#ArtFriday: Vita di Leonardo

Vita di Leonardo Book Cover Vita di Leonardo
Bruno Nardini
Biografia
Giunti
2010 (versione ebook)
e-book
192

📌 Sinossi

Questa vita di Leonardo non è la narrazione rigorosa di un'esistenza, ma una vicenda ricostruita seguendo ogni notizia attendibile: è la vita di un uomo eccezionale, di un genio forse unico al mondo; più che raccontata, essa deve essere intuita e interpretata come un'opera d'arte. Perché Leonardo fece, anche della propria esistenza, un capolavoro.

📎 Il libro:

Essenzialmente è una biografia un po' "romanzata" di Leonardo da Vinci. Mi spiego meglio: racconta in modo abbastanza dettagliato la sua vita, lo raffigura molto bene come persona, come uomo, senza soffermarsi eccessivamente sulle opere, invenzioni e ricerche. Non è un volume "tecnico" sui suoi lavori ma piuttosto un racconto sulla vita di un personaggio che ha fatto la storia.

Scorrevole, alterna vari episodi vissuti da Leonardo, suddividendoli in modo particolare e coinvolgente.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. Lo stile;
  2. La suddivisione degli eventi;
  3. I dettagli.

Consigliatissimo per chi volesse avvicinarsi a Leonardo, senza dilungarsi eccessivamente sui dettagli di ogni sua opera.

____________________________________________________________

Buon venerdì cari lettori! Oggi, in occasione dell’ArtFriday, vi parlo di Leonardo da Vinci.

Se qualcuno ha seguito le stories e i post su Instagram negli ultimi giorni, saprà sicuramente che ho avuto modo di visitare Vinci per la seconda volta e, finalmente, la casa di Leonardo, il museo a lui dedicato e la mostra contenente le riproduzioni di alcune delle sue opere più famose.
Che dire? Semplicemente sbalorditivo. Nel breve post che ho pubblicato qualche giorno fa (IG) l’ho definito un genio senza eguali… e come poterlo definire diversamente? In poche parole, la maggior parte di ciò che utilizziamo quotidianamente, ciò che per noi è un dato di fatto, e buona parte della nostra cultura è impregnata delle sue scoperte, delle sue invenzioni e della sua arte.

Di seguito, un breve riassunto di una vita straordinaria.

Leonardo da Vinci, nato nel 1452, e può essere definito come l’incarnazione del Rinascimento: ha, infatti, espresso la sua creatività e la sua conoscenza nei settori più disparati. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista, progettista e inventore.

Vita & opere

Leonardo da Vinci nasce ad Anchiano  a circa tre chilometri da Vinci, nel 1452, figlio illegittimo di Ser Piero da Vinci, notaio presso Firenze, e Caterina, una contadina. Già da bambino dimostra le sue potenzialità e, per questo motivo, suo padre lo porta a Firenze, come allievo di un noto pittore. Qui, non solo ha modo di imparare la pittura, ma anche le basi delle arti plastiche nell’officina del Verrocchio, dove rimane per molti anni. Nel 1478 apre la sua bottega a Firenze.

A Firenze, in un primo momento, la sua arte non viene apprezzata a causa dello stile innovativo e alla forte concorrenza instauratasi tra gli artisti dell’epoca. In questo periodo, Leonardo decide di dedicarsi allo studio delle matematica e delle scienze. Nel 1481 realizza L’Adorazione dei Magi, su commissione dei Monaci di San Donato a Scopeto.

L’anno successivo Leonardo si trasferisce a Milano, lavorando e studiando presso il Ducato: inizialmente si presenta come ingegnere militare e civile ma, successivamente, la Corte di Milano lo incoraggia a sviluppare tutti i propri talenti e ad approfondire gli studi in ogni argomento di suo interesse. Fino al 1499, quindi, Leonardo si dedica all’ingegneria militare e all’architettura, per ordine del Duca di Milano. Tra le altre cose, progetta macchinari teatrali e disegna abiti di scena per la corte degli Sforza,  sempre a Milano.

Nel campo artistico, si dedica a diversi progetti sul territorio milanese che, però, non porta a termine. Un dei primi celebri lavori completati è La Vergine delle Rocce. Successivamente dipinge il Cenacolo (Santa Maria delle Grazie), con una nuova combinazione di tempere, nella speranza di renderlo più duraturo ed ottenendo, invece, il risultato opposto.

Pochi anni dopo, è costretto a spostarsi da Milano e tornare a Firenze, a causa dell’invasione da parte dei francesi. Successivamente lavora per i Borgia, come ingegnere militare e come cartografo (le carte da lui disegnate hanno permesso di ricostruire la suddivisione del territorio a quell’epoca).

Proprio in questi anni inizia a dipingere la Gioconda, su commissione di  Francesco di Bartolommeo di Zanobi del Giocondo, che gli commissiona un ritratto della sua terza moglie. Inizia nel 1503 ed impiega quattro anni per terminare il dipinto: dopo averlo completato decide di non consegnarlo a Francesco, ma di venderlo al Re Francesco I di Francia.

Successivamente Leonardo torna a Milano, dove rimane fino al 1513. In seguito trascorre un periodo a Roma ed, infine, si reca in Francia – dove resta fino al 2 maggio 1519, il giorno della sua morte (a Cloux).

 

Religione, esoterismo e aneddoti

Poche righe non possono rendere onore in alcun modo ad un genio di tale portata, tuttavia esistono alcuni aneddoti interessanti, che aiutano a definire questa personalità così insolita, al di là dell’artista, dell’ingegnere e dello studioso, c’è un uomo. Per esempio, si dice che Leonardo fosse amante della natura, che comprasse uccelli in gabbia per poi liberarli, che scrivesse “a specchio” come se fosse naturale. Non si è mai sposato, non ha mai avuto figli e non si è legato in alcun modo; tuttavia, era molto legato allo zio e alla madre, di cui ricorda il volto con chiarezza e da cui prende ispirazione per le sue opere.

Tra gli aspetti curiosi di Leonardo, bisogna citare:

  • lo stile: barba e capelli lunghi (al contrario dei canoni dell’epoca), abbigliamento vistoso e colori vivaci;
  • il carattere: generoso e altruista ma, allo stesso tempo, carismatico e scherzoso (pare, infatti, che fabbricasse scherzetti con cui intrattenere le persone che gli facevano visita);
  • il rapporto con la natura: pare che Leonardo fosse vegetariano e che “difendesse gli animali” pubblicamente;
  • la poliedricità: un pregio senza paragoni ma, allo stesso tempo, un grosso problema; l’applicazione in diversi ambiti e nello stesso momento, gli ha causato non pochi fallimenti e lavori incompiuti;
  • la scrittura: una quantità inimmaginabile di quaderni, libri e annotazioni che hanno reso possibile la sopravvivenza di ogni sua invenzione e scoperta.

