Recensione | Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati Book Cover Siamo solo piatti spaiati
Alessandro Curti
Narrativa contemporanea
C'era Una Volta (C1V)
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
250

Davide conduce una normale adolescenza come tanti suoi coetanei: frequenta il liceo, si diverte con gli amici e discute con i genitori fino a quando un evento non calcolato stravolgerà la sua vita e lo condurrà in un mondo a lui sconosciuto. Qui incontrerà ragazzi molto diversi da lui e adulti di cui non si fida. Tranne Andrea, per il quale nutre una sorta di amore-odio perché risveglia in lui riflessioni e pensieri che mai si sarebbe aspettato. E che spesso lo infastidiscono. Il viaggio che effettuerà lo cambierà in modo indelebile, restituendolo al suo vecchio mondo inevitabilmente cambiato. E nulla sarà più come prima.

Recensione Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati è un libro che tratta temi delicati come l’adolescenza, i problemi legati a questa età, le buone o cattive scelte, e l’importanza di trovare aiuto in una persona di riferimento.

Lo fa attraverso la storia dei due protagonisti: un ragazzo che viene inserito in una comunità e l’educatore che maggiormente si dedica a lui.

Siamo solo piatti spaiati è quindi un romanzo di formazione, che racconta di esperienze positive e negative, di cambiamenti interiori e crescita personale.

Detto ciò, passiamo all’analisi vera e propria.

Il libro

Preparare un viaggio non significa soltanto preparare le valigie, scegliere i vestiti, non dimenticare gli oggetti personali. Bisogna abituarsi al cambiamento, aprirsi al  nuovo orizzonte, ricordare tutte le esperienze precedenti per rinnovarle nel nuovo viaggio.

Si tratta di un libro piuttosto breve, dal ritmo di lettura medio. L’ambientazione e l’atmosfera sono abbastanza neutre: la storia potrebbe essere ambientata in una qualsiasi cittadina con un istituto e un gruppo di ragazzi.

L’atmosfera non incide particolarmente sul racconto e non è percettibile in modo netto, come avviene in altri romanzi.

Lo stile dell’autore è molto semplice, il lessico giovanile e quasi confidenziale.

La trama è anch’essa semplice e si sviluppa intorno alla storia del protagonista che, a causa di un evento, si ritrova a dover passare un periodo della sua vita in comunità: qui conosce un educatore che lo aiuta in modo determinante per il suo futuro ed un compagno che risveglia in lui riflessioni e pensieri accantonati.

In conclusione

Credo che l’autore e il genere siano potenzialmente validi, soprattutto per un pubblico giovane e che possa rispecchiarsi nei personaggi e nelle storie che vengono raccontate.

Tuttavia, mi sento di fare un piccolo appunto sulla qualità generale del libro: per prima cosa il testo può essere migliorato per dare più risalto al messaggio. Inoltre credo che l’aspetto del libro sia totalmente sbagliato: la copertina è davvero mal fatta: i piatti sono scontornati malamente e incollati senta un senso, il titolo e il nome dell’autore stanno malissimo sia tra loro e sia sullo sfondo su cui sono stati messi. In generale, credo che questo penalizzi tantissimo il libro perché, immaginando di trovarlo su uno scaffale, non si capirebbe nemmeno il genere dalla copertina. Poi, è vero che l’apparenza non determina la “sostanza” ma, a mio parere, può influire negativamente sull’impressione dei potenziali lettori.

Detto ciò, consiglio comunque questo libro a chi cerca una lettura leggera con temi non troppo scontati e un bel messaggio.

Ringrazio Il taccuino – ufficio stampa per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e parlarvene.

Buona lettura!

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Recensione – L’isola bianca

L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W Book Cover L'isola bianca: 33°22'04.0"N, 112°16'10.0"W
Gabriele Valenza
Fantascienza, Avventura, Post-apocalittico
2016
ebook
166

Per colpa di una sanguinosa guerra nucleare il mondo fu ridotto a brandelli e la vita si estinse in quasi tutte le sue forme. Le radiazioni tennero in scacco gli uomini e le donne che sopravvissero, costringendoli a vivere come prigionieri all’interno di rifugi antiatomici. Molti anni dopo quegli eventi, in un mondo ormai privo di risorse, l’unico modo per sopravvivere è: uccidere prima di essere uccisi. Gira voce, però, che ci sia un luogo non contaminato dalle radiazioni, un luogo ancora intatto e pieno di vita: l’isola bianca. Duncan Glisworth racconta di come la sua ricerca dell’isola bianca lo porterà a dover prendere la decisione più difficile della sua vita.

Recensione  – L’isola bianca: 33°22’04.0″N, 112°16’10.0″W

Adesso che la civiltà è stata spazzata via, c’è qualcosa di sottile che ha penetrato il mio cuore. La portata del mio libero arbitrio è aumentata, sono giudice delle vite altrui e il mio fucile è il martello attraverso cui emetto il verdetto. 

