Recensione | Timidi zampilli

Timidi zampilli - Gocce di luce nell'arida sfera Book Cover Timidi zampilli - Gocce di luce nell'arida sfera
Solaris
Mara Spoldi
Poesia
MontaG
maggio 2013
e-book
236

TIMIDI ZAMPILLI

Introduzione dell’autrice:

L’opera è composta da un centinaio di poesie disposte in ordine cronologico. Questa raccolta di versi riflette un percorso poetico evoluto negli anni che, gradualmente, ha visto mutare lo stile, perfezionare la forma e trovare delle proprie peculiarità. La poesia “Timidi zampilli”, scritta nel novembre 2005, dà il titolo a tutta la raccolta; la scelta è ricaduta proprio su di essa poiché sintetizza l’essenza della Poesia in quanto tale.

Ogni singolo componimento della raccolta, nonché la raccolta stessa, vuole essere un “timido zampillo per inumidire gli animi dell’arida nostra Sfera”, metafora di quel pizzico di profondità che mira a contrastare, nel suo piccolo, l’aridità che divampa nel mondo. Queste opere trattano temi differenti ma c’è un filo invisibile che lega la varietà della raccolta e spetta al sensibile lettore poterlo scorgere nella più intima lettura.

La raccolta:

La raccolta di poesie racconta eventi e tratta diversi argomenti – tra cui alcuni particolarmente toccanti – che, a prima vista, potrebbero sembrare collegati tra loro unicamente dall’ordine cronologico.

In realtà, tutti gli scritti sono accomunati da una sensibilità indescrivibile e, a mio parere, dal desiderio di trasmettere, appunto, un messaggio di “sensibilizzazione” nei confronti di un mondo sempre più arido e indifferente davanti alle emozioni.

Alcune poesie sono davvero molto profonde; ne ho scelta una in particolare, della quale riporto alcuni versi:

Mai più l’udirò
il mio nome, tra la folla
e mai più, voltandomi vedrò
il volto radioso, fiorente
oggi, nell’antro
pallido, assente.
Perché?
Tu dimmi, perché?
Domanda sterile.
-nel deserto sconfinato di risposte-.
E dimmi, che sarà?
Tu già sai com’è l’ Aldilà.

– A Matteo

Posso assicurare che questa è solo la millesima parte di ciò che si trova in questa raccolta.

Il libro:

Un libro estremamente curato: non solo nella stesura degli scritti, ma anche nell’aspetto. Le poesie si alternano a fotografie in bianco e nero di ottima qualità e, anch’esse, molto espressive.

Un’opera completa ed elegante.

In conclusione:

Consiglio la raccolta non solo agli amanti della poesia, ma anche a tutte le persone sensibili, alle mamme, alle sorelle, alle figlie, e…

Credo che la poesia sia molto soggettiva e intima, sicché diventa difficile rendere appieno l’idea di ciò che si è letto ma credo che in poesie di questo tipo ognuno possa trovare spunti di riflessione e immedesimarsi nelle parole dell’autrice.

Ringrazio Mara per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera e lascio il link su cui trovare informazioni sul libro:

ILMIOLIBRO

 

Recensione | In tasca la paura di volare

In tasca la paura di volare Book Cover In tasca la paura di volare
Lorenzo Foltran
Poesia
Oèdipus Edizioni
2018
e-book
96

 

 

In tasca la paura di volare

Descrizione:

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparse, I lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme.

Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me).

La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo così vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.

Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – Varenne, Brest, Le Barcarès – Saint Laurent de la Salanque, Saint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

Il libro:

Prima della raccolta, troviamo un’introduzione di cui vi riporto la prima parte che, a mio parere, è più che azzeccata!

Uno dei pregiudizi che – da sempre – ostacola la piena intelligenza della poesia consiste nell’accreditare pregiudizialmente un merito artistico alla modernità degli strumenti formali che
un poeta assume in dotazione.
Tanto più un poeta, ma diciamo anche un artista tout court, compagina gli assetti formali della tradizione entro la quale si inserisce, tanto più si inoltra sulla via dell’arte.
Questo errore di prospettiva genera una visione teleologica secondo la quale gli artisti che vengono dopo sono più maturi dei loro predecessori. Occorre dissolvere completamente questo pregiudizio: nella storia dell’arte non esiste l’idea di progresso: un fatto tecnico resta un fatto tecnico e la modernità delle soluzioni espressive rinvia solo a sé stessa e da sola non è sufficiente a giustificare la qualità artistica di un prodotto.

