La fattoria degli animali

La fattoria degli animali Book Cover La fattoria degli animali
Oscar moderni
George Orwell
Romanzo
Mondadori
1945 - 1^ edizione
Copertina flessibile
141

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Stanchi dei soprusi, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi agli umani e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza. Ben presto, però, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono sugli altri animali. L'acuta satira orwelliana contro il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un'energia stilistica che pongono "La fattoria degli animali" tra le opere più celebri della narrativa del Novecento.


 

La fattoria degli animali è un romanzo di Orwell pubblicato nel 1945.

Secondo quanto affermato dall’autore stesso, il romanzo voleva essere una critica alla politica di Stalin e alla situazione generale della Russia durante e dopo la Rivoluzione.

Fu pubblicato per la prima volta con un sottotitolo (a fairy story), successivamente abolito per poi essere sostituito con altri sottotitoli nelle varie traduzioni che il romanzo ha avuto. In alcuni casi il sottotitolo faceva espressamente riferimento alla Russia.

Si tratta di un romanzo allegorico estremamente significativo e per comprenderlo a pieno bisogna analizzarne le singole parti.

La fattoria degli animali

Sinteticamente si può riassumere la trama in questo modo: gli animali presenti in una fattoria (gestita inizialmente da esseri umani, ovviamente) stabilisce una gerarchia interna, con un capo, dei subordinati, e ognuno ha il proprio compito. Ma, come in ogni comunità, col passare del tempo iniziano i problemi dovuti al pensiero politico e alle caratteristiche che contraddistinguono ogni corrente di pensiero.

La fattoria degli animali oltre a rappresentare la situazione politica russa negli anni ’40/’50, rappresenta in modo generico e universale le caratteristiche delle correnti politiche più rilevanti e le conseguenze della loro applicazione.

Per poi terminare con un epilogo significativo almeno quanto il contenuto del resto del romanzo. Gli animali cacciano il fattore, ma finiscono presto per instaurare un sistema altrettanto autoritario e problematico.

I personaggi

Vecchio Maggiore o Old Major nella versione originale, è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché è il più longevo e di conseguenza il più saggio. Rappresenta Lenin: come Lenin muore dopo aver tenuto il suo discorso al popolo e, come per Lenin, il suo corpo (cranio) viene esposto come simbolo di rivoluzione.

Il discorso del maiale espone la teoria dell’Amimalismo, secondo la quale il lavoro di un animale produce più valore di quello necessario al suo mantenimento e le differenza viene “rubata” dall’umano parassita. Il Vecchio Maggiore è una sorta di rappresentazione dell’idea marxista.

Napoleone è un maiale opportunista che emerge rispetto agli altri animali, facendo leva sulla loro ignoranza. Rappresenta Stalin.

Palladineve, è un rivoluzionario convinto e sincero; non viene compreso dagli animali e viene boicottato da Napoleone, più astuto e crudele, che lo accusa di tradimento.

Clarinetto fa propaganda per conto di Napoleone, raccontando bugie e facendo leva sulla minaccia del possibile ritorno del fattore.

Boxer è un cavallo il cui lavoro è fondamentale per il funzionamento della fattoria. Rappresenta il lavoratore medio: umile e onesto. Il suo motto è “lavorerò di più”, ma questo lo porterà allo sfinimento e alla soppressione, su volere di Napoleone – che, tra l’altro il cavallo ha sempre sostenuto.

Beniamino è un cinico che dubita di tutti, un asino longevo e istruito che si rifiuta di mettere la sua istruzione al servizio degli altri animali. Rimane leale a Boxer fino alla fine e, solo dopo il crollo dell’Animalismo, accetta di leggere l’ultimo comandamento.

Berta (o Trifoglio) è la figura materna della fattoria, sensibile e di conforto per gli altri animali oppressi dai maiali; rappresenta il popolo ordinario, che viene inconsapevolmente manipolato e sfruttato.

Mollie è indifferente alla rivoluzione e sembra che tutto ciò che avviene nella fattoria non la tocchi realmente; le basta poter mantenere i suoi vizi. Rappresenta l’aristocrazia.

Mosè è il corvo rappresenta la Chiesa ortodossa russa: promette il paradiso agli animali, per alleviare il peso dello sfruttamento e indurli a sopportare ciò che avviene all’interno della fattoria, in accordo con chi la governa – in questo caso i maiali.

Minimus è il maiale poeta che canta le gesta di Napoleone, rappresenta l’intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda.

I cani e le pecore vengono rappresentati come gruppo. I primi rappresentano la polizia politica che reprime le opposizioni, i secondi le masse facilmente manipolabili.

Ci sono, poi, le galline e i conigli e altri animali citati di rado: le galline, per esempio, simboleggiano il popolo costretto alla fame dal regime.

Infine c’è Jones, il fattore alcolista cacciato durante la rivoluzione dagli animali.

In questo libro l’ambientazione non è rilevante, in quanto la fattoria potrebbe essere ubicata in qualsiasi luogo del mondo: è un simbolo. L’atmosfera invece è molto rilevante, è percepibile: è la tipica atmosfera di inquietudine, oppressione, malessere comune, insoddisfazione generale e difficoltà che si percepisce in una qualsiasi comunità in cui a star bene sono solo i pochi al potere.

Per quanto riguarda lo stile, Orwell è un maestro. Riesce a coinvolgere a tal punto da far sembrare tutto reale e percepibile. Come in tutti gli altri suoi scritti, Orwell fa un uso magistrale del lessico, curato e appropriato: in questo modo riesce a rendere le sue storie assolutamente vere, pur essendo metafore.

La fattoria degli animali: significato

Oltre alla rappresentazione del regime di Stalin, della morte di Lenin, degli Zar di Russia e del popolo russo, La fattoria degli animali è la rappresentazione della politica e della natura umana egoista e autoritaria che si manifesta sotto forma di pensiero politico totalitario.

Inoltre rappresenta un ciclo che spesso si è ripetuto nella storia: una situazione di malessere e oppressione porta ad una rivoluzione. La rivoluzione ha successo grazie a degli esponenti capaci di coinvolgere le masse. Gli esponenti si trasformano in regime, proprio come coloro che hanno da poco spodestato.

