Arte horror dal ‘900 in poi

La scorsa settimana abbiamo parlato di Arte Horror dal 500 al 900, ora proseguiamo con le opere più famose del ‘900.

Arte horror dal 1900: Munch e Dalì

Munch è stato uno degli artisti che hanno rappresentato in modo sconcertante e sorprendente un elemento fondamentale dell’horror: la paura.

Il dipinto più celebre e più espressivo dell’artista è sicuramente L’urlo. Questo dipinto è nato spontaneamente da una percezione dell’artista stesso:

«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

Questo quadro rappresenta a tutti gli effetti l’angoscia e la paura del genere umano in un solo uomo: esile, “piccolo” e tremendamente impaurito.

La morte di Marat – Edvard Munch

Ma L’Urlo non è il solo  dipinto celebre e significativo di Munch: nel 1907,  creò un’ interpretazione delirante del celebre delitto, ambientandolo in una camera da letto. L’opera è estremamente realistica e vivida, creata dall’artista con un senso di rancore nei confronti dell’amante che lo ha abbandonato in seguito al peggioramento dei suo disturbi psicologici.

Salvador Dalì. Maestro di strnezze

Dalì, maestro di stranezze, ha rappresentato in una delle sue opere più celebri ben tre elementi dell’arte horror: paura, morte e desolazione. Si tratta della celebre opera Il volto della guerra, in cui un grande teschio su una terra desolata, è l’emblema degli effetti della guerra. Realizzato proprio durante la Seconda Guerra Mondiale, Il volto della morte, vuole rappresentare il peggio dell’essere umano: quello che genera paura e quello che ne è vittima.

Dal 1950

Dopo il 1950 ci sono stati molti più artisti ad aver realizzato opere d’arte horror, soprattutto negli ultimi decenni (ma di questi parleremo nel prossimo articolo).

Francis Bacon, horror sfacciato.

Già dalla loro prima apparizione nel 1950, i ritratti grotteschi di Papa Innocenzo X dipinti da Francis Bacon, hanno suscitato pareri contrastanti. Horror senza dubbio, anche grazie ad un uso innovativo del colore, ma altrettanto provocatori, visto il soggetto raffigurato.

Bacon ha creato più di 45 varianti del “Ritratto di Innocenzo X” di Diego Velázquez (1650), distorcendo il Papa in tutti i modi possibili.

Zdzisław Beksiński e il macabro.

Zdzisław Beksiński è noto come uno dei maggiori artisti polacchi della seconda metà del ‘900. Ha iniziato la sua vita artistica come fotografo, per poi dedicarsi alla pittura. Nel 1971, però, ha subito un grave incidente stradale che lo ha portato a settimane di coma e a una lunga convalescenza.

Una volta uscito da questo periodo, la sua arte ha subito un radicale cambiamento, trasformandosi in arte gotico-surreale, macabra ed estremamente espressiva.

Da quel momento ha iniziato a dipingere figure mostruose, esseri putridi e corrotti, nature morte e architettura macabra.

Con il passare degli anni, la vita dell’artista è diventata sempre più complicata: ha perso la moglie, poi il figlio e infine è stato ucciso dal figlio del suo maggiordomo a cui aveva rifiutato un prestito.

Belsinski è rimasto comunque uno dei più famosi pittori della sua epoca in tutto il mondo, soprattutto in America e in Giappone, dove le sue opere sono state esposte all’Osaka Art Museum.

 

 


Per gli altri articoli sull’arte: MUSEO ASTRATTO

Arte Horror. Museo AStratto

Arte horror: esiste davvero? Come promesso, ottobre manterrà un unico tema per tutti i suoi 31 giorni e, ovviamente Museo AStratto si adatterà di conseguenza. Il tema è horror, creepy, misterioso e magico. Iniziamo quindi questo mese con un articolo introduttivo su questo genere d’arte.

Arte horror, prima che l’horror esistesse.

Il genere horror è ormai un genere più che diffuso in ogni ambito artistico: arte, letteratura, cinema, ecc. Tuttavia, ha avuto la sua massima crescita solamente negli ultimi decenni. Ciò non significa che prima non esistesse: in letteratura, per esempio, ci sono stati autori che hanno gettato le basi per l’intero genere, come Lovecraft e Poe.

Nell’arte, parallelamente, esistono diverse opere che hanno segnato la storia di questo genere letterario, anche più antiche di quanto si possa immaginare.

 

Dal 1400

Fatta eccezione per l’arte rupestre e le rappresentazioni antiche, si possono trovare esempi di “arte horror” già nel XV secolo.

