Recensione | Il ciclope

Il Ciclope Book Cover Il Ciclope
I narratori
Paolo Rumiz
Narrativa, Letteratura di viaggio
Feltrinelli
2015
Cartaceo, copertina flessibile
149

Un'isola uncinata al cielo con le sue rocce plutoniche, attracco difficile, fuori dai tracciati turistici, dove buca il cielo un faro tuttora decisivo per le rotte che legano Oriente e Occidente. Paolo Rumiz, viandante senza pace, va a dividere lo spazio con l'uomo del faro, con i suoi animali domestici: si attiene alle consuetudini di tanta operosa solitudine, spia l'orizzonte, si arrende all'instabilità degli elementi, legge la volta celeste. Gli succede di ascoltare notizie dal mondo, e sono notizie che spogliano l'eremo dei suoi privilegi e fanno del mare, anche di quel mare apparentemente felice, una frontiera, una trincea. Il faro sembra fondersi con il passato mitologico, austero Ciclope si leva col suo unico occhio, veglia nella notte, agita l'intimità della memoria (come non leggere la presenza familiare della Lanterna di Trieste), richiama, sommando in sé il "gesto" comune delle lighthouse che in tutto il mondo hanno continuato a segnare la via, le dinastie dei guardiani e delle loro mogli (il governo dei mari è legato all'anima corsara delle donne), ma soprattutto apre le porte della percezione. Nell'isola del faro si impara a decrittare l'arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a discorrere di abissi, a riconoscere le mappe smemoranti del nuovo turismo da crociera e i segni che allarmano dei nuovi migranti, a trovare la fraternità silenziosa di un pasto frugale.

Recensione del libro Il ciclope, di Paolo Rumiz

Perché, davvero, qui se sei solo rischi di diventare matto. Parli con te stesso, ti viene naturale, e non ti accorgi di farlo per il semplice motivo che hai il tuo Doppio accanto, qualcosa di simile a un angelo custode.

Il Ciclope è un libro sul mare e per il mare: dall’inizio alla fine, oltre a raccontare la storia del protagonista e del suo viaggio, racconta la storia del mare e della sua terribile sorte dovuta alle azioni degli umani.

Il Ciclope è un viaggio attraverso la conoscenza di sé stessi in mezzo al nulla, ed è un viaggio alla scoperta del Mar Mediterraneo, una denuncia nei confronti dell’egoismo e dell’ignoranza di chi, per interesse o per stupidità, preferisce gli affari alla salute del pianeta.

Se sono scappato su un’isola solitaria è anche per parlare al mare senza l’orda degli arroganti tra i piedi.

Il libro

In questo libro viene raccontata l’esperienza del protagonista sull’isola solitaria, in compagnia unicamente del faro e del suo guardiano, del mare e degli animali che popolano le acque e i cieli circostanti.

Attraverso la sua esperienza sull’isola e il ricordo di altri viaggi simili, vengono messi in evidenza i problemi principali che riguardano il Mediterraneo e non solo: inquinamento, carburanti, plastica. Tutto ciò porta a decimare i pesci, gli uccelli, i coralli e tutti gli esseri viventi autoctoni di questi luoghi.

Il Ciclope è un libro che a tratti può sembrare lento e ripetitivo, come se il protagonista volesse “mettersi in mostra” ma, in fondo, contiene un messaggio estremamente commovente che riguarda il mare e, in generale, il Pianeta.

Il loro urlo senza voce dice che in trent’anni il Mediterraneo si è svuotato del settanta per cento della sua ricchezza ittica. 

Lo stile dell’autore è piuttosto semplice ma curato, usa termini specifici che riguardano la vita in mare, sulle imbarcazioni o all’interno di un faro ma rimane comunque sempre comprensibile e scorrevole. Il ritmo di lettura è medio e ciò che coinvolge veramente è, a mio parere, la quantità di informazioni sul mare, prima ancora della storia del protagonista.

In realtà, i protagonisti sono due: l’autore, che si trasferisce sull’isola del faro e condivide con il guardiano gli spazi e le esperienze, e il Mar Mediterraneo: soggetto e oggetto di tutto ciò che avviene nel corso del racconto.

