Arte medievale: un’occhiata al passato.

L’ arte medievale copre un lungo periodo di circa mille anni ed è quindi un insieme di culture, influenze e artisti distribuiti, non solo nel tempo, ma anche in uno spazio molto vasto. Più precisamente i territori interessati dal maggiore sviluppo artistico nell’epoca medievale sono: Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

Le influenze dell’arte medievale.

L’arte medievale si sviluppa in un periodo di “incontro” fra numerose culture: i romani in decadimento, i popoli barbari del nord, le culture medio-orientali e nord africane e i popoli cristiani, per questo motivo l’arte durante il medioevo si presenta come un’unione di influenze sfruttate per scopi diversi.

Arte sacra.

Il periodo medievale è un periodo di fervore religioso nato principalmente per via della sempre maggiore influenza del cristianesimo. L’artista medievale si trovava quindi spesso a sacrificare parte della sua libertà di espressione al fine di relazionarsi con i dogmi religiosi dell’epoca. La religione stessa però è uno dei motori principali che trainano l’avanzamento artistico in periodo medievale: per rappresentare il “sacro” gli artisti spingono sempre più in là le loro tecniche e i loro studi per raggiungere la perfezione.

Nel tardo medioevo la chiesa prende posizione rispetto all’arte, vedendola come un modo per educare il popolo a seguire i propri dogmi e insegnamenti morali: da questo momento in poi la maggior parte dell’arte “commissionata” agli artisti è di carattere prettamente religioso.

L’artista medievale

L’artista medievale è storicamente inteso come anonimo, questo non perchè l’artista non avesse interesse ad essere associato al proprio lavoro ma perchè il lavoro dell’artista era considerato al pari di quello artigiano. Spesso anche i guadagni e lo status sociale di un artista erano come quelli di un artigiano. Altre volte, però, l’artista medievale sfruttava il lavoro di bottega per vivere ma cercava di lasciare il proprio segno nelle opere in modo che fossero riconoscibili.

 

Per leggere di più sull’arte medievale leggi: l’arte prima dell’anno mille!


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Arte prima dell’anno 1000

Tra l’anno 0 e l’anno 1000 sono successe parecchie cose: guerre, rivolte, esplorazioni, civiltà che sono nate e scomparse. Stranamente però pochi sembrano interessarsi alle forme artistiche che si sono sviluppate in questo lungo periodo di tumulti e civiltà importantissime per la cultura moderna. In realtà la mancanza di documentazione riguardo all’arte rende difficile ricostruire a pieno la linea del tempo della storia dell’arte dall’anno 0 all’anno mille. In ordine cronologico, dall’anno 0, la maggior parte dell’arte si sviluppa in territorio romano, con influenze dalla cultura ellenica.

 

Arte Romana: dall’anno 0 al  400 d.c.

L’arte romana non era un’arte realizzata per il puro godimento estetico ma era spesso creata per fini ben più materiali come per esempio la propaganda. Infatti molte delle opere romane rappresentano capi politici, militari e religiosi e, di conseguenza, celebrano la loro figura e le loro imprese. Un fattore cruciale sia nella società che nell’arte romana è la divisione fra patrizi e plebei: l’arte plebea, indirizzata ad un pubblico ritenuto inferiore, aveva caratteristiche diverse da quella indirizzata ai patrizi. Di rilievo sono le sculture, le incisioni e le opere architettoniche in questo periodo artistico che si estende fino al 476 d.c. ma che è influente ancora oggi.

 Arte Tardoantica dal 400 al  500 d.c.

L’arte tardoantica si estende fino alla fine del v secolo dopo cristo. In questo periodo sono ancora di rilievo le sculture, le incisioni, i rilievi e le opere architettoniche. Sono molte, però, le innovazioni sia tecniche che stilistiche che vengono apportate all’arte in questo periodo precedente all’anno 1000. E’ importante sottolineare che l’influsso cristiano inizia ad essere preponderante, quindi i soggetti ed il modo in cui vengono rappresentati cambia drasticamente.

Arte medievale dal 500 d.c. all’anno 1000.

Il periodo dell’arte medievale si estende per circa mille anni, portandoci verso la fine del nostro viaggio nell’arte dall’anno 0 all’anno mille. Questo periodo, per l’arte e per la società, è profondamente influenzato dalle dottrine religiose.