In conclusione

Consiglio la lettura di questo libro a tutti. Si tratta di un romanzo che esce da tutti gli schemi ed è difficilmente assimilabile ad un genere. Piuttosto è un libro, come gli altri di Orwell (1984, Fiorirà l’aspidistra), che contiene una sorta di avvertimento a diffidare di chi si impone al governo, un’esortazione a riflettere sugli avvenimenti storici e politici per evitare di incappare negli errori sistematici già commessi più volte in passato.


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Il lupo della steppa

Il lupo della steppa Book Cover Il lupo della steppa
Oscar moderni
Hermann Hesse
Romanzo, Classico
Mondadori
2016
Copertina flessibile
222

Il disagio di fronte alla volgarità e alla massificazione della società moderna, la ricerca di valori più elevati, la forza liberatrice degli impulsi primordiali, il rimettersi in gioco a partire da una nuova consapevolezza. Sono questi alcuni dei temi che si intrecciano nel "Lupo della steppa", uno dei romanzi più "radicali" e più affascinanti di Hesse, pubblicato nel 1927 in un'Europa in cui i regimi totalitari si andavano moltiplicando. Il protagonista, Harry Haller, vive in una condizione di impotente infelicità generata da un insanabile dissidio interiore tra l'"uomo" - tutto quello che ha in sé di spirituale, di sublimato, di culturale - e il "lupo" - tutto ciò che ha di istintivo, di selvatico e di caotico. Haller si è chiuso in un isolamento quasi totale rispetto al mondo meschino e privo di spirito in cui vive, arrivando a un passo dal suicidio. Verrà "rieducato" alla vita comune, quella di tutti, da una donna incolta ma esperta e intelligente, che lo aiuterà a trovare la via per meglio comprendere le "non regole" dell'assurdo gioco della vita. Introduzione di Daniela Idra.


 

Il lupo della steppa è un romanzo dello scrittore Hermann Hesse pubblicato nel 1927. Si tratta di un’opera in parte autobiografica (sebbene  attraverso uno pseudonimo), sviluppata perlopiù sul piano psicologico.

All’interno di quest’opera, l’autore racchiude una critica verso la società degli anni ’20, ma anche una profonda analisi di sé stesso.

L’ambientazione geografica e temporale non sono definite con precisione, ma si può intuire che si tratti degli anni ’20 per il fatto che il manoscritto ritrovato da cui ha origine il racconto si riferisca a qualche anno prima della pubblicazione, avvenuta nel ’27.

Attraverso il protagonista Harry Haller, si comprende il significato del libro: il protagonista è il lupo della steppa, isolato e infelice.

Haller trova il suddetto manoscritto e, successivamente, inizia il suo racconto personale attraverso un diario.

Questo libro contiene le memorie lasciate da quell’uomo che, con una espressione usata sovente da lui stesso, chiamavamo “il lupo della steppa”. 

Il lupo della steppa

Il lupo della steppa è un libro dai contenuti molto profondi, parla di sofferenza e infelicità, isolamento e di una lotta interiore tra uomo e lupo.

Attenzione: non si tratta di una lotta “fisica”, non stiamo parlando di licantropi. Il lupo della steppa è la rappresentazione dell’uomo che si isola, che sdegna la razza umana, che non vuole socializzare con nessuno.

A lottare con questo “lupo” è il lato umano: un uomo a tutti gli effetti, con le sue insicurezze e le sue paure; un uomo che ha bisogno di altre persone, di socializzare, un uomo che sbaglia, riflette, e si trova costantemente in conflitto con sé stesso e con gli altri.

«L’uomo non è una forma fissa e permanente […], ma un tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso fra la natura e lo spirito. Verso lo spirito, verso Dio lo spinge il suo intimo destino; a ritroso, verso la Natura, verso la Madre lo trae la sua intima nostalgia: tra l’una e l’altra di queste forze oscilla la sua vita angosciata e tremante.»

Haller si racconta, a tratti come uomo e a tratti come lupo:

  • l’uomo: è un cittadino tipico, conforme alla massa, che svolge attività ordinarie come lavorare quotidianamente, risparmiare, desiderare cose che non ha.
  • il lupo: è solitario, scettico, odia l’uomo e i suoi schemi, non vuole sentir parlare di politica eppure, dentro di sé, è in qualche modo un rivoluzionario.

Nel suo diario, Harry annota tutto ciò e, poco alla volta, capisce che la vita è l’unione di questi due aspetti, sempre.

Trama e significato

Oltre alle riflessioni sull’essere uomo o essere lupo, viene portata avanti parallelamente la trama vera e propria del romanzo: Harry sempre più solo e disperato, sempre più convinto di essere fuori posto, Harry che pensa al suicidio, programma il suicidio dopo il suo cinquantesimo compleanno. Harry che incontra Erminia (la sua metà androgina, tra l’altro) e riscopre i piaceri della vita “normale”. Harry che si crede di aver superato i suoi problemi, si innamora, frequenta donne e locali, fa uso di sostanze stupefacenti.

Harry arriva ad un epilogo. Un epilogo che contiene il messaggio – dichiarato e palese – dell’autore.

La prima parte del messaggio è l’impossibilità di identificare un uomo in modo univoco: un uomo ha tanti aspetti, nature molteplici. La seconda parte è da interpretare, perché potrebbe essere capita in due modi opposti perciò lascio a voi la scelta.

L’intero libro è da interpretare: ci sono molti punti su cui merita riflettere e trarre delle conclusioni. Harry è tutti noi. Ognuno di noi è un po’ uomo e un po’ lupo, chi più chi meno.

Il lupo della steppa è un libro complesso per i concetti che riporta, ma è reso semplice – quantomeno nella forma – da uno stile impeccabile e volutamente semplice. Questo fa sì che il testo abbia un ritmo di lettura piuttosto veloce, nonostante si tratti di un classico del secolo scorso con temi tanto delicati e complessi.

In conclusione:

Il lupo della steppa è un libro che consiglio a TUTTI: è un classico e spesso i classici o li si ama o li si odia. Per chi li ama non sarà un problema leggerlo, è un capolavoro. Per chi li odia…beh, si potrebbe tentare un’eccezione perché merita davvero. Ognuno di noi si è sentito un po’ lupo almeno una volta nella vita e trovare un libro che ne parla in questo modo è incredibile!