Il libro

L’isola bianca è un romanzo post-apocalittico, crudo e diretto. Lo si intuisce già dall’incipit.

L’ambientazione e l’atmosfera sono ricreate alla perfezione: devastazione e desolazione occupano il mondo intero. Questo è percepibile sia attraverso le descrizioni e sia attraverso le azioni e i pensieri dei protagonisti. I personaggi sono pochi e vengono descritti sotto il punto di vista fisico ma soprattutto sotto quello psicologico: la solitudine, la fame e la disperazione portano alla pazzia e all’irrazionalità.

In questo modo viene descritta non solo la storia dei protagonisti ma la natura del genere umano: quella di prevaricare sugli altri, di salvarsi ad ogni costo.

Il ritmo di lettura è piuttosto frenetico: nonostante le descrizioni e i momenti “di tranquillità”, le vicende si susseguono con un ritmo tale che è difficile annoiarsi e considerare il romanzo “lento”, anzi! A creare ancora più curiosità e desiderio di proseguire la lettura è il susseguirsi di più protagonisti, che di volta in volta portano avanti la storia. Con il passaggio da un protagonista ad un altro, si ha anche un salto temporale e una descrizione dei luoghi, che permettono di comprendere come si sia trasformato il mondo nel lasso di tempo in questione.

Lo stile dell’autore è semplice ma estremamente curato. Il lessico scelto è perfetto per il tipo di narrazione, come se il lettore stesse leggendo un diario o ascoltando un racconto. Spesso si trovano dei momenti di ironia (o autoironia, dei protagonisti), dal sapore amaro, tipico della situazione in cui si trovano.

Dall’inizio alla fine, il lettore segue il percorso dei protagonisti (sia fisico che mentale) che parte dal disorientamento, passa per lo sconforto e successivamente arriva alla disperazione. Solo dopo aver affrontato ogni genere di emozione devastante e aver superato scelte e atti altrettanto devastanti, ecco che ricompare la speranza: L’isola Bianca. L’unico posto al mondo che non sia stato distrutto dai bombardamenti nucleari.

Il protagonista inizia quindi il suo ultimo viaggio, verso la speranza, verso l’isola bianca. Ma, ovviamente, non si tratterà di un viaggio semplice, tutt’altro!

In conclusione:

Consiglio questo libro per la cura con cui è stato scritto, prima di tutto. Lo consiglio ovviamente anche per la trama e per il ritmo di lettura, che formano una combinazione vincente. Vi avverto: non è un libro semplice da metabolizzare, è piuttosto crudo (per le scene descritte) e “duro” (per gli argomenti trattati, soprattutto i risvolti psicologici degli eventi sulla mente umana). In ogni caso, ne vale la pena. Buona lettura!

Grazie a @anubisgabriele per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro! Vi lascio il link per il download su Amazon: qui.

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Recensione | Macchia

Macchia Book Cover Macchia
Fabio Cosio
Romanzo, giallo
Self
2018
Cartaceo, copertina flessibile
203

Una terribile tempesta colpisce il piccolo paese di Zemello, arroccato tra le montagne piemontesi, isolandolo dal resto del mondo. Mentre infuriano gli elementi, strane creature iniziano ad aggirarsi per le case e le persone iniziano a scomparire. Unico indizio: una forte luce e rumore di ossa rotte.
Ma non sono gli unici nuovi arrivati: c'è anche un uomo con un bastone e un cane capace di curare qualsiasi ferita solo con una leccata.
Tra chi cerca un rifugio sicuro e chi prova a trarne un vantaggio economico si ergono alcune figure: due diciassettenni e una poliziotta, decisi a proteggere gli abitanti di Zemello da qualcosa di oscuro e affamato. Qualcosa che nessuna arma sulla terra è in grado di fermare.

Recensione – Macchia

Terra, fogliame, radici. La prospettiva era sbagliata era quella di un verme, o di un topo. Il bosco era troppo grande e gli alberi troppo alti e il freddo sulla faccia troppo umido e intenso.

Macchia

Zemello, un paese sperduto tra le montagne piemontesi, è il luogo ideale in cui ambientare un libro con “effetto sorpresa”: è il classico paesino in cui la calma e l’abitudine regnano sovrane, per definizione degli stessi abitanti è un paese in cui non capita assolutamente nulla.