Il periodo medievale, data la sua estensione temporale, viene diviso in filoni principali. Che sono:
Il filone dell’arte bizantina;
Il filone dell’arte islamica;
Il filone dell’arte romanica;
Il filone dell’arte gotica.

Il filone dell’arte bizantina.

L’arte bizantina ha mantenuto forti influssi in Italia almeno fino alla seconda metà dell’800 d.c. In quest’arte sono protagonisti i mosaici che diventano simbolo della raffinatezza e tecnica artistica. E’ un filone molto ramificato e differenziato in base alle zone in cui si è sviluppat0: dall’influenza persiana a quella romana, dalla nobiltà alle campagne.

Il filone dell’arte islamica.

L’arte islamica si è espressa nel medioevo soprattutto in campo architettonico (le altre arti patirono le limitazioni che l’Islam impone alla rappresentazione figurativa, a partire da Allah). La diffusione dell’arte islamica avviene principalmente in nord Africa, medio oriente, Sicilia e penisola iberica.

Il filone dell’arte romanica.

L’arte romanica è quella, che in tutte le sue forme, rappresenta al meglio il periodo di conflitti e tumulti nella società e nelle istituzioni. L’arte romanica rappresenta anche il conflitto religioso che era in corso, specialmente per quando riguarda la raffigurazione di figure religiose. La massima diffusione di questo filone d’arte medievale avviene attorno all’anno 1000 grazie alla rinascita del lavoro e all’affermazione del ceto borghese.

Il filone dell’arte gotica.

Questo filone conclude il nostro viaggio e ci porta oltre l’anno 1000, questo periodo è un periodo di distruzione delle regole e dei dogmi dell’arte classica (gotico, da Goti, uno dei nomi attribuiti ai barbari). Il gotico è anche un periodo di traguardi nella tecnica e nello stile, rappresenta la massima evoluzione del romanico.

 


L’arrivo del millennio

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Rinascimento: arte e non solo!

Rinascimento
Storia dell'arte
Taschen
Copertina flessibile

Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia d’Europa, che si è sviluppato in Italia, nello specifico da Firenze, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, a partite dalla metà del XIV secolo.

Si tratta di un periodo di cambiamento nella percezione di sé e del mondo: si sviluppa l’Umanesimo in ambito letterario, soprattutto grazie a Petrarca.

Il Rinascimento e l’individuo

A partire dal periodo rinascimentale, si sviluppa il concetto dell’individualità, del soggetto al centro di tutto ciò che lo circonda.

L’uomo è libero e artefice della propria sorte. In questo modo si potrebbe sintetizzare il pensiero dell’epoca: la religione e la “presenza” divina in ogni cosa vengono, per la prima dopo secoli, messe in secondo piano e l’individuo diventa il fulcro di ogni cosa. Ogni individuo è unico e capace di plasmarsi a suo piacimento.

Poco alla volta cambia la percezione del mondo, delle abitudini e soprattutto del modo in cui viene vista ogni azione umana: la ricerca del piacere e della felicità non sono più una colpa ma un vanto.

Unico lato negativo di questa nuova versione dell’individuo è la possibilità d’errore, il fallimento dovuto alla propria persona e non ad una volontà esterna. Questo porta angoscia e senso di inquietudine.

Cambiano radicalmente le materie di studio, anche nelle scuole: scompaiono i testi medioevali e le nuove generazioni studiano i classici nelle lingue originali: latino, greco, ebraico. Le figure di spicco basano il loro potere sullo studio della retorica, delle ideologie più diffuse e sulla conoscenza della storia, dell’economia e dalla società.

 

Vita quotidiana

Tra il XV e XVI secolo il tempo libero è dedicato nelle corti d’Italia alle corse di cavalli e alle giostre che vedono impegnate le diverse compagnie cittadine, vere e proprie competizioni con le loro bandiere che servono da diversivi dalle cruente guerre civili. La corte del principe poi conquista il favore del popolino con eventi particolari, residui del resto delle feste pagane, come il Carnevale dove il popolo può lasciarsi andare agli eccessi e credere di potersi sostituire per un giorno al potere costituito.