Chissà, se nelle reti i pesci gridassero – […] – forse capiremmo. Invece su tutto regna un silenzio che dà carta bianca al massacro. E nulla si fa per rimediare. Basterebbe una pausa di un anno, un anno solo, per ripopolare i fondali, ma i paesi rivieraschi se ne fottono, arroccati nei loro miserabili interessi nazionali, servi di un business che vuole il tutto subito e dei figli chi se ne frega. 

In fondo è questo il problema: tutto, subito. L’uomo è sempre vissuto di caccia, pesca e coltivazione ed è naturale che sia così. Ciò che è sbagliato è l’eccesso, la pretesa di avere tutto senza pensare alle conseguenze. E, stupidamente, senza pensare al futuro: di questo passo, tra pochi decenni i mari saranno vuoti e allora non ci sarà più né pesca, né business, né divertimento. Ma nella maggior parte dei casi l’uomo non vede più in là del proprio naso e, se vede, fa finta di niente perché “non è un problema suo”.

Capiremo solo quando non ci sarà più niente da fare. Se domani il cielo fosse vuoto di passeri, ci metteremo settimane a realizzarlo. Se un giorno il fiume sparisse da sotto i ponti del nostro paese non ce ne accorgeremmo.

In conclusione

Non posso fare altro che consigliare questo libro a TUTTI e invitare tutti a riflettere agire di conseguenza; tutti possono fare qualcosa e per troppo tempo non è stato fatto nulla.

Vi lascio con una citazione, buona lettura:

Come potete illudervi di governare il mondo con i droni, come potete percepire l’esaurirsi delle risorse del Pianeta, se non passate una notte di mare, frugale come questa, soli nel temporale, a distillare da una piccola radio i destini della Specie?

 

 

Recensioni: INDICE

Libro: Amazon

Recensione Silenzio

Silenzio Book Cover Silenzio
Narratori Corbaccio
Shusaku Endo
Narrativa contemporanea, Romanzo storico
Corabaccio
2017
Cartaceo, copertina rigida
211

Nagasaki, 1633: l'indomito padre gesuita Cristovao Ferreira, che da anni si batte in Giappone per diffondere il cristianesimo, ha rinnegato la vera fede ed è diventato un apostata: questa è la notizia sconvolgente che giunge a Roma. La Compagnia del Gesù decide allora di inviare in Oriente due giovani fratelli, Sebastian Rodrigues e Francisco Garrpe per compiere un'indagine all'interno della chiesa locale. I due gesuiti però, partiti pieni di ideali e di entusiasmo, si scontrano ben presto con la dura realtà del Giappone dei Tokugawa e delle persecuzioni. I sospetti cristiani vengono costretti dalle autorità giapponesi a calpestare immagini sacre: chi si rifiuta viene torturato e ucciso, mentre chi accetta viene deriso e costretto a vivere ai margini della società, rifiutato tanto dalla comunità cristiana quanto dai giapponesi. La vita in Giappone si fa sempre più difficile per Rodrigues che ora vive in prima persona le persecuzioni e che finisce, evangelicamente, per essere tradito dall'amico Kichijiro, il suo "Giuda", mentre implora Dio di rompere il suo "silenzio".

Recensione | Silenzio

Perché ho fatto una cosa simile? Perché? Perché?
Nei boschi una cicala friniva roca. Dunque intorno c’era silenzio.

La storia

Silenzio è un romanzo storico delicato e affascinante, nonostante i temi trattati e le scene rappresentate non siano altrettanto delicate. Narra la storia del Giappone, nel 1600, periodo in cui il cristianesimo era in forte espansione e i missionari cristiani avevano come obiettivo primario quello di trasmettere il proprio credo, a qualsiasi costo.

In questo modo si trovano di fronte a diverse reazioni nei vari paesi in cui si avventurano: approvazione e accoglienza oppure disapprovazione e reazioni violente. In Giappone, in particolare, ha in un primo momento accolto il cristianesimo e, successivamente, lo ha rifiutato in quanto – secondo l’imperatore e parte del popolo – non era una dottrina adatta alla mentalità e alla società giapponese dell’epoca.

Di conseguenza, due mentalità fortemente radicate e perseveranti si trovano a scontrarsi: è guerra. Le catture e le torture dilagano. I missionari cristiani vengono costretti ad abiurare il proprio credo e, in caso contrario, costretti a subire torture disumane. In questa situazione si trova anche uno dei più famosi e affermati missionari dell’epoca – padre Cristovao Ferreira – che, dopo svariate torture rinnega la propria fede e genera il caos fino a Roma.

