Il tempo della guerra – The Witcher 4

Il tempo della guerra Book Cover Il tempo della guerra
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2020
Copertina flessibile
432

Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all’inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a loro volta seguiti da una creatura più forte e più resistente di qualsiasi essere umano: Geralt di Rivia, l’assassino di mostri. In circostanze normali, lo strigo non si sporcherebbe le mani per eliminare dei comuni criminali, ma stavolta è diverso. Perché quei tre sono stati assoldati per uccidere la principessa Ciri e, se ci riusciranno, il mondo intero sarà perduto: Ciri è la Fiamma di Cintra, la maga di cui parlano le profezie, l’unica forza in grado di contrastare i piani dello spietato imperatore di Nilfgaard e di riportare la pace tra i popoli della terra. Per questo è essenziale che Ciri arrivi sana e salva sull’isola di Thanedd, dove si stanno radunando tutti gli altri maghi. E Geralt è disposto a ogni sacrificio pur di proteggere il suo cammino. Però nessuno può immaginare che la principessa non sarà al sicuro nemmeno sull’isola. Sebbene sia difesa da incantesimi potentissimi, le spie di Nilfgaard sono infatti sbarcate persino in quel luogo isolato. E adesso sono in attesa, pronte a colpire….

Il tempo della guerra è il quarto volume della saga di Geralt di Rivia in ordine di pubblicazione ma è il secondo vero e proprio romanzo (considerando che i primi due volumi sono raccolte di racconti).

Il tempo della guerra – SPOILER ALERT

I Regni del Nord e Nilfgaard sono sempre più in cattivi rapporti: in ogni angolo ci sono scontri tra potenze, maghi e bande.

Ciri continua la sua fuga perenne ma inizia a correre voce che sia stata uccisa. Nel frattempo Geralt cerca di far luce sull’identità di Rience e di chi lo ha assoldato.

Citi e Yennefer si recano a Gors Velen. Prima di spostarsi a Thanedd, dove Yennefer parteciperà alla riunione dei maghi e Ciri frequenterà la scuola di Aretuza, dove era già stata istruita Yennefer.

Durante il viaggio fanno tappa a Gros Valen dove Yennefer incontra un nano banchiere con cui pattuisce affari vantaggiosi per entrambi. Mentre Yennerfer è alle prese con in nano, Ciri si fa accompagnare da Fabio per visitare la città con la raccomandazione di non farsi notare, ma ovviamente non sarà così. Viene scambiata per una studentessa di Aretuza fuggita dalla scuola e…

La saga

Lo stile dell’autore rimane invariato in questo secondo (o quarto) volume della saga o, forse, si fa ancora più coinvolgente e “sottile”.

Letti singolarmente, i libri possono sembrare dispersivi e, dopo il secondo, le vicende si spezzettano in tanti piccoli frammenti e prendono strade diverse: addirittura per ogni personaggio ci possono essere più percorsi possibili. Tuttavia, nel complesso la saga è strutturata in modo magistrale: i due vertici della saga sono i due punti saldi a cui riconducono tutte le vicende che però, con il proseguire della lettura, si allontanano e si diversificano tantissimo.

Vengono infatti presentati nuovi luoghi, personaggi, collegamenti e grossi punti interrogativi.

In conclusione, non si può che confermare un giudizio più che positivo per l’intera saga.


Personalmente ho trovato alcuni passaggi un po’ lenti rispetto ai volumi precedenti – ma questo può essere dovuto ad un fattore prettamente soggettivo perché purtroppo non ho avuto modo di dedicare alla lettura il tempo e l’attenzione che avrei voluto.

Ho letto diverse opinioni negative su questa saga e sull’autore in generale: molto spesso queste critiche hanno come oggetto principale il “sospetto” che la saga sia stata scritta in modo confusionario e non programmato. In realtà io credo che l’effetto fosse voluto: tantissimi personaggi, tantissimi luoghi: impossibile ricordare tutto. Eppure, alla fine, tutto avrà un senso…


I volumi precedenti:


Recensioni: INDICE

 

Miti del Nord

Miti del Nord Book Cover Miti del Nord
Neil Gaiman
Miti e leggende
Oscar Vault Mondadori
2019
Copertina flessibile
228

Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell'antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord. Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti. Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un'impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir - il più saggio fra gli dèi - il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.

I miti del Nord è una raccolta di racconti di Nail Gaiman che racchiude i più importanti miti norreni, partendo dalla creazione dei nove mondi fino a Ragnarok, la fine del mondi conosciuti e l’inizio di una nuova era.

I miti del Nord

Attraverso una decina di racconti, Nail Gaiman ripercorre in ordine cronologico le vicende chiave dell’intero filone narrativo norreno: dalla genesi dei mondi a Ragnarok, dal sacrificio del gigante Ymir per la creazione della nostra Terra a storie più buffe e divertenti.

Inoltre, l’autore presenta alcune delle divinità più importanti: Odino, Thor, Loki, Hela, Heimdal e così via.

Vengono narrate storie di giganti e di nani, di come gli Dei abbiano avuto il loro potere, le loro armi e le loro usanze.

Nel complesso Miti del Nord è un bel libro, adatto ad appassionati e a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia norrena, soprattutto perché scritto in modo semplice, scorrevole e non prolisso.

