Alle tre del mattino, ora italiana

Alle tre del mattino, ora italiana Book Cover Alle tre del mattino, ora italiana
Diego Finelli
Distopico
bookabook
2019
Copertina flessibile
144

Una mattina il mondo si sveglia senza parole. Nessuno è più in grado di articolare qualcosa di sensato, eppure tutto sembra procedere come al solito, senza caos, senza disordine. Il protagonista, un impiegato di banca che non riesce a smettere di stupirsi per le piccole cose, non si dà pace: vuole capire perché è avvenuto questo blocco della parola, che cosa lo ha scatenato. In una sorta di pellegrinaggio per le vie di Torino, andiamo insieme a lui alla ricerca di qualcuno che si sia accorto del momento esatto in cui la parola è sparita, per trovare una verità forse irraggiungibile e riscoprire i gesti minimi e le piccole cose che ci circondano ma di cui, circondati dal rumore, non ci accorgiamo.

Alle tre del mattino, ora italiana è un distopico, che “riassume la sua distopia” nel giro di pochi giorni.

Il libro

Il narratore è un uomo qualsiasi, che vive a Torino con la moglie, i figli, cani e gatti. Lavora in banca, ha una vita ordinaria ma riesce a stupirsi per le piccole cose, quotidianamente.

Una mattina come tante, il mondo intero si sveglia senza parole. Ogni essere umano è semplicemente in grado di emettere versi, ma non di formulare frasi e nemmeno di pronunciare le parole più semplici come “si” o “no”.

Il fatto strano è che nessuno sembra essere in alcun modo disturbato da quanto è successo: la vita di ognuno continua come sempre, soltanto senza parole.

Il protagonista sembra essere l’unico a non arrendersi all’assurdità del fatto e inizia la sua personale indagine sulla causa e sul meccanismo di quanto è successo.

A quanto pare, l’inizio di tutto è stato proprio alle tre del mattino, ora italiana.

Il protagonista inizialmente riscontra problemi anche nella lettura, non solo nella comunicazione, ma poco dopo questa capacità sembra ristabilirsi e ha così la possibilità di comunicare e “intervistare” colleghi, amici e conoscenti su tutto ciò che ricordano dalla sera precedente, scrivendo su carta, lavagna o qualsiasi altro supporto utile.

Riuscirà a scoprire la causa scatenante della perdita della parola generale?

Oltre la trama

Alle tre del mattino, ora italiana è un flusso di pensieri che scorre senza freno dall’inizio alla fine.

Sembra realmente di essere nella testa del protagonista e sentire tutti i suoi pensieri, le sue supposizioni, anche le cose più assurde!

L’unico limite allo scorrere di questo flusso è l’alternarsi dei capitoli a “cose che stupiscono l’autore”: un elenco di piccole cose di cui continua ad essere sorpreso nonostante il passare del tempo (grazie a questo ho scoperto che “solo più” è un modo di dire piemontese, a me sembrava una cosa normale XD).

La chiave di lettura di tutto il romanzo è infatti la ricerca delle piccole cose: il protagonista non si arrende alla realtà piatta (in qualsiasi forma – ordinaria o assurda – si possa presentare) e cerca nelle piccole cose una via di fuga e, in un certo senso, una soluzione.

Alle tre del mattino, ora italiana è un libro piuttosto breve, ma sicuramente originale nell’idea e nello stile. Ha un ritmo di lettura veloce, rallentato leggermente solo dalla presenza dell’elenco di cose sorprendenti. Il lessico è semplice e colloquiale, mai troppo ricercato.

In conclusione

Lo consiglio a chi volesse avvicinarsi al genere distopico, iniziando da qualcosa di leggero e, ovviamente, ai torinesi che sicuramente si sentiranno a casa tra le vie e i luoghi citati nel testo!

Ringrazio bookabook per avermi dato la possibilità di leggerlo.
Link per l’acquisto: qui.


