Io, Tituba, strega nera di Salem

Io, Tituba, strega nera di Salem
Le chiocciole
Maryse Condé
Romanzo storico
Giunti
2019
Copertina flessibile
224

Nel 1692 la comunità puritana di Salem, nel New England, fu lacerata da uno dei più famigerati processi per stregoneria della storia. Le accuse, gli interrogatori, le torture e le condanne che seguirono coinvolsero più di centocinquanta persone e culminarono nella condanna a morte di diciannove imputati, in maggioranza donne. La nera Tituba, schiava di origine caraibica di proprietà del Reverendo Parris, fu accusata di istigare le donne e le fanciulle bianche alla stregoneria e ai commerci con il Maligno; la giovane schiava veniva dalle piantagioni delle Antille, e il romanzo a lei ispirato si apre sul luogo della sua nascita, l'isola di Barbada. Tituba è figlia di una donna nera violentata da un marinaio bianco durante la traversata oceanica e, nel corso delle peripezie che sconvolgono la sua vita fin dall'infanzia, viene iniziata ai riti e alla magia da Man Yaya, una vecchia curatrice africana. Da allora, Tituba ricorrerà spesso ai sortilegi e ai contatti con gli spiriti della sua tradizione, per reagire al disprezzo e ai soprusi dei bianchi: tutto il romanzo è così percorso da un'atmosfera di magia e sensualità, ma al tempo stesso è fondato sulla sanguinaria realtà della schiavitù nelle colonie del Nuovo Mondo, delle rivolte di schiavi e della "caccia alle streghe" del Seicento.

Io, Tituba, strega nera di Salem è uno dei libri più belli che abbia letto quest’anno e che sicuramente porterò con me per molto tempo.

Detto ciò, è il caso di spiegare i motivi di questa affermazione, tenendo presente che ho una predilezione per i libri di questo genere.

Io, Tituba, strega nera di Salem

Questo libro racconta una storia vera: la storia del processo di Salem del 1692, che ha visto la condanna di molte donne accusate di stregoneria.

Tituba è una ragazzina nera, nata da uno stupro da parte di un marinaio ai danni di una schiava. Tituba nasce schiava, da una madre che la schiva perché le ricorda quell’atto brutale di cui è stata vittima.

Mia madre pianse perché non ero un bambino. Le sembrava che la sorte delle donne fosse ancora più dolorosa di quella degli uomini. Per affrancarsi della loro condizione non dovevano forse essere 

Tuttavia, dopo infinite peripezie, la madre di Tituba trova un minimo di pace in un uomo – anche lui schiavo –  a cui viene “regalata” per distoglierlo dalle sue manie suicide.

Un uomo affettuoso, che regala a Tituba un po’ di calore e protezione, un vero padre.

Il futuro di Tituba e della sua famiglia, però, si rivela tutt’altro che semplice: in poco tempo rimane senza i genitori; è una donna ad aiutarla, un’anziana che la prende con sé e le insegna l’arte della natura: conoscere le piante medicinali e quelle velenose, come sfruttare ciò che si ha intorno per alleviare dolori e pene di ogni genere.

M’insegnò che tutto vive,ha un’anima, un respiro. Che tutto deve essere rispettato. Che l’uomo non è un padrone che percorre il suo regno a cavallo.

Purtroppo, però, anche questa donna è destinata a lasciare Tituba, che dovrà cavarsela da sola: si rifugia nel bosco, si crea una capanna, è in tutto e per tutto indipendente nonostante sia poco più che una bambina.

Ero fatta per curare, non per spaventare.

Ma questo è solo l’inizio: l’inizio della sua nomea da strega e l’inizio del percorso che la porterà fino al villaggio di Salem. L’incontro decisivo è quello con un ragazzo, di cui si innamora e per il quale è disposta a sacrificare la sua libertà.

Io, Tituba, strega nera di Salem: oltre la trama

Io, Tituba, strega nera di Salem è un libro che racconta di una donna estremamente forte, pur con le sue debolezze, e capace. Una donna che conosce la natura e le persone, le capisce e le aiuta. Una donna che viene definita strega da bambine viziate benestanti, figlie di famiglie cristiane dalla mentalità chiusa e sospettosa e per questo condannata.

Quello che inizialmente è stato un gioco infantile e un aiuto, si trasforma in sentenza.

Questo libro racconta la storia, attraverso Tituba, di nove milioni di donne condannate e uccise da uomini cristiani, in nome di Dio, perché temute. Perché capaci, perché più istruite pur non avendo frequentato le chiese e le istituzioni cristiane.

Racconta una storia triste ma magnifica: il legame tra una donna e le natura.

Sentivo che nella sua bocca la parola aveva un accento di obbrobrio. Come mai? Che significava? La facoltà di comunicare con gli invisibili, di conservare un legame costante con gli scomparsi, di curare, di guarire, non è forse una garanzia superiore fatta per ispirare rispetto, ammirazione e gratitudine? Di conseguenza la strega, se si vuol chiamare così colei che possiede una simile grazia, non dovrebbe forse essere vezzeggiata e riverita anziché temuta?

Tituba, a suo discapito, aveva “l’aggravante” di essere di colore: all’epoca le persone di colore venivano considerate come oggetti, comprate e vendute, usate fino all’esaurimento delle forze.

Tituba è stata sfruttata in tutto e per tutto, è stata consigliera e aiutante, ha curato e aiutato gente del villaggio, compreso il dottore. Poi, quasi per gioco, è diventata una strega: ha stregato le bambine, portandole ad avere comportamenti suggeriti dal Maligno.

Era vero? No. Le streghe aiutano. Tituba, su consiglio del marito e di un’altra prigioniera, inizia a stare al gioco dei sui carnefici dicendogli ciò che vogliono sentirsi dire (l’interrogatorio riportato è un estratto del vero rapporto stilato davanti a Tituba).

Come era stato predetto, la vita di Tituba è tutt’altro che rosea: costretta a sacrifici e sofferenze, resterà in piedi?

Io, Tituba, strega nera di Salem: caratteristiche

Io, Tituba, strega nera di Salem è un romanzo storico che racconta una storia vera e riporta anche alcune testimonianze originali.

Ovviamente, la storia vera è la base, mentre i dettagli sono fantasia dell’autrice.