Due giovani fratelli vengono dunque inviati a portare avanti la missione di padre Ferreira in una terra ormai ostile e contraria all’insediamento del cristianesimo. I due fratelli, dopo un lungo viaggio, saranno loro stessi oggetto di tortura: metteranno in dubbio il proprio credo al di là delle torture subite, si troveranno a pregare il proprio Dio di rompere il silenzio e aiutarli a portare a termine la missione.

Il libro

Come in ogni storia sulla religione, si nota come alcuni credenti siano realmente disposti a tutto e professino la propria fede “nel bene” e come altri lo facciano solo per necessità o guadagno. Allo stesso modo, si può riflettere sulle scelte dell’imperatore: atti osceni, senza dubbio, ma d’altra parte i missionari stavano tentando di imporre qualcosa di estremamente diverso e sconosciuto nella sua terra. Chi ha ragione e chi ha torto? è difficile a dirsi; una cosa è certa: le torture e gli atti di violenza sono sbagliati da entrambe le parti, come sempre, soprattutto se per scopi religiosi.

In ogni caso, si tratta di un romanzo scritto in modo esemplare, l’atmosfera è quasi percettibile e l’ambientazione è resa alla perfezione. I personaggi principali sono descritti soprattutto sotto l’aspetto psicologico, soprattutto attraverso il loro pensiero e i loro scritti.

Silenzio è un libro che si legge con piacere, ha un ritmo medio e uno stile di narrazione molto delicato e raffinato, nonostante i temi trattati, come detto in precedenza. Consente di apprendere molto sulla società giapponese dell’epoca e, ovviamente, anche sulle missioni di diffusione del cristianesimo in Oriente.

Fondamentalmente è un libro sul Cristianesimo: attraverso le parole dei protagonisti si capisce come questo testo sia in difesa della religione cristiana e dei suoi rappresentanti. L’autore stesso è giapponese, di famiglia cristiana.

Silenzio è stato definito da Papa Francesco “un’esemplare storia di cristianesimo” e da molti un eccellente romanzo storico; è stato anche trasposto in versione cinematografica, a cura di Martin Scorsese.

Padre, noi non stiamo discutendo se la sua dottrina sia giusta o sbagliata. Il motivo per cui abbiamo bandito il cristianesimo dal Giappone è che, dopo profonda e seria considerazione, troviamo che questo insegnamento non abbia alcun valore per il Giappone di oggi.

In conclusione

Consiglio questo libro sopratutto per lo stile dell’autore; lo consiglio anche in quanto ottima rappresentazione di uno spaccato di storia del cristianesimo e del Giappone, molto interessante e dettagliato.

Per tutte le altre recensioni vi rimando alla pagina Indice

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Recensione | Fiorirà l’apidistra

Fiorirà l'aspidistra Book Cover Fiorirà l'aspidistra
Oscar Moderni
George Orwell
Classico, Moderno
Mondadori
2016 (1^ pubblicazione 1936)
Cartaceo, Copertina flessibile
268

Sinossi

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del "buon posto" gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua "resurrezione", o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.

 

Fiorirà l’aspidistra di George Orwell è un classico-moderno senza tempo. Perché senza tempo? Perché tratta di argomenti che erano attuali al momento della prima pubblicazione, sono attuali tuttora e lo saranno in futuro: alla base di tutto “i quattrini”, come li definisce il protagonista.

Un libro immenso nel contenuto e nel significato, non al pari di 1984 ma quasi!

Trama in breve e significato

La mancanza di quattrini significa disagio fisico e morale, significa squallide preoccupazioni, significa mancanza di tabacco, significa coscienza onnipresente del proprio fallimento, soprattutto significa solitudine.

Gordon, il protagonista, è una persona comune, forse fin troppo ordinaria, ma impegnata in una battaglia solitaria contro il denaro. O meglio, contro il sistema che dipende strettamente dal denaro.

Per mantenersi lavora lo stretto indispensabile, come commesso in libreria: un lavoro senza aspettative di crescita ma che gli garantisce il minimo per sopravvivere. Il minimo assoluto.
Infatti, Gordon si rifiuta di migliorare la sua posizione sociale ed economica nonostante la sua famiglia si sia votata a questo, esclusivamente per lui.