L’avversità di Leonardo verso la religione è indubbia: le sue conoscenze e il suo innato desiderio di apprendimento continuo hanno messo in discussione la sua fede e la sua capacità di affidarsi alla Chiesa.

«Molti fien quelli che, per esercitare la loro arte, si vestiran ricchissimamente, e questo parrà esser fatto secondo l’uso de’ grembiuli»

«Assai saranno che lasceranno li esercizi e le fatiche e povertà di vita e di roba, e andranno abitare nelle ricchezze e trionfanti edifizi, mostrando questo esser il mezzo di farsi amico a Dio»

«Infinita moltitudine venderanno pubblica e pacificamente cose di grandissimo prezzo, senza licenza del padrone di quelle, e che mai non furon loro, né in lor potestà, e a questo non provvederà la giustizia umana»

«Le invisibili monete [le promesse di vita eterna] faran trionfare molti spenditori di quelle»

«Parleranno li omini alli omini che non sentiranno; aran gli occhi aperti e non vedranno; parleranno a quelli e non fie lor risposto; chiederan grazie a chi arà orecchi e non ode; faran lume a chi è orbo»

La sua mente ineguagliabile, il suo carattere e la sua personalità stravagante hanno contribuito a dare a Leonardo dei tratti misteriosi, a cui hanno contribuito anche i suoi molteplici interessi, i suoi metodi di ricerca (che hanno senza dubbio precorso i tempi), le sue passioni e le sue strane abitudini (la scrittura a specchio, gli anagrammi e i codici).

Non è facile definire il confine tra realtà e fantasia: nel corso del tempo gli studi e le opere letterarie frutto di immaginazione si sono fuse, avvolgendo ancora di più questo personaggio nel mistero e rendendolo ancora più unico e affascinante. L’unica cosa su cui non si può discutere è l’importanza del il patrimonio che ci ha lasciato.

 

Ed infine…alcune fotografie

 

 

 

#ArtFriday: Street Art

Street Art Book Cover Street Art
artedossier
Duccio Dogheria
Arte
Giunti
2014
Dossier
50

Descrizione:

Un dossier dedicato alla Street Art. In sommario: Introduzione; Dalle grotte alle grottesche; Il muralismo tra "instrumentum regni" e "vox populi"; Gli anni Settanta-Novanta; Street art, l'arte della strada 2.0. Come tutte le monografie della collana Dossier d'art, una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.

Informazioni e recensione:

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c'è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.

Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d'arte vuole esprimere.

Lo consiglio assolutamente, come tutti gli altri volumi ArteDossier.

 

 

Buon venerdì lettori! Finalmente torna l’#ArtFriday, questa volta con il tema della Street Art! Buona lettura 🙂

Street Art, Arte di strada o Arte urbana

L’arte di strada comprende tutte quelle rappresentazioni artistiche che vengono realizzate, spesso senza permesso, in luoghi pubblici; le tecniche e gli stili utilizzati sono molti e differenti tra loro: bombolette spray, adesivi artistici, arte normografica,ecc.

L’arte di strada include, quindi, diverse forme d’arte, distinguendosi così dai semplici graffiti, che al contrario vengono realizzati utilizzando esclusivamente vernice spray e sono generalmente associati alla cultura hip hop.

John Fekner, uno dei primi artisti di strada, descrive la street art come “tutto quello che sta in strada che non siano graffiti”.

Spesso l’origine di questa forma d’arte è stata la protesta: contro la proprietà privata, per esempio (cosa che trovo quantomeno “infantile”, considerando che in alcuni casi il risultato è stato la rovina di monumenti, piazza, edifici storici e altri elementi del patrimonio storico-culturale comune ed a quel punto significa danneggiare un’intera società e la sua memoria, non solo coloro a cui è indirizzata la protesta), oppure come manifestazione in determinati luoghi e momenti storici, per comunicare un pensiero o una posizione sociale nei confronti di qualcuno o qualcosa.

Quali sono gli aspetti vantaggiosi di questo tipo d’arte? Sicuramente la possibilità di esprimersi liberamente e di poter raggiungere una quantità di persone nettamente superiore rispetto ad altri canali comunemente utilizzati per diffondere la propria arte; cosa particolarmente utile nel caso in cui l’opera dovesse servire per trasmettere un messaggio.

D’altra parte, però, non bisogna confondere l’arte con la mera deturpazione dei luoghi pubblici: c’è una grossa differenza e una bomboletta di vernice spray non fa un’artista.

Detto ciò, ci sono e ci sono stati artisti che hanno contribuito enormemente allo sviluppo di questa particolare forma d’arte: Bansky su tutti, perlomeno per quanto riguarda l’Europa.

Bansky fa le sue prime comparse nel 2000, a Londra, iniziando così a diffondere l’arte urbana attraverso rappresentazioni con stencil a vernice spray. Le immagini sono chiare e facilmente traducibili in messaggi a sfondo sociale.

L’arte di Bansky si diffonde tramite social media e condivisioni virali sul web, contribuendo a renderlo famoso in tutto il mondo.

Gli anni a cavallo del 2000 sono anche teatro di un altro fenomeno: la diffusione di arte urbana, poster, graffiti a livello virale, sempre con il contributo dei nuovi mezzi di comunicazione. Questo significa coinvolgere anche altri artisti, come i fotografi per esempio.

Un anticipo di arte urbana si può trovare, però, già negli anni ’50, quando gli artisti utilizzavano vernici, colla e carta per esprimere le proprie idee e messaggi (soprattutto negli anni delle contestazioni studentesche).

Successivamente la connotazione attivista va ad affievolirsi, puntando maggiormente sull’arte piuttosto che sul messaggio.

Nonostante questo, l’arte urbane rimane fondamentale, durante gli anni ’80, in associazione alla cultura del periodo: musica, sport, attivismo femminile.

Parigi è un luogo particolarmente adatto per la crescita di questo fenomeno: prima con Daniel Buren, Christo, Ernest Pignon-Ernest, Gérard Zlotykamien, poi con aristi come Jeff Aerosol o Blek le Rat. Mentre negli Stati Uniti troviamo: John Fekner, Richard Hambleton, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, proprio negli stessi anni in cui emergeva il fenomeno dei graffiti writing.

La street art in Italia

L’arte urbana italiana viene conosciuta a livello europeo negli anni 2000, partendo da Milano e Bologna, per poi coinvolgere Torino  e Forlì.

Tra i primi nomi protagonisti troviamo:

  • l’artista pop Bros,
  • il poeta di strada Ivan Tresoldi,
  • Ozmo,
  • Pao ed i suoi panettoni a pinguino,
  • l’illustrarocker Tvboy
  • Blu, artista di strada e videoautore ormai di fama mondiale,
  • Ericailcane, il cui immaginario che ibrida uomo e animale l’ha portato ad essere anch’esso uno dei più noti artisti di strada italiani nel mondo
  • Eron, attivo dagli anni novanta tra Rimini e Bologna.