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Il Silmarillion. La compagnia di Tolkien

Il Silmarillion Book Cover Il Silmarillion
John Ronald Reuel Tolkien
Fantasy
I grandi tascabili
2013
Flessibile
682

"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. "Opera prima", dunque, essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata la filiazione delle sue favole: "Lo Hobbit", "Il Signore degli Anelli", "Il cacciatore di Draghi". "Il Silmarillion", che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un'unica storia sacra, narra la parabola di una caduta: dalla "musica degli inizi", il momento cosmogonico, alla guerra di Elfi e Uomini contro l'Avversario. L'ultimo dei racconti costituisce l'antecedente immediato del "Signore degli Anelli".

26 settembre 2019: esce oggi il film biografico su J.R.R.Tolkien e, come promesso, inizia l’avventura di questo blog alla scoperta del grande autore, a cominciare dal Silmarillion. (In realtà è già cominciato con il gruppo a tema su Instagram! Seguite l’hashtag #TolkienASrtatto e se, volete far parte della Compagnia di Tolkien, scrivetemi!)

Il Silmarillion, infatti, è quello che si può definire la genesi del mondo di Tolkien, benché sia stato pubblicato dopo la sua morte e, di conseguenza, dopo tutte le opere che si fondano proprio su di esso.

Il Silmarillion è stato pubblicato postumo, grazie al figlio – Christopher Tolkien. Il libro racchiude la genesi di Arda, dalla sua creazione fino alla Terza Era (da qui si ricongiungono le più conosciute opere dell’autore, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli).

La narrazione è suddivisa in più capitoli che corrispondono a momenti e luoghi diversi (o popoli diversi), all’interno dell’universo di Eä, a sua volta suddiviso in varie terre: Valinor, Nùmenor, Beleriand e, ovviamente, la conosciutissima Terra di Mezzo – la terra di Bilbo e Frodo!

Il Silmarillion è, senza dubbio, “l’opera fondamentale” per il suo autore, che ha lavorato ad essa per decenni, continuando ad elaborarla e a perfezionarla in ogni dettaglio. Attenzione però: non si tratta di un romanzo.

Si tratta, piuttosto, di uno schema descrittivo, di una “spiegazione” del mondo tolkieniano, che racchiude una quantità inimmaginabile di personaggi e luoghi. La caratteristica determinante di questi personaggi e di questi luoghi è il modo in cui sono descritti e particolareggiati. Ogni luogo ha caratteristiche differenti, ogni popolo ha dinastie, parentele, usi e costumi diversi…lingue diverse!

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e sono, all’ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien. Sulle loro vite fu composto il Lai di Lùthien, cioè Liberazione dal Selvaggio, il quale è. salvo un altro, la più lunga della cantiche riguardanti il mondo dell’antichità; […].

[…] e la sofferena era scolpita nel suo volto. Ma finalmente era stato richiamato in vita dall’amore di Lùthien, e si levò, e insieme tornarono a vagare per i boschi. 

Ogni capitolo de Il Silmarillion narra di uno di questi luoghi o uno di questi popoli o un personaggio in particolare, seguendo un ordine approssimativamente cronologico, a partire dalla genesi del mondo tolkieniano fino, appunto, alla Terza Era.

Il libro è suddiviso in cinque sezioni:

  1.  Ainulindalë (la Musica degli Ainur), narra la creazione dell’universo di Eä
  2.  Valaquenta, riporta la descrizione dei Valar e dei Maiar.
  3. Quenta Silmarillion.
    Qui termina il Silmarillion. Se in esso si è passati dall’eccellenza e dalla bellezza alla tenebra e alla rovina, è perché tale era, fin da tempi antichissimi, il destino di Arda Corrotta; e se un mutamento si verificherà, e la Corruzione sarà cancellata, lo possono sapere solo Manwe e Varda, i quali però non l’hanno rivelato, né se ne trova traccia nelle soriti di Mandos. 
  4. Akallabêth, Seconda Era, racconta la Caduta di Númenor e del suo popolo.
  5. Degli Anelli del Potere e della Terza Eracollegamento con Lo Hobbit Il Signore degli Anelli

Tutto ciò che avviene tra la prima e la quarta sezione avviene prima della Terza Era, quindi coinvolge personaggi meno conosciuti ai più, fatta eccezione per i primi elfi e, ovviamente, Sauron.

[…] Signore […] se hai potere su questi nuovi venuti, ingiungi loro di tornare per le strade donde sono venuti, oppure di procedere oltre. Noi infatti non desideriamo la presenza di stranieri in questa contrada, per tema che turbino la pace in cui viviamo. E coloro sono abbattitori di alberi e cacciatori di bestie, ragion per cui noi siamo loro ostili, e se non volessero andarsene li assilleremmo in tutti i modi possibili.”

Come è nato Il Simarillion

Stabilire una data esatta per l’inizio e la fine della stesura del Silmarillion non è semplice; tuttavia, si può ricondurre la sua nascita all’esperienza dell’autore nell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale.

Durante il suo impiego in guerra, infatti, l’autore è stato vittima della “febbre da trincea” e per questo motivo è stato rimpatriato. Dopo questa dolorosa esperienza, Tolkien ha deciso di lavorare su quelli che prima erano solo racconti sconnessi, per creare un vero e proprio universo.

Nel corso della sua storia, il Silmarillion, ha subito diversi rifiuti: il primo tra tutti è stato quello dell’editore di Tolkien, che si è rifiutato di pubblicare il testo, nonostante il successo de Lo Hobbit, perché non era un vero romanzo.

Anche dopo la pubblicazione a cura del figlio e dello scrittore fantasy Guy Gavriel Kay, nel 1977, Il Silmarillion non ha smesso di creare scompiglio tra il pubblico: è stato generato da un’insieme di bozze che, per quanto dettagliate e curate, non erano pronte per la pubblicazione definitiva. Inoltre, il testo è stato rivisitato, appunto, dal figlio e da una terza persona che, per quanto fedeli all’autore, hanno comunque apportato alcune modifiche per poterlo pubblicare.

Questo, inevitabilmente, ha creato pareri opposti: c’è chi sostiene che le opere postume e “rivisitate” non siano sufficientemente fedeli al volere dell’autore, e c’è chi sostiene che quest’opera meritasse di essere pubblicata in ogni caso.

