Sostiene Pereira

Sostiene Pereira Book Cover Sostiene Pereira
Universale Economica
Antonio Tabucchi
Romanzo
Feltrinelli
2013
Copertina flessibile
224

Agosto 1938. Un momento tragico della storia d'Europa, sullo sfondo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese cruciale della sua vita. Chi raccoglie la testimonianza di Pereira, redatta con la logica stringente dei capitoli del romanzo, impeccabilmente aperti e chiusi dalla formula da verbale che ne costituisce il titolo: Sostiene Pereira? Questo non è detto, ma Pereira, un vecchio giornalista responsabile della pagina culturale del "Lisboa" (mediocre giornale del pomeriggio) affascina il lettore per le sue contraddizioni e per il suo modo di "non" essere un eroe.

Sostiene Pereira è un libro che fa riflettere; è un libro che parla di politica, di ideologie e di battaglie, di tensioni e governi. Perla di luoghi e situazioni reali, benché i personaggi siano inventati.

Sostiene Pereira: una testimonianza.

Pereira è un uomo comune, abitudinario, forse anche troppo. Fa il giornalista e si occupa della rubrica culturale, dopo aver lasciato la cronaca, su un quotidiano portoghese, il Lisboa. Si tratta di un giornale poco conosciuto e di scarsa importanza, su cui il giornalista pubblica articoli su autori stranieri e traduzioni di opere classiche. Gli piace scrivere e gli piace dare ai lettori qualcosa su cui pensare… ma i quotidiani, anche quelli meno conosciuti, sono soggetti a censura e scrivere di letteratura e autori in un periodo di limitazioni dell’espressione è difficile.

Pereira si “nasconde” sotto un’apparenza (quasi volesse convincere anche sé stesso) di noncuranza e routine. Un grande lavoratore, religioso, vedovo, con problemi di salute e abitudini quotidiane che si ripetono di giorno in giorno senza sosta. Tuttavia, poco per volta, si trova immischiato in faccende che lo mettono in pericolo, che lo scrollano dal profondo, portandolo ad uscire dalla sua “zona confortevole”.

Ecco che la storia si trasforma in una lotta, a tratti anche violenta, per la libertà d’espressione.

La stesura dell’intero romanzo ruota, appunto, attorno a ciò che Pereira sostiene, come se stesse riportando una testimonianza piena di dettagli e vicissitudini, che hanno trasformato un uomo radicalmente.

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.

Sostiene Pereira: oltre la trama.

Lo stile di Tabucchi è senza dubbio meritevole di lode (come già detto per Requiem): scorrevole, discorsivo ma penetrante, confidenziale ma discreto. Porta avanti la trama lasciando sempre qualcosa di non detto, come se Pereira dovesse sempre aggiungere un ulteriore dettaglio decisivo alla comprensione della storia.

Il ritmo di lettura e medio ma costante: dall’inizio alla fine il lettore viene trasportato nell’avventura di Pereira e nella sua trasformazione da riservato abitudinario ad attivista determinato. Lo scopo del testo è chiaro fin dall’inizio, proprio per l’enfasi che viene messa sul fatto che il protagonista sia abitudinario e apparentemente non curante di ciò che gli avviene intorno.

Di conseguenza è semplice intuire il messaggio, contenuto nel finale, fin dall’inizio – benché non si possa immaginare l’epilogo nei minimi dettagli, ovviamente. Nonostante ciò, il messaggio finale è proprio quello che dà importanza al testo perché è sempre valido, universale e attuale e il fatto che sia prevedibile non gli toglie importanza.

In conclusione

Sostiene Pereira è il tipico romanzo “veicolo” di un messaggio sociale e politico. Anche chi non fosse amante di questo genere di letture o non fosse d’accorto con il messaggio principale, sarebbe comunque sorpreso e appagato da questo romanzo, proprio grazie allo stile di Tabucchi.


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Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mare Book Cover Il vecchio e il mare
Oscar Mondadori
Ernest Hemingway
Romanzo
Mondadori
2016
Flessibile
138

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago trova la forza di riprendere il mare: questa nuova battuta di pesca rinnova il suo apprendistato di pescatore e sigilla la sua simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi. nella lotta quasi a mani nude contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura. E, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita.


 

Il vecchio e il mare è una della opere più famose in assoluto dell’auotore Ernest Hemingway.

Benché si tratti di un’opera relativamente recente, può già essere considerata un classico della letteratura moderna.

Grazie a questo romanzo, infatti, l’autore è stato vincitore di un premio Pulitzer nel 1953. Questo testo ha avuto anche una forte influenza sulla conquista del del premio Nobel l’anno successivo.

“Dove andrai?” chiese il ragazzo.
“Al largo, per rientrare quando cambia il vento. Voglio esser fuori prima di giorno”.

Il vecchio e il mare: messaggi

La storia è semplice ma intensa e significativa: Santiago, un vecchio pescatore cubano, si intestardisce sul voler pescare il pesce marlin più grande della sua vita. Dopo giorni in mare aperto riesce a conquistarlo, arrivando allo stremo delle forze e rischiando più volte la vita.

“Chiunque può fare il pescatore, di maggio.”

Nel riportarlo al porto, però, il pesce viene spolpato da diversi attacchi di squali e questo fa sì che il povero Santiago torni a riva con nient’altro che una carcassa.

Ad aspettarlo a riva c’è il ragazzo, a cui ha insegnato tutto sul mare e con cui ha un legame speciale.

“La mia sveglia è l’età” disse il vecchio. “Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?”

Risulta evidente, durante la lettura, come il libro sia un susseguirsi di messaggi e metafore:

  • in primo luogo, la supremazia del mare e della natura sull’uomo: quanto un uomo possa sentirsi piccolo e indifeso nonostante la saggezza e l’esperienza acquisite;
  • di conseguenza, l’invito a non sentirsi mai troppo sicuri e, se possibile, essere un po’ più “modesti” e rispettosi nei confronti del mare e dei suoi abitanti;
  • il ciclo della vita, l’invecchiamento, la nostalgia e, nonostante tutto, le soddisfazioni e le dure lezioni che si presentano nei momenti più inaspettati;
  • l’importanza del trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo, in questo caso il ragazzino che accompagna il vecchio per mare.