Il tema principale è chiaramente quello della stregoneria, ma c’è un tema non secondario che viene affrontato in questo libro: la tratta degli schiavi e la loro ribellione (anche se si rivelerà un difensore unicamente della sua causa e non quella di Tituba, anzi! Inoltre la sua strategia per la sopravvivenza sembra essere l’accondiscendenza in tutto e per tutto. Insomma, anche in questo modo mostra un lato aspetto della vita e della schiavitù dell’epoca).

Tituba è la “rappresentante” dell’olocausto delle streghe, mentre John Indian è il “rappresentante” degli schiavi in America.

Si tratta di un romanzo storico che racchiude un significato sempre attuale. Probabilmente per questo motivo l’autrice ha scelto uno stile moderno ma non eccessivo, utilizzando comunque alcuni termini dell’epoca ed evitando modi di dire e parole tipiche del linguaggio odierno.

L’atmosfera e l’ambientazione sono necessariamente da analizzare in coppia: al variare di una, varia anche l’altra di conseguenza.

Per esempio, quando Tituba racconta della sua capanna sul fiume e del bosco circostante, si ha la percezione di un luogo desolato e ostile ma, in qualche modo, caldo e familiare.

Al contrario, quando parla di Salem, la percezione è quella di un luogo profondamente cupo, in cui gli abitanti vivono nel sospetto e nel pettegolezzo malevolo.

Nonostante i temi trattati non siano allegri e alcune scene siano piuttosto cruente, il libro si legge velocemente, grazie alla narrazione in prima persona di Tituba, che accompagna e culla il lettore dall’inizio alla fine, in una cantilena di sofferenze e piccole gioie.

In conclusione

Se dovessi trovare un difetto ad ogni costo, direi che personalmente avrei evitato i due o tre paragrafi in cui Tituba si preoccupa dei secoli a venire e del pensiero nel futuro perché, ripeto, personalmente li trovo un po’ forzati. Fatta eccezione per questo piccolo appunto soggettivo, credo sia un gran bel libro!

Io, Tituba, strega nera di Salem è un gran bel libro: lo consiglio a tutti gli appassionati di questo genere, soprattutto a chi fosse interessato a scoprire il “punto di vista di Tituba” su questa storia, per quanto “romanzata” possa essere.

Un punto a favore del libro è sicuramente lo stile dell’autrice: scorrevole, intrigante…in poche parole: voglio leggere tutti i suoi libri e questo ve lo consiglio sicuramente!

Per approfondire il tema dell’olocausto delle streghe dal punto di vista storico consiglio questo libro: I roghi delle streghe 


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Invisibile

Invisibile Book Cover Invisibile
M
Ursula Poznanski, Arno Strobel,
Thriller
Giunti
2019
Copertina rigida
360

Un paziente trafitto a morte dal bisturi del chirurgo durante un'operazione a cuore aperto. Un agente immobiliare ucciso con ventiquattro coltellate sulla soglia di casa. Un ragazzo massacrato con una mazza da baseball per strada, davanti a decine di testimoni. Un assurdo bagno di sangue travolge la città di Amburgo, ma la cosa più singolare è la facilità con cui i commissari Daniel Buchholz e Nina Salomon riescono a catturare i colpevoli. Eppure il movente rimane incomprensibile: nessuno di loro sembrava conoscere davvero la vittima. L' unico elemento in comune è una rabbia feroce cresciuta a dismisura, fino a diventare inarrestabile. Una rabbia che non lascia immuni nemmeno gli investigatori: mentre l'indagine si fa sempre più tesa, Nina stenta a riconoscere il suo partner. Come è possibile che Daniel, di solito così controllato e padrone di sé, stia diventando ogni giorno più aggressivo e irrazionale? Intanto, un dubbio comincia a insinuarsi in lei: e se gli assassini fossero stati manipolati? Ma da chi? E soprattutto: come?

Invisibile è un thriller psicologico attuale e piuttosto inquietante.
Il tema principale del libro è “il giudizio degli altri” e l’effetto che fa sulle persone.

Invisibile: Il libro

Per evitare spoiler di qualsiasi tipo accenno soltanto al primo capitolo per dare un’idea di quale sia il contenuto del libro.

Ospedale. Un paziente deve essere operato al cuore, un’operazione di routine. Nell’ospedale lavorano due cardiologi e chirurghi tra i migliori che si possano trovare (uno è primario del reparto). L’operazione sta andando bene ma, all’improvviso, il primario si presenta in sala operatoria e trafigge il cuore del paziente. Il motivo? Una recensione negativa.

Già dal primo capitolo si comprende, quindi, quale sia il movente comune a tutta la serie di omicidi: il giudizio altrui e, in particolar modo, la “fama online“. Quanto influenza la vita quotidiana di ognuno? E cosa si sarebbe disposti a fare pur di cancellare un’opinione negativa?

Invisibile: Oltre la trama

Ciò che rende veramente inquietante (e quindi ben riuscito) questo thriller è proprio il fatto che gli assassini sono persone comuni e apparentemente innocue, senza moventi validi o trascorsi particolari.

L’unica cosa che accomuna queste persone è la presenza invisibile di un giudizio, un qualcosa da cui non riescono più a liberarsi.

Lo stile è semplice e particolarmente scorrevole, lascia spazio alla trama e ai retroscena psicologici delle vicende narrate. L’ambientazione cambia ripetutamente (pur restando nella città di Ambrugo), così come l’atmosfera: in realtà, a differenza di molti altri thriller, non trasmette uno stato di allerta costante ma piuttosto punta sui colpi di scena (come accennato per il primo capitolo, in cui ci si può aspettare qualcosa di insolito solamente perché si è consapevoli di leggere un thriller ma non perché siano i fatti raccontati a suggerirlo).

I protagonisti sono due detective, Daniel Buchholz e Nina Salomon, incaricati di scoprire le cause e i colpevoli di queste morti inspiegabili: sembra esserci una mente “superiore” in grado di manipolare gli assassini.

Questo è il secondo volume della serie che vede come protagonisti Daniel Buchholz e Nina Salomon (il primo è Anonimo) e sicuramente ci sarà un seguito.

In conclusione

Credo sia un thriller molto valido, gli appassionati non possono farselo scappare! Personalmente ho sospeso la lettura di thriller per qualche anno e ho ripreso da poco con questo genere ma credo che sia uno dei migliori tra le ultime uscite!