Dentro Il Silmarillion

Si può analizzare questo libro prendendo in considerazione diversi fattori. Primo tra tutti, la creazione di un mondo fantastico mai visto prima e non “fine a sé stesso”, ma con una storia e un’evoluzione, come se si trattasse della storia della Via Lattea e della Terra.

“Tutto ha il proprio valore” disse Yavanna “e ogni cosa contribuisce al valore delle altre. Ma i kelvar possono fuggire o difendersi, laddove gli olvar che crescono non possono farlo. E tra questi, mi sono cari gli alberi. Lenti a crescere, saranno rapidi a cadere, e, a meno che non paghino tributo con frutti sui rami, poco rimpianti per il loro trapasso. Così io vedo nel mio pensiero. Potessero gli alberi parlare in favore di tutte le cose che hanno radici e punire chi fa loro del male!”

Ciò che, personalmente, escluderei dall’analisi (per il momento) è lo stile dell’autore, che credo sia più definibile e apprezzabile in uno qualsiasi dei suoi romanzi, piuttosto che in questo libro in un certo senso “tecnico”.

Tornando all’analisi del mondo tolkieniano, leggendo Il Silmarillion, si nota come la fantasia smisurata dell’autore si sia fusa alla perfezione con una quantità ancor più smisurata di nozioni che il professore ha appreso e utilizzato all’interno delle sue opere. Tra queste troviamo:

  • le caratteristiche del Medioevo (Tolkien, infatti, ha approfondito lo studio del Medioevo, su cui ha scritto anche dei saggi);
  • i miti nordici, da cui ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi personaggi più rilevanti e, soprattutto, per le credenze e le ambientazioni di alcuni popoli;
  • la Bibbia, e “l’inizio” secondo altre religioni oltre quella cristiana, per la genesi di Arda; inoltre, c’è una somiglianza tra Melkor-Ilùvatar e Dio-Lucifero; infine, il libro racconta la genesi e la caduta degli elfi, come la Bibbia narra la genesi e la caduta degli uomini… elemento che si può riscontrare anche in altre leggende e religioni;
  • i miti greci, a cui sono ispirati i personaggi dei Valar che, però, hanno anche caratteristiche degli dèi norreni (Manwe-Odino, per esempio);
  • i celti: da questo incredibile popolo, Tolkien ha tratto ispirazione sia per quanto riguarda la definizione di alcuni personaggi e sia per la creazione delle lingue elfiche.

La morte è il loro destino, il dono d’Iluvatar, che, con il consumarsi del tempo, persino le Potenze invidieranno. Ma Melkor ha gettato la propria ombra sulla morte e l’ha confusa con la tenebra, e dal bene ha tratto il male, e la paura dalla speranza. 

Guardando avanti…

Ora, avendo in programma la lettura de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, ricapitoliamo le ultime sezioni de IL SILMARILLION:

Akallabêth. Nel penultimo capitolo dell’opera si parla dell’ascesa e della caduta di Númenor: Akallabêth in adûnaico (la lingua di Númenor) significa “La caduta”. All’inizio del capitolo vengono enumerati gli uomini che facevano parte della razza dei Númenóreani e il motivo per cui essi, sotto consiglio di Sauron, sfidarono la collera dei Valar dai quali furono puniti con la distruzione della loro isola. L’autore prosegue con la narrazione della fondazione dei regni dei Nùmenòreani in esilio, Gondor e Arnor fondati da Elendil e dai suoi figli.

Degli Anelli del Potere e della Terza Era. In quest’ultimo capitolo, viene chiarita l’origine nonché la fine degli Anelli di Potere e dell’Unico Anello, forgiato in segreto da Sauron per governare gli anelli minori. Sono accennate le vicende Arwen e di suo padre Elron, di Gondor e di Aragorn. Vengono nominati Mithrandir e le vicende della Terra di Mezzo.

Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. Buona parte della forza e della volontà di Sauron fluì in quell’Unico Anello; il potere degli anelli elfici era infatti assai grande e così l’anello che avrebbe dovuto governarli doveva avere una potenza superiore; e Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d’Ombra. E, quando aveva l’Unico Anello su di sé, poteva percepire tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e così era in grado di vedere e di governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano. 

In conclusione (…o meglio, per iniziare questo viaggio)

Parola alla Compagnia di Tolkien…
  • Sto sottolineando trilioni di frasi, di metafore, anche solo di parole (traduzione impeccabile, tra l’altro👌🏻). Grazie per aver organizzato il GdL 😍
  • Letto anni fà, dopo Lo Hobbit che ho “mangiato” in una settimana (bellissimo😍!)..e scoprendo che sarebbe stato meglio averlo letto prima… X poi dedicarmi al mattone del Signore degli Anelli che non vedevo l’ora di iniziare💜…i film li so praticamente a memoria 😜😁
  • Ke dire…be Tolkien mi affascina, nonostante la fatica iniziale nel destreggiarsi cn i nomi.. È come un libro “comfort zone”(=sn quei film/libri ke fanno parte della mia vita da anni e ke adoro rileggere o rivedere, nn stancano…legati a periodi della mia vita in cui ero sola e loro m facevano compagnia) fa parte della mia vita da quando uscì il primo film del signor degli anelli e amo averlo nella libreria, rileggerlo adesso cn calma, cm se leggersi una cosa di famiglia, m coccola mi fa star bene…. Poi lo associo allr giornate in salotto, sul divano con la coperta, te caldo e camino acceso…adoro!!
  • Della prosa di Tolkien amo la musicalità: riesce a raccontare storie musicali usando parole musicali. Almeno io lo percepisco così. Persino le scene cruente sono alta poesia, e la poesia è sempre musica. Ne Il Silmarillion, essendo una sorta di Vecchio Testamento de Il Signore degli Anelli, l’aura musicale delle parole di Tolkien è ancora più evidente. In chiusa:
    ho letto la nota del traduttore, e mi ha emozionata più della prefazione del figlio di T., per la passione che traspare dalle righe, e che emerge anche da un lavoro eccellente e immane. La scelta lessicale, per opere come queste, è tutto.
    Sarebbe interessante leggere qualcosa di T. in lingua, per sperimentare questa sua musicalità originaria. Io non l’ho mai fatto. @as.tratto quando non ci resta più niente da leggere di T. considera di proporre di rileggere qualche passaggio in eng 🔝🤟🏻

    … e poi c’è il commento che riassume tutto:

  • Tolkien potrebbe scrivere “salsiccia pomodoro e prezzemolo” e mi emozionerebbe
La mia opinione

Ho sempre ammirato Tolkien, la sua fantasia, la sua visione del mondo e le sue capacità come autore. Per me Tolkien è il fantasy. Il Silmarillion, come ho scritto all’inizio della recensione, non è un vero e proprio romanzo quindi, per poterne apprezzare lo stile, consiglio di leggere Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e così via.

