Recensione | Il sognatore

Il sognatore Book Cover Il sognatore
lainya
Laini Taylor
Fantasy
Fazi Editore
2018
Cartaceo, copertina flessibile
524

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.

Recensione | Il sognatore

Il sognatore è un fantasy dell’autrice americana Laini Taylor, famoso in tutto il mondo. Il successo del romanzo è, con ogni probabilità, dovuto all’originalità dei personaggi e dell’ambientazione.

Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.

 

Il libro

Come accennato poco fa, si tratta di un libro estremamente originale nella definizione di personaggi e ambientazioni: il lettore si trova proiettato in un mondo fantastico, con una storia, delle usanze, una gerarchia sociale, dei canoni di vita e, in generale, un passato millenario.

A volte un istante è talmente straordinario da ritagliarsi uno spazio tutto suo nel tempo e continuare a girare lì, mentre tutto il mondo gli scorre intorno.

Tutto ciò, però, non viene raccontato secondo il consueto ordine di narrazione – dal principio alla fine – ma, piuttosto, il lettore ha modo di conoscere il passato dei personaggi e dei loro mondi man mano che prosegue la lettura, attraverso pensieri, ricordi e dialoghi.

Si tratta di un libro dal ritmo medio, determinato dalla presenza di molti salti temporali, ricordi e sogni. L’ambientazione è molto caratteristica e soggettiva e l’atmosfera ricreata trasmette magia e suggestione: ogni ambientazione porta con se un’atmosfera diversa, che cambia anche in base alla percezione dei personaggi.

Abbiamo Dei e i loro figli, bibliotecari e soldati, nobili e gente comune. I protagonisti sono Lazlo, un bibliotecario di basso rango, e Sarai – figlia di una Dea confinata nella Fortezza insieme ad altri figli di Dei. Poi troviamo personaggi secondari che comunque sono molto importanti per lo svolgimento della storia perché ognuno di essi ha un ruolo fondamentale nel presente o lo ha avuto nel passato e, in questo caso, lo si scoprirà proseguendo col la lettura.

Era impossibile, ovviamente.
Ma da quando l’impossibilità impediva a un sognatore di sognare?

Come detto in precedenza, il punto forte di questo libro è l’originalità – sia dell’ambientazione e sia dei personaggi – che, unita ad uno stile di scrittura molto semplice e discorsivo, rende la lettura scorrevole e molto piacevole.
Il finale è una svolta radicale al significato della storia ma anche una premessa per il libro successivo, conclusione della serie, intitolato La musa degli incubi.

Al suo interno il libro nasconde anche alcuni messaggi: per esempio per quanto riguarda la lotta tra i popoli, il potere e gli scontri tra culture diverse.

Inoltre, è molto interessante il fatto che la collocazione principale delle vicende siano i sogni: la mente è qualcosa di incredibilmente affascinante e complicato, a volte imprevedibile e contorto.
Viaggiare attraverso i sogni e i pensieri dei protagonisti è come vivere una storia all’interno della storia: ognuno di noi, infatti, vede e percepisce le cose in modo diverso benché si tratti delle stesse cose. Per esempio, Lazlo nutre una totale ammirazione nei confronti della città di Pianto, tanto da distorcere la realtà e renderla “incantata”; al contrario, per Sarai, Pianto è fonte di sofferenza e pertanto si stupisce della visione che ne ha Lazlo.

Ogni mente è il proprio mondo. La maggior parte abita un vasto compromesso di banalità, mentre altre spiccano: piacevoli, persino belle, o a volte sfuggenti e inspiegabilmente sgradevoli.

 

In conclusione

Credo sia un libro molto valido, un fantasy originale e coinvolgente. Personalmente avrei evitato un paio di passaggi un po’ infantili, considerando che si tratta di un fantasy per adulti ma, a parte questo, è un libro che mi è piaciuto molto e mi sento di consigliare! Nonostante la quantità di fantasy letti, ho trovato in questo qualcosa di originale (le descrizioni fisiche dei personaggi, i materiali scelti, i “poteri” di alcuni dei personaggi principali, ecc) e proprio per questo mi sento di consigliarlo …buona lettura!

