Recensione I grandi scrittori non mangiano

I grandi scrittori non mangiano Book Cover I grandi scrittori non mangiano
Donato Montesano
Raccolta di racconti,
Eretica Edizioni
2017
Cartaceo, copertina flessibile
112

"I grandi scrittori non mangiano" è l'ironia che nasce dal disagio di vivere nel posto in cui si è nati, è un senso di necessità, una voglia assoluta di espressione, di esplosione. È un mondo capovolto in cui i fiumi secchi tornano ad essere navigabili e antichi paesi abbandonati tornano a brulicare di vita; un mondo in cui i sogni e le fiabe si mischiano alla più cruda realtà. Un teatro umano dove l'ossigeno ha l'effetto dell'oppio e gli eroi del passato convivono con i protagonisti attraverso colonne sonore rock e primi piani cinematografici; visioni di transumanza e lupi in agguato, amori e sguardi nascosti, vecchi treni e stazioni scalcinate. Ma questo libro è anche un nonno che tramanda le favole al nipote, è lo gnomo che ucciderà il re, è la notte che fa compagnia quando si è soli, è la pioggia nelle scarpe di chi ha voluto perdere l'ultimo tram. "I grandi scrittori non mangiano" è una raccolta di storie che appartengono a mondi interiori, terreni e soprannaturali, che danno forma a una strana danza, ballata nel supermercato della vita.

Recensione I grandi scrittori non mangiano

I grandi scrittori non mangiano è una raccolta di 14 racconti molto stravagante e originale ma con una particolarità ben precisa: racconta realtà rovesciate e strampalate, ma con una base molto verosimile.

Questa è la caratteristica che personalmente ho apprezzato di più.

Il libro

La racconta è molto variegata: i temi trattati sono diversi e ogni racconto racchiude un pizzico di originalità e un messaggio per il lettore o comunque un incitamento a porsi davanti alla realtà e agli eventi in modo fantasioso e alternativo.

Il ritmo di lettura è medio: i racconti singolarmente si leggono ad un ritmo piuttosto veloce ma, leggendoli in sequenza, il ritmo viene leggermente rallentato dal cambiamento dell’ambientazione e dell’atmosfera, che sono diverse in ogni racconto.

Il lessico scelto è appropriato al genere di racconti e utilizza sia termini di uso comune e sia termini inventati, riproduzioni di rumori e suoni e così via.

I grandi scrittori non mangiano è un viaggio in mondi paralleli, a tratti malinconici e nostalgici ma pieni di una speranza nascosta – una speranza nel vedere le cose diverse da come sono, immaginare e sognare qualcosa di diverso, non per forza migliore e non per forza peggiore.

Credevano che l’arte fosse una forma di rivoluzione. Anzi, vivendo nel ventunesimo secolo, credevano che l’arte fosse l’unica forma e possibilità di rivoluzione.

 

L’autore

Donato Montesano (Tricarico, 1991) fa parte dello studio di architettura e laboratorio multidisciplinare Rabatanalab. I grandi scrittori non mangiano è il suo libro d’esordio.

 

In conclusione

Questo libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a chiunque stia cercando una lettura “diversa” e fuori dagli schemi. Lo consiglio anche perché, essendo suddiviso in racconti, è adatto anche a chi non ha molto tempo da dedicare alla lettura e che in questo modo può concludere facilmente e velocemente un racconto alla volta.

Inoltre, offre punti di vista nuovi e lascia una piacevole sensazione di “se guardo le cose in modo fantasioso non è poi così male”!

Grazie infinite all’autore per avermi dato la possibilità di leggere la sua opera!

 

Link per l’acquisto su Eretica Edizioni: qui

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Recensione – Il mio cammino di Santiago

Il mio cammino di Santiago Book Cover Il mio cammino di Santiago
Mara Spoldi
Poesia
90

Due componimenti poetici che descrivono l'esperienza personale dell'autrice nel suo viaggio verso Santiago de Compostela, in Spagna, nell'estate 2009 e 2010. Un pellegrinaggio intenso, ricco di emozioni e situazioni declamate in tono aulico. Un viaggio del corpo e dello spirito nel quale il lettore appassionato può immergersi, per accompagnare la poetessa fin sull'Alto del Perdòn e riscoprire, insieme a lei, la più intima verità.
Le strofe sono intervallate da fotografie scattate dall'autrice sui luoghi del Cammino, che aggiungono un valore emozionale al testo poetico.
Questa opera è tratta dal libro Timidi Zampilli, che vide la sua prima pubblicazione nel maggio 2013.