Rientravano nelle attività dedicate al tempo libero per i cavalieri inglesi, francesi e tedeschi la caccia e l’agricoltura, giudicate invece come non appropriate per chi apparteneva alla nobiltà dal letterato umanista Niccolò Niccoli e da Pietro de’ Medici il quale riteneva che la propria casata, benché di origine non nobile, poteva accomunarsi all’aristocrazia adottando le tradizionali usanze dei cavalieri medioevali come il torneo e la corsa delle lance che vennero spesso praticati a Firenze. Concordava nel ritenere questi passatempi tipici del cortigiano anche il Castiglione che nell’esercizio cavalleresco identificava un’importante qualità esteriore del nobile.

Nel Rinascimento uno strumento di acquisizione di popolarità erano anche i sontuosi banchetti regolati da un rigido cerimoniale per la somministrazione dei cibi e l’assegnazione dei posti. I banchetti pubblici tenuti in occasione di feste famigliari, religiose o comunali si tenevano all’aperto o in grandi sale dove era in mostra la ricchezza della famiglia con l’oreficeria per la tavola o con il vasellame prezioso esposto in grandi credenze a vetro. Lo svolgimento del banchetto era inoltre allietato da musica e dai cosiddetti “intermezzi”: spettacoli d’arte varia che si sviluppavano in vere e proprie rappresentazioni teatrali e commedie dell’antica Roma.

Nelle città la vita quotidiana è segnata dalle attività dei bottegai e degli artigiani che lavorano fuori delle mura della propria casa mentre quelli dediti alla tessitura e al filatoio svolgono il loro lavoro nella loro abitazione dove abitualmente ci si riunisce in grandi e confortevoli sale per i pasti e le veglie dopo cena dove si esercita l’arte del conversare a proposito di dote e interessi, di religione o di scandali locali. Successivamente si impiega il tempo libero serale per il gioco delle carte, degli scacchi o dei dadi mentre i bambini giocano a esercitarsi nella lettura

Il ruolo della donna

Dopo il matrimonio la tutela della donna passava dal padre al marito che eviterà nei casi più coercitivi che la moglie si affacci alla finestra o che si intrattenga sulla porta di casa per spiare o per ciarlare. Le mogli, in assenza del marito si prendono allora la libertà di andare in chiesa, al mercato, al pozzo o al mulino, tutti luoghi questi dove spesso nascono amori destinati presto a morire.

A partire dal Rinascimento in Italia, il ruolo della donna, in specie per quella appartenente all’aristocrazia e all’alta borghesia, al contrario del resto d’Europa, è particolarmente significativo: riceve un’educazione, come quella dell’uomo, basata sulle materie classiche e acquista rilievo nella vita sociale nella conduzione di feste, balli e tornei. La condizione femminile acquisisce valore come sposa, madre dedita alla cura della famiglia di cui cura gli interessi, anche politici, in assenza del marito. Tipico esempio di queste doti fu Lucrezia Borgia: perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un’attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi.

L’eleganza nel vestire degli uomini e delle donne italiane nel Rinascimento non ha pari nel resto d’Europa. Per evitare eccessive stravaganze vari provvedimenti impongono regole restrittive nonostante le quali però non riescono a controllare l’influenza francese e spagnola. Le donne curano in modo particolare il loro aspetto dal colore della pelle sino a quello dei capelli che la moda prescrive dover essere biondi. L’uso dei cosmetici e del profumo sono tanto diffusi che persino nel contado divengono abituali.

 

Rinascimento e arte: tra innovazione e tradizione.

Nel Rinascimento le arti figurative subiscono una rivoluzione importantissima: vengono stabilite delle regole per la prospettiva. Inoltre, nello stesso periodo, il corpo umano inizia a essere rappresentato come masse caratterizzate da forme anatomiche dando spessore ed importanza ad ogni figura rappresentata.

Allo stesso tempo nel periodo rinascimentale gli artisti riscoprono i modelli antichi, adattandoli però alle nuove regole e innovazioni che si sono sviluppate. L’architettura vede dunque un periodo di riscoperta e di innovazione simultanee: l’armonia e la distribuzione dei volumi della struttura diventano centrali nello studio delle strutture.

In Italia, Firenze e Roma sono i due maggiori centri di sviluppo artistico: Roma diventa centro indiscusso dell’arte grazie a Michelangelo e Raffaello.