Forse era il rituale: il circolo di donne che si riuniscono per festeggiare di essere vive –  e di essere donne, che è già una magia di per sé.

 

Recensione – Raccontami la notte in cui sono nato

Raccontami la notte in cui sono nato Book Cover Raccontami la notte in cui sono nato
Universale Economica
Paolo di Paolo
Narrativa contemporanea
Feltrinelli
2014
Cartaceo, copertina flessibile
109

Si può vendere la propria esistenza, con tutto quel che c'è dentro? Quando scopre la storia di un ventenne australiano che mette in vendita la sua vita su eBay per seimila dollari, Lucien decide di fare altrettanto. Sente che le sue giornate gli vanno strette e prova perciò a liberarsene. Le offre a Filippo, incontrato per caso: raduna fotografie e ricordi, segnala abitudini, presenta nemici e amici, compresa la Signorina F., che ancora gli ronza in testa. Lucien se ne va, portando con sé solo un quaderno dalla copertina nera. Filippo comincia a vivere la vita dell'altro, a farla sua, con disinvoltura e imprudenza, fino al punto di innamorarsi della Signorina F. Le cose si complicano, Lucien e Filippo vengono travolti dalle conseguenze del loro stesso azzardo. Il vecchio "proprietario" della vita in vendita, da lontano, si accorge di non avere dato il prezzo a troppe cose: a certe mattine di domenica, a una neve arrivata all'improvviso, a una storia d'amore che non è stata. Alla donna che lo ha messo al mondo, a cui non ha mai potuto chiedere della notte in cui è nato. Una storia sulla forza oscura delle radici, sul patto profondo che ci lega a noi stessi.

Recensione – Raccontami la notte in cui sono nato

Questo libro racconta la storia di due ragazzi che, per motivi diversi, decidono di scambiarsi le vite. Tutto: casa, lavoro, ecc.

Poco per volta imparano a conoscere una vita che non gli appartiene e, dopo riflessioni su vari aspetti di sé e dell’altro, arrivano a comprendere che, per quanto l’insoddisfazione e l’incompletezza possano essere marcate, alla fine ci sono cose che non possono essere scambiate, né comprate, né vissute al posto di altri: per esempio, la notte in cui si nasce.

Il libro

Raccontami la notte in cui sono nato è un libro moderno, che parla di adolescenti attuali e, in un certo senso, universali. Colpiti da incertezza e insoddisfazione e, in alcuni casi, da solitudine. Tant’è che arrivano a volersi sostituire ad altri piuttosto che continuare con la propria vita.

Si legge velocemente, lo stile dell’autore è semplice e diretto. Non ci sono eccessi, né nelle descrizioni né nei dialoghi o altro, ciò che viene sottolineato maggiormente è il cambiamento di pensiero.

Il ritmo di lettura è medio: non ci sono momenti eccessivamente lenti o veloci, lo si legge in modo fluido e costante.

La storia dei protagonisti, i due principali, viene raccontata quasi esclusivamente attraverso il loro pensiero e i flash-back che li portano a viaggiare nel passato, fino appunto al momento della nascita.

In conclusione

Credo sia un libro carino e piacevole, che in qualche modo spinge a riflettere su una costante del mondo attuale: l’insoddisfazione, non sentirsi mai al posto giusto e nel momento giusto.

Questa è una condizione che affligge molti adolescenti che, nel tentativo di imitare altre persone o nella ricerca dell’apparenza maniacale, perdono di vista chi sono e ciò che conta realmente, fino al punto di voler vendere la propria vita online su eBay. La cosa sconcertante è che queste cose succedono davvero.

Questo è il motivo per cui lo consiglio.

