Frankenstein

Frankenstein
Mary Shelley
Fantascienza, Classici
Giunti
2012 (edizione Giunti)
Copertina flessibile
304

Un giovane scienziato, moderno Prometeo, acquisisce dopo anni di esperimenti il terribile potere di infondere la vita nella materia inerte...

Recensire un classico della letteratura come Frankenstein è da presuntuosi perciò, come ogni volta che si parla di classici, mi limiterò a sottolineare tutta la mia ammirazione e a dare il mio piccolo contributo nel diffondere questi capolavori.

Frankenstein

Classico della letteratura inglese dell’800, Frankenstein ha fatto discutere ai tempi della pubblicazione e continua a farlo, benché in modo diverso. Scritto da Mary Shelley quando aveva appena 19 anni, è diventato un pilastro della letteratura horror-fantascientifica.

Racconta la storia del giovane Victor, uno studente universitario che, sopraffatto dall’avidità di conoscenza, si lascia trasportare in un’esperienza senza precedenti nella storia dell’uomo: l’infusione della vita in un corpo inanimato.

Né le proporzioni né la complessità del progetto ponevano un freno al mio desiderio di metterlo in atto. Fu dunque nel tumulto di questi sentimenti che iniziai la creazione di un essere umano. […]

Vita e morte erano diventate per me solo barriere convenzionali da infrangere prima di poter finalmente riversare torrenti di luce sull’oscurità del mondo.

L’esperimento lo consuma, lo mette alla prova fisicamente e psicologicamente, portandolo sull’orlo del collasso, ma tuttavia ha successo. La sua creatura animata, però, ha un aspetto inquietante e una forza sovrumana: in una fase di rigetto verso la scienza e il suo stesso esperimento, Victor allontana la creatura e fugge lui stesso.

Il mostro, però, nonostante il rifiuto subito dal suo stesso creatore, ha un animo buono ed è deciso a migliorare sé stesso per ottenere l’approvazione del genere umano, nonostante le sue sembianze. Dopo mesi e mesi di vagabondaggio trova un riparo presso una famiglia, dalla quale apprende gli usi e costumi dell’uomo, impara a parlare e a leggere, nonché una lunga serie di nozioni e abilità. Il giorno della prova finale – la sua comparsa davanti all’ignara famiglia – arriva e il mostro viene rifiutato e cacciato ancora una volta.

<<Tutti gli uomini detestano gli esseri infelici; puoi dunque immaginare quanto possa essere detestato io, il più infelice tra tutti gli esseri viventi! Persino tu, colui che mi ha creato, detesti e disprezzi la tua creatura, […]>>

A questo punto, consapevole di non p0ter esser accettato da alcun essere umano, decide di trovare il suo creatore per farsi “costruire” una compagna a sua immagine. Victor dapprima accetta, ma poi cambia idea e si rifiuta di ripetere l’esperimento: da quel momento in poi il mostro decide di vendicarsi su Victor e sulla sua famiglia, incolpandolo della sua infelicità e delle sue sventure. I due finiscono per distruggersi reciprocamente, in una lenta agonia fatta di botte e risposte.

Esisteva qualcuno, a parte me, il suo creatore, capace di credere, se non per l’evidenza dei fatti, all’esistenza di un monumento in carne e ossa, dedicato alla superbia e all’ignoranza, e che io avevo lasciato libero per il mondo?

Per motivi opposti diventano entrambi vittime: Victor si considera una vittima perché condannato ad una sofferenza infinita a causa della sua stessa creazione e si colpevolizza per le sofferenze della sua famiglia; il mostro si considera una vittima perché nessuno lo accetta, nemmeno il suo stesso creatore – il quale, per di più, si rifiuta di esaudire il suo unico desiderio.

Perché dovrei io, dunque, rispettare l’uomo che mi condanna?

Questa lenta lotta all’ultimo sangue ha ovviamente un tragico epilogo per entrambi i protagonisti e, anche grazie al finale, si può scegliere come interpretare l’intero romanzo.

Oltre la trama

Frankenstein è un romanzo complesso per molti aspetti può essere analizzato su più livelli. Lo si può leggere “semplicemente” come un romanzo di fantascienza con una trama e uno stile impeccabili, oppure lo si può interpretare in diversi modi.

Attraverso i due protagonisti, infatti, porta alla luce alcune caratteristiche, atteggiamenti, difetti e lati crudeli e meschini tipici dell’essere umano – e di come, spesso, pur partendo con le intenzioni migliori, si finisca per trasformarle in azioni incredibilmente egoiste e crudeli,

Dal primo momento si ha l’esempio di Victor: spinto da un’insaziabile curiosità e desiderio di conoscenza, si ritrova alla fine ad essere vittima del suo egoismo, della sua avidità e dal suo desiderio di fama. Tant’è che, con l’evolversi della storia, cambia profondamente come persona e ricorda sé stesso da bambino (felice, spensierato e amato), quando non si era ancora lasciato consumare da sé stesso per ritrovarsi solo, malato e bugiardo.

Durante il suo percorso – dall’inizio dell’esperimento al rifiuto della sua stessa creazione – Victor passa attraverso diversi stadi: è euforico all’inizio – poi è dubbioso – in seguito ha un totale rifiuto per ciò che ha fatto – si colpevolizza – identifica sé stesso come vittima di tutto l’accaduto.