Se, però, siete interessati a scoprire come si è generato il mondo che fa da sfondo a tutti i romanzi e a capirne i dettagli, vi consiglio di partire proprio da questo. Per quanto possa sembrare ostico a causa della quantità di nomi e nozioni da ricordare, merita di essere letto.

Inoltre, nell’edizione Bompiani, c’è una lunga introduzione che spiega la stesura e la pubblicazione del libro e un’appendice che contiene l’elenco dei nomi, dei luoghi e dei termini elfici citati nel testo. Infine, contiene anche le mappe dei luoghi menzionati e gli alberi genealogici dei popoli elfici e non solo.

Per concludere: LEGGETE TOLKIEN. ORA.

E, se volete farlo in compagnia, o se avete già letto le sue opere e volete discuterne, scrivetemi per email o su instagram e vi aggiungo alla chat!

 


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Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mare Book Cover Il vecchio e il mare
Oscar Mondadori
Ernest Hemingway
Romanzo
Mondadori
2016
Flessibile
138

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago trova la forza di riprendere il mare: questa nuova battuta di pesca rinnova il suo apprendistato di pescatore e sigilla la sua simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi. nella lotta quasi a mani nude contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura. E, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita.


 

Il vecchio e il mare è una della opere più famose in assoluto dell’auotore Ernest Hemingway.

Benché si tratti di un’opera relativamente recente, può già essere considerata un classico della letteratura moderna.

Grazie a questo romanzo, infatti, l’autore è stato vincitore di un premio Pulitzer nel 1953. Questo testo ha avuto anche una forte influenza sulla conquista del del premio Nobel l’anno successivo.

“Dove andrai?” chiese il ragazzo.
“Al largo, per rientrare quando cambia il vento. Voglio esser fuori prima di giorno”.

Il vecchio e il mare: messaggi

La storia è semplice ma intensa e significativa: Santiago, un vecchio pescatore cubano, si intestardisce sul voler pescare il pesce marlin più grande della sua vita. Dopo giorni in mare aperto riesce a conquistarlo, arrivando allo stremo delle forze e rischiando più volte la vita.

“Chiunque può fare il pescatore, di maggio.”

Nel riportarlo al porto, però, il pesce viene spolpato da diversi attacchi di squali e questo fa sì che il povero Santiago torni a riva con nient’altro che una carcassa.

Ad aspettarlo a riva c’è il ragazzo, a cui ha insegnato tutto sul mare e con cui ha un legame speciale.

“La mia sveglia è l’età” disse il vecchio. “Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?”

Risulta evidente, durante la lettura, come il libro sia un susseguirsi di messaggi e metafore:

  • in primo luogo, la supremazia del mare e della natura sull’uomo: quanto un uomo possa sentirsi piccolo e indifeso nonostante la saggezza e l’esperienza acquisite;
  • di conseguenza, l’invito a non sentirsi mai troppo sicuri e, se possibile, essere un po’ più “modesti” e rispettosi nei confronti del mare e dei suoi abitanti;
  • il ciclo della vita, l’invecchiamento, la nostalgia e, nonostante tutto, le soddisfazioni e le dure lezioni che si presentano nei momenti più inaspettati;
  • l’importanza del trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo, in questo caso il ragazzino che accompagna il vecchio per mare.

Oltre la trama

Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.

Il vecchio e il mare è sicuramente un libro che merita di essere letto non solo per il contenuto e i messaggi citati poco fa, ma anche per lo stile e la forma impeccabili.

Lo stile narrativo di Hemingway, infatti, è qualcosa di unico: la percezione dell’atmosfera è veramente realistica durante la lettura, l’ambientazione perfetta e i personaggi più che significativi.

Nonostante la trama sia piuttosto semplice e si basi su due protagonisti (tre, se contiamo il mare come elemento chiave), la narrazione e fluida e fitta e porta il lettore fino alla fine in un batter d’occhio.

Per quanto riguarda i protagonisti, invece, sono essenzialmente due: il vecchio, Santiago, e il ragazzo. Vengono descritti fisicamente e, soprattutto, caratterialmente; ma ciò che conta di più è la loro esperienza, loro sono il messaggio.

Un discorso a parte va fatto per il mare che è contemporaneamente protagonista e antagonista. Il mare stupendo e “amico”, con i suoi colori e le sue usanze; il mare impetuoso e “nemico”, con i suoi predatori e le sue tempeste.

La struttura del romanzo è molto simile a quella di una fiaba: protagonista e antagonista, fatto scatenante, trasformazione (in questo caso sia del mare da positivo a negativo e poi viceversa, e sia della visione generale di Santiago) conseguenze ed epilogo.

Il vecchio e il mare: in conclusione

Come anticipato, si tratta di un “Signor Libro”, consigliato ad un pubblico sia adolescente che adulto e con qualsiasi gusto letterario. Merita davvero di essere letto.

Per concludere, consiglio a tutti di riflettere sui messaggi che questo libro porta con sé! Buona lettura!


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Per l’acquisto:

Fiorirà l’apidistra

Fiorirà l'aspidistra Book Cover Fiorirà l'aspidistra
Oscar Moderni
George Orwell
Classico, Moderno
Mondadori
2016 (1^ pubblicazione 1936)
Cartaceo, Copertina flessibile
268

Sinossi

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del "buon posto" gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua "resurrezione", o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.

 

Fiorirà l’aspidistra di George Orwell è un classico-moderno senza tempo. Perché senza tempo? Perché tratta di argomenti che erano attuali al momento della prima pubblicazione, sono attuali tuttora e lo saranno in futuro: alla base di tutto “i quattrini”, come li definisce il protagonista.

Un libro immenso nel contenuto e nel significato, non al pari di 1984 ma quasi!

Trama in breve e significato

La mancanza di quattrini significa disagio fisico e morale, significa squallide preoccupazioni, significa mancanza di tabacco, significa coscienza onnipresente del proprio fallimento, soprattutto significa solitudine.