Lo stile di Gaiman è molto diretto, usa un lessico semplice e periodi poco articolati. Il ritmo di lettura, di conseguenza, è piuttosto veloce.

Si può dire quindi che sia un buon libro ma, attenzione, si tratta di una versione “romanzata” a piacere dell’autore perciò, se si sta cercando un testo approfondito sulla mitologia norrena che spieghi in modo dettagliato tutte le caratteristiche di questi racconti, questo non è il libro giusto.

Si potrebbe definire come un romanzo riassuntivo sulla mitologia norrena.

 

NOTA PERSONALE:

Dopo aver analizzato questo libro in modo oggettivo, mi sento di aggiungere un parere soggettivo, sperando che possa tornare utile a qualche lettore appassionato di mitologia nordica.

Leggendo Miti del Nord ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa “fuori posto”. Alla fine del libro ho capito: è moderno. Il lessico e lo stile sono estremamente moderni, contemporanei. Cos’era fuori posto? Nulla. Semplicemente per mio gusto personale avrei preferito che i miti fossero riportati con uno stile più classico e un ritmo più lento.

Ribadisco: questo è un appunto personale che non ha nulla a che vedere con la qualità del libro, che si è dimostrato valido in tutto e per tutto.


 

RECENSIONI: INDICE

L’amico devoto

L'amico devoto Book Cover L'amico devoto
Il principe felice
Oscar Wilde
Fiaba
2005 (Prima pubblicazione 1888)
Copertina flessibile
32

"L'amico devoto" è un racconto che fa parte della raccolta "Il principe felice", scritta e pubblicata da Oscar Wilde nel 1888. Il racconto affronta i temi dell'amicizia, dell'onestà e del sacrificio contrapposti all'ipocrisia della società abbiente e benpensante.

“L’amico devoto” è un racconto che fa parte della raccolta “Il principe felice”, scritta e pubblicata da Oscar Wilde nel 1888. Il racconto affronta i temi dell’amicizia, dell’onestà e del sacrificio contrapposti all’ipocrisia della società abbiente e benpensante.

L’amico devoto

Come molti degli scritti di Oscar Wilde, anche questa breve fiaba affronta temi importanti e – soprattutto – si pone come critica della società. Il narratore è un uccellino che, spalleggiato da un’anatra, racconta una storia ad un topo di fogna: la storia è quella del piccolo Hans, una persona di buon cuore, altruista e sempre sorridente nonostante le sue scarse possibilità economiche e la sua vita modesta.

Il piccolo Hans crede profondamente nella vera amicizia ma, ahimè, la sua fiducia è riposta nella persona sbagliata: il suo “migliore amico” infatti è un mugnaio benestante e tutt’altro che altruista, che sfrutta il piccolo Hans fino alla morte. Con la scusa di prestargli un carriola, lo mette continuamente  nella posizione di sentirsi in debito, tant’è che il piccolo Hans fa tutto ciò che gli viene chiesto, mettendosi a disagio, rimettendoci e rischiando la vita per l’amico.

Alla fine, il piccolo Hans muore proprio per cercare di fare un favore all’amico che, nemmeno davanti ad una necessità del suo stesso figlio, riesce ad essere altruista.

La storia si conclude con il mugnaio che si rimprovera per essere stato troppo buono nel concedere la carriola in prestito ed averci rimesso con la morte del piccolo Hans. L’uccellino narratore chiude la fiaba spiegando la morale ai suoi ascoltatori e, ovviamente, Wilde rivolge la morale all’intera società: sempre ipocrita ed egoista.

In più

L’edizione de L’amico devoto che ho avuto il piacere di leggere è un molto carina: un piccolo libro illustrato che contiene questa sola favola e non l’intera raccolta. Molto breve ma altrettanto curato. Lo consiglio senza dubbio!

 

Per tutte le altre recensioni: INDICE

Strane creature

Strane creature
Tracy Chevalier
Romanzo storico, biografia
Neri Pozza
2009
Copertina rigida
287

È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista. Quand'era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell'incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Strane creature è un romanzo storico di Tracy Chevalier, ambientato in Inghilterra, basato sulla biografia di due donne straordinarie.

Ovviamente, come precisato dall’autrice stessa, si tratta di una versione romanzata e arricchita di dettagli di fantasia rispetto a quanto accaduto realmente. Per vari motivi, infatti, è praticamente impossibile risalire a tutti i fatti nel dettaglio.

La ricostruzione di una vita non è mai semplice, nemmeno quando si tratta di quella di personaggi illustri su cui si possono trovare testimonianze e documentazioni. Questo compito è reso tanto più difficile, in questo caso, dal fatto che le vite in questione fossero di due donne, per di più bizzarre per la loro epoca.

Le donne in questione sono Mary Anning e Elizabeth Phiplot che, grazie alla loro curiosità e voglia di apprendere, hanno scoperto esemplari fossili fino ad allora sconosciuti e hanno scatenato non poche critiche e dubbi sul mondo per come lo si conosceva.

Strane creature

Dopo la morte del padre, tre sorelle sono costrette a trasferirsi a Lyme Regis, un paese decisamente meno mondano e attraente rispetto alla rigogliosa città di Londra.

