8 marzo – Donne oltre la tela

8 marzo – Donne oltre la tela

L’anno scorso, in occasione della Giornata internazionale della Donna, ho scritto un articolo che voleva essere una lode ad una donna che ho sempre ammirato ma anche una critica nei confronti di una società in cui è ancora profondamente radicato il maschilismo – tanto negli uomini quanto nelle donne.

Oggi voglio scrivere qualcosa di diverso e, in un certo senso, più positivo: un articolo sulle donne che hanno fatto la storia dell’arte, nonostante i periodi e le società in cui sono vissute.

8 marzo, 8 donne da ricordare.

 

Fede Galizia

Pittrice barocca, iniziò a lavorare all’età di 12 anni. Fra le sue opere ci sono ritratti e scene di soggetto religioso, ma è conosciuta soprattutto per i dipinti di nature morte.

Non solo fu una pittrice di talento, fu anche miniaturista e si dedicò per molto tempo all’arte dell’incisione.

Eseguì diversi ritratti, tra i quali quello dei suoi genitori, che però andarono perduti. Ogni suo dipinto è caratterizzato da una estrema attenzione per i dettagli, come per esempio gioielli e vestiti, ma anche luci e riflessi.
Nel 1596 firmò e datò Giuditta con la testa di Oloferne, dipinto in cui indugiò più nella cura di vesti e di gioielli, che nella esaltazione della drammaticità della scena. L’opera è comunque fondamentale per essere la prima documentata su questo soggetto da parte di una donna pittrice, seguita quindi da quelle eseguite da Lavinia Fontana e da Artemisia Gentileschi.
Morì di peste, a Milano, nel 1630.

 

Lavinia Fontana

Lavinia era figlia del pittore manierista Prospero Fontana, nella cui bottega poté attingere, accanto agli insegnamenti del padre, ad una vasta gamma di conoscenze in ambito artistico, dalla scuola  emiliana, veneta lombarda e toscana.

Lavinia Fontana acquistò ben presto fama come ritrattista, distinguendosi soprattutto per l’accuratezza dei particolari, come abbigliamento e acconciature, nelle figure femminili. Ma, a differenza di altri artisti, Lavinia non fu monocorde e nella sua opera si incontrano spesso anche soggetti mitologici, biblici e sacri. Con Fede Galizia, diventa una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche e in particolare personaggi femminili che ne fanno parte.

I successi maggiori le giunsero a Roma dove fu chiamata dal nuovo papa Gregorio XIII, e si trasferì stabilmente.
Grazie a tale posizione, Lavinia eseguì innumerevoli lavori per la nobiltà e il clero romano, tanto da essere soprannominata «la Pontificia Pittrice».

Durante la sua carriera di pittrice, Lavinia realizzò una considerevole quantità di ritratti di nobildonne, tant’è che l’abate Luigi Lanzi scrisse:

«divenne pittrice di Gregorio XIII; e più che da altri fu ambita dalle dame romane, le cui gale ritraea meglio che uomo del mondo».

Continuò, comunque, a prodursi in altri soggetti, come la Minerva in atto di abbigliarsi, in cui la dea vergine è sorpresa nuda nell’atto d’indossare il manto e guarda maliziosamente verso lo spettatore.

Nel 1613 si ritirò in un monastero, assieme al marito, e concluse la sua attività artistica.

Nonostante le undici gravidanze, la sua produzione fu corposa: oltre ai numerosissimi ritratti di nobildonne, diplomatici e personalità d’ogni sorta, Lavinia dipinse un centinaio di pale d’altare e realizzò diverse sculture di uomini in battaglia, in particolare con cavalli e altri tipi di bestiame.

 

Artemisia Gentileschi

Pittrice allieva di Caravaggio, nota per le sue opere in chiave femminista.

Sono, infatti, stati molti i critici ad aver fornito una lettura dell’opera della Gentileschi in chiave «femminista» essendo una donna che si fece strada grazie al suo talento in una società puramente maschilista. Nel Seicento, infatti, la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile, e la stessa Artemisia, in virtù del suo sesso, dovette fronteggiare un numero impressionante di ostacoli e impedimenti.

Essendo una donna, non aveva accesso al patrimonio artistico della sua città e dovette

Nonostante ciò, la Gentileschi diede brillantemente prova della sua indole fiera e risoluta e seppe far fruttare il proprio versatile talento, riscuotendo in breve tempo un successo immediato e di altissimo prestigio.

Questi «successi e riconoscimenti» osservano, infine, i critici Giorgio Cricco e Francesco Di Teodoro:

«proprio in quanto donna, le costarono molta più fatica di quanta ne sarebbe stata necessaria a un pittore maschio».

Ad aver giocato un ruolo tristemente importante nella vita e nell’arte della pittrice, è stato lo stupro subito da parte di Agostino Tassi: nelle sue opere, infatti, compaiono spesso eroine bibliche e personaggi mitologici femminili. Partendo da questi elementi, Artemisia diventa simbolo del desiderio di affermazione delle donne e della lotta alle ingiustizie perpetrate dagli uomini.

