Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell'albero delle arance Book Cover Il priorato dell'albero delle arance
Oscar Vault
Samantha Shannon
Fantasy
Mondadori
26 novembre 2019
Copertina rigida
1022

Il romanzo fantasy dell'anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c'è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys... Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l'epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon si è preannunciato come IL fantasy dell’anno e, in effetti, non ha deluso le aspettative.

Già dalle prime righe catapulta il lettore in un mondo parallelo, fantastico e fuori dalla comune immaginazione.

Scalzo e segnato dalle cicatrici del viaggio, lo straniero uscì dal mare, simile a uno spettro d’acqua. Avanzava come ubriaco nella foschia lattiginosa che avvolgeva Seiiki in una tela di ragno.
Secondo le antiche leggende gli spettri d’acqua erano destinati a vivere nel silenzio. Le loro lingue si erano prosciugate, insieme alla pelle, e non erano rimaste che alghe a coprire le ossa. Appostati nelle secche, aspettavano gli incauti per trascinarli nel cuore dell’Abisso.

Si ha quindi, da subito, la percezione di entrare in un mondo vero e proprio, con la sua storia, il suo passato, le sue leggende, i suoi usi e costumi. La narrazione inizia nella sezione a “Oriente“, presentando questo luogo con le sue caratteristiche e iniziando a dar voce ad una serie di personaggi.

La narrazione avviene in terza persona: la prima protagonista che si incontra è Tané, alle prese con un forestiero indesiderato in un luogo attanagliato dall’incombenza del morbo rosso.

Il secondo capitolo è dedicato all’Occidente: qui cambiano i personaggi, ovviamente, e l’ambientazione.

I primi capitoli hanno una funzione di introduzione all’ambientazione e alla storia dei luoghi e dei personaggi; l’atmosfera non è ancora percepibile se non attraverso un senso di inquietudine e attesa di qualcosa che deve avvenire.

Si alterano per diversi capitoli gli avvenimenti ambientati in Oriente e in Occidente, fino ad arrivare alla scoperta del Meridione. Il Settentrione, invece, è descritto attraverso eventi che coinvolgono le altre tre aree ma non ci sono capitoli interamente dedicati a questa zona.

Man mano che si prosegue con la lettura, gli eventi si infittiscono, il ritmo si fa più veloce e la trama incalzante.

Il priorato dell’albero delle arance: stile e struttura.

I fattori che rendono questo libro piacevole e appassionante sono lo stile dell’autrice e la struttura del romanzo.

Il priorato dell’albero delle arance è un fantasy che cela la sua complessità sotto la veste di una scrittura scorrevole e intrigante, che fa scivolare via il racconto come se nulla fosse.

In realtà, nel corso del romanzo vengono descritti quattro mondi diversi tra loro: Occidente, Oriente, Settentrione e Meridione. Ognuno di questi ha una sua storia, un suo passato, usi e costumi, tradizioni e particolarità proprie che lo contraddistinguono dagli altri.

Durante la lettura si assimila la cultura di ogni area geografica descritta come se si stesse leggendo un libro di storia, nascosto tra le avventure dei protagonisti.

Questo è  un aspetto molto interessante, forse anche quello più affascinante (insieme alle creature fantastiche), perché le culture descritte si ispirano a quelle realmente esistite nel nostro mondo.

Si notano infatti riferimenti alla cultura orientale, a quella medio-orientale e nordica.

Questo intensifica ulteriormente la resa dell’ambientazione, rendendola impeccabile sia storicamente che morfologicamente.

Andando oltre la resa dell’ambientazione, si passa alla struttura della trama che, come anticipato, è molto fitta e ben organizzata, non annoia e – soprattutto – alla fine porta ad una conclusione coerente per tutto ciò che è stato accennato durante la narrazione.

I personaggi sono ben delineati, le loro storie si intrecciano senza mai diventare eccessive in nessun modo (troppo sdolcinate, troppo cruente, troppo banali… insomma sono equilibrate).

Tra i personaggi principali troviamo anche delle creature fantastiche: i draghi! Descritti meticolosamente e capaci di sorprendere il lettore in tutti i modi possibili!

Come se non bastasse tutto ciò, a rendere la trama ancora più coinvolgente, è il fatto di avere ben quattro punti di vista all’interno della narrazione. Spostandosi geograficamente,  infatti, il lettore si posta anche con i personaggi che occupando una determinata area geografica in cui sta avvenendo qualcosa di specifico. Di conseguenza si hanno opinioni diverse sui fatti che reggono la trama.

L’unione di tutti questi elementi, amalgamati alla perfezione, crea Il priorato dell’albero delle arance.

In più:

Infine va fatta una precisazione sull’edizione: è veramente perfetta!