Qui, ognuna di esse si dedica ad un’attività diversa, ma è Elizabeth a trovare sé stessa e molto di più.

Nel giro di poco tempo dopo il suo arrivo a Lyme Regis, scopre i fossili e se ne appassiona, tanto da passare intere giornate cercandone.

In questo modo incontra la giovane Mary Anning, una ragazzina che cerca fossili per venderli con il fratello.

Questa coppia stravagante dovrà affrontare una società patriarcale, dominata dalla religione e completamente assoggettata alle scritture bibliche per portare alla luce i primi esemplari di dinosauro fossile (all’epoca ritenuto coccodrillo) e mettere in discussione argomenti come l’estinzione, fino ad allora nemmeno contemplata.

Oltre la trama

Tracy Chevalier si dimostra ancora una volta una maestra del romanzo storico, mettendo alla portata di tutti biografie spesso dimenticate o messe in secondo piano.

Questa volta lo fa con due donne che hanno cambiato lo studio della paleontologia e la percezione del mondo e del tempo.

Lo fa in modo impeccabile. Stile, ritmo, ambientazione e atmosfera: tutto perfetto.

Strane creature è un romanzo relativamente breve, dall’andamento costante e dalla trama coinvolgente ed affascinante: lo si può letteralmente divorare in poche ore.

Senza dilungarsi ulteriormente sullo stile che, appunto, si conferma impeccabile, va aggiunta una sola nota.

La narrazione avviene attraverso due punti di vista alternati, quello di Mary e quello di Elizabeth. Le due protagoniste sono molto diverse tra loro (una di ceto medio, l’altra povera; una istruita, l’altra no; una “zitella” che non si sposerà mai, l’altra appena adolescente): le diversità sono percettibili dallo stile dell’autrice, che cambia e si caratterizza in modo diverso in base alla voce narrante.

In conclusione: non posso fare altro che consigliarvi questo libro e l’autrice in generale! Leggete tutto ciò che ha scritto!


INDICE RECENSIONI

Altri romanzi di Tracy Chevalier:

La dama e l’unicorno

La ragazza con l’orecchino di perla

Le fiabe dei fratelli Grimm

Grimm's Fairy Tales
J.L.C. & W.C. Grimm
Fiaba
Macmillan Collector's Library
Copertina rigida
392

For the past two centuries these delightful stories, gathered together and written down by brothers Jacob and Wilhelm Grimm, have entertained and frightened children and adults alike. The lives of Tom Thumb, Cinderella, Rumplestiltskin and the Frog Prince form part of our common heritage: they stimulate the imagination and the heart, and linger at the back of our minds for a lifetime. They are funny, disturbing, wise and compassionate. They speak of joy and terror, happiness and revenge, love and violence.

This beautiful Macmillan Collector's Library edition of Grimm's Fairy Tales is complete and unabridged, and features Arthur Rackham's masterly illustrations, all hand-coloured by Barbara Frith, one of Britain's leading colourists.

Designed to appeal to the booklover, Macmillan Collector's Library is a series of beautiful gift editions of much loved classic titles. Macmillan Collector's Library are books to love and treasure.

Le fiabe dei Fratelli Grimm, da ormai due secoli, sono il simbolo dell’intero genere letterario e sono state la base per le pubblicazioni successive delle più importanti fiabe europee.

I fratelli Grimm, furono due linguisti e filologi tedeschi, passati alla storia per la loro rielaborazione e stesura della più importanti fiabe della tradizione popolare tedesca.

Pubblicarono le Fiabe del focolare (Kinder und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818). Alcune di queste fiabe sono diventate dei classici e continuano a fare scuola al giorno d’oggi. Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, sono solo alcune delle fiabe che nei decenni successivi alla pubblicazione sono state rivisitate e interpretate in tutti i modi possibili.

Le fiabe dei Fratelli Grimm

Come accennato in precedenza, le fiabe dei fratelli Grimm sono la rivisitazione dei più celebri racconti popolari tedeschi. Questi racconti erano caratterizzati da scene macabre e sanguinarie, ambientate in luoghi tetri e con protagonisti spaventosi: questi gli elementi tipici del folclore tedesco.

Secondo alcuni studiosi moderni, queste figure non erano altro che la rappresentazione delle paure più sentite dal popolo dell’epoca. Paura dell’ignoto, del buio, del dolore e dell’abbandono.

I Fratelli Grimm hanno tenuto fede a tutto ciò, ponendo un limite unicamente alle scene di sesso, spesso riportate nei racconti popolari ma evitate o “alleviate” dai due autori.

Le opere dei Fratelli Grimm sono state determinanti anche per l’evoluzione della lingua tedesca: una delle motivazioni che spinsero i fratelli a raccogliere e pubblicare le fiabe fu proprio il desiderio di contribuire alla formazione di un’identità culturale tedesca, comune ai popoli di origine germanica.

Ovviamente, la scelta del folclore popolare non è stata fatta in modo casuale: unire l’aspetto linguistico a tutto ciò che una fiaba può contenere riguardo le tradizioni di un popolo, infatti, era il lavoro più complesso e completo che si potesse fare.