Le opere di Artemisia sono impregnate di emozioni forti, colori brillanti e un’estrema armonia di tutto ciò.

 

Mary Stevenson Cassatt

Mary Cassatt è stata una pittrice statunitense. Visse molto tempo in Francia dove diventò amica e allieva di Degas, esponendo poi le proprie opere insieme a quelle degli artisti del movimento impressionista. Realizzò molti dipinti che ritraggono la vita sociale e privata delle donne della sua epoca, ponendo una particolare attenzione all’intimo legame che si realizza tra le madri e i loro bambini.

The Boating Party 1893-94

Al suo ritorno negli Stati Uniti si trovò di fronte ad un mondo ostile all’arte, tanto più se l’artista era una donna. Anche il padre non era favorevole alla sua  vita da artista, tanto da finanziarle lo stretto indispensabile per sopravvivere ma non per dipingere. Riuscì ad esporre a New York ma non trovò acquirenti, sicché tornò in Europa, dove finalmente la sua carriera da artista prese un buon andamento.

Dopo diverse peripezie, abbandonò i soggetti che le erano stati familiari fino a quel momento per dedicarsi a soggetti “più alla moda” e facilmente vendibili. Il decennio che va dal 1890 al 1900 fu il momento più creativo della carriera di Mary. Diventò un punto di riferimento per i giovani artisti americani e rimase in contatto con i maggiori esponenti dell’Impressionismo, tra cui Renoir, Monet e Pissarro.

Se in Europa il suo successo fu indiscutibile, negli Stati Uniti faticò ad essere accettato, anche dalla sua stessa famiglia. Dopo la morte del fratello, le sue opere divennero più sentimentali e, pochi anni dopo questo evento, concluse la sua carriera rimanendo contraria alle nuove correnti artistiche che andavano formandosi. Non fu solo questa la ragione dell’interruzione della sua vita artistica: dopo un viaggio in Egitto, sembrava avesse ritrovato creatività e ispirazione ma fu colpita da diverse malattie e diventò quasi cieca. Lasciò comunque un patrimonio artistico di altissimo valore.

 

Berthe Morisot

Nacque nel 1841 a Bourges, in Francia, in un’agiata famiglia borghese. Quando aveva solo dieci anni si trasferì con la famiglia nei pressi di Parigi, in una cittadina all’epoca rinomata come centro artistico e culturale: qui poté accrescere il suo interesse per l’arte e la pittura.

Nonostante la famiglia avesse circondato la piccola Berthe di arte e cultura, per lei fu impossibile accedere all’Accademia delle Belle Arti, in quanto aperta soltanto ai maschi. Berthe non si lasciò scoraggiare e proseguì l’apprendimento privatamente, grazie a grandi maestri, come per esempio Eugène Delacroix. Ebbe poi modo di visitare il Louvre e studiare le tele di molti altri artisti.

Diventò così una delle interpreti più significative, fantasiose e vivaci del movimento impressionista. È importante notare inoltre come la Morisot, insieme a Mary Cassatt, sia stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Ciò acquista ancora maggiore rilevanza in considerazione del fatto che le donne ricoprivano un ruolo subalterno nella società dell’epoca, tanto che la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile. Per emergere in un ambiente così fortemente ostile, dunque, le donne oltre a un indubbio talento artistico dovevano possedere anche una forte personalità. Berthe Morisot si segnalò brillantemente e, nonostante la società del tempo faticasse ad accettare l’emancipazione femminile, divenne in poco tempo una modello d’indipendenza, tenacia e di talento anche per i colleghi maschi.

I soggetti di Berthe furono molto vari, ma la sua espressione artistica risentì molto di pregiudizi e maldicenze, tant’è che finì per preferire situazioni private e domestiche, prediligendo figure femminili.

 

Elisabetta Sirani

Elisabetta Sirani (Bologna, 8 gennaio 1638 – Bologna, 28 agosto 1665) è stata una pittrice e incisore italiana, di stile barocco.

«Era tale la velocità e franchezza del suo pennello, ch’ella sembrava più leggiadramente scherzare che dipingere. “Io posso ben dire per verità,” dice il Malvasia, “essermi trovato presente più volte che venutole qualche commissione di quadro, presa ben tosto la matita, e giù postone speditamente in due segni su carta bianca il pensiero, (era questo il solito suo modo di disegnare da gran maestro appunto e da pochi praticato, e nemeno dal padre istesso) intinto piccolo pennello in acquarella d’inchiostro ne faceva apparire ben tosto la spiritosa invenzione, che si poteva dire senza segni dissegnata, ombrata, ed insieme lumeggiata tutto in un tempo.”»