Copertina rigida, bordo pagina arancione, illustrazioni bellissime, curata in tutti i dettagli: la mappa, la traduzione, l’appendice con i nomi dei personaggi…tutto molto molto bello!

 

In conclusione:

Se seguite il blog da tempo, sapete che ho letto molti fantasy e che questo è uno dei miei generi preferiti in assoluto. Quando si leggono tanti libri dello stesso genere si finisce per essere ipercritici: “sempre le stesse cose”, “già visto”, “che novità”. Il bello, però, sta nel trovare qualcosa di nuovo o, perlomeno, di raccontato in modo diverso.

Questo è proprio il caso de Il priorato dell’albero delle arance. La sua particolarità, come vi ho detto poco fa, è proprio quella di “raccontare popoli”.

Questo libro è stato annunciato come il fantasy dell’anno e, in effetti, lo è.

Buona lettura!


Recensioni: INDICE

 

Vic, dopo la tempesta

Vic, dopo la tempesta Book Cover Vic, dopo la tempesta
Giulia Savarelli
Narrativa moderna
Edizioni Effetto
2019
Copertina flessibile

Speranza è solita cibarsi di ricordi, continua ad aggrapparsi alla disfunzione del suo ventricolo sinistro pur di non vivere appieno il presente. Ogni scusa è buona per non fare i conti con le sue incertezze finché, dopo un violento temporale marzolino, ella non rimarrà incantata da una misteriosa sagoma che sembra vivere dentro le pozzanghere. Lui è Vic, giovane dai vestiti di tenebra e dalla pelle di luna, un ragazzo proprio come tutti gli altri, oppure, la soluzione alla paura corroborante che continua a logorare il cuore di Speranza.


Vic, dopo la tempesta è un romanzo breve edito da Edizioni Effetto.

Racconta la storia di Speranza, una ragazza che vive costantemente immersa nei ricordi piuttosto che pensare al presente. Inoltre si nasconde dietro il suo problema cardiaco per auto-giustificarsi delle sue paure e incertezze.

Un giorno, per caso, incontra Vic, un’ombra in una pozzanghera dopo un giorno di pioggia. Vic diventa l’inseparabile compagno di Speranza, colui che la aiuta sempre e incondizionatamente a superare le sue paure e insicurezze.

Grazie al supporto di Vic, Speranza riuscirà ad uscire dal suo guscio e affrontare la vita con uno spirito diverso, con consapevolezza ma, soprattutto, con Libertà e…

Vic, dopo la tempesta oltre la trama

Durante la lettura dell’intero romanzo, è chiaro come “tutto sia una metafora“, spesso nemmeno troppo celata: a partire dal nome della protagonista, Speranza.

In messaggio che accompagna il lettore durante tutto il racconto è, infatti, proprio quello di “non perdere la speranza”, nonostante tutto. Speranza, infatti, accompagna il lettore attraverso un percorso che può essere considerato universale, alla ricerca della serenità e di una sorta di pace con sé stessa.

Il racconto alterna fasi più lente, di descrizione, a fasi più veloci, di dialogo. Le descrizioni non riguardano solo le scene in cui è coinvolta la protagonista, ma soprattutto le sue emozioni e i suoi stati d’animo rapportati a ciò che accade.

Nel suo complesso, però, il racconto ha un ritmo di lettura veloce e si legge in tempi brevi. Lo stile dell’autrice è semplice e curato, tant’è che per tutto il testo si alternano prosa e versi, creando uno stacco che ha un duplice effetto: da un lato “rallenta” la lettura, dall’altro aumenta la possibilità di percepire a pieno le emozioni della protagonista.

In conclusione:

Consiglio questo romanzo breve a lettori onnivori e amanti della narrativa contemporanea: è un racconto piacevole e positivo che può essere alternato a letture più “pesanti”.

 


Il libro su Edizioni Effetto

INDICE RECENSIONI

 

Illustrazione fantasy

Il fantasy, per definizione, è il reame dell’immaginazione e della creatività: creature magiche, mostri, eroi ed eroine in armatura lucente, demoni malvagi, chi più ne ha più ne metta. Leggendo e scrivendo fantasy, la mente vaga e le forme si creano nei pensieri di ognuno, ma ci sono persone che decidono di rappresentare su carta i prodotti della loro immaginazione: gli illustratori fantasy. Oggi abbiamo deciso di portare sul blog tre dei nostri illustratori fantasy preferiti.

 

Kim Jung Gi: il fenomeno dell’illustrazione fantasy

Kim Jung Gi è noto per la sua tecnica di disegno e per la sua abilità nel rappresentare qualsiasi cosa senza bisogno di un riferimento. Quest’ illustratore ha lavorato per case di videogiochi, produttori di giochi da tavolo (ha anche contribuito all’illustrazione di alcuni manuali di dungeons and dragons) e ha contribuito alla creazione di numerosi fumetti. Kim Jung Gi è forse l’esempio più lampante di come l’arte fantasy sia pura espressione della creatività di un individuo.

