagnola. Anche io ho da sempre l’abitudine di vedere nelle persone che incontro dei “personaggi”, accentuandone i comportamenti o le caratteristiche più bizzarre, perciò ho trovato questo racconto molto carino e  divertente.

Chiusa questa parentesi, consiglio questo libro come lettura leggere o per intervallare altre letture perché, grazie alla suddivisione in racconti, è molto comodo e adatto per questo metodo di lettura!

Grazie a @bookabook_it

INDICE RECENSIONI

 


L’autrice:

Sara Brayon

Sara Brayon
è nata a Roma nel 1992 ma da anni vive a Bologna, dove studia alla facoltà di Lingue. Lavora come analista in un’azienda informatica, scrive racconti e poesie. Vive con svariati libri e un gatto rosso di nome Ivan il Terribile. Quel che i lupi mangiano rappresenta il suo esordio letterario.

La spada del destino – The witcher 2

La spada del destino Book Cover La spada del destino
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2012
Copertina flessibile
438

Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo lui può sopraffare un basilisco, sopravvivere a un incontro con una sirena, sgominare un'orda di goblin o portare un messaggio alla regina delle driadi, fiere guerriere dei boschi che uccidono chiunque si avventuri nel loro territorio… Geralt però non è un mercenario senza scrupoli, disposto a compiere qualsiasi atrocità dietro adeguato compenso: al pari dei cavalieri, ha un codice da rispettare. Ecco perché re Niedamir è sorpreso di vederlo tra i cacciatori da lui radunati per eliminare un drago grigio, un essere intoccabile per gli strighi. E, in effetti, Geralt è lì per un motivo ben diverso: ha infatti scoperto che il re ha convocato pure la maga Yennefer, l'unica donna che lui abbia mai amato. Lo strigo sarà dunque obbligato a fare una dolorosa scelta: difendere il drago e perdere Yennefer per sempre, o infrangere il codice degli strighi pur di riconquistare il suo cuore...

La spada del destino è il secondo volume della saga di Geralt di Rivia, in ordine cronologico di narrazione ma il primo di ordine di pubblicazione.

La spada del destino – The Witcher 2

In questo secondo volume continuano le avventure dello strigo Geralt, della maga Yennefer, del fedele compagno di viaggio Ranuncolo e della giovane Ciri.

Il volume è composto da sei racconti, può quindi essere definito come una raccolta di racconti. Benchè, appunto, siano racconti separati, sono comunque legati da un ordine cronologico di fondo: durante la lettura capita di fare salti temporali ma sempre piuttosto ravvicinati e mantenendo l’ordine in cui si svolgono gli eventi.

I sei racconti sono:
Il limite del possibile
Una scheggia di ghiaccio
Il fuoco eterno
Un piccolo sacrificio
La spada del destino
Qualcosa di più

Nel loro insieme portano all’evolversi della storia e del ruolo di Geralt e Yennefer, ad alcune rivelazioni sulla misteriosa Ciri e, in qualche modo, all’avvicinamento dello stirgo con il “premio” della legge della sorpresa a cui è vincolato.

Al di là dei risvolti della trama, che vanno giudicati in base al gusto personale di ogni lettore, ci sono alcuni elementi su cui vale la pena soffermarsi, come anticipato nel primo volume:

