Favole, Victoria Francés

Favole Book Cover Favole
Victoria Francés
Fantasy, Horror, Libri illustrati
Rizzoli Lizard
2012
Copertina rigida
248

Cavalieri e dee albine, demoni e principesse, angeli di pietra e seducenti spiriti immortali, ambigue sirene e ninfe spettrali: l'universo di Victoria Francés, popolato di presenze intriganti e morbosamente irresistibili, si è rivelato per la prima volta al mondo con i tre volumi di "Favole", debutto presto trasformatosi in un vero e proprio fenomeno internazionale. Oggi la serie che ha saputo inventare una nuova strada per il gotico torna in un'unica edizione integrale ricca di contenuti nuovissimi.

Victoria Francés

Victoria Francés è un’illustratrice spagnola. La sua carriera nel fantasy inizia con “Favole”, inizialmente pubblicato come singolo libro e poi diventato una trilogia edita da Rizzoli.
In questa trilogia di libri le illustrazioni sono accompagnate da storie con protagoniste giovani donne. Una serie di libri in cui le storie romantiche di giovani fanciulle si intrecciano con le favole e l’ispirazione gotica della Francés.
I lavori di  Victoria vengono anche usati per poster, magliette, calendari ecc ecc…
Le ispirazioni di Victoria Francés sono da ricercare nell’horror gotico del primo ‘900: trae ispirazione da Edgar Allan Poe, Anne Rice e Howard Phillips Lovecraft, e da Brian Froud e Arthur Rackham per quanto riguarda le illustrazioni. Per questo motivo sono spesso presenti vampiri, donne dai lunghi abiti e fantasmi.


Victoria Francés: opere

  • Favole 1. Lacrime di Pietra (Favole 1. Làgrimas de piedra)
  • Favole 2. Liberami (Favole 2. Libérame)
  • Favole 3. Gelida luce (Favole 3. Gélida luz)
  • Angel Wings
  • Portafolio
  • El corazón de Arlene
  • Misty Circus: 1. Sasha, il piccolo Pierrot
  • Misty Circus: 2. La notte delle streghe
  • Favole ed. integrale (Favole), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Il lamento dell’oceano (El lamento del océano), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Mater Luna, Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizar

Favole: la trilogia

Favoleè la trilogia illustrata più celebre dell’autrice. Essenzialmente si tratta di una raccolta di illustrazioni legate da una trama.

L’edizione integrale Rizzoli comprende i tre volumi pubblicati tra il 2003 e il 2007, con l’aggiunta di illustrazioni, schizzi e testi.

Ovviamente, a rendere la trilogia incredibile sono le illustrazioni prima del racconto: luci e – soprattutto – ombre, creature magiche e fantastiche, il tetro e il dolce insieme.

Tra i personaggi ci sono spettri, vampiri, ninfe, streghe e angeli di pietra, fanciulle malinconiche e romantiche.

I protagonisti sono Favole, una fanciulla veneziana, ed Ezequiel, un vampiro dei Carpazi: il vampiro si innamora perdutamente della fanciulla e la porta a vivere nel suo castello.
Con il passare del tempo, il legame tra i due diventa sempre più forte ma il vampiro non viole dannare per l’eternità la sua amata e così la manda altrove per salvarla da questo destino crudele, pur soffrendo per questa decisione.

Ecco che l’intensità delle emozioni trasmesse dalle illustrazioni si fa sempre più forte: un amore puro e indissolubile che non può essere vissuto.

Nel ricercare il suo amato vampiro, Favole si imbatte in diversi personaggi fantastici, tra cui la Vergine del Lago, altri vampiri e così via, girando il mondo intero sulle tracce di Ezequiel.

Tutti i personaggi, umani e non, hanno qualcosa in comune: sono anime dannate, tormentate e costretta ad un destino non desiderato.

Favole è anche un omaggio ai grandi classici della letteratura, tra cui Dracula, I fiori del male e Clarimonde, di cui troviamo citazioni all’inizio e alla fine di ogni volume.

Lo stile dell’autrice è iper-dettagliato; le opere sono realizzate principalmente a matita e china per poi essere colorate. Alla fine della trilogia, troviamo anche una raccolta di schizzi e bozze che raccontano come è nata la trama di Favole e come hanno preso vita i suoi personaggi.

Favole è un autoritratto dell’autrice: le tavole raffiguranti la protagonista sono infatti tratte da fotografie raffiguranti l’autrice stessa!