 

Karl Kopinski: dall’illustrazione fantasy a quella realistica.

Karl Kopinski è un illustratore, pittore e designer inglese responsabile per la creazione di alcuni dei personaggi e ambientazioni considerati un punto di riferimento per i propri universi narrativi  (warhammer, dungeons and dragons). 

 

Adrian Smith: creare un universo.

Adrian Smith è considerato il padre dello stile grafico cupo, crudo e serio che ha da sempre dato  carattere e consistenza agli universi di warhammer fantasy e warhammer 40000. Sebbene le idee, i personaggi e i mondi fossero già ben definiti non avevano una forma: Adrian, come appassionato degli universi in questione, ha messo su carta ciò che aveva immaginato leggendo i libri e tirando i dadi.

 

Ovviamente consigliamo a tutti di dare un’occhiata alle illustrazioni fantasy degli artisti sopra citati, parlarne è interessante ma vederli con i propri occhi è un altro discorso completamente.

 

Per tutti gli altri articoli: MUSEO AS.TRATTO

Lo Hobbit

Lo Hobbit annotato Book Cover Lo Hobbit annotato
John R. R. Tolkien
Fantasy
Bompiani
2012
422

Per i lettori di tutto il mondo, Lo Hobbit funge da introduzione al mondo incantevole della Terra di Mezzo, dimora di quell'esercito di creature fantastiche descritte nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion. "Lo Hobbit annotato" da Douglas A. Anderson è la spiegazione definitiva delle fonti, dei personaggi, dei luoghi e delle cose del classico senza tempo di Tolkien, con più di 150 illustrazioni che mostrano interpretazioni dello Hobbit proprie di diverse culture che sono giunte ad amare la Terra di Mezzo, oltre ai disegni, le mappe e i dipinti originali dell'autore. Un'interessante panoramica della vita di Tolkien e della vicenda di pubblicazione dello Hobbit, che spiega come ogni caratteristica della storia si adatti al resto del mondo inventato dall'autore e svela connessioni spesso sorprendenti e ricche di significato con il nostro mondo e la storia della letteratura a noi più nota, da "Beowulf" a "The Marvellous Land of Snergs", dai fratelli Grimm a C. S. Lewis. Questa edizione dello Hobbit annotato vede la nuova traduzione a cura della Società Tolkieniana Italiana.


 

 

Lo Hobbit, seconda tappa della nostra alla scoperta di Tolkien, si è rivelato un romanzo fantasy molto piacevole.

Lo Hobbit: la riconquista del tesoro

Lo Hobbit (titolo originale: The Hobbit, sottotitolato There and Back Again, ossia “Andata e ritorno”), noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da J. R. R. Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1937.

Nel romanzo ci sono chiari riferimenti a Il Silmarillion, soprattutto in tutto ciò che riguarda il passato degli elfi e degli hobbit come popoli. Tuttavia, può essere letto tranquillamente anche senza aver letto Il Silmarillion in precedenza; piuttosto leggere Il Silmarillion può servire come base di partenza per lettori interessati a leggere Tolkien per intero o ad approfondire la genesi del mondo narrato ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Il Silmarillion infatti narra le vicende di Arda fino alla Terza Era (compresa), epoca in cui sono ambientati Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Questo è il momento effettivo in cui gli Hobbit fanno il loro ingresso trionfale tra popoli di maggior carisma o fama: elfi, uomini e nani.

Gli hobbit infatti vengono presentati come popolo tranquillo, isolato e pacifico, dedito ad una vita di abitudini, pasti abbondanti e momenti tra amici. Ad eccezione di alcuni casi sporadici, non si tratta nemmeno di un popolo avventuroso o particolarmente attratto dalle novità e dai cambiamenti.

Tuttavia, Bilbo – il protagonista del racconto, si trova a compiere imprese straordinarie, tanto più se si tratta di uno Hobbit! Ed è proprio in questo modo che gli Hobbit diventano fondamentali per eliminare il male dal mondo.

«Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili»

La trama, quindi racconta la storia di Bilbo, “lo scassinatore”,  che viene reclutato da Gandalf insieme a 13 nani per affrontare un lungo viaggio fino alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani, saccheggiato e gelosamente custodito da Smaug, un potente drago.

Oltre la trama

Durante il viaggio, il gruppo di piccoli eroi si trova ad affrontare avversità di ogni genere: ragni giganti, elfi ostili, un drago enorme, troll e così via. In ogni passaggio, però vengono messi in risalto degli aspetti positivi o negativi dei personaggi e, in modo simbolico, del genere umano.

