Recensione Vikings

Vikings - La saga di Ragnar Lodbrok Book Cover Vikings - La saga di Ragnar Lodbrok
Fanucci
2017
Cartaceo, Copertina rigida
217

Sinossi:

Da sempre i vichinghi hanno colpito il nostro immaginario: possenti guerrieri, bellicosi conquistatori forgiati dalle gelide terre del Nord. Abili costruttori di navi in grado di solcare le acque con rara velocità, quasi invisibili agli occhi del nemico. Un popolo che ha per eroi valorosi condottieri, invincibili sul campo di battaglia. Uomini i cui nomi evocano il clangore delle armi, il grido di paesi messi a ferro e fuoco, e che rimangono indissolubilmente legati a un destino di gloria anche dopo la morte. È così che la Storia li tramanda. E dalle nebbie della leggenda, un personaggio emerge in tutta la sua potenza: è Ragnar Lodbrok, ardente di una febbre di conquista che l’ha condotto dove altri avevano solo sognato di arrivare. Non abbiamo prova irrevocabile della sua esistenza, alcuni lo identificano con il capo vichingo che saccheggiò Parigi nell’845, altri con quel Raginarius cui il re franco Carlo il Calvo donò delle terre nell’840, altre cronache ancora narrano di un re norreno di nome Ragnall che razziò l’Irlanda. Il mito s’intreccia alla verità storica nel racconto delle gesta di questo guerriero tenace, sicuro, protetto e guardato con favore dagli dèi. Questo libro racchiude le antiche saghe che hanno tramandato la sua storia, quella delle sue mogli, dei suoi figli e di un intero, straordinario popolo.

“Allora vincemmo la bella Thora:
così i guerrieri mi chiamarono
Lodbrok, quando sconfissi
l’anguilla dell’erica in battaglia […]”

Il libro:

Vikings La saga di Ragnar Lodbrok è un libro che si propone come “must” per gli appassionati di letteratura nordica e leggende. Ebbene, il contenuto è sicuramente ottimo ma, perlomeno secondo la mia opinione, per alcuni potrebbe risultare un po’ ostico.

La prima parte del libro è un’introduzione alla letteratura nordica e alle leggende di questi popoli, molto interessante ma, forse, un po’ troppo piena di nozioni per essere la prefazione di un racconto.

Il libro, poi, si presenta come una raccolta delle più famose leggende vichinghe: assolutamente interessanti e appassionanti, soprattutto per chi è già amante del genere; ciò che disorienta, però, è il passaggio dalla traduzione letterale dei versi alla prosa. Ciò avviene di continuo e, a mio avviso, disorienta il lettore che si trova a leggere due forme diverse di testo.

Per quanto riguarda l’edizione, però, Fanucci si conferma un attento editore, soprattutto nei contenuti: come detto in precedenza, la prefazione è già sufficiente a elogiare questo libro: per alcuni potrà sembrare eccessiva ma, se realmente interessati a scoprire di più sul popolo vichingo e sulle sue leggende, è sicuramente un testo valido.

Inoltre, i curatori e traduttori Ben Waggoner e Gabriele Girogi, hanno fato un ottimo lavoro, includendo spiegazioni e note molto utili, soprattutto per quanto riguarda la comprensione del testo originale norreno.

In conclusione:

Lo consiglio ad appassionati del genere, che possano apprezzare questo libro nella veste che gli è stata data, con quaranta pagine di introduzione e cinquanta pagine di bibliografia e note. Detto ciò, ho apprezzato particolarmente la parte finale, Krakumal, interamente in versi. Come avrete notato, sono dibattuta sul giudizio di questo libro, ma mi sento comunque di consigliarlo proprio per le storie di cui parla, sopravvissute a secoli di narrazioni orali di popolo in popolo.