 


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Regina di ossa

Regina di ossa
Waves
Alisa Kwitney
Young adult, retelling, horror, giallo
Giunti
2019
Copertina rigida
336

Quando Elizabeth Lavenza si iscrive a Ingold, prima e unica studentessa di Medicina, capisce subito che dimostrare quanto vale a compagni e professori sarà cosa ardua. Così quando s'imbatte in un bio-meccanico difettoso - una delle creature che la scuola sta riportando in vita, usando cadaveri di giovani uomini allo scopo di addestrare un esercito di soldati-automi da spedire in guerra - si offre di ripararlo per farsi notare. Ma questo bio-meccanico sembra aver conservato ricordi, sentimenti... e una coscienza. Elizabeth scopre che si tratta di Victor Frankenstein, brillante studente di Ingold deceduto in circostanze misteriose, e ne è pericolosamente attratta. Si ritrova così invischiata in una rete di segreti, intrighi e oscuri esperimenti che paiono implicare la Regina Elisabetta.

Regina di ossa è un retelling in versione femminile di Frankenstein di Mary Shelley, edito da Giunti Editore.

Recensione: Regina di ossa

Regina di ossa racconta la storia di Elizabeth Lavenza, la giovane americana che, per seguire le orme del padre, si reca nello Yorkshire per frequentare la facoltà di medicina, pur essendo l’unica donna ad aver mai tentato fino a quel momento.

La facoltà di medicina, infatti, è aperta solo agli uomini, mentre le donne frequentano infermieristica, essendo ritenute adatte a questo ruolo e non all’altezza del mestiere di medico.

Proprio per questo motivo Lizzie incontra diverse difficoltà: una su tutte, l’astio di professori e compagni che cercano di metterle i bastoni tra le ruote.

Tuttavia Lizzie non si lascia sopraffare e continua le ricerche e gli esperimenti del padre.

Nella scuola si creano i biomeccanici, “persone” vive per metà che servono per l’esercito della regina d’Inghilterra.

Lizzie conosce per caso uno di questi pazienti, un certo Victor Frankenstein, con il quale porta avanti la terapia di suo padre fino ad ottenere risultati sorprendenti!

Ma questo è solo l’inizio perché Victor porta con se i misteri più macabri della scuola di Ingold e non solo…

Oltre la trama

Regina di ossa è un libro young adult, un libro per ragazzi, e bisogna leggerlo essendone consapevoli; vale a dire che non ci si può immaginare di avere tra le mani il grande classico che è Frankenstein di Mary Shelley.

Ad ogni modo come libro funziona e, considerandolo per quello che è, lo si può apprezzare sicuramente: la trama è ben costruita, non mancano i colpi di scena, le difficoltà da superare e un pizzico d’amore complicato che rende la lettura ancora più coinvolgente.

“Young adult” è semplicemente un modo per definirne il target ma definirne il genere non è semplice: ha elementi dell’horror, del giallo e del romanzo rosa.

Ambientato in un’Inghilterra d’epoca vittoriana, lascia trasparire un’atmosfera cupa e vagamente dar, tra corridoi bui e laboratori di medicina. L’atmosfera cambia completamente (come anche l’ambientazione) sul finale, quando si ha una svolta decisiva per i due protagonisti.

Lo stile dell’autrice è molto semplice, adatto al pubblico di riferimento ma capace di catturare l’attenzione anche dei lettori “più adulti” in cerca di una lettura piacevole e  non eccessivamente complicata.

Fatta eccezione per alcuni termini medici legati alla strumentazione in voga all’epoca, il lessico utilizzato è moderno ma non fuori luogo o contrastante con la storia narrata.

I protagonisti sono essenzialmente due: Lizzie e Victor. Entrambi ben descritti e caratterizzati, soprattutto dal punto di vista caratteriale.

Gli antagonisti, invece, cambiano con il susseguirsi delle vicende: le persone su cui ricade l’odio inizialmente cambiano veste verso la fine, e viceversa.

Il personaggio di Lizzie è volutamente caratterizzato per sottolineare la sua determinazione e la sua volontà di emanciparsi nonostante l’epoca… A mio parere, questo è anche il messaggio principale contenuto nel libro: mai arrendersi e inseguire i propri desideri nonostante pregiudizi e convenzioni.

In conclusione

Consiglio la lettura di Regina di ossa agli amanti dei retelling e agli appassionati di Frankenstein, che potranno aggiungere un nuovo pezzetto alla collezione.

Ovviamente è un libro adatto a tutti: ragazzi ma anche adulti. Una lettura facile, veloce e piacevole.

Buona lettura!


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Tra loro

Tra loro
Narratori
Richard Ford
Biografia
Feltrinelli
2017
Copertina flessibile
144

Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni Venti e gli anni desolati della Grande Depressione, una strana coppia percorre le strade assolate del Mississippi e dell'Arkansas su una Ford a due porte. Lui è il rappresentante di una ditta di amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di viaggiare insieme per non doversi separare. E così, per una ventina d'anni, passeranno da un grossista all'altro, da un albergo all'altro, da un ristorante all'altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del Proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore. L'imprevista gravidanza della moglie cambia tutto. L'arrivo di un figlio inatteso separa inevitabilmente quella coppia così unita, costringendo l'uno a un pesante lavoro solitario, l'altra a una vita stanziale in città. Ma quel figlio, peraltro graditissimo e accolto con immensa gioia da entrambi i genitori, non è un ragazzo qualunque, e nel corso degli anni si affermerà come importante scrittore americano contemporaneo: l'autore di questo libro, Richard Ford.

Tra loro è il memoriale scritto da Richard Ford sui suoi genitori.
Tramite la storia dei suoi genitori, però, l’autore offre una vista più ampia sulla storia d’America nel dopoguerra e su quali fossero le convenzioni dell’epoca.

Il libro

Tra loro è suddiviso in due parti, la prima dedicata al padre e la seconda alla madre.

La storia narrata è pressoché la stessa: ovviamente, si tratta delle stesse vite – ma vissute in due modi diversi, osservate e raccontate dallo stesso bambino ormai cresciuto.

Richard nasce dopo quindici anni di matrimonio, un tempo piuttosto lungo in cui in genitori si sono rassegnati all’idea di non avere un figlio, idea che forse non li ha mai nemmeno entusiasmati troppo.

Il padre è un commesso viaggiatore e si occupa di una zona molto vasta nel sud degli Stati Uniti; è un uomo buono, abitudinario, che ha bisogno di essere accudito e “tenuto al sicuro”.

La madre è una donna premurosa che presto si unisce al marito nei suoi lunghi viaggi attraverso l’America. Vivono così per quindici anni, tra motel, alberghi, tavole calde e chilometri di strada.