Per sintetizzare, si hanno tante piccole fiabe dentro una fiaba articolata. Ognuno di questi eventi, infatti, è strutturato come una fiaba e il libro stesso lo è: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, sfida, ostacoli, esito finale.

In realtà il libro, originariamente, è nato proprio con questo scopo: Lo Hobbit era una fiaba per bambini. Effettivamente lo si capisce dallo stile di scrittura, dal lessico e da tanti altri elementi:

  • Lo stile: molto scorrevole, soprattutto se paragonato a Il Silmarillion; discorsivo e colloquiale, a tratti simpatico e scherzoso nonostante alcune scene “negative”.
  • Le “interruzioni“: momenti in cui l’autore si rivolge al lettore invitandolo a proseguire o annunciandogli cosa succederà in seguito, o ancora perché alcuni fatti vengono raccontati in un secondo momento – proprio come si fa quando si racconta una fiaba ad un bambino.
  • Il lessico: più semplice rispetto a Il Silmarillion, contiene alcuni termini tipici di Tolkien (soprattutto nomi, specie fantastiche o oggetti/luoghi inventati dall’autore o che comunque mantengono un’origine inglese – es. erba pipa perché tabacco sarebbe stato troppo “americano”) ma nonostante questi rimane scorrevole e semplice da seguire.

Tra i personaggi sono menzionati gli elfi, ma non descritti accuratamente come ne Il Silmarillion; viene menzionato Sauron, così come i vari Re o eroi del passato ma anch’essi non vengono descritti in modo approfondito. I personaggi principali, invece, sono:

  • Bilbo Baggins è un perfetto esempio di hobbit: adora mangiare, fa due colazioni abbondanti, ha una sfilza esagerata di parenti, ama la compagnia, la sua casa e i suoi averi, non è particolarmente avventuroso ma ha ereditato quel pizzico di curiosità che lo spinge in questa avventura;
  • Thorin Scudodiquercia è il capo della compagnia dei 13 nani della spedizione, è il nipote del “Re Sotto la montagna”, cosiddetto perché regnò sulle terre comprese tra Dale e la Montagna Solitaria, fino all’arrivo del drago Smaug.
  • Balin, Dwalin, Fíli, Kíli, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur sono i 12 nani che accompagnano Bilbo e Thorin alla Montagna Solitaria;  Fíli e Kíli sono nipoti di Thorin.
  • Gandalf  è uno stregone di nota fama che è solito recarsi nella Contea, dove allieta gli hobbit con degli spettacoli pirotecnici, nonché ideatore della spedizione verso la Montagna Solitaria.
  • Beorn è un uomo dei boschi, può trasformarsi in orso; è un aiuto fondamentale per la compagnia in viaggio verso la Montagna Solitaria, dopo una disavventura con gli orchi.
  • Smaug è un drago di notevole potenza, ha saccheggiato i tesori dei nani, che custodisce gelosamente ed è particolarmente aggressivo con chi si avvicina ai suoi territori.

In conclusione: Lo Hobbit è il fantasy per eccellenza, senza questo libro e Il Signore degli anelli non esisterebbe la maggior parte del fantasy moderno, motivo per cui lo consiglio ad appassionati del genere e non.

Una precisazione su Lo Hobbit Annotato: questa è l’edizione che ho letto e la consiglio per la quantità di approfondimenti e illustrazioni che contiene;

 


#FumiamoErbaPipa

Per chi non avesse seguito le vicende su Instagram, FumiamoErbaPipa è in nuovo nome del gruppo che abbiamo creato per scoprire Tolkien e le sue opere: il nome la dice lunga sull’andazzo del gruppo!

Ma, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, siamo riusciti a portare a termine la lettura con successo e siamo rimasti tutti soddisfatti da questa seconda opera di Tolkien letta in compagnia!

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia molto più leggero e scorrevole rispetto a Il Silamrillion, infatti lo abbiamo letto molto più in fretta e con meno difficoltà. C’è stato chi ha confrontato il libro e il film e su questo punto ognuno ha la propria idea: personalmente trovo che, come per tutte le altre trasposizioni, siano due opere magnifiche ma non paragonabili tra loro.

Possiamo quindi riassumere un mese di lettura così:

  • lettori soddisfatti: 100%
  • il 70% di noi ha preferito Lo Hobbit a Il Silmarillion
  • Il primo posto sulla scala d’importanza nella lettura va allo stile, il secondo posto  è a pari merito tra trama e messaggio, il terzo posto va ai personaggi
  • L’85% di noi si sente uno hobbit
  • I commenti veloci sono stati:

Per unirvi a noi scrivetemi!!:)

Fantasy: un’introduzione.

Da oggi in poi, i prossimi post sul blog riguarderanno un genere a tutti caro: il fantasy! Parleremo delle opere e degli autori classici, passando anche per quelli meno conosciuti. Ci saranno consigli per la lettura e approfondimenti! In questo articolo introdurremo i principali autori che approfondiremo nei prossimi articoli.