L’intero romanzo si rivela quindi un’analisi dell’animo e della psicologia dell’essere umano. Dopo Victor, infatti, è il turno della sua creatura: attraverso il mostro si hanno altre analisi della psiche e dell’animo umano. Il mostro in qualche modo “nasce” e, per questo motivo, ha prime esperienze paragonabili a quelle di un neonato e deve imparare a fare qualunque cosa. Come primo ricordo ha l’abbandono da parte del suo stesso creatore: nel momento in cui la capacità di pensiero e la sfera emotiva si incontrano, il mostro sente l’abbandono e capisce di doversela cavare da sé.

Il suo secondo incontro con il genere umano è anche peggiore del primo: un rifiuto totale, dovuto principalmente al suo aspetto.

Decide così di isolarsi e studiare gli esseri umani standone lontano: apprende molto sul lavoro manuale, sulle esigenze di un individuo, sul linguaggio e sulla lettura, ma soprattutto cerca di comprendere il più possibile sui rapporti che legano le persone sul modo per potersi avvicinare ad esse – comportandosi come loro.

Anche dopo mesi di studio, però, i suoi tentativi di farsi accettare risultano vani. Viene cacciato e – cosa ancor più grave – si rende conto dell’effetto che ha sulle persone e se ne colpevolizza. A questo punto comprende che non c’è posto per lui se non con un suo simile e decide di chiedere una compagna al suo creatore. Lo cerca ovunque e, quando lo raggiunge, si fa promettere la creazione di un essere simile a lui per poter essere felice. 

Quando anche quest’ultimo desiderio si rivela inesaudibile, la creatura decide di vendicarsi nei confronti di chi l’ha creato, rendendo Victor una persona infelice quanto lui.

Anche in questo caso si presentano diversi spunti di riflessione: a partire dagli effetti dell’abbandono, alla perseveranza tipica di alcuni individui che tendono a non arrendersi mai, fino ad arrivare alla volontà di trascinare tutti al proprio livello, al desiderio di vendetta che prevarica su qualsiasi altro pensiero e alla trasformazione che porta un individuo ad essere come colui che odia di più.

Non è semplice menzionare ogni singolo aspetto dell’essere umano che viene preso in considerazione in questo romanzo, anche perché l’interpretazione è soggettiva, ma è innegabile che, attraverso i vari personaggi, l’autrice sia riuscita a creare una rappresentazione completa e dettagliata di molti degli elementi che compongono la psiche e l’animo umano.

Per finire, un tocco di maestria è dato dal fatto che si tratti di un romanzo epistolare: è una terza persona, non coinvolta direttamente nei fatti (almeno fino all’epilogo) che riporta tutta la vicenda mentre gli viene raccontata da Victor: questo aggiunge un ulteriore punto di vista, oltre al fatto che sia Victor a raccontarla.

Uno stile estremamente elegante, fluido e curato, unito ad un ritmo costante e ad una trama ricca di avvenimenti e spunti di riflessione, creano un romanzo perfetto.

In conclusione

Si potrebbe scrivere di questo romanzo per ore e ore senza rendergli giustizia: ci sarebbe sempre qualcosa da aggiungere e qualche dettaglio che non è stato menzionato. Perciò, semplicemente, consiglio a tutti di leggerlo!

 

I Salici

I Salici Book Cover I Salici
Piccoli mondi
Algernon Blackwood
Horror, Weird
ABEeditore
2019 (edizione italiana ABEditore)
Copertina flessibile
141

Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un'isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un'esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l'isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l'impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale - come avviene per i due protagonisti - si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un'immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? "I salici" di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.

 


I Salici è un racconto, pubblicato da ABEditore come libricino illustrato, di Algernon Blackwood.

I SALICI

Conosciuto come simbolo del genere weirdquesto racconto unisce psicologia e horror. Racconta, infatti, la storia di due campeggiatori che scelgono un luogo non proprio ospitale per trascorrere la notte e porta il lettore in un vortice di paura ed ansia.

La vicenda è narrata in prima persona da uno dei due campeggiatori. Durante la lettura, si ha modo di apprendere il passato dei due protagonisti: hanno alle spalle svariate avventure insieme, cosa che ha creato un rapporto di fiducia profonda e amicizia. Questo aspetto è fondamentale al fine di comprendere a pieno l’intento e il messaggio di questo racconto: la paura è capace di rivoltare completamente un individuo, trasformarlo nel suo opposto, insinuare in lui sospetto e ansia al punto di trasformarlo il una creatura egoista, sospettosa e meschina.

Tutto ciò viene espresso tramite un’avventura notturna: durante il loro viaggio per l’Europa, i due amici si fermano al limite di una foresta di salici per trascorrere la notte, si accampano su un terreno aperto, nei pressi di un fiume e svolgono le loro abituali attività di campeggio. Durante la notte il protagonista narrante si sveglia e inizia a percepire strane sensazioni: sembra che il paesaggio intorno a lui sia animato come un’entità indipendente e ostile alla loro presenza.

Al loro risveglio, i due notano dettagli inspiegabili nel paesaggio circostante e nel loro equipaggiamento: il dubbio e la sfiducia reciproca inizia a insinuarsi in loro e ad avere la meglio sulla razionalità e sul rapporto precedente.

Oltre la trama

Come anticipato, I Salici è un racconto che ha fatto la storia di un genere letterario: “strano” – ed è strano sul serio! Non si può negare, però, che sia strano quanto coinvolgente e assolutamente “riuscito”. L’intento dell’autore è quello di mostrare i lati più meschini e abietti dell’essere umano, e ci riesce. Vuole dimostrare come la vita e la percezione degli eventi siano condizionate estremamente dalla paura, e ci riesce. La paura dell’ignoto: quella paura a cui non si riesce a dare una forma, un volto, un’identità, ma è più presente e più percepibile di qualsiasi cosa materiale. Questa è la paura di cui Blackwood parla, questa è la paura capace di trasformare un essere umano e scuoterlo in un modo che non credeva possibile.