Il mio Cammino di Santiago

quasi 800 km
quasi 800 versi

due componimenti poetici sul pellegrinaggio verso Compostela

Oggi, 21 marzo – giornata Mondiale della Poesia, ho deciso di parlarvi di un libro che contiene due componimenti poetici, dell’autrice Mara Spoldi (di cui potete leggere anche la recensione di Timidi Zampilli).

 

Il libro

Si tratta di un libro relativamente breve (circa 90 pagine) ma che contiene al suo interno una grande quantità di emozioni.

Come detto in precedenza, nella recensione di Timidi Zampilli, l’autrice è estremamente sensibile e allo stesso modo lo sono i suoi versi. Ciò che può risultare inconsueto è il fatto di “leggere un viaggio” sotto forma di versi: solitamente si è abituati a diari di viaggio piuttosto che romanzi “on the road”, questo libro invece racconta un viaggio in versi.

Riporto la prefazione, che contiene alcune informazioni utili sul testo:

In questi ultimi tempi (oltre che in tutti i tempi), il
pellegrinaggio a Santiago di Compostela ha
assunto un carattere molto profanato dai mezzi di
comunicazione. Affrontano questo viaggio anche
coloro che sono miscredenti, per sport, avventure e
divertimenti.
Alcune iniziative mi hanno addirittura lasciato
perplesso. Invece, nel viaggio della Spoldi, io vi
troverò un fervore che può essere paragonato,
mutate le epoche e le circostanze, a quello di
Caterina Benincasa, passata alla storia come Santa
Caterina da Siena, eletta addirittura a “dottoressa”
della Chiesa.
Non so se il misticismo aiuti a produrre o no arte e
poesia, ma di artisti, pittori, musicisti, scultori che
hanno compiuto le loro opere anche in preda a un
certo loro rapimento o a una ricerca mistica, ce ne
sono molti.
A me sembra che la poesia di Mara Spoldi, altresì
nella tendenza del suo linguaggio verso certi
arcaismi, lei si giovi di molte risorse spirituali e di
ieratica immaginazione, di accesi sentimenti e di
ferventi rappresentazioni, per ottenere l’ardore
ascetico, l’illuminazione, le risorse dall’Alto che va
cercando con fede e speranza, e non le mancano
squarci lirici suggestivi.
Insomma, sono onestamente convinto di trovarmi,
al di là d’ogni altra considerazione d’altro genere,
davanti ad una artista autentica.
Teodoro Giuttari

 

La particolarità

Come premesso all’inizio della recensione, Il mio cammino di Santiago non racconta solo il viaggio con le sue tappe e la sua dinamica, racconta principalmente le emozioni di una persona che ha deciso di intraprendere questo cammino di quasi 800 km.

Riporto i primi versi per dare un’idea dello straordinario lavoro dell’autrice:

Parti.
La paura del sogno
si fa presto magia
e la mente dischiusa
accoglie delicata
i colori del silenzio.

Lo stile è semplice, il lessico comune, il ritmo costante: tutto dà importanza al contenuto.

 

In conclusione

Consiglio questo libro a tutti gli amanti della poesia, anche a chi volesse sperimentare qualcosa di “diverso”, forte e delicato allo stesso tempo.

Trovate sia l’ebook che il cartaceo su Amazon.

Buona lettura e… Grazie Mara per avermi dato la possibilità di leggerlo!

Recensione | Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati Book Cover Siamo solo piatti spaiati
Alessandro Curti
Narrativa contemporanea
C'era Una Volta (C1V)
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
250

Davide conduce una normale adolescenza come tanti suoi coetanei: frequenta il liceo, si diverte con gli amici e discute con i genitori fino a quando un evento non calcolato stravolgerà la sua vita e lo condurrà in un mondo a lui sconosciuto. Qui incontrerà ragazzi molto diversi da lui e adulti di cui non si fida. Tranne Andrea, per il quale nutre una sorta di amore-odio perché risveglia in lui riflessioni e pensieri che mai si sarebbe aspettato. E che spesso lo infastidiscono. Il viaggio che effettuerà lo cambierà in modo indelebile, restituendolo al suo vecchio mondo inevitabilmente cambiato. E nulla sarà più come prima.