 

J.R.R. Tolkien: il papà del fantasy moderno.

Il signore degli anelli, lo hobbit, il silmarillion: le produzioni di Tolkien parlano da sole e ci raccontano di mondi curati nei minimi dettagli, personaggi iconici e veri e propri canoni del fantasy. Tolkien è noto per la sua attenzione ai dettagli e la meticolosità con cui costruì la storia del suo universo, è anche grazie a lui se oggi il fantasy è ricco di opere curate e così ben strutturate.

 

George R.R.Martin: sedersi sul trono del fantasy contemporaneo.

Cronache del ghiaccio e del fuoco, fantasy sì ma con una cruda e consistente particella reale che rende i lavori di Martin cupi e spietati ma sempre fantasiosi e innovativi.

 

J.K. Rowling: la magia del fantasy.

Harry Potter, la serie di libri che ha visto crescere, lottare e soffrire un giovane maghetto alle prese con la scuola di magia. Un misto di problematiche che tutti i bambini o ragazzi affrontano a scuola e di problematiche ben più complicate.

 

Michael Andreas Helmuth Ende: il potere della fantasia.

La storia infinita: un’opera in cui risalta l’assoluto e, appunto, infinito potere creativo della fantasia dalla quale derivano tutte le storie.

 

Charles Lutwidge Dodgson: cosa c’è oltre lo specchio?

Charles Lutwidge Dodgson meglio noto come Lewis Carrol è la mente dietro Alice in wonderland e Behind the looking mirror. I suoi due lavori più famosi sono anche due delle maggiori influenze nella cultura e nel fantasy contemporaneo: film, fumetti, cartoni animati, tutti basati sulle storie di Carrol.


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Altri articoli: Parliamo di libri

L’artificio dell’illuminato – Seraphita

L'artificio dell'illuminato - Seraphita
Sarah Helmuth
Fantasy
Bookabook
2019
Copertina flessibile
153

Nel Continente si annidano forze oscure. Gli alchimisti hanno occupato la Fortezza di Andria, al cui interno perpetrano macabri esperimenti su vittime innocenti. Seraphita, cavia che l’Illuminato considera il proprio capolavoro, riesce a evadere dalla prigione in cui ha trascorso la vita e a rifugiarsi nei boschi.
Impaurita e stremata, si imbatte nel mercenario Gareth, che si offre di proteggerla e condurla al sicuro. La ragazza decide di seguirlo, nonostante non sia certa di potersi fidare di lui. Insieme affronteranno i chan-eil-marbh, i non-morti, aberrazioni in cerca di vendetta. Ma questo è solo l’inizio delle avventure che vedranno cinque giovani opporsi all’imperversare del male.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita è un libro fantasy fuori dal comune e la sua particolarità sta nel fatto che la trama si basi su un’esperienza di gioco di ruolo dell’autrice con un gruppo di amici.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita: il libro

Come anticipato, si tratta di un romanzo fantasy ispirato ai personaggi creati per un gioco di ruolo.

Prologo

Affondò i piedi nella sabbia bianca. Inevitabilmente, ebbe la tentazione di immergerci la mano. Ogni granello che scivolava tra le sue dita gli ricordava lo scorrere del tempo. Alzò lo sguardo oltre le dune e le rocce, e un bagliore attrasse la sua attenzione. Se il vecchio non mentiva, laggiù doveva trovarsi ciò che cercava da mesi.
Si incamminò, mentre l’uomo che gli aveva fatto da guida indietreggiava orripilato. Nessuno osava avvicinarsi a quel pinnacolo maledetto!
Osservò il cielo, aspettandosi chissà che cosa. Un intervento divino forse… e sorrise. Oltrepassò il pendio seguendo il profilo di alcune rocce in rilievo che spuntavano a malapena dalla sabbia, percependo le suole delle scarpe perdere aderenza con il terreno. Dalla cima il panorama mozzava il fiato, eppure nulla avrebbe potuto emozionarlo più di ciò che gli si era parato davanti agli occhi. L’aveva trovata…
Una raffica di vento che portava con sé il profumo della salsedine gli sfilò il cappuccio del mantello. Si ricompose e, tenendolo fermo sul viso con entrambe le mani, si apprestò a scendere.

La protagonista del racconto è Seraphita, cavia innocente e vittima di esperimenti da parte dell’Illuminato e dei suoi subordinati, secondo i quali sarebbe un esperimento particolarmente ben riuscito. Sarephita, infatti, ha la capacità di mutare il proprio aspetto e le proprie capacità fisiche, assumendo tutte quelle della creatura in cui si trasforma (vampiro, per esempio).