Uno stile fluido e un ritmo serrato completano l’opera: 141 pagine da leggere tutte d’un fiato.

Una lettura assolutamente consigliata per appassionati e neofiti. Un’edizione impeccabile ed esteticamente perfetta.

 


Recensioni: INDICE

 

Pelle d’asino

Pelle d'asino Book Cover Pelle d'asino
Cécile Roumiguière, Alessandra Maria
Fiaba
Rizzoli
2020
Copertina rigida
160

Un re, distrutto dalla perdita dell'amata moglie, vuole sposare la sua stessa figlia. Ma il sacrificio di un asino magico e l'aiuto di un'astuta madrina condurranno la tenace principessa verso la libertà... e verso l'amore. Tra le più antiche fiabe mai raccontate, "Pelle d'Asino" torna a incantare i lettori in una nuova versione arricchita dalle suggestive illustrazioni di una giovane artista americana. Età di lettura: da 6 anni

Pelle d’asino è una fiaba molto antica, narrata presso vari popoli con caratteristiche differenti ma con la stessa morale e, ora, ripresentata da Rizzoli in una nuova veste illustrata: da non perdere!

Pelle d’asino (Peau d’âne) è una fiaba popolare francese, resa celebre dalla versione che ne fu fatta da Charles Perrault. Essa venne pubblicata per la prima volta nel 1694, e venne in seguito integrata nelle Histoires ou contes du temps passés, avec des moralités, noti col titolo di I racconti di mamma l’oca (Contes de ma mère l’Oye), pubblicati nel 1697. (wikipedia)

Questa illustrazione, infatti, è illustrata da Alessandra Maria, raccontata da Cécile Roumiguière e basata sulle precedenti versioni di Charles Perrault, dei fratelli Grimm e di Jacques Demy.

PELLE D’ASINO

Una giovane principessa cresce tra le attenzioni amorevoli del padre e della madre, fino a quando questa – la donna più bella che si sia mai vista – non si ammala gravemente e muore.

Dopo  la sua morte, la principessa e il padre si allontanano: uno sempre rinchiuso nelle sue stanze e l’altra nella sua voliera, alle prese con le arti che più le piacciono, per concentrarsi su qualcosa di bello e non rimuginare sulla morte della madre, con la sola compagnia saltuaria della sua adorata madrina.

La Regina, prima di morire, si fa promettere dal marito che non avrebbe sposato nessun’altra donna finché non ne avesse trovata una più bella di lei. Impossibile, tant’è che che le ricerche dei consiglieri del Re si rivelano costantemente inutili e il Re appare sempre più depresso e isolato. Un giorno incontra per caso la figlia nella voliera e comprende che lei è la sola a poter competere con la bellezza della madre.

La fa chiamare e chiede la sua mano. La figlia, sbigottita e turbata, chiede consiglio alla madrina per rifiutare la proposta del padre senza mancargli di rispetto. La madrina le suggerisce di chiedere al padre abiti impossibili da creare fino a farlo desistere; purtroppo, però, il padre riesce sempre ad esaudire ogni sua richiesta, addirittura quando gli viene chiesto di sacrificare il suo asino portafortuna per farne una pelliccia.

Disperata, la principessa comprende di non avere altra scelta se non la fuga: su consiglio della madrina, si rende irriconoscibile, si copre con la sua pelliccia d’asino e si nasconde nel bosco. Trova una casupola dove nascondersi e inizia a lavorare come serva.

Un po’ di fortuna e un po’ di astuzia, però, la portano a conoscere l’amore della sua vita, a riscattarsi dalla sua misera condizione e riappacificarsi con il padre.

Oltre la trama

Pelle d’asino è una fiaba molto semplice ma estremamente ricca di significato: la principessa è una ragazza coraggiosa che rispetta profondamente il padre che l’ha cresciuta ma che di oppone ad un matrimonio insensato; è una ragazze istruita, astuta ed educata, che sa sfruttare queste virtù a suo favore, e che riesce con le sue forze a tirarsi fuori da una situazione sgradevole e a ribaltare le sue sorti.

Questa fiaba è stata raccontata in decine di versioni, una delle quali ad esempio si intitolava l’Orsa, in quanto l’animale sacrificato era un’orsa e non un asino. La morale però è rimasta la stessa e negli anni ha rafforzato il suo valore, essendo utile a fanciulle di tutte le epoche. Il bello delle fiabe è questo, in fondo: cambiano i protagonisti e gli antagonisti, cambiano le figure che questi rappresentano, cambiano le ere, ma il messaggio rimane sempre valido.

L’edizione

Il testo:
La fiaba viene raccontata in modo molto basilare: il lessico è semplice, il ritmo costante e piuttosto veloce; a tratti è ripetitiva, come quasi tutte le fiabe.

Le illustrazioni:
Lo stile dell’illustratrice è molto particolare: abbina tratti somatici e fisici realistici e in tre dimensioni ad elementi del paesaggio o dell’abbigliamento stilizzati e piatti. La tavolozza scelta è composta da pochi colori, che vanno dal nero all’ocra, con l’aggiunta di dettagli oro. Personalmente lo trovo uno stile singolare e originale, perfetto per rappresentate una fiaba in cui non si raccontano solo scene felici, adatto quindi a rappresentate in modo ancora più espressivo alcuni passaggi del racconto in cui le emozioni dominanti sono paura e incertezza.