(Mazzoni Toselli)
Elisabetta ebbe un ruolo particolarmente rilevante e insolito nella storia dell’arte In primo luogo per la sua tecnica: era solita abbozzare il disegno in modo molto sbrigativo per poi perfezionarlo ad acquerello. Questo metodo era praticamente sconosciuto fino ad allora. In secondo luogo fu determinante per la storia della pittura al femminile perché era solita dipingere in pubblico, nonostante questa attività fosse considerata disdicevole per le donne dell’epoca. Nel suo caso, però, il padre fu favorevole alla sua carriera e la appoggiò, a differenza di altri.

Si stima che la sua produzione artistica sia stata particolarmente corposa: circa duecento opere in appena dieci anni di lavoro. Elisabetta fece parte di un movimento unico e straordinario, quello noto con il nome di “scuola bolognese”. Bologna, infatti, fu un centro artistico molto importante per la pittura femminile perché qui poterono affermarsi ed esprimersi molte donne, anche grazie al supporto dei rispettivi padri. Tra queste troviamo: Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Marietta Robusti (figlia di Tintoretto).Va comunque ricordato che in realtà nella casa e studio dei Sirani operava una buona bottega di sole donne, tant’è che nelle opere della giovane pittrice è visibile una certa discontinuità, dovuta in alcuni dipinti proprio alla collaborazione delle allieve. Successivamente, con l’attenuarsi delle influenze dei suoi maestri, Elisabetta andò sviluppando progressivamente uno stile proprio e indipendente, più naturalistico e realistico, più vicino alla sensibilità del Guercino e della scuola veneta, in cui pare stabilirsi una sorta di dialogo emotivo fra l’artista e il soggetto delle sue opere.

 

Angelika Kauffmann

La Kauffman nacque nel 1741, in Svizzera e trascorse la propria infanzia in Austria. Il padre era un pittore di talento e la madre una donna molto colta: entrambi ebbero modo di trasmettere conoscenze e abilità alla figli in diversi ambiti. Angelika, però, si dedicò principalmente alla pittura, dedicandosi alla copia di stampe e gessi fino a raggiungere un ottimo livello artistico. Successivamente iniziò la sua carriera artistica, passando molto tempo in Italia, dove ebbe l’occasione di realizzare ritratti per nobiltà e clero. Infine, la madre morì e Angelika tornò con il padre in Germania, dove ricominciò a dipingere per la nobiltà tedesca.

Il padre, quindi, decise di riproporre un viaggio di formazione artistica in Italia. Fu proprio nel Bel Paese che Angelika ebbe modo di coltivare più intensamente le proprie doti pittoriche, attraverso lo studio delle opere del Correggio, di Guido Reni, dei Carracci, del Domenichino e del Guercino.

La pittrice mostrò sin da subito un insolito interesse verso la raffigurazione di soggetti storici: a tal scopo, si servì anche delle varie sculture e nudi che disponeva, grazie all’amicizia con il più celebre Batoni. Perfezionando il suo stile, l’artista sintetizza sapientemente il neoclassicismo con il classicismo seicentesco.

 

Tamara de Lempicka

Facendo un salto temporale di alcuni decenni arriviamo al 1900, con Tamara de Lempicka, figlia di una donna polacca e un uomo russo ebreo. A seguito della prematura scomparsa del padre, Tamara visse con la madre e i suoi due fratelli  e la nonna Clementine. Nel 1907 fece il suo primo viaggio in Italia per accompagnare la nonna ed ebbe l’occasione di visitare le città d’arte italiane. Successivamente, dopo essersi spostata in Francia, Tamara imparò alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone.

La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna  in Svizzera e un prestigioso collegio polacco di Rydzyna. L’anno successivo, alla morte della nonna, si trasferì a San Pietroburgo in casa della zia. Qualche anno dopo si sposò.

Durante la rivoluzione russa del 1918, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie. Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicka decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell’Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d’Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.

Dopo aver viaggiato estesamente per l’Europa, all’inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, e infine si trasferì a New york per continuare al sua carriera artistica.

Dopo la morte del marito, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell’utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all’arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico.

 

8 donne…

…nonostante il numero di donne da ricordare sia infinito, quest’anno ho scelto queste otto donne che, grazie alla loro forza di volontà e alla loro bravura, hanno realmente scritto la storia dell’arte.

Il mio augurio a tutte le donne è quello di non arrendersi, e sfruttare tutta la forza possibile per ottenere ciò a cui si tiene veramente.

 

Fonte: wikipedia

Libri 2018: arte e non solo…

Oggi si parla di Arte, come ogni venerdì! Per questo primo articolo del nuovo anno dedicato all’arte, ho pensato di proporvi un elenco di libri che parlano di pittori, scultori, artisti di ogni genere o di argomenti in qualche modo collegati all’arte. Pronti?? Via!

Romanzi:

Caravaggio Enigma

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.[…]

Cospirazione Caravaggio

Un thriller che ha come fulcro le opere di Caravaggio. L’autrice mescola passato e presente, descrizione e dialogo, fatti e conseguenze, in modo molto fluido; il libro si legge velocemente e senza difficoltà.