Oltre la trama

Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.

Il vecchio e il mare è sicuramente un libro che merita di essere letto non solo per il contenuto e i messaggi citati poco fa, ma anche per lo stile e la forma impeccabili.

Lo stile narrativo di Hemingway, infatti, è qualcosa di unico: la percezione dell’atmosfera è veramente realistica durante la lettura, l’ambientazione perfetta e i personaggi più che significativi.

Nonostante la trama sia piuttosto semplice e si basi su due protagonisti (tre, se contiamo il mare come elemento chiave), la narrazione e fluida e fitta e porta il lettore fino alla fine in un batter d’occhio.

Per quanto riguarda i protagonisti, invece, sono essenzialmente due: il vecchio, Santiago, e il ragazzo. Vengono descritti fisicamente e, soprattutto, caratterialmente; ma ciò che conta di più è la loro esperienza, loro sono il messaggio.

Un discorso a parte va fatto per il mare che è contemporaneamente protagonista e antagonista. Il mare stupendo e “amico”, con i suoi colori e le sue usanze; il mare impetuoso e “nemico”, con i suoi predatori e le sue tempeste.

La struttura del romanzo è molto simile a quella di una fiaba: protagonista e antagonista, fatto scatenante, trasformazione (in questo caso sia del mare da positivo a negativo e poi viceversa, e sia della visione generale di Santiago) conseguenze ed epilogo.

Il vecchio e il mare: in conclusione

Come anticipato, si tratta di un “Signor Libro”, consigliato ad un pubblico sia adolescente che adulto e con qualsiasi gusto letterario. Merita davvero di essere letto.

Per concludere, consiglio a tutti di riflettere sui messaggi che questo libro porta con sé! Buona lettura!


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Recensione | Fiorirà l’apidistra

Fiorirà l'aspidistra Book Cover Fiorirà l'aspidistra
Oscar Moderni
George Orwell
Classico, Moderno
Mondadori
2016 (1^ pubblicazione 1936)
Cartaceo, Copertina flessibile
268

Sinossi

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del "buon posto" gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua "resurrezione", o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.

 

Fiorirà l’aspidistra di George Orwell è un classico-moderno senza tempo. Perché senza tempo? Perché tratta di argomenti che erano attuali al momento della prima pubblicazione, sono attuali tuttora e lo saranno in futuro: alla base di tutto “i quattrini”, come li definisce il protagonista.

Un libro immenso nel contenuto e nel significato, non al pari di 1984 ma quasi!

Trama in breve e significato

La mancanza di quattrini significa disagio fisico e morale, significa squallide preoccupazioni, significa mancanza di tabacco, significa coscienza onnipresente del proprio fallimento, soprattutto significa solitudine.

Gordon, il protagonista, è una persona comune, forse fin troppo ordinaria, ma impegnata in una battaglia solitaria contro il denaro. O meglio, contro il sistema che dipende strettamente dal denaro.

Per mantenersi lavora lo stretto indispensabile, come commesso in libreria: un lavoro senza aspettative di crescita ma che gli garantisce il minimo per sopravvivere. Il minimo assoluto.
Infatti, Gordon si rifiuta di migliorare la sua posizione sociale ed economica nonostante la sua famiglia si sia votata a questo, esclusivamente per lui.

La sorella, per esempio, sacrifica la sua intera esistenza per fare in modo che il fratello abbia un’istruzione e migliori lo stato sociale della famiglia. I genitori stessi ne sono convinti sin dalla nascita dei due bambini, tant’è che la sorella finisce per credere fermamente di essere inferiore (perché donna e perché ignorante).

L’intera trama si sviluppa sul concetto di ossessione per in denaro in ogni ambito della vita di Gordon: non può uscire, non può avere una relazione con una donna, non può curarsi, non può.  Il motivo di tutti questi vincoli è la mancanza di denaro, che crea una catena di privazioni e, soprattutto, porta il protagonista ad essere ossessionato da questi pensieri, fino alla depressione a all’autodistruzione.

Forse è la sola vera religione – la sola religione veramente sentita – che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio era un tempo.

Non solo: oltre agli impedimenti materiali, si aggiungono i pregiudizi. Ciò che conta davvero nella società dell’epoca (…e in quella odierna?) è “ciò che pensano gli altri”: avere un buon posto di lavoro, un buon matrimonio, una casa e un’auto, un’aspetto rispettabile. In poche parole bisogna approdare nella borghesia a tutti i costi.

In tutto ciò, fa la sua comparsa la pianta di aspidistra, fiore nazionale inglese, che diventa il simbolo dell’odio che Gordon prova verso la società inglese della sua epoca. Odia il conformismo: tutti possiedono una pianta di aspidistra, anche Gordon la possiede. Solo che lui vuole ucciderla.

Questo meccanismo senza via di scampo porta Gordon all’isolamento totale: si trasferisce in un monolocale devastato e trascurato, esattamente come lui. Allontana la donna di cui si è innamorato perché non sopporta che lei abbia possibilità economiche migliori delle sue. Allontana l’amico e idolo Philip, un borghese con cui si è confrontato spesso, che idolatra Marx e il suo pensiero.

Vuole fare il poeta e unisce la sua visione di artista alla deriva alla sua repulsione per il denaro e il conformismo. Ha la sua occasione d’oro, proprio grazie alla poesia: vince dei soldi ma li spreca in una sola notte ritrovandosi al punto di partenza.

Poteva resistere a quella insignificante vita d’ufficio, perché non pensava mai, nemmeno per un istante, che potesse essere permanente. In un modo o nell’altro, un giorno o l’altro, Dio solo sapeva come e quando, se ne sarebbe liberato.

Ci sarà un unico evento capace di cambiare radicalmente Gordon interiormente ed esteriormente…

 

Il libro

Come sempre Orwell si dimostra un maestro nel rappresentare una condizione universale e perpetua come se fosse un unico caso al mondo: Gordon è tutti.