In questo periodo, l’horror si sviluppa di pari passo con la rappresentazione di scene bibliche e religiose in generale, raffiguranti l’inferno.
Per esempio l’Inferno, un affresco del 1410 di Giovanni da Modena che si trova nella Basilica di San Petronio a Bologna.

Si trova nella cappella Bolognini ed è una delle opere più complesse dell’arte tardogotica che siano sopravvissute fino ad oggi.

 


Sempre nel ‘400 è stato realizzato il Trionfo della Morte, un affresco che si trova nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.

L’artista non è noto e l’anno di realizzazione viene posto ipoteticamente al 1446 benché non sia una data certa. Il tema raffigurato e

ra già stato sviluppato nei decenni precedenti ma viene per la prima volta espresso in modo estremamente dettagliato e quasi maniacale in questo affresco.

 

Successivamente troviamo esempi di arte horror nelle opere di Bosch, come per esempio Il Giardino delle delizie, risalente al 1480-1490 circa, che si trova al Museo del Prado di Madrid.

Nelle tre tele che compongono l’opera, vengono raffigurati diversi “temi portanti”

 

 


Un altro Trionfo della morte. Questo è uno dei capolavori di Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite di una famiglia di celebri e importanti pittori fiamminghi. Conservato al Prado è ispirato all’omonimo affresco che Bruegel aveva visto a Palermo a cui però si aggiunge il tema della

danza macabra, nato in nord Europa per esorcizzare la paura delle epidemie. Nella sua opera, datata 1562, è raffigurata una città devastata dall’arrivo dell’armata della morte, composta da scheletri con falce che mietono vittime tra la popolazione di tutti gli strati sociali, in maniera fantasiosamente macabra.

 


Più conosciuta e decisamente significativa è l’opera di Caravaggio, Caravaggio Giuditta e Oloferne, realizzata nel 1599 e ad oggi custodita nella Galleria nazionale di arte antica di Roma.

Il dipinto fu commissionato dal banchiere Ottavio Costa; n questo quadro Caravaggio rappresenta l’episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera.

 


 

Facendo un salto temporale di 500 anni, si arriva al ‘900 con una rappresentazione di Dalì, Il volto della guerra, realizzata appunto durante il periodo di guerra che ha devastato l’Europa. Questo dipinto, che si può senza dubbio inserire tra i maggiori esempio di arte horror, rappresenta la paura e l’angoscia derivanti dalla condizione di guerra in cui la popolazione europea (a l’autore, fuggito in America) era costretta a vivere.

Arte horror: paura e angoscia

Paura e angoscia sono le emozioni su cui l’horror si basa, sicché che si tratti di paura dovuta alla guerra o a chissà quale altro fattore, il risultato non cambia: si ottengono opere di questo impatto.

Non è finita qui: più ci si avvicina all’arte contemporanea, più l’horror prende piede e si sviluppa. Per esempio, si possono ricordare le opere di Francis Bacon, pittore irlandese che ha rappresentato l’angoscia dell’esistenza con opere come lo Studio del ritratto di Innocenzo X. Si tratta del rifacimento dell’opera risalente a tre secoli prima, in cui il papa appare urlante e macabro.

Ciò, però, non toglie importanza alle opere precedenti, anzi grazie a queste è stata possibile l’evoluzione dell’arte horror.

 

Caravaggio

Caravaggio Book Cover Caravaggio
Stefano Zuffi
Arte
Mondadori
2008
159

Una monografia completa su uno dei maestri che più hanno segnato la storia dell'arte. Le vicende biografiche sono inquadrate nel contesto storico, sociale e culturale del suo tempo. Una selezione di cinquanta capolavori riprodotti a piena pagina, sono analizzati con dettagli ingranditi di forte impatto e commentati in modo chiaro e diretto. Non mancano approfondimenti e curiosità, un'antologia critica, una cronologia e un indice per risalire al museo che conserva le singole opere.


Caravaggio, pseudonimo di Michelangelo Merisi da Caravaggio ( 29 settembre 1571 – 18 luglio 1610), è stato un pittore italiano famoso in tutto il mondo.

Nato a Caravaggio in provincia di Milano, inizia il suo apprendimento dell’arte sin da ragazzino tra Milano e Venezia per poi spostarsi, in età adulta, a Roma, Napoli e Malta e, infine, in Sicilia.

Unisce una rappresentazione estremamente verosimile e coinvolgente delle emozioni umane ad un uso meticoloso e scenografico delle luci, influenzando la pittura barocca a creando un nuovo movimento artistico: il caravaggismo.