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Recensione – Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Lo strano caso del Dr. Jekyl e Mr. Hyde Book Cover Lo strano caso del Dr. Jekyl e Mr. Hyde
Robert L. Stevenson
Romanzo, Classico
Giunti
2012 (1^ edizione 1886)
Cartaceo, copertina flessibile
144

Nella Londra fuligginosa di fine Ottocento si aggira un essere dall'aspetto ripugnante che commette crimini terribili per poi scomparire nel nulla. La sua identità è un mistero per tutti, tranne che per l'insospettabile Dr. Jekyll. Il buon dottore pare conoscerlo molto bene e sa che la sua comparsa ha a che vedere con certi esperimenti segreti che sta conducendo sullo sdoppiamento della personalità umana.

Recensione | Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Una cosa è certa: quell’uomo ha un aspetto fuori dal comune, eppure non saprei indicare un solo dettaglio anormale. Non so che dire, mi arrendo, non sono in grado di descriverlo. E non per un vuoto di memoria, perché vi assicuro che lo vedo come se lo avessi di fronte a me in questo momento. .

Il libro

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde è un grande classico di Stevenson, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo in quanto primo romanzo nel suo genere.

Si tratta un libro piuttosto breve ma intenso: lo stile di scrittura di Stevenson è particolarmente scorrevole e questo fa in modo che il lettore si concentri maggiormente sulla trama e sui personaggi, arrivando alla conclusione senza nemmeno accorgersene. La storia, conosciutissima, narra del buon Dr. Jekyll e dei suoi esperimenti sullo sdoppiamento della personalità. Già dalle prime pagine compaiono i primi fatti allarmanti e brutali: il primo tra tutti è quello della bambina che viene pestata e lasciata dolorante sul ciglio della strada.

Il lettore entra in questo modo in un vortice di eventi e spiegazioni o ipotesi fatte dai protagonisti – in particolare Utterson, il dottore – che coinvolgono sempre di più, fino ad arrivare a svelare il mistero che sta dietro a questi eventi.

Un enorme punto a favore dell’autore è dato dall’atmosfera: la resa di ciò che viene narrato è tale da rendere i luoghi e i fatti immaginabili nel minimo dettaglio. Questo si unisce alla descrizione dell’ambientazione: una Londra cupa e grigia, che cambia aspetto al cambiare delle scene.

Con la stessa cura con cui viene descritta l’ambientazione, vengono descritti i personaggi: sono pochi, ma minuziosamente curati sia nell’aspetto fisico che in quello psicologico. Ogni personaggio ha una doppia possibile interpretazione, oltre ovviamente al Dr. Jekyll, con momenti di dubbio e spesso tratti ironici.

Il ritmo di lettura è decisamente veloce, soprattutto grazie allo stile dell’autore. Si seguono i personaggi e le loro vicende fino alla fine, con curiosità, nonostante la storia sia più che conosciuta.

Il finale è scontato semplicemente perché la storia è conosciuta ma credo che all’epoca in cui è stato pubblicato abbia fatto un bel po’ di scalpore e che abbia ancor oggi molto da insegnare.

Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde rappresentano un intero filone letterario e, prima di tutto, un concetto molto profondo che risiede nei meandri della mente umana: i due lati di una persona, quello buono e quello cattivo; quando è giusto che prevalga uno piuttosto che l’altro? Quando si “dividono” nettamente generando a tutti gli effetti due persone? Fino a che punto è giusto indagare sui possibili effetti degli esperimenti sulla mente umana?

Più che la degenerazione di un mio difetto, fu quindi la natura troppo esigente delle mie aspirazioni a fare di me quello che sono stato e a scavare in me un solco – più profondo  che negli altri – fra il bene e il male, le due province che scindono l’uomo e ne compongono la duplice natura.

In conclusione

Consiglio questo libro per diversi motivi. Il primo luogo perché è un classico e fa sempre bene leggere un classico. In secondo luogo perché, contrariamente a quanto si possa pensare, si legge tutto d’un fiato appassionandosi all’atmosfera e ai personaggi e arrivando alla fine desiderando che il libro non finisca. Leggetelo!