In conclusione:

Questo libro è adatto ad un pubblico molto variegato: amanti dei libri illustrati, del gotico e del barocco, della letteratura fantasy/dark e così via.

Piccola nota personale: 

Victoria Francés è uno dei miei miti più grandi sin da quando ha pubblicato le sue prime opere: uno dei miei primi disegni, anni fa, si ispirava proprio a Favole ed Ezequiel… è rimasto appeso sopra il mio letto per anni!

Le opere di questa autrice mi ricordano sempre un periodo molto bello per me e, soprattutto, le collego al percorso che ho fatto per trasformare la mia passione nella mia professione… insomma,  Favole è uno dei libri che conservo con più affetto!

Quindi non posso fare altro che consigliarvi questo fantastico libro, sono sicura che vi piacerà!


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Illustrazione fantasy

Il fantasy, per definizione, è il reame dell’immaginazione e della creatività: creature magiche, mostri, eroi ed eroine in armatura lucente, demoni malvagi, chi più ne ha più ne metta. Leggendo e scrivendo fantasy, la mente vaga e le forme si creano nei pensieri di ognuno, ma ci sono persone che decidono di rappresentare su carta i prodotti della loro immaginazione: gli illustratori fantasy. Oggi abbiamo deciso di portare sul blog tre dei nostri illustratori fantasy preferiti.

 

Kim Jung Gi: il fenomeno dell’illustrazione fantasy

Kim Jung Gi è noto per la sua tecnica di disegno e per la sua abilità nel rappresentare qualsiasi cosa senza bisogno di un riferimento. Quest’ illustratore ha lavorato per case di videogiochi, produttori di giochi da tavolo (ha anche contribuito all’illustrazione di alcuni manuali di dungeons and dragons) e ha contribuito alla creazione di numerosi fumetti. Kim Jung Gi è forse l’esempio più lampante di come l’arte fantasy sia pura espressione della creatività di un individuo.

 

Karl Kopinski: dall’illustrazione fantasy a quella realistica.

Karl Kopinski è un illustratore, pittore e designer inglese responsabile per la creazione di alcuni dei personaggi e ambientazioni considerati un punto di riferimento per i propri universi narrativi  (warhammer, dungeons and dragons). 

 

Adrian Smith: creare un universo.

Adrian Smith è considerato il padre dello stile grafico cupo, crudo e serio che ha da sempre dato  carattere e consistenza agli universi di warhammer fantasy e warhammer 40000. Sebbene le idee, i personaggi e i mondi fossero già ben definiti non avevano una forma: Adrian, come appassionato degli universi in questione, ha messo su carta ciò che aveva immaginato leggendo i libri e tirando i dadi.

 

Ovviamente consigliamo a tutti di dare un’occhiata alle illustrazioni fantasy degli artisti sopra citati, parlarne è interessante ma vederli con i propri occhi è un altro discorso completamente.

 

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Arte Fantasy

L’arte fantasy, o arte fantastica, è a tutti gli effetti un genere dell’arte.

I due settori dell’arte che più hanno permesso lo sviluppo dell’arte fantasy sono stati la pittura e l’illustrazione; si tratta in ogni caso di un movimento artistico relativamente recente. O, perlomeno, la sua massima evoluzione è piuttosto recente, mentre andando indietro nei secoli si possono trovare opere fantasy molto più sporadicamente.

Dopo gli anni ’70, però, si è diffusa anche la fotografia fantasy e successivamente, grazie allo sviluppo di software avanzati per la manipolazione fotografica, ha preso sempre più piede, portando alla realizzazione di veri capolavori dell’arte contemporanea – sia fotografica che non.

L’arte fantastica esplora la fantasia, l’immaginazione, lo stato del sogno, le grottesche e diverse visioni e lo “strano”.

Arte fantasy: elementi chiave

L’arte fantasy è l’unione di molti elementi del passato a tecniche odierne e soggetti nati dall’evoluzione molto rapida di personaggi dell’antichità realmente esistiti e non.

Unisce infatti elementi della mitologia (nordica, egizia, greca, ecc) ad una visione moderna del mondo reale e del surreale: per esempio i supereroi più famosi sono spesso rivisitazioni di Dei o figure mitologiche antiche.

Ma non è finita qui. Un elemento fondamentale dell’arte fantasy è la rappresentazione delle emozioni e l’introspezione dei soggetti attraverso la rappresentazione delle figure simboliche più disparate.