 

La Signora del Lago – The Witcher 7

La Signora del Lago Book Cover La Signora del Lago
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
624

L'inverno si avvicina. Stremati, Geralt e i suoi compagni sono costretti a fermarsi a Toussaint, un piccolissimo regno d'incredibile bellezza, risparmiato dalla guerra grazie alla sua posizione isolata. Lì, lo strigo spera di trovare un posto sicuro per recuperare le forze, e soprattutto informazioni che possano aiutarlo nella ricerca di Ciri. Geralt non sa se le voci secondo cui la ragazza sarebbe stata catturata dall'esercito imperiale siano vere. Una cosa è certa: ha bisogno di lui. Tuttavia Ciri non è l'unica a essere in grave pericolo: le spie di Nilfgaard sono ovunque, e persino in un luogo idilliaco come Toussaint c'è qualcuno che trama nell'ombra perché Geralt non ne esca vivo…
L’hanno ribattezzata la Signora del Lago. Per sfuggire alle truppe di Nilfgaard, Ciri ha varcato il portale magico nascosto nella Torre della Rondine e, da quel giorno, gli elfi si sono presi cura di lei, guarendo le sue ferite e trattandola come una vera principessa. Ciri quindi ha abbassato la guardia e non si è subito resa conto di non essere affatto una loro gradita ospite, bensì una prigioniera. Ma, adesso che ha scoperto il gioco degli elfi, deve assolutamente riuscire ad evadere. Perché lei è la Fiamma di cui parlano le profezie. Ed è giunto il tempo che il suo destino si compia…

La Signora del Lago è il settimo volume della saga di Geralt di Rivia, edita da Editrice Nord – volume conclusivo delle vicende che riguardano, appunto, Geral; l’ottavo volume, infatti si colloca cronologicamente prima del primo romanzo della serie.

La trama

L’inverno si avvicina. Stremati, Geralt e i suoi compagni sono costretti a fermarsi a Toussaint, un piccolissimo regno d’incredibile bellezza. Lì, lo strigo spera di trovare un posto sicuro per recuperare le forze, e soprattutto informazioni che possano aiutarlo nella ricerca di Ciri. Una cosa è certa: ha bisogno di lui. Tuttavia Ciri non è l’unica a essere in grave pericolo: le spie di Nilfgaard sono ovunque…

L’hanno ribattezzata la Signora del Lago. Per sfuggire alle truppe di Nilfgaard, Ciri ha varcato il portale magico nascosto nella Torre della Rondine e, da quel giorno, gli elfi si sono presi cura di lei, trattandola come una vera principessa. Ciri quindi ha abbassato la guardia e non si è subito resa conto di non essere affatto una loro gradita ospite, bensì una prigioniera. Ma, adesso che ha scoperto il gioco degli elfi, deve assolutamente riuscire ad evadere. Perché lei è la Fiamma di cui parlano le profezie. Ed è giunto il tempo che il suo destino si compia…

La Signor del Lago

Questo settimo volume rappresenta l’epilogo perfetto per la saga di cui fa parte.

Un colpo di scena assolutamente imprevisto permette di mettere insieme tutti i pezzi della storia dei sei libri precedenti e di dare un senso a tutti i passaggi fino ad ora inspiegabili. Il colpo di scena si verifica relativamente “presto” all’interno del libro perciò, successivamente, si hanno ulteriori passaggi articolati e svolte della trama.

In ogni caso le doti dell’autore sono indiscutibili: ha scritto sei libri in cui la storia si è sviluppata su più fronti, inducendo il lettore a supporre qualsiasi versione possibile di epilogo, per poi  crearne uno decisamente inaspettato.

Ci sono alcune particolarità che merita citare:

  • questo è l’unico volume della saga in cui vengono menzionati luoghi reali;
  • ci sono due possibili interpretazioni del finale di Yennefer e Geralt: ogni lettore è libero di scegliere quella che preferisce;
  • verso la fine, fa la sua comparsa un personaggio del tutto estraneo alla saga, almeno finora, e si apre l’ennesimo colpo di scena da maestro di Sapkowski;
  •  relazione all’epilogo, è interessante la teoria dei flashback dei personaggi, che si può notare solo leggendo l’intera saga – rivelarla ora rovinerebbe la lettura a chi deve ancora iniziare!

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra
  5. Il battesimo del fuoco
  6. La Torre della Rondine

Recensioni: INDICE

Il cacciatore di draghi

Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham Book Cover Il cacciatore di Draghi, ovvero Giles l'Agricoltore di Ham
John R. R. Tolkien
Fantasy, Fiaba
Bompiani
2019
Copertina flessibile
160

Un contadino abitudinario e un po’ fanfarone, costretto a dar la caccia a un drago su cui riesce ad avere la meglio, diventa ricco e rispettato, tanto da essere eletto re. La fonte sarebbe un’antica cronaca in latino contenente il resoconto delle origini del Piccolo Regno. Ma è solo un espediente. Tolkien vi ricorre per creare un mondo metastorico, senza precise coordinate spazio-temporali, un’atmosfera da fiaba, un universo immaginario popolato di draghi e di giganti in cui però possiamo ritrovare qualcosa della nostra quotidianità.

Il cacciatore di draghi è un racconto di Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1949 e arrivato in Italia alcuni decenni dopo.