 

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Favole, Victoria Francés

Favole Book Cover Favole
Victoria Francés
Fantasy, Horror, Libri illustrati
Rizzoli Lizard
2012
Copertina rigida
248

Cavalieri e dee albine, demoni e principesse, angeli di pietra e seducenti spiriti immortali, ambigue sirene e ninfe spettrali: l'universo di Victoria Francés, popolato di presenze intriganti e morbosamente irresistibili, si è rivelato per la prima volta al mondo con i tre volumi di "Favole", debutto presto trasformatosi in un vero e proprio fenomeno internazionale. Oggi la serie che ha saputo inventare una nuova strada per il gotico torna in un'unica edizione integrale ricca di contenuti nuovissimi.

Victoria Francés

Victoria Francés è un’illustratrice spagnola. La sua carriera nel fantasy inizia con “Favole”, inizialmente pubblicato come singolo libro e poi diventato una trilogia edita da Rizzoli.
In questa trilogia di libri le illustrazioni sono accompagnate da storie con protagoniste giovani donne. Una serie di libri in cui le storie romantiche di giovani fanciulle si intrecciano con le favole e l’ispirazione gotica della Francés.
I lavori di  Victoria vengono anche usati per poster, magliette, calendari ecc ecc…
Le ispirazioni di Victoria Francés sono da ricercare nell’horror gotico del primo ‘900: trae ispirazione da Edgar Allan Poe, Anne Rice e Howard Phillips Lovecraft, e da Brian Froud e Arthur Rackham per quanto riguarda le illustrazioni. Per questo motivo sono spesso presenti vampiri, donne dai lunghi abiti e fantasmi.


Victoria Francés: opere

  • Favole 1. Lacrime di Pietra (Favole 1. Làgrimas de piedra)
  • Favole 2. Liberami (Favole 2. Libérame)
  • Favole 3. Gelida luce (Favole 3. Gélida luz)
  • Angel Wings
  • Portafolio
  • El corazón de Arlene
  • Misty Circus: 1. Sasha, il piccolo Pierrot
  • Misty Circus: 2. La notte delle streghe
  • Favole ed. integrale (Favole), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Il lamento dell’oceano (El lamento del océano), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Mater Luna, Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizar

Favole: la trilogia

Favoleè la trilogia illustrata più celebre dell’autrice. Essenzialmente si tratta di una raccolta di illustrazioni legate da una trama.

L’edizione integrale Rizzoli comprende i tre volumi pubblicati tra il 2003 e il 2007, con l’aggiunta di illustrazioni, schizzi e testi.

Ovviamente, a rendere la trilogia incredibile sono le illustrazioni prima del racconto: luci e – soprattutto – ombre, creature magiche e fantastiche, il tetro e il dolce insieme.

Tra i personaggi ci sono spettri, vampiri, ninfe, streghe e angeli di pietra, fanciulle malinconiche e romantiche.

I protagonisti sono Favole, una fanciulla veneziana, ed Ezequiel, un vampiro dei Carpazi: il vampiro si innamora perdutamente della fanciulla e la porta a vivere nel suo castello.
Con il passare del tempo, il legame tra i due diventa sempre più forte ma il vampiro non viole dannare per l’eternità la sua amata e così la manda altrove per salvarla da questo destino crudele, pur soffrendo per questa decisione.

Ecco che l’intensità delle emozioni trasmesse dalle illustrazioni si fa sempre più forte: un amore puro e indissolubile che non può essere vissuto.

Nel ricercare il suo amato vampiro, Favole si imbatte in diversi personaggi fantastici, tra cui la Vergine del Lago, altri vampiri e così via, girando il mondo intero sulle tracce di Ezequiel.

Tutti i personaggi, umani e non, hanno qualcosa in comune: sono anime dannate, tormentate e costretta ad un destino non desiderato.

Favole è anche un omaggio ai grandi classici della letteratura, tra cui Dracula, I fiori del male e Clarimonde, di cui troviamo citazioni all’inizio e alla fine di ogni volume.

Lo stile dell’autrice è iper-dettagliato; le opere sono realizzate principalmente a matita e china per poi essere colorate. Alla fine della trilogia, troviamo anche una raccolta di schizzi e bozze che raccontano come è nata la trama di Favole e come hanno preso vita i suoi personaggi.

Favole è un autoritratto dell’autrice: le tavole raffiguranti la protagonista sono infatti tratte da fotografie raffiguranti l’autrice stessa!