Molto rilevanti in questo movimento artistico sono l’occultismo e il misticismo, spesso fondamentali per la rappresentazione di quanto detto poco fa.

Inoltre, il simbolismo, è un altro fattore determinante in questo genere d’arte: spesso ogni elemento dell’opera è un chiaro riferimento ad un aspetto della personalità del soggetto oppure un indizio fondamentale alla comprensione della scena.

Spesso c’è un forte legame tra l’arte fantastica e la letteratura fantastica, proprio grazie ai personaggi e alle ambientazioni che vengono rappresentate; oltre, ovviamente, ad una buona dose di simboli che vendono disseminati nelle opere, essendo chiari riferimenti alla letteratura antica (mitologica, horror e non solo).

Infine, come ogni altro movimento artistico, anche l’arte fantasy ha molte declinazioni, soprattutto in base all’area geografica che si prende in considerazione.

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Nelle prossime settimane, analizzeremo alcuni artisti del mondo fantasty del passato e del presente!

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Edgar Allan Poe: il maestro dell’horror classico.

Ad Allan Poe non si attribuisce l’invenzione di un genere di horror particolare, oppure di una tipologia di personaggi ecc ecc… Allan Poe pose la base di quelle che, con il tempo, si sono evolute in weird tales e in seguito in racconti horror. In particolare, le ambientazioni tetre, le situazioni “clichè” dell’horror moderno e gli avvenimenti assurdi descritti con un taglio inquietante sono  parte delle innovazioni portate da Allan Poe nei suoi racconti.

Le poesie. 

Seppure non prettamente horror le poesie di Allan Poe sono molto importanti per capire il motivo per cui determinati elementi rientrano nei racconti dello scrittore. In generale, quel che traspare è forte paura della morte e del tempo che passa. Sono molte infatti le riflessioni sull’argomento nelle poesie di Allan Poe, una su tutte, “Life is but a dream within a dream”.

I racconti. 

Allan Poe inserisce nei suoi racconti elementi che, oggi, vengono considerati classici dell’horror: scheletri che si muovono, corvi, cimiteri, fantasmi, l’uso di fobie esistenti come la paura di essere sepolto vivo; tutti questi elementi creano un clima non violento e neppure ansiogeno: semplicemente tetro e “spettrale”. Poe combina questi elementi e la sua propensione per una scrittura esagerata per creare situazioni assurde che creano nel lettore diversi stati d’animo rendendolo stranito e a disagio: questa è la base di tutto l’horror occidentale scritto e rappresentato dopo Poe. I racconti di Allan Poe non sempre nascondono un significato particolare o hanno una chiave di lettura: in questo caso si parla di weird stories, un genere del quale Poe è tra i maggiori esponenti, le weird stories ispireranno altri famosi autori come Lovecraft e Stoker.

Allan Poe: Letture consigliate.

Tra i racconti di Allan Poe alcune letture consigliate sono: “Senza fiato”, “L’appuntamento” e “Il colloquio di Monos e Una”. 

“Poe ha fatto qualcosa che a nessuno era mai riuscito o sarebbe potuto riuscire. A lui dobbiamo il moderno racconto dell’orrore nella sua ultima e perfetta espressione.” –H.P. Lovecraft.

 


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Altri articoli: Parliamo di libri

Arte horror: 3 dipinti da paura

Nelle puntate precedenti di Arte Horror abbiamo parlato di questo genere artistico in modo generico, menzionando alcuni artisti e alcune opere. Questa volta invece parleremo di tre dipinti con un elemento in comune: la paura.

Arte horror: 1 – Incubo (Füssli)John Henry Fuseli - The Nightmare.JPG

Incubo o L’incubo (The Nightmare) è un dipinto a olio su tela di Johann Heinrich Füssli, conosciuto anche come Henry Fuseli, realizzato nel 1781.

Nonostante l’autore abbia realizzato diverse versioni di questa opera, ci sono in tutte i tre elementi dominanti: la donna addormentata e riversa verso il basso, un mostro rivolto allo spettatore e una testa di giumenta che compare sul retro.

La tela è stata riprodotta in diversi modi e con diverse tecniche; è stata addirittura utilizzata come spunto per realizzare vignette satiriche raffiguranti personaggi dell’epoca, come Napoleone Bonaparte, Luigi XVIII di Francia, il politico britannico Charles James Fox, ecc.