La sorella, per esempio, sacrifica la sua intera esistenza per fare in modo che il fratello abbia un’istruzione e migliori lo stato sociale della famiglia. I genitori stessi ne sono convinti sin dalla nascita dei due bambini, tant’è che la sorella finisce per credere fermamente di essere inferiore (perché donna e perché ignorante).

L’intera trama si sviluppa sul concetto di ossessione per in denaro in ogni ambito della vita di Gordon: non può uscire, non può avere una relazione con una donna, non può curarsi, non può.  Il motivo di tutti questi vincoli è la mancanza di denaro, che crea una catena di privazioni e, soprattutto, porta il protagonista ad essere ossessionato da questi pensieri, fino alla depressione a all’autodistruzione.

Forse è la sola vera religione – la sola religione veramente sentita – che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio era un tempo.

Non solo: oltre agli impedimenti materiali, si aggiungono i pregiudizi. Ciò che conta davvero nella società dell’epoca (…e in quella odierna?) è “ciò che pensano gli altri”: avere un buon posto di lavoro, un buon matrimonio, una casa e un’auto, un’aspetto rispettabile. In poche parole bisogna approdare nella borghesia a tutti i costi.

In tutto ciò, fa la sua comparsa la pianta di aspidistra, fiore nazionale inglese, che diventa il simbolo dell’odio che Gordon prova verso la società inglese della sua epoca. Odia il conformismo: tutti possiedono una pianta di aspidistra, anche Gordon la possiede. Solo che lui vuole ucciderla.

Questo meccanismo senza via di scampo porta Gordon all’isolamento totale: si trasferisce in un monolocale devastato e trascurato, esattamente come lui. Allontana la donna di cui si è innamorato perché non sopporta che lei abbia possibilità economiche migliori delle sue. Allontana l’amico e idolo Philip, un borghese con cui si è confrontato spesso, che idolatra Marx e il suo pensiero.

Vuole fare il poeta e unisce la sua visione di artista alla deriva alla sua repulsione per il denaro e il conformismo. Ha la sua occasione d’oro, proprio grazie alla poesia: vince dei soldi ma li spreca in una sola notte ritrovandosi al punto di partenza.

Poteva resistere a quella insignificante vita d’ufficio, perché non pensava mai, nemmeno per un istante, che potesse essere permanente. In un modo o nell’altro, un giorno o l’altro, Dio solo sapeva come e quando, se ne sarebbe liberato.

Ci sarà un unico evento capace di cambiare radicalmente Gordon interiormente ed esteriormente…

 

Il libro

Come sempre Orwell si dimostra un maestro nel rappresentare una condizione universale e perpetua come se fosse un unico caso al mondo: Gordon è tutti.

Non solo, a mio avviso, rappresentante della classe operaia, ma anche di quelle più elevate sotto certi aspetti: chi è realmente soddisfatto di ciò che ha e non pensa a ciò che non può avere? Credo sia una condizione molto diffusa. Inoltre, il suo “non poter fare” a causa della mancanza di denaro è tema tuttora attuale e lo sarà sempre di più con l’eliminazione del ceto medio.

L’altro fattore che rende questo libro attuale in tutto e per tutto è il concetto di voler apparire a tutti i costi: sessant’anni fa lo si faceva sfoggiando pellicce e gemelli d’oro, oggi lo si fa postando sui social foto di posti in cui – magari – non si è neanche stati realmente. Perché? Perché ciò che pensano gli altri spesso è più importante di ciò che pensiamo noi stessi.

Tornando al libro: è un testo dal ritmo piuttosto lento, una sorta di loop di depressione e pessimismo ma contiene significati immensi. I personaggi sono pochi ma sufficienti a spiegare il tutto al meglio: Gordon (insoddisfatto, depresso), Philip (baldanzoso e inconsciamente pieno di sé), Rosemary (realista e decisa), l’aspidistra (simbolo di conformismo, morte e resurrezione), gli “altri” (una società ostile e troppo esigente).

Il lessico e lo stile dell’autore sono perfetti per fare in modo che la storia sia universale; la collocazione storica e geografica contribuiscono a creare un’atmosfera cupa, grigia e pesante – proprio come Gordon!

Il primissimo effetto della miseria è quello di uccidere il pensiero.