Ciò che genera interesse sono cose come il sindaco, i pettegolezzi, qualche nuova idea che non viene mai ben accettata: è questo il caso del turismo, per esempio. Per alcuni possibile fonte di guadagno, per altri una perdita di tempo e un guaio inutile. Gli elementi caratteristici non mancherebbero di certo: il lago, i boschi, la chiesa di legno… eppure Zemello, il suo sindaco e buona parte dei sui abitanti, non vogliono nemmeno immaginare di avere estranei che vagano per le vie del paese. Tant’è che arrivano ad escogitare un piano bizzarro: spargere la voce che a Zemello ci sia un misterioso orso aggressivo e pericoloso, in modo da tener lontani escursionisti, turisti e impiccioni.

La valle era stata inondata, trasformandosi in un placido lago. la riva occidentale si era formata in prossimità di un pianoro, con un’ampia passeggiata e un grande prato che accompagnava, in leggera salita, alle case di Zemello. 

Da queste basi emergono i due protagonisti: Alice e Gianni, due diciassettenni carichi di vitalità e nuove idee, che desiderano fare qualcosa per cambiare le loro vite e il loro paese. Da qui, l’idea di candidare Alice come sindaco del paese e combattere in questo modo la mentalità chiusa dei suoi predecessori.

Poco a poco la storia si fa più fitta, fino a quando fa la sua comparsa Macchia (così soprannominato dai due ragazzi), un cane randagio che si aggira per i boschi di Zemello e pare sia capace di curare le ferite. Il sindaco indice una caccia apposita per togliere di mezzo il misterioso cane ma Alice e Gianni tentano di proteggerlo.

Poco dopo Zemello viene scosso da una terribile tempesta che taglia il paese fuori dal mondo, senza nessuna possibilità di contatto con l’esterno. Da questo momento in poi il romanzo cambia, trasformandosi in un fantasy-horror. Strane creature ed eventi ancor più strani si abbattono su Zemello, mettendo in pericolo il paese e non solo: Alice, Gianni e un nuovo alleato in armatura sono gli unici a poter fare qualcosa per salvare Zemello dal buio eterno – MA non senza l’aiuto di Macchia!

 

Il libro

Si tratta di un libro che inizia con i presupposti per essere un giallo/thriller ma, dalla comparsa di Macchia in poi, si trasforma in un fantasy “oscuro” e molto coinvolgente. I punti a suo favore sono, senza dubbio, il fatto di essere ambientato in un luogo che potrebbe tranquillamente essere reale, con personaggi verosimili e un’atmosfera ideale per questo tipo di racconto. Il colpo di scena principale avviene proprio quando si capisce che Macchia non è un cane qualunque: da questo momento il lettore entra in un mondo parallelo, pur restando nei boschi di Zemello.

Zemello è un nome di fantasia, ma dalla descrizione potrebbe benissimo essere un qualsiasi paesino sulle Alpi piemontesi. Questo è ciò che rende l’ambientazione realistica al massimo.
D’altro canto, però, troviamo Macchia, il cane con poteri curativi, che rende tutto più magico e surreale.

Un libro ben scritto, che si legge in modo semplice e scorrevole e che coinvolge il lettore fino all’ultima pagina. Lo stile dell’autore è semplice e piacevole, il lessico scelto è giustamente più moderno e confidenziale rispetto a quello dei romanzi precedenti (Penitenziagite, la saga su Fra Dolcino da Novara).

In conclusione

Consiglio questo libro come precedentemente ho consigliato la saga Penitenziagite: due scritti estremamente diversi, per genere e per stile ma che hanno delle idee di base molto originali. In entrambi i casi, infatti, troviamo personaggi ed eventi fuori dal comune. In questo caso, in particolare, Macchia e tutti gli eventi che si scatenano dopo la sua comparsa.

Si tratta di un libro che mette in evidenza la mentalità tipica dei piccoli paesi e racconta una storia, che potrebbe essere un sogno o l’immaginazione di una abitante di questi paesini. Bello. Leggetelo.

Ma non è dai sogni che nascono i cambiamenti?

Recensione ~ La figlia sconosciuta

La figlia sconosciuta Book Cover La figlia sconosciuta
Sara Recordati
Romanzo
Bookabook
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
351

Sinossi

Francesca ha trentacinque anni, un lavoro in una casa di moda a Milano e una famiglia che ama, apparentemente perfetta: il marito Luca, che è la sua roccia, e due adorabili bambini. Però il suo aspetto dolce e ingenuo, con profondi occhi azzurri e ricci biondi, non rispecchia la sua vera essenza: Francesca è infatti oppressa da un passato tormentato carico di silenzi e dall’assenza costante del padre, un celebre pittore egoista e prevaricatore, in grado ancora oggi di spostare l’ago della sua fragile stabilità. Una promozione al lavoro sembra farle respirare aria fresca, e ancora di più l’arrivo di Matteo: con lui Francesca si sente libera di lasciarsi andare e di esprimere un’altra se stessa, più oscura e sensuale. Ma il passato non si cancella e la figura del padre continua a essere presente, sempre più ingombrante e opprimente.