Poi nasce Richard, inaspettatamente. Per qualche anno la loro vita continua come prima, tra spostamenti e strade. Poi iniziano i problemi dovuti a Richard: qualche malattia, come ogni bambino piccolo, la necessità di una formazione scolastica, ecc.

Questo costringe la famiglia di Richard a fermarsi in un posto, comprare una casa e fare una vita più convenzionale. Da questo momento il padre rientra a casa solo nel fine settimana: gli unici due giorni in cui Richard vede il padre sono giorni in cui i problemi della settimana vengono volutamente ignorati per non turbare lo stato di quiete dei momenti in cui l’uomo è presente.

La vita di Richard prosegue in questo modo, rivalutando spesso la sua posizione rispetto ai genitori, facendosi domane su come il suo arrivo abbia stravolto le loro vite.

Tra loro…

Trattandosi di un memoriale la trama è strettamente legata alla vita privata della famiglia Ford, narrata da un Richard adulto che ricorda la sua infanzia, prima rapportandosi con il padre e poi con la madre.

Dal testo si possono comunque estrapolare valide informazioni sulla vita in America negli anni ’50, su come fosse definita una famiglia “normale” e su quali fossero le abitudini più comuni.

Questo, tra l’altro, è l’aspetto fondamentale che rende possibile la percezione dell’atmosfera e dell’ambientazione (ci sono anche alcune foto di famiglia tra i vari capitoli!).

Lo stile dell’autore è sempre ottimo: mai noioso o con una sola parola fuori posto. Tuttavia, il ritmo di questo libro è piuttosto lento, soprattutto a causa delle descrizioni di alcune fasi della vita della famiglia Ford (a volte anche ripetute) e sia per le riflessioni dell’autore stesso.

In conclusione

Un bel libro che, a mio parere, aiuta a comprendere maggiormente lo stile e gli argomenti tipici di Ford.

Tra loro è, in qualche modo, il ricordo di un bambino che ha ormai perso l’ingenuità ed è combattuto tra il mantenere vivi gli aspetti positivi di una vita fuori dal comune per come l’ha vissuta da piccolo, e il rivalutarla con una critica più matura e razionale.

In Rock Springs, per esempio, tutti i racconti hanno come tema principale il viaggio, lo spostamento, le giornate trascorse tra motel e auto, i divorzi, l’abbandono.

Personalmente credo che il passato dell’autore abbia influito molto sui suoi scritti, soprattutto dopo aver letto questo libro.

Lo consiglio a chi ha intenzione di leggere tutto Ford, approfondendo alcuni aspetti della sua vita e della sua persona.

 


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Morte nelle Highlands

Morte nelle Highlands Book Cover Morte nelle Highlands
Lucy Foley
Thriller
Giunti
2019
372

Come ogni anno Emma, Mark e i loro amici trascorrono l'ultimo dell'anno insieme. Per Emma, l'ultima arrivata, l'unica a non aver frequentato Oxford con gli altri, è l'occasione per fare bella figura e integrarsi nel gruppo. Ma qualcosa va storto nell'esclusivo cottage che si affaccia sulle gelide acque di Loch Corrin. Sui boschi già imbiancati si abbatte la peggiore tempesta di neve degli ultimi tempi e poi, improvvisamente, uno degli ospiti scompare. Le condizioni meteo sono così proibitive che i soccorsi non possono arrivare e nessuno può andare via. Quando l'ospite viene ritrovato - morto - tutti sono dei potenziali sospettati. Ci sono Heather, la manager del resort, Doug, l'ex marine ora guardiacaccia, una inquietante coppia di islandesi e poi gli amici: Miranda e Julien, tanto belli quanto snob, Samira e Giles con la loro bambina di 6 mesi, Nick e il suo fidanzato americano, e infine Katie, l'unica single del gruppo. Chi è l'assassino? Ma, soprattutto, chi è la vittima?

Morte nelle Highlands è un thriller che potrebbe sembrare scontato per la trama ma, in realtà, è molto originale nella forma.

Mi spiego meglio: la trama presenta dei punti comuni a molti altri thriller. L’ambientazione in una baita sperduta, la festa tra amici che si trasforma in tragedia, omicidi senza apparente spiegazione, i sospetti che ricadono su coloro che fino ad un attimo prima erano stati compagni di scherzi e bevute.

La particolarità del romanzo è, invece, la struttura della narrazione: non solo non si sa chi sia l’assassino, non si sa nemmeno chi sia la vittima!

Il libro

Morte nelle Highlands si rivela comunque un buon thriller, soprattutto per la struttura descritta poco fa.

Può essere suddiviso in due parti: la prima dal ritmo più lento e costate e la seconda dal ritmo più veloce e con una serie di colpi di scena più repentini.

Se, per un accanito lettore di thriller, la prima parte può risultare lenta e prolissa, sicuramente la seconda metà può riscattare il libro e portare ad un giudizio positivo.

Quando ti rendi conto di quanto siamo isolati,
capisci che soltanto un matto sceglierebbe di viverci,
soltanto chi scappa da qualcosa,
o chi non ha niente da perdere.
Persone come me.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole: si alternano descrizioni, dialoghi e pensieri. Per quanto riguarda il ritmo, invece, si nota molto la differenza tra la prima metà del libro e la seconda.

L’ambientazione, come anticipato, è una baita sperduta in montagna, d’inverno (è capodanno!). L’atmosfera è, inizialmente, festosa e spensierata; successivamente diventa inquieta e sospettosa.

I protagonisti sono molto vari: vengono descritti singolarmente, sono perlopiù coppie ma anche single che si ritrovano abitualmente per festeggiare insieme. Benché siano descritti come amici, sin dall’inizio vengono poste in evidenza situazioni di invidia, gelosia o incomprensione.

 

In conclusione

Consiglio questo libro (soprattutto in questo periodo… una buona “lettura sotto l’ombrellone”!) a lettori di thriller e non. Infatti si tratta di un thriller non eccessivamente cruento o psicologico, perciò può essere apprezzato anche da chi non predilige esclusivamente questo genere di letture.


Ringrazio @giuntieditore per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima!

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Rock Springs, Richard Ford

Rock Springs Book Cover Rock Springs
Universale Economica
Richard Ford
Fiction, Raccolta di racconti
Feltrinelli
2013
190

Un Montana freddo e inospitale, dove le miniere di carbone si sono esaurite, il boom immobiliare è solo un ricordo e trattori solitari vagano nell'ombra della sera. In questo luogo, così lontano dalle luci di New York, Richard Ford ambienta storie di persone comuni sorprese in quell'attimo di stupita sospensione che precede un mutamento decisivo, in dieci racconti che sono insieme lirici e realistici, commoventi e spiritosi.