Non solo, a mio avviso, rappresentante della classe operaia, ma anche di quelle più elevate sotto certi aspetti: chi è realmente soddisfatto di ciò che ha e non pensa a ciò che non può avere? Credo sia una condizione molto diffusa. Inoltre, il suo “non poter fare” a causa della mancanza di denaro è tema tuttora attuale e lo sarà sempre di più con l’eliminazione del ceto medio.

L’altro fattore che rende questo libro attuale in tutto e per tutto è il concetto di voler apparire a tutti i costi: sessant’anni fa lo si faceva sfoggiando pellicce e gemelli d’oro, oggi lo si fa postando sui social foto di posti in cui – magari – non si è neanche stati realmente. Perché? Perché ciò che pensano gli altri spesso è più importante di ciò che pensiamo noi stessi.

Tornando al libro: è un testo dal ritmo piuttosto lento, una sorta di loop di depressione e pessimismo ma contiene significati immensi. I personaggi sono pochi ma sufficienti a spiegare il tutto al meglio: Gordon (insoddisfatto, depresso), Philip (baldanzoso e inconsciamente pieno di sé), Rosemary (realista e decisa), l’aspidistra (simbolo di conformismo, morte e resurrezione), gli “altri” (una società ostile e troppo esigente).

Il lessico e lo stile dell’autore sono perfetti per fare in modo che la storia sia universale; la collocazione storica e geografica contribuiscono a creare un’atmosfera cupa, grigia e pesante – proprio come Gordon!

Il primissimo effetto della miseria è quello di uccidere il pensiero.

 

In conclusione

Consiglio questo libro a chiunque, benché abbia dei momenti di lentezza e ripetizione perché sono proprio questi a dare spessore al messaggio. Ci sono alcune frasi che vengono ripetute decine di volte all’interno del libro: inizialmente sembrano eccessive ma successivamente sottolineano maggiormente il messaggio che Gordon porta con se. (Spero di aver dato un’idea del contenuto con le citazioni che ho selezionato).

Si ma tu capisci tutto ciò solo perché lo dice Marx! Tu non sai che cosa significhi doversi arrabattare, dover trascinare la vita con due sterline a settimana. Non si tratta di dover sopportare delle durezze o fare dei sacrifici. Durezze e sacrifici sono cose pulite, che temprano. è la maledetta meschinità, lo squallore strisciante in cui devi esistere. Vivere solo per settimane di seguito, perché quando non hai quattrini non hai amici. Crederti uno scrittore e non riuscire mai a produrre qualcosa perché sei sempre troppo infelice e depresso per scrivere. E’ una specie di lurido subpianeta quello in cui vivi. Una specie di fogna spirituale.

Infine, consiglio a tutti coloro che lo leggeranno di soffermarsi a riflettere sul finale: rassegnazione? Conformismo senza vie di scampo? O cosa?

Recensione | Il Signore delle Mosche

Il Signore delle Mosche Book Cover Il Signore delle Mosche
Classici Moderni
WIlliam Golding
Romanzo, Avventura
Mondadori
1954 1^ edizione
Cartaceo / Copertina flessibile
202

Sinossi:

Nel corso di un conflitto planetario, un aereo precipita su un'isola deserta. Sopravvivono solo alcuni ragazzi, che provano a riorganizzarsi senza l'aiuto e il controllo degli adulti. I primi tentativi di dare vita a una società ordinata hanno successo, ma presto esplodono tensioni latenti ed emergono paure irrazionali e comportamenti asociali: lo scenario paradisiaco dell'isola tropicale si trasforma in un inferno.

 

Recensione Il signore delle mosche

Trama:

Un gruppo di ragazzi si trova a naufragare su un’isola deserta, dopo l’abbattimento dell’aereo su cui si trovava.

Rimangono soli, nessun adulto rimane o arriva sull’isola con loro o dopo di loro.

Inizialmente sperimentano il piacere della libertà, una libertà dovuta alla lontananza da genitori e maestri. Presto, però, si accorgono di ciò che realmente si trovano di fronte: assenza di cibo e acqua, assenza di regole e di affetto, nessun consiglio o insegnamento.

Si formeranno gruppi in contrasto tra loro per l’occupazione dell’isola e le decisioni da prendere quotidianamente: nella speranza che qualcuno arrivi a soccorrerli sarà la legge del più forte a prendere il sopravvento.

Il libro:

Un libro realistico in modo sconvolgente. Benché la situazione sia paradossale, l’esito è ovvio: più individui lasciati a sé stessi non possono che entrare in conflitto.

Un romanzo d’avventura dal ritmo sostenuto, ambientato in un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico, durante una guerra (non è specificato di quale confitto si tratti).

Lo stile dell’autore è impeccabile, il lessico perfetto per ogni fatto descritto: tutto ciò non fa che sottolineare gli aspetti orrendi della natura umana. Il libro può essere diviso in tre parti secondo lo stato d’animo dei protagonisti:

  1. prima fase: euforia
  2. seconda fase: paura
  3. terza fase: crudeltà

Seguendo queste tre fasi è chiaro quale sia il messaggio dell’autore: l’uomo genera il male per natura, come reazione alla paura.  E il fatto che questo messaggio venga passato attraverso dei bambini, simbolo di innocenza, è ancora più significativo (da non sottovalutare anche il fatto che la vicenda abbia come sfondo un conflitto planetario: un conflitto nel conflitto; i bambini hanno appreso e riprodotto la crudeltà).

Di conseguenza, se all’inizio i protagonisti erano uniti dal comune senso di libertà, in seguito vengono divisi dalla paura: paura di morire, di rimanere lì abbandonati, di restare senza cibo, di animali che nemmeno esistono.

Da questo derivano i litigi e i conflitti tra i ragazzi: le regole stabilite all’inizio a poco a poco non sono più valide, la lotta per il potere diventa estenuante, si arriva a picchiare ed uccidere. I bambini più piccoli diventano selvaggi, i più grandi diventano bestiali.