I tre elementi 

  • La testa della cavalla: rappresentazione dell’incubo.
  • La donna: soggetto “sognate” e oggetto dell’incubo.
  • Il mostro: un ibrido che rappresenta l’incubo “fisico”.

La scena è ambientata in una stanza cupa e in penombra, contenente un grosso letto e un tavolo con alcuni oggetti appoggiati sopra.

La donna raffigurata sta dormendo in una posizione innaturale, causata appunto dall’incubo.

L’intero dipinto è un gioco di contrasti: colori scuri e cupi dello sfondo e del mostro in contrasto con i colori chiari e brillanti della donna.

Secondo alcuni studi, l’opera potrebbe essere ispirata alla mitologia germanica e al floklore dell’epoca, intrisi di demoni e streghe, cavalle e vecchie demoniache. Un genere folkloristico e mitologico che, in effetti, è alla base dell’horror: secondo queste leggende popolari, infatti, le donne avevano rapporti sessuali con in demonio che, come le streghe, aveva la capacità di assumere le sembianze animali.

La scelta della cavalla come simbolo dell’incubo non è casuale: la parola inglese nightmare (incubo) è formata dall’unione di night (notte) e mare (cavallina).

Secondo un’altra teoria, invece, mare non si riferirebbe alla cavalla ma deriverebbe da mara, un termine proveniente dalla mitologia scandinava che indica uno spirito mandato a tormentare i dormienti.

Oltre all’incubo percepito mentalmente (la cavalla), viene raffigurato l’incubo percepito a livello fisico: terrore, paralisi, panico e senso di pesantezza. Questo viene rappresentato dal mostro ibrido raffigurato sul torace della donna: il suo aspetto fa sì che venga associato ai goblin e ai gargoyle delle cattedrali gotiche.

L’artista era straordinariamente colto in materia d’arte e questo gli ha permesso di fondere le sue conoscenze in rappresentazioni uniche e suggestive.

 

Arte horror: 2 – Guernica (Picasso)

Mural del Gernika.jpg

Guernica è un quadro di Pablo Picasso.

Picasso compose l’opera in due mesi, in seguito al bombardamento di Guernica. Lo espose all’esposizione universale di Parigi ed ebbe un grande successo; fu molto utile per far conoscere al mondo ciò che stava succedendo in Spagna in quel periodo. Nel 1937, infatti, la cittadina fu rasa al suolo da un attacco terroristico tedesco.

L’opera va letta da destra verso sinistra ed è una sorta di messaggio di protesta contro la violenza. Anche in questo caso il contrasto tra la madre con il neonato e la brutalità è netto. Il contrasto del colore in questo caso, invece, è dato dal bianco e nero.

Inoltre il trio cavallo (asino), toro (bue) e madre (Maria), ricorda molto la composizione della natività.

Nell’opera sono rappresentati anche altri fattori come la tecnologia e l’evoluzione bellica.

La paura è rappresentata nel grido della madre contro la violenza.
 

Arte horror: 3 – Saturno che divora i suoi figli

Francisco de Goya, Saturno devorando a su hijo (1819-1823).jpgSaturno che divora i suoi figli è un dipinto a olio su intonaco trasportato su tela (146×83 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato nel 1821-1823.

Il soggetto dell’opera è mitologico e rappresenta la divinità greca identificata come Crono, il più giovane dei Titani, figlio di Urano (il Cielo) e di Gea (la Madre Terra).
Secondo la cosmogonia greca, Crono, divorò i suoi figli in seguito ad una profezia secondo la quale uno di loro lo avrebbe sostituito al potere.
La moglie riuscì a salvare soltanto Zeus, che fu cresciuto sull’isola di Creta, e una volta adulto tornò a rivalersi sul padre, facendogli restituire i figli.
L’opera fa parte delle cosiddette Pitture Nere, un ciclo di quattordici dipinti realizzati da Goya ad olio sulle pareti della propria casa: non erano pensati come opere da esposizione e non erano rivolte al pubblico.
Tuttavia, Goya si trasferì in Francia e la casa passò al nipote Mariano che li fece trasferire su tela e li donò allo stato spagnolo.

Il tema di Saturno che divora i figli era già stato affrontato in un’opera di Rubens, intitolata appunto Saturno. A differenza della precedente rappresentazione, però, in questo caso il Dio viene rappresentato come uomo diventato folle a causa della paura di perdere il suo ruolo, tanto da eliminare i propri figli.