Recensione Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati è un libro che tratta temi delicati come l’adolescenza, i problemi legati a questa età, le buone o cattive scelte, e l’importanza di trovare aiuto in una persona di riferimento.

Lo fa attraverso la storia dei due protagonisti: un ragazzo che viene inserito in una comunità e l’educatore che maggiormente si dedica a lui.

Siamo solo piatti spaiati è quindi un romanzo di formazione, che racconta di esperienze positive e negative, di cambiamenti interiori e crescita personale.

Detto ciò, passiamo all’analisi vera e propria.

Il libro

Preparare un viaggio non significa soltanto preparare le valigie, scegliere i vestiti, non dimenticare gli oggetti personali. Bisogna abituarsi al cambiamento, aprirsi al  nuovo orizzonte, ricordare tutte le esperienze precedenti per rinnovarle nel nuovo viaggio.

Si tratta di un libro piuttosto breve, dal ritmo di lettura medio. L’ambientazione e l’atmosfera sono abbastanza neutre: la storia potrebbe essere ambientata in una qualsiasi cittadina con un istituto e un gruppo di ragazzi.

L’atmosfera non incide particolarmente sul racconto e non è percettibile in modo netto, come avviene in altri romanzi.

Lo stile dell’autore è molto semplice, il lessico giovanile e quasi confidenziale.

La trama è anch’essa semplice e si sviluppa intorno alla storia del protagonista che, a causa di un evento, si ritrova a dover passare un periodo della sua vita in comunità: qui conosce un educatore che lo aiuta in modo determinante per il suo futuro ed un compagno che risveglia in lui riflessioni e pensieri accantonati.

In conclusione

Credo che l’autore e il genere siano potenzialmente validi, soprattutto per un pubblico giovane e che possa rispecchiarsi nei personaggi e nelle storie che vengono raccontate.

Tuttavia, mi sento di fare un piccolo appunto sulla qualità generale del libro: per prima cosa il testo può essere migliorato per dare più risalto al messaggio. Inoltre credo che l’aspetto del libro sia totalmente sbagliato: la copertina è davvero mal fatta: i piatti sono scontornati malamente e incollati senta un senso, il titolo e il nome dell’autore stanno malissimo sia tra loro e sia sullo sfondo su cui sono stati messi. In generale, credo che questo penalizzi tantissimo il libro perché, immaginando di trovarlo su uno scaffale, non si capirebbe nemmeno il genere dalla copertina. Poi, è vero che l’apparenza non determina la “sostanza” ma, a mio parere, può influire negativamente sull’impressione dei potenziali lettori.

Detto ciò, consiglio comunque questo libro a chi cerca una lettura leggera con temi non troppo scontati e un bel messaggio.

Ringrazio Il taccuino – ufficio stampa per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e parlarvene.

Buona lettura!

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Recensione – L’isola bianca

L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W Book Cover L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W
Gabriele Valenza
Fantascienza, Avventura, Post-apocalittico
2016
ebook
166

Per colpa di una sanguinosa guerra nucleare il mondo fu ridotto a brandelli e la vita si estinse in quasi tutte le sue forme. Le radiazioni tennero in scacco gli uomini e le donne che sopravvissero, costringendoli a vivere come prigionieri all’interno di rifugi antiatomici. Molti anni dopo quegli eventi, in un mondo ormai privo di risorse, l’unico modo per sopravvivere è: uccidere prima di essere uccisi. Gira voce, però, che ci sia un luogo non contaminato dalle radiazioni, un luogo ancora intatto e pieno di vita: l’isola bianca. Duncan Glisworth racconta di come la sua ricerca dell’isola bianca lo porterà a dover prendere la decisione più difficile della sua vita.

Recensione  – L’isola bianca: 33°22’04.0″N, 112°16’10.0″W

Adesso che la civiltà è stata spazzata via, c’è qualcosa di sottile che ha penetrato il mio cuore. La portata del mio libero arbitrio è aumentata, sono giudice delle vite altrui e il mio fucile è il martello attraverso cui emetto il verdetto. 