Recensione La figlia sconosciuta

Tutti mi abbracciano pensando che siano solo il freddo e la pioggia a farmi tremare. La verità invece è che sono sconvolta. Questo è il funerale di mio padre. E io l’ho ucciso.

Il libro

La figlia sconosciuta è un romanzo che racconta, attraverso la storia della protagonista, molte verità che spesso si celano dietro una persona comune e che sono determinate dal suo vissuto.

Io ero come l’oleandro, bella fuori e cattiva dentro.

Francesca è una ragazza come tante: ha un marito, un bambino, una casa, un buon lavoro una prospettiva di carriera non indifferente. Ha anche un passato tormentato: un padre egoista e autoritario, una madre distaccata, un’infanzia tutt’altro che semplice. In questo modo, al suo interno, crescono due identità distinte: Chicca, dolce e dall’apparenza impeccabile, e Francy, impulsiva e passionale. Due personalità che, crescendo, si delineano sempre di più, dando origine a situazioni ed eventi inaspettati.

Sono bionda e ho gli occhi azzurri, mi dicono che sono carina: un’arma a doppio taglio. La gente si aspetta che io sia buona e gentile come un angelo, che non sollevi problemi e soprattutto non osi mai contraddire un uomo più grande.

Francesca è una buona madre, anche se molto stressata, ed è una buona moglie, innamorata. Ma, sotto stress e confusa da un’esistenza di emozioni contrastanti e confuse, si trova a cercare attenzioni e appagamento da una persona diversa dal marito. Porta avanti una relazione priva d’amore ma piena di emozioni forti che, lei stessa non definisce un tradimento ma una necessità.

Come sfondo alle vicende personali e psicologiche che affronta Francesca, troviamo il rapporto con il padre: dall’infanzia fonte di sofferenza per Chicca, nonché motivo di interminabili incertezza e confusione in merito ai propri sentimenti e al proprio comportamento con le altre persone.

La narrazione procede velocemente alternando presente e passato in ogni capitolo. Troviamo, infatti, due racconti paralleli che vengono portati avanti dall’inizio alla fine del libro: il presente (o comunque il passato appena trascorso) e l’infanzia. Il libro inizia e finisce con la stessa scena: il funerale del padre di Francesca. Tutti i capitoli compresi tra il primo e l’ultimo, invece, si suddividono tra passato e presente. Solo alla fine si metteranno insieme tutti i pezzi del puzzle e si averà una spiegazione a tutto ciò che Francesca è, e a ciò che ha fatto.

La razionalità tiene in bilico tutte le cose e, poiché le emozioni invece amano creare disordine e ci costringono all’improvvisazione, vengono evitate accuratamente.

Lo stile dell’autrice è molto scorrevole e fluido, il libro si legge facilmente sia grazie allo stile e sia grazie alla trama impeccabile: nonostante i colpi di scena e gli elementi psicologici, infatti, il filo conduttore resta ben saldo, fino alla fine. Definirei il lessico scelto fresco e giovanile, ma molto curato.

L’ambientazione è principalmente la città di Milano, con sporadici spostamenti in altre città dovuti ai viaggi di Francesca. I luoghi sono descritti ma non eccessivamente, ciò che assume più importanza nella descrizione è il pensiero e l’emozione annessa ad ogni scena della vita di Francesca.

Stavo sognando un mondo bellissimo, ma ora mi è stato strappato e non ricordo più niente. Come un vecchi film la cui pellicola si brucia durante la proiezione, sul più bello.

Il contenuto:

Personalmente, credo che questo libro si possa in modo “superficiale” semplicemente per conoscere Francesca e la sua storia, oppure in modo più “profondo”, per comprenderla. Preferisco la seconda opzione e credo che sia opportuno soffermarsi su alcuni punti della vita di Francesca.

La storia di Francesca è, in fin dei conti, quella di una bambina che viene maltrattata e umiliata dal padre e seguita con distacco dagli altri componenti della famiglia. Si tratta, quindi, di una persona che cresce con una visione confusa dei rapporti e dei sentimenti e che, a discapito delle conseguenze sulla sua stessa vita, si trova a fare scelte impulsive e sregolate.

Ho vissuto gran parte della mia esistenza pensando di non far parte, veramente, delle cose. C’era sempre un distacco fra me e gli altri, e anche fra me e me. Ero infelice e non lo sapevo, talmente ero abituata ad esserlo.

La storia di Francesca è la storia di molte persone che, a causa dei genitori, del coniuge o di chissà quale altro fattore, si ritrovano a condizionare sistematicamente le proprie scelte e il proprio futuro a causa dell’incertezza e dell’insoddisfazione. Spesso questo porta ad ulteriori sofferenze: la relazione di Francesca con una persona che non la ama, in realtà, crea da un lato appagamento ma dall’altro delusione. Nello stesso tempo, mette a rischio il suo rapporto con il marito, nonché con il figlio.