Le fiabe in lingua inglese

Di recente ho avuto modo di rileggere le fiabe in lingua inglese: l’edizione in questione è particolarmente curata, abbellita con illustrazioni e contenente l’intera collezione di fiabe.

Inoltre, leggerle in una lingua diversa offre la possibilità di scoprire sempre qualcosa di nuovo!

Consigli questa lettura a chiunque: non c’è età o momento giusto per leggere una fiaba, ha sempre qualcosa da insegnare!


Indice recensioni

A est del sole, a ovest della luna e Kay Nielsen

A est del sole, a ovest della luna Book Cover A est del sole, a ovest della luna
Kay Nielsen
Fantasy, Fiaba, Biografia
Taschen
1 marzo 2016
Copertina rigida
168

La ristampa di un grande classico della cultura mondiale. Entrate in un mondo fatto di innamorati osteggiati dal destino, venti magici e troll dispettosi, e lasciatevi incantare da alcune delle più raffinate illustrazioni nella storia del libro. Con questa ristampa, l'editore fa rivivere il più ambizioso progetto editoriale dell'amato artista danese Kay Nielsen, uno dei più apprezzati illustratori di libri per l'infanzia di tutti i tempi. Inizialmente pubblicato nel 1914, East of the Sun and West of the Moon è una celebre antologia di fiabe che i leggendari folkloristi norvegesi Peter Christen Asbjornsen e Jorgen Engebretsen Moe hanno raccolto nel corso dei loro viaggi per la Scandinavia a metà del XIX secolo. L'edizione illustrata da Nielsen dei racconti di Asbjornsen e Moe è considerata un gioiello della letteratura per ragazzi del Ventesimo secolo, osannato dai collezionisti d'arte e di libri di tutto il mondo. Una copia originale autografata di questo libro è stata venduta all'asta nel 2008 per il prezzo più alto mai pagato per un libro illustrato di letteratura per ragazzi. Questa curatissima riproduzione presenta 10 delle fiabe originali, con un totale di 46 illustrazioni e numerosi ingrandimenti degli acquerelli originali di Nielsen, stampati in cinque colori per consentire agli straordinari dettagli di brillare di luce propria. Il volume include inoltre due saggi illustrati da decine di opere rare e inedite di Nielsen, ed esplora la storia delle fiabe norvegesi, la vita e le opere dell'artista, nonché la genesi del libro.

 


 

A est del sole, a ovest della luna è una raccolta di fiabe norvegesi (prende il nome da una di esse), illustrata dell’artista danese Kay Nielsen.

In particolare, questa edizione firmata Taschen è suddivisa in due parti: la prima parte è sostanzialmente una biografia del celebre illustratore; la seconda parte contiene la raccolta di fiabe.

Kay Nielsen

Celebre artista danese, è vissuto nell’epoca d’oro dell’illustrazione. Ha partecipato alla realizzazione di alcune opere che hanno fatto la storia, tra cui illustrazioni per la Disney. Tuttavia, la sua celebrità si è accresciuta maggiormente dopo la sua morte piuttosto che in vita, come spesso accade per gli artisti innovativi e fuori dagli schemi.

Le fiabe

La raccolta è composta da fiabe classiche, perciò i temi e la struttura sono simili in tutte. La struttura e la trama si basano sempre su protagonista e antagonista (anche multipli), una situazione iniziale, un fatto decisivo, una trasformazione o evoluzione e un epilogo.

Nella raccolta si ripresentano spesso anche alcune figure importanti: per esempio, in quasi tutte le fiabe si trovano del troll. Creature malvagie e subdole, che hanno la capacità di assumere le sembianze umane e trarre in inganno gli ignari protagonisti delle storie.

Altrettanto importanti sono alcuni elementi della natura, rappresentati come figure pensanti, con una volontà propria: l’esempio più rilevante è quello dei Venti, capaci di aiutare i protagonisti in più occasioni.

Lo stie narrativo è ovviamente molto semplice e scorrevole, adatto ad un pubblico di età varia. I periodi sono brevi ed essenziali, il lessico altrettanto semplice. Va da sé che la lettura nel suo complesso acquisisca un ritmo veloce e un andamento costante.

Come per ogni fiaba che si rispetti, la funzione di queste storie risiede nella morale: fiducia, amicizia, amore, famiglia, inganno, curiosità e rispetto, sono solo alcuni degli argomenti che stanno alla base dei messaggi veicolati in questi racconti!

Le illustrazioni

Ovviamente il punto di forza di questo libro sta nelle illustrazioni, opera di Kay Nielsen, che vede proprio in questa raccolta una delle sue opere più grandiose e complesse.

Ogni fiaba contiene numerose illustrazioni che accompagnano la trama dall’inizio alla fine. Ogni illustrazione è caratterizzata da una quantità incalcolabile di dettagli e da contrasti forti, in netta contrapposizione con i tratti semplici e la composizione delle tavole.