Quattrocento

Un romanzo storico/thriller che mescola due generi letterari e due periodi storici: personalmente ho apprezzato molto il romanzo storico (quindi la parte ambientata nel passato) e non ho gradito il thriller (ambientato nel presente); le due componenti del libro sono nettamente contraddistinte dai vari capitoli, sicché è semplice seguire “due trame”, una delle quali molto curata, mentre l’altra ha parecchie imperfezioni.

La dama e l’unicorno

Un romanzo storico che avvicina il lettore al mondo dell’arte e, in particolare, alla tessitura di arazzi. Con una base di verità, si rivela un romanzo molto bello e intricato.

Il miniaturista

Narra, in versione romanzata, la storia di personaggi realmente esistiti. La storia di una donna che, a suo modo, nel 1600, ha saputo farsi forza e resistere in una società in cui contavano solo gli uomini e “ciò che la gente dice”. Oltre alla trama si sé, ci si appassiona a poco a poco anche al mondo delle miniature, un’arte longeva e prolifica ma non sempre ricordata.

La ragazza con l’orecchino di perla

Un gran romanzo storico. Racconta la vita di Vermeer e lo fa in modo impeccabile: non tanto dal punto di vista dell’accuratezza ma della forma. Si tratta di un libro elegante, senza eccessi di alcun tipo. Inoltre – e soprattutto – racconta come sia nata una delle opere più conosciute al mondo.

 

Saggi, biografie, ecc:

Vita di Leonardo

Essenzialmente è una biografia un po’ “romanzata” di Leonardo da Vinci. Mi spiego meglio: racconta in modo abbastanza dettagliato la sua vita, lo raffigura molto bene come persona, come uomo, senza soffermarsi eccessivamente sulle opere, invenzioni e ricerche. Non è un volume “tecnico” sui suoi lavori ma piuttosto un racconto sulla vita di un personaggio che ha fatto la storia.

Street Art

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c’è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.
Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d’arte vuole esprimere.

 

 

Recensione libro | La dama e l’unicorno

La dama e l'unicorno Book Cover La dama e l'unicorno
Tracy Chevallier
Romanzo storico
Beat
2003
Cartaceo, Copertina flessibile
286

Sinossi:

È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

 

La storia:

Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Commissionati da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, passarono per eredità alla famiglia Roberet, ai La Roche-Aymon e poi ai Rilhac che nel corso del XVIII secolo li trasportarono nel loro castello di Boussac.

Nel 1883 il castello fu venduto alla municipalità e diventò sede della sottoprefettura dell’arrondissement.

Nel 1841, molto danneggiati dalle condizioni in cui erano stati mal riposti e conservati, vennero notati da Prosper Mérimée, ispettore dei monumenti storici, e classificati come tali.

Nel 1882 la municipalità vendette gli arazzi a un collezionista parigino, M. Du Sommerard, che li collocò all’Hôtel de Cluny a Parigi, che, dopo la donazione delle sue collezioni alla città, ospita il Museo nazionale del Medioevo.

È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l’unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l’emblema di Jean Le Viste. Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:

  • il gusto: la dama sta prendendo un dolce dall’alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l’emblema con le tre mezzelune.
  • L’udito: la dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l’ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
  • La vista: l’unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo.
  • L’olfatto: la dama prepara una corona con i fiori che l’ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
  • Il tatto: la dama accarezza con la mano sinistra il corno dell’unicorno e con la destra regge una bandiera.
  • A mon seul désir: quest’ultimo pannello, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (il mio solo desiderio) tenuta aperta dall’unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l’ancella.

(fonte: Wikipedia)

Il libro:

Pardon, Madame, ma Monsigneur approverà gli unicorni al posto della battaglia?

La trama del libro, di conseguenza, è strutturata intorno al concepimento e alla realizzazione di questi arazzi: commissionati da Jean La Viste a Nicolas Des Innocents in occasione di ricevimenti e banchetti con nobili e persone di spicco della società dell’epoca, vengono realizzati dando inizio ad una catena di vicende positive e negative.

Gli arazzi realizzati in realtà furono sei e, in ognuno di essi, venne raffigurata una delle donne della famiglia, in corrispondenza dei cinque sensi (più A mon seul deisr) e con significati nascosti.

Ciò che coinvolge realmente il lettore in tutto ciò è come l’artista sia arrivato a scegliere i soggetti e ad accostarli al resto della composizione: si susseguono vicende amorose, tradimenti, violenze, bugie e intrallazzi di vario tipo, che portano ad un finale tutt’altro che scontato e che rendono gli arazzi una sorta di “beffa” per colui che li ha realizzati.

Lo stile dell’autrice è sempre molto scorrevole e delicato ma, personalmente, ho apprezzato maggiormente La ragazza con l’orecchino di perla, che mi è sembrato molto più elegante e raffinato.