In conclusione:

Lo consiglio assolutamente, è un romanzo che fa riflettere: a mio parere le tre fasi citate poco fa solo se stesse che accompagnano la vita di ogni giorno. Per esempio nell’ambito lavorativo: che si tratti di un’unica realtà o di quella generalizzata, lo schema è sempre quello. Euforia – Paura – Crudeltà.

La natura umana è questa, e dopo secoli di evoluzione ha solo mutato l’apparenza, non la sostanza: ciò che incide maggiormente in tutto ciò è la limitazione mentale dei singoli individui, che spesso sono quelli che prendono il sopravvento.

Buona lettura!

Recensione | La meccanica del cuore

La meccanica del cuore Book Cover La meccanica del cuore
Universale Economica
Mathias
Fantasy, Romanzo, Contemporaneo
Feltrinelli
2012 (1^edizione 2007)
Cartaceo / Copertina flessibile
160

Sinossi:

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, La meccanica del cuore è al tempo stesso una coinvolgente favola e un romanzo di formazione, in cui l’autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un’indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.

 

Recensione La meccanica del cuore

L’autore:

Mathias Malzieu è il leader dei Dionysos, uno dei migliori gruppi rock francesi, descritto da Iggy Pop come Francois Truffaut con una rock’n’roll band e autore del bestseller internazionale La meccanica del cuore (Feltrinelli, 2012). Ha pubblicato un album basato sul romanzo, ed è il codirettore dell’omonimo film di animazione prodotto da Luc Besson, finalista agli Oscar e ai Césars. Nato nel 1974, è cresciuto a Montpellier e vive a Parigi. Con Feltrinelli ha inoltre pubblicato L’uomo delle nuvole (2013), Il bacio più breve della storia (2015) e Vampiro in pigiama (2017).

 

Il libro:

Un libro breve ma ben strutturato e curato nei dettagli; presenta caratteristiche tipiche di una fiaba (protagonista, antagonista….), unendo tristezza e malinconia a dolcezza e amore, il tutto in una perfetta atmosfera steampunk.
Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai. Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.
Lo stile dell’autore è curato ma senza troppi giri di parole e approfondimenti inutili; il lessico utilizzato è semplice diretto (personalmente, ho notato alcuni termini che mi sono sembrati troppo moderni rispetto alla collocazione storica del racconto).
I personaggi principali sono pochi, oltre al protagonista troviamo: l’antagonista (il compagno di scuola e, più in generale, coloro che non l’hanno accettato nel corso della sua vita), la levatrice Madeleine (considerata una strega dai più, si dedica alla “riparazione” delle persone e non solo), la piccola cantante andalusa e l’amico Arthur.
Ogni personaggio è ben definito: sotto l’aspetto caratteriale i personaggi vengono descritti dettagliatamente, mentre sotto l’aspetto fisico vengono descritti solamente i tratti rilevanti.
L’ambientazione è molto suggestiva: siamo a Edimburgo, nel 1874, anche se Jack dovrà spostarsi in lungo e il largo. L’atmosfera ricorda molto quella delle opere di Tim Burton: Nightmare before Christmas, La sposa cadavere – un po’ meno lugubre, un po’ più triste e nostalgico.
C’è sempre un momentoridicolo e piacevole in cui credo all’impossibile.
Un racconto piacevole, che contiene tutti i sentimenti e le emozioni che stravolgono la vita di un bambino, a partire dai suoi primi respiri: paura, amore, tristezza, confusione.

 

Se hai paura di farti male, aumenti le probabilità di fartene sul serio. Guarda i funamboli: secondo te, quando camminano sulla corda tesa pensano che potrebbero cadere? No, accettano il rischio, e assaporano il gusto che procura scampare al
pericolo.

 

In conclusione:

Penso sia un libro molto piacevole, dall’atmosfera coinvolgente (tolto il fatto che in alcuni momenti sembra buttarti fuori dal racconto a causa di questi termini troppo moderni).
Se vi piacciono Tim Burton e affini, lo dovete leggere assolutamente. Altrimenti lo consiglio per sperimentare un genere alternativo.

Recensione | La biblioteca di sabbia

La biblioteca di sabbia Book Cover La biblioteca di sabbia
Stefano Giannotti
Romanzo, Contemporaneo
0111 Edizioni
2018
Cartaceo / copertina flessibile
160

Sinossi:

Andrea ha cinquantasei anni, una moglie a cui è molto affezionato ed è disoccupato. Dopo aver lavorato per anni in un’azienda che era diventata un punto fermo nella sua vita, si vede improvvisamente messo da parte. Si sente un uomo annientato e teme il futuro che lo aspetta. Ma l’incontro con Kate, appassionata di letteratura come lui, e il nuovo impiego presso la biblioteca gli mostreranno che la vita e i libri sanno regalare nuove emozioni. Qualcosa lega il direttore della biblioteca allo scrittore argentino Borges, ma cosa? Cosa ha a che fare la mitica Biblioteca di Alessandria con quella di Inportu, l’anonima cittadina in cui vivono Andrea e Kate? E cosa avrebbe fatto l’adultera più famosa della letteratura, Anna Karenina, se avesse incontrato Don Chisciotte prima della fine? Fra ricordi d’infanzia e sensi di colpa per la nascita di un nuovo amore, Andrea cercherà di capire l’uomo che è stato e quello che vuole essere.

 

Recensione La biblioteca di sabbia

Trama:

Andrea è un cinquantenne come tanti, un grande lavoratore, che ha fatto del suo lavoro il fulcro di una vita.
Quando, però, questo lavoro viene a mancare, Andrea si sente perso, annientato e “inutile”. Tutto gli sembra difficile e ostile nei suoi confronti, fino a quando incontra Kate, una donna con cui condivide la passione per la lettura e per alcuni autori in particolare.

Andrea è combattuto tra l’amore di una vita e quello appena nato; è confuso, non sa cosa aspettarsi dal futuro e la situazione che ha intorno non aiuta a migliorare il suo stato d’animo ma, grazie all’aiuto di alcune persone e dei libri, riuscirà ad uscire da questo strano periodo della sua vita, realizzando qualcosa di speciale.