 

 


indice recensioni

Il sangue degli elfi – The Witcher 3

Il sangue degli elfi. The witcher Book Cover Il sangue degli elfi. The witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2019
393

Il regno di Cintra è caduto. Dopo quattro giorni d'assedio, le truppe di Nilfgaard irrompono nel castello e massacrano l'intera famiglia reale. La principessa Ciri è l'unica che riesce a fuggire ma, all'improvviso, un cavaliere nemico le si para davanti e avanza minaccioso, brandendo un pugnale insanguinato... Ciri non ricorda cosa sia successo. Sa solo che ora è sana e salva, protetta dalla spada di Geralt di Rivia e dalle possenti mura di Kaer Morhen, la fortezza in cui si addestrano i giovani strighi, gli assassini di mostri. Anche Ciri vorrebbe diventare una di loro, così, se tornasse il cavaliere di Nilfgaard, lei non avrebbe più paura, anzi sarebbe pronta a combattere. Una sera, però, al termine di un'estenuante giornata di allenamento, la ragazza dimostra di possedere straordinarie capacità psichiche, così dirompenti da non lasciare adito a dubbi: è lei la Fiamma di Cintra di cui parlano le profezie, la forza che salverà i popoli del mondo dalla rovina. Il suo destino è quindi segnato: deve partire subito per Ellander, dove una maga le insegnerà a controllare quell'immenso potere. Tuttavia, durante il viaggio, Ciri e Geralt dovranno stare molto attenti. Perché un sicario è già sulle loro tracce, disposto a tutto pur di eliminare la Fiamma di Cintra e scatenare il caos...

Il sangue degli elfi  è il primo romanzo vero e proprio della Saga di Geralt di Rivia dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. In ordine cronologico di narrazione però si colloca al terzo posto, preceduto da Il guardiano degli innocenti e La spada del destino, che sono raccolte di racconti.

Ricorda. La magia è Caos, Arte e Scienza. È maledizione, benedizione e progresso. Tutto dipende da chi si serve della magia, come e con quale scopo. Ma la magia è ovunque. Ovunque intorno a noi. Facilmente accessibile. Basta allungare la mano. Guarda.

Il sangue degli elfi

In questo terzo volume molti dei pezzi che finora erano sparsi, trovano il loro posto all’interno della trama generale della saga. Viene fatta chiarezza sulla natura di Ciri, Geralt e Yennefer definiscono i loro ruoli all’interno della storia e nei confronti della bambina. C’è un altro personaggio a ricoprire un ruolo importante in questo volume… e si pensava non esistesse più!

Come anticipato per i due volumi precedenti, la saga si basa su ben quattro punti di forza:

  • lo stile;
  • i personaggi;
  • l’ambientazione;
  • l’atmosfera.

Senza ripetere quanto detto in precedenza, quindi, ci si può soffermare sulle “novità”: la più importante è sicuramente il fatto che si tratti di un romanzo anziché di una raccolta di racconti. La suddivisione avviene quindi in capitoli, in ordine cronologico, non in “eventi” distaccati.

Inoltre, rispetto ai precedenti volumi, questo districa in modo lineare ciò che accade sullo sfondo: lotte di potere tra re, rivalità tra creature di varie specie, intrighi tra maghi e così via. I tre personaggi principali salgono di livello: Geralt mostra ancor di più la sua personalità dalle mille facce, Yennefer si rivela una grande donna oltre che una grande maga, Ciri si allena fino allo sfinimento in tutte le sue svariate capacità e… ovviamente, non è ancora in salvo!

Il sangue degli elfi, come l’intera saga, è un fantasy molto valido dal punto di vista tecnico, piacevole da leggere, molto scorrevole e capace di dare un sacco di emozioni.

Per tutte le informazioni tecniche su questa saga vi rimando alle due recensioni precedenti:


Recensioni: INDICE

La spada del destino – The witcher 2

La spada del destino Book Cover La spada del destino
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2012
Copertina flessibile
438

Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo lui può sopraffare un basilisco, sopravvivere a un incontro con una sirena, sgominare un'orda di goblin o portare un messaggio alla regina delle driadi, fiere guerriere dei boschi che uccidono chiunque si avventuri nel loro territorio… Geralt però non è un mercenario senza scrupoli, disposto a compiere qualsiasi atrocità dietro adeguato compenso: al pari dei cavalieri, ha un codice da rispettare. Ecco perché re Niedamir è sorpreso di vederlo tra i cacciatori da lui radunati per eliminare un drago grigio, un essere intoccabile per gli strighi. E, in effetti, Geralt è lì per un motivo ben diverso: ha infatti scoperto che il re ha convocato pure la maga Yennefer, l'unica donna che lui abbia mai amato. Lo strigo sarà dunque obbligato a fare una dolorosa scelta: difendere il drago e perdere Yennefer per sempre, o infrangere il codice degli strighi pur di riconquistare il suo cuore...

La spada del destino è il secondo volume della saga di Geralt di Rivia, in ordine cronologico di narrazione ma il primo di ordine di pubblicazione.

La spada del destino – The Witcher 2

In questo secondo volume continuano le avventure dello strigo Geralt, della maga Yennefer, del fedele compagno di viaggio Ranuncolo e della giovane Ciri.

Il volume è composto da sei racconti, può quindi essere definito come una raccolta di racconti. Benchè, appunto, siano racconti separati, sono comunque legati da un ordine cronologico di fondo: durante la lettura capita di fare salti temporali ma sempre piuttosto ravvicinati e mantenendo l’ordine in cui si svolgono gli eventi.