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Fahrenheit 451, Ray Bradbury

Fahrenheit 451 Book Cover Fahrenheit 451
Ray Bradbury
Distopico
Mondadori
1563 (1^edizione originale)
Cartaceo, copertina flessibile
177

In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall'incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Fahrenheit 451  è un romanzo distopico di fantascienza del 1953, edito per la prima volta in Italia tre anni dopo la prima pubblicazione.

La trama è incentrata sulla caratteristica che contraddistingue l’epoca futura in cui è ambientato: leggere è un reato, possedere libri peggio ancora.

La soluzione per eliminare il problema è l’istituzione di un corpo dei Vigili del Fuoco, che ha il compito di bruciare ogni volume in circolazione.

Il protagonista è Guy Montag, discendente di una famiglia di Pompieri addetti ai roghi di libri che, grazie anche ad un incontro inaspettato, rivaluta la sua posizione.

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce»

Il libro

Dai alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più famose, le capitali degli stati o quanto granoturco si è prodotto l’anno scorso nello Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti “fatti” e si sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto.

Attraverso Guy Montag, il lettore viene inizialmente proiettato in un mondo futuro e distopico le cui caratteristiche non si apprendono immediatamente.

Proseguendo con la lettura, però, si capisce come sia strutturata la società, quali siano i divieti, le punizioni e quale ruolo fondamentale abbiano i Pompieri in tutto ciò.

Montag si trova poi ad assistere ad un evento che lo sconvolge a tal punto da portarlo a riflettere su tutto ciò che per lui è stato normale e scontato fino a quel momento.

A questo fatto si aggiunge un incontro inaspettato con una ragazzina curiosa e intelligente che, con la sua spontaneità, fa riflettere Montag su cosa stia facendo e su cosa sia giusto o sbagliato.

Da questo momento in poi gli eventi si susseguono ad ritmo sorprendentemente veloce, cambiando Montag radicalmente e mettendolo alla prova fino alla fine, quando la sua vita diventerà l’opposto di quella che era all’inizio del libro.

E ho pensato ai libri. Per la prima volta mi sono reso conto che dietro ogni libro c’è un essere umano. Un essere che ha dovuto pensarlo e usare il suo tempo per metterlo sulla carta. Non ci avevo mai riflettuto prima.

In conclusione

Lo consiglio vivamente ai pochi che ancora non dovessero conoscerlo; nonostante le apparenti differenze (quasi “assurde”) con il mondo reale, fa riflettere su quante siano le analogie con la società moderna, le sue regole e i suoi divieti. Caratteristica, questa, che contraddistingue e definisce tutti i distopici di alto livello.

Personalmente l’ho apprezzato molto anche se piuttosto breve e poco descrittivo (lascia molte cose non dette). Ho anche trovato parecchie analogie con Orwell, fatta eccezione per il finale che si rivela relativamente positivo rispetto agli standard si Orwell.

L’autore

Ray Douglas Bradbury è stato narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico.
Nato nel 1920 in Illinois, si è diplomato a Los Angeles.
Ha fatto il venditore di giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti alla biblioteca pubblica e le giornate alla macchina da scrivere.

È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.
Molti suoi racconti sono apparsi in periodici prima di essere raccolti in Dark Carnival nel 1947.

La sua fama nasce con la pubblicazione di The Martian Chronicles nel 1950 (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Cronache marziane nel 1954 tradotto da Giorgio Monicelli, omonimo del regista e lontano parente di Arnoldo Mondadori).
Dal romanzo Fahrenheit 451, del 1953 (in Italia tradotto sempre da Giorgio Monicelli e pubblicato dall’editore Martello nel 1956 col titolo Gli anni della fenice) considerato il suo capolavoro, François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto.