Il libro

L’isola bianca è un romanzo post-apocalittico, crudo e diretto. Lo si intuisce già dall’incipit.

L’ambientazione e l’atmosfera sono ricreate alla perfezione: devastazione e desolazione occupano il mondo intero. Questo è percepibile sia attraverso le descrizioni e sia attraverso le azioni e i pensieri dei protagonisti. I personaggi sono pochi e vengono descritti sotto il punto di vista fisico ma soprattutto sotto quello psicologico: la solitudine, la fame e la disperazione portano alla pazzia e all’irrazionalità.

In questo modo viene descritta non solo la storia dei protagonisti ma la natura del genere umano: quella di prevaricare sugli altri, di salvarsi ad ogni costo.

Il ritmo di lettura è piuttosto frenetico: nonostante le descrizioni e i momenti “di tranquillità”, le vicende si susseguono con un ritmo tale che è difficile annoiarsi e considerare il romanzo “lento”, anzi! A creare ancora più curiosità e desiderio di proseguire la lettura è il susseguirsi di più protagonisti, che di volta in volta portano avanti la storia. Con il passaggio da un protagonista ad un altro, si ha anche un salto temporale e una descrizione dei luoghi, che permettono di comprendere come si sia trasformato il mondo nel lasso di tempo in questione.

Lo stile dell’autore è semplice ma estremamente curato. Il lessico scelto è perfetto per il tipo di narrazione, come se il lettore stesse leggendo un diario o ascoltando un racconto. Spesso si trovano dei momenti di ironia (o autoironia, dei protagonisti), dal sapore amaro, tipico della situazione in cui si trovano.

Dall’inizio alla fine, il lettore segue il percorso dei protagonisti (sia fisico che mentale) che parte dal disorientamento, passa per lo sconforto e successivamente arriva alla disperazione. Solo dopo aver affrontato ogni genere di emozione devastante e aver superato scelte e atti altrettanto devastanti, ecco che ricompare la speranza: L’isola Bianca. L’unico posto al mondo che non sia stato distrutto dai bombardamenti nucleari.

Il protagonista inizia quindi il suo ultimo viaggio, verso la speranza, verso l’isola bianca. Ma, ovviamente, non si tratterà di un viaggio semplice, tutt’altro!

In conclusione:

Consiglio questo libro per la cura con cui è stato scritto, prima di tutto. Lo consiglio ovviamente anche per la trama e per il ritmo di lettura, che formano una combinazione vincente. Vi avverto: non è un libro semplice da metabolizzare, è piuttosto crudo (per le scene descritte) e “duro” (per gli argomenti trattati, soprattutto i risvolti psicologici degli eventi sulla mente umana). In ogni caso, ne vale la pena. Buona lettura!

Grazie a @anubisgabriele per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro! Vi lascio il link per il download su Amazon: qui.

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Recensione | Macchia

Macchia Book Cover Macchia
Fabio Cosio
Romanzo, giallo
Self
2018
Cartaceo, copertina flessibile
203

Una terribile tempesta colpisce il piccolo paese di Zemello, arroccato tra le montagne piemontesi, isolandolo dal resto del mondo. Mentre infuriano gli elementi, strane creature iniziano ad aggirarsi per le case e le persone iniziano a scomparire. Unico indizio: una forte luce e rumore di ossa rotte.
Ma non sono gli unici nuovi arrivati: c'è anche un uomo con un bastone e un cane capace di curare qualsiasi ferita solo con una leccata.
Tra chi cerca un rifugio sicuro e chi prova a trarne un vantaggio economico si ergono alcune figure: due diciassettenni e una poliziotta, decisi a proteggere gli abitanti di Zemello da qualcosa di oscuro e affamato. Qualcosa che nessuna arma sulla terra è in grado di fermare.

Recensione – Macchia

Terra, fogliame, radici. La prospettiva era sbagliata era quella di un verme, o di un topo. Il bosco era troppo grande e gli alberi troppo alti e il freddo sulla faccia troppo umido e intenso.

Macchia

Zemello, un paese sperduto tra le montagne piemontesi, è il luogo ideale in cui ambientare un libro con “effetto sorpresa”: è il classico paesino in cui la calma e l’abitudine regnano sovrane, per definizione degli stessi abitanti è un paese in cui non capita assolutamente nulla.