Contraddistinto sin da bambino da una personalità irrequieta, cupa e burrascosa, è oggetto di diversi eventi gravi e spiacevoli tra cui il coinvolgimento in una rissa da bassifondi romani. Dopo questo evento viene condannato a morte, nel 1606 e passa il resto della vita a scappare dalla condanna.

Caravaggio: l’arte e l’artista

Nominando Caravaggio, le prime immagini che si presentano nella mente sono nature morte e soggetti “ammiccanti”.

Ed è proprio ciò che ha reso grande l’artista: la rappresentazione di ragazzi di strada semi-svestiti è già di per sé un grande affronto alla società, alla mentalità e all’arte dell’epoca.

Perché, per quanto le città italiane nel 1500 fossero disseminate di prostitute, mendicanti e ragazzini dediti alla prostituzione, l’arte “si rifiutava” di rappresentare tutto ciò e preferisce lusso, abiti e pose autorevoli.

Caravaggio rappresenta la realtà: è ispirato da modelli di fortuna, ragazzini e prostitute, scende di vita quotidiana.

Nei suoi quadri rappresenta il peccato, l’appagamento dei sensi, la tentazione, la seduzione, il vizio, il piacere.

Anche per le opere su commissione, Caravaggio esce da ogni schema noto: rappresenta difetti, deformità, sporcizia, insomma: la realtà accentuata dal suo sconvolgente uso di colori, luci e ombre.

Per questo motivo riceve critiche e disapprovazioni, soprattutto da nobili e clero. Tuttavia, riesce anche a collezionare una serie di amicizie importanti, la famiglia Colonna e il cardinale Del Monte, per esempio.

 

Dopo la morte, viene quasi dimenticato volontariamente: sono tanti gli artisti e i personaggi illustri a non apprezzare la sua arte cruda e sfacciata, tant’è che viene accantonato e denigrato da alcuni artisti suoi successori.
Fortunatamente, in seguito, la sua arte viene rivalutata e viene riconosciuto come la sua innovazione abbia influenzato grandemente i movimenti artistici dei secoli a venire.

Film e libri:

  • Caravaggio, il pittore maledetto (1941), diretto da Goffredo Alessandrini. FILM
  • Caravaggio (1986), diretto da Derek Jarman. FILM

 

  • Milo Manara, Caravaggio – La tavolozza e la spada, graphic novel, Panini Comics collana 9L, maggio 2015. FUMETTO

 

  • Maurizio Calvesi, Caravaggio, Giunti, 1986
  • Roberto Longhi, Caravaggio, Firenze, Giunti, 1998
  • Sebastian Schütze, Caravaggio. L’opera completa, TASCHEN GmbH, Colonia, 2009
  • Costantino Baroni, Tutta la pittura del Caravaggio, Milano, Rizzoli, 1956
  • Lionello Venturi, Il Caravaggio, con prefazione di Benedetto Croce, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1951

Mondadori Editore

Un libro veramente ben strutturato, con moltissime immagini e approfondimenti sia sull’artista e sia sulle opere. CONSIGLIATISSIMO!

Il volume dedicato allo stile Gotico si suddivide in più parti:

  1. Introduzione: contesto storico, accenni sulla vita
  2. La vita: come uomo e poi come artista
  3. Le opere: analisi delle opere dal punto di vista tecnico
  4. L’uomo e l’artista: informazioni aggiuntive

Infine vengono riportati un’antologia critica contenente citazioni di famosi critici dell’arte, una cronologia degli eventi più importanti e un sommario delle informazioni contenute nel libro.
Inoltre, sempre verso la fine del volume, si può trovare un elenco dei luoghi in cui si possono ammirare la opere di Caravaggio esposte al pubblico: un’appendice molto interessante per gli appassionati!


Fonte immagini: wikipedia

Per altri articoli sulla storia dell’arte: MuseoAStratto

Amanti e regine. Il potere delle donne

Amanti e regine Book Cover Amanti e regine
Benedetta Craveri
Saggio, Biografia
2008
432

"Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nel nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica" (Natalia Aspesi).


Amanti e regine è un saggio storico che racconta di donne che, in epoche diverse e in modi diversi, hanno cambiato la storia e la posizione della donna all’interno di essa.

Nel 1586 il celebre giurista francese Jean Bodin non esitava a confinare le donna ai margini della vita civile ritenendo che “dovessero essere tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, perché si occupassero solo delle faccende donnesche e domestiche”.

Amanti e regine: il potere delle donne

Il libro racconta la vita e le imprese di alcune donne, personaggi più o meno conosciuti che hanno fatto molto.

KatharinavonMedici.jpg

Il racconto inizia con un’introduzione sulla figura femminile nel corso dei secoli.