Il cacciatore di draghi

La storia è ambientata nella Britannia medievale, con l’aggiunta di alcuni elementi di fantasia (i draghi, per esempio).

Si tratta di un racconto piuttosto breve rispetto agli standard dell’autore, ma senz’altro affascinante, soprattutto grazie all’ambientazione e alla caratterizzazione dei personaggi.

Protagonista della storia è il fattore Giles che, per caso o per fortuna, si trova ad avere a che fare con strani animali. Tant’è che arriverà a confrontarsi con il suo antagonista principale: il drago Chrysophylax.

Con la struttura tipica di una fiaba, Il cacciatore di draghi sembra essere stato inventato dall’autore per intrattenere i propri figli in macchina durante una sosta dovuta ad un temporale.

Tuttavia, il racconto è stato rivisto più volte dall’autore prima di essere pubblicato nella sua versione definitiva, nel 1949, con il titolo Farmer Giles of Ham.

Lo stile di Tolkien si conferma inconfondibile: curato, molto narrativo e descrittivo. Inoltre, come in ogni opera, l’autore si conferma estremamente ricco di fantasia.

Il racconto ha un ritmo di lettura veloce dovuto alla semplicità con cui è scritto e alla lunghezza del testo, decisamente non eccessiva. Tuttavia, per “assaporarlo” al meglio, è consigliabile leggerlo lentamente, interpretandolo, proprio come se si stesse leggendo una fiaba ad un bambino.

Sicuramente non si tratta dell’opera più celebre o apprezzata dell’autore, ma sicuramente merita di essere letta da appassionati e non: personalmente, credo sia un ottimo punto di partenza per avvicinarsi all’autore – qualora non si volesse iniziare con opere come Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit, che sono sicuramente più lunghe e impegnative.


Recensioni: INDICE

La Torre della Rondine – The Witcher 6

La torre della rondine. The Witcher Book Cover La torre della rondine. The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
516

Nella notte dell'Equinozio d'autunno, una tempesta infernale si abbatte su Ellander. All'improvviso, alcune nuvole nere assumono la forma di guerrieri a cavallo e sorvolano con gran strepito il tempio della dea Melitele. La maga Triss Merigold non ha dubbi: è la Caccia Selvaggia narrata dalle leggende, portatrice di morte e di sventura. Qualcuno a lei molto caro è caduto vittima di un sortilegio o di un'imboscata. Non c'è un attimo da perdere: deve avvisare Geralt di Rivia…
Tre giorni dopo, durante una battuta di caccia nelle paludi, Vysogota di Corvo trova una fanciulla priva di sensi e gravemente ferita. Senza esitare, il vecchio eremita la porta in casa e le presta le prime cure. Tra i deliri indotti dalla febbre, la ragazza rivela di essere sfuggita per miracolo a un manipolo di soldati di Nilfgaard, gli stessi uomini che ancora le stanno dando la caccia per ucciderla. E allora l'eremita capisce: lei è la principessa Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, colei che, secondo la profezia, causerà il crollo dell'impero e riporterà la pace tra i popoli della terra. La giovane ha bisogno di protezione. E c'è solo una persona che possa aiutarla a compiere il suo destino: Geralt di Rivia…

La Torre della Rondine è il sesto volume della Saga di Geralt di Rivia e rappresenta racchiude una fase decisiva nella struttura di questa saga.

Se, fino al volume precedente, la Saga è stata contorta e caotica, con questo nuovo capito tutto inizia a prendere forma. Benché le vicende siano ancora più intricate e sovrapposte, si inizia a vedere una traccia che – suppongo – porterà all’epilogo con il settimo volume.

La Torre della Rondine

Senza rivelare troppo sulla trama di questo volume, si può dire che: fa la sua comparsa un nuovo personaggio, che si rivelerà determinante da questo momento in poi. Si tratta di Vysogota di Corvo, un anziano che vive in una capanna nascosta nel mezzo di una palude e che salva Ciri nel momento in cui ne ha più bisogno.

Dopo un periodo di sospetti e incomprensioni, i due si raccontano le rispettive storie e iniziano a fidarsi l’uno dell’altro: Vysogota di Corvo capisce chi è Ciri e capisce anche che c’è una sola persona in grado di aiutarla… Geralt di Rivia.

In questo sesto volume entrano in gioco i nuovi poteri di Ciri e non solo: la trama inizia a propagarsi nel tempo e nello spazio, dando la possibilità di trarre diverse conclusioni e possibili finali.

Geralt, Yennefer e Ciri continuano ad essere legati indissolubilmente, nonostante si trovino in luoghi diversi, in situazioni diverse e con compagni che nemmeno si conoscono tra loro!

Ciri e Yennefer hanno addirittura delle visioni su Geralt ma i tre riescono a comunicare tra loro solo in modo sporadico e incomprensibile: possono solo trarre qualche spunto dalle rispettive visioni e sensazioni, ma nulla di concreto e certo.

Il loro destino rimane legato e, benché Ciri abbia poteri inestimabili e sia ormai più che autosufficiente, ha bisogno di aiuto per compiere la sua missione: bisogna rimettere insieme la squadra…

Oltre la trama

Tutto ciò che riguarda lo stile, la struttura e la trama è rimasto invariato rispetto ai volumi precedenti. Perciò credo sia utile analizzare le diversità: per la prima volta in questo volume l’autore fa riferimento esplicito a luoghi e popoli realmente esistiti. L’avrà fatto per creare ancora un po’ più di caos apparente? O l’avrà fatto per “avvicinare” il lettore ai protagonisti?