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Il Silmarillion. La compagnia di Tolkien

Il Silmarillion Book Cover Il Silmarillion
John Ronald Reuel Tolkien
Fantasy
I grandi tascabili
2013
Flessibile
682

"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. "Opera prima", dunque, essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata la filiazione delle sue favole: "Lo Hobbit", "Il Signore degli Anelli", "Il cacciatore di Draghi". "Il Silmarillion", che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un'unica storia sacra, narra la parabola di una caduta: dalla "musica degli inizi", il momento cosmogonico, alla guerra di Elfi e Uomini contro l'Avversario. L'ultimo dei racconti costituisce l'antecedente immediato del "Signore degli Anelli".

26 settembre 2019: esce oggi il film biografico su J.R.R.Tolkien e, come promesso, inizia l’avventura di questo blog alla scoperta del grande autore, a cominciare dal Silmarillion. (In realtà è già cominciato con il gruppo a tema su Instagram! Seguite l’hashtag #TolkienASrtatto e se, volete far parte della Compagnia di Tolkien, scrivetemi!)

Il Silmarillion, infatti, è quello che si può definire la genesi del mondo di Tolkien, benché sia stato pubblicato dopo la sua morte e, di conseguenza, dopo tutte le opere che si fondano proprio su di esso.

Il Silmarillion è stato pubblicato postumo, grazie al figlio – Christopher Tolkien. Il libro racchiude la genesi di Arda, dalla sua creazione fino alla Terza Era (da qui si ricongiungono le più conosciute opere dell’autore, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli).

La narrazione è suddivisa in più capitoli che corrispondono a momenti e luoghi diversi (o popoli diversi), all’interno dell’universo di Eä, a sua volta suddiviso in varie terre: Valinor, Nùmenor, Beleriand e, ovviamente, la conosciutissima Terra di Mezzo – la terra di Bilbo e Frodo!

Il Silmarillion è, senza dubbio, “l’opera fondamentale” per il suo autore, che ha lavorato ad essa per decenni, continuando ad elaborarla e a perfezionarla in ogni dettaglio. Attenzione però: non si tratta di un romanzo.

Si tratta, piuttosto, di uno schema descrittivo, di una “spiegazione” del mondo tolkieniano, che racchiude una quantità inimmaginabile di personaggi e luoghi. La caratteristica determinante di questi personaggi e di questi luoghi è il modo in cui sono descritti e particolareggiati. Ogni luogo ha caratteristiche differenti, ogni popolo ha dinastie, parentele, usi e costumi diversi…lingue diverse!

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e sono, all’ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien. Sulle loro vite fu composto il Lai di Lùthien, cioè Liberazione dal Selvaggio, il quale è. salvo un altro, la più lunga della cantiche riguardanti il mondo dell’antichità; […].

[…] e la sofferena era scolpita nel suo volto. Ma finalmente era stato richiamato in vita dall’amore di Lùthien, e si levò, e insieme tornarono a vagare per i boschi. 

Ogni capitolo de Il Silmarillion narra di uno di questi luoghi o uno di questi popoli o un personaggio in particolare, seguendo un ordine approssimativamente cronologico, a partire dalla genesi del mondo tolkieniano fino, appunto, alla Terza Era.

Il libro è suddiviso in cinque sezioni:

  1.  Ainulindalë (la Musica degli Ainur), narra la creazione dell’universo di Eä
  2.  Valaquenta, riporta la descrizione dei Valar e dei Maiar.
  3. Quenta Silmarillion.
    Qui termina il Silmarillion. Se in esso si è passati dall’eccellenza e dalla bellezza alla tenebra e alla rovina, è perché tale era, fin da tempi antichissimi, il destino di Arda Corrotta; e se un mutamento si verificherà, e la Corruzione sarà cancellata, lo possono sapere solo Manwe e Varda, i quali però non l’hanno rivelato, né se ne trova traccia nelle soriti di Mandos. 
  4. Akallabêth, Seconda Era, racconta la Caduta di Númenor e del suo popolo.
  5. Degli Anelli del Potere e della Terza Eracollegamento con Lo Hobbit Il Signore degli Anelli

Tutto ciò che avviene tra la prima e la quarta sezione avviene prima della Terza Era, quindi coinvolge personaggi meno conosciuti ai più, fatta eccezione per i primi elfi e, ovviamente, Sauron.