Rock Springs è una raccolta di racconti brevi di Richard Ford, ambientati tra il Wyoming e il Montana. Ho comprato questo libro principalmente per due motivi: da parecchio tempo volevo avvicinarmi alla lettura di Ford e mi è sembrato opportuno farlo da una raccolta di racconti, e poi perché il titolo del libro è il nome della città in cui abita una cara amica e mi ha incuriosito molto.

In realtà sono stata piacevolmente sorpresa da questo libro perché, benché i temi siano ricorrenti, racconta momenti di vita di persone comuni che si adattano e si arrangiano per sopravvivere tra roulotte, macchine rubare e motel. Ora vi spiego tutto…

Il libro

Rock Springs è una raccolta di 10 racconti ambientati tra il Wyoming  e il Montana. I temi trattati, come anticipato poco fa, sono ricorrenti: divorzi, relazioni tormentate, vite al limite, rapporti tra genitori e figli, furti e vite on the road.

Fattori determinanti in questo libro sono lo stile dell’autore e l’atmosfera che riesce a ricreare: si ha la sensazione di essere seduti al bancone di un locale, davanti ad un bicchiere di whisky, con un signore barbuto e malinconico che racconta storie di vite parallele…

Pensavo che la differenza tra una vita fortunata e una meno, […] consisteva nella capacità che avevi di toglierti queste cose dalla mente e di non lasciarti impressionare da loro, e forse, anche, da tutte le grane come questa che dovevi affrontare in una vita. Per fortuna o di proposito avevano tutti avuto meno grane e, in virtù della loro indole, le avevano dimenticate più in fretta. E questo è quello che volevo per me. Meno grane, meno ricordi di seccature.

Il ritmo di lettura è medio e i racconti sono piuttosto brevi, quindi il libro si legge velocemente e senza fatica. L’atmosfera è sempre piuttosto malinconica e nostalgica, ma è proprio questo a dare il giusto peso alle trame dei racconti.

L’ambientazione è, appunto, tra questi due stati americani, anche se prevale il Montana, mentre il Wyoming viene menzionato solo in un paio di racconti (Rock Springs si trova appunto nel Wyoming ed è il titolo sia di uno dei racconti e sia della raccolta).

Trattandosi di vicende ambientate principalmente tra strade, macchine e motel, l’atmosfera e l’ambientazione cambiano simultaneamente, così come le emozioni e le sensazioni che i protagonisti trasmettono.

Le cose più importanti della vita possono cambiare così bruscamente, in un modo così irrecuperabile, che uno le può dimenticare, loro e il contesto in cui si sono svolte, tanto si è distratti dalla casualità dell’accaduto e da tutto ciò che potrebbe succedere ancora e ancora succederà.

In conclusione

Rock Springs è un libro nostalgico e un po’ malinconico ma molto bello e ben scritto! Lo consiglio a chi volesse conoscere l’autore, come ho fatto io, iniziando dai racconti! 🙂 Buona lettura!

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Fahrenheit 451, Ray Bradbury






Fahrenheit 451 Book Cover




Fahrenheit 451





Ray Bradbury





Distopico




Mondadori




1563 (1^edizione originale)




Cartaceo, copertina flessibile




177



In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall'incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Fahrenheit 451  è un romanzo distopico di fantascienza del 1953, edito per la prima volta in Italia tre anni dopo la prima pubblicazione.

La trama è incentrata sulla caratteristica che contraddistingue l’epoca futura in cui è ambientato: leggere è un reato, possedere libri peggio ancora.

La soluzione per eliminare il problema è l’istituzione di un corpo dei Vigili del Fuoco, che ha il compito di bruciare ogni volume in circolazione.

Il protagonista è Guy Montag, discendente di una famiglia di Pompieri addetti ai roghi di libri che, grazie anche ad un incontro inaspettato, rivaluta la sua posizione.

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce»

Il libro

Dai alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più famose, le capitali degli stati o quanto granoturco si è prodotto l’anno scorso nello Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti “fatti” e si sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto.

Attraverso Guy Montag, il lettore viene inizialmente proiettato in un mondo futuro e distopico le cui caratteristiche non si apprendono immediatamente.

Proseguendo con la lettura, però, si capisce come sia strutturata la società, quali siano i divieti, le punizioni e quale ruolo fondamentale abbiano i Pompieri in tutto ciò.

Montag si trova poi ad assistere ad un evento che lo sconvolge a tal punto da portarlo a riflettere su tutto ciò che per lui è stato normale e scontato fino a quel momento.

A questo fatto si aggiunge un incontro inaspettato con una ragazzina curiosa e intelligente che, con la sua spontaneità, fa riflettere Montag su cosa stia facendo e su cosa sia giusto o sbagliato.

Da questo momento in poi gli eventi si susseguono ad ritmo sorprendentemente veloce, cambiando Montag radicalmente e mettendolo alla prova fino alla fine, quando la sua vita diventerà l’opposto di quella che era all’inizio del libro.

E ho pensato ai libri. Per la prima volta mi sono reso conto che dietro ogni libro c’è un essere umano. Un essere che ha dovuto pensarlo e usare il suo tempo per metterlo sulla carta. Non ci avevo mai riflettuto prima.

In conclusione

Lo consiglio vivamente ai pochi che ancora non dovessero conoscerlo; nonostante le apparenti differenze (quasi “assurde”) con il mondo reale, fa riflettere su quante siano le analogie con la società moderna, le sue regole e i suoi divieti. Caratteristica, questa, che contraddistingue e definisce tutti i distopici di alto livello.

Personalmente l’ho apprezzato molto anche se piuttosto breve e poco descrittivo (lascia molte cose non dette). Ho anche trovato parecchie analogie con Orwell, fatta eccezione per il finale che si rivela relativamente positivo rispetto agli standard si Orwell.

L’autore

Ray Douglas Bradbury è stato narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico.
Nato nel 1920 in Illinois, si è diplomato a Los Angeles.
Ha fatto il venditore di giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti alla biblioteca pubblica e le giornate alla macchina da scrivere.

È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.
Molti suoi racconti sono apparsi in periodici prima di essere raccolti in Dark Carnival nel 1947.