In realtà l’opera era nata come racconto sul numero di febbraio del 1951 di Galaxy dal titolo The Fireman (“Il pompiere”). Un paio d’anni più tardi, Bradbury lo allungò trasformandola nel romanzo Fahrenheit 451.

Fra le altre sue opere: Il gioco dei pianeti (The illustrated Man, 1951), Paese d’ottobre (The October Country, 1955), La fine del principio (A Medicine For Melancholy, 1959), Le macchine della felicità (The Machineries Of Joy, 1964), Io canto il corpo elettrico! (I sing the body electric!,1969), Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001), Il popolo dell’autunno (Something wicked this way comes, 1962), Constance contro tutti (Let’s All Kill Constance, 2002), Il cimitero dei folliTangerineTroppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo (The Toynbee Convector, 1988), tutte edite da Mondadori.
Bradbury è considerato uno dei maggiori innovatori del genere fantascientifico.

I suoi romanzi hanno rinnovato il genere introducendovi elementi insieme lirici e di denuncia. Nei suoi pianeti e nelle sue galassie si riflettono, deformati da un occhio visionario, le memorie infantili di un’America perduta e gli incubi della civiltà tecnologica.
Dopo aver ricevuto una menzione d’onore dal Premio Pulitzer, Bradbury ha deciso di rendere noto, in un’intervista al Los Angeles Times, che il suo scopo nello scrivere Fahrenheit 451 non era affatto quello di condannare la censura governativa, né tantomeno il senatore McCarthy.

Il libro rappresentava invece una critica della televisione, colpevole di distruggere l’interesse nella lettura.
Bradbury negli ultimi anni aveva rallentato la sua attività, per motivi di salute, ma era comunque rimasto attivo, scrivendo nuovi racconti, commedie e un libro di poesie.

Fonti: ibs.it
Enciclopedia della Letteratura Garzanti; Catalogo storico Arnoldo Mondadori Editore; Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale; fantascienza.com

 

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Recensione | Nel paese delle ultime cose

Nel paese delle ultime cose Book Cover Nel paese delle ultime cose
ET Scrittori
Paul Auster
Romanzo, Distopico, Epistolare
Einaudi
1987 (1^ edizione)
Cartaceo, Copertina flessibile
170

Sinossi:

Anna Blume era partita alla ricerca del fratello giornalista, scomparso senza lasciare traccia durante un reportage, ed è approdata nel Paese delle ultime cose: ormai per lei e per tutti non c'è più possibilità di salvezza, di fuga. La definitiva catastrofe si è compiuta ma nonostante tutto Anna resiste e si aggrappa a tutte le sue forze per sopravvivere salvando in qualche luogo della sua coscienza una traccia di irrinunciabile umanità, una testimonianza di amicizia, persino d'amore.  E con essa la voglia di raccontare e conservare la memoria di quanto accaduto affinché anche gli altri sappiano. Con evidenti richiami alla letteratura fantastica, al noir, ma anche appellandosi ala nostra storia recente, Nel paese delle ultime cose è un tour de force crudo e affascinante che rivela la sua intenzione provocatoria: scrivere il romanzo del ventesimo secolo, le tappe di un viaggio infernale con i suoi moderni dannati.

 

 

Recensione | Nel paese delle ultime cose

In genere, tutti pensano che per quanto ieri le cose andassero male, fosse comunque meglio di oggi. E quelle di due giorni fa erano ancora meglio di ieri.  Più si torna indietro nel tempo e più il mondo diventa bello e desiderabile.

Descrizione:

Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il droghiere, il vicino di casa) e gli oggetti (le auto, lo spazzolino, la caffettiera, la gomma da cancellare) sono a rischio di estinzione. Una mattina ti alzi e non c’è più il postino o lo schiaccianoci. E non solo il tuo, ma quello di tutti. Qualsiasi rimasuglio diventa allora l’oggetto più prezioso del mondo, soprattutto per i “cacciatori di oggetti”, persone in grado di uccidere per accaparrarsi, che so, un mozzicone di matita.