Il ritmo di lettura è medio ma mai noioso. Il lessico, come sempre, appropriato al contento storico.

In conclusione:

Lo consiglio agli appassionati d’arte e agli amanti del romanzo storico, è sempre bello scoprire come un’opera prende vita, anche se in forma “romanzata”.

A chi dovesse scoprire per la prima volta l’autrice, consiglio senza dubbio La ragazza con l’orecchino di perla che, come detto in precedenza, è molto più elegante e coinvolgente.

Ad ogni modo, per quanto la storia in sé possa essere apprezzata o meno, Tracy Chevalier si conferma un’autrice eccezionale.

Recensione | Favole piccole e foglie di vernice

Favole piccole e foglie di vernice
Mario Struglia
Narrativa, Fiaba
bookabook
2018
e-book
98

Sinossi

Un’orchidea che dal davanzale assiste agli ultimi giorni di un malato. Due lampade al neon che vegliano su uno scienziato. Una mongolfiera abbandonata dal pilota. Una balena che diventa padre. Un gattino che in uno scantinato incontra Dio.
15 favole. Alcune sono diventate storie, altre sono diventati quadri (li ha realizzati mia sorella Silvia, in tempo reale mentre le ascoltava).
Tutti racconti sulle grandi verità e rivelazioni, la bellezza e l’orrore che sono custodite da piccole storie, e che a volte, in un’inattesa epifania, si svelano al testimone più impensato: un pellicano, un crocifisso abbandonato, un leone decaduto.
15 storie di come la meraviglia si nasconda nelle piccole cose.

 

 

Recensione | Favole piccole e foglie di vernice

Introduzione dell’autore

Appaio come una persona piuttosto pragmatica, materiale, realista. Magari anche un filo scorbutica. E in parte questo è sicuramente vero. Ma… come dire… provo una profonda passione per il senso di meraviglia, per la bellezza, e lo stupore che sento e so celarsi dietro e dentro le cose e gli eventi più semplici e inaspettati. E volevo scrivere qualcosa che parlasse di questo: di quelle epifanie, di quegli attimi di pura lucidità che ti raggiungono quando sei con la guardia abbassata e nel momento più inaspettato, mentre lavori, stai guidando, stai osservando un riflesso in una vetrina. E per raccontare tutto questo volevo usare il linguaggio della favola. Amo da sempre le storie fantastiche e fiabesche, il Signore degli Anelli, i film della Pixar, Saramago e Miyazaki. E volevo provare a fare qualcosa di simile anch’io. Spero vi piaccia.

Il libro:

Premessa: questo libro mi è stato inviato dall’autore in anteprima, quando ancora era un progetto in attesa di pubblicazione. Fortunatamente ha raggiunto la soglia di preordini necessaria per la pubblicazione ed ora si può trovare online sul sito bookabook.it   e nelle librerie.

Si tratta di una raccolta di quindici favole, destinata ad un pubblico adulto. Le favole sono accompagnate da riproduzioni di quadri ad opera di Silvia Struglia, sorella dall’autore, che offre in questo modo un’interpretazione moderna e astratta di ciò che le favole trasmettono.

Lo stile è semplice e chiaro, la struttura delle favole varia di volta in volta ma, in ogni caso, vengono ben distinti i protagonisti con i loro ruoli ed i loro messaggi.

I temi trattati sono molti; ad esempio, ho trovato molto interessate Respiro, il racconto del momento in cui un uomo diventa padre e osserva la nascita di suo figlio, l’avventura della sua compagna che, grazie ad un istinto innato, riesce a dare alla luce la piccola creatura.

Mi ha colpito molto anche Menestrello: una favola di sole sei righe che esprime in poche parole la solitudine delle persone anziane e l’importanza delle piccole cose.

Risulta quindi evidente come siano vari i contenuti delle favole: le fasi della vita, le emozioni, le paure e molto altro.

Credo che ciò che accomuna tutte le favole sia l’importanza dei singoli momenti.

In conclusione:

Un libro molto bello e particolare, sia per la struttura e sia per i contenuti: l’unione di arte e scrittura riesce sempre a trasmettere qualcosa di molto profondo.

Lo consiglio a chi vuole esplorare le emozioni sotto un punto di vista diverso. Ovviamente, si tratta di impressioni soggettive, di conseguenza ognuno trarrà conclusioni differenti dopo aver concluso la lettura.

Ringrazio l’autore per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro in anteprima (trovate il link per l’acquisto all’inizio della recensione).

 

Recensione | Caravaggio Enigma

Caravaggio Enigma Book Cover Caravaggio Enigma
Alex Connor
Romanzo storico
Newton Compton
2017
Cartaceo / Copertina rigida
317

"A partita conclusa, re e pedone finiscono nella stessa scatola."