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Recensione | Il gigante sepolto

Il gigante sepolto Book Cover Il gigante sepolto
Super ET
Kazuo Ishiguro
Fantasy, Narrativa contemporanea
Einaudi
2017 (1^ ed. 2015)
Cartaceo, Copertina flessibile
320

Sinossi:

Il leggendario re Artù è morto ormai da qualche tempo ma la pace che egli ha imposto sulla futura Inghilterra, dilaniata per decenni dalla guerra intestina fra sassoni e britanni, seppure incerta, perdura. Nella dimora buia e angusta di Axl e Beatrice, tuttavia, non vi è pace possibile. La coppia di anziani coniugi britanni è afflitta da un arcano tormento: una sorta di inspiegabile amnesia che priva i due di una storia condivisa. A causarla pare essere una strana nebbia dilagante che, villaggio dopo villaggio, avvolge indistintamente tutte le popolazioni, ammorbandole con i suoi miasmi. Axl e Beatrice ricordano di aver avuto un figlio, ma non sanno più dove si trovi, né che cosa li abbia separati da lui. Non possono indugiare oltre: a dispetto della vecchiaia e dei pericoli devono mettersi in viaggio e scoprire l'origine della nebbia incantata, prima che la memoria di ciò a cui più tengono sia perduta per sempre. Lungo il cammino si uniscono ad altri viandanti - il giovane Edwin, che porta il marchio di un demone, e il valoroso guerriero sassone Wistan, in missione per conto del suo re - e con essi affrontano ogni genere di prodigio: la violenza cieca degli orchi e le insidie di un antico monastero, lo scrutinio di un oscuro barcaiolo e l'aggressione di maligni folletti, il vetusto cavaliere di Artù Galvano e il potente drago Querig...

Recensione Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro

Non c’era l’uso di passare al passato, tra quella gente, nemmeno se prossimo.

Il gigante sepolto è un fantasy ambientato in Britannia, pochi anni dopo la morte del leggendario Re Artù. La caratteristica che definisce l’atmosfera e l’ambientazione, però, è la presenza di una nebbia anomala che ha invaso l’intero Paese: questa nebbia sembra avere la capacità di cancellare i ricordi delle persone che ne vengono a contatto.

La trama quindi si sviluppa intorno al fattore “memoria” e alla sua importanza, fino alla fine. I protagonisti sono Axl e Beatrice, due anziani coniugi che partono per un lungo viaggio alla ricerca del figlio scomparso: durante questo viaggio incontrano molte persone, buone e cattive, disponibili e avverse. Si troveranno a girovagare per la Britannia supponendo che il figlio si trovi sempre in posti diversi. La memoria mette a dura prova tutte le loro certezze: il luogo in cui si trova il figlio, le strade da percorrere, i discorsi fatti e le decisioni prese e, ad un certo punto, sembra mettere in discussione il loro amore indissolubile.

Il ritmo di lettura è molto lento, ogni passaggio viene descritto con estrema cura e spesso la narrazione sembra ripetitiva. Tuttavia, lo stile dell’autore e l’inserimento di affannosi ricordi qua e là aiutano il lettore a proseguire. Nonostante la lentezza della narrazione, infatti, ci si trova a proseguire la lettura senza alcun problema, anzi!

Il libro precede in questo modo fino alla fine, quando – proprio nelle ultime pagine – accade qualcosa di inaspettato. Quella che è stata la colonna portante del racconto fino a quel punto viene abbattuta, rivelando un finale decisamente sorprendente, a cui si possono dare interpretazioni diverse.

Anche i personaggi assumono una veste diversa alla fine del libro e con l’evolversi della storia: Axl e Beatrice si presentano come due coniugi di vecchia data, che hanno passato una vita insieme e che non metterebbero mai in discussione il proprio rapporto. In realtà, proseguendo con la lettura anche queste certezze vengono messe in discussione, portando il lettore ad interrogarsi su quali siano verità e quali siano bugie.