Il libro:

Nel paese delle ultime cose è un capolavoro.

Detto questo, passiamo all’analisi: è un romanzo distopico, l’ambientazione è quella di una città post-apocalittica (sul genere di Codice Genesi, per intenderci), dove le parole d’orine sono fame, distruzione e malattia. L’atmosfera è cupa, grigia, trasmette una sensazione di soffocamento e desolazione allo stesso tempo.

Come in ogni situazione precaria, ciò che prevale è il “lato oscuro” del genere umano: la fame e la paura si trasformano in violenza ed egoismo.

Se vuoi sopravvivere qui, devi lasciar perdere le questioni di principio.

Ed ecco che si forma lo scenario che fa da sfondo all’interno romanzo: è con queste basi che la protagonista si dirige verso un paese sconosciuto, alla ricerca del fratello scomparso; qui rimane intrappolata e inizia il suo tortuoso percorso di sopravvivenza in cui contano solo tenacia e astuzia.

Capisci cosa sto cercando di dire? Per vivere devi far morire te stesso.

Auster passa in rassegna ogni emozione umanamente concepibile e la porta all’estremo: la paura, che porta alla violenza, la disperazione, pareggiata soltanto dall’istinto di sopravvivenza, l’amore, in condizioni più che ostili.

Ed è questo il punto di forza del libro: racconta il peggio, ma nel modo migliore possibile. Senza mai avere un calo di tensione.

Come ogni distopico che si rispetti, la base è la realtà di ogni giorno, quella del mondo attuale: leggendo attentamente, infatti, si possono trovare moltissime somiglianze con ciò che viviamo ogni giorno, solamente portato all’estremo.

I ricchi fuggirono, portando con se ori e diamanti, e chi rimase non poté più permettersi di essere generoso.

Non solo: fino alla fine, da ogni pagina, emerge quel senso di speranza vana, tipica dell’essere umano che vorrebbe cambiare qualcosa ma non è in grado di farlo.

Non puoi trovare differenza fra un abito ben fatto e uno malfatto se sono entrambi ridotti a brandelli, giusto?

Nonostante tutto, Anna cerca di mantenere un briciolo di umanità, dandone prova con l’atto più “naturale” per ogni essere vivente, ma… ci deve essere un “ma” altrimenti cadrebbe lo scopo del romanzo.

In conclusione:

Non mi dilungo ulteriormente per evitare di rivelare troppo; rimane solo una cosa da dire: leggetelo. Sicuramente è un libro che lascia il segno, si fa ricordare, fa riflettere. Buona lettura.

Recensione | Cloud Atlas, David Mitchell

Cloud Atlas -L'atlante delle nuvole Book Cover Cloud Atlas -L'atlante delle nuvole
David Mitchell
Romanzo, Fantascientifico, Distopico, Epistolare
Pickwick
2004
Cartaceo / copertina flessibile
597

 

📌 Sinossi

I sei protagonisti di "Cloud Atlas - L'atlante delle nuvole" vivono in punti e momenti diversi del mondo e del tempo, eppure fanno parte tutti di un unico schema, una specie di matrioska composta da sei personaggi uniti l'uno all'altro dal filo sottile e inestricabile del caso. Le loro anime si spostano come nuvole, passando dal corpo di un notaio americano di metà Ottocento, giunto su un'isola del Pacifico per assistere ai devastanti effetti del colonialismo, al giovane musicista che s'intrufola nell'esistenza di un celebre compositore belga tra le due guerre mondiali. Da un'intrepida giornalista che indaga sull'omicidio di uno scienziato antinucleare in piena guerra fredda, a un editore inglese in fuga dai creditori nella Londra anni Ottanta, sino a un clone schiavizzato nella Corea del prossimo futuro. Per arrivare infine all'alba del nuovo mondo - all'indomani dell'Apocalisse - e al suo primitivo, stupefatto abitante.