Ciò che genera interesse sono cose come il sindaco, i pettegolezzi, qualche nuova idea che non viene mai ben accettata: è questo il caso del turismo, per esempio. Per alcuni possibile fonte di guadagno, per altri una perdita di tempo e un guaio inutile. Gli elementi caratteristici non mancherebbero di certo: il lago, i boschi, la chiesa di legno… eppure Zemello, il suo sindaco e buona parte dei sui abitanti, non vogliono nemmeno immaginare di avere estranei che vagano per le vie del paese. Tant’è che arrivano ad escogitare un piano bizzarro: spargere la voce che a Zemello ci sia un misterioso orso aggressivo e pericoloso, in modo da tener lontani escursionisti, turisti e impiccioni.

La valle era stata inondata, trasformandosi in un placido lago. la riva occidentale si era formata in prossimità di un pianoro, con un’ampia passeggiata e un grande prato che accompagnava, in leggera salita, alle case di Zemello. 

Da queste basi emergono i due protagonisti: Alice e Gianni, due diciassettenni carichi di vitalità e nuove idee, che desiderano fare qualcosa per cambiare le loro vite e il loro paese. Da qui, l’idea di candidare Alice come sindaco del paese e combattere in questo modo la mentalità chiusa dei suoi predecessori.

Poco a poco la storia si fa più fitta, fino a quando fa la sua comparsa Macchia (così soprannominato dai due ragazzi), un cane randagio che si aggira per i boschi di Zemello e pare sia capace di curare le ferite. Il sindaco indice una caccia apposita per togliere di mezzo il misterioso cane ma Alice e Gianni tentano di proteggerlo.

Poco dopo Zemello viene scosso da una terribile tempesta che taglia il paese fuori dal mondo, senza nessuna possibilità di contatto con l’esterno. Da questo momento in poi il romanzo cambia, trasformandosi in un fantasy-horror. Strane creature ed eventi ancor più strani si abbattono su Zemello, mettendo in pericolo il paese e non solo: Alice, Gianni e un nuovo alleato in armatura sono gli unici a poter fare qualcosa per salvare Zemello dal buio eterno – MA non senza l’aiuto di Macchia!

 

Il libro

Si tratta di un libro che inizia con i presupposti per essere un giallo/thriller ma, dalla comparsa di Macchia in poi, si trasforma in un fantasy “oscuro” e molto coinvolgente. I punti a suo favore sono, senza dubbio, il fatto di essere ambientato in un luogo che potrebbe tranquillamente essere reale, con personaggi verosimili e un’atmosfera ideale per questo tipo di racconto. Il colpo di scena principale avviene proprio quando si capisce che Macchia non è un cane qualunque: da questo momento il lettore entra in un mondo parallelo, pur restando nei boschi di Zemello.

Zemello è un nome di fantasia, ma dalla descrizione potrebbe benissimo essere un qualsiasi paesino sulle Alpi piemontesi. Questo è ciò che rende l’ambientazione realistica al massimo.
D’altro canto, però, troviamo Macchia, il cane con poteri curativi, che rende tutto più magico e surreale.

Un libro ben scritto, che si legge in modo semplice e scorrevole e che coinvolge il lettore fino all’ultima pagina. Lo stile dell’autore è semplice e piacevole, il lessico scelto è giustamente più moderno e confidenziale rispetto a quello dei romanzi precedenti (Penitenziagite, la saga su Fra Dolcino da Novara).

In conclusione

Consiglio questo libro come precedentemente ho consigliato la saga Penitenziagite: due scritti estremamente diversi, per genere e per stile ma che hanno delle idee di base molto originali. In entrambi i casi, infatti, troviamo personaggi ed eventi fuori dal comune. In questo caso, in particolare, Macchia e tutti gli eventi che si scatenano dopo la sua comparsa.

Si tratta di un libro che mette in evidenza la mentalità tipica dei piccoli paesi e racconta una storia, che potrebbe essere un sogno o l’immaginazione di una abitante di questi paesini. Bello. Leggetelo.

Ma non è dai sogni che nascono i cambiamenti?