 

In conclusione

Consiglio questo libro a chiunque, benché abbia dei momenti di lentezza e ripetizione perché sono proprio questi a dare spessore al messaggio. Ci sono alcune frasi che vengono ripetute decine di volte all’interno del libro: inizialmente sembrano eccessive ma successivamente sottolineano maggiormente il messaggio che Gordon porta con se. (Spero di aver dato un’idea del contenuto con le citazioni che ho selezionato).

Si ma tu capisci tutto ciò solo perché lo dice Marx! Tu non sai che cosa significhi doversi arrabattare, dover trascinare la vita con due sterline a settimana. Non si tratta di dover sopportare delle durezze o fare dei sacrifici. Durezze e sacrifici sono cose pulite, che temprano. è la maledetta meschinità, lo squallore strisciante in cui devi esistere. Vivere solo per settimane di seguito, perché quando non hai quattrini non hai amici. Crederti uno scrittore e non riuscire mai a produrre qualcosa perché sei sempre troppo infelice e depresso per scrivere. E’ una specie di lurido subpianeta quello in cui vivi. Una specie di fogna spirituale.

Infine, consiglio a tutti coloro che lo leggeranno di soffermarsi a riflettere sul finale: rassegnazione? Conformismo senza vie di scampo? O cosa?

Recensione libro | La nuvola e l’albero

La nuvola e l'albero Book Cover La nuvola e l'albero
Miriam Previati
Narrativa italiana moderna
bookabook.it
2018
Cartaceo, copertina flessibile
112

Si accorse, quando la nuvola si voltò per riprendere il viaggio, che insieme a lei se ne andava anche un pezzo del suo quercioso cuore. Ma proprio in quel momento capì che le aveva fatto il regalo più prezioso: la libertà!

Sinossi:

Un giorno una nuvola si impiglia tra i rami di un albero che vive sulla cima di una collina. Nonostante i due abbiano caratteri esattamente opposti, si innamorano in un breve istante. Ma dopo i primi momenti così speciali, iniziano le difficoltà. Come fare a essere comunque felici insieme, anche quando i bisogni, i desideri e le paure fanno capolino? La nuvola e l’albero è una favola in cui il lettore è un burattinaio che tiene in mano i fili della storia. Trentatré cambi di scena e quattordici finali differenti descrivono ed esaminano le possibili dinamiche di ogni storia d’amore, anche quelle più insolite. La nuvola tornerà a solcare libera il cielo o sceglierà di portare con sé l’albero? E l’albero sarà disposto a far volare le sue radici per seguire la sua amata nuvola o preferirà rimanere sulla sua collina? A voi la scelta.

Parola all'autrice:

Perché ho scritto questo libro?

Amo la condivisione, soprattutto di emozioni. La nuvola e l’albero nasce nell’affrontare un momento di fragilità, nel dare colore a un foglio bianco, nel dare un cambiamento là dove c’era bisogno di una nuova partenza. Ho scritto questo libro per dare una forma a un sentimento, e lo pubblico con la speranza che possa liberare altre persone come, scrivendolo, è successo a me.

Il libro:

Un libro in cui è il lettore a comporre la trama: dopo le prime tre pagine, che fanno da premessa alla storia, infatti, si possono scegliere ben trentatré combinazioni e quattordici finali. Cosa possono fare una nuvola e un albero di tutte queste possibilità? In realtà, lo si capisce leggendo. I due protagonisti sono due elementi naturali che possono benissimo rappresentare un uomo e una donna, o qualsiasi forma di rapporto umano e non.

Ecco che il libro acquisisce significato pagina dopo pagina: si parla di vita, di speranza, di libertà. Tutto ciò potendo scegliere i vari passaggi del racconto. Personalmente, ho creato la prima versione della storia in un attimo ma poi ho costruito tutte (almeno credo -.-') le altre versioni della storia perché in ognuna di esse è contenuto un messaggio.

I protagonisti del libro sono soltanto due: la nuvola e l'albero, appunto. Sono sufficienti a tenere in piedi un intero libro e ad esprimere tutto ciò di cui c'è bisogno.

Entrambi sapevano bene di cosa stavano parlando, perché la paura e la tristezza sono emozioni che tutti provano e hanno provato; persino la nuvola e l'albero, seppur per motivazioni diverse, le avevano conosciute.

La nuvola e l'albero sono due personaggi completi in tutto e per tutto, sono due personalità opposte e questo comporta degli scontri, ma anche il compensarsi  a vicenda.