La street art è vista sempre meno come un fenomeno riconducibile o assimilabile al vandalismo, sebbene la sua natura sia fondamentalmente riconducibile a questo tipo di comportamento.

L’arte urbana è anche diventata oggetto di mostre in Italia e all’estero:

  • Street Art Sweet Art” al PAC di Milano, 2007.
  • Dal 2012 a Bologna si svolge il festival Frontier
  • Nel 2013 è nato, sempre a Bologna, un festival dedicato interamente alla Poster Art, l’arte di strada su supporto cartaceo, di cui il più noto esponente è Shepard Fairey meglio conosciuto come Obey, il Cheap Festival.
  • Nel 2014 l’arte di strada italiana è stata tema di una mostra allestita presso l’Italian Cultural Institute di New York.

 

 

Recensione | Cloud Atlas, David Mitchell

Cloud Atlas -L'atlante delle nuvole Book Cover Cloud Atlas -L'atlante delle nuvole
David Mitchell
Romanzo, Fantascientifico, Distopico, Epistolare
Pickwick
2004
Cartaceo / copertina flessibile
597

 

📌 Sinossi

I sei protagonisti di "Cloud Atlas - L'atlante delle nuvole" vivono in punti e momenti diversi del mondo e del tempo, eppure fanno parte tutti di un unico schema, una specie di matrioska composta da sei personaggi uniti l'uno all'altro dal filo sottile e inestricabile del caso. Le loro anime si spostano come nuvole, passando dal corpo di un notaio americano di metà Ottocento, giunto su un'isola del Pacifico per assistere ai devastanti effetti del colonialismo, al giovane musicista che s'intrufola nell'esistenza di un celebre compositore belga tra le due guerre mondiali. Da un'intrepida giornalista che indaga sull'omicidio di uno scienziato antinucleare in piena guerra fredda, a un editore inglese in fuga dai creditori nella Londra anni Ottanta, sino a un clone schiavizzato nella Corea del prossimo futuro. Per arrivare infine all'alba del nuovo mondo - all'indomani dell'Apocalisse - e al suo primitivo, stupefatto abitante.

 

✒Citazioni

“La rabbia forgia una volontà d’acciaio”

“Le rivoluzioni sono sempre pura fantascienza finché non accadono; poi diventano realtà storiche inevitabili”

“In principio, c’è l’ignoranza. L’ignoranza genera paura. La paura genera odio, e l’odio genera violenza. La violenza crea altra violenza, finché l’unica legge diventa ciò che viene stabilito dal più forte”

“Libertà è il fatuo jingle della nostra civiltà, ma solo quelli che ne sono privi hanno una minima idea di cosa parlano”

📌 Trama

Il romanzo può essere suddiviso in sei storie che differiscono per stile, genere e ambientazione: ogni racconto è collegato al precedente tramite un elemento che il protagonista conosce, perché in qualche modo fa parte della sua vita.

Il libro è suddiviso in questo modo:

  • Il diario dal Pacifico di Adam Ewing – Prima parte
  • Lettere da Zedelghem – Parte prima
  • Mezze vite: Il primo caso di Luisa Rey – Parte prima
  • La tremenda ordalia di Timothy Cavendish – Prima parte
  • Il Verbo di Sonmi-451 – Prima parte
  • Sloosha Crossing e tutto il resto
  • Il Verbo di Sonmi-451 – Parte seconda
  • La tremenda ordalia di Timothy Cavendish – Parte seconda
  • Mezze vite – Il primo caso Luisa Rey – Parte seconda
  • Lettere da Zedelghem – Parte seconda
  • Il diario dal Pacifico di Adam Ewing – Parte seconda

La trama delle singole storie è molto a sé stante, ma collegata agli altri da un dettagli. Cambiando storia, si cambia luogo, tempo e protagonista: dal passato al futuro, viaggiando tra usanze e costumi diversi, mentalità e società differenti. Un viaggio attraverso la storia dell’Uomo e dell’individuo.

📎 Il libro:

Non si può descrivere questo libro senza parlare della struttura: come detto poco fa, la struttura del libro è piuttosto complessa perché, a differenza di altri libri che spostano la narrazione avanti e indietro nel tempo ma mantenendo sempre gli stessi protagonisti, in questo libro cambia tutto ad ogni passaggio: i protagonisti, l’ambientazione e, soprattutto, lo stile.  Il ritmo, invece, rimane pressoché invariato in ogni storia, né eccessivamente veloce né eccessivamente lento; alcune parti possono sembrare “lente”, ma credo sia dovuto ai fatti che raccontano, non ad un cambiamento di ritmo vero e proprio.

Sicuramente la struttura, così complessa, è ciò che contraddistingue il romanzo e lo rende diverso dagli altri: non si possono leggere le storie separatamente o in ordine sparso, perderebbe ogni senso; tuttavia, alcuni passaggi e collegamenti risultano un po’ “fragili”, forse anche a causa della quantità di ambientazioni/personaggi/dettagli che sono contenuti in ogni storia.

Considerando sempre queste enormi differenze tra le varie storie, ci si troverà inevitabilmente a comprendere o preferire una storia piuttosto che un’altra (io l’ho letto con il gruppo di lettura di @bibliofagia_irene e credo che ad ognuno sia piaciuta una storia diversa!), anche perché in uno stesso libro sono contenuti generi diversi: si passa dal romanzo epistolare, dalla fantascienza al distopico, ed è inevitabile che alcune parti piacciano meno di altre.

Senza potervi raccontare nel dettaglio le storie, posso solo dirvi quale sia stata la mia interpretazione: credo che ogni storia abbia una sorta di “micro-messaggio” all’interno o, perlomeno, ogni storia affronta temi diversi ma riconducibili ad uno unico, ovvero quello contenuto nella storia Il verbo di Sonmi – la parte distopica del libro, la parte che più fa riflettere e che contiene il “macro-messaggio”, anche perché ambientata in un futuro in cui è cambiata l’apparenza ma i problemi della società sono rimasti invariati.

In conclusione: credo che l’idea delle storie collegate che portano ad un unico messaggio sia geniale, anche se credo non abbia reso al massimo del suo potenziale. L’autore ha, infatti, variato molto lo stile di scrittura tra una storia e l’altra, cercando di caratterizzare il più possibile i vari contesti in cui si svolgevano i fatti, cosa che ho apprezzato molto, anche se in alcuni casi mi è sembrato “forzato” (potrebbe dipendere anche dalla traduzione, quindi consiglio di leggerlo in lingua originale per avere la certezza che sia effettivamente così).

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. L’idea della struttura così articolata, a più livelli;
  2. La storia di Sonmi;
  3. Il messaggio, sempre di Sonmi.

📎  Cosa ne penso?