Dopo anni di prigionia, riesce a liberarsi e a fuggire nei boschi. Lì incontra un ragazzo di nome Gareth che si offre di accompagnarla nel lungo e tortuoso viaggio che la aspetta.

Effettivamente, essere in due non guasta trovandosi di fronte ai non-morti, creature mostruose e desiderose di vendetta. L’incontro con queste creature, però, è solo la prima di molte ostilità.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita è ambientato perlopiù tra fortezza, boschi e villaggi circostanti. L’atmosfera che si percepisce è un misto tra magia e oscurità. Molto rilevanti sono le emozioni dei personaggi, che aiutano a immergersi nella lettura e anche a creare l’atmosfera giusta per ogni ambientazione e per ogni scena.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita: oltre la trama

In questo libro si distinguono nettamente due caratteristiche dominanti all’interno della narrazione. La prima è quella della fiaba: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, prove da superare, aiuto esterno, epilogo.

La seconda è quella tipica della narrazione giapponese (seconda parte del libro), in cui troviamo un gruppo di cinque persone – tra cui una “dominante” e le altre, ognuna a suo modo, determinati per il buon esito della missione prestabilita, in questo caso la lotta contro il male voluto dall’Illuminato.

Il ritmo di lettura è abbastanza veloce, lo stile è semplice e come appendice del libro è stato inserito un elenco di nomi utili a non perdere il filo del racconto. Tutto ciò rende la lettura semplice e scorrevole ma non per questo meno “importante”: nel libro, infatti, troviamo molti elementi rilevanti, come l’amicizia, la fiducia, le prove da superare e la necessità, talvolta, di chiedere aiuto.

In conclusione credo che L’artificio dell’illuminato – Seraphita sia un libro adatto a ragazzi e adulti, soprattutto se appassionati di fantasy o gioco di ruolo. Su questo punto va fatta una precisazione: il gioco di ruolo, in realtà, non viene mai menzionato e, non sapendolo, il libro risulterebbe un racconto in cui si mescolano diversi tipi di creature fantastiche ma non necessariamente tratte da un gioco. Perciò è adatto anche a chi non è interessato ai giochi di ruolo, come qualsiasi altro libro del genere fantasy.

 

L’autrice

Sarah Helmuth
Sarah Helmuth (pseudonimo di Sara Raffo) è nata a Genova nel 1983. Cresciuta tra i vicoli della Superba, dove vive tuttora, è da sempre appassionata di narrativa classica e fantasy. L’Artificio dell’Illuminato – Seraphita è il suo romanzo d’esordio.
Per tutte le altre recensioni: INDICE

Arte Fantasy

L’arte fantasy, o arte fantastica, è a tutti gli effetti un genere dell’arte.

I due settori dell’arte che più hanno permesso lo sviluppo dell’arte fantasy sono stati la pittura e l’illustrazione; si tratta in ogni caso di un movimento artistico relativamente recente. O, perlomeno, la sua massima evoluzione è piuttosto recente, mentre andando indietro nei secoli si possono trovare opere fantasy molto più sporadicamente.

Dopo gli anni ’70, però, si è diffusa anche la fotografia fantasy e successivamente, grazie allo sviluppo di software avanzati per la manipolazione fotografica, ha preso sempre più piede, portando alla realizzazione di veri capolavori dell’arte contemporanea – sia fotografica che non.

L’arte fantastica esplora la fantasia, l’immaginazione, lo stato del sogno, le grottesche e diverse visioni e lo “strano”.

Arte fantasy: elementi chiave

L’arte fantasy è l’unione di molti elementi del passato a tecniche odierne e soggetti nati dall’evoluzione molto rapida di personaggi dell’antichità realmente esistiti e non.

Unisce infatti elementi della mitologia (nordica, egizia, greca, ecc) ad una visione moderna del mondo reale e del surreale: per esempio i supereroi più famosi sono spesso rivisitazioni di Dei o figure mitologiche antiche.

Ma non è finita qui. Un elemento fondamentale dell’arte fantasy è la rappresentazione delle emozioni e l’introspezione dei soggetti attraverso la rappresentazione delle figure simboliche più disparate.

Molto rilevanti in questo movimento artistico sono l’occultismo e il misticismo, spesso fondamentali per la rappresentazione di quanto detto poco fa.

Inoltre, il simbolismo, è un altro fattore determinante in questo genere d’arte: spesso ogni elemento dell’opera è un chiaro riferimento ad un aspetto della personalità del soggetto oppure un indizio fondamentale alla comprensione della scena.

Spesso c’è un forte legame tra l’arte fantastica e la letteratura fantastica, proprio grazie ai personaggi e alle ambientazioni che vengono rappresentate; oltre, ovviamente, ad una buona dose di simboli che vendono disseminati nelle opere, essendo chiari riferimenti alla letteratura antica (mitologica, horror e non solo).