Detto ciò, a mio parere, sono due i punti di forza del libro: atmosfera e messaggio. 

L’atmosfera, come accennato in precedenza, porta il lettore in un mondo fiabesco e misterioso, con draghi e antichi villaggi sperduti tra i boschi della Britannia. Sicuramente utile per rendere maggiormente l’idea dello smarrimento e della confusione portati dalla nebbia. Inoltre, porta il lettore a visualizzare i luoghi in cui avvengono i fatti e questa è sempre una cosa positiva, sia per ambientazioni reali che di fantasia.

Il messaggio è chiaramente sull’importanza della memoria: se perdessimo la memoria cosa resterebbe di noi? E, sapendolo, agiremmo nello stesso modo?
I protagonisti affrontano (e spiegano) proprio questo, attraverso le loro continue amnesie e i ricordi confusi.

In conclusione

Senza dubbio, questo è un fantasy sopra la media. La maggior parte dei fantasy, infatti, racconta una storia fine a sé stessa, questo invece ha un messaggio molto importate da trasmettere. Lo consiglio quindi sia agli appassionati del genere e sia a chiunque volesse sperimentare qualcosa di nuovo perché è sicuramente un libro molto valido.

Personalmente non ho ancora deciso se la lentezza di questo libro sia un bene o un male: aiuta riflettere o annoia? Non ne sono sicura. Ciò che posso dirvi, però, è che si tratta di un libro che lascia una bella sensazione. Ccome se ci avessero letto una leggenda tramandata nei secoli…

Infine, chiunque dovesse leggerlo, chiedo di soffermarsi sul finale: credo abbia almeno tre interpretazioni possibili e sarebbe bello discuterne! Buona lettura

 

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Recensione | Fiorirà l’apidistra

Fiorirà l'aspidistra Book Cover Fiorirà l'aspidistra
Oscar Moderni
George Orwell
Classico, Moderno
Mondadori
2016 (1^ pubblicazione 1936)
Cartaceo, Copertina flessibile
268

Sinossi

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del "buon posto" gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua "resurrezione", o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.

 

Fiorirà l’aspidistra di George Orwell è un classico-moderno senza tempo. Perché senza tempo? Perché tratta di argomenti che erano attuali al momento della prima pubblicazione, sono attuali tuttora e lo saranno in futuro: alla base di tutto “i quattrini”, come li definisce il protagonista.

Un libro immenso nel contenuto e nel significato, non al pari di 1984 ma quasi!

Trama in breve e significato

La mancanza di quattrini significa disagio fisico e morale, significa squallide preoccupazioni, significa mancanza di tabacco, significa coscienza onnipresente del proprio fallimento, soprattutto significa solitudine.

Gordon, il protagonista, è una persona comune, forse fin troppo ordinaria, ma impegnata in una battaglia solitaria contro il denaro. O meglio, contro il sistema che dipende strettamente dal denaro.

Per mantenersi lavora lo stretto indispensabile, come commesso in libreria: un lavoro senza aspettative di crescita ma che gli garantisce il minimo per sopravvivere. Il minimo assoluto.
Infatti, Gordon si rifiuta di migliorare la sua posizione sociale ed economica nonostante la sua famiglia si sia votata a questo, esclusivamente per lui.

La sorella, per esempio, sacrifica la sua intera esistenza per fare in modo che il fratello abbia un’istruzione e migliori lo stato sociale della famiglia. I genitori stessi ne sono convinti sin dalla nascita dei due bambini, tant’è che la sorella finisce per credere fermamente di essere inferiore (perché donna e perché ignorante).