Credo che la ricerca di una via di fuga, di una qualsiasi forma di soddisfazione (lavoro, relazione, o altro) sia la conseguenza più spontanea e naturale ad uno stato emotivo di questo tipo. Ciò che, personalmente, non trovo giusto è quando si rovina un buon rapporto per un capriccio momentaneo. Francesca ha avuto un pessimo esempio dai genitori ma ha rischiato, per motivi diversi, di causare le stesse reazioni in suo figlio.

Ad ogni modo, la valutazione delle colpe, dei meriti e delle conseguenze sta ad ogni lettore (anche il marito fa la sua parte, non prendete il mio commento come una critica nei confronti di Francesca, anzi!). Ci sono, poi, altri fattori su cui riflettere, per esempio su quali siano cause/conseguenze per le azioni di un uomo (il marito o l’amante, in questo caso) e di una donna (Francesca ne è l’esempio).

In conclusione:

Sia che vogliate leggere questo libro come giallo – sull’omicidio del padre, come suggerisce la citazione sul retro di copertina – e sia che vogliate leggerlo come romanzo psicologico, ve lo consiglio assolutamente! La trama e lo stile dell’autrice sono impeccabili; si legge tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine! Vi lascerà un piacevole ricordo e, soprattutto, un sacco di domande… a cosa porta ogni nostra scelta? A cosa diamo maggiore importanza?

Cara figlia, un giorno ti spiegherò quanto è bello e difficile essere donna. La fatica necessaria per imparare a difendersi e farsi rispettare in un mondo in cui ci sono ancora troppi pregiudizi. Ti farò capire quanto questi pregiudizi sono radicati in noi prima ancora che nella società. Siamo noi donne le prime a non credere di essere all’altezza.

Infine, è la storia di una DONNA, di una figlia, moglie e madre, e di come sia difficile affrontare la quotidianità in ognuna di queste vesti: vale la pena leggerla e comprenderla.

L’autrice

Sara Recordati
Sara Recordati è nata nel 1972 a Milano, dove si è laureata in Lettere con indirizzo in Storia dell’arte. Dopo la laurea ha conseguito un diploma di specializzazione, durante il quale ha vissuto a New York, lavorando presso il Solomon R. Guggenheim Museum e il Metropolitan Museum of Art. Rientrata in Italia, è diventata giornalista professionista e oggi lavora nella redazione del settimanale Gente di Hearst Italia come esperta di cinema. La figlia sconosciuta è il suo primo romanzo.

 

Ringrazio la casa editrice Bookabook e l’autrice per avermi dato la possibilità di leggere questo bellissimo romanzo e vi lascio il link per l’acquisto qui: bookabook

 

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Recensione | La filosofia di Zorba

La filosofia di Zorba Book Cover La filosofia di Zorba
Francesca V. Capone
Romanzo, Romance, Contemporaneo
Self-published
2018
Cartaceo, Copertina flessibile
392

Sinossi:

Zorba è un gatto antipatico e geloso, ma è anche il protagonista di un'importante metafora di vita, quella che Tom, professore di filosofia sui generis, sta cercando di spiegare a Valeria, studentessa all'ultimo anno di liceo classico. La filosofia di Zorba è chiara e semplice: smettila di avere paura e comincia a vivere le emozioni che ti scorrono dentro. Vale ci prova ma è inevitabile: odia Massi e, purtroppo, la cosa è reciproca. I due ragazzi, tra alti e bassi, e grazie all'aiuto dei migliori amici Amy, Marti e Marco, riusciranno ad avvicinarsi. Complice anche una passione in comune: il sogno di diventare grandi scrittori. In un clima di amore/odio, si troveranno a dover partecipare insieme a un concorso letterario indetto dalla Golden Feather, una delle accademie d'arte più prestigiose del paese. Vale e Massi metteranno da parte le loro emozioni per raggiungere il sogno più grande? Vale riuscirà, trovando il vero significato della metafora di Zorba, a scavare dentro di sé e a credere finalmente nell'amore?

La filosofia di Zorba

è un romanzo rosa attuale, leggero ma profondo. Racconta la storia di Valeria, una studentessa che frequenta l’ultimo anno di liceo e che affronta quotidianamente le sue incertezze e difficoltà.

In questo viene sostenuta dalle sue migliori amiche, spesso però il sostegno non è sufficiente a darle abbastanza forza. Valeria è una ragazza estremamente emotiva, solitaria, odia la popolarità e le gli atteggiamenti tipici dei suoi coetanei. Spesso viene messa da parte proprio a causa della sua difficoltà ad inserirsi e uniformarsi ai gruppi più popolari della scuola.