[…] Signore […] se hai potere su questi nuovi venuti, ingiungi loro di tornare per le strade donde sono venuti, oppure di procedere oltre. Noi infatti non desideriamo la presenza di stranieri in questa contrada, per tema che turbino la pace in cui viviamo. E coloro sono abbattitori di alberi e cacciatori di bestie, ragion per cui noi siamo loro ostili, e se non volessero andarsene li assilleremmo in tutti i modi possibili.”

Come è nato Il Simarillion

Stabilire una data esatta per l’inizio e la fine della stesura del Silmarillion non è semplice; tuttavia, si può ricondurre la sua nascita all’esperienza dell’autore nell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale.

Durante il suo impiego in guerra, infatti, l’autore è stato vittima della “febbre da trincea” e per questo motivo è stato rimpatriato. Dopo questa dolorosa esperienza, Tolkien ha deciso di lavorare su quelli che prima erano solo racconti sconnessi, per creare un vero e proprio universo.

Nel corso della sua storia, il Silmarillion, ha subito diversi rifiuti: il primo tra tutti è stato quello dell’editore di Tolkien, che si è rifiutato di pubblicare il testo, nonostante il successo de Lo Hobbit, perché non era un vero romanzo.

Anche dopo la pubblicazione a cura del figlio e dello scrittore fantasy Guy Gavriel Kay, nel 1977, Il Silmarillion non ha smesso di creare scompiglio tra il pubblico: è stato generato da un’insieme di bozze che, per quanto dettagliate e curate, non erano pronte per la pubblicazione definitiva. Inoltre, il testo è stato rivisitato, appunto, dal figlio e da una terza persona che, per quanto fedeli all’autore, hanno comunque apportato alcune modifiche per poterlo pubblicare.

Questo, inevitabilmente, ha creato pareri opposti: c’è chi sostiene che le opere postume e “rivisitate” non siano sufficientemente fedeli al volere dell’autore, e c’è chi sostiene che quest’opera meritasse di essere pubblicata in ogni caso.

Dentro Il Silmarillion

Si può analizzare questo libro prendendo in considerazione diversi fattori. Primo tra tutti, la creazione di un mondo fantastico mai visto prima e non “fine a sé stesso”, ma con una storia e un’evoluzione, come se si trattasse della storia della Via Lattea e della Terra.

“Tutto ha il proprio valore” disse Yavanna “e ogni cosa contribuisce al valore delle altre. Ma i kelvar possono fuggire o difendersi, laddove gli olvar che crescono non possono farlo. E tra questi, mi sono cari gli alberi. Lenti a crescere, saranno rapidi a cadere, e, a meno che non paghino tributo con frutti sui rami, poco rimpianti per il loro trapasso. Così io vedo nel mio pensiero. Potessero gli alberi parlare in favore di tutte le cose che hanno radici e punire chi fa loro del male!”

Ciò che, personalmente, escluderei dall’analisi (per il momento) è lo stile dell’autore, che credo sia più definibile e apprezzabile in uno qualsiasi dei suoi romanzi, piuttosto che in questo libro in un certo senso “tecnico”.

Tornando all’analisi del mondo tolkieniano, leggendo Il Silmarillion, si nota come la fantasia smisurata dell’autore si sia fusa alla perfezione con una quantità ancor più smisurata di nozioni che il professore ha appreso e utilizzato all’interno delle sue opere. Tra queste troviamo:

  • le caratteristiche del Medioevo (Tolkien, infatti, ha approfondito lo studio del Medioevo, su cui ha scritto anche dei saggi);
  • i miti nordici, da cui ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi personaggi più rilevanti e, soprattutto, per le credenze e le ambientazioni di alcuni popoli;
  • la Bibbia, e “l’inizio” secondo altre religioni oltre quella cristiana, per la genesi di Arda; inoltre, c’è una somiglianza tra Melkor-Ilùvatar e Dio-Lucifero; infine, il libro racconta la genesi e la caduta degli elfi, come la Bibbia narra la genesi e la caduta degli uomini… elemento che si può riscontrare anche in altre leggende e religioni;
  • i miti greci, a cui sono ispirati i personaggi dei Valar che, però, hanno anche caratteristiche degli dèi norreni (Manwe-Odino, per esempio);
  • i celti: da questo incredibile popolo, Tolkien ha tratto ispirazione sia per quanto riguarda la definizione di alcuni personaggi e sia per la creazione delle lingue elfiche.

La morte è il loro destino, il dono d’Iluvatar, che, con il consumarsi del tempo, persino le Potenze invidieranno. Ma Melkor ha gettato la propria ombra sulla morte e l’ha confusa con la tenebra, e dal bene ha tratto il male, e la paura dalla speranza. 