La sua fama nasce con la pubblicazione di The Martian Chronicles nel 1950 (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Cronache marziane nel 1954 tradotto da Giorgio Monicelli, omonimo del regista e lontano parente di Arnoldo Mondadori).
Dal romanzo Fahrenheit 451, del 1953 (in Italia tradotto sempre da Giorgio Monicelli e pubblicato dall’editore Martello nel 1956 col titolo Gli anni della fenice) considerato il suo capolavoro, François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto.

In realtà l’opera era nata come racconto sul numero di febbraio del 1951 di Galaxy dal titolo The Fireman (“Il pompiere”). Un paio d’anni più tardi, Bradbury lo allungò trasformandola nel romanzo Fahrenheit 451.

Fra le altre sue opere: Il gioco dei pianeti (The illustrated Man, 1951), Paese d’ottobre (The October Country, 1955), La fine del principio (A Medicine For Melancholy, 1959), Le macchine della felicità (The Machineries Of Joy, 1964), Io canto il corpo elettrico! (I sing the body electric!,1969), Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001), Il popolo dell’autunno (Something wicked this way comes, 1962), Constance contro tutti (Let’s All Kill Constance, 2002), Il cimitero dei folliTangerineTroppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo (The Toynbee Convector, 1988), tutte edite da Mondadori.
Bradbury è considerato uno dei maggiori innovatori del genere fantascientifico.

I suoi romanzi hanno rinnovato il genere introducendovi elementi insieme lirici e di denuncia. Nei suoi pianeti e nelle sue galassie si riflettono, deformati da un occhio visionario, le memorie infantili di un’America perduta e gli incubi della civiltà tecnologica.
Dopo aver ricevuto una menzione d’onore dal Premio Pulitzer, Bradbury ha deciso di rendere noto, in un’intervista al Los Angeles Times, che il suo scopo nello scrivere Fahrenheit 451 non era affatto quello di condannare la censura governativa, né tantomeno il senatore McCarthy.

Il libro rappresentava invece una critica della televisione, colpevole di distruggere l’interesse nella lettura.
Bradbury negli ultimi anni aveva rallentato la sua attività, per motivi di salute, ma era comunque rimasto attivo, scrivendo nuovi racconti, commedie e un libro di poesie.

Fonti: ibs.it
Enciclopedia della Letteratura Garzanti; Catalogo storico Arnoldo Mondadori Editore; Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale; fantascienza.com

 

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La geisha e il suonatore di banjo, Jérôme Hallier






La geisha e il suonatore di banjo Book Cover




La geisha e il suonatore di banjo





Jérôme Hallier





Romanzo (rosa/fantasy/fiaba)




Giunti




2019




Cartaceo, copertina rigida




224



La storia struggente di un amore impossibile, sul romantico sfondo dell'esposizione universale di Parigi nel 1900.

«È stata una bellissima giornata. Arrivederci.»
Tommy esitò.
«Ci rivedremo?»
«Sì» disse lei, avvicinandosi «di giorno, nei nostri ricordi. E la notte, nei nostri sogni.»

Kyoto, 1900. In una delle più eleganti case da tè della città, vive O-miya, una giovane geisha che sogna di evadere dai confini ristretti del suo mondo. Un mondo dove fin da bambina le è stato insegnato come muoversi, parlare, vestirsi, in cui non c'è spazio per i propri desideri e nemmeno per l'amore, visto che è la sua padrona a scegliere per lei amanti e protettori. Ma un giorno un vecchio liutaio dona alla ragazza un misterioso shamisen, che ha il potere di commuovere chiunque lo ascolti. Così la fama di O-miya arriva fino all'imperatore, che le chiede di unirsi alla delegazione giapponese in partenza per l'Esposizione Universale di Parigi. Il gruppo di geishe risveglia la curiosità degli europei, che fanno la fila per vederle, ma è impossibile sfuggire alla rigida sorveglianza del capitano Yoshikawa, che le accompagna ovunque ed è segretamente innamorato della bella musicista. Finché l'inaspettato crollo di un'installazione non crea il panico tra la folla, e O-miya si ritrova fra le braccia di Tommy, un affascinante suonatore di banjo venuto dall'America... Due mondi lontanissimi, l'antico Oriente e il moderno Occidente, si incontrano a Parigi attraverso i destini di O-miya e Tommy. E forse, per qualche istante magico, la musica e l'amore riusciranno ad annullare la distanza che li separa. Una favola incredibilmente romantica, piena di esotismo, poesia e mistero.

La geisha e il suonatore di banjo è un romanzo al limite tra il rosa, il fantasy e il fiabesco.

I maggiori bookstore online lo inseriscono nel genere rosa. In realtà, a mio parere, va fatta una precisazione:  il libro, è vero, racchiude delle storie d’amore complicare – impossibili, oserei dire.

Queste storie, però, fanno da sfondo ad una trama che può essere definita d’avventura, addirittura con caratteri di fantasia. Ora vi spiego meglio cosa intendo…

Il libro

O-miya suonò la prima corda con il plettro. Quello shamisen non era come gli altri.
Piangeva
.

La geisha e il suonatore di banjo narra la storia dei due protagonisti, come si può intuire dal titolo, che si intrecciano con una moltitudine di personaggi, luoghi ed eventi.

La storia ha inizio in Giappone per la geisha e in America per il suonatore di banjo; le due storie si intrecceranno Parigi, in occasione di un evento di fama mondiale che rappresenta i popoli di tutto il mondo, con le loro tradizioni e caratteristiche.

L’ambientazione è quindi molto varia ma, unita all’atmosfera che l’autore riesce a ricreare, è sempre molto suggestiva. Il lettore percorre miglia e miglia, attraversando il mondo intero e passando dai locali dei bassifondi americani con whisky e fumo alle sale da tè giapponesi, tra rigore, disciplina e cerimonie.

Se nello spazio ci si sposta molto, nel tempo si percorrono soltanto un paio di anni a cavallo del 1900, per poi fare un salto temporale nell’epilogo, fino ai giorni nostri.

Ciò che accomuna tutti i protagonisti del libro è la musica (e questo vale anche per i personaggi secondari come, per esempio, colui che ha raccolto i suoni del mondo su cilindri fonografici e ha permesso alla storia di arrivare fino ad oggi!).

Musica che rende liberi, musica che accomuna e che divide, musica gioiosa e musica straziante.

Pensi che il fiume si preoccupi di ciò che pensano i pesci? è uno dei misteri della muscica: se suoni per gli altri, la tua musica non piacerà a nessuno. Ma se ami la tua musica, l’ameranno anche gli altri.