I sei racconti sono:
Il limite del possibile
Una scheggia di ghiaccio
Il fuoco eterno
Un piccolo sacrificio
La spada del destino
Qualcosa di più

Nel loro insieme portano all’evolversi della storia e del ruolo di Geralt e Yennefer, ad alcune rivelazioni sulla misteriosa Ciri e, in qualche modo, all’avvicinamento dello stirgo con il “premio” della legge della sorpresa a cui è vincolato.

Al di là dei risvolti della trama, che vanno giudicati in base al gusto personale di ogni lettore, ci sono alcuni elementi su cui vale la pena soffermarsi, come anticipato nel primo volume:

  • la struttura della trama: benché strutturata in racconti, mantiene un filo conduttore saldo e ben celato tra le scene, tant’è che il lettore viene magnetizzato dalla lettura dall’inizio alla fine;
  • i personaggi: oltre a quanto detto già nel primo volume riguardo alla caratterizzazione di ognuno, va aggiunto un appunto sulla dualità dei protagonisti. Geralt: uomo e strigo. Yennefer: maga e donna. Ciri: bambina e creatura dai poteri inestimabili. Ognuno dei protagonisti si trova a lottare con la propria natura, ma allo stesso tempo a difenderla; si trova ad odiarla e ad amarla, perché grazie ad essa può fare cose che altri non possono fare, decidere di salvare il possibile, cambiare il mondo in qualche modo.
  • gli elementi mitologici e storici riportati nei racconti. La trama, come per ogni fantasy, riprende la Storia, che si ripete inesorabilmente tra guerre e rinascite. Inoltre sono presenti riferimenti alla mitologia e alla religione nordiche: per esempio, un’intera scena che vede protagonisti Geralt e Yennefer fa riferimento alla festa di Belleteyn – o Beltane, una delle principali ricorrenze nella tradizione celtica.Belleteyn! Si divertono. Festeggiano il ciclo secolare della natura che rinasce. E noi? Che ci facciamo qui? Noi, due relitti condannati all’estinzione, allo sterminio e all’oblio? La natura rinasce, il ciclo si ripete. Ma noi no, Geralt. Noi non possiamo ripeterci. Siamo stati privati di questa possibilità. Ci è stata data la facoltà di fare cose straordinarie con la natura, a volte perfino contrarie a essa. E al tempo stesso ci è stato tolto ciò che in natura c’è di più semplice e naturale. Che importa che viviamo più di loro? Al nostro inverno non seguirà una primavera, non rinasceremo. Ma sia tu sia io siamo attratti da questi fuochi, sebbene la nostra presenza a questa festa sia una beffa malevola ed empia. (Yennefer)

Per quanto riguarda lo stile e il ritmo di lettura, non si può che confermare quanto detto per il primo volume: estremamente scorrevole, scritto in modo impeccabile, piacevole e coinvolgente. Mantiene, come nel primo volume, alcuni tratti caratteristici della fiaba tradizionale, della leggenda e del racconto popolare.

Appunti personali

Finora ho analizzato il libro in modo oggettivo, ma vorrei aggiungere alcune considerazioni personali. Ho letto opinioni contrastanti su questa saga, soprattutto per quanto riguarda lo stile. Ho letto che alcuni lettori lo ritengono adolescenziale e troppo semplice. Personalmente credo che la “semplicità” apparente e lo stile non eccessivamente arricchito ed elaborato siano una scelta ben calcolata. In questa saga sono presenti moltissimi personaggi, luoghi, creature di ogni sorta ed eventi da ricordare: sovraccaricare il testo con uno stile eccessivamente elaborato avrebbe reso il testo difficile da seguire e ricordare; questo tipo di stile narrativo, invece, rende il testo molto scorrevole e magnetico, tant’è che il lettore viene assorbito completamente e riesce a seguire la lettura senza difficoltà.

Si tratta di un libro di più di 400 pagine che può essere letto in pochi giorni: credo che questo sia sinonimo di maestria nello scrivere, non di scarsità nello stile. Sicuramente non è una saga rivolta a ragazzini, ma ad un pubblico adulto o comunque ad adolescenti che siano lettori incalliti di ogni genere.

La strada

La strada Book Cover La strada
Super ET
Cormac McCarthy
Romanzo, Post-apocalittico
Einaudi
2014
Copertina flessibile
220

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy. Racconta la storia di un padre e un figlio in viaggio verso un luogo migliore, affrontando ogni genere di avversità e “nemico”.

La strada

Questo romanzo è tosto. Molto tosto. Si tratta di un romanzo relativamente breve e scritto in maniera abbastanza concisa ma ha un grandissimo significato.

Durante la lettura ci si trova davanti a diverse scene crude o, se non altro, molto suggestive e devastanti.

Padre e figlio, dopo un evento apocalittico che viene menzionato marginalmente, si trovano in viaggio verso un “posto migliore”, che non sono sicuri di trovare ma desiderano con tutte le loro forze.

Nel viaggio, però, si trovano di fronte ad ogni tipo di prova, di ostacolo e di nemico: prove di sopravvivenza, prima di tutto. La conquista del cibo quotidianamente, il pericolo di agguati da parte di altre persone o animali, la sete, il caldo, e così via.