Infine, come ogni altro movimento artistico, anche l’arte fantasy ha molte declinazioni, soprattutto in base all’area geografica che si prende in considerazione.

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Nelle prossime settimane, analizzeremo alcuni artisti del mondo fantasty del passato e del presente!

Per tutti gli altri articoli: MUSEO AS.TRATTO

I maestri dell’horror

Ottobre è il mese dell’horror, dello stupore e della paura. Per questo motivo, sul blog, pubblicheremo una serie di articoli dedicati ai maestri dell’horror nella letteratura mondiale.

Il terrore può nascere nelle menti dei lettori in diversi modi, ed ognuno dei maestri che approfondiremo nelle prossime settimane ha contribuito alla creazione di una particolare tipologia di horror.

I maestri dell’horror: gotico.

Dracula: non occorrono altre parole per descrivere il mistero, il carisma e il terrore che Bram Stoker ha instillato nei suoi personaggi e nelle sue storie; tra tutte la più famosa, appunto, Dracula.

L’horror gotico è ormai parte della cultura moderna, i vampiri hanno subito centinaia di mutazioni nel tempo, così come i lupi mannari. Ma il concetto fondamentale è sempre lo stesso: mescolare una belva feroce o inquietante con la malvagità e l’ingegno tipici dell’essere umano.

I maestri dell’horror: “classico”.

Quante volte, leggendo un libro o guardando un film horror, vi è capitato di avere un’immagine impressa nella retina o nella mente: la luna piena illumina, un cimitero, corvi volano verso l’orizzonte staccandosi da un ramo di un albero morente; albero sul quale riposa, in eterno, quello che era il protagonista del racconto, impiccato? Se queste immagini vi hanno suscitato dei ricordi, molto probabilmente vi siete imbattuti nell’horror che prende ispirazione dal maestro Edgar Allan Poe: poeta e scrittore.

I maestri dell’horror: cosmico.

Ed eccoci finalmente all’inventore della fantascienza, dell’horror cosmico: Howard Philips Lovecraft. L’horror cosmico non usa sangue, fantasmi o assassini ma usa la paura che è instillata da sempre nel genere umano: la paura dell’ignoto.

Le storie di Lovecraft spingono la mente dei protagonisti, e del lettore, in luoghi nei quali non sarebbe mai dovuta stare e sfruttano ciò che non si può conoscere, ciò che non si può descrivere per far sentire indifeso il lettore.

I maestri dell’horror: simbolico.

L’horror migliore è quello che usa le forti immagini caratteristiche del genere per inviare un messaggio, una critica o raccontare una storia molto più complessa di quella che appare in superficie.

E’ molto più semplice da spiegare con un esempio.
Un uomo decide di intraprendere un viaggio verso luoghi sconosciuti del globo, pur sapendo che Dio glielo vieta, nell’aldilà la sua punizione è quella di bruciare in eterno: come la sua insaziabile curiosità.

Il maestro dell’horror simbolico, oltre che della letteratura in generale, Dante ha creato il genere nell’Inferno della Divina Commedia; in seguito altri autori hanno preso spunto dalle allegorie del sommo poeta per creare opere del terrore più profonde e complesse. 

Nelle prossime settimane analizzeremo ognuno di questi autori, sottolineando la loro influenza nel genere horror e nella letteratura in generale. Non mancate!


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Il tulipano nero

Il tulipano nero. Ediz. integrale Book Cover Il tulipano nero. Ediz. integrale
Grandi classici
Alexandre Dumas
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
2016
Flessibile
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Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Recensire Il tulipano nero o no? C’è chi sostiene che le recensioni dei classici siano inutili perché, in quanto classici, non necessitano di commenti. Io credo piuttosto che recensire un classico non sia semplice perché, per quanto la recensione voglia essere oggettiva, si rischia sempre di improntarla con un giudizio. Tuttavia, anche questo giudizio può aiutare il lettore successivo a farsi un’idea del tipo di lettura a cui va in contro. Perciò eccoci qua…

Il tulipano nero

Il tulipano nero è un romanzo di Alexandre Dumas (padre) scritto nel 1850.

Ambientato nei Paesi Bassi, nel ‘600 (periodo d’oro per l’Olanda), racconta di una efferata lotta di potere tra Johan De Witt (un ricco borghese) e Guglielmo III D’Orange (aristocratico).

Alla base della trama c’è il mercato dei tulipani, che venivano importati dall’Oriente. Il mercato dei tulipani diventa in poco tempo la base dell’economia olandese, attirando soprattutto i nobili del Paese. Il prezzo dei fiori continua a salire, vittima delle speculazioni di chi vede in questi fiori un’ottima fonte di guadagno. Questo libro racconta i meccanismi del mercato dei tulipani dell’epoca attraverso una storia originale e coinvolgente.