Inoltre, in questo volume i riferimenti alla cultura pagana nordica sono ancora più espliciti rispetto ai volumi precedenti. Il tempo è segnato da ricorrenze tipicamente pagane, l’anno è suddiviso da equinozi, solstizi e festività tipiche della cultura celtica (i nomi sono stati semplicemente distorti dall’autore in modo che fossero riconoscibili ma non identici agli originali.

La Torre della Rondine conferma per la sesta volta quanto questa saga sia elaborata e curata: Sapkowski ha fatto davvero un gran lavoro nella creazione di ogni elemento del suo racconto.

Questo sesto capitolo della saga riporta un po’ di azione e, soprattutto, riporta il focus sui tre protagonisti principali: si va verso l’epilogo della saga e si percepisce che qualcosa di grosso debba ancora succedere ma, ovviamente, si possono solo fare supposizioni.

Ciri è prossima a svelare il suo vero scopo e gli altri personaggi devono aggiudicarsi il “ruolo definitivo” e c’è ancora spazio per qualsiasi cambiamento di rotta.

Questo la dice lunga sulle capacità dell’autore: riesce a tenere i lettori incollati alle pagine per sei volumi (da 400 pagine l’uno!) per poi, molto probabilmente, stravolgere tutto alla fine – o, se non altro, dare un senso a tutto nell’ultimo volume.

Fino ad ora la trama, infatti, è stata un “crescendo” di eventi, senza mai mostrare segni di cedimento o di prossimità alla conclusione. BEN FATTO caro Andrzej!

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra

Recensioni: INDICE

Il battesimo del fuoco – The Witcher 5

Il battesimo del fuoco
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
464

Geralt di Rivia ha fallito. Durante la rivolta scoppiata sull'isola di Thanedd, non è riuscito a portare in salvo Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, e ora la principessa è scomparsa. La sua unica speranza di ritrovarla è affidarsi a Milva, la più abile spia delle driadi. E Milva non lo delude: scopre che Ciri è prigioniera dell’imperatore Emhyr var Emreis e si offre di guidare lo strigo fino alla capitale di Nilfgaard. Benché sia ancora debole a causa delle ferite riportate, Geralt lascia la sicurezza dei boschi di Brokilon e si mette in viaggio con Milva, ma bastano pochi giorni di cammino per rendersi conto che raggiungere il palazzo imperiale è un'impresa quasi impossibile: ovunque infuriano violente battaglie tra le truppe di Nilfgaard e gli eserciti dei liberi regni; le strade sono pattugliate giorno e notte da ronde di soldati, mentre i villaggi sono lasciati alla mercé dei gruppi di elfi ribelli. Lo strigo e la driade sono quindi costretti a tagliare per la foresta, senza sapere che così facendo cadranno nella trappola preparata da una creatura che da tempo li segue nell'ombra, pronto a tutto pur di evitare che Geralt arrivi vivo a Nilfgaard….

Il battesimo del fuoco è il quinto volume della Saga di Geralt di Rivia, meglio nota come The Witcher, per via della serie Netflix (ed è il terzo romanzo della saga).

Il battesimo del fuoco

Geralt si scontra con Vilgefortz e rimane gravemente ferito; Triss lo aiuta portandolo dalle Driadi, che gli offrono asilo e lo curano.

Qui conosce Milva, un’arciera che fa parte del gruppo degli Scoia’tael, che lo informa sulle condizioni di Ciri.

Dopo aver udito della cattura di Ciri da parte dei Nilfgaardiani, Geralt parte alla ricerca della ragazzina insieme all’inseparabile Ranuncolo e alla stessa Milva, che decide di aiutarli.

Il viaggio si fa lungo e insidioso, ma Geralt trova nuovi compagni di viaggio (un più strampalato dell’altro) e la novella combricola si avvia verso il fiume Jaruga, per poi comprendere che sarebbe stato un viaggio impossibile. Perciò ritorna sui suoi passi e cambia direzione, cercando di evitare scontri e battaglie ma, talvolta, trovandosi proprio in mezzo ad essi.

In particolare, Geralt e i suoi compagni saranno decisivi per una battaglia… con la quale Geralt otterrà il titolo con cui tutti lo conosciamo: “Geralt di Rivia“.

Oltre la trama

Come detto nelle recensioni precedenti, Sapkowski ha creato qualcosa di magico ed estremamente complesso. Nonostante sia stato criticato da molti per la struttura e la trama dalla saga, personalmente credo che abbia fatto un lavoro studiato e curato nei minimi dettagli e che l’effetto “caos” sia assolutamente voluto: alla fine tutto avrà un senso.

Detto ciò, non si può che confermare la bravura dell’autore nella resa dei personaggi, dei luoghi, dell’atmosfera e delle sensazioni.

Ciò che, però, influisce maggiormente nell’ottenere tutto ciò è lo stile: sempre impeccabile, coinvolgente, vivido. La traduzione della saga, tra l’altro, è stata fatta direttamente da una lingua all’altra su specifica richiesta dell’autore, senza passare dall’inglese.

Il battesimo del fuoco è quindi l’ennesima prova di quanto meriti leggere questa saga! (Anche se in questo volume Yennefer si vede pochissimo!)