Recensione ~ La figlia sconosciuta

La figlia sconosciuta Book Cover La figlia sconosciuta
Sara Recordati
Romanzo
Bookabook
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
351

Sinossi

Francesca ha trentacinque anni, un lavoro in una casa di moda a Milano e una famiglia che ama, apparentemente perfetta: il marito Luca, che è la sua roccia, e due adorabili bambini. Però il suo aspetto dolce e ingenuo, con profondi occhi azzurri e ricci biondi, non rispecchia la sua vera essenza: Francesca è infatti oppressa da un passato tormentato carico di silenzi e dall’assenza costante del padre, un celebre pittore egoista e prevaricatore, in grado ancora oggi di spostare l’ago della sua fragile stabilità. Una promozione al lavoro sembra farle respirare aria fresca, e ancora di più l’arrivo di Matteo: con lui Francesca si sente libera di lasciarsi andare e di esprimere un’altra se stessa, più oscura e sensuale. Ma il passato non si cancella e la figura del padre continua a essere presente, sempre più ingombrante e opprimente.

Recensione La figlia sconosciuta

Tutti mi abbracciano pensando che siano solo il freddo e la pioggia a farmi tremare. La verità invece è che sono sconvolta. Questo è il funerale di mio padre. E io l’ho ucciso.

Il libro

La figlia sconosciuta è un romanzo che racconta, attraverso la storia della protagonista, molte verità che spesso si celano dietro una persona comune e che sono determinate dal suo vissuto.

Io ero come l’oleandro, bella fuori e cattiva dentro.

Francesca è una ragazza come tante: ha un marito, un bambino, una casa, un buon lavoro una prospettiva di carriera non indifferente. Ha anche un passato tormentato: un padre egoista e autoritario, una madre distaccata, un’infanzia tutt’altro che semplice. In questo modo, al suo interno, crescono due identità distinte: Chicca, dolce e dall’apparenza impeccabile, e Francy, impulsiva e passionale. Due personalità che, crescendo, si delineano sempre di più, dando origine a situazioni ed eventi inaspettati.

Sono bionda e ho gli occhi azzurri, mi dicono che sono carina: un’arma a doppio taglio. La gente si aspetta che io sia buona e gentile come un angelo, che non sollevi problemi e soprattutto non osi mai contraddire un uomo più grande.

Francesca è una buona madre, anche se molto stressata, ed è una buona moglie, innamorata. Ma, sotto stress e confusa da un’esistenza di emozioni contrastanti e confuse, si trova a cercare attenzioni e appagamento da una persona diversa dal marito. Porta avanti una relazione priva d’amore ma piena di emozioni forti che, lei stessa non definisce un tradimento ma una necessità.

Come sfondo alle vicende personali e psicologiche che affronta Francesca, troviamo il rapporto con il padre: dall’infanzia fonte di sofferenza per Chicca, nonché motivo di interminabili incertezza e confusione in merito ai propri sentimenti e al proprio comportamento con le altre persone.

La narrazione procede velocemente alternando presente e passato in ogni capitolo. Troviamo, infatti, due racconti paralleli che vengono portati avanti dall’inizio alla fine del libro: il presente (o comunque il passato appena trascorso) e l’infanzia. Il libro inizia e finisce con la stessa scena: il funerale del padre di Francesca. Tutti i capitoli compresi tra il primo e l’ultimo, invece, si suddividono tra passato e presente. Solo alla fine si metteranno insieme tutti i pezzi del puzzle e si averà una spiegazione a tutto ciò che Francesca è, e a ciò che ha fatto.

La razionalità tiene in bilico tutte le cose e, poiché le emozioni invece amano creare disordine e ci costringono all’improvvisazione, vengono evitate accuratamente.

Lo stile dell’autrice è molto scorrevole e fluido, il libro si legge facilmente sia grazie allo stile e sia grazie alla trama impeccabile: nonostante i colpi di scena e gli elementi psicologici, infatti, il filo conduttore resta ben saldo, fino alla fine. Definirei il lessico scelto fresco e giovanile, ma molto curato.

L’ambientazione è principalmente la città di Milano, con sporadici spostamenti in altre città dovuti ai viaggi di Francesca. I luoghi sono descritti ma non eccessivamente, ciò che assume più importanza nella descrizione è il pensiero e l’emozione annessa ad ogni scena della vita di Francesca.