In conclusione:

Questo libro è adatto ad un pubblico molto variegato: amanti dei libri illustrati, del gotico e del barocco, della letteratura fantasy/dark e così via.

Piccola nota personale: 

Victoria Francés è uno dei miei miti più grandi sin da quando ha pubblicato le sue prime opere: uno dei miei primi disegni, anni fa, si ispirava proprio a Favole ed Ezequiel… è rimasto appeso sopra il mio letto per anni!

Le opere di questa autrice mi ricordano sempre un periodo molto bello per me e, soprattutto, le collego al percorso che ho fatto per trasformare la mia passione nella mia professione… insomma,  Favole è uno dei libri che conservo con più affetto!

Quindi non posso fare altro che consigliarvi questo fantastico libro, sono sicura che vi piacerà!


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Illustrazione fantasy

Il fantasy, per definizione, è il reame dell’immaginazione e della creatività: creature magiche, mostri, eroi ed eroine in armatura lucente, demoni malvagi, chi più ne ha più ne metta. Leggendo e scrivendo fantasy, la mente vaga e le forme si creano nei pensieri di ognuno, ma ci sono persone che decidono di rappresentare su carta i prodotti della loro immaginazione: gli illustratori fantasy. Oggi abbiamo deciso di portare sul blog tre dei nostri illustratori fantasy preferiti.

 

Kim Jung Gi: il fenomeno dell’illustrazione fantasy

Kim Jung Gi è noto per la sua tecnica di disegno e per la sua abilità nel rappresentare qualsiasi cosa senza bisogno di un riferimento. Quest’ illustratore ha lavorato per case di videogiochi, produttori di giochi da tavolo (ha anche contribuito all’illustrazione di alcuni manuali di dungeons and dragons) e ha contribuito alla creazione di numerosi fumetti. Kim Jung Gi è forse l’esempio più lampante di come l’arte fantasy sia pura espressione della creatività di un individuo.

 

Karl Kopinski: dall’illustrazione fantasy a quella realistica.

Karl Kopinski è un illustratore, pittore e designer inglese responsabile per la creazione di alcuni dei personaggi e ambientazioni considerati un punto di riferimento per i propri universi narrativi  (warhammer, dungeons and dragons). 

 

Adrian Smith: creare un universo.

Adrian Smith è considerato il padre dello stile grafico cupo, crudo e serio che ha da sempre dato  carattere e consistenza agli universi di warhammer fantasy e warhammer 40000. Sebbene le idee, i personaggi e i mondi fossero già ben definiti non avevano una forma: Adrian, come appassionato degli universi in questione, ha messo su carta ciò che aveva immaginato leggendo i libri e tirando i dadi.

 

Ovviamente consigliamo a tutti di dare un’occhiata alle illustrazioni fantasy degli artisti sopra citati, parlarne è interessante ma vederli con i propri occhi è un altro discorso completamente.

 

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Arte Fantasy

L’arte fantasy, o arte fantastica, è a tutti gli effetti un genere dell’arte.

I due settori dell’arte che più hanno permesso lo sviluppo dell’arte fantasy sono stati la pittura e l’illustrazione; si tratta in ogni caso di un movimento artistico relativamente recente. O, perlomeno, la sua massima evoluzione è piuttosto recente, mentre andando indietro nei secoli si possono trovare opere fantasy molto più sporadicamente.

Dopo gli anni ’70, però, si è diffusa anche la fotografia fantasy e successivamente, grazie allo sviluppo di software avanzati per la manipolazione fotografica, ha preso sempre più piede, portando alla realizzazione di veri capolavori dell’arte contemporanea – sia fotografica che non.

L’arte fantastica esplora la fantasia, l’immaginazione, lo stato del sogno, le grottesche e diverse visioni e lo “strano”.

Arte fantasy: elementi chiave

L’arte fantasy è l’unione di molti elementi del passato a tecniche odierne e soggetti nati dall’evoluzione molto rapida di personaggi dell’antichità realmente esistiti e non.

Unisce infatti elementi della mitologia (nordica, egizia, greca, ecc) ad una visione moderna del mondo reale e del surreale: per esempio i supereroi più famosi sono spesso rivisitazioni di Dei o figure mitologiche antiche.

Ma non è finita qui. Un elemento fondamentale dell’arte fantasy è la rappresentazione delle emozioni e l’introspezione dei soggetti attraverso la rappresentazione delle figure simboliche più disparate.