I libri precedenti:

  1. Il guardiano degli innocenti
  2. La spada del destino
  3. Il sangue degli elfi
  4. Il tempo della guerra

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Il tempo della guerra – The Witcher 4

Il tempo della guerra Book Cover Il tempo della guerra
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
432

Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all’inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a loro volta seguiti da una creatura più forte e più resistente di qualsiasi essere umano: Geralt di Rivia, l’assassino di mostri. In circostanze normali, lo strigo non si sporcherebbe le mani per eliminare dei comuni criminali, ma stavolta è diverso. Perché quei tre sono stati assoldati per uccidere la principessa Ciri e, se ci riusciranno, il mondo intero sarà perduto: Ciri è la Fiamma di Cintra, la maga di cui parlano le profezie, l’unica forza in grado di contrastare i piani dello spietato imperatore di Nilfgaard e di riportare la pace tra i popoli della terra. Per questo è essenziale che Ciri arrivi sana e salva sull’isola di Thanedd, dove si stanno radunando tutti gli altri maghi. E Geralt è disposto a ogni sacrificio pur di proteggere il suo cammino. Però nessuno può immaginare che la principessa non sarà al sicuro nemmeno sull’isola. Sebbene sia difesa da incantesimi potentissimi, le spie di Nilfgaard sono infatti sbarcate persino in quel luogo isolato. E adesso sono in attesa, pronte a colpire….

Il tempo della guerra è il quarto volume della saga di Geralt di Rivia in ordine di pubblicazione ma è il secondo vero e proprio romanzo (considerando che i primi due volumi sono raccolte di racconti).

Il tempo della guerra – SPOILER ALERT

I Regni del Nord e Nilfgaard sono sempre più in cattivi rapporti: in ogni angolo ci sono scontri tra potenze, maghi e bande.

Ciri continua la sua fuga perenne ma inizia a correre voce che sia stata uccisa. Nel frattempo Geralt cerca di far luce sull’identità di Rience e di chi lo ha assoldato.

Citi e Yennefer si recano a Gors Velen. Prima di spostarsi a Thanedd, dove Yennefer parteciperà alla riunione dei maghi e Ciri frequenterà la scuola di Aretuza, dove era già stata istruita Yennefer.

Durante il viaggio fanno tappa a Gros Valen dove Yennefer incontra un nano banchiere con cui pattuisce affari vantaggiosi per entrambi. Mentre Yennerfer è alle prese con in nano, Ciri si fa accompagnare da Fabio per visitare la città con la raccomandazione di non farsi notare, ma ovviamente non sarà così. Viene scambiata per una studentessa di Aretuza fuggita dalla scuola e…

La saga

Lo stile dell’autore rimane invariato in questo secondo (o quarto) volume della saga o, forse, si fa ancora più coinvolgente e “sottile”.

Letti singolarmente, i libri possono sembrare dispersivi e, dopo il secondo, le vicende si spezzettano in tanti piccoli frammenti e prendono strade diverse: addirittura per ogni personaggio ci possono essere più percorsi possibili. Tuttavia, nel complesso la saga è strutturata in modo magistrale: i due vertici della saga sono i due punti saldi a cui riconducono tutte le vicende che però, con il proseguire della lettura, si allontanano e si diversificano tantissimo.

Vengono infatti presentati nuovi luoghi, personaggi, collegamenti e grossi punti interrogativi.

In conclusione, non si può che confermare un giudizio più che positivo per l’intera saga.


Personalmente ho trovato alcuni passaggi un po’ lenti rispetto ai volumi precedenti – ma questo può essere dovuto ad un fattore prettamente soggettivo perché purtroppo non ho avuto modo di dedicare alla lettura il tempo e l’attenzione che avrei voluto.

Ho letto diverse opinioni negative su questa saga e sull’autore in generale: molto spesso queste critiche hanno come oggetto principale il “sospetto” che la saga sia stata scritta in modo confusionario e non programmato. In realtà io credo che l’effetto fosse voluto: tantissimi personaggi, tantissimi luoghi: impossibile ricordare tutto. Eppure, alla fine, tutto avrà un senso…


I volumi precedenti:


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Cronache di un venditore di sangue

Cronache di un venditore di sangue
Universale Economica
Hua Yu
Narrativa
Feltrinelli
2018
Copertina flessibile
230

Una grande storia – al contempo commovente e ottimistica, grottesca e tragica – in uno dei più importanti romanzi della letteratura cinese contemporanea. Una storia per certi versi epica che racconta trent’anni della vita di Xu Sanguan, un lavoratore che trasporta tutto il giorno bachi in un grande setificio. Il protagonista vive con una moglie molto bella ma capricciosa e tre figli di cui va orgoglioso: Felice Uno, Felice Due, Felice Tre. Aiuta la sua famiglia a sopravvivere durante i duri anni della Rivoluzione culturale. E lo fa vendendo il proprio sangue nei momenti più difficili e importanti (in realtà una pratica ancora oggi realmente diffusa in Cina). Ma il sangue è anche una sorta di talismano: è un dono degli avi, e per questo non va sprecato... In questo romanzo Yu Hua dimostra di saper controllare con grande maestria un ventaglio di toni narrativi molto ampio, dal comico al grottesco, capacità che lo pone indubbiamente al vertice della narrativa cinese contemporanea.

Cronache di un venditore di sangue è libro di Yu Hua, il celebre scrittore cinese.

Come sempre, Yu Hua “porta l’oriente in occidente” attraverso i suoi libri: anche in questo caso racconta la cultura cinese e i suoi aspetti meno conosciuto come, appunto, quello della vendita del sangue.

Il protagonista di Cronache di un venditore di sangue è Xu Sanguan, un lavoratore che trasporta tutto il giorno bachi in un grande setificio.