Nonostante ciò, entra nel raggio d’attenzione dei due ragazzi più popolari della scuola: Massi e Marco. Sono persone estremamente diverse da Valeria, così come le compagnie che frequentano. Inizialmente i dialoghi e gli incontri tra di loro sono perlopiù scontri e affronti. Successivamente, però, tra Massi e Valeria nasce un’attrazione che va crescendo a mano a mano che si conoscono. Sono uno l’opposto dell’altro: avranno qualche speranza di costruire qualcosa insieme? Lui, sfacciato e presuntuoso. Lei, introversa e insicura.

Come se non bastasse, c’è la presenza costante di Delia, la ragazza che sin da bambina ha una cotta insuperabile per Massi.

Ci sono però due fattori che contribuiscono a legare i due ragazzi. Il primo è l’aiuto che Valeria riceve da un professore, che la sprona ad affrontare le sue insicurezze all’insegna di esperienze nuove e importanti. L’altro è un concorso letterario a cui parteciperanno Valeria e Massi: questo evento, in particolare, metterà alla prova il loro rapporto, mettendoli di fronte a scelte, alla necessità di fidarsi uno dell’altro e comprendersi a vicenda, nonostante ciò che avviene intorno a loro.

Il libro

Questo romanzo si può definire Romance, ma contiene qualcosa in più oltre alla storia d’amore: introspezione e analisi del periodo adolescenziale, con i suoi problemi “insormontabili”.

Lo stile dell’autrice è semplice e scorrevole, il romanzo si legge facilmente, avendo modo di soffermarsi sui contenuti. Si alternano dialoghi, descrizioni dei luoghi e delle emozioni, dei personaggi e e delle loro esperienze. Infine, un epilogo sorprendente!

L’autrice, attraverso la figura riflessiva e matura di Valeria, trasmette un messaggio molto importante: è fondamentale saper unire responsabilità e riflessione ad una giusta dose d’istinto, per superare le proprie paure e vivere ogni esperienza al meglio.

In conclusione

Consiglio questo libro agli amanti del romanzo rosa ma anche a chi fosse in cerca di una lettura leggera ma significativa. La filosofia di Zorba è, in fondo, uno stile di vita che può essere adottato in qualsiasi momento della propria vita.

Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità di leggere il suo romanzo e vi lascio il link per l’acquisto qui.

 

 

Per tutte le altre recensioni vi rimando alla pagina Indice! Buona lettura

Recensione | Tiberio – L’imperatore triste

Tiberio - L'imperatore triste Book Cover Tiberio - L'imperatore triste
Caludio Bolle
Biografia, Romanzo
Lettere animate
2018
e-book
72

Sinossi:

"Una breve ma accurata biografia romanzata dell'imperatore Tiberio, fin dalle vicende che, tramite la madre, hanno portato il suo destino a intrecciarsi inestricabilmente con quello di Cesare Augusto. Una figura storica controversa ma sicuramente interessante, vista nel suo lato umano, che emerge in modo particolare attraverso dialoghi immaginati ma possibili. Affiorano aspetti poco noti della sua vita, come la frequentazione attiva del circolo di Mecenate, la sua abilità di generale e i suoi crucci di persona comune. Dopo la descrizione storica, quanto mai particolare visto il ruolo che ha coperto, inserisco un raccordo immaginario alla mia trilogia 'L'impero d'acciaio', della quale Tiberio è uno dei principali protagonisti." (L'autore)

Il Libro:

Come premesso dall’autore, si tratta di una biografia dell’imperatore Tiberio, sotto forma di romanzo.

Nel compiere le ricerche necessarie a scrivere la prima trilogia de “L’impero d’acciaio”, una tra le tante figure storiche che ho studiato mi ha particolarmente affascinato: l’imperatore Tiberio.
Messo in cattiva luce da storici del suo tempo (non esattamente suoi contemporanei, quali Tacito, Svetonio e Dione Cassio) che, pur non riuscendovi completamente, ne esaltarono errori e vizi, sminuendone i pregi.
Solo di recente, accurate ricerche storiche ne hanno rivalutato la figura, ponendola nella giusta prospettiva. Non scevra da lati criticabili, ma molto meno negativa di quanto prospettato dai suoi quasi coevi.

Pur trattandosi di una biografia “romanzata”, è comunque molto interessante e soprattutto molto accurata.

Non solo: offre un punto di vista diverso rispetto a ciò che comunemente si trova sui libri di storia, rivalutando la figura controversa di questo imperatore.

Il libro è suddiviso in capitoli che ripercorrono la vita di Tiberio: infanzia, giovinezza, età adulta, maturità, ma anche la vita politica, partendo dai primi anni del suo principato.