Ed ecco che arriviamo ai tratti fantasy del libro: lo shamisen suonato dalla geisha, infatti, sembra avere qualcosa di magico, capace di commuovere chiunque ne senta il suono. Ciò che non ci si aspetta, però, è il motivo per cui questo strumento sia diventato così potente e magico.

Il ritmo di lettura è piuttosto veloce, ma lo stile dell’autore trasmette una sensazione di calma (nonostante la tragicità degli eventi), come se stesse raccontando una fiaba o un’antica leggenda.

La nostra memoria è un oceano nel quale accumuliamo migliaia di ricordi. La maggior parte sprofonda negli abissi. Solo i più importanti, felici o  tristi che siano, nuotano in superficie. Immergiti in quest’oceano e cerca un ricordo nascosto. Dev’essere dolce, caldo, delicato come il cotone. Raccoglilo adagio e conservalo in un piccolo cassetto nel tuo cuore. Non servirtene troppo spesso, non devi sciuparlo. Fallo solo se ne hai bisogno, apri il cassetto e lascia che la dolcezza di quel ricordo ti rassicuri.

 

In conclusione

La geisha e il suonatore di banjo è un libro molto piacevole, dall’ambientazione e dall’atmosfera estremamente suggestive. Lo consiglio proprio per questo motivo: un viaggio attorno al mondo sul nascere del XX secolo, tra tradizioni e popoli estremamente diversi tra loro.

Quindi, benché sia classificato come “romanzo rosa” non aspettatevi un libro sdolcinato, ma piuttosto una “fiaba” tragica ed emozionante.

Consigliatissimo!

Vi lascio il link per l’acquisto: Giunti

Buona lettura! 🙂

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Recensione Maledetta Felicità






Maledetta felicità Book Cover




Maledetta felicità





Marianne Power





Narrativa moderna




Giunti




17-04-2019




Cartaceo, copertina flessibile




400



36 anni, sorridente e solare, un ottimo lavoro come giornalista freelance, una famiglia e pochi, buoni, amici che le vogliono bene. Ecco, questa è Marianne Power. Peccato che lei non si veda così e che abbia un debole per i superalcolici, Netflix e i libri self-help. Una domenica al risveglio da un'allegra sbornia del sabato sera, Marianne si guarda intorno: la camera è in disordine, ci sono abiti e bicchieri ovunque, è andata a letto vestita e non si è nemmeno struccata. Single da anni, sempre in lotta con la bilancia e con i suoi capelli, vive in affitto in un seminterrato e ha il conto perennemente in rosso; che disastro... Com'è possibile che tutti quei libri self-help che ha lì sullo scaffale, letti e riletti e sottolineati, non abbiano avuto alcun effetto sulla sua vita? E che cosa succederebbe se mettesse davvero in pratica quello che dicono? E quindi ecco la soluzione: 12 libri self-help e un anno di tempo per cancellare qualsiasi problema e diventare Perfetta.

Maledetta Felicità è il libro d’esordio di Marianne Power, che racconta la sua storia personale: un viaggio – o percorso spirituale – durato sedici mesi, alla ricerca della versione perfetta di sé stessa.

Maledetta Felicità

Maledetta felicità racconta una storia vera, ma lo fa in modo divertente e confidenziale. La sensazione è che la storia venga raccontata da un’amica.

Marianne è una ragazza di trentasei anni, con un ottimo lavoro come giornalista, è ben retribuita, ha una buona famiglia e una sorella con cui è in buoni rapporti.

Marianne, però, si nasconde dietro una maschera di abiti costosi e serate mondane. Si auto-convince che i regali costosi e l’offrire da bere possano darle in cambio dei buoni amici. In effetti, ha degli amici, ma nella quotidianità e nell’intimità è sola.

Il punto è proprio questo: le sue giornate si ripetono, le settimane si ripetono, e così il lavoro e le sbronze colossali.

Dopo l’ennesima sbronza, però, Marianne decide che è il momento di farla finita con questo tipo di vita, insoddisfacente e dannoso.

Come fare? Con i libri self-help. Durante gli ultimi anni ne ha collezionati una quantità imbarazzante, ma li ha letti come se fossero riviste, per passare il tempo, e non ha mai messo in pratica ciò che i libri consigliavano.

Ed ecco che arriva l’idea: 12 libri in 12 mesi, letti e messi in pratica. In realtà, i mesi saranno di più e il percorso non sarà così facile.

Poi, mentre quella domenica rileggevo per la quinta volta il libro e i postumi iniziavano finalmente a darmi una tregua,  mi venne un’idea. Un’idea che mi avrebbe fatto smettere di essere un cumulo di macerie trasformandomi in una persona felice e pienamente funzionante: non avrei più soltanto letto testi self-help, li avrei messi in pratica.

Marianne passa in rassegna tutti gli aspetti della sua vita che secondo lei non vanno nel modo giusto: soldi, relazioni, paure.

Inizia proprio dalle paure: bagno ghiacciato, paracadutismo, stand-up comedy, sono solo alcune delle iniziative che prende per liberarsi dalle sue paure.

Assumiti un rischio al giorno – piccolo o grosso, che ti faccia stare bene, una volta fatto.

Gli psicologi sostengono che tutte le nostre paure scaturiscano da due fonti. La prima ha a che fare con la sicurezza fisica: di qui la paura dell’altezza, dei serpenti, del fuoco, di tutto ciò che può ucciderci. La seconda riguarda l’isolamento sociale, motivo per cui temiamo tanto di apparire stupidi davanti agli altri, o di ricevere un rifiuto.

Poi è il momento di affrontare il tema denaro.

Il nostro rapporto con il denaro è il riflesso del valore che attribuiamo a noi stessi.

E poi della “terapia del rifiuto”:

Devi essere rifiutato da una persona almeno una volta, ogni singolo giorno.

Ad ogni modo, il tempo passa e la vita di Marianne si trasforma in un’altalena: super positiva oppure sull’orlo della disperazione.

Alla fine, però, Marianne trarrà delle conclusioni… self-help si o no?

Il libro

Maledetta felicità è un libro estremamente scorrevole e semplice da leggere. Come detto in precedenza, sembra la confidenza di un’amica.

La protagonista è Marianne, come si sarà ben capito. Ha trent’anni ed è insoddisfatta della propria vita: come sempre più spesso capita, tende a confrontarsi con i protagonisti delle sue serie tv preferite, con i personaggi famosi sulle riviste e così via, finendo per convincersi di non essere mai all’altezza, di non avere abbastanza. Da questa convinzione, l’idea di iniziare questa stravagante avventura (e, successivamente, di scriverne un libro!).