  • la struttura della trama: benché strutturata in racconti, mantiene un filo conduttore saldo e ben celato tra le scene, tant’è che il lettore viene magnetizzato dalla lettura dall’inizio alla fine;
  • i personaggi: oltre a quanto detto già nel primo volume riguardo alla caratterizzazione di ognuno, va aggiunto un appunto sulla dualità dei protagonisti. Geralt: uomo e strigo. Yennefer: maga e donna. Ciri: bambina e creatura dai poteri inestimabili. Ognuno dei protagonisti si trova a lottare con la propria natura, ma allo stesso tempo a difenderla; si trova ad odiarla e ad amarla, perché grazie ad essa può fare cose che altri non possono fare, decidere di salvare il possibile, cambiare il mondo in qualche modo.
  • gli elementi mitologici e storici riportati nei racconti. La trama, come per ogni fantasy, riprende la Storia, che si ripete inesorabilmente tra guerre e rinascite. Inoltre sono presenti riferimenti alla mitologia e alla religione nordiche: per esempio, un’intera scena che vede protagonisti Geralt e Yennefer fa riferimento alla festa di Belleteyn – o Beltane, una delle principali ricorrenze nella tradizione celtica.Belleteyn! Si divertono. Festeggiano il ciclo secolare della natura che rinasce. E noi? Che ci facciamo qui? Noi, due relitti condannati all’estinzione, allo sterminio e all’oblio? La natura rinasce, il ciclo si ripete. Ma noi no, Geralt. Noi non possiamo ripeterci. Siamo stati privati di questa possibilità. Ci è stata data la facoltà di fare cose straordinarie con la natura, a volte perfino contrarie a essa. E al tempo stesso ci è stato tolto ciò che in natura c’è di più semplice e naturale. Che importa che viviamo più di loro? Al nostro inverno non seguirà una primavera, non rinasceremo. Ma sia tu sia io siamo attratti da questi fuochi, sebbene la nostra presenza a questa festa sia una beffa malevola ed empia. (Yennefer)

Per quanto riguarda lo stile e il ritmo di lettura, non si può che confermare quanto detto per il primo volume: estremamente scorrevole, scritto in modo impeccabile, piacevole e coinvolgente. Mantiene, come nel primo volume, alcuni tratti caratteristici della fiaba tradizionale, della leggenda e del racconto popolare.

Appunti personali

Finora ho analizzato il libro in modo oggettivo, ma vorrei aggiungere alcune considerazioni personali. Ho letto opinioni contrastanti su questa saga, soprattutto per quanto riguarda lo stile. Ho letto che alcuni lettori lo ritengono adolescenziale e troppo semplice. Personalmente credo che la “semplicità” apparente e lo stile non eccessivamente arricchito ed elaborato siano una scelta ben calcolata. In questa saga sono presenti moltissimi personaggi, luoghi, creature di ogni sorta ed eventi da ricordare: sovraccaricare il testo con uno stile eccessivamente elaborato avrebbe reso il testo difficile da seguire e ricordare; questo tipo di stile narrativo, invece, rende il testo molto scorrevole e magnetico, tant’è che il lettore viene assorbito completamente e riesce a seguire la lettura senza difficoltà.

Si tratta di un libro di più di 400 pagine che può essere letto in pochi giorni: credo che questo sia sinonimo di maestria nello scrivere, non di scarsità nello stile. Sicuramente non è una saga rivolta a ragazzini, ma ad un pubblico adulto o comunque ad adolescenti che siano lettori incalliti di ogni genere.

L’illusione della fenice

L'illusione della fenice Book Cover L'illusione della fenice
Demetrio Verbaro
Romanzo, Fiction
PubMe
2018
Copertina flessibile
258

Il romanzo è diviso in tre storie che si svolgono in luoghi geografici diversi e in momenti storici differenti. Tre vicende che narrano di amore, sofferenza, vita, speranza, cadute e rinascite. I protagonisti sono legati da qualche filo visibile e da molti invisibili, come i personaggi di uno spettacolo di marionette fatte muovere da un abile burattinaio. Ma cosa possono avere in comune Sara, una contadina sedicenne rimasta suo malgrado incinta, che vive nel periodo del dopoguerra a Mosorrofa, un piccolo paese della Calabria, aggrappato all’Aspromonte, con Amy, un’attrice che lavora nel mondo del porno nella Los Angeles degli anni 90, con Sadie, una neolaureata con il massimo dei voti alla facoltà d’ingegneria del Politecnico di Zurigo nel 2034?

L’illusione della fenice è un romanzo suddiviso in tre parti. Ognuna di esse ha una protagonista diversa, è ambientata in un’epoca e in un’area geografica differente.