Dopodiché, viene fatto un salto indietro nella storia e si riparte con Caterina de’ Medici, ragazzina che viene mandata per interesse della famiglia come sposa al principe di Francia Enrico II. Caterina è sola in un mondo sconosciuto, in cui non è più “LA” Caterina ma solo la donna che sposerà il Enrico II.

Nonostante le mille avversità, però, riesce a entrare nelle grazie del Re e ad avere una posizione autorevole. Non solo: nonostante l’iniziale l’impossibilità di dare un’erede al marito, Caterina viene comunque amata e apprezzata da tutto il popolo.

Rimane un personaggio controverso a causa della sua personalità austera e del suo coinvolgimento nel massacro della notte di San Bardolomeo. D’altro canto però, viene ricordata come una sovrana indulgente, che ha cercato di adottare una politica di tolleranza e conciliazione.

Ma questo è solo il primo personaggio citato nel libro perché, ricordiamocelo, si parla di DONNE prima che di regine, amanti, mogli, figlie, ecc.

Amanti e regine: il libro

Analizzando la Storia, il libro racconta come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli, prima e dopo la diffusione del Cristianesimo, attraverso l’inquisizione e l’avvento della cultura a stampo maschilista.

Il ritmo di lettura è medio: non tanto per lo stile, semplice e scorrevole, quanto per la quantità di nozioni da assimilare durante la lettura.

Si tratta di un saggio storico, quindi le date e i nomi si susseguono ripetutamente, senza rendere la lettura pesante o noiosa, ma incidendo lievemente sulla velocità con cui il libro può essere letto. Cosa che comunque è tipica dei saggi di questo tipo.

Amanti e regine – Il potere delle donne è un saggio adatto sia agli appassionati di storia e sia a lettori onnivori che cercano informazioni su personaggi rilevanti. Si tratta infatti di personaggi legati da un unico filo conduttore: l’emancipazione, per quanto velata potesse essere in ogni singolo caso.

 

Fonte immagine: wikipedia.


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Salvador Dalì – Museo AStratto

Dalì Book Cover Dalì
Fiorella Nicosia
Art
2010
160

Una personalità esplosiva, una vita tutta sopra le righe, una concezione di sé e della propria arte ai confini del delirio. Salvador Dalì (Figueras, Spagna, 1904-1989) figura tra i protagonisti del surrealismo, movimento con cui si trova peraltro spesso in contrasto e al quale da un apporto decisamente originale elaborando un metodo ("paranoico-critico") fondato sulla psicoanalisi freudiana e sulle proprie personali ossessioni eretico-macabre. Al di là delle controverse opinioni sull'effettivo valore artistico della sua produzione, è certamente un virtuoso, abilissimo promotore di se stesso, divenuto celeberrimo per i suoi orologi liquidi e le veneri a cassetti, ma anche collaboratore di registi come Buñuel e Hitchcock e creatore di immagini rimaste nella memoria artistica del Novecento.

Salvador Dalí, all’anagrafe Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, 1º marchese di Dalí de Púbol (1904- 1989) è stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo.

 

Dalì dai mille volti

Salvador Dalì non è stato semplicemente un pittore, è stato un artista a tutto campo. Egli, infatti, oltre ad essere un abilissimo disegnatore, riuscì ad esprimere la sua arte e la sua personalità in molti ambiti differenti: cinema, scultura, fotografia e design.

Molto celebri sono sicuramente le sue opere surrealiste e le sue opere di design nell’arredamento d’interni.

Aveva una predilezione per il colore oro, gli elementi sgargianti e appariscenti, lo stile orientale e il lusso in generale. Pare che si fosse auto attribuito una discendenza araba.

Oltre che per le sue opere, Dalì viene spesso ricordato per il suo atteggiamento stravagante e impertinente – anche nei confronti di chi “era dalla sua parte”.

Salvador Dalì: Il simbolismo

Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo.

  • gli “orologi molli”, apparsi per la prima volta in La persistenza della memoria, si riferiscono alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso.
  • l’elefante: apparso per la prima volta nel 1944, è ispirato al piedistallo di una scultura di Bernini che rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco. L’elefante, simbolo fallico, goffo e “pesante”, rappresenta l’irrealtà con le sue zampe sottili e fragili. L’intento di Dalì era, infatti quello di trasmettere un senso di irrealtà e spensieratezza, gioia ed emozioni forti.
  • l’uovo, associato al periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l’amore e appare spesso nelle sue opere.
  • le formiche: rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale;
  • la chiocciola: rappresenta la mente umana.
  • le locuste: rappresentano paura e distruzione.