Lo stile dell’autore è semplice, nonostante la complessità del raccontare un personaggio storico di tale importanza. Il ritmo di lettura è piuttosto veloce, in quanto in circa settanta pagine viene ripercorsa l’intera vita di Tiberio mettendo in risalto alcuni passaggi della vita personale o politica. Nella prefazione dell’autore vengono anche spiegate tutte le scelte fatte durante la stesura del libro: per esempio la scelta di utilizzare i nomi italiani per facilitare la lettura e la messa a memoria di persone e luoghi.

Soprattutto nella seconda parte del libro si trovano anche parecchi dialoghi, che aiutano ad immaginare alcune scene importanti della vita di Tiberio e di chi aveva intorno.

Tiberio raggiunse la sala da pranzo camminando lentamente, cercando di capire come aveva fatto ad allevare una simile serpe. E pazienza, ma era imperdonabile che fosse rimasto sordo alle sacrosante verità e nemmeno complete, che aveva bollato come dicerie.

Si arriva così al finale, che è una premessa alla trilogia L’impero d’acciaio, ma anche una sorta di “inno” di speranza che deve aver stimolato l’Imperatore e il popolo romano a fare la storia.

In conclusione:

Consiglio questo libro, ovviamente, come premessa alla trilogia dell’autore perché senza dubbio aiuta a comprenderne i personaggi. Lo consiglio anche a chiunque fosse interessato ad approfondire la vita di Tiberio o questo particolare periodo storico, in un modo diverso dal solito, più scorrevole e coinvolgente di un classico libro di storia.

Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggerlo e vi lascio il link per l’acquisto: qui.

A presto con la recensione della trilogia!

Recensione | Il divoratore d’ombra

Il divoratore d'ombra Book Cover Il divoratore d'ombra
Corona delle Rose
Gianluca Villano
Fantasy
YouCanPrint
2016
e-book
276

Sinossi: 

Una volta ogni 40 giorni un Oblato del culto degli Esaminatori viene trasfigurato in Divoratore. Ogni 40 anni, attraverso una cerimonia solenne nel tempio della società dell'Haorian, l'Uomo-Dio trasfigura un ragazzo in Divoratore d'Ombra: l'essere più devastante che si possa creare. Dopo soli 30 anni, Crios della città di Muelnor è il prescelto. Durante una notte di manifestazioni soprannaturali, un vento misterioso e un bianco rapace si muovono furtivi alla ricerca di Logren, il cui fato sembra indissolubilmente legato a quello dell'amico Crios. Qual'è il destino che lento e inesorabile incombe su di loro?

Il libro:

Il divoratore d’ombra è il primo volume della saga Corona delle Rose, una saga fantasy che si dimostra coinvolgente già dal primo capitolo.

Perché dal primo capitolo? Perché ha una trama molto fitta e intricata, con avvenimenti repentini e passaggi veloci. Il ritmo di lettura però, a mio parere, cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta e, dopo un’introduzione a luoghi e personaggi, si snoda interamente intorno ad un solo evento; nella seconda parte, invece, il ritmo aumenta nettamente a causa della quantità di eventi e dei personaggi che ne fanno parte.

In questo caso, credo che lo stile semplice e fluido dell’autore aiuti a bilanciare le due metà del libro e a semplificare l’apprendimento di tutti i contenuti (soprattutto nella parte introduttiva e nella seconda metà).

La particolarità del libro è l’ambientazione: un mondo fantastico inventato dall’autore, che fornisce una grande quantità di dettagli e descrizioni utili per potersi immaginare i luoghi e l’atmosfera – definendo tratti fantasy, dark e gotico-medievali.
Non solo: allo stesso modo, anche i personaggi, le credenze e gli Dei, le magie e le usanze sono tutte frutto dell’immaginazione dell’autore, che ha creato un mondo alternativo con ogni particolare possibile.

Ci si trovano davanti, quindi, due “fazioni”: quella degli Oblati e quella degli Haorianm. Si ha la possibilità di approfondire usanze e credenze di entrambe proprio grazie ai protagonisti, Crios e Logren.

I due protagonisti sono amici sin dall’infanzia ma destinati a ruoli opposti: Crios è destinato a diventare un temutissimo Divoratore d’Ombra, mentre l’amico Logren sembra dover diventare l’antagonista.

Su questa base si sviluppa il resto del racconto, lasciando però alcuni misteri irrisolti, che verranno portati a termine nel secondo volume della saga.

In conclusione:

Ho apprezzato molto questo libro e lo consiglio a tutti gli appassionati del genere fantasy e non solo!
Oltre alla trama e ai personaggi, ho apprezzato molto l’impostazione del libro: le prime pagine sono dedicate ad una prefazione che orienta il lettore sul punto di vista dell’autore sul genere fantasy e che introduce alla lettura del primo volume della saga.

Dopodiché troviamo le mappe di Muelnor e Arbor, molto utili per orientarsi in questo mondo sconosciuto. Successivamente, un elenco dei personaggi e del loro ruolo (trattandosi di una quantità considerevole di nomi di fantasia l’ho trovata una cosa ottima!).