Il libro:

Un romanzo contemporaneo, attuale in tutto e per tutto: i riferimenti alla situazione del nostro Paese, alla politica e alla società fanno collocare sin dalle prime pagine questo libro nel contesto dell’Italia di questi ultimi anni.

Nel libro si trovano, quindi, due storie parallele: la “macro-storia” che, attraverso dialoghi e avvenimenti, descrive il malcontento e l’insoddisfazione generali che regnano sovrani nell’Italia dell’ultimo decennio; e la “micro-storia”, cioè la storia privata di Andrea che, con i suoi problemi di lavoro e depressione, può benissimo incarnare una buona porzione di italiani.

“Distinguerei tra quello in cui credo e quello per cui voterei, spesso le cose vengono fatte coincidere e secondo me è sbagliato”

La trama è, quindi, sviluppata sulla base dei problemi che quest’uomo; il ritmo è medio, scandito dall’alternarsi di momenti di felicità (lettura, discussioni costruttive) e momenti di depressione (politica, lavoro, ecc..).

I personaggi sono ben definiti ma sono – credo volutamente – lasciati alla “libera interpretazione”, in modo che ogni lettore possa identificarsi nel protagonista, nelle sue disavventure e nella sua rinascita.

La stessa cosa vale per i dialoghi: il protagonista spesso cita autori o si esprime in discorsi piuttosto lunghi, che difficilmente possono avvenire nella vita quotidiana, tra amici, ma che sicuramente raggiungono il proprio scopo, ovvero offrire un punto di vista universale, valido per la maggior parte delle persone che realmente hanno vissuto esperienze analoghe.

In conclusione:

Lo consiglio a chiunque possa apprezzare un libro così attuale e a chiunque abbia bisogno di trovare nella lettura un esempio di “rinascita”. Inoltre, credo ci sia molto della personalità dell’autore in questo libro, quindi consiglio a chi fosse interessato di dare un’occhiata alla sua pagina, in modo da avere qualche riferimento in più prima della lettura!

Vi lascio il link: Stefano Giannotti …e ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggere le sue opere.

Recensione | Mattatoio n. 5

Mattatorio n. 5 (o La crociata dei bambini) Book Cover Mattatorio n. 5 (o La crociata dei bambini)
Universale Economica
Kurt Vonnegut
Romanzo, Contemporaneo
Feltrinelli
1969 - 1° edizione (U.E. Feltrinelli 2005
Cartaceo, copertina flessibile
196

Sinossi:

Verso la fine della seconda guerra mondiale Vonnegut, americano di origine tedesca, accorse con tanti altri emigranti in Europa per liberarla dal flagello del nazismo. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda dall'interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini", storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.

 

Gli americani, come tutti gli altri popoli, credono in molte cose che sono chiaramente false, seguitava la monografia. La loro illusione più perniciosa è che sia facilissimo, per ogni americano, fare soldi. Non si rendono conto di quanto, in realtà, sia difficile, e per questo chi non ne ha non fa altro che rimproverarselo. Questo senso di colpa è stato una vera fortuna per i ricchi e i potenti, che così hanno potuto permettersi di fare, per i poveri, meno di qualsiasi altra classe dirigente fin dall’epoca napoleonica.
Molte sono le novità arrivate dall’America. La più stupefacente è costituita da una massa di poveri senza dignità: una cosa senza precedenti. Questi poveri non si amano l’un l’altro perché non amano se stessi. Una volta capito questo, so sgradevole comportamento dei militari americani nei campi di prigionia tedeschi cessa di essere un mistero.

Trama:

L’assistente cappellano Billy Pilgrim è un soldato americano disorientato, che odia la guerra e si rifiuta di combattere. Viene catturato dai tedeschi e incontra Roland Weary che, al contrario di Billy, è entusiasta per la guerra in corso.

A Weary viene tolto tutto e morirà di cancrena su un vagone diretto in Lussemburgo: sul treno convince un soldato che il colpevole della sua morte sia Billy e questo giura di vendicarlo.

I prigionieri vengono spostati a Dresda, dove vengono stipati in un vecchio macello, il Mattatoio n.5.  Billy e gli altri si salvano nascondendosi in un sotterraneo durante il bombardamento. Dopo la fine della guerra, Billy attraversa un periodo di riabilitazione presso una clinica psichiatrica, per superare il trauma.

In seguito si sposa e trova un impiego grazie al padre della moglie, ha una figlia di nome Barbara. Durante la prima notte di nozze di Barbara, Billy viene catturato da una nave aliena e portato su Tralfamadore, a miliardi di chilometri di distanza dalla Terra.

Iniziano i viaggi nel tempo e nello spazio, che accompagneranno Billy fino alla fine.

Il libro:

Mattatoio n.5 è un romanzo contemporaneo, che narra vicende di guerra: questa è la base da cui si sviluppa un racconto che mescola testimonianze romanzate e fantascienza, creando qualcosa di unico.

Trattandosi di un’opera particolare sotto ogni punto di vista, l’autore ne offre una presentazione descrittiva all’inizio, come prologo.

Lo stile dell’autore è curato nei minimi dettagli ed è, insieme al messaggio, la colonna portante di tutto il romanzo.

Così va la vita.

L’autore ripete meccanicamente questa frase innumerevoli volte durante la narrazione: le vicende realmente accadute e quelle che comunemente definiamo come “caso, fatalità”, si mescolano fino a confondere e portare a domandarsi quali conseguenze siano realmente imputabile alle azioni di ognuno e quali, invece, siano solo frutto del susseguirsi degli eventi. Così va la vita.

Il lessico è, quindi, molto curato: ogni frase, ogni evento, ogni particolare, è lì per un preciso motivo. I dettagli, in alcuni casi, vogliono accentuare l’assurdità o l’improbabilità degli eventi.

Se da un lato l’autore impregna il racconto di tragicità e malinconia, dall’altro ironizza su ogni cosa, proprio grazie al modo il cui sceglie i termini.

La narrazione è volutamente frammentata in più parti: si passa continuamente da scene che visualizzano o ricordano il bombardamento di Dresda alla vita personale di Billy. Non solo: in alcune scene Billy vive una vita parallela, a milioni di chilometri dalla Terra.