Nonostante i pareri discordanti che ho letto finora, lo consiglio per l’idea originale delle storie collegate tra loro da un solo elemento, che cambia di volta il volta. Non mi ha convinto al 100%, questo è vero, ma rimane comunque una lettura piacevole e molto particolare.

#CoffeeBookTag e consigli di lettura!

#CoffeeBookTag  consigli di lettura!

Il mese scorso avete apprezzato molto l’idea dei consigli di lettura tramite BookTag,
quindi ho deciso di proporre ogni mese un tag diverso per consigliarvi qualche buon libro.
Questo mese, con un paio di giorni di ritardo, eccovi il #CoffeeBookTag!
Quanti caffeinomani ci sono tra di voi?
Io mi unisco al gruppo, senza dubbio 🙂 Cominciamo!

 

Caffè nero: un grande classico.

1984 di George Orwell.
Ve ne ho già parlato in tutti i modi e in tutte le occasioni possibili ma non posso non consigliarlo:
dovrebbero leggerlo tutti e, se alcune persone in particolare lo comprendessero,
probabilmente sarebbe un grosso vantaggio per una società intera.

 

Caffè macchiato: forte, ma non troppo.

Le montagne della follia, H.P. Lovecraft

Horror, ma di classe. Ormai siamo abituati al genere horror – e fantascientifico –  con scene che più che orrore danno vero e proprio ribrezzo. L’horror è qualcosa di geniale e assolutamente coinvolgente, ma non per questo deve sfociare nell’improponibile! Vi ho già parlato abbondantemente di questo libro ma penso sia un valido esempio, insieme agli altri libri dell’autore e di Edgar Allan Poe.

 

Doppio espresso: un libro impossibile da abbandonare.

Tokyo Express, Matsumoto Seicho

I libri che mi hanno fatto passare la notte in bianco sono molti, e sono soprattutto gialli.
Ho scelto Tokyo Express perché è diverso dal solito giallo, se non altro per l’ambientazione e per lo stile di scrittura dell’autore.

 

Caffè al caramello: dolce e amaro.

La forma dell’acqua, G. Del Toro

Si tratta di un libro molto dolce, ma allo stesso tempo “amaro” a causa delle vicissitudini che devono affrontare i due protagonisti e a tutto ciò che ruota intorno ad esse: le diversità incomprese

 

Caffè ristretto: breve ma intenso.

Follia, McGrath

Questo fa parte della TBR di Giugno. Credo comunque che sia un libro piuttosto impegnativo e “forte”, per i temi che affronta: la mente umana è sempre un argomento delicato.

 

Cappuccino: da gustare lentamente.

Il maestro e Margherita, Bulgakov

Uno degli ultimi libri che ho letto; perché gustarlo lentamente? Perché il ritmo, di per sé, è piuttosto lento ed, inoltre, la narrazione è molto dettagliata e una sola distrazione porterebbe a non capire nulla del libro! In ogni caso, una volta arrivati al fondo, non si può negare che sia un gran libro!

 

 

#bookhaul & #wrapup di maggio

Salve lettori! Anche questo mese è finito, quindi ecco il #bookhaul e il #wrapup del mese:

Bookhaul e collaborazioni

  1. Dracula, Bram Sroker
  2. I racconti del Necronomicon, H.P.Lovecraft
  3. Jane Eyre, C.Bronte
  4. La città delle streghe, Luca Buggio
  5. Ecce Homo, Nietzche
  6. La lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne
  7. Riparto da qui, Beatrice Bracaccia

Wrapup

  1. La lettera scarlatta 8/10
  2. Cloud Atlas 8/10
  3. Il miniaturista 7.5/10
  4. Ecce Homo 7/10
  5. Riparto da qui 7/10
  6. Il maestro e Margherita 9/10
  7. Il marchio degli stregoni 6.5/10

 

recensione il miniaturista di jessie burton

Recensione | Il miniaturista

Il miniaturista Book Cover Il miniaturista
Jessie Burton
Romanzo storico
Bompiani
2015
Cartaceo / copertina flessibile
439

 

📌 Sinossi

In un giorno d'autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman - Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma - bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell'illustre mercante Johannes Brandt.

Ma l'accoglienza è tutt'altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell'insegnamento della mamma ("Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio"), lui la respinge.

L'unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l'invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d'animo e si rivolge all'unico miniaturista che trova ad Amsterdam.

Nella rimane affascinata da questa enigmatica figura che sembra sfuggirle continuamente, anche se tra loro si mantiene un dialogo sempre più fitto, senza parole, ma attraverso piccoli, straordinari manufatti che raccontano i misteri di casa Brandt. Amore e tradimento, rancori e ossessioni, sesso e sete di ricchezza s'incontrano tra i canali di Amsterdam...

 

 

✒Citazioni

✒ “Crescere, si rende conto Nella, non ti dà maggiori certezze. Ti dà solo maggiori ragioni per dubitare”

✒ “Il suo mondo assume dimensioni sempre più ridotte, ma le sembra più ingombrante che mai”

📌 Incipit

Il funerale dovrebbe essere una cosa tranquilla, perché chi giace nella bara non aveva amici. Ma le parole, ad Amsterdam, sono come l’acqua, intasano le orecchie e da lì comincia il marcio, e l’angolo orientale della chiesa è pieno.

📌 Trama

Petronella Oortman vive con la sua famiglia nelle campagne olandesi, fino al momento in cui la madre non decide che per Nella è il momento di sposarsi ed assicurarsi un futuro agiato: sposa un ricco e famoso mercante di Amsterdam, si trasferisce in città e inizia una nuova vita.

La ragazza sognante che era, però, presto lascerà spazio ad una nuova Petronella, triste, cupa, in trappola: il marito non la considera, o meglio la considera ma non come moglie, la cognata detta legge in casa e nel lavoro del marito, i problemi economici e relazionali iniziano ad essere insopportabili.

Petronella scoprirà verità sconcertanti sul marito e sulla sua famiglia: si sentirà abbandonata, tradita, afflitta, impotente. Durante questi anni bui, però, c’è qualcosa che mantiene in vita la sua fantasia e la sua curiosità: la casa a stipetto donatale dal marito per le nozze, per cui Nella farà realizzare miniature preziose e sorprendentemente realistiche da un misterioso miniaturista.

Un miniaturista che si rivela un consigliere anonimo, un aiutante nascosto: chi si cela dietro questa figura misteriosa? Perché ha deciso di “aiutare” la protagonista? Petronella si interrogherà a lungo su questi e su altri aspetti della sua vita, fino ad una volta decisiva, che la trasformerà in una persona diversa, completa, e che la aiuterà a definire la propria personalità ed identità, nonché a comprendere ed apprezzare le persone che le sono accanto, nonostante tutti i loro difetti.