"Ci sono preghiere che non possono essere esaudite. 
E io le ho espresse tutte"

Sinossi:

Il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio è cresciuto come un reietto. Cacciato dalla famiglia, ancora adolescente è stato costretto a fuggire da Milano perché accusato di omicidio. Quando arriva a Roma, solo e senza un soldo, scopre presto che l'accecante bellezza della città nasconde anche un aspetto pericoloso e sinistro: sopravvivere nel quartiere degli artisti significa destreggiarsi tra ricchi committenti e spietati criminali. Sotto la protezione del potente cardinale del Monte, Caravaggio inizia la sua turbolenta ascesa, intrecciando una relazione con la musa Fillide, "la più famosa puttana di Roma". Con la gloria cresce però anche la sua arroganza, e Caravaggio si troverà a un bivio dal quale non potrà più tornare indietro. Di nuovo nella polvere, di nuovo in fuga, con una taglia sulla testa. Tra gli splendori dell'arte e i violenti piaceri della carne, questa è la travolgente, enigmatica storia di un uomo fuori dal comune.

 

Trama:

Il piccolo Michele gioca con il fratello accanto ad uno stagno, cade e rischia di annegare; il fratello lo porta a casa in braccio e lui approfitta di questo momento di apprensione per godersi le attenzioni della madre: non è morto, ci è andato molto vicino, ha finto di morire?

La madre lo accusa per questo suo scherzo di cattivo gusto, da quel momento è portatore di sventure: la peste che colpisce Milano è solo una delle conseguenze della sua bravata. Michele ha cinque anni e rimane segnato da queste accuse della madre a vita.

“L’implacabile ragazzino dagli occhi neri, che un giorno sarebbe diventato il più grande pittore italiano trascorse con sua madre le lunghe ore delle streghe di una luna calante.”

“L’importanza del potere, il fatto che una persona senza autorità non valesse niente, aveva avuto un grande impatto emotivo sulla sua psiche.”

Viene mandato a Roma, solo, a ringraziare personalmente colei che provvederà al suo mantenimento ed istruzione. Una donna che vede in lui più di un semplice bambino scontroso, un pittore: Costanza Colonna.

“Michele, dimentica gli scontri o l’idea di diventare un soldato. Dimentica un futuro da scalpellino. Tu, bambino mio, diventerai un pittore.”

Da questo momento Michelangelo non farà altro che cercare approvazione, vorrà soltanto essere accettato.

“Volevo essere amato, ma odiavo chiunque mi amasse. Volevo essere accettato e allontanavo tutti.”

Il suo carattere irrequieto e la sua arroganza lo aiuteranno ad arrivare ad essere famoso nelle più importanti città italiane e a collaborare con la Chiesa; questi aspetti del suo carattere gli porteranno anche molti guai, fino alla fine!

Le ambizioni di successo sembravano una farsa, le scarpe gli erano state rubate e i libri, che si erano rivelati una consolazione inattesa, gli erano stati confiscati non appena era arrivato a Roma.”

Il libro:

Il libro ha una struttura molto semplice  e ben definita: narra le vicende del pittore a partire da quando è solo un bambino fino agli ultimi anni della sua vita.

La narrazione è semplice, fluida, e garantisce una lettura scorrevole; è molto descrittiva ed aiuta ad immergersi nell’atmosfera cupa e torbida dei bassifondi romani del 1500: le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono molto dettagliate e curate, così come quelle dei sentimenti e delle emozioni dei protagonisti.

Il ritmo ha una velocità media, adatta al tipo di romanzo e, su questo c’è da fare una precisazione: non è un thriller, al contrario di quanto riportato sulla copertina del libro.

Piuttosto lo definirei un buon romanzo storico, pieno zeppo di scene cruente, senza dubbio, che non fanno altro che descrivere come potesse essere realmente la vita il quel periodo e in quei luoghi: ad ogni modo, non ho trovato elementi per poterlo definire thriller.

Al contrario, secondo il mio parere, l’aspetto storico è molto curato e ben definito: personaggi, luoghi, opere, eventi, tutto molto dettagliato.

“Quella era la vita di strada, messa su tela nel modo più drammatico possibile. Chiari e scuri, il nascosto e il visibile, il sesso e la morte.”

La verosimiglianza era tutto. I corpi non erano statue, le donne non erano perfette e i santi potevano puzzare quanto i contadini”

Cosa mi è piaciuto:

  1. il racconto della vita di Caravaggio: benché in versione “romanzata”, è la prima volta che trovo un racconto così approfondito, dall’infanzia all’età adulta;
  2. l’ambientazione

In conclusione:

Un buon libro, addirittura migliore di Cospirazione Caravaggio: la differenza sostanziale tra i due è che uno è un thriller, l’altro no; inoltre, Cospirazione Caravaggio si svolge su due piani narrativi, mentre Caravaggio Enigma su uno solo, ambientato nel 1500.

Lo consiglio a tutti gli amanti della storia dell’arte e di Caravaggio: è sempre molto bello immaginare come siano nate le opere che hanno fatto la storia.