L’intera trama si sviluppa sul concetto di ossessione per in denaro in ogni ambito della vita di Gordon: non può uscire, non può avere una relazione con una donna, non può curarsi, non può.  Il motivo di tutti questi vincoli è la mancanza di denaro, che crea una catena di privazioni e, soprattutto, porta il protagonista ad essere ossessionato da questi pensieri, fino alla depressione a all’autodistruzione.

Forse è la sola vera religione – la sola religione veramente sentita – che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio era un tempo.

Non solo: oltre agli impedimenti materiali, si aggiungono i pregiudizi. Ciò che conta davvero nella società dell’epoca (…e in quella odierna?) è “ciò che pensano gli altri”: avere un buon posto di lavoro, un buon matrimonio, una casa e un’auto, un’aspetto rispettabile. In poche parole bisogna approdare nella borghesia a tutti i costi.

In tutto ciò, fa la sua comparsa la pianta di aspidistra, fiore nazionale inglese, che diventa il simbolo dell’odio che Gordon prova verso la società inglese della sua epoca. Odia il conformismo: tutti possiedono una pianta di aspidistra, anche Gordon la possiede. Solo che lui vuole ucciderla.

Questo meccanismo senza via di scampo porta Gordon all’isolamento totale: si trasferisce in un monolocale devastato e trascurato, esattamente come lui. Allontana la donna di cui si è innamorato perché non sopporta che lei abbia possibilità economiche migliori delle sue. Allontana l’amico e idolo Philip, un borghese con cui si è confrontato spesso, che idolatra Marx e il suo pensiero.

Vuole fare il poeta e unisce la sua visione di artista alla deriva alla sua repulsione per il denaro e il conformismo. Ha la sua occasione d’oro, proprio grazie alla poesia: vince dei soldi ma li spreca in una sola notte ritrovandosi al punto di partenza.

Poteva resistere a quella insignificante vita d’ufficio, perché non pensava mai, nemmeno per un istante, che potesse essere permanente. In un modo o nell’altro, un giorno o l’altro, Dio solo sapeva come e quando, se ne sarebbe liberato.

Ci sarà un unico evento capace di cambiare radicalmente Gordon interiormente ed esteriormente…

 

Il libro

Come sempre Orwell si dimostra un maestro nel rappresentare una condizione universale e perpetua come se fosse un unico caso al mondo: Gordon è tutti.

Non solo, a mio avviso, rappresentante della classe operaia, ma anche di quelle più elevate sotto certi aspetti: chi è realmente soddisfatto di ciò che ha e non pensa a ciò che non può avere? Credo sia una condizione molto diffusa. Inoltre, il suo “non poter fare” a causa della mancanza di denaro è tema tuttora attuale e lo sarà sempre di più con l’eliminazione del ceto medio.

L’altro fattore che rende questo libro attuale in tutto e per tutto è il concetto di voler apparire a tutti i costi: sessant’anni fa lo si faceva sfoggiando pellicce e gemelli d’oro, oggi lo si fa postando sui social foto di posti in cui – magari – non si è neanche stati realmente. Perché? Perché ciò che pensano gli altri spesso è più importante di ciò che pensiamo noi stessi.

Tornando al libro: è un testo dal ritmo piuttosto lento, una sorta di loop di depressione e pessimismo ma contiene significati immensi. I personaggi sono pochi ma sufficienti a spiegare il tutto al meglio: Gordon (insoddisfatto, depresso), Philip (baldanzoso e inconsciamente pieno di sé), Rosemary (realista e decisa), l’aspidistra (simbolo di conformismo, morte e resurrezione), gli “altri” (una società ostile e troppo esigente).

Il lessico e lo stile dell’autore sono perfetti per fare in modo che la storia sia universale; la collocazione storica e geografica contribuiscono a creare un’atmosfera cupa, grigia e pesante – proprio come Gordon!

Il primissimo effetto della miseria è quello di uccidere il pensiero.