 

✒Citazioni

“La rabbia forgia una volontà d’acciaio”

“Le rivoluzioni sono sempre pura fantascienza finché non accadono; poi diventano realtà storiche inevitabili”

“In principio, c’è l’ignoranza. L’ignoranza genera paura. La paura genera odio, e l’odio genera violenza. La violenza crea altra violenza, finché l’unica legge diventa ciò che viene stabilito dal più forte”

“Libertà è il fatuo jingle della nostra civiltà, ma solo quelli che ne sono privi hanno una minima idea di cosa parlano”

📌 Trama

Il romanzo può essere suddiviso in sei storie che differiscono per stile, genere e ambientazione: ogni racconto è collegato al precedente tramite un elemento che il protagonista conosce, perché in qualche modo fa parte della sua vita.

Il libro è suddiviso in questo modo:

  • Il diario dal Pacifico di Adam Ewing – Prima parte
  • Lettere da Zedelghem – Parte prima
  • Mezze vite: Il primo caso di Luisa Rey – Parte prima
  • La tremenda ordalia di Timothy Cavendish – Prima parte
  • Il Verbo di Sonmi-451 – Prima parte
  • Sloosha Crossing e tutto il resto
  • Il Verbo di Sonmi-451 – Parte seconda
  • La tremenda ordalia di Timothy Cavendish – Parte seconda
  • Mezze vite – Il primo caso Luisa Rey – Parte seconda
  • Lettere da Zedelghem – Parte seconda
  • Il diario dal Pacifico di Adam Ewing – Parte seconda

La trama delle singole storie è molto a sé stante, ma collegata agli altri da un dettagli. Cambiando storia, si cambia luogo, tempo e protagonista: dal passato al futuro, viaggiando tra usanze e costumi diversi, mentalità e società differenti. Un viaggio attraverso la storia dell’Uomo e dell’individuo.

📎 Il libro:

Non si può descrivere questo libro senza parlare della struttura: come detto poco fa, la struttura del libro è piuttosto complessa perché, a differenza di altri libri che spostano la narrazione avanti e indietro nel tempo ma mantenendo sempre gli stessi protagonisti, in questo libro cambia tutto ad ogni passaggio: i protagonisti, l’ambientazione e, soprattutto, lo stile.  Il ritmo, invece, rimane pressoché invariato in ogni storia, né eccessivamente veloce né eccessivamente lento; alcune parti possono sembrare “lente”, ma credo sia dovuto ai fatti che raccontano, non ad un cambiamento di ritmo vero e proprio.

Sicuramente la struttura, così complessa, è ciò che contraddistingue il romanzo e lo rende diverso dagli altri: non si possono leggere le storie separatamente o in ordine sparso, perderebbe ogni senso; tuttavia, alcuni passaggi e collegamenti risultano un po’ “fragili”, forse anche a causa della quantità di ambientazioni/personaggi/dettagli che sono contenuti in ogni storia.

Considerando sempre queste enormi differenze tra le varie storie, ci si troverà inevitabilmente a comprendere o preferire una storia piuttosto che un’altra (io l’ho letto con il gruppo di lettura di @bibliofagia_irene e credo che ad ognuno sia piaciuta una storia diversa!), anche perché in uno stesso libro sono contenuti generi diversi: si passa dal romanzo epistolare, dalla fantascienza al distopico, ed è inevitabile che alcune parti piacciano meno di altre.

Senza potervi raccontare nel dettaglio le storie, posso solo dirvi quale sia stata la mia interpretazione: credo che ogni storia abbia una sorta di “micro-messaggio” all’interno o, perlomeno, ogni storia affronta temi diversi ma riconducibili ad uno unico, ovvero quello contenuto nella storia Il verbo di Sonmi – la parte distopica del libro, la parte che più fa riflettere e che contiene il “macro-messaggio”, anche perché ambientata in un futuro in cui è cambiata l’apparenza ma i problemi della società sono rimasti invariati.