📎 Il libro:

La narrazione avviene in terza persona, ed alterna dialoghi tra Petronella e gli altri personaggi a momenti descrittivi (tutto ciò che riguarda Petronella e la casa a stipetto viene descritto nei minimi dettagli, mentre le descrizioni dei luoghi e gli altri personaggi spesso non sono molto approfondite).

Il ritmo è piuttosto lento, soprattutto all’inizio: le prime 80/90 pagine descrivono essenzialmente la situazione del Paese nel 1600 e la situazione familiare di Petronella. In seguito, il ritmo e l’andamento del racconto cambiano: ci sono più eventi rilevanti e si alternano problemi soggettivi della famiglia Brandt a problemi dell’intera società olandese dell’epoca.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. L’ambientazione: i Paesi Bassi del 1600 sono qualcosa di indescrivibile;
  2. Il miniaturista: questa figura misteriosa che, a suo modo, aiuta le persone a riflettere sulla propria vita;
  3. Petronella Oortman: benché la sua storia sia particolare e in alcuni momenti si possa non essere d’accordo con il suo comportamento e con le sue decisioni, alla fine si rivela una donna forte, che ha solo avuto bisogno di qualcosa in cui credere.

📎  Cosa ne penso?

Dopo aver finito il libro, ho letto pareri contrastanti: alcuni sostengono che il libro sia un capolavoro, altri che non abbia un filo conduttore e una trama strutturata; a me, personalmente, è piaciuto: si basa su una storia vera, la storia di una donna che, a suo modo, nel 1600, ha saputo farsi forza e resistere in una società in cui contavano solo gli uomini e “ciò che la gente dice”.

Mi è piaciuta molto la storia del Miniaturista, soprattutto verso la fine del libro, quando viene raccontata la sua vita nello specifico. Allo stesso modo, mi è piaciuta l’ambientazione: non è il primo libro che leggo ambientato in questi luoghi e in questo periodo storico, e continuo a trovarli tutti affascinanti.

Unico lato negativo: a tratti la narrazione è un po’ lenta, soprattutto all’inizio. Tuttavia, nel complesso, credo sia un bel libro, una bella storia con dei personaggi molto molto particolari.

Rimane comunque un libro che consiglierei a tutti, leggero ma allo stesso tempo appassionante.

Recensione | L’insana improvvisazione di Elia Vettorel

L'insana improvvisazione di Elia Vettorel Book Cover L'insana improvvisazione di Elia Vettorel
Anemone Ledger
Thriller psicologico
Elison Publishing
2017
e-book
168

“Ho sempre creduto e saputo di essere diverso […]”

📌 Incipit

“…la prego mi parli liberamente, come se io non ci fossi o come se fossi il suo amico più intimo, se le fa piacere. Mi parli di tutti i suoi problemi, di tutti quello che ha passato, parliamo dapprincipio. Non estrometta nulla. Siamo solo io e lei, soltanto noi due.”

📌 Sinossi

Improvvisazioni negative accompagnano tutta la fiaba nera di Elia Vettorel, dai suoi primi anni in orfanotrofio fino alla morbosa attenzione nei confronti di sua madre, al delirio completo, alla perdita di se stesso. La collezione di quadri inquietanti raffiguranti bambini uccisi in modi brutali, l’adrenalina nel compiere atti immondi, la derisione per il suo aspetto e la cicatrice sulla guancia, vero e proprio squarcio nell’abisso infernale e sconnesso della sua anima; come non poteva, Elia Vettorel, compiere un atto insano?

📌 Trama

Elia Vettorel, un bambino diverso dagli altri, un bambino fondamentalmente arrabbiato con tutto e tutti, è un bambino problematico che viene lasciato in orfanotrofio dopo la sua nascita dalla madre che, si coprirà nel corso del racconto, tenta in questo modo di proteggere il figlio dal padre.

Lo lascia poco dopo la sua nascita, salvandolo da un atroce destino ed affidandolo alle suore. Elia non può sapere questa verità ed è molto arrabbiato anche con la madre, proprio perché lo ha abbandonato. Esterna i suoi pensieri per tutta la durata del libro, raccontando come si sia trovato in primo luogo ad affrontare gli altri bambini, ed in seguito le suore stesse.

Poco alla volta matura nella sua mente il desiderio di una famiglia felice: ne  immagina una e disegna su un muro dell’orfanotrofio (questo originerà una delle sue punizioni più severe).

Allo stesso modo, disegna il suo amico immaginario: un amico che “gli parlerà” e lo consiglierà durante tutta la sua permanenza all’orfanotrofio.

Solo una delle suore crede ancora nella bontà di Elia e cerca di aiutarlo in tutti i modi possibili, finché un giorno non scopre che Elia è in possesso di un quotidiano trafugato dalle proprietà delle suore.

Quel tipo di lettura è vietato ai bambini ma uno di loro riesce ugualmente ad impossessarsene e, in seguito, finisce nelle mani di Elia, che lo custodisce gelosamente sotto il materasso e rilegge in modo assiduo i fatti di cronaca.

La vita nell’orfanotrofio procede tra alti e bassi ed Elia è sempre più feroce e introverso, tant’è che le suore non vedono l’ora di liberarsene.

Un giorno la madre di Elia arriva a prenderlo: lo carica in macchina e lo porta a casa. Elia è spaesato, combattuto tra la rabbia che prova ancora nei confronti della madre e la voglia di fuggire da quel posto.

Il tempo passa ma Elia continua a sentirsi inadatto, brutto e fuori luogo. Inizia ad avere pensieri inquietanti nei confronti della madre e a scoprire verità sconcertanti sul padre: questo e molto altro ancora sarà raccontato da un Elia adulto, davanti ad uno psicologo che, ancora una volta, tenterà di capire lui, la sua mente e gli atti sconcertanti che ha compiuto e che sta raccontando.

📎 Il libro:

Lo stile dell’autrice è molto chiaro e lineare, benché spesso tratti argomenti tutt’altro che semplici. Il ritmo è piuttosto veloce, scandito dai continui turbamenti del protagonista e dalle sue reazioni a ciò che gli accade. La narrazione avviene in prima persona: Elia bambino che racconta tramite i suoi pensieri ed Elia adulto che narra la vicenda allo psicologo. Lo stile cambia leggermente tra i due momenti della vita di Elia e questo credo faciliti molto a distinguere le fasi del racconto.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. Lo stile di scrittura;
  2. La particolarità del racconto;
  3. I dettagli e il paragone tra improvvisazione e musica jazz.

📎  Cosa ne penso?

Penso sia un libro spaventosamente realistico sotto molti punti di vista: la mente umana sa essere indecifrabile e incomprensibile, soprattutto se pensieri e atteggiamenti perversi iniziano durante l’infanzia. Le cause scatenanti possono essere molte: abbandono, difficoltà, incomprensioni. Ma molto è dovuto anche al carattere e alla determinazione di ognuno.