Curiosità su Dalì

  1. Salvador Dalì è stato espulso dalla scuola d’arte perché sosteneva che nessuno dei docenti fosse abbastanza competente da giudicarlo
  2. Aveva animali domestici insoliti: il più conosciuto è il cucciolo di tigre che portava al guinzaglio (di cui si conosce il celebre scatto all’interno di un ristorante di Manhattan)
  3. Era convinto di essere la reincarnazione del fratellino morto prima della sua nascita
  4. Nel ’69 ha disegnato il logo dei Chupa Chups
  5. Era una appassionato di cucina e nel ’73 ha pubblicato un suo libro di ricette

Dalì in un libro

Il libro che vi consiglio oggi è Dalì edito da Giunti. Si tratta di un volume di circa 160 pagine, in cui sono riportate tantissime informazioni e curiosità sull’artista, oltre a foto e opere. Davvero consigliato perché ben strutturato, curato e dettagliato! Adatto agli appassionati d’arte ma anche a chi stesse cercando informazioni su un personaggio fuori dagli schemi, oltre che un artista straordinario!

Impressionismo – Museo AStratto

Impressioniste Book Cover Impressioniste
Martina Corgnati
Storia dell'arte
Nomos
2018
Copertina flessibile
224

L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia a partire dal 1860. Ha origine nello studio del fotografo Nadar e si contraddistingue per l’usanza dei pittori di dipingere all’aria aperta.

Fondato sulle basi del Romanticismo e del Realismo, si sviluppa questo movimento artistico innovativo che vede come soggetto principale il paesaggio, ha una particolare attenzione al colore e mira alla piena espressione delle emozioni dell’artista all’interno delle sue opere.

Impressionismo: lo sviluppo

L’impressionismo francese, successivamente, viene influenzato dall’arte giapponese e cinese, Hokusai e Ukiyo-e.

Non finisce qui: molto importanti per la crescita dell’impressionismo, sono state anche alcune innovazioni in campo tecnologico e scientifico.

L’invenzione della macchina fotografica, per esempio, così come le Leggi sull’accostamento dei colori di Eugène Chevreul: queste furono alla base della teoria impressionista sul colore, che suggeriva di accostare i colori senza mescolarli, in modo tale da ottenere non superfici uniformi ma “vive” e in movimento.

Successivamente è stato inventato il “tubetto di colore”, che consentiva ai pittori di spostarsi e posizionarsi liberamente a proprio piacimento.

Artisti

Gli artisti più importanti dell’impressionismo sono:

  • Edouard Manet
  • Claude Monet,
  • Edgar Degas,
  • Pierre-Auguste Renoir,
  • Alfred Sisley,
  • Federico Zandomeneghi,
  • Camille Pissarro,
  • Jean-Frédéric Bazille,
  • Gustave Caillebotte.

Gli impressionisti si contraddistinguono, come anticipato, per la scelta di dipingere “en plen air”, all’aria aperta. La loro tecnica è impulsiva, spontanea ed estremamente espressiva, questo consente loro di completare le opere in poche ore.

Il paesaggio diventa fondamentale, non è più secondario. I pittori studiano l’acqua e il cielo, l’atmosfera e la luce.

Caratteristiche della pittura impressionista sono, quindi, i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, l’espressione dell’emozione dell’artista di fronte alla natura.

Il colore stesso è usato in modo rivoluzionario: colori chiari con ombre complementari, non troviamo mai “il bianco e il nero” ma, piuttosto, molte sfumature di azzurro e marrone.

 

Curiosità: Inizialmente la definizione Impressionista aveva un’accezione negativa, che indicava l’apparente incompletezza delle opere, ma poi è diventata una vera bandiera del movimento.

Sono stati molti gli artisti che hanno in qualche modo fatto parte di questo movimento artistico; tuttavia, l’unico a rimanere fedele per tutta la vita all’impressionismo è stato Monet.

Si potrebbe quindi selezionare un artista per ogni fase dello sviluppo del movimento artistico:

  • inizio: Manet
  • apice: Monet
  • fine: Cezanne

 

Impressionismo in Italia

Gli anni 60 dell’800 in Italia corrispondono ad un periodi di confusione e mutamento generale, anche a causa della recente unità.

Gli artisti italiani dell’epoca sono affascinati dalla modernità e dall’innovazione della pittura francese ed iniziano a trarne spunto. Contemporaneamente, in Italia, si sviluppa un altro movimento: quello dei macchiaioli.

Questi artisti si possono associare per innovazione e uso della luce e del colore proprio agli impressionisti francesi.

 

Nella letteratura

Letteratura e Arte si sono sviluppate di pari passo nell’epoca impressionista, pur non essendo esplicitamente legate, avevano in comune alcuni aspetti e “visioni”.