Molto rilevanti in questo movimento artistico sono l’occultismo e il misticismo, spesso fondamentali per la rappresentazione di quanto detto poco fa.

Inoltre, il simbolismo, è un altro fattore determinante in questo genere d’arte: spesso ogni elemento dell’opera è un chiaro riferimento ad un aspetto della personalità del soggetto oppure un indizio fondamentale alla comprensione della scena.

Spesso c’è un forte legame tra l’arte fantastica e la letteratura fantastica, proprio grazie ai personaggi e alle ambientazioni che vengono rappresentate; oltre, ovviamente, ad una buona dose di simboli che vendono disseminati nelle opere, essendo chiari riferimenti alla letteratura antica (mitologica, horror e non solo).

Infine, come ogni altro movimento artistico, anche l’arte fantasy ha molte declinazioni, soprattutto in base all’area geografica che si prende in considerazione.

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Nelle prossime settimane, analizzeremo alcuni artisti del mondo fantasty del passato e del presente!

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Dorè: illustratore horror.

Dorè: gusto per l’inquietante e l’epico.

Dorè è stato un illustratore e incisore francese, noto soprattutto per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante. La produzione di Dorè non si limita solo al suo lavoro più famoso, infatti l’artista ha illustrato anche delle poesie di Edgar Allan Poe e altre pubblicazioni classiche come “The rime of the ancient mariner”. In tutte le opere di Dorè si nota la tendenza ad uno stile tetro e estremamente dettagliato ma non per forza realistico, questo gli permetteva di catturare al meglio momenti macabri come Minosse che indica il girone ai dannati nella Divina Commedia.

 

Altre influenze di Dorè.

Dorè non creò soltanto illustrazioni di inquietanti opere ma anche progetti originali ispirati da ciò che lui amava. E’ spesso possibile notare alcuni personaggi ricorrenti come gli indovini, gli zingari e tutti quei personaggi tipici delle sagre di paese dell’epoca, tutti rappresentati in modo positivo dall’artista come a sottolineare la sua simpatia verso quella categoria di persone.

Dorè dipinse anche molti opere paesaggiste nelle quali, grazie al suo stile, l’artista rende evidente (in modo inquietante e ansiogeno) il contrasto fra natura e uomo. E’ molto importante anche la rappresentazione del medioevo: egli infatti lo riteneva un importantissimo periodo di sviluppo culturale per tutto il mondo.

L’artista sia nel rappresentare paesaggi, che personaggi e periodi storici: fa risaltare gli aspetti positivi circondandoli di “orrido”. Il medioevo per esempio è un contrasto di fitti boschi, rovine e scenari fantastici correlati con l’orrido scaturito dall’uomo o dalla malattia.

 

L’influenza moderna.

La potenza rappresentativa e l’unicità delle opere di Dorè hanno ispirato moltissimi artisti e produttori moderni: mangaka, disegnatori di fumetti, registi, sceneggiatori e musicisti. L’influenza dell’artista non si limita allo stile ma anche al modo di vivere l’orrido: come un modo per far risaltare il lato positivo che gli sta accanto.

 

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Bosch: artista dell’horror, del fantastico e del satirico

Bosch è stato un artista olandese, singolare per il suo modo di rappresentare il mondo fantastico e il comportamento umano in modo satirico,oltre ad aver dato una chiave di lettura horror alle proprie opere.

BOSCH: vita d’artista

Non si sa molto sulla vita dell’artista, quel che è certo è che Jeroen Anthoniszoon van Aeken, questo il suo vero nome, è nato nella cittadina di ‘s Hertogenbosch (oggi Den Bosch), all’epoca proprietà dei Duchi di Borgogna, intorno al 1453, da una famiglia di artisti.

Il nonno, il padre, gli zii e i fratelli, infatti, erano anch’essi artisti. Il suo nome d’arte è nato proprio dal fatto di contraddistinguersi dai parenti e come omaggio alla cittadina natale.

Hertogenbosch era una cittadina piena di vita e la casa dell’artista era posizionata in un punto strategico, grazie al quale ebbe modo di “affacciarsi” sulla quotidianità della popolazione, su eventi popolari, religiosi e non, e trarne ispirazione per le sue opere suggestive e singolari.