Il ritmo di lettura è veloce, sia per la quantità di eventi che si susseguono in poco tempo e sia per il lessico scelto – molto semplice e di uso comune.

La vicenda è ambientata quasi interamente a Londra (eccetto il finale e pochi brevi spostamenti della protagonista), l’atmosfera che si percepisce è tipica della città caotica, ma cambia in base al luogo in cui si trova Marianne (casa, lavoro, pub…) e in base al suo stato d’animo, a tratti super-positivo e a tratti super-negativo.

Fatta eccezione per l’introduzione e la conclusione, ogni capitolo corrisponde ad un libro self-help o ad un aspetto che Marianne vuole cambiare. All’interno di ogni capitolo vengono citati frasi e suggerimenti dei più importanti guru del self-help, ma anche le considerazioni e le reazioni della protagonista a riguardo.

D’ora in poi pensa al conforto come il nemico della tua evoluzione personale.

In conclusione

Consiglio questo libro perché è si tratta di una lettura leggere e piacevole, adatta a chiunque. Lo consiglio in particolare a chi avesse intenzione di avvicinarsi al mondo dei libri self-help: leggere un’esperienza diretta, per quanto diversa da quella che sarà la propria, può sempre essere d’aiuto.

Comincia pensando alla fine.

Ringrazio Giunti Editore per avermi dato la possibilità di leggere questo libro in anteprima e avermi coinvolto in questo bellissimo progetto! 🙂

Vi lascio il link per l’acquisto sul sito Giunti al Punto.

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Recensione | Ikigai






Ikigai: Il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici Book Cover




Ikigai: Il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici





Bettina Lemke





Saggio




Giunti




2017




Cartaceo, copertina flessibile




160



Dal Giappone un metodo per giungere alla conoscenza di sé, alla scoperta di ciò che dà senso e realizzazione alla propria quotidianità. Lo scopo? Trovare il proprio ikigai, la propria ragione di vita, e sentire finalmente di condurre un'esistenza piena, soddisfacente e degna di essere vissuta. Ikigai è una parola magica, così magica che non ne esiste una traduzione semplice nelle lingue occidentali. Possiamo definirlo "la ragione di esistere", "il motore della vita", o ancora meglio "ciò per cui vale la pena di alzarsi la mattina". Ognuno di noi possiede il proprio, anche se non tutti ne sono consapevoli: è la premessa fondamentale per vivere una vita sana, soddisfacente e, semplicemente, felice. Esempio ne sono gli abitanti dell'isola giapponese di Okinawa, dove il tasso di ultracentenari è tre volte superiore a quello delle quattro isole più grandi del paese: la loro consapevolezza riguardo al proprio ikigai, unita a uno stile di vita sano e rilassato, li rende una tra le popolazioni più longeve e felici del pianeta. Ispirandosi a loro e suggerendo esercizi pratici che guidano al riconoscimento dei valori e degli obiettivi veramente importanti per ciascuno nella vita, l'autrice ci insegna a riconoscere cosa ci trasmette energia, curiosità, positività, realizzazione personale, fiducia in noi stessi, progettualità. In altre parole, cosa ci serve per essere felici.

Recensione | Ikigai

Ikigai è un saggio suddiviso in due parti. La prima è descrittiva e viene spiegato il significato della parola e della filosofia che rappresenta. La seconda “interattiva”, in cui il lettore può cimentarsi in domande e risposte a sé stesso, in modo da riflettere su alcuni aspetti della propria vita.

Fondamentalmente il percorso verso l‘ikigai è quello che porta a conoscere sé stessi e, nello specifico, ciò a cui si è maggiormente portati. In questo modo si potrà stabilire un percorso da seguire che avrà lo scopo principale di garantire serenità in ogni ambito della propria vita.

L’ikigai racchiude quindi in una sola parola missione, vocazione, professione e passione.

Quattro aspetti che determinano l’esistenza di ognuno ma che spesso non vengono considerati per indifferenza o impossibilità. Ovviamente, nella vita di ognuno ci sono molti fattori che determinano ciò che una persona può o non può fare – non è sufficiente avere una passione per vederla realizzata all’istante.

Piuttosto, l’intento dell’Ikigai è quello di aiutare a “leggere” sé stessi, ed è proprio quello che il libro cerca di fare questo libro con le domande che vengono poste al lettore.

 

Il saggio

Come ho accennato all’inizio della recensione, la prima parte del libro è una spiegazione sul significato dell’Ikigai. Si tratta essenzialmente di un saggio breve suddiviso in più parti: dal significato della parola alle esperienze dell’autrice e di altre persone, fino al racconto dell’esistenza di alcune realtà in cui l’ikigai è una regola di vita, come l’isola di Okinawa per esempio.

Personalmente avrei preferito che la parte dedicata alla storia dell’Ikigai e del Giappone fosse più corposa rispetto a quella dedicata agli esercizi, ma tuttavia si è rivelata abbastanza interessante, soprattutto in alcuni punti.

 

Gli esercizi

Gli esercizi occupano la maggior parte del libro e, nella prima parte, servono al lettore per analizzare i propri gusti e passioni senza pensarci troppo. In seguito vengono poste delle domande che hanno lo scopo di aiutare il lettore a trovare la positività ogni giorno.

Infine, l’ultima parte, serve a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e trovare “la soluzione”, anche grazie ad un grafico a quattro sezioni: gli elementi che andranno a sovrapporsi tra le varie sezioni saranno quelli che determineranno missione, vocazione, professione e passione.

 

In conclusione

Nonostante conoscessi già il significato dell’Ikigai, questo è stato il primo libro letto a riguardo. Come ho già detto, avrei preferito se avesse dato maggiore importanza alla spiegazione che agli esercizi, ma tutto sommato ho apprezzato questo libro perché fornisce buoni spunti di riflessione e, soprattutto, alcune idee su come avere una visione più positiva della propria quotidianità.

Lo consiglio a chi cerca un momento di pace e serenità. Anche se alcune affermazioni possono sembrare scontate e banali, in realtà è impressionante come quotidianamente vengano accantonate per colpa di fretta, stress e quant’altro. Esempi lampanti sono dati dalla respirazione e dalla postura, che spesso sono scorrette proprio a causa dei motivi citati poco fa e che possono creare disturbi e malessere!

 

Bene, a questo punto vi auguro buon viaggio e buona lettura!