In conclusione: credo che l’idea delle storie collegate che portano ad un unico messaggio sia geniale, anche se credo non abbia reso al massimo del suo potenziale. L’autore ha, infatti, variato molto lo stile di scrittura tra una storia e l’altra, cercando di caratterizzare il più possibile i vari contesti in cui si svolgevano i fatti, cosa che ho apprezzato molto, anche se in alcuni casi mi è sembrato “forzato” (potrebbe dipendere anche dalla traduzione, quindi consiglio di leggerlo in lingua originale per avere la certezza che sia effettivamente così).

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. L’idea della struttura così articolata, a più livelli;
  2. La storia di Sonmi;
  3. Il messaggio, sempre di Sonmi.

📎  Cosa ne penso?

Nonostante i pareri discordanti che ho letto finora, lo consiglio per l’idea originale delle storie collegate tra loro da un solo elemento, che cambia di volta il volta. Non mi ha convinto al 100%, questo è vero, ma rimane comunque una lettura piacevole e molto particolare.

Recensione | La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro

La forma dell'acqua Book Cover La forma dell'acqua
G. Del Toro, D. Kraus
Fantasy, Romance, Drammatico
Tre60
2018
Cartaceo / Copertina rigida
423

✒ “Mentre muove le dita per aggiustare la calzata, lascia vagare lo sguardo sulla vecchia pila di trentatré giri. Molti sono stati comprati usati anni prima, e quasi tutti contengono ricordi felici compressi nelle loro plastiche polimeriche insieme alle note”

“Improvvisazione totale, e pure parecchio pericolosa! Ma è proprio così la vera arte, cara… è pericolosa!

“Le donne lavoratrici non hanno il privilegio di poter seppellire la faccia nel cuscino quando qualcuno grida loro addosso”

“Quello era un luogo in cui la fantasia sommergeva e cancellava la vita reale, dove era troppo buio per scorgere le cicatrici e dove il silenzio non era solamente accettato, ma addirittura imposto da uscieri muniti di apposita torcia elettrica”

📌 Incipit

Richard Strickland sta leggendo il rapporto del generale Hoyt. L’altitudine è di undicimila piedi. Il biturboelica incassa colpi duri come montanti di un pugile. L’ultima tappa del volo Orlando-Caracas-Bogotà-Pijuayal, un luogo dimenticato de Dio tra Perù, Colombia e Brasile. Il rapporto è stringato e inframezzato da parti cancellate con l’evidenziatore nero. In un claudicante tentativo di poetica militaresca, racconta la leggenda di un dio della giungla. I brasiliani lo chiamano Deus Branquia.

📌 Sinossi

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare. Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean e destinata a conquistare lettori e spettatori. La forma dell’acqua – The Shape of Water è una storia diversa da qualsiasi cosa abbiamo letto o visto finora. Una storia unica, creata e interpretata da due artisti capaci di farci sognare in ugual misura con un libro e con un film, con le parole e con le immagini.

📌 Trama

Baltimora, 1962: Richard Strickland è di ritorno dalla sua missione in Amazzonia e consegna il frutto di mesi di ricerca, immerso nelle foreste ostili di quella terra. La chiameranno “Risorsa”, una creatura molto particolare, unica nel suo genere, capace di cose umanamente impensabili.

Le persone del luogo venerano e temono la creatura come se fosse un Dio, ma per la squadra di ricerca e per il Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam, non è altro che una cavia, un buon elemento su cui condurre ricerche ed esperimenti.

Elisa Esposito è una donna sola, una donna povera che lavora come inserviente presso il Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam; è muta, difficilmente compresa da colleghi e conoscenti: i suoi soli amici sono la sua collega di lavoro ed il suo anziano vicino di casa.