 

In conclusione

Consiglio questo libro a chiunque, benché abbia dei momenti di lentezza e ripetizione perché sono proprio questi a dare spessore al messaggio. Ci sono alcune frasi che vengono ripetute decine di volte all’interno del libro: inizialmente sembrano eccessive ma successivamente sottolineano maggiormente il messaggio che Gordon porta con se. (Spero di aver dato un’idea del contenuto con le citazioni che ho selezionato).

Si ma tu capisci tutto ciò solo perché lo dice Marx! Tu non sai che cosa significhi doversi arrabattare, dover trascinare la vita con due sterline a settimana. Non si tratta di dover sopportare delle durezze o fare dei sacrifici. Durezze e sacrifici sono cose pulite, che temprano. è la maledetta meschinità, lo squallore strisciante in cui devi esistere. Vivere solo per settimane di seguito, perché quando non hai quattrini non hai amici. Crederti uno scrittore e non riuscire mai a produrre qualcosa perché sei sempre troppo infelice e depresso per scrivere. E’ una specie di lurido subpianeta quello in cui vivi. Una specie di fogna spirituale.

Infine, consiglio a tutti coloro che lo leggeranno di soffermarsi a riflettere sul finale: rassegnazione? Conformismo senza vie di scampo? O cosa?

Recensione libro Il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe Book Cover Il buio oltre la siepe
Universale Economica Feltrinelli
Harper Lee
Romanzo
Feltrinelli
1960
Cartaceo, Copertina flessibile
290

Sinossi:

In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

 

Il libro:

Il boio oltre la siepe è un classico moderno (1960) conosciuto in tutto il mondo grazie ai riconoscimenti ottenuti e alla trasposizione cinematografica ma, soprattutto, grazie al contenuto.

Ciò che definisce l’importanza questo libro, infatti, è il messaggio che vuole trasmettere: racconta, attraverso la storia dei protagonisti, società e mentalità americane negli anni ’30, quando le persone di colore erano ancora fortemente discriminate perché considerate inferiori.

La vicenda si svolge in Alabama, appunto, nel 1935. I protagonisti sono Atticus, i suoi due figli – Scout (che narra la storia) e Jem – e Dill, amico di Scout. I personaggi secondari sono proprio quelli che danno origine ai passaggi del libro su cui riflettere, perché oggetto di discriminazione o violenza e per i loro rapporti con i protagonisti.

Mi ritirai, meditando sulla mia colpa. Non m’ero mai messa di volontà a imparare a leggere, ma tutte le sere, fin da quando avevo memoria, m’ero ingozzata illecitamente di giornali, nonché di qualsiasi altra cosa stesse leggendo Atticus, quando mi raggomitolavo, ogni sera, sulle sue ginocchia.

Lo stile dell’autrice è semplice, senza eccessive digressioni ma con spiegazioni e descrizioni tali da rendere possibile l’immaginazione dei luoghi e delle persone. Questo rende il libro molto scorrevole, con un ritmo di lettura medio-veloce.
Personalmente ho trovato più lenta la prima parte rispetto al resto del libro: solo dopo la prima parte si riesce ad entrare nell’ottica di ciò che viene narrato e a comprendere i messaggi che verranno trasmessi fino alla fine; è come trovarsi davanti ad una lunga introduzione.

Nonostante ciò, il libro risulta comunque scorrevole in quanto i fatti narrati e i personaggi menzionanti si susseguono velocemente, fino alla fine.

C’è però un’istituzione in questo paese di fronte alla quale tutti gli uomini sono stati creati uguali. Tale istituzione, signori, è il tribunale. I nostri tribunali hanno i loro difetti, ma, in questo paese, per i nostri tribunali, tutti gli uomini sono stati creati uguali.

Vincitore del premio Pulitzer e oggetto di numerose lodi (tra cui quella dell’ex-presidente degli Stati Uniti, Obama), questo libro è entrato a far parte dei classici nonostante la sua pubblicazione relativamente recente: i temi trattati, infatti, sono tutt’ora attuali e parzialmente irrisolti.