Stavo sognando un mondo bellissimo, ma ora mi è stato strappato e non ricordo più niente. Come un vecchi film la cui pellicola si brucia durante la proiezione, sul più bello.

Il contenuto:

Personalmente, credo che questo libro si possa in modo “superficiale” semplicemente per conoscere Francesca e la sua storia, oppure in modo più “profondo”, per comprenderla. Preferisco la seconda opzione e credo che sia opportuno soffermarsi su alcuni punti della vita di Francesca.

La storia di Francesca è, in fin dei conti, quella di una bambina che viene maltrattata e umiliata dal padre e seguita con distacco dagli altri componenti della famiglia. Si tratta, quindi, di una persona che cresce con una visione confusa dei rapporti e dei sentimenti e che, a discapito delle conseguenze sulla sua stessa vita, si trova a fare scelte impulsive e sregolate.

Ho vissuto gran parte della mia esistenza pensando di non far parte, veramente, delle cose. C’era sempre un distacco fra me e gli altri, e anche fra me e me. Ero infelice e non lo sapevo, talmente ero abituata ad esserlo.

La storia di Francesca è la storia di molte persone che, a causa dei genitori, del coniuge o di chissà quale altro fattore, si ritrovano a condizionare sistematicamente le proprie scelte e il proprio futuro a causa dell’incertezza e dell’insoddisfazione. Spesso questo porta ad ulteriori sofferenze: la relazione di Francesca con una persona che non la ama, in realtà, crea da un lato appagamento ma dall’altro delusione. Nello stesso tempo, mette a rischio il suo rapporto con il marito, nonché con il figlio.

Credo che la ricerca di una via di fuga, di una qualsiasi forma di soddisfazione (lavoro, relazione, o altro) sia la conseguenza più spontanea e naturale ad uno stato emotivo di questo tipo. Ciò che, personalmente, non trovo giusto è quando si rovina un buon rapporto per un capriccio momentaneo. Francesca ha avuto un pessimo esempio dai genitori ma ha rischiato, per motivi diversi, di causare le stesse reazioni in suo figlio.

Ad ogni modo, la valutazione delle colpe, dei meriti e delle conseguenze sta ad ogni lettore (anche il marito fa la sua parte, non prendete il mio commento come una critica nei confronti di Francesca, anzi!). Ci sono, poi, altri fattori su cui riflettere, per esempio su quali siano cause/conseguenze per le azioni di un uomo (il marito o l’amante, in questo caso) e di una donna (Francesca ne è l’esempio).

In conclusione:

Sia che vogliate leggere questo libro come giallo – sull’omicidio del padre, come suggerisce la citazione sul retro di copertina – e sia che vogliate leggerlo come romanzo psicologico, ve lo consiglio assolutamente! La trama e lo stile dell’autrice sono impeccabili; si legge tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine! Vi lascerà un piacevole ricordo e, soprattutto, un sacco di domande… a cosa porta ogni nostra scelta? A cosa diamo maggiore importanza?

Cara figlia, un giorno ti spiegherò quanto è bello e difficile essere donna. La fatica necessaria per imparare a difendersi e farsi rispettare in un mondo in cui ci sono ancora troppi pregiudizi. Ti farò capire quanto questi pregiudizi sono radicati in noi prima ancora che nella società. Siamo noi donne le prime a non credere di essere all’altezza.

Infine, è la storia di una DONNA, di una figlia, moglie e madre, e di come sia difficile affrontare la quotidianità in ognuna di queste vesti: vale la pena leggerla e comprenderla.

L’autrice

Sara Recordati
Sara Recordati è nata nel 1972 a Milano, dove si è laureata in Lettere con indirizzo in Storia dell’arte. Dopo la laurea ha conseguito un diploma di specializzazione, durante il quale ha vissuto a New York, lavorando presso il Solomon R. Guggenheim Museum e il Metropolitan Museum of Art. Rientrata in Italia, è diventata giornalista professionista e oggi lavora nella redazione del settimanale Gente di Hearst Italia come esperta di cinema. La figlia sconosciuta è il suo primo romanzo.