L’illusione della fenice

La prima storia parla di Sara, una ragazza sedicenne che vive in un paesino in provincia di Reggio Calabria, nel primo dopoguerra. Sara è la figlia di un carbonaio alcolizzato, che maltratta lei e sua madre; si innamora di un ragazzo e decide che il suo futuro sarà con lui. Rimane incinta ma, dopo aver partorito viene cacciata di casa dal padre, che si prende la nipotina per sfruttarla come aveva fatto in precedenza con la figlia. Questo è solo l’inizio della tormentata vita di Sara, che porta ad un epilogo tanto dolce quanto amaro. Infine, si scopre cosa succede nel futuro della piccola Mary.

La seconda storia parla di un’altra ragazza: Amy. Vive in California, è un’attrice porno. Frequenta Thomas, personaggio attraverso il quale viene vista questo secondo racconto. Thomas prova un’attrazione indescrivibile per Amy e decide di stare con lei nonostante il suo mestiere. Anche per Amy l’epilogo non è dei più rosei ma ha una funzione: un collegamento con il precedente racconto e un messaggio per il lettore.

Infine, la terza storia: Sadie, vive a Zurigo, è ingegnere e la sua storia viene raccontata a partire dal 2034. Anche in questo caso la protagonista è una donna, diversa dalle precedenti e, anche in questo caso, luoghi e nomi si ripetono, come fili conduttori tra un racconto e l’altro.

Oltre la trama

L’intenzione dell’autore in questo libro è quella di creare una sorta di circolo, di ripetizione, tra luoghi e persone. Il titolo, L’illusione della fenice, ha proprio questo significato.

Lo stile è semplice e scorrevole. I racconti sono narrati in terza persona ma viene comunque fornito un punto di vista predominante. Il ritmo di lettura è veloce, grazie allo stile dell’autore e alla suddivisione in tre sezioni.

Ciò che fa perdere qualche punto a questo libro è l’insieme. Gli argomenti trattati sono molti, seppur tutti contestualizzati in esperienze di vita ordinaria: per esempio, il dolore del parto e l’abbandono vissuti da una donna e la sfera sessuale vissuta da un uomo. Questi due esempi sono sufficienti per rendere l’idea: riuscire ad esternare sensazioni tanto diverse, vissute da un uomo e da una donna oltretutto, non è semplice; di conseguenza, non è semplice creare empatia tra il lettore e i personaggi.

Inoltre, nei tre racconti cambia anche il lessico: nel primo prevalgono vocaboli che creano una predominanza di sentimento e “racconto appassionato”, mentre nel secondo il linguaggio è più scurrile, colloquiale, diretto. Questo sarebbe più indicato, a mio avviso, per una raccolta di racconti auto-conclusivi e non collegati tra loro.

In conclusione:

Personalmente, credo che l’idea alla base del libro sia buona ma sia semplicemente da curare un po’ di più. E, se posso aggiungere una nota personale, credo che anche l’estetica voglia la sua parte (sarà deformazione professionale!). Lo consiglio comunque ai lettori appassionati di letteratura contemporanea e come lettura leggera! 🙂


Recensioni INDICE

Vic, dopo la tempesta

Vic, dopo la tempesta Book Cover Vic, dopo la tempesta
Giulia Savarelli
Narrativa moderna
Edizioni Effetto
2019
Copertina flessibile

Speranza è solita cibarsi di ricordi, continua ad aggrapparsi alla disfunzione del suo ventricolo sinistro pur di non vivere appieno il presente. Ogni scusa è buona per non fare i conti con le sue incertezze finché, dopo un violento temporale marzolino, ella non rimarrà incantata da una misteriosa sagoma che sembra vivere dentro le pozzanghere. Lui è Vic, giovane dai vestiti di tenebra e dalla pelle di luna, un ragazzo proprio come tutti gli altri, oppure, la soluzione alla paura corroborante che continua a logorare il cuore di Speranza.


Vic, dopo la tempesta è un romanzo breve edito da Edizioni Effetto.

Racconta la storia di Speranza, una ragazza che vive costantemente immersa nei ricordi piuttosto che pensare al presente. Inoltre si nasconde dietro il suo problema cardiaco per auto-giustificarsi delle sue paure e incertezze.