Un apprezzamento particolare per l’autrice: la sua capacità di descrivere la mente umana e i suoi “scherzi” è incredibile. Lo stesso vale per i pensieri più cupi, gli istinti, il disagio. Complimenti! Grazie per avermi dato la possibilità di leggerlo!

Vi lascio il link al suo libro su Amazon qui.

Recensione | La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro

La forma dell'acqua Book Cover La forma dell'acqua
G. Del Toro, D. Kraus
Fantasy, Romance, Drammatico
Tre60
2018
Cartaceo / Copertina rigida
423

✒ “Mentre muove le dita per aggiustare la calzata, lascia vagare lo sguardo sulla vecchia pila di trentatré giri. Molti sono stati comprati usati anni prima, e quasi tutti contengono ricordi felici compressi nelle loro plastiche polimeriche insieme alle note”

“Improvvisazione totale, e pure parecchio pericolosa! Ma è proprio così la vera arte, cara… è pericolosa!

“Le donne lavoratrici non hanno il privilegio di poter seppellire la faccia nel cuscino quando qualcuno grida loro addosso”

“Quello era un luogo in cui la fantasia sommergeva e cancellava la vita reale, dove era troppo buio per scorgere le cicatrici e dove il silenzio non era solamente accettato, ma addirittura imposto da uscieri muniti di apposita torcia elettrica”

📌 Incipit

Richard Strickland sta leggendo il rapporto del generale Hoyt. L’altitudine è di undicimila piedi. Il biturboelica incassa colpi duri come montanti di un pugile. L’ultima tappa del volo Orlando-Caracas-Bogotà-Pijuayal, un luogo dimenticato de Dio tra Perù, Colombia e Brasile. Il rapporto è stringato e inframezzato da parti cancellate con l’evidenziatore nero. In un claudicante tentativo di poetica militaresca, racconta la leggenda di un dio della giungla. I brasiliani lo chiamano Deus Branquia.

📌 Sinossi

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare. Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean e destinata a conquistare lettori e spettatori. La forma dell’acqua – The Shape of Water è una storia diversa da qualsiasi cosa abbiamo letto o visto finora. Una storia unica, creata e interpretata da due artisti capaci di farci sognare in ugual misura con un libro e con un film, con le parole e con le immagini.

📌 Trama

Baltimora, 1962: Richard Strickland è di ritorno dalla sua missione in Amazzonia e consegna il frutto di mesi di ricerca, immerso nelle foreste ostili di quella terra. La chiameranno “Risorsa”, una creatura molto particolare, unica nel suo genere, capace di cose umanamente impensabili.

Le persone del luogo venerano e temono la creatura come se fosse un Dio, ma per la squadra di ricerca e per il Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam, non è altro che una cavia, un buon elemento su cui condurre ricerche ed esperimenti.

Elisa Esposito è una donna sola, una donna povera che lavora come inserviente presso il Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam; è muta, difficilmente compresa da colleghi e conoscenti: i suoi soli amici sono la sua collega di lavoro ed il suo anziano vicino di casa.

Vive in una casa fatiscente a Baltimora e, ogni giorno, si reca a lavoro fantasticando su ciò che vede intorno a sé, soprattutto sul negozio di scarpe che vede lungo il tragitto che la porta al Centro di Ricerca (ha un’intera collezione di scarpe, quasi tutte usate e logore). Le scarpe sono il suo unico mezzo per “ribellarsi” alla divisa e alle regole imposte alle inservienti.

Nonostante sia raramente compresa dalle persone, Elisa è una persona molto gentile e sensibile. Questo la porterà ad avvicinarsi alla misteriosa creatura e ad instaurare con essa un rapporto molto particolare: si vedono per quello che sono vicendevolmente, sentono benché non possano esprimersi, si comprendono.

Con il passare dei giorni, la creatura viene sottoposta ad esperimenti e torture, fino ad un’ipotetica autopsia per poter scoprire la “composizione” della risorsa.

Solo Elisa ed i suoi pochi amici potranno salvare la creatura: questo comporterà diversi cambiamenti nella vira di ognuno, alcune perdite e alcune vittorie, un insospettabile alleato e, soprattutto, la prospettiva di poter cambiare qualcosa per tutti loro. Ce la faranno? (il finale è qualcosa di incredibile e inaspettato, ve lo assicuro!)

📎 Il libro:

Benché i libri scritti da due autori non siano i miei preferiti, credo che in questo caso abbiano fatto un ottimo lavoro: lo stile che ne è derivato è qualcosa di unico. La narrazione avviene in terza persona, dando modo di immaginare i luoghi, i colori, le sensazioni, l’atmosfera.

Il ritmo non è troppo sostenuto ma, secondo il mio parere, è adatto al tipo di racconto: ciò che più mi ha colpito di questo libro è, infatti, il modo in cui sono stati uniti un personaggio e una situazione assolutamente irreale e problemi e luoghi comuni fin troppo reali, umani.

Baltimora, con i suoi colori, i suoi suoni e le sue mode anni ’60. Uomini ancora troppo ottusi sotto molti punti di vista, donne che cercano di farsi strada nel mondo del lavoro e “sopportano” la società che le circonda. La diffusione del “culto americano”: auto, negozi, abiti, moda in tutti  i settori, mettono a confronto persone facoltose e non. Contrasti tra persone bianche e di colore.

Tutto ciò fa da sfondo alle vicende di alcuni soggetti. Strikland: un uomo viscido, falso, opportunista e crudele. Elisa: una donna sola che cerca di sopravvivere, nonostante i problemi fisici ed economici, nella società descritta poco fa. Giles: un uomo anziano e, a suo modo, non accettato ed emarginato. Hoffstelter, uno scienziato russo che, nonostante le implicazioni politiche, tiene ancora alla scienza.

Questi ed altri personaggi si troveranno a confrontarsi, scontrarsi o unirsi in modo fin troppo umano ma, a rendere questa vicenda unica, è l’unione con qualcosa di estremamente non umano, quasi opposto, nel bene e nel male.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. L’ambientazione, perfetta.
  2. L’unione reale/irreale.
  3. Il finale (non vi svelo altro, ma vi dico che c’è stato un particolare nel finale che ha determinato il mio voto).

📎  Cosa ne penso?

Penso che sia un libro molto valido, non solo per il racconto ma per i temi che affronta: decisioni universali prese da pochi e, molto probabilmente, sbagliate; emarginazione e differenze; aiuto e amicizia.

Dalla quarta di copertina:

Guillermo del Toro e Daniel Kraus hanno unito i loro talenti di narratori visionari e celebrati in tutto il mondo dando vita a una storia d’amore tormentata e struggente.

L’ho letto perché Del Toro è uno dei miei registi preferiti e il fatto che il libro fosse scritto da lui mi incuriosiva molto. Sicuramente non ha deluso le mie aspettative, anzi! Se vi incuriosisce, non leggetelo semplicemente come un Romance, perché non lo è.