L’impressionismo artistico si può piuttosto associare al naturalismo letterario (Émile Zola, per esempio, affermava che il vero compito dell’artista fosse quello di riprodurre la vita, e sostenne gli impressionisti nei suoi numerosi scritti).


Impressioniste

Mary Cassat, Marie Braquemond, Eva Gonzalès, Berthe Morisot
di Martina Corgnati 

Questo libro, edito da Nomos Edizioni, è un saggio sulla storia dell’arte che racconta la vita e le opere di quattro grandi donne e artiste che hanno precorso i tempi, esponendosi in prima persona come artiste, appunto, e non solo come apprendiste o aiutanti.

Non credo che sia mai esistito un uomo che abbia mai trattato una donna come un suo pari e questo è tutto ciò che avrei chiesto – io so di valere quanto loro. Berthe Marisot.

Un libro che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati d’arte e di impressionismo, ovviamente, ma anche a tutte le lettrici in generale: è un libro che ha una forte base di femminismo ed emancipazione femminile, inoltre tratta di arte sotto il punto di vista della professione al femminile, sottolineando come all’epoca (e, ahimè, tutt’oggi!) fosse mal vista una donna che volesse dedicarsi alla carriera artistica piuttosto che alle consuetudini della famiglia, soprattutto se benestante.

L’autrice, quindi, porta avanti parallelamente la storia dell’arte e la storia della singole artiste che, ognuna a suo modo, hanno segnato profondamente l’impressionismo e la storia in generale.

 

 

 

 


Per tutti gli altri articoli sulla storia dell’arte: Museo AStratto

Astrattismo #MuseoAStratto

L’astrattismo

L’Astrattismo è un movimento artistico che nasce nei primi anni del XX secolo, contemporaneamente in diverse zone dell’Europa, pur senza un intento comune.

Coinvolge arti pittoriche e plastiche che hanno come base la rappresentazione oggettiva della vita reale tramite colori e forme.
L’intenzione è quella di creare una rappresentazione comprensibile e riconoscibile in modo universale.

Fino a quel momento, l’arte era basata sulla prospettiva e sulla rappresentazione verosimile della realtà o su un’illusione di come avrebbe potuto essere.

Tuttavia, anche grazie alla scoperta di nuove culture e nuove forme d’arte nel resto del mondo, gli artisti europei dell’epoca sentono la necessità di esprimere questo cambiamento attraverso le proprie opere.

Rappresentano infatti, attraverso forme geometriche e colori, l’ansia e lo stato di incertezza tipico della società dell’epoca.

L’astrattismo in Italia

In Italia le prime opere astrattiste sono da attribuire a Romolo Romani, all’inizio del ‘900, benché le sue opere fossero più che una vera rappresentazione astratta un tentativo di rappresentare le forse della natura.

In seguito altri artisti si approcciano all’astrattismo; uno in particolare: Giacomo Balla, che realizza una sequenza di tele nel 1912, chiamata Compenetrazioni Iridescenti.

Segue un periodo di incertezza e “stallo”, in cui l’arte futurista in Italia non ha molto successo. Verso la fine degli anni ’30, però, alcuni artisti italiani si riuniscono in gruppi “misti”, determinati a portare avanti una nuova esperienza artistica.

Questa sarà la base delle più innovative correnti artistiche della seconda metà del 900.

Sono due i principali gruppi di pittori astrattisti: uno a Milano e uno a Como; data la vicinanza geografica, gli artisti di entrambi i gruppi hanno modo di confrontarsi e dare sfogo a idee comuni.

Il gruppo milanese segue le orme di Reggiani e Licini, creando opere istintive e puramente astratte. Ospita una mostra personale di Kandinsky e presto le influenze di questo artista arrivano al gruppo comasco.

Terragni diventa uno dei massimi rappresentanti dell’astrattismo italiano. Dopo aver appreso l’arte di Kandinsky, infatti, crea qualcosa di unico: “Casa del Fascio” di Como, una trasposizione in chiave attuale del palazzo comunale medievale, anticipando un gusto che si sarebbe diffuso decenni dopo.

Zoom su: Vasilij Kandinskij

«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.»

Vasilij Kandinskij (o Vasily Kandinsky; 1866 – 1944), pittore franco-russo, precursore dell’astrattismo, realizza i primi acquerelli astratti tra il 1910 e il 1912, ma non aveva ancora conosciuto il testo di Worringer.

In seguito, proprio da questo trae il termine astratto, che usa per primo in riferimento ad un’opera d’arte.