Guardando avanti…

Ora, avendo in programma la lettura de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, ricapitoliamo le ultime sezioni de IL SILMARILLION:

Akallabêth. Nel penultimo capitolo dell’opera si parla dell’ascesa e della caduta di Númenor: Akallabêth in adûnaico (la lingua di Númenor) significa “La caduta”. All’inizio del capitolo vengono enumerati gli uomini che facevano parte della razza dei Númenóreani e il motivo per cui essi, sotto consiglio di Sauron, sfidarono la collera dei Valar dai quali furono puniti con la distruzione della loro isola. L’autore prosegue con la narrazione della fondazione dei regni dei Nùmenòreani in esilio, Gondor e Arnor fondati da Elendil e dai suoi figli.

Degli Anelli del Potere e della Terza Era. In quest’ultimo capitolo, viene chiarita l’origine nonché la fine degli Anelli di Potere e dell’Unico Anello, forgiato in segreto da Sauron per governare gli anelli minori. Sono accennate le vicende Arwen e di suo padre Elron, di Gondor e di Aragorn. Vengono nominati Mithrandir e le vicende della Terra di Mezzo.

Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. Buona parte della forza e della volontà di Sauron fluì in quell’Unico Anello; il potere degli anelli elfici era infatti assai grande e così l’anello che avrebbe dovuto governarli doveva avere una potenza superiore; e Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d’Ombra. E, quando aveva l’Unico Anello su di sé, poteva percepire tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e così era in grado di vedere e di governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano. 

In conclusione (…o meglio, per iniziare questo viaggio)

Parola alla Compagnia di Tolkien…
  • Sto sottolineando trilioni di frasi, di metafore, anche solo di parole (traduzione impeccabile, tra l’altro👌🏻). Grazie per aver organizzato il GdL 😍
  • Letto anni fà, dopo Lo Hobbit che ho “mangiato” in una settimana (bellissimo😍!)..e scoprendo che sarebbe stato meglio averlo letto prima… X poi dedicarmi al mattone del Signore degli Anelli che non vedevo l’ora di iniziare💜…i film li so praticamente a memoria 😜😁
  • Ke dire…be Tolkien mi affascina, nonostante la fatica iniziale nel destreggiarsi cn i nomi.. È come un libro “comfort zone”(=sn quei film/libri ke fanno parte della mia vita da anni e ke adoro rileggere o rivedere, nn stancano…legati a periodi della mia vita in cui ero sola e loro m facevano compagnia) fa parte della mia vita da quando uscì il primo film del signor degli anelli e amo averlo nella libreria, rileggerlo adesso cn calma, cm se leggersi una cosa di famiglia, m coccola mi fa star bene…. Poi lo associo allr giornate in salotto, sul divano con la coperta, te caldo e camino acceso…adoro!!
  • Della prosa di Tolkien amo la musicalità: riesce a raccontare storie musicali usando parole musicali. Almeno io lo percepisco così. Persino le scene cruente sono alta poesia, e la poesia è sempre musica. Ne Il Silmarillion, essendo una sorta di Vecchio Testamento de Il Signore degli Anelli, l’aura musicale delle parole di Tolkien è ancora più evidente. In chiusa:
    ho letto la nota del traduttore, e mi ha emozionata più della prefazione del figlio di T., per la passione che traspare dalle righe, e che emerge anche da un lavoro eccellente e immane. La scelta lessicale, per opere come queste, è tutto.
    Sarebbe interessante leggere qualcosa di T. in lingua, per sperimentare questa sua musicalità originaria. Io non l’ho mai fatto. @as.tratto quando non ci resta più niente da leggere di T. considera di proporre di rileggere qualche passaggio in eng 🔝🤟🏻

    … e poi c’è il commento che riassume tutto:

  • Tolkien potrebbe scrivere “salsiccia pomodoro e prezzemolo” e mi emozionerebbe
La mia opinione

Ho sempre ammirato Tolkien, la sua fantasia, la sua visione del mondo e le sue capacità come autore. Per me Tolkien è il fantasy. Il Silmarillion, come ho scritto all’inizio della recensione, non è un vero e proprio romanzo quindi, per poterne apprezzare lo stile, consiglio di leggere Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e così via.

Se, però, siete interessati a scoprire come si è generato il mondo che fa da sfondo a tutti i romanzi e a capirne i dettagli, vi consiglio di partire proprio da questo. Per quanto possa sembrare ostico a causa della quantità di nomi e nozioni da ricordare, merita di essere letto.