Non è semplice, di conseguenza, dare una definizione dell’ambientazione e dell’atmosfera perché cambiano più volte con il proseguire del racconto e passano in secondo piano.

Il personaggio principale è, come già detto, Billy Pilgrim; ci sono poi personaggi secondari, tra cui anche l’autore stesso, che compaiono di tanto in tanto, quando è necessario evidenziare dei passaggi del romanzo.

Come detto all’inizio della recensione, una delle due colonne portanti del romanzo è il messaggio: l’autore presenta un libro sulla guerra, che offre una visione dei fatti diversa dal solito (solitamente i protagonisti dei romanzi sulla Seconda Guerra Mondiale sono tedeschi o ebrei, qui invece sono americani perlopiù). Il romanzo racconta i fatti sdrammatizzando, ma il messaggio è nettamente contrario alla guerra e ai suoi orrori.

Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di comprendere sempre la differenza.

In conclusione:

Un romanzo che consiglio senza dubbi: è particolare, è atroce e irriverente allo stesso tempo, è un libro unico nel suo genere.
Credo sia da leggere, considerando che l’autore ha realmente assistito ai fatti da cui ha preso spunto per il suo romanzo, di conseguenza – a mio parare – c’è molto dell’autore nel testo: è chiaro il suo punto di vista su ciò che è accaduto e su questo non è assolutamente imparziale.

Credo che di fronte a eventi simili sia difficile mantenere l’imparzialità. Tuttavia, se si tiene in considerazione questo durante la lettura, è assolutamente un libro da non perdere.

 

Recensione | L’Animologo

L'animologo Book Cover L'animologo
Antonia De Francesco
Romanzo, Contemporaneo
Giovane Holden Edizioni
2018
e-book
120

Quanto esistere può contenere una sola cornice di legno?

Sinossi:
Alle volte si brancola nel buio alla ricerca di un interruttore, altre si annega in punti di non ritorno. Può capitare a chiunque. Sono quei momenti in cui si ha la netta sensazione di non avere più un ruolo nella propria storia, pensando che la trama sia stata sovvertita da una mano che impugna un calamaio esclusivamente nostro. Quei momenti in cui pensi: non doveva andare così! È ciò che accade a Giorgio che, in una tempesta di domande senza alcuna risposta, davanti a un attimo spezzato, un cordone ombelicale reciso, in preda alla paura sente il desiderio di uscire fuori, per sempre, dalle righe del suo quaderno e ci prova. Il punto è che nessuno può cancellarsi o essere cancellato lasciando dei puntini sospensivi. Non è giusto. Per fortuna, nonostante l’essere diventati i più criptici dei messaggi, la vita è disseminata di persone che possono e scelgono di decifrarci: gli animologi. Si fanno avanti da uno dei tanti punti del foglio e cominciano, pian piano, a guidare la mano in un esercito di punteggiatura e diluvi di parole, permettendoci di guarire.
Accanto a Giorgio arriva Levante: gli fa dono, nel silenzio, delle sue parole imbustate, vecchie di anni bellici, intrise di lacrime, speranza, ma costantemente d’amore. Il divario generazionale è però intangibile, vicini come sono empaticamente nello sterile spazio di una bianca corsia, in cui viaggia un ritorno a casa dall’essenziale, come insegnano quei casi di miseria in cui a colmare i morsi della fame ci pensa un semplice pugno d’erba bollita. Una sorta di pozione magica che andrebbe data in pasto a chiunque smarrisca il senso di sé e della propria vita. Giorgio, curato dalle lettere di Levante, lo comprende e non ferma il potere salvifico di quelle parole, diventando a sua volta un animologo.
Romanzo forte e intenso, melanconicamente sorprendente.

 

Il libro:

Finisce così che un uomo, che ha capito il senso ultimo della libertà e della vita e ha imparato a sue spese ad apprezzarla, attraverso il dolore della mancanza delle certezze e dell’indotta precarietà della vita, non riesce più a comunicare. Non riesce più a mettere in comune perché non ha nulla da condividere.

Come preannunciato nella prefazione, “nel romanzo non ci sono protagonisti corporei, né eroi e tantomeno eroine. Impera la parola, vera e assoluta protagonista nel dirimere i conflitti dell’anima […]”.

Si tratta infatti di un romanzo molto intenso ed introspettivo che non vuole mettere in luce fatti o individui straordinari ma, semplicemente, la straordinaria forza che ognuno deve trovare dentro di se per sopravvivere alle avversità della vita.

Nel libro sono Giorgio e Levante a farlo, in due epoche diverse, a distanza di anni: il primo, un ragazzo che deve superare la depressione, la perdita della madre, le incomprensioni con il padre; il secondo, un ragazzo allontanato dalla famiglia a causa della guerra, che si aggrappa alle lettere della madre per sopportare la morte che ha davanti agli occhi ogni giorno.

Levante: un ragazzo d’animo buono, che impara a proprie spese cosa sia la mancanza di tutto, un ragazzo che non ha di ché vivere, che mangia erba bollita per sopravvivere.

L’erba bollita, un fatto reale ma anche una metafora: solo chi prova realmente cosa sia la privazione, può apprezzare ciò che ha di giorno in giorno.

Ed è proprio rileggendo le lettere che Levante invia alla madre, che Giorgio riesce a comprendere molte cose di sé, della sua vita, del suo passato e di ciò che gli è accaduto: riesce a comprendere la madre, affettuosa e apprensiva, il padre, burbero e distaccato, sé stesso.

Lo fa da solo, nella sua camera, soffrendo e rinascendo da questo dolore. Lo fa scrivendo un diario, che servirà più degli incontri con gli psicologi, un diario che servirà a far comprendere anche a suo padre il cambiamento che è avvenuto in lui.

La narrazione ha un ritmo medio e alterna parti del diario di Giorgio (riportando fatti e dialoghi) e lettere di Levante. Lo stile è elegante, preciso, curato.

Concediti unicamente una ragione, non una scusa!