Gordon, il protagonista, è una persona comune, forse fin troppo ordinaria, ma impegnata in una battaglia solitaria contro il denaro. O meglio, contro il sistema che dipende strettamente dal denaro.

Per mantenersi lavora lo stretto indispensabile, come commesso in libreria: un lavoro senza aspettative di crescita ma che gli garantisce il minimo per sopravvivere. Il minimo assoluto.
Infatti, Gordon si rifiuta di migliorare la sua posizione sociale ed economica nonostante la sua famiglia si sia votata a questo, esclusivamente per lui.

La sorella, per esempio, sacrifica la sua intera esistenza per fare in modo che il fratello abbia un’istruzione e migliori lo stato sociale della famiglia. I genitori stessi ne sono convinti sin dalla nascita dei due bambini, tant’è che la sorella finisce per credere fermamente di essere inferiore (perché donna e perché ignorante).

L’intera trama si sviluppa sul concetto di ossessione per in denaro in ogni ambito della vita di Gordon: non può uscire, non può avere una relazione con una donna, non può curarsi, non può.  Il motivo di tutti questi vincoli è la mancanza di denaro, che crea una catena di privazioni e, soprattutto, porta il protagonista ad essere ossessionato da questi pensieri, fino alla depressione a all’autodistruzione.

Forse è la sola vera religione – la sola religione veramente sentita – che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio era un tempo.

Non solo: oltre agli impedimenti materiali, si aggiungono i pregiudizi. Ciò che conta davvero nella società dell’epoca (…e in quella odierna?) è “ciò che pensano gli altri”: avere un buon posto di lavoro, un buon matrimonio, una casa e un’auto, un’aspetto rispettabile. In poche parole bisogna approdare nella borghesia a tutti i costi.

In tutto ciò, fa la sua comparsa la pianta di aspidistra, fiore nazionale inglese, che diventa il simbolo dell’odio che Gordon prova verso la società inglese della sua epoca. Odia il conformismo: tutti possiedono una pianta di aspidistra, anche Gordon la possiede. Solo che lui vuole ucciderla.

Questo meccanismo senza via di scampo porta Gordon all’isolamento totale: si trasferisce in un monolocale devastato e trascurato, esattamente come lui. Allontana la donna di cui si è innamorato perché non sopporta che lei abbia possibilità economiche migliori delle sue. Allontana l’amico e idolo Philip, un borghese con cui si è confrontato spesso, che idolatra Marx e il suo pensiero.

Vuole fare il poeta e unisce la sua visione di artista alla deriva alla sua repulsione per il denaro e il conformismo. Ha la sua occasione d’oro, proprio grazie alla poesia: vince dei soldi ma li spreca in una sola notte ritrovandosi al punto di partenza.

Poteva resistere a quella insignificante vita d’ufficio, perché non pensava mai, nemmeno per un istante, che potesse essere permanente. In un modo o nell’altro, un giorno o l’altro, Dio solo sapeva come e quando, se ne sarebbe liberato.

Ci sarà un unico evento capace di cambiare radicalmente Gordon interiormente ed esteriormente…

 

Il libro

Come sempre Orwell si dimostra un maestro nel rappresentare una condizione universale e perpetua come se fosse un unico caso al mondo: Gordon è tutti.

Non solo, a mio avviso, rappresentante della classe operaia, ma anche di quelle più elevate sotto certi aspetti: chi è realmente soddisfatto di ciò che ha e non pensa a ciò che non può avere? Credo sia una condizione molto diffusa. Inoltre, il suo “non poter fare” a causa della mancanza di denaro è tema tuttora attuale e lo sarà sempre di più con l’eliminazione del ceto medio.

L’altro fattore che rende questo libro attuale in tutto e per tutto è il concetto di voler apparire a tutti i costi: sessant’anni fa lo si faceva sfoggiando pellicce e gemelli d’oro, oggi lo si fa postando sui social foto di posti in cui – magari – non si è neanche stati realmente. Perché? Perché ciò che pensano gli altri spesso è più importante di ciò che pensiamo noi stessi.

Tornando al libro: è un testo dal ritmo piuttosto lento, una sorta di loop di depressione e pessimismo ma contiene significati immensi. I personaggi sono pochi ma sufficienti a spiegare il tutto al meglio: Gordon (insoddisfatto, depresso), Philip (baldanzoso e inconsciamente pieno di sé), Rosemary (realista e decisa), l’aspidistra (simbolo di conformismo, morte e resurrezione), gli “altri” (una società ostile e troppo esigente).

Il lessico e lo stile dell’autore sono perfetti per fare in modo che la storia sia universale; la collocazione storica e geografica contribuiscono a creare un’atmosfera cupa, grigia e pesante – proprio come Gordon!

Il primissimo effetto della miseria è quello di uccidere il pensiero.

 

In conclusione

Consiglio questo libro a chiunque, benché abbia dei momenti di lentezza e ripetizione perché sono proprio questi a dare spessore al messaggio. Ci sono alcune frasi che vengono ripetute decine di volte all’interno del libro: inizialmente sembrano eccessive ma successivamente sottolineano maggiormente il messaggio che Gordon porta con se. (Spero di aver dato un’idea del contenuto con le citazioni che ho selezionato).

Si ma tu capisci tutto ciò solo perché lo dice Marx! Tu non sai che cosa significhi doversi arrabattare, dover trascinare la vita con due sterline a settimana. Non si tratta di dover sopportare delle durezze o fare dei sacrifici. Durezze e sacrifici sono cose pulite, che temprano. è la maledetta meschinità, lo squallore strisciante in cui devi esistere. Vivere solo per settimane di seguito, perché quando non hai quattrini non hai amici. Crederti uno scrittore e non riuscire mai a produrre qualcosa perché sei sempre troppo infelice e depresso per scrivere. E’ una specie di lurido subpianeta quello in cui vivi. Una specie di fogna spirituale.

Infine, consiglio a tutti coloro che lo leggeranno di soffermarsi a riflettere sul finale: rassegnazione? Conformismo senza vie di scampo? O cosa?