Ciò che rende il libro veramente tosto, però, non sono le scene di prova fisica – pur essendo spesso molto crude, ma le scene di prova “umana” e sentimentale. I protagonisti si trovano a dover far fronte a perdite, all’abbandono, alle lotte interiori per stabilire cosa sia bene e male in una situazione tanto critica. Basti pensare al fatto che i protagonisti siano un padre e suo figlio, che lottano per sopravvivere, e tutto ciò che questo legame comporta.

La narrazione avviene tramite descrizione delle scene del viaggio e dialoghi tra padre e figlio: dialoghi molto essenziali e spogli, fatti perlopiù di brevi domane e risposte ancora più brevi.

Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

Il bambino, in particolare, è solito rispondere con “OK” (raramente con qualche “no”). Dialoghi, appunto, molto spicci e senza tante spiegazioni: sono proprio questi e la loro forma a dare un significato ancora più profondo al ciò che viene detto.

La strada è un libro forte proprio per questo motivo: ciò che succede, come succede e il fatto che siano un padre e un figlio a vivere queste esperienze. Ognuno con le proprie paure, riflessioni, domane sul bene e sul male, sul futuro, e così via. In questo modo il libro offre due punti di vista nettamente diversi su una situazione tanto critica: quello di un adulto e quello di un bambino. Ovviamente le diverse impressioni e reazioni a ciò che viene narrato sono dovute all‘età e all’esperienza di entrambi.

Proseguendo con la lettura, infatti, si nota come il bambino a poco a poco impari a reagire con un apparente distacco e accettando passivamente il mondo che lo circonda: una sorta di perdita delle speranze estrema, pur mantenendo la speranza nel trovare un posto migliore.

Gli argomenti affrontati sono molti e associati in modo da formare un insieme incredibile che si può riassumere in questo modo: la lotta interiore dell’essere umano davanti alla necessità di sopravvivere.

Padre e figlio, anche in questo caso, offrono due punti di vista: il padre è quello razionale, il figlio quello sentimentale (e, in un certo senso, si può dedurre che l’avanzare degli anni e i passaggi che avvengono naturalmente durante una vita, portino a ridurre la percentuale di sentimentalismo e aumentino quella di razionalità nelle scelte di ognuno).

Tutto ciò viene inserito in un’atmosfera inquieta e cupa, in cui si sviluppano scene crude e selvagge. In questa atmosfera e su queste scene si basa il messaggio: fino a che punto l’umanità (intesa come insieme dei caratteri che contraddistinguono l’essere umano) può sopravvivere? E cosa sarebbe disposto a fare un uomo per sopravvivere?

Due soli protagonisti che portano avanti tutto questo: padre e figlio. I personaggi secondari sono tutti coloro che, con rilevanza più o meno accentuata, si affacciano nelle loro vite e in qualche modo intervengono nel loro viaggio.

Padre e figlio non hanno un nome, non hanno un’identità precisa: potrebbero essere chiunque. Ed ecco che questo rafforza ulteriormente il messaggio: chiunque potrebbe trovarsi a dover affrontare situazioni come le loro, a dover sacrificare una parte della propria umanità, a doversi sacrificare per qualcun’altro.

Il finale è ciò che ha meno rilevanza in tutto il romanzo: ciò che conta è il viaggio e ciò che il viaggio ha da dimostrare e da mostrare.

In conclusione

La strada è un romanzo tosto, dal ritmo di lettura medio-veloce, e dallo stile semplice: lo si può leggere in pochissimo tempo, proprio grazie a tutti questi fattori. Tuttavia, è un romanzo di grande spessore, che richiede concentrazione e, soprattutto, riflessione. Non tutto ciò che ha da trasmettere è realmente scritto!

 


Personalmente ho voluto leggere La strada per molto tempo ma ho sempre rimandato. Poi, un giorno, qualche settimana fa, è arrivato il suo momento. Avrei voluto che non fosse stato prima della crisi che il mondo sta vivendo ma tant’è. I libri di questa intensità in fondo sono questo: avvertimenti, per tutti coloro che vogliono ascoltarli. Perciò vi consiglio di fare lo stesso: leggetelo, assolutamente, ma solo quando siete sicuri che sia il momento giusto.


 

Recensioni: INDICE

Dracula

Dracula! Ediz. illustrata Book Cover Dracula! Ediz. illustrata
Oscar Draghi
Bram Stoker
Horror
Mondadori
2019
Copertina rigida
531

«Dracula», archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la ragione e l'istinto, tra le pulsioni più inconfessabile e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall'inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi che questo volume presenta insieme ad altri testi, di Stoker o di altri autori, che rendono conto dell'eccezionale "vitalità" dei non-morti

Dracula di Bram Stoker è IL grande classico dell’horror gotico: un romanzo epistolare che presenta una nuova versione del vampiro, diversa da quella nota nel folklore popolare fino al momento della sua pubblicazione.

Dracula

Trattandosi di un romanzo interamente epistolare, tutti i fatti che ne compongono la trama sono deducibili da ciò che viene raccontato nello scambio di lettere tra i personaggi principali.

La narrazione inizia il 3 maggio 1890, quando Jonathan Harker parte per la Transilvania e si reca dal Conte Dracula, acquirente di una tenuta a Londra, per conto del suo capo – il Signor Hawkins.