Nelle sue opere è fondamentale il rapporto con la musica, infatti alcuni lavori hanno titoli e numerazioni che solitamente vengono utilizzati per i brani musicali.

Futurismo

Il futurismo

Il Futurismo è stato un movimento artistico e culturale Italiano sviluppatosi nel XX secolo, nonché prima avanguardia europea; è stato la base che ha consentito la nascita di diversi movimenti artistici in Europa, Stati Uniti e Asia.

Il futurismo racchiude diverse forme d’arte: dalla pittura alla scultura, fino alla letteratura, musica, danza, fotografia; addirittura ha avuto esponenti e influenze sull’arte cinematografica e culinaria.

Le origini del futurismo

L’origine del Futurismo è stata, quindi, tutta italiana.

Il manifesto del Futurismo è stato pubblicato nel 1909 su Le Figaro: questa data ha segnato la nascita ufficiale del movimento artistico.

Le caratteristiche del futurismo

In questo particolare movimento artistico è costante la ricerca del dinamismo: il soggetto non appare quasi mai fermo, così da rappresentare un’azione che sta avvenendo mentre l’osservatore guarda il quadro.

Una delle tecniche usate nel futurismo, per rendere l’idea di movimento, è quella delle linee di forza: la linea, usata nelle arti statiche, permette all’artista di dare l’idea di movimento.

Come si potrebbe immaginare questo movimento artistico ha la sua massima espressione nelle arti come la pittura, scultura e tutto ciò che le circonda, le arti letterarie e  teatrali non ebbero lo stesso riscontro dell’ influenza futurista.

Nella pittura il futurismo ha come principale esponente Boccioni il quale creò una sintesi del dinamismo e della rappresentazione della velocità il tutto con influenze cubiste.

Nelle opere futuriste, data la forte presenza della rappresentazione della velocità, è prevalente la dinamicità della scena che comprende sia l’oggetto della rappresentazione sia lo spazio in cui esso si muove.

Nella scultura il futurismo ha come esponente Boccioni stesso il quale pubblicò il manifesto tecnico della scultura futurista. Nel manifesto veniva suggerita la ricerca di una forma unica per rappresentare la continuità nello spazio del soggetto della scultura.

Da sottolineare è anche l’importanza del mosaico, il quale si mostrò particolarmente adatto come strumento per la rappresentazione futurista.

Nell’architettura il principale esponente del futurismo fu Antonio Sant’Elia, il quale pubblicò il manifesto dell’architettura futurista, nel quale sono raccolti in principi fondamentali della corrente architettonica.

Al centro dell’architettura futurista rimane sempre il concetto di dinamismo, di innovazione e di velocità.

Va sottolineato come i principi teorici dell’architettura futurista trovarono poco riscontro in tecniche pratiche vere e proprie.

Uno dei caratteri identificativi delle architetture futuriste è l’uso delle linee ellittiche: un altro modo per rifiutare la staticità anche negli edifici.

Inoltre…

Il futurismo ha i propri esponenti anche nel campo della ceramica, infatti venne pubblicato il manifesto futurista della ceramica e aeroceramica.


Altri articoli sulla storia dell’arte e sui movimenti artistici: qui.

Movimenti artistici… con la A! – Museo AStratto

Astrattismo

Nasce in Germania, nel 1910. L’astrattismo è fondato sull’interpretazione e sull’immaginazione dell’artista: una sorta di fuga dal mondo reale. Uno dei massimi esponenti: Kandiskij.

Avanguardia

Con il termine di Avanguardia si indicano tutti quei fenomeni derivati dal comportamento di artisti e letterari che, tra l’800 e il ‘900 rifiutano ciò che si può definire classico, anticipando i tempi e proponendo qualcosa di estremamente innovativo.

Avant-pop

L’Avant-Pop è un movimento artistico nato intorno agli anni Novanta, comprende tutte le forme d’arte che riproducono ciò che viene proposto dai mass-media (musica, cinema, tv e giornali).

Aeropittura

L’aeropittura è una corrente pittorica nata dal Futurismo e sviluppatasi dopo la Prima Guerra Mondiale. Ha come tema principale la rappresentazione del movimento (aeroplani,per esempio).

Art Brut

Come suggerisce il nome “Brut“, lanciato per la prima volta nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet, questo movimento artistico racchiude tutte le opere d’arte “brutte”, cioè realizzate al di fuori del consueto ambiente artistico e senza rispettarne le regole. Raccoglie opere realizzate non solo da artisti “improvvisati”, ma anche da pazienti psichiatrici e detenuti.

Arte concettuale

L’Arte concettuale rifiuta la convenzionale idea d’opera d’arte. Si tratta, infatti, di “parlare di un’opera” piuttosto che realizzarla.