 

Ringrazio la casa editrice Bookabook e l’autrice per avermi dato la possibilità di leggere questo bellissimo romanzo e vi lascio il link per l’acquisto qui: bookabook

 

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Recensione | La filosofia di Zorba

La filosofia di Zorba Book Cover La filosofia di Zorba
Francesca V. Capone
Romanzo, Romance, Contemporaneo
Self-published
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
392

Sinossi:

Zorba è un gatto antipatico e geloso, ma è anche il protagonista di un'importante metafora di vita, quella che Tom, professore di filosofia sui generis, sta cercando di spiegare a Valeria, studentessa all'ultimo anno di liceo classico. La filosofia di Zorba è chiara e semplice: smettila di avere paura e comincia a vivere le emozioni che ti scorrono dentro. Vale ci prova ma è inevitabile: odia Massi e, purtroppo, la cosa è reciproca. I due ragazzi, tra alti e bassi, e grazie all'aiuto dei migliori amici Amy, Marti e Marco, riusciranno ad avvicinarsi. Complice anche una passione in comune: il sogno di diventare grandi scrittori. In un clima di amore/odio, si troveranno a dover partecipare insieme a un concorso letterario indetto dalla Golden Feather, una delle accademie d'arte più prestigiose del paese. Vale e Massi metteranno da parte le loro emozioni per raggiungere il sogno più grande? Vale riuscirà, trovando il vero significato della metafora di Zorba, a scavare dentro di sé e a credere finalmente nell'amore?

La filosofia di Zorba

è un romanzo rosa attuale, leggero ma profondo. Racconta la storia di Valeria, una studentessa che frequenta l’ultimo anno di liceo e che affronta quotidianamente le sue incertezze e difficoltà.

In questo viene sostenuta dalle sue migliori amiche, spesso però il sostegno non è sufficiente a darle abbastanza forza. Valeria è una ragazza estremamente emotiva, solitaria, odia la popolarità e le gli atteggiamenti tipici dei suoi coetanei. Spesso viene messa da parte proprio a causa della sua difficoltà ad inserirsi e uniformarsi ai gruppi più popolari della scuola.

Nonostante ciò, entra nel raggio d’attenzione dei due ragazzi più popolari della scuola: Massi e Marco. Sono persone estremamente diverse da Valeria, così come le compagnie che frequentano. Inizialmente i dialoghi e gli incontri tra di loro sono perlopiù scontri e affronti. Successivamente, però, tra Massi e Valeria nasce un’attrazione che va crescendo a mano a mano che si conoscono. Sono uno l’opposto dell’altro: avranno qualche speranza di costruire qualcosa insieme? Lui, sfacciato e presuntuoso. Lei, introversa e insicura.

Come se non bastasse, c’è la presenza costante di Delia, la ragazza che sin da bambina ha una cotta insuperabile per Massi.

Ci sono però due fattori che contribuiscono a legare i due ragazzi. Il primo è l’aiuto che Valeria riceve da un professore, che la sprona ad affrontare le sue insicurezze all’insegna di esperienze nuove e importanti. L’altro è un concorso letterario a cui parteciperanno Valeria e Massi: questo evento, in particolare, metterà alla prova il loro rapporto, mettendoli di fronte a scelte, alla necessità di fidarsi uno dell’altro e comprendersi a vicenda, nonostante ciò che avviene intorno a loro.

Il libro

Questo romanzo si può definire Romance, ma contiene qualcosa in più oltre alla storia d’amore: introspezione e analisi del periodo adolescenziale, con i suoi problemi “insormontabili”.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole, il romanzo si legge facilmente, avendo modo di soffermarsi sui contenuti. Si alternano dialoghi, descrizioni dei luoghi e delle emozioni, dei personaggi e e delle loro esperienze. Infine, un epilogo sorprendente!

L’autrice, attraverso la figura riflessiva e matura di Valeria, trasmette un messaggio molto importante: è fondamentale saper unire responsabilità e riflessione ad una giusta dose d’istinto, per superare le proprie paure e vivere ogni esperienza al meglio.

In conclusione

Consiglio questo libro agli amanti del romanzo rosa ma anche a chi fosse in cerca di una lettura leggera ma significativa. La filosofia di Zorba è, in fondo, uno stile di vita che può essere adottato in qualsiasi momento della propria vita.

Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità di leggere il suo romanzo e vi lascio il link per l’acquisto qui.

 

 

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