Il tulipano nero racconta…

La storia del medico Cornelius Van Bearle che, pur essendo di famiglia borghese benestante, decide di non portare avanti gli affari di famiglia ma di investire nella coltivazione di tulipani di ogni specie e colore, fino a creare il misterioso e impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini.

Un vicino invidioso, però, tenderà una trappola a Cornelius, che rischierà addirittura la condanna a morte.

Inizia in questo momento una storia tragica di amore e lotta per la giustizia.

Il tulipano oltre la trama

Il tulipano nero è un grande classico di Dumas, autore noto per il suo stile curato e coinvolgente e per le sue storie affascinanti. Come ci si può aspettare dal titolo e dall’autore, è un libro di grande classe ed eleganza, nonostante tratti anche di invidia, odio e violenza.

Ha un ritmo di lettura medio a causa delle descrizioni e delle nozioni da assimilare (soprattutto nella prima parte) per potersi immergere nella storia.

In realtà, il ritmo cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta, contiene più informazioni storiche e dettagli su quella che è realmente stata la storia del mercato dei tulipani in Olanda. Nella seconda parte, invece, hanno più importanza i protagonisti del racconto e il ritmo accelera leggermente.

Come tanti libri contemporanei a questo, fa riferimento alla società dell’epoca mettendone in risalto alcune caratteristiche e, soprattutto, alcuni difetti e mancanze. Tra le righe si può trovare una sorta di critica ai ceti sociali protagonisti del racconto.

Nonostante ciò, però, è un libro che si legge tranquillamente e lascia un bel ricordo. Per questo lo consiglio sia agli amanti dei classici e sia a lettori “onnivori”, merita davvero di essere letto nonostante non sia di certo il più conosciuto romanzo di Dumas.

***un appunto: in questo caso, l’edizione Crescere non è la migliore. Nel testo ci sono alcuni errori e la traduzione non è sempre scorrevole.


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Amanti e regine. Il potere delle donne

Amanti e regine Book Cover Amanti e regine
Benedetta Craveri
Saggio, Biografia
2008
432

"Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nel nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica" (Natalia Aspesi).


Amanti e regine è un saggio storico che racconta di donne che, in epoche diverse e in modi diversi, hanno cambiato la storia e la posizione della donna all’interno di essa.

Nel 1586 il celebre giurista francese Jean Bodin non esitava a confinare le donna ai margini della vita civile ritenendo che “dovessero essere tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, perché si occupassero solo delle faccende donnesche e domestiche”.

Amanti e regine: il potere delle donne

Il libro racconta la vita e le imprese di alcune donne, personaggi più o meno conosciuti che hanno fatto molto.

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Il racconto inizia con un’introduzione sulla figura femminile nel corso dei secoli.

Dopodiché, viene fatto un salto indietro nella storia e si riparte con Caterina de’ Medici, ragazzina che viene mandata per interesse della famiglia come sposa al principe di Francia Enrico II. Caterina è sola in un mondo sconosciuto, in cui non è più “LA” Caterina ma solo la donna che sposerà il Enrico II.

Nonostante le mille avversità, però, riesce a entrare nelle grazie del Re e ad avere una posizione autorevole. Non solo: nonostante l’iniziale l’impossibilità di dare un’erede al marito, Caterina viene comunque amata e apprezzata da tutto il popolo.

Rimane un personaggio controverso a causa della sua personalità austera e del suo coinvolgimento nel massacro della notte di San Bardolomeo. D’altro canto però, viene ricordata come una sovrana indulgente, che ha cercato di adottare una politica di tolleranza e conciliazione.

Ma questo è solo il primo personaggio citato nel libro perché, ricordiamocelo, si parla di DONNE prima che di regine, amanti, mogli, figlie, ecc.

Amanti e regine: il libro

Analizzando la Storia, il libro racconta come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli, prima e dopo la diffusione del Cristianesimo, attraverso l’inquisizione e l’avvento della cultura a stampo maschilista.

Il ritmo di lettura è medio: non tanto per lo stile, semplice e scorrevole, quanto per la quantità di nozioni da assimilare durante la lettura.

Si tratta di un saggio storico, quindi le date e i nomi si susseguono ripetutamente, senza rendere la lettura pesante o noiosa, ma incidendo lievemente sulla velocità con cui il libro può essere letto. Cosa che comunque è tipica dei saggi di questo tipo.

Amanti e regine – Il potere delle donne è un saggio adatto sia agli appassionati di storia e sia a lettori onnivori che cercano informazioni su personaggi rilevanti. Si tratta infatti di personaggi legati da un unico filo conduttore: l’emancipazione, per quanto velata potesse essere in ogni singolo caso.

 

Fonte immagine: wikipedia.


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