Benché non sia collocato in un luogo geografico preciso, l’ambientazione si definisce a poco a poco e rende questo libro abbastanza universale. Qualsiasi ragazzo, infatti, potrebbe trovarsi nella situazione di Giorgio, indipendentemente dal luogo in cui si trova.

L’atmosfera è nostalgica, malinconica, ma con una vena di speranza che attraversa il libro dall’inizio alla fine.

I personaggi sono pochi ma definiti nel minimo dettaglio, maggiormente sotto l’aspetto psicologico ed emotivo che sotto l’aspetto fisico.

Quelle persone che pensano in breve tempo e rispondono con solchi nell’animo; che riescono empaticamente a sintonizzarsi con te e ad aprirti gli occhi, spostandoti lo sguardo sempre un po’ più lontano nell’orizzonte, vivendoti per quello che sei. Quelle rare persone dal cuore in mano e la ragione nel taschino poco sotto la sua altezza.

 

In conclusione:

Questo libro è stato una piacevole sorpresa: l’ho apprezzato molto, sia per il contenuto e sia per lo stile. Curato, elegante. Lo consiglio a ogni genere di lettore, soprattutto ai più sensibili: un’analisi di sé stessi e un tuffo nel passato, ai tempi di guerra (in questo libro, contrariamente a quanto si legge di solito, la guerra è vista da un singolo individuo, nella sua intimità, nella quotidianità, nei rapporti con la famiglia).

Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità di leggerlo e vi lascio il link alla pagina relativa al libro su giovaneholden.it

 

Recensione | L’uomo che voleva uccidermi

L'uomo che voleva uccidermi Book Cover L'uomo che voleva uccidermi
I narratori
Yoshida Suichi
Thriller, Romanzo contemporaneo
Feltrinelli
2017
Cartaceo / Copertina flessibile
333

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«Yoshida è stato paragonato a Stieg Larsson per l’abbinamento di crimini raccapriccianti e critica sociale, ma il suo tono è meno sensazionalistico, più melanconico. Yoshida mette in scena la crudeltà e l’alienazione a tutti i livelli della società giapponese.» – The New Yorker

📌 Sinossi

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l'uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall'incapacità di amare.

 

📌 Trama

I protagonisti di questo romanzo sono coinvolti in amicizie e relazioni difficili o occasionali; alcuni di loro affrontano la monotonia e la tristezza della vita in città trovando conforto su chat e siti di incontri.

Coincidenze e avvenimenti inspiegabili portano all’omicidio di una giovane donna e a rivelare alcuni suoi aspetti sconosciuti ai più.

Gli altri protagonisti si troveranno ad affrontare aspetti del loro carattere che non avevano considerato, superare paure e commettere azioni che, fino a questo momento, non avevano nemmeno preso in considerazione.

Un intreccio di incontri, misteri e bugie che, oltre ad aver portato alla morte di Yoshino, minaccia di causare una serie di eventi a catena, da cui non si potrà tornare indietro.

📌 Il libro

Il libro è suddiviso in quattro parti: la struttura del romanzo è quindi tale da permettere di portare avanti contemporaneamente la storia vista da persone diverse.

Tutto ruota intorno ai presunti incontri tra i protagonisti e gli incontri che, invece, avvengono realmente: bugie, invenzioni, inganni, frivolezze per passare il tempo che si trasformano in tragedie. Questo è il quadro generale che offre una visione dell’attuale società giapponese, dove – stando a quanto si può apprendere dal libro – è più facile comunicare tramite chat che di persona, ed è più facile dare fiducia ad uno sconosciuto che ad un amico.

Una società in cui i ragazzi desiderano una vita ed un’agiatezza che non potranno mai avere, a causa dei lavori scarsamente remunerati e del costo della vita. Ma, allo stesso tempo, una società in cui alcune persone tentano ancora di far valere principi come la famiglia e l’onore.

Il ritmo della narrazione è medio: probabilmente la trama generale viene “rallentata” dalla struttura. Ogni volta che si cambia punto di vista, si scopre qualcosa in più sul protagonista o i protagonisti di turno, sul loro passato, su cosa li ha portati fino a quel momento e perché: questo, probabilmente, fa in modo che la narrazione sia un po’ più lenta.

L’ambientazione è determinante per la trama: i fatti più importanti, infatti, si svolgono su un valico buio e freddo, descritto come una zona affascinante ma impervia, nonostante sia di uso comune.

Infine, il messaggio: secondo la mia interpretazione, il messaggio principale del romanzo è una sorta di denuncia, o perlomeno di critica, nei confronti del sistema con cui si vengono a creare conoscenze, amicizie e relazioni nella società attuale. Siti di incontri, chat anonime, e chissà quale altro sistema per mettere in piedi una relazione basata su informazioni fittizie e, nella maggior parte dei casi, menzogne. La maggior parte delle persone che decidono di utilizzare questi sistemi (come si desume anche dal libro) lo fa perché in questo modo può “costruire” la persona che vuole essere – o, se non altro, apparire – con la facoltà di decidere cosa dire o non dire di sé, cosa inventare e cosa eliminare.

Ora la domanda è: la società di cui parla l’autore, è poi così diversa dalla nostra? 

👍 Cosa mi è piaciuto

  1. L’ambientazione;
  2. Il messaggio;
  3. La struttura.

📎  Cosa ne penso?

Il commento  tratto da “The New Yorker” che ho riportato all’inizio descrive in maniera più che precisa questo libro: non è un thriller sconvolgente in termini letterari ma lo è in termini umani. Una storia di alienazione, di una società triste ed annoiata, di una gioventù dipendente dall’apparire e dal mondo virtuale.

In conclusione:
Lo consiglio. Ripeto: non tanto come thriller ma piuttosto come spunto di riflessione.

 

FOLLIA PATRICK MCGRATH

Recensione | Follia, P. McGrath

Follia (Titolo originale: Asylum) Book Cover Follia (Titolo originale: Asylum)
Patrick McGrath
Romanzo
Adelphi
1996 (1^ edizione) / 2012
Copertina flessibile
296

 

📌 Sinossi

Inghilterra, 1959. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell’ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne emergono le ragioni nascoste.