Si parla di società razziste e maschiliste: probabilmente sono cambiati il soggetto e l’oggetto della discriminazione ma non il risultato, soprattutto per quanto riguarda la mentalità maschilista, ancora profondamente radicata nel pensiero comune.

In conclusione:

Consiglio questo libro a chiunque, come parte di un bagaglio culturale, come testimonianza e spunto di riflessione.

 

Recensione | Una stanza tutta per sé

Una stanza tutta per sé Book Cover Una stanza tutta per sé
Virginia Woolf
saggio
Newton Compton
1929 (1^ edizione)
Cartaceo, Copertina rigida
130

Sinossi

Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo, e primo brillante intervento della Woolf sul tema «donne e scrittura» (allora oggetto di un dibattito oggi banalizzato più che superato), Una stanza tutta per sé è un piccolo trattato ironicamente immaginifico, personalissimo nella misura godibilmente tesa di toni e motivi (il conversational, le proiezioni letterarie, l’analisi sociale, la satira, la visione). Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell’anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la «realtà» stessa nella sua inquietante-esaltante molteplicità.

«Ma, direte, Le abbiamo chiesto di parlare delle donne e il romanzo – cosa c’entra avere una stanza tutta per sé? Cercherò di spiegarmi. Quando mi avete chiesto di parlare delle donne e il romanzo, mi sono seduta sulla riva di un fiume e ho cominciato a chiedermi cosa significassero queste parole.»

Virginia Woolf

Nacque a Londra nel 1882. Figlia di un critico famoso, crebbe in un ambiente letterario certamente stimolante. Fu a capo del gruppo di Bloomsbury, circolo culturale progressista che prendeva il nome dal quartiere londinese. Con il marito fondò nel 1917 la casa editrice Hogarth Press. Grande estimatrice dell’opera di Proust, divenne presto uno dei nomi più rilevanti della narrativa inglese del primo Novecento. Morì suicida nel 1941. La Newton Compton ha pubblicato Gita al faro, Una stanza tutta per sé, Mrs Dalloway, Orlando, Notte e giorno, La crociera, Tutti i racconti e il volume unico Tutti i romanzi.

Il libro:

Una stanza tutta per sé è un saggio che ripercorre la storia letteraria dell’autrice.

Lo scopo del testo è quello di rivendicare per il genere femminile, attraverso il racconto dell’esperienza personale dell’autrice, un diritto alla cultura negato per troppo tempo, in una società a stampo fortemente maschilista.

In realtà, il libro contiene diverse sfumature di questo tema, che viene analizzato sotto diversi aspetti e in diversi ambiti.

Anche il titolo è una rappresentazione di questo messaggio: essendo la donna esclusa dai luoghi di cultura degli uomini, deve crearsi una stanza tutta per sé in cui esprimersi e formare la propria cultura.

Ci sono,poi, altri due aspetti da considerare: la scelta di una protagonista anonima, quindi universale, e la scelta di una collocazione spazio-temporale ben precise, come a voler fornire un luogo di partenza per “denunciare” l’impossibilità di accesso alla cultura per le donne.

Non solo cultura: con il procedere della lettura, infatti, si scopre che l’autrice si sofferma su altri elementi, come per esempio l’indipendenza economica, la necessità di denaro, autonomia, indipendenza, carriera e vita politica.

In conclusione:

Si tratta di un testo da leggere per formazione personale, a mio avviso. Io, per esempio, l’ho scoperto abbastanza in ritardo e devo ammettere che, da un lato, mi sarei aspettata qualcosa di nettamente più sconvolgente, ma dall’altro mi rendo conto che per l’epoca in cui è stato scritto probabilmente lo è stato.

Ad ogni modo, l’ho trovato abbastanza scorrevole, forse un po’ lento ma, ripeto, da leggere principalmente per il messaggio che trasmette (soprattutto se si considera che, nonostante sia passato quasi un secolo, alcune dei temi affrontati non sono ancora così scontati!).

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