Inoltre, nell’edizione Bompiani, c’è una lunga introduzione che spiega la stesura e la pubblicazione del libro e un’appendice che contiene l’elenco dei nomi, dei luoghi e dei termini elfici citati nel testo. Infine, contiene anche le mappe dei luoghi menzionati e gli alberi genealogici dei popoli elfici e non solo.

Per concludere: LEGGETE TOLKIEN. ORA.

E, se volete farlo in compagnia, o se avete già letto le sue opere e volete discuterne, scrivetemi per email o su instagram e vi aggiungo alla chat!

 


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Vikings - La saga di Ragnar Lodbrok Book Cover Vikings - La saga di Ragnar Lodbrok
Fanucci
2017
Cartaceo, Copertina rigida
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Sinossi:

Da sempre i vichinghi hanno colpito il nostro immaginario: possenti guerrieri, bellicosi conquistatori forgiati dalle gelide terre del Nord. Abili costruttori di navi in grado di solcare le acque con rara velocità, quasi invisibili agli occhi del nemico. Un popolo che ha per eroi valorosi condottieri, invincibili sul campo di battaglia. Uomini i cui nomi evocano il clangore delle armi, il grido di paesi messi a ferro e fuoco, e che rimangono indissolubilmente legati a un destino di gloria anche dopo la morte. È così che la Storia li tramanda. E dalle nebbie della leggenda, un personaggio emerge in tutta la sua potenza: è Ragnar Lodbrok, ardente di una febbre di conquista che l’ha condotto dove altri avevano solo sognato di arrivare. Non abbiamo prova irrevocabile della sua esistenza, alcuni lo identificano con il capo vichingo che saccheggiò Parigi nell’845, altri con quel Raginarius cui il re franco Carlo il Calvo donò delle terre nell’840, altre cronache ancora narrano di un re norreno di nome Ragnall che razziò l’Irlanda. Il mito s’intreccia alla verità storica nel racconto delle gesta di questo guerriero tenace, sicuro, protetto e guardato con favore dagli dèi. Questo libro racchiude le antiche saghe che hanno tramandato la sua storia, quella delle sue mogli, dei suoi figli e di un intero, straordinario popolo.

“Allora vincemmo la bella Thora:
così i guerrieri mi chiamarono
Lodbrok, quando sconfissi
l’anguilla dell’erica in battaglia […]”

Il libro:

Vikings La saga di Ragnar Lodbrok è un libro che si propone come “must” per gli appassionati di letteratura nordica e leggende. Ebbene, il contenuto è sicuramente ottimo ma, perlomeno secondo la mia opinione, per alcuni potrebbe risultare un po’ ostico.

La prima parte del libro è un’introduzione alla letteratura nordica e alle leggende di questi popoli, molto interessante ma, forse, un po’ troppo piena di nozioni per essere la prefazione di un racconto.

Il libro, poi, si presenta come una raccolta delle più famose leggende vichinghe: assolutamente interessanti e appassionanti, soprattutto per chi è già amante del genere; ciò che disorienta, però, è il passaggio dalla traduzione letterale dei versi alla prosa. Ciò avviene di continuo e, a mio avviso, disorienta il lettore che si trova a leggere due forme diverse di testo.

Per quanto riguarda l’edizione, però, Fanucci si conferma un attento editore, soprattutto nei contenuti: come detto in precedenza, la prefazione è già sufficiente a elogiare questo libro: per alcuni potrà sembrare eccessiva ma, se realmente interessati a scoprire di più sul popolo vichingo e sulle sue leggende, è sicuramente un testo valido.

Inoltre, i curatori e traduttori Ben Waggoner e Gabriele Girogi, hanno fato un ottimo lavoro, includendo spiegazioni e note molto utili, soprattutto per quanto riguarda la comprensione del testo originale norreno.

In conclusione:

Lo consiglio ad appassionati del genere, che possano apprezzare questo libro nella veste che gli è stata data, con quaranta pagine di introduzione e cinquanta pagine di bibliografia e note. Detto ciò, ho apprezzato particolarmente la parte finale, Krakumal, interamente in versi. Come avrete notato, sono dibattuta sul giudizio di questo libro, ma mi sento comunque di consigliarlo proprio per le storie di cui parla, sopravvissute a secoli di narrazioni orali di popolo in popolo.