Vive in una casa fatiscente a Baltimora e, ogni giorno, si reca a lavoro fantasticando su ciò che vede intorno a sé, soprattutto sul negozio di scarpe che vede lungo il tragitto che la porta al Centro di Ricerca (ha un’intera collezione di scarpe, quasi tutte usate e logore). Le scarpe sono il suo unico mezzo per “ribellarsi” alla divisa e alle regole imposte alle inservienti.

Nonostante sia raramente compresa dalle persone, Elisa è una persona molto gentile e sensibile. Questo la porterà ad avvicinarsi alla misteriosa creatura e ad instaurare con essa un rapporto molto particolare: si vedono per quello che sono vicendevolmente, sentono benché non possano esprimersi, si comprendono.

Con il passare dei giorni, la creatura viene sottoposta ad esperimenti e torture, fino ad un’ipotetica autopsia per poter scoprire la “composizione” della risorsa.

Solo Elisa ed i suoi pochi amici potranno salvare la creatura: questo comporterà diversi cambiamenti nella vira di ognuno, alcune perdite e alcune vittorie, un insospettabile alleato e, soprattutto, la prospettiva di poter cambiare qualcosa per tutti loro. Ce la faranno? (il finale è qualcosa di incredibile e inaspettato, ve lo assicuro!)

📎 Il libro:

Benché i libri scritti da due autori non siano i miei preferiti, credo che in questo caso abbiano fatto un ottimo lavoro: lo stile che ne è derivato è qualcosa di unico. La narrazione avviene in terza persona, dando modo di immaginare i luoghi, i colori, le sensazioni, l’atmosfera.

Il ritmo non è troppo sostenuto ma, secondo il mio parere, è adatto al tipo di racconto: ciò che più mi ha colpito di questo libro è, infatti, il modo in cui sono stati uniti un personaggio e una situazione assolutamente irreale e problemi e luoghi comuni fin troppo reali, umani.

Baltimora, con i suoi colori, i suoi suoni e le sue mode anni ’60. Uomini ancora troppo ottusi sotto molti punti di vista, donne che cercano di farsi strada nel mondo del lavoro e “sopportano” la società che le circonda. La diffusione del “culto americano”: auto, negozi, abiti, moda in tutti  i settori, mettono a confronto persone facoltose e non. Contrasti tra persone bianche e di colore.

Tutto ciò fa da sfondo alle vicende di alcuni soggetti. Strikland: un uomo viscido, falso, opportunista e crudele. Elisa: una donna sola che cerca di sopravvivere, nonostante i problemi fisici ed economici, nella società descritta poco fa. Giles: un uomo anziano e, a suo modo, non accettato ed emarginato. Hoffstelter, uno scienziato russo che, nonostante le implicazioni politiche, tiene ancora alla scienza.

Questi ed altri personaggi si troveranno a confrontarsi, scontrarsi o unirsi in modo fin troppo umano ma, a rendere questa vicenda unica, è l’unione con qualcosa di estremamente non umano, quasi opposto, nel bene e nel male.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. L’ambientazione, perfetta.
  2. L’unione reale/irreale.
  3. Il finale (non vi svelo altro, ma vi dico che c’è stato un particolare nel finale che ha determinato il mio voto).

📎  Cosa ne penso?

Penso che sia un libro molto valido, non solo per il racconto ma per i temi che affronta: decisioni universali prese da pochi e, molto probabilmente, sbagliate; emarginazione e differenze; aiuto e amicizia.

Dalla quarta di copertina:

Guillermo del Toro e Daniel Kraus hanno unito i loro talenti di narratori visionari e celebrati in tutto il mondo dando vita a una storia d’amore tormentata e struggente.

L’ho letto perché Del Toro è uno dei miei registi preferiti e il fatto che il libro fosse scritto da lui mi incuriosiva molto. Sicuramente non ha deluso le mie aspettative, anzi! Se vi incuriosisce, non leggetelo semplicemente come un Romance, perché non lo è.