 

 

Recensione | Cospirazione Caravaggio

Cosipirazione Caravaggio Book Cover Cosipirazione Caravaggio
Alex Connor
Thriller
Newton Compton
2017
Cartaceo / copertina rigida
317

📌 Sinossi:

1608. Michelangelo Merisi da Caravaggio, il più grande artista del suo tempo, viene espulso dall'Ordine dei Cavalieri di Malta per un crimine misterioso. La sua colpa deve restare un segreto gelosamente custodito. 2014. In una galleria d'arte di Londra vengono ritrovati i cadaveri dei proprietari, i gemelli Weir. La scena è raccapricciante: i corpi, nudi e legati insieme da una corda, presentano segni di tortura e oscene mutilazioni. Chi può aver commesso un crimine tanto brutale? E perché? La polizia brancola nel buio, ma l'investigatore privato Gil Eckhart, esperto d'arte, potrebbe avere una pista: il delitto Weir ricorda un altro raccapricciante duplice omicidio avvenuto a Berlino anni prima e un filo rosso pare collegare le vittime, galleristi di successo, con due capolavori del maestro Caravaggio scomparsi in circostanze misteriose. Costretto a confrontarsi con un passato che pensava di essersi lasciato alle spalle per sempre, Gil seguirà gli indizi lungo un percorso che porta dalle prestigiose gallerie di New York fino alle buie catacombe di Palermo e scoprirà che nel mondo dell'arte il bene e il male sono dipinti con lo stesso pennello intinto nel sangue.

 

📌  Trama:

1608: Michelangelo Merisi da Caravaggio sta vivendo uno dei periodi più tormentati della sa vita, è in fuga, si nasconde, è ferito, sporco e denutrito. Viene accusato di un crimine misterioso, che porterà con sé fino alla morte.

“Caravaggio era rimasto in piedi, confuso, con la spada in mano; la sua ombra come un nero e maledetto ceppo d’albero”

2014: Omicidi misteriosi e apparentemente scollegati decimano il mondo dei critici d’arte e dei collezionisti. Gil Eckhart, un investigatore privato che ha abbandonato da tempo il mondo dell’arte, viene richiamato in causa per investigare su queste morti inspiegabili. Viaggerà da New York a Londra e Berlino, fino a Palermo, dove un misterioso erede di Caravaggio sembra essere spuntato dal nulla, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.

📌  Il libro:

La narrazione è strutturata su due piani paralleli: sul primo viene portata avanti la vicenda ambientata nel mondo attuale, con l’investigatore che indaga sugli omicidi nel mondo dell’arte, e il secondo in cui vengono raccontati gli ultimi anni della vita di Caravaggio, perlopiù in fuga.

La parte contemporanea e molto più dettagliata rispetto a quella storica e presenta i tratti che definiscono un giallo/thriller: una serie di omicidi, persone in conflitto, un movente, un mistero, un investigatore incaricato di risolvere il caso.
Ha un ritmo piuttosto veloce, anche a causa del fatto che ci siano due piani narrativi; molti colpi di scena ed un finale imprevedibile.

L’ambientazione è molto varia: da New York a Palermo, da Londra a Berlino, passando per la Roma del ‘500. Ciò che accomuna tutti questi luoghi è l’arte, o meglio, il mondo dell’arte: gallerie, mostre, riunioni e compravendite di quadri, musei e così via. Un ambiente ostile ai più, aperto solo agli “addetti ai lavori”, aiuta a creare il clima giusto per la tensione tipica del romanzo giallo.

Lo stile è “bilanciato”: l’autrice mescola passato e presente, descrizione e dialogo, fatti e conseguenze, in modo molto fluido; il libro si legge velocemente e senza difficoltà.

📌 Cosa mi è piaciuto

  1. L’ambientazione
  2. La scelta di Caravaggio come fulcro del racconto

📌 In conclusione

Lo consiglio agli amanti del giallo/thriller e, perché no, anche del romanzo storico (benché la parte storica non sia così approfondita, resta comunque molto interessante).

Recensione | Quattrocento

Quattrocento Book Cover Quattrocento
Susana Fortes
Romanzo storico
TEA
2014
Cartaceo / Copertina flessibile
384

 