Il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe Book Cover Il buio oltre la siepe
Universale Economica Feltrinelli
Harper Lee
Romanzo
Feltrinelli
1960
Cartaceo, Copertina flessibile
290

Sinossi:

In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

 

Il libro:

Il boio oltre la siepe è un classico moderno (1960) conosciuto in tutto il mondo grazie ai riconoscimenti ottenuti e alla trasposizione cinematografica ma, soprattutto, grazie al contenuto.

Ciò che definisce l’importanza questo libro, infatti, è il messaggio che vuole trasmettere: racconta, attraverso la storia dei protagonisti, società e mentalità americane negli anni ’30, quando le persone di colore erano ancora fortemente discriminate perché considerate inferiori.

La vicenda si svolge in Alabama, appunto, nel 1935. I protagonisti sono Atticus, i suoi due figli – Scout (che narra la storia) e Jem – e Dill, amico di Scout. I personaggi secondari sono proprio quelli che danno origine ai passaggi del libro su cui riflettere, perché oggetto di discriminazione o violenza e per i loro rapporti con i protagonisti.

Mi ritirai, meditando sulla mia colpa. Non m’ero mai messa di volontà a imparare a leggere, ma tutte le sere, fin da quando avevo memoria, m’ero ingozzata illecitamente di giornali, nonché di qualsiasi altra cosa stesse leggendo Atticus, quando mi raggomitolavo, ogni sera, sulle sue ginocchia.

Lo stile dell’autrice è semplice, senza eccessive digressioni ma con spiegazioni e descrizioni tali da rendere possibile l’immaginazione dei luoghi e delle persone. Questo rende il libro molto scorrevole, con un ritmo di lettura medio-veloce.
Personalmente ho trovato più lenta la prima parte rispetto al resto del libro: solo dopo la prima parte si riesce ad entrare nell’ottica di ciò che viene narrato e a comprendere i messaggi che verranno trasmessi fino alla fine; è come trovarsi davanti ad una lunga introduzione.

Nonostante ciò, il libro risulta comunque scorrevole in quanto i fatti narrati e i personaggi menzionanti si susseguono velocemente, fino alla fine.

C’è però un’istituzione in questo paese di fronte alla quale tutti gli uomini sono stati creati uguali. Tale istituzione, signori, è il tribunale. I nostri tribunali hanno i loro difetti, ma, in questo paese, per i nostri tribunali, tutti gli uomini sono stati creati uguali.

Vincitore del premio Pulitzer e oggetto di numerose lodi (tra cui quella dell’ex-presidente degli Stati Uniti, Obama), questo libro è entrato a far parte dei classici nonostante la sua pubblicazione relativamente recente: i temi trattati, infatti, sono tutt’ora attuali e parzialmente irrisolti.

Si parla di società razziste e maschiliste: probabilmente sono cambiati il soggetto e l’oggetto della discriminazione ma non il risultato, soprattutto per quanto riguarda la mentalità maschilista, ancora profondamente radicata nel pensiero comune.

In conclusione:

Consiglio questo libro a chiunque, come parte di un bagaglio culturale, come testimonianza e spunto di riflessione.

 

Il Signore delle Mosche

Il Signore delle Mosche Book Cover Il Signore delle Mosche
Classici Moderni
WIlliam Golding
Romanzo, Avventura
Mondadori
1954 1^ edizione
Cartaceo / Copertina flessibile
202

Sinossi:

Nel corso di un conflitto planetario, un aereo precipita su un'isola deserta. Sopravvivono solo alcuni ragazzi, che provano a riorganizzarsi senza l'aiuto e il controllo degli adulti. I primi tentativi di dare vita a una società ordinata hanno successo, ma presto esplodono tensioni latenti ed emergono paure irrazionali e comportamenti asociali: lo scenario paradisiaco dell'isola tropicale si trasforma in un inferno.

 

Recensione Il signore delle mosche

Trama:

Un gruppo di ragazzi si trova a naufragare su un’isola deserta, dopo l’abbattimento dell’aereo su cui si trovava.

Rimangono soli, nessun adulto rimane o arriva sull’isola con loro o dopo di loro.

Inizialmente sperimentano il piacere della libertà, una libertà dovuta alla lontananza da genitori e maestri. Presto, però, si accorgono di ciò che realmente si trovano di fronte: assenza di cibo e acqua, assenza di regole e di affetto, nessun consiglio o insegnamento.

Si formeranno gruppi in contrasto tra loro per l’occupazione dell’isola e le decisioni da prendere quotidianamente: nella speranza che qualcuno arrivi a soccorrerli sarà la legge del più forte a prendere il sopravvento.

Il libro:

Un libro realistico in modo sconvolgente. Benché la situazione sia paradossale, l’esito è ovvio: più individui lasciati a sé stessi non possono che entrare in conflitto.

Un romanzo d’avventura dal ritmo sostenuto, ambientato in un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico, durante una guerra (non è specificato di quale confitto si tratti).

Lo stile dell’autore è impeccabile, il lessico perfetto per ogni fatto descritto: tutto ciò non fa che sottolineare gli aspetti orrendi della natura umana. Il libro può essere diviso in tre parti secondo lo stato d’animo dei protagonisti:

  1. prima fase: euforia
  2. seconda fase: paura
  3. terza fase: crudeltà

Seguendo queste tre fasi è chiaro quale sia il messaggio dell’autore: l’uomo genera il male per natura, come reazione alla paura.  E il fatto che questo messaggio venga passato attraverso dei bambini, simbolo di innocenza, è ancora più significativo (da non sottovalutare anche il fatto che la vicenda abbia come sfondo un conflitto planetario: un conflitto nel conflitto; i bambini hanno appreso e riprodotto la crudeltà).

Di conseguenza, se all’inizio i protagonisti erano uniti dal comune senso di libertà, in seguito vengono divisi dalla paura: paura di morire, di rimanere lì abbandonati, di restare senza cibo, di animali che nemmeno esistono.

Da questo derivano i litigi e i conflitti tra i ragazzi: le regole stabilite all’inizio a poco a poco non sono più valide, la lotta per il potere diventa estenuante, si arriva a picchiare ed uccidere. I bambini più piccoli diventano selvaggi, i più grandi diventano bestiali.

In conclusione:

Lo consiglio assolutamente, è un romanzo che fa riflettere: a mio parere le tre fasi citate poco fa solo se stesse che accompagnano la vita di ogni giorno. Per esempio nell’ambito lavorativo: che si tratti di un’unica realtà o di quella generalizzata, lo schema è sempre quello. Euforia – Paura – Crudeltà.