Un giorno, per caso, incontra Vic, un’ombra in una pozzanghera dopo un giorno di pioggia. Vic diventa l’inseparabile compagno di Speranza, colui che la aiuta sempre e incondizionatamente a superare le sue paure e insicurezze.

Grazie al supporto di Vic, Speranza riuscirà ad uscire dal suo guscio e affrontare la vita con uno spirito diverso, con consapevolezza ma, soprattutto, con Libertà e…

Vic, dopo la tempesta oltre la trama

Durante la lettura dell’intero romanzo, è chiaro come “tutto sia una metafora“, spesso nemmeno troppo celata: a partire dal nome della protagonista, Speranza.

In messaggio che accompagna il lettore durante tutto il racconto è, infatti, proprio quello di “non perdere la speranza”, nonostante tutto. Speranza, infatti, accompagna il lettore attraverso un percorso che può essere considerato universale, alla ricerca della serenità e di una sorta di pace con sé stessa.

Il racconto alterna fasi più lente, di descrizione, a fasi più veloci, di dialogo. Le descrizioni non riguardano solo le scene in cui è coinvolta la protagonista, ma soprattutto le sue emozioni e i suoi stati d’animo rapportati a ciò che accade.

Nel suo complesso, però, il racconto ha un ritmo di lettura veloce e si legge in tempi brevi. Lo stile dell’autrice è semplice e curato, tant’è che per tutto il testo si alternano prosa e versi, creando uno stacco che ha un duplice effetto: da un lato “rallenta” la lettura, dall’altro aumenta la possibilità di percepire a pieno le emozioni della protagonista.

In conclusione:

Consiglio questo romanzo breve a lettori onnivori e amanti della narrativa contemporanea: è un racconto piacevole e positivo che può essere alternato a letture più “pesanti”.

 


Il libro su Edizioni Effetto

INDICE RECENSIONI

 

Edgar Allan Poe: il maestro dell’horror classico.

Ad Allan Poe non si attribuisce l’invenzione di un genere di horror particolare, oppure di una tipologia di personaggi ecc ecc… Allan Poe pose la base di quelle che, con il tempo, si sono evolute in weird tales e in seguito in racconti horror. In particolare, le ambientazioni tetre, le situazioni “clichè” dell’horror moderno e gli avvenimenti assurdi descritti con un taglio inquietante sono  parte delle innovazioni portate da Allan Poe nei suoi racconti.

Le poesie. 

Seppure non prettamente horror le poesie di Allan Poe sono molto importanti per capire il motivo per cui determinati elementi rientrano nei racconti dello scrittore. In generale, quel che traspare è forte paura della morte e del tempo che passa. Sono molte infatti le riflessioni sull’argomento nelle poesie di Allan Poe, una su tutte, “Life is but a dream within a dream”.

I racconti. 

Allan Poe inserisce nei suoi racconti elementi che, oggi, vengono considerati classici dell’horror: scheletri che si muovono, corvi, cimiteri, fantasmi, l’uso di fobie esistenti come la paura di essere sepolto vivo; tutti questi elementi creano un clima non violento e neppure ansiogeno: semplicemente tetro e “spettrale”. Poe combina questi elementi e la sua propensione per una scrittura esagerata per creare situazioni assurde che creano nel lettore diversi stati d’animo rendendolo stranito e a disagio: questa è la base di tutto l’horror occidentale scritto e rappresentato dopo Poe. I racconti di Allan Poe non sempre nascondono un significato particolare o hanno una chiave di lettura: in questo caso si parla di weird stories, un genere del quale Poe è tra i maggiori esponenti, le weird stories ispireranno altri famosi autori come Lovecraft e Stoker.

Allan Poe: Letture consigliate.

Tra i racconti di Allan Poe alcune letture consigliate sono: “Senza fiato”, “L’appuntamento” e “Il colloquio di Monos e Una”. 

“Poe ha fatto qualcosa che a nessuno era mai riuscito o sarebbe potuto riuscire. A lui dobbiamo il moderno racconto dell’orrore nella sua ultima e perfetta espressione.” –H.P. Lovecraft.

 


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