 

✒Citazioni

[…] si stava convincendo che la fiducia, e la speranza e l’amore sono tali in quanto nascono e crescono a dispetto della ragione.

Era come se l’avessero rubata, quella felicità, anzi come se l’avessero trovata per caso e se la fossero portata via di corsa, perché in realtà apparteneva a qualcun’altro e loro non ne avevano alcun diritto.

La vita era uno squallido baratto, soldi contro tempo.

📌 Trama

Stella, Max, Edgar, Charlie e Peter: cinque persone per costruire un libro.

Stella è una donna sposata, ma delusa dal matrimonio monotono e “piatto”. Max è suo marito, uno psichiatra in carriera che lavora presso una clinica psichiatrica nei pressi di Londra: il lavoro è tutto il suo mondo, i suoi pazienti sono il suo mezzo per arrivare a dirigere la clinica e soddisfare così la sua fama di successo e quella della madre esigente.

Stella e Max si trasferiscono nei pressi della clinica, in modo da facilitare il lavoro di Max: in questa occasione, Stella ha modo di conoscere Edgar Stark, paziente in semilibertà, che viene incaricato di restaurare la serra nel loro giardino.

Edgar e Stella iniziano a conversare, ad incontrarsi per passare i pomeriggi afosi all’interno del giardino. Dopo il ballo organizzato dalla clinica – a cui partecipano sia i membri personale e sia i pazienti – Edgar e Stella entrano sempre più in sintonia: Edgar si insinua nella mente di Stella, scatenando in lei fantasie rimaste soffocate da tempo.

Dopo svariati incontri nel giardino e nella serra, un giorno Edgar va a casa di Stella, passano del tempo nella camera da letto di Stella e Max – questo la fa sentire euforica – ma Edgar, prima di andarsene, prende dei vestiti di Max dall’armadio e scappa con essi.

Il giorno seguente Edgar è scomparso: questo è l’inizio della fine (e da qui non aggiungo altro per non rovinarvi la lettura!). Edgar libero, Stella che si sente imprigionata in casa propria. Un amore malato, devastante, forte e fragile allo stesso tempo.

📎 Il libro:

Un romanzo cupo, sconvolgente, straordinariamente realistico –  nonostante alcuni passaggi piuttosto “scenici” – a tratti inquietante.

Dopo questa premessa, devo assolutamente spiegarvi meglio cosa intendo: senza scendere eccessivamente nei dettagli, posso anticiparvi che si stratta della storia di Stella, una donna sposata, con famiglia, ma essenzialmente sola, trascurata, ombra di un marito in carriera che non la considera e non la stima, né come donna e né come moglie.

Questo suo stato di incertezza su se stessa e sulla sua vita, la porta ad un’avventura che la spinge a comportarsi all’opposto dei suoi standard: una vita sregolata, incerta, senza un futuro ben definito.

Per la prima volta Stella sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perché alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura.

Il problema vero non è, però, questa sua svolta, ma piuttosto l’uomo che ha scelto – o con cui, suo malgrado, si è trovata – per arrivare a tanto: un uomo con precedenti tutt’altro che rosei, un uomo con seri disturbi psichici, un uomo paranoico – sindrome particolarmente pericolosa quando si considera un rapporto tra due persone.

La descrizione del declino di Stella è a dir poco sconcertante: graduale, “morbido”, un lento avvicinarsi ad un punto di non ritorno; il tutto intervallato da sporadici momenti di isteria, euforia, gioia addirittura.

L’aspetto migliore del libro credo sia proprio questo: non tanto il racconto delle implicazioni psicologiche di Edgar, ma quelle di Stella e non solo.

La narrazione, infatti, viene fatta tramite lo specialista (uno psichiatra per l’esattezza) che si occupa in primo luogo di Edgar ed in seguito anche di Stella.

Un personaggio particolare anche questo, perché è la dimostrazione vivente di quanto la mente sia delicata: lui stesso, psichiatra, in alcuni momenti parla della mente umana come se fosse puramente un elemento di studio, in modo freddo e distaccato, in altri momenti è costretto a rendersi conto di quanto profonde possano essere le ripercussioni di tutto ciò (terapie, colloqui, azioni, sentimenti).

Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.

Tutto si svolge nell’arco di poco più di un anno, in Inghilterra. Tutte le vicende sono ambientate a Londra o in zone poco conosciute e poco frequentate del Galles, dove il paesaggio è perlopiù brughiera e, qua e là, sorgono sporadiche cliniche, gestite da dottori in carriera, che sfruttano questa possibilità per ampliare le proprie conoscenze. Il ritmo è piuttosto veloce: senza nemmeno accorgersene, si passa da una situazione alla sua immediata conseguenza. Il susseguirsi degli episodi è, quindi, abbastanza veloce e continuativo.

👍 Cosa mi è piaciuto:

  1. La descrizione di sentimenti, umori, risvolti psicologici;
  2. L’ambientazione
  3. Lo stile

📎  Cosa ne penso?

Come sempre, dopo aver letto il libro, ho cercato pareri e commenti, ed il risultato – come sempre – è stato questo: “libro brutto e banale” contro “libro meraviglioso e ben scritto”. Cosa ne penso personalmente? Sicuramente è ben scritto; sicuramente porta in luce molti aspetti della mente umana che spesso non vengono considerati a sufficienza e, soprattutto, lo fa in modo molto coinvolgente.

Come sapete, ciò che apprezzo di più in un libro è la sua capacità di “portarti nella storia” e questo ci riesce senza ombra di dubbio.

La mia una incertezza è sul fatto che le vicende vissute da Stella, i cambiamenti, i pensieri e le azioni – aspetti della sua vita così delicati, fragili, sconvolgenti – siano stati elaborati e raccontati da un uomo: voglio dire, la parte di Edgar, secondo me è stata molto più spontanea per l’autore, così come quella dello psichiatra.

Detto questo, lo consiglio assolutamente! Unica avvertenza: non è leggero, quindi leggetelo nel momento giusto!