Poi, i capitoli: all’inizio di ogni capitolo, oltre al titolo, troviamo una breve introduzione che aiuta a immaginare la scena che sta per essere letta

“Il Vento Ancestrale”

La parte vecchia di Muelnor si presenta come un ammasso di case in
pietra sormontate da bertesche completamente chiuse, con feritoie per gli
arcieri e caditoie per gettare materiali infuocati; tunnel e ponti coperti
collegano fra loro le postazioni, costituendo una città sopra un’altra,
studiata, in caso di penetrazione, per offrire ai soldati la possibilità di
spostarsi dal Maniero in qualunque direzione e poter colpire le truppe
avversarie in tutta tranquillità e al riparo.

(dal primo capitolo)

A questo punto non posso fare altro che consigliarvelo, segnalandovi anche il secondo volume “L’Obelisco dei Divoratori” e lo spin-off “L’Ancella di Crios”.

L’autore:

Riporto di seguito la biografia che l’autore mi ha gentilmente inviato:

Sono nato a Tivoli il 6 Gennaio del 1975.
Ricordo molto bene quando tutto è iniziato… come in un sogno mi passano davanti le
immagini dei miei eroi dell’infanzia, a iniziare da Luke di Star Wars. Ho scritto il mio
primo racconto fantastico in quarta elementare, un susseguirsi di vicende mirabolanti che
vedevano coinvolto me stesso; manifestavo il bisogno di vivere in prima persona le
imprese e soprattutto le emozioni dei miei amati beniamini. Il mio primo amore è stata
Lamù, indimenticabile, e come non menzionare l’incantevole Creamy o l’adorabile cara
dolce Kyoko; nei miei racconti ho amato ognuna di loro, ma ero principalmente l’eroe
d’imprese epiche: Peter Rey di Gundam, Tekkaman, Pegasus de I Cavalieri dello
Zodiaco, Jean de Il Mistero della Pietra Azzurra. Ero con Bastian de La Storia
Infinita, quando si è rifugiato nella soffitta della scuola; ero con Mikey de I Goonies,
quando ha scoperto la mappa del tesoro di Willy l’Orbo; ero con Indiana Jones, quando
ha assistito all’apertura dell’Arca dell’Alleanza; ero con Frodo de il Signore degli Anelli,
quando ha iniziato il viaggio per il Monte Fato. Ognuno di loro ha contribuito
profondamente alla mia crescita caratteriale e letteraria, esaltando il mio lato romantico,
enfatizzando la ricerca della giustizia, spronandomi a perseguire valori e virtù come il
coraggio, l’eroismo, il senso di responsabilità; devo a loro anche il senso di meraviglia
che mi spinge a cercare nella vita e nei miei scritti emozioni ed esperienze sempre più
spettacolari.
Ho fatto della mia vita un grande sogno, una grande avventura: dal titolo del mio primo
romanzo pubblicato, La Rosa dei Nirb, è nata un’associazione ludica che porta lo stesso
nome e si occupa di giochi di ruolo da tavolo e dal vivo; ho fatto forgiare da un fabbro la
Spada delle Virtù del protagonista di uno dei miei romanzi; ho fatto cucire un abito
regale per indossarlo nelle presentazioni dei miei romanzi e negli eventi. Ho in cantiere
nuove e strepitose sorprese, tra cui la realizzazione del gioiello magico indossato dal
protagonista de Il Divoratore d’Ombra. Mi piace scrivere per condividere tutto il mio
entusiasmo, per trasmettere ai lettori le sensazioni che provo, con la speranza di
divertirli, ma soprattutto per stimolarli a realizzare i propri sogni.
Ho affinato l’arte dello scrivere imparando da grandi maestri, a iniziare da Tolkien e da
Michael Ende, ma anche e soprattutto leggendo Terry Brooks, con la sua Saga di
Shannara e Joe Dever, con i Librogame di Lupo Solitario. La prima pubblicazione
arriva dopo aver conosciuto il mondo dei Giochi di Ruolo, dopo Dungeons & Dragons.
Avendo ricoperto il ruolo di Master per parecchi anni, sorse la necessità e l’opportunità
di creare un mondo dove ambientare le sessioni di gioco e così è nata Arbor, un’isola-
continente dove nascono tutte le avventure e le storie per i miei romanzi; con La Rosa
dei Nirb(2002) e Il Muro d’Ombra(2005) iniziai a far conoscere il frutto della mia
fantasia; si trattava di romanzi autoconclusivi che descrivevano una terra popolata da razze,
più o meno appartenenti al panorama classico, le quali convivevano con realtà
soprannaturali di natura angelica.

Oltre a tutto ciò, l’autore vanta diverse nomine e premi per i suoi scritti… seguitelo!

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