Recensione | Ci pensa il cielo di Liliana Onori

Ci pensa il cielo Book Cover Ci pensa il cielo
Liliana Onori
Romanzo storico, Romance
LibroSì Edizioni
2018
ebook

✒ “[…] è alle donne che voglio dedicare il mio impegno. Alle ragazze che non hanno potuto studiare perché è stato detto loto che erano stupide o che non sarebbero state all’altezza, o, peggio, che non ne avevano diritto, alle ragazze che non possono decidere della loro vita, del loro futuro e neanche del loro corpo.”

📌 Incipit

L’incisione sull’albero rappresentava la memoria di un amore passato. Di due amori, in realtà. Sua madre le aveva raccontato la storia tante volte. La storia di un amore perduto e quella di un secondo amore, inatteso e ancora più grande. Quella A e quella J, racchiuse in un cuore, erano ciò che di più romantico Hope avesse mai visto.

📌 Sinossi

Hope, ragazza ribelle di una famiglia nobile irlandese, entra a far parte del movimento delle suffragette. Coraggiosa ma inesperta, stringe una pericolosa amicizia con l’attivista Ashling, mentre si innamora del suo stesso nemico, il poliziotto Jude bello e orgoglioso, incaricato dal governo di sedare le ribelli. Ma il destino ha in serbo per la tenace Hope altre sorprese, il mare riporta a casa un fantasma del passato, di un amore che non è stato dimenticato. “Ci pensa il cielo” è l’atteso sequel di “Come il sole di mezzanotte” e ci riporta indietro nel tempo e nello spazio per farci vivere un’altra intensa storia d’amore e di passioni.

📌 Trama

Ci spostiamo avanti di una generazione rispetto a Come il sole di Mezzanotte: sempre in Irlanda, sempre in casa DeLarey, ma questa volta seguendo la vita di Hope, la figlia di Anna e William.

Si tratta di una ragazza coraggiosa e molto intelligente che, nonostante la sua posizione sociale e il ceto d’appartenenza, si trova presto a fare i conti con un carattere determinato e rivoluzionario.

Questo la porterà ad incontrare un gruppo di Suffragette e ad intestardirsi fino ad entrare nel gruppo: inizialmente viene rifiutata proprio per la sua classe di appartenenza, ma poi le sue nuove compagne capiscono il valore di questa ragazza e la sua determinazione, così la accolgono nel gruppo tramite un giuramento di fedeltà reciproca e sostegno di fronte a tutto e tutti.

Si, tutto e tutti, perché purtroppo ciò che stavano chiedendo era visto come un’eresia: donne con diritto di voto? e perché mai? Non sono all’altezza, non sono abbastanza intelligenti per poter esprimere un’opinione.

Hope e le sue compagne affronteranno innumerevoli avversità, dai poliziotti corrotti e violenti, ad una giustizia che giustizia non è: carcere, violenze, menzogne e ricatti.

Sono costrette a riunirsi in segreto e, giorno dopo giorno, ritrovare la forza per presentarsi sull0 stesso luogo, con qualche livido in più.

Le vicende porteranno addirittura alla morte di una di loro e ad interminabili sofferenze per tutte le altre, compresa Hope.

Lei, però, con la determinazione che l’ha sempre contraddistinta ed onorando il nome datole dai proprio genitori, riuscirà a dare speranza a molte donne. Non solo, porterà aiuto, sostegno, forza, in molti Paesi nel mondo.

Al suo fianco un uomo che, nonostante fosse scettico al suo primo incontro con Hope, comprende infine il valore dei suoi ideali e l’importanza che questi hanno non solo per lei, ma per tutto il genere femminile: per questo la sosterrà, la difenderà a suo modo e, soprattutto, non le impedirà di lottare per ciò in cui crede.

📎 Il libro:

Come detto per il libro precedente, lo stile utilizzato dall’autrice è semplice e chiaro, alterna le descrizioni di alcuni luoghi ai dialoghi tra i personaggi ed i loro pensieri. La narrazione è in terza persona e alterna scene che ritraggono i vari personaggi principali. Le descrizioni, soprattutto quelle delle scene più violente e delle loro conseguenze, sono molto dettagliate e – a parer mio – amalgamate alla perfezione con ciò che contraddistingue un romanzo rosa, ovvero intrecci di sentimenti. Questo rende il libro molto coinvolgente e appassionante.

Il ritmo del racconto è dato dal susseguirsi di decisioni e conseguenze: lotte, idee, contrasti e amori che rendono il libro sempre piacevole e mai noioso.

📎  Cosa ne penso?

Dopo aver letto Come il sole di mezzanotte, ecco il seguito di quel bellissimo romanzo: Ci pensa il cielo. Le vicende narrate nei due libri sono collegate tramite la storia della famiglia DeLarey e, soprattutto dalle due protagoniste Anna e Hope, madre e figlia.

Due protagoniste molto forti e determinate che, in relazione al periodo in cui sono vissute, hanno fatto la differenza. Anna, per prima, si è opposta alle usanze dell’epoca, ai matrimoni combinati, all’immagine della “donna tipica”.

Allo stesso modo, Hope ha lottato per il voto, un diritto e un dovere che, disgustosamente, è stato negato alle donne per troppo tempo.

Questo libro mi è piaciuto davvero molto, perché offre un’immagine dettagliata della lotta per il voto, molto più cruenta rispetto a ciò che abitualmente si vede a riguardo.

Inoltre, l’ho apprezzato molto perché fa riflettere, così come il libro precedente, sul passato ma soprattutto sul presente. Abbiamo ottenuto il voto, abbiamo ottenuto il lavoro, abbiamo ottenuto la parità. No, aspettate: abbiamo veramente ottenuto la parità? No. Quantomeno secondo il mio parere, non l’abbiamo ottenuta. Perché? Perché un datore di lavoro prima di assumerti ti chiede se hai intenzione di avere figli, un datore di lavoro spesso si auto-conferisce la facoltà di fare battute a dir poco fastidiose “perché, tanto, vorrai mica prendertela?”. E, infine, perché non abbiamo ancora le stesse opportunità che hanno gli uomini, non siamo ancora viste allo stesso modo – ahimè, a volte nemmeno dalle donne stesse.

Raggiungeremo tutti questi obiettivi solo quando ogni individuo – uomo o donna che sia – riuscirà a comportarsi come chi, nel libro, ha capito e appoggiato Hope. Si tratta di mentalità, istruzione, intelligenza: nient’altro.

Ancora una volta grazie a Liliana per avermi dato la possibilità di leggere il suoi racconti ma, soprattutto, COMPLIMENTI!! 🙂

Vi lascio alcuni link, andate a vedere… merita!

Recensione | Red sparrow, Jason Matthews

Red Sparrow Book Cover Red Sparrow
Jason Matthews
Thriller, Spionaggio
DeA Planeta Libri
2018
Cartaceo / copertina rigida
508

✒”[…] non importava cosa l’avrebbero costretta a fare, non sarebbero mai riusciti ad abbattere il suo spirito”.