📌 Sinossi

Firenze, aprile 1478. Sono giorni terribili, quelli che seguono il fallimento della congiura ordita dalla famiglia Pazzi contro i Medici. Firenze è assetata di sangue, decisa a punire con la tortura o con la morte chiunque abbia partecipato alla cospirazione. Al sicuro nel suo palazzo, Lorenzo il Magnifico viene a sapere dei cadaveri gettati in Arno, delle decapitazioni, dei linciaggi. È la città intera che vendica l'assassinio di suo fratello Giuliano e che si consegna nelle sue mani, rendendolo potente come non mai. Però Lorenzo non sa che i fili di quella congiura sono stati tirati da personaggi molto più influenti della famiglia Pazzi. E ignora di essere lui stesso un burattino nelle mani della Storia... Firenze, oggi. Sono in pochi a conoscere Pierpaolo Masoni, pittore rinascimentale dallo stile e dall'animo tormentati. E Ana Sotomayor, dottoranda in Storia dell'arte, è arrivata a Firenze proprio per capire qualcosa di più su questo oscuro personaggio, che esercita su di lei un fascino singolare. Le sue appassionate ricerche si appuntano su uno dei quadri più controversi di Masoni, in restauro nei laboratori degli Uffizi, e su una serie di quaderni in cui il pittore racconta nei dettagli la propria esistenza e gli eventi che hanno segnato la storia di Firenze alla fine del XV secolo, tra cui la congiura dei Pazzi. D'un tratto, però, Ana diventa oggetto di minacce e ricatti e si ritrova a temere per la propria vita e per quella delle persone a lei care.

 

Là mi sentivo al sicuro con una semplice tazzina di caffè e la brina dell’inverno fiorentino, che mi riempiva la testa di sogni.

Vista da dentro, Firenze gli sembrava piena tanto di pericoli quanto di promesse. Non era una città, era un mondo.

I greci erano convinti che sopravvivere significasse sfuggire al destino. Ma, se riesci a sottrarti al tuo destino, poi in quale vita entri?

Ci sono aromi che racchiudono un’idea del mondo. Sono odori che anestetizzano le nostre difese e ci spingono dentro gli oscuri labirinti della memoria, mettendoci di fronte al primo mappamondo che ha alimentato i nostri sogni […]

📌 Trama

La trama viene portata avanti su due piani temporali: il primo racconta la Congiura dei Pazzi, giornata che ha segnato profondamente la città di Firenze e la sua storia; il secondo racconta l’avventura di Ana, una giovane studentessa che si accinge a compiere ricerche nella città toscana per la sua tesi di laurea. Raccoglie informazioni su Masoni, vissuto a Firenze proprio nel periodo in cui la città era governata dai Medici e che, per questo motivo, ha assistito alla congiura messa a punto dai Pazzi per spodestarli.

Ana viene aiutata dal suo professore, con cui inizia una ricerca molto approfondita, che la porta ad analizzare documenti custoditi negli archivi degli Uffizi, fino ad entrare in conflitto con il Vaticano e con alcune personalità di spicco del mondo dell’arte e della Chiesa.

La sua determinazione e la passione per la storia la aiuteranno ad affrontare anche le sfide più difficili e gli ostacoli che le si presenteranno di fronte.

📌 Il libro

Come detto in precedenza, il libro è strutturato su due piani narrativi: il primo ambientato nel ‘400 e il secondo nel presente, entrambi a Firenze. Questa struttura permette di approfondire la storia della città toscana ed appassionarsi a queste vicende del passato ma, allo stesso tempo permette di portare avanti le vicende della giovane studentessa nel presente.

Il ritmo è, quindi, più lento nella narrazione degli eventi storici e più veloce nel raccontare ciò che la giovane Ana vive nel tempo trascorso in Italia (In realtà, secondo il mio parere e il mio gusto personale, nonostante il cambiamento di ritmo dovuto al susseguirsi di fatti reali in un caso ed inventati nell’altro, è più scorrevole e gradevole la parte storica rispetto a quella contemporanea: se fossero stati due racconti separati avrei dato cinque stelle alla prima e due alla seconda).

Ciò che, in realtà, non mi ha  convinta è l’evolversi della storia di Ana, la protagonista della vicenda contemporanea: mi è sembrata un po’ forzata e a tratti inconcludente.

L’ambientazione incide in modo positivo su entrambi i piani narrativi: per quanto riguarda quello storico, è a dir poco affascinante; per quanto riguarda quello contemporaneo è, a mio parere, ciò che contribuisce maggiormente a far apprezzare anche questa parte del libro: i dettagli sono moltissimi e aiutano a coinvolgere il lettore…sembra davvero di essere a Firenze!

Di conseguenza, ho apprezzato molto l’atmosfera – benché cruenta – della parte storica: una Firenze cupa e misteriosa, ma allo stesso tempo affascinante e accogliente.

Lo stile dell’autrice è molto semplice e scorrevole, questo rende apprezzabili anche le parti più dettagliate degli avvenimenti storici e della vita degli artisti e dei personaggi di spicco vissuti ai tempi della congiura.

📌 Cosa mi è piaciuto

  1. L’ambientazione
  2. I dettagli storici
  3. L’atmosfera

📌 Cosa non mi è piaciuto

  1. Le “falle” nella trama

📌 In conclusione

Rimane un buon romanzo storico, ma lo consiglio solo ai veri appassionati del periodo storico tra ‘400 e ‘500, della città di Firenze o di uno degli artisti citati nel romanzo: in questi casi si può “sorvolare” sulle mancanze della parte attuale del racconto.

Per farla breve: se siete come me e avete un debole per Firenze e la storia dell’arte, allora lo troverete comunque interessante!