La raccolta:

In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie che trattano argomenti diversi ma che sono impregnate di attualità e stati d’animo che caratterizzano i giorni nostri; il linguaggio è molto curato ma “popolare”: a mio parere un grandissimo pregio perché aumenta grandemente le possibilità che il lettore si identifichi nei versi.

La prima parte si intitola Donne Sparse e si apre con questi versi:

Perché canto poemi
e sacrifico carmi
sognando donne sparse,
stanco di quelle vere?
Meduse tra erba e terra,
bruciano le parole
con succosi veleni.
Figure evanescenti
sdraiate su più versi,
ninfe, dee, sirene
che seppure non muse,
ispirano il volere.
Dal rituale non nasce
vino, profumo, miele,
ma fumo dalle carni.

A seguire, diverse poesie dedicate o ispirare a diverse donne (cambiano nomi, situazioni, sentimenti).

La seconda parte si intitola I lampioni  e nessun altro; di questa seconda parte riporto la poesia di apertura:

Peccato che non ci siamo incontrati oggi…
Eravamo così vicini…
I tre punti alla fine della frase
sono la reticenza
di chi vorrebbe dire ma non dice,
sono l’occhio che ammicca,
sono l’allusione, lo sguardo languido.
Densi come le stelle,
sono un sistema solare che gira
attorno alla sua bocca.
In quei punti sembra esserci tutto
o almeno così pare.
Torno in me, sono tre punti alla fine,
anzi, ce n’è solo uno,
limite fermo al termine di tempo:
mai è stato e mai sarà.

Infine, la terza parte è quella da cui prende il nome la raccolta; anche in questo caso riporto i primi versi:

Immensa consapevolezza
del tempo che passa,
di quello che resta.
Un biglietto di andata in tasca
vuota, invece, l’altra.

 

L’autore:

“Nel novembre del 2011, ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. In tasca la paura di volare è la mia prima raccolta poetica sono, dunque, un esordiente.” – Lorenzo Foltran

In conclusione

Consiglio la raccolta a tutti gli amanti della poesia e a chiunque voglia sperimentare questo tipo di poesia “giovanile”, con argomenti attuali e linguaggio diretto.

Recensione | Fermento di Falesia

Fermento di Falesia Book Cover Fermento di Falesia
Calliope
Stefano Giannotti
Poesia
Cinquemarzo
2018
Cartaceo / Copertina flessibile
80

Recensione fermento di Falesia

“Non esiste un ordine preciso a questa raccolta di poesie se non tre archetipi che accompagnano la mia vita, una città che forse si chiama Falesia, l’ambizione di ordire endecasillabi e la ricerca del tempo perduto. Ho cercato il suono, poi la metrica, infine la rima senza mai avere il pregio di trovarle.” (L’autore)

Il libro:

Fermento di Falesia è una raccolta di poesie: l’autore definisce i suoi versi come “quadri” e, in effetti, è quello che sono. Rappresentazioni di singoli momenti, fatti, sentimenti.

Credo sia un libro molto personale, scritto dall’autore secondo ciò che ha realmente visto e provato nella sua vita.

Si nota, quindi, come ogni parola sia stata scelta per descrivere un momento o una sensazione ben precisa. Definirei alcune poesie quasi “autobiografiche“, altre invece possono essere adattate all’esperienza di qualsiasi lettore: per esempio, la nostalgia per un luogo, l’affetto per un familiare, i sensi di colpa…

I versi hanno quindi due aspetti: uno personale e intimo dovuto all’esperienza personale dell’autore, e uno “universale“, in quanto ogni poesia può essere adattata all’esperienza di ognuno.

La raccolta conta cinquantotto poesie, di cui tre particolarmente profonde, a mio parere:

  • A mio padre
  • L’orologio
  • Bosco

Riporto alcuni versi:

[…] è in questa attesa la differenza
tu aspetti bosco la primavera
sbocciare tutte le gemme sui rami
donarci fragole ribes mirtilli,
mentre io non posso che ricordare
l’estate al sole e i tuffi nel mare
usando bene questo mio autunno
per essere pronto l’ultima volta.
-Bosco-

Ora sto a ricordare come fosse bello
correrti tra le braccia fuggendo dall’orco,
non resta che attendere di chiudere gli occhi
incontrandoti ancora e darti la mano
gridando con gaudio che mi sei mancato.
-A mio padre-

Ovviamente ho scelto queste poesie per gusto personale, ma altri lettori potranno trovare nel resto della raccolta altri argomenti, altrettanto profondi e toccanti.
Il link alla pagina dell’autore, che ringrazio nuovamente per avermi inviato queste opere:
Stefano Giannotti