📌 Incipit

A dodici ore dall’inizio della ricognizione, Nathaniel Nash si sentiva intorpidito dalla vita in giù. Allungava passi legnosi sui ciottoli di una via secondaria di Mosca. Era buio da un pezzo e Nate era ancora alle prese con il percorso studiato per solleticare i suoi controllori, stuzzicarli, provocarli quel po’ che bastava per farli uscire allo scoperto.

📌 Sinossi

Bella, intelligente, intuitiva, votata alla disciplina più ferrea e imbevuta di ideali patriottici. Nella Mosca di oggi, dove nessuno fa più finta di credere che la Guerra fredda sia finita davvero, Dominika Egorova sembra nata per fare la spia. Se non fosse per il carattere impetuoso, che non sempre le riesce di dominare. Quando il padre  muore senza preavviso e un brutto incidente la costringe a lasciare l’accademia di danza, Dominika si ritrova invischiata in un gioco la cui portata non sospetta neppure. Lo zio, potente vicedirettore dell’Svr, vede in lei la candidata ideale a diventare una “sparrow”, un’agente segreta specializzata in sofisticate tecniche di seduzione e manipolazione dell’avversario. Ciò che Dominika non può immaginare è la vertiginosa spirale di inganni, violenza, doppio gioco e passione nella quale si ritroverà suo malgrado a sprofondare. E il travolgente passo a due che la vedrà schierata ora contro, ora al fianco di Nate Nash, agente Cia dal carattere schivo ma determinato.

📌 Trama

Dominika Egorova, nonostante sia cresciuta in una famiglia relativamente in contraddizione con lo “spirito” russo e le ideologie diffuse tra i più, sta crescendo e sta diventando la donna russa perfetta: devota alla madre patria, con forti principi morali (dettati dal governo).

Tuttavia, alcuni avvenimenti – tra cui la sua eliminazione dalla scuola di danza per opera di ballerini rivali e la morte del padre – spingono Dominika a rivalutare la sue priorità e le sue convinzioni.

Viene avvicinata dallo zio Vanja, che la spinge ad arruolarsi nei Servizi Segreti russi, tentando di sfruttarla in tutti i modi possibili.

Dominika, però, non vuole un ruolo secondario, vuole essere attiva sul campo e, presto, tutti si accorgeranno delle sue doti nel decifrare le persone. In questo è aiutata dalla sua capacità di “vedere i colori”: sia da quando era bambina, infatti, Dominika interpreta suoni, emozioni e personalità con i colori, come se potesse “leggere” ogni cosa.

Tra le altre cose, lo zio Vanja costringe Dominika a diplomarsi alla scuola delle Rondini: trova ripugnante anche solo l’idea che possa esistere un istituto di questo genere ma, d’altro canto, è sempre stata curiosa e desiderosa si apprendere, così si lascia convincere e inizia questa nuova avventura.

Dopo essersi distinta anche in questo caso per le sue abilità, Dominika ottiene il suo primo incarico: durante questo primo adescamento, però, il suo obiettivo viene barbaramente ucciso davanti ai suoi occhi e, da quel momento, Dominika inizia a mettere in discussione i valori del Servizi Segreti russi.

Successivamente le viene assegnato un altro incarico, in cui non le viene dato il tempo di dimostrare le sue teorie sul soggetto in questione.

Infine, le viene assegnato il caso di Nate Nash, un agente segreto americano ad Helsinki.

I due sono obiettivi reciproci e si spiano a vicenda per diverso tempo, finché non nasce un’intesa che va oltre lo spionaggio freddo e distaccato.

Il quel periodo l’unica amica di Dominika viene fatta sparire e lei ha la certezza che sia stata uccisa per il suo disappunto nei confronti dei superiori e degli ideali: la prova definitiva che i Servizi non sono poi così leali come se li era immaginati.

Dopo questo evento, Dominika racconta tutto a Nash e i due cominciano a collaborare; Dominika viene arruolata nei servizi segreti americani e continuerà a condurre il doppio gioco per un lungo periodo. Verrà arrestata e torturata ma non confesserà; potrà, quindi, tornare operativa per i servizi segreti russi, che non sono riusciti a estorcerle informazioni.

Da qui in avanti cercherà di rintracciare Nash e si scoprirà che le persone coinvolte i fatti poco raccomandabili sono molto più numerose di quanto si potesse immaginare e che i servizi segreti di entrambe le parti non sono poi così diversi o, perlomeno, non lo sono alcune persone che li compongono.

📎 Il libro:

Lo stile di scrittura dell’autore è molto semplice e scorrevole, benché spesso si trovino parole in russo – alcune volte comprensibili, altre volte un po’ meno.

Il racconto dell’organizzazione interna dei servizi segreti russi è molto dettagliato e rende molto interessante la storia della protagonista e di cosa abbia dovuto subire pur di farsi strada in questo ambiente corrotto e viscido.

La narrazione alterna i dialoghi di Dominika con i vari interlocutori – lo zio, i superiori e i vari obiettivi – con le descrizioni delle varie scene ed eventi. Fondamentali però, a parer mio, sono i pensieri dei protagonisti, perché è attraverso questi che si comprendono le personalità, le situazioni e le scelte.

Il ritmo è piuttosto sostenuto – non mancano mai sorprese e colpi di scena – anche se, secondo il mio parere, alcuni avvenimenti non sono così fondamentali per la trama principale, cosa che alcuni potrebbero interpretare come una narrazione noiosa e lenta.

I fattori che, sempre secondo il mio parere, rendono questo libro un bel libro (oltre al racconto di spionaggio, ovviamente) sono due: l’interpretazione delle persone attraverso i colori e l’aggiunta della ricetta al fondo di ogni capitolo – è come se ogni piccola cosa, come il colore e il cibo, contribuissero a definire un momento, una scelta, una sensazione.

📎  Cosa ne penso?

Credo sia un buon libro da leggere “per svago”: non l’ho trovato sconvolgente e non mi ha lasciato quel senso di vuoto e dispiacere per averlo finito. Sicuramente interessante è vedere come, ancora una volta, sia una donna a doversi far forza in un ambiente che non ne sfrutta solo le capacità, ma tutto ciò che può essere preso da una persona, sia fisicamente che mentalmente. Molto interessante anche scoprire l’organizzazione interna dei servizi segreti, l’esistenza di scuole di adescamento e di prigioni con la facoltà di tortura… Tutto ciò amalgamato alla perfezione in un thriller con una protagonista formidabile.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. Il personaggio di Dominika, una donna forte e determinata nonostante il crollo dei suoi ideali e le avversità create da chi le sta intorno;
  2. la particolarità di descrivere un piatto tipico russo – e non solo – alla fine di ogni capitolo;
  3. l’identificazione delle persone attraverso i colori.