La natura umana è questa, e dopo secoli di evoluzione ha solo mutato l’apparenza, non la sostanza: ciò che incide maggiormente in tutto ciò è la limitazione mentale dei singoli individui, che spesso sono quelli che prendono il sopravvento.

Buona lettura!

1984

1984 Book Cover 1984
George Orwell
Distopico
Mondadori
1948
Copertina flessibile
333

📌1984. Il mondo è diviso in tre superstati in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. L'Oceania, la cui capitale è Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Insomma: tranne vivere, se non secondo i dettami del Grande Fratello. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità...

1984 di George Orwell: IL distopico

1984 di Orwell… Perché IL distopico? Perché questo è il libro che ha gettato le basi per il genere e ne rimane il massimo rappresentante. Il genere distopico ha l’intento di raccontare un futuro immaginario contrario a quello utopico. Per questo motivo spesso può essere definito “pessimista”.

Questo è un libro visionario, una sorta di avvertimento che termina con un messaggio pesante e che, durante il suo svolgimento, trasmette un messaggio fortissimo.

✒”A quel punto la menzogna prescelta sarebbe passata nell’archivio permanente e sarebbe diventata verità”.

 

1984

📎Il libro è stato scritto nel 1948, circa tre generazioni fa. Questo fa pensare che l’ambientazione, la storia e il massaggio che contiene possano essere stati influenzati dal periodo in cui è stato scritto: la cosa disarmante, invece, è scoprire quanto molti aspetti siano assolutamente attuali.

Senza voler giudicare gli aspetti politici contenuti nel romanzo, credo che la prima parte (la più descrittiva delle tre) sia sufficiente a far riflettere.

1984 di Orwell è un grande classico moderno, amato o odiato, non ci sono vie di mezzo. 1984 è un libro devastante, crudo, duro, difficile da accettare, ma forse questo è proprio dovuto al fatto che è e sarà sempre attuale e verosimile. E, anzi, con il passare del tempo lo sarà sempre di più.

Si tratta di un libro che si basa sulla politica e sulla società, sui ceti sociali e sulla differenza tra loro che spesso viene assimilata al valore degli individui stessi.

A vigilare e governare sul popolo intero è il Grande Fratello, che vede e sente tutto, che spia ogni individuo, che punisce e detta legge su ogni aspetto della vita – anche quelli più intimi.

✒ “Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell’abitudine che diventava istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento – che non fosse fatto al buio – attentamente scrutato”.

Sicuramente un aspetto fondamentale su cui riflettere è come la parte “minimamente istruita” della popolazione fosse costretta a seguire un solo pensiero, mentre la parte non istruita vivesse una libertà e soddisfazione apparenti, date solo all’ignoranza.

Attenzione, ho scelto attentamente le parole con cui ho composto il paragrafo precedente. La popolazione minimamente istruita è il ceto medio, ma non esiste un ceto superiore realmente istruito. Esistono solo pochi tiranni che, sfruttando la loro generosità apparente nel rendere fruibile l’istruzione al ceto medio, riescono invece a inculcare in quest’ultimo un unico pensiero.

La popolazione non istruita, invece, è quella apparentemente libera di prendersi delle piccole soddisfazioni, di innamorarsi, di avere figli. Vive letteralmente nell’ignoranza di tutto ciò che accade intorno.

Il Grande Fratello entra a tal punto nella vita e nella testa delle persone, da riscriverne il passato. Sembra una cosa impossibile? Niente affatto, è piuttosto semplice invece. Basta eliminare ogni traccia e ogni prova dell’avvenimento di alcuni fatti storici e sostituirli con altri. Non succede forse ad oggi nella vita reale?

✒”Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto il passato veniva aggiornato”.

L’individualità è annientata, il libero pensiero anche. Tutto viene fatto in funzione del corretto svolgimento di una vita che appartiene ai singoli individui solo in apparenza, ma in realtà appartiene a chi li governa… Ricorda qualcosa?

Tutto ciò viene raccontato tramite l’esperienza di Winston Smith, il protagonista: appartenente al ceto medio, solo, con un impiego discreto, utile ma non indispensabile come chiunque, annientato come chiunque.

Winston, ad un certo punto della sua vita, capisce che il mondo il cui vive, con la sua struttura e la sua società e sbagliato, inizia ad accumulare oggetti dimenticati, a trasgredire in qualche modo, fino ad innamorarsi.

Inizia a frequentare una donna per amore, non per dovere. Si incontrano di nascosto, hanno desideri inconcepibili per in regime. Ed ecco che 1984 si dimostra il testo distopico per eccellenza.

Soprattutto il finale ne è la dimostrazione, assolutamente in linea con il resto della narrazione a differenza dei distopici più moderni: non lascia scampo.

Conclusione e appunti personali:

Si può essere d’accordo con il pensiero politico di Orwell o no.
Si può essere d’accordo con la sua visione pessimista o no.

Ma non si può non essere d’accordo sul messaggio contenuto in questo testo. Non si può rimanere indifferenti alla quantità di aspetti simili all’attuale realtà. Non si può fare a meno di fermarsi a riflettere su come il mondo attuale, la società stessa, sia un unico Grande Fratello che detta legge e spia ogni individuo senza farsi scrupoli.

Pensiamo un secondo: la rete, i social, gli acquisti online, i sistemi di videosorveglianza ovunque, la condivisione istantanea di ogni attimo di vita, i video da satellite, i milioni di account che ognuno di noi ha… eccolo il Grande Fratello.

Lo facciamo per vanità, perché “non si può più fare diversamente”, perché è il progresso: motivi apparenti, scuse.

Poi firmiamo decine di consensi al trattamento dei dati, informative sulla privacy, ma la privacy non esiste più. “Abbiamo qualcosa da nascondere?” No. Non è questo il punto. Il punto è che, attanagliati dalla routine, dalla frenesia e dalla comodità, siamo schiavi di un sistema che è un Grande Fratello, che ci spinge a comportarci in un determinato modo fino a dimenticare il nostro passato: un passato in cui non eravamo condizionati da tutto ciò, un passato in cui eravamo in armonia con il mondo in cui vivevamo e non in conflitto con esso.

Detto ciò, non posso che aggiungere una cosa: LEGGETELO TUTTI. Farà male ma è necessario.


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