La nuvola e l'albero decisero di fidarsi l'una dell'altro e così facendo crearono una magia immensa: l'amore. L'amore è da definirsi una magia perché comporta impegno e fede. Impegno perché per mantenere l'amore ogni giorno bisogna muoversi, produrre e creare qualcosa che non si può sentire né vedere, ma che c'è e cambia il mondo.

Lo stile dell'autrice è semplice, scorrevole, frizzante; il ritmo di lettura è veloce: potendo comporre la storia, il lettore è invogliato a continuare e, inoltre, non ci sono spiegazioni o digressioni eccessive, i contenuti e i messaggi vengono espressi alla perfezione.

In conclusione:

Si tratta di un libro che consiglierei ad ogni tipo di lettore: è uno di quei libri da leggere perché "fanno bene", fanno riflettere nonostante l'apparenza "leggera"... in fondo, parla di vita, scelte, rapporti con chi si ama, anche se sono una nuvola e un albero a spiegare tutto ciò!

Ringrazio la casa editrice @bookabook  (di cui vi lascio il link qui) per avermi dato la possibilità di leggere questo bellissimo libro e, ovviamente, la gentilissima Miriam 🙂 BUONA LETTURA!

Parola all’autrice:

Perché ho scritto questo libro?

Amo la condivisione, soprattutto di emozioni. La nuvola e l’albero nasce nell’affrontare un momento di fragilità, nel dare colore a un foglio bianco, nel dare un cambiamento là dove c’era bisogno di una nuova partenza. Ho scritto questo libro per dare una forma a un sentimento, e lo pubblico con la speranza che possa liberare altre persone come, scrivendolo, è successo a me.

Il libro:

Un libro in cui è il lettore a comporre la trama: dopo le prime tre pagine, che fanno da premessa alla storia, infatti, si possono scegliere ben trentatré combinazioni e quattordici finali. Cosa possono fare una nuvola e un albero di tutte queste possibilità? In realtà, lo si capisce leggendo. I due protagonisti sono due elementi naturali che possono benissimo rappresentare un uomo e una donna, o qualsiasi forma di rapporto umano e non.

Ecco che il libro acquisisce significato pagina dopo pagina: si parla di vita, di speranza, di libertà. Tutto ciò potendo scegliere i vari passaggi del racconto. Personalmente, ho creato la prima versione della storia in un attimo ma poi ho costruito tutte (almeno credo -.-‘) le altre versioni della storia perché in ognuna di esse è contenuto un messaggio.

I protagonisti del libro sono soltanto due: la nuvola e l’albero, appunto. Sono sufficienti a tenere in piedi un intero libro e ad esprimere tutto ciò di cui c’è bisogno.

Entrambi sapevano bene di cosa stavano parlando, perché la paura e la tristezza sono emozioni che tutti provano e hanno provato; persino la nuvola e l’albero, seppur per motivazioni diverse, le avevano conosciute.

La nuvola e l’albero sono due personaggi completi in tutto e per tutto, sono due personalità opposte e questo comporta degli scontri, ma anche il compensarsi  a vicenda.

La nuvola e l’albero decisero di fidarsi l’una dell’altro e così facendo crearono una magia immensa: l’amore. L’amore è da definirsi una magia perché comporta impegno e fede. Impegno perché per mantenere l’amore ogni giorno bisogna muoversi, produrre e creare qualcosa che non si può sentire né vedere, ma che c’è e cambia il mondo.

Lo stile dell’autrice è semplice, scorrevole, frizzante; il ritmo di lettura è veloce: potendo comporre la storia, il lettore è invogliato a continuare e, inoltre, non ci sono spiegazioni o digressioni eccessive, i contenuti e i messaggi vengono espressi alla perfezione.

In conclusione:

Si tratta di un libro che consiglierei ad ogni tipo di lettore: è uno di quei libri da leggere perché “fanno bene”, fanno riflettere nonostante l’apparenza “leggera”… in fondo, parla di vita, scelte, rapporti con chi si ama, anche se sono una nuvola e un albero a spiegare tutto ciò!

Ringrazio la casa editrice @bookabook  (di cui vi lascio il link qui) per avermi dato la possibilità di leggere questo bellissimo libro e, ovviamente, la gentilissima Miriam 🙂 BUONA LETTURA!