Ha una vita monotona, ha una moglie, tre figli e un lavoro che si ripete identico ogni giorno.

Vive negli anni della rivoluzione culturale cinese e, come ogni famiglia, deve affrontare grosse difficoltà. Per sopravvivere economicamente, oltre a lavorare nel setificio, vende il proprio sangue.

La pratica della vendita del sangue è tutt’oggi in vigore in Cina: ed è proprio qui che entra in gioco l’abilità narrativa di Yu Hua.

Cronache di un venditore di sangue

Yu Hua ha uno stile narrativo molto particolare (o, se non altro, risulta tale probabilmente anche a causa della diversità rispetto allo stile occidentale a cui siamo senza dubbio più abituati).

Al di là degli aspetti tecnici di questo libro, che analizzeremo in seguito, ciò che va riconosciuto è l’ampio spettro di nozioni ed emozioni che contiene e trasmette: si parla di cultura popolare cinese, tradizioni, usi e costumi, fino ad arrivare alla quotidianità di un uomo medio nella Cina degli anni ’50.

Tutto ciò viene poi trasposto sul piano emotivo del protagonista, in quanto marito, uomo, padre.

Lo stile narrativo di Yu Hua, pur essendo molto semplice, ritmico e dal ritmo piuttosto lento, riesce a trasmettere una quantità indefinibile di sensazioni.

Probabilmente a rendere inconfondibili i suoi libri è proprio l’unione tra lo stile narrativo e ciò che racconta: una sorta di monotonia controllata e voluta (nello stile e nei passaggi della trama e dei protagonisti) con qualche attimo di assoluta estraniazione da tutto ciò.

In conclusione

Consiglio questo libro (e gli altri di Yu Hua) per conoscere la cultura cinese in modo diverso rispetto a come viene spesso riportata in Occidente.

Inoltre è un bel libro di narrativa che, una volta assimilato lo stile dell’autore, può essere anche molto piacevole da leggere.

Un’altro libro di Yu Hua: Vivere!

 


L’autore:

Yu Hua

Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou. Figlio di un’infermiera e di un medico, trascorre lunghi pomeriggi dell’infanzia a giocare nei corridoi dell’ospedale. Lì fa il suo apprendistato di scrittore. È considerato uno dei migliori autori della nuova generazione. Ha pubblicato Torture (Einaudi, 1997), Le cose del mondo sono fumo (Einaudi, 2004), Racconti d’amore e di morte (Hoepli, 2010) e, con Feltrinelli Brothers, in due volumi (2008, 2009), Vivere! (2009), con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour e da cui è tratto il film omonimo di Zhang Yimou del 1994, La Cina in dieci parole (2012), Il settimo giorno (2017), Cronache di un venditore di sangue (Einaudi, 1999; Feltrinelli, 2018) e Mao Zedong è arrabbiato. Verità e menzogne dal pianeta Cina (2018) e L’eco della pioggia (Donzelli, 1998; Feltrinelli 2019) .

(Fonte: feltrinellieditore.it)


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Spietati gentiluomini

Spietati gentiluomini Book Cover Spietati gentiluomini
Ginn Hale
Fantasy, Gotico moderno, Thriller
Triskell Edizioni
2016
Copertina flessibile
219

Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza.
E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi.
Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione.
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita.
Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati.

Spietati gentiluomini è un romanzo fantasy-gotico moderno con la struttura di base di un thriller.

Difficile da definire? Si. Questo romanzo è molte cose; rientra in generi diversi: ha la struttura di un giallo/thriller, ha alcuni elementi di un horror ma non troppo marcarti, ha del fantasy – senza dubbio.

Spietati gentiluomini

Belimai, il protagonista, è un prodigo dal passato discutibile, con una dipendenza pericolosa, incline all’autodistruzione, troppo duro con sé stesso e intrappolato nei ricordi di un passato tormentato e difficile ma, a tratti, comunque migliore del futuro che lo attende.

Fino al momento in cui viene ingaggiato per indagare sul caso di una misteriosa sparizione: il capitano Harper si rivolge a Belimai per ritrovare la sorella scomparsa ma questo è solo l’inizio della turbolenta avventura, che proseguirà con una serie di sanguinosi omicidi tra umani e prodighi.

Per Belimai e il capitano Harper, però, si intravede una luce alla fine del tunnel: la possibilità di un nuovo inizio, di redenzione e di pace…sarà possibile?

Spietati Gentiluomini è, quindi, molte cose: i prodighi fanno pensare all’horror, l’ambientazione ad un dark fantasy, la struttura ad un thriller.

L’unione di vari generi letterari crea in questo modo un libro originale, con elementi diversi dal solito nonostante la struttura di base sia quella di un giallo.

Lo stile dell’autrice è molto curato. La lettura risulta scorrevole e piacevole; il lettore viene completamente catturato dalla storia dei protagonisti da non curarsi delle pagine che scorrono. Il ritmo di lettura è piuttosto veloce, sia grazie allo stile che alla trama.

In conclusione:

Spietati gentiluomini si è rivelato una belle scoperta: una storia fuori da ogni schema narrativo e d’immaginazione.

Lo consiglio ai lettori che vogliono sperimentare testi nuovi e diversi!

Personalmente non conoscevo l’autrice né il libro, è stato un regalo apprezzatissimo che, oltre al piacere della lettura, mi ha regalato qualche perla di ispirazione per quanto riguarda la creazione dei personaggi e delle ambientazioni immaginarie.


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