Oltre alle lettere, i fatti vengono raccontati attraverso i diari personali dei protagonisti: Jonathan annota ogni dettagli della sua permanenza presso la dimora del Conte, in modo da non dimenticare ciò che accade e non cadere nella confusione causata dagli avvenimenti strani e da orari e consuetudini particolari del Conte.

In questo modo si apprende, poco per volta, come Jonathan si trovi coinvolto nel piano diabolico del Conte di trasferirsi in Inghilterra per avere accesso illimitato a nuove fonti di nutrimento: il sangue degli inglesi.

Poco alla volta, infatti, Jonathan ha modo di intuire e poi confermare il grande segreto del Conte: è un vampiro.

Dall’altra parte dell’Europa, nel frattempo, Mina e la sua amica Lucy scrivono lettere e diari a loro volta: da questi si può capire come anche loro siano coinvolte in fatti strani e sinistri.

Proprio quando inizia a temere per la propria vita, Jonathan riesce a tornare in Inghilterra… ma questo è solo l’inizio!

Oltre la trama

Dracula è il frutto di studi approfonditi da parte del suo creatore: Stoker, infatti, si è basato su un personaggio storico realmente esistito ma ha anche articolato personaggi e ambientazione in modo che ogni dettagli rappresentasse qualcosa di specifico e assolutamente voluto.

Il Conte rappresenta lo straniero, come veniva visto dal popolo inglese dell’epoca; la sua crudeltà rappresenta ciò che l’Inghilterra ha subito dai popoli invasori.

La scelta dalle Transilvania come luogo d’origine del Male è stata particolarmente oculata: quella terra, infatti, è stata culla di popoli diversi per secoli e ha creato una fusione di religioni, credenze e culture più unica che rara. Inoltre la morfologia di questa zona geografica si adatta perfettamente al genere gotico di Stoker: una terra fredda e ostile, che viene rappresentata come praticabile soltanto da creature non umane.

Il Conte Dracula di Stoker è comunque ispirato alla figura storica del principe Vlad III di Valacchia: governatore della Valacchia – terra al confine con l’Impero Ottomano – fu investito dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo ed entrò a far parte dell’Ordine del Dragone: Draculea. “Drac” significa sia drago che demonio, da qui l’associazione a “figlio del demonio”.

Vlad III è passato alla storia come Vlad l’Impalatore a causa della sua propensione a punire gli avversari attraverso l’impalatura, tecnica appresa durante i suoi dieci anni di prigionia presso i turchi.

Questo personaggio già di per sé molto complicato e cruento, è stato l’ispirazione perfetta per creare il vampiro elegante e maestoso di Stoker.

Ovviamente la figura del vampiro non ha fatto la sua prima apparizione con Stoker, infatti era già largamente riportata nelle storie popolari e ripresa da altri autori prima di Stoker.

Tuttavia Stoker fornisce una nuova visione del vampiro: elegante, raffinato, subdolo e pianificatore, anziché bestia selvatica e aggressore senza scrupoli.

Sembra che Dracula sia nato da un incubo di Stoker, che poi ha studiato e approfondito nel dettagli tutto ciò che è servito per la composizione del romanzo.

Lo stile di Stoker

Con Dracula, Stoker è diventato il maestro dell’horror gotico, così come altri autori si sono contraddistinti in altre sottocategorie dell’horror: Poe con il classico, Lovecraft con il cosmico e così via.

Oltre alla trama, agli aspetti psicologici, alle metafore e ai personaggi, ciò che rende questo libro un grande classico da leggere assolutamente è lo stile dell’autore.

Si tratta di un romanzo epistolare, perciò ogni “visione” della storia è scritta e trasmessa attraverso i pensieri di personaggi diversi: ogni penna è caratterizzata in modo diverso; ogni personaggio è costruito non solo esteticamente e caratterialmente, ma anche psicologicamente e questo traspare da un diverso stile di scrittura per ogni narratore.

Il ritmo di lettura è lento: ogni dettaglio è volutamente descritto nel modo più accurato e preciso possibile. Questo, unito alla quantità di fatti e alla molteplice narrazione, inevitabilmente rende la lettura più lenta rispetto alla media. Ciò non toglie che sia un romanzo estremamente coinvolgente e appassionante.

Per quanto riguarda il lessico, invece, basta una parola: affascinate. Come ogni classico, grazie al lessico riesce a trasportare il lettore in un’atmosfera d’altri tempi e trasmettere una cura per il linguaggio che non è più così osservata al giorno d’oggi.


In conclusione: consiglio questo libro a tutti gli amanti del genere ma anche agli amanti dei classici; lo stile di Stoker è qualcosa di unico e merita di essere scoperto anche dai lettori meno avvezzi all’horror.

Dracula è il mio romanzo preferito in assoluto, l’ho letto più volte a distanza di anni  e in diverse edizioni. A questo proposito mi permetto di consigliarvi l’edizione OscarVault Mondadori: dire che è estremamente curata è poco. Non solo la copertina, non solo la costa della pagine nera, non solo le illustrazioni interne, le foto d’epoca, gli schizzi: l’insieme. Ogni dettaglio è perfetto!