Arte concreta

Uno dei movimenti artistici strettamente italiani, nato a Milano nel 1948. Ha come tema principale la rappresentazione della concretezza.

Arte cinetica

Questa è l’arte del movimento. Le opere “sono in grado di muoversi“: sia in modo apparente – quando il movimento è percepito dall’osservatore – e sia in modo effettivo – quando l’opera in questione si muove realmente.

Arte contemporanea

Tutte le opere realizzate dal post-impressionismo ad oggi possono essere definite “contemporanee“.

Arte debole

L’Arte Debole è un una corrente artistica nata in Italia nel 1986. Ebbe origine da una riunione di artisti appartenenti al già costituito “Gruppo di Ricerca Materialista” (nato a Torino verso la fine degli anni Settanta).

Arte figurativa

Il termine figurativo indica tutte le opere d’arte che rappresentano elementi riconoscibili nel mondo reale.

Arte informale

Prende forza in Europa e negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra.. A seguito delle enormi devastazioni e sofferenze portate dalla seconda guerra mondiale, anche gli artisti non hanno più certezze e rifiutano l’arte figurativa.

Art Nouveau

È nata nel 1890 a Parigi. Sviluppatasi soprattutto nella decorazione delle città, riconoscibile da elementi molto dettagliati, principalmente floreali.

Arte Povera

Nell’arte povera l’elemento dominante è l’utilizzo di materiali naturali, con la predilezione del legno. Infatti l’arte povera riguarda principalmente l’arredamento.

Arte Ufficiale e Arte Pubblica

Sono due forme d’arte che hanno come scopo la rappresentazione (e talvolta la “promozione) di un governo, di un partito, di una classe sociale o di un simbolo ad essi collegato (un palazzo, una stanza, ecc).


Per tutte gli altri articoli sull’arte: MUSEO AS.TRATTO

Libri consigliati:

L’Indaco – Museo AStratto

L’indaco è un pigmento di origine vegetale, utilizzato da più di 4000 anni soprattutto in Asia.

All’inizio ci fu il dolore.
O forse arrivò alla fine, a soffondere ogni cosa con le sue sfumature d’indaco. Colore di vecchi lividi, di porcellane andate in frantumi, di mappe accartocciate nella luce serotina. (Chitra Banerjee Divakaruni)

L’indaco nell’arte

L’indaco indiano in realtà veniva già prodotto in Cina fin dal 2000 a.C. e veniva utilizzato principalmente come tintura, successivamente apprezzato anche da greci e romani.

La produzione chimica dell’indaco è iniziata, invece, nel 1913 in Germania, sostituendo progressivamente la produzione di colore naturale soprattutto a causa dei tempi di produzione nettamente più brevi.

In ambito artistico, l’indaco è stato messo in risalto da grandi maestri dell’arte, come Jan Vermeer e Peter Paul Rubens.

Il blu (in varie tonalità) è stato storicamente associato alla nobiltà: nel Medioevo, per esempio, era molto diffuso nella raffigurazione di soggetti religiosi o membri della nobiltà.

I colori più utilizzati erano il blu oltremare (più prezioso perché ricavato dai Lapislazzuli), l’azzurrite (relativamente più economica  e diffusa) e, appunto, l’indaco.

 

Curiosità sul colore indaco

  • Prende il suo nome da India, il Paese che ne è stato il primo e maggiore produttore.
  • Anche in ambito chimico la sua molecola mantiene lo stesso nome.
  • Il pigmento è una sostanza insolubile, che viene resa solubile mediante un apposito trattamento per permetterne l’utilizzo come colorante.
  • Al contrario della maggior parte dei coloranti, l’indaco mantiene il colore brillante nel tempo. Per questo motivo viene spesso utilizzato nella colorazione dell’abbigliamento.
  • L’indaco è il colorante utilizzato per i jeans.
  • Anticamente veniva prodotto tramite fermentazione con l’utilizzo di urina di cavallo, oggi si usano sostanze chimiche.
  • L’indaco, nelle regioni del Sahel della Mauritania, è uno dei simboli di prestigio più rilevanti.
  • La tunica dei Tuareg è tutta indaco, colore con
  • siderato nobile. I mauritani, nelle zone del corpo non coperte da indumenti, si spalmano una polvere color indaco che li protegge dai raggi solari e dà origine al soprannome di “uomini
    blu”
    conferito alle popolazioni nomadi dell’area.
  • Le persone che prediligono il colore indaco sono tendenzialmente volte a scoprire il significato di ogni cosa per

Fonte immagine: wikipedia


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