Sposò Aleyt de Meervenne, una giovane borghese benestante, e questo gli permise di dedicarsi interamente all’arte.

Per tutta la sua vita restò profondamente religioso e mantenne la tradizione famigliare di far parte della Confraternita della Nostra Diletta Signora, un’associazione volta al culto della Vergine e all’eliminazione della corruzione della chiesa.

Dopo la sua morte fu ricordato come un illustre artista, in seguito cadde nell’oblio fino all’800, per poi essere riscoperto e rivalutato.

BOSCH: l’artista dell’assurdo

Bosch aveva una personalità e una fantasia fuori dal comune: nei suoi dipinti ha creato figure fino ad allora mai viste, unendo sembianze umane, animali e vegetali. Alcune delle sue opere sembrano raffigurare incubi, allucinazioni, mondi nati del terrore.

Ciò che rende i suoi dipinti così sconcertanti è la cura dei dettagli, fino al più più piccolo particolare (caratteristica comune a monti artisti dell’Europa del Nord).

Attraverso la sua arte, ha espresso l’inquietudine dell’epoca: la crisi dei valori cattolici, che è poi sfociata nella riforma di Martin Lutero, la lotta tra dottrina cattolica e tentazione/vizio, l’etichetta di trasgressore o di moralista.

Sette peccati capitali

Hieronymus Bosch- The Seven Deadly Sins and the Four Last Things.JPG
I Sette peccati capitali è un dipinto a olio su tavola (120×150 cm) attribuito a Hieronymus Bosch o a un suo imitatore, databile al 1500-1525 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera è firmata sotto il cartiglio inferiore “Jheronimus Bosch”.

L’opera è citata tra i dipinti inviati da Filippo II di Spagna all’Escorial nel 1574. Era erroneamente ritenuta il piano di un tavolo.

Quattro piccoli medaglioni, rappresentanti la Morte di un peccatore, il Giudizio Universale, l’Inferno e il Paradiso, sono disposti agli angoli della tavola, circondando un cerchio più grosso dove sono raffigurati i vizi capitali e, nella “pupilla”, Cristo che si erge dal proprio sepolcro, entro un fascia di raggi dorati che simboleggiano l’occhio di Dio.

Sotto questa figura, si nota una scritta in latino che significa Attenzione, Dio vede.

I vizi capitali sono rappresentati in questo modo:

  1. L’Ira è rappresentata con una rissa tra due paesani ubriachi, mentre una donna cerca di calmarli.
  2. L’Invidia è raffigurata mediante il proverbio fiammingo che recita “due cani con un osso difficilmente raggiungono un accordo”. L’immagine mostra coppie a più livelli che non si interessano di ciò che hanno ma di ciò che non possono avere.
  3. L’Avarizia mostra un giudice disonesto, che accetta denaro di nascosto dalle due parti in causa.
  4. Nella Gola due contadini mangiano e bevono smodatamente, davanti a un bimbo obeso che da loro trae cattivo esempio.
  5. L’Accidia è simboleggiata da un personaggio che dormicchia in un’abitazione accogliente, davanti a un camino, mentre la Fede, nelle sembianze di una suora, gli appare in sogno per ricordargli i suoi doveri di preghiera.
  6. Nella Lussuria due coppie di amanti banchettano sotto un tendone rosato, rallegrate da buffoni.
  7. Nella Superbia infine si vede una donna di spalle intenta a provarsi un’acconciatura, mentre un diavolo le regge lo specchio.

Fonte I peccati capitali: Wikipedia


 

Arte horror: 3 dipinti da paura

Nelle puntate precedenti di Arte Horror abbiamo parlato di questo genere artistico in modo generico, menzionando alcuni artisti e alcune opere. Questa volta invece parleremo di tre dipinti con un elemento in comune: la paura.

Arte horror: 1 – Incubo (Füssli)John Henry Fuseli - The Nightmare.JPG

Incubo o L’incubo (The Nightmare) è un dipinto a olio su tela di Johann Heinrich Füssli, conosciuto anche come Henry Fuseli, realizzato nel 1781.

Nonostante l’autore abbia realizzato diverse versioni di questa opera, ci sono in tutte i tre elementi dominanti: la donna addormentata e riversa verso il basso, un mostro rivolto allo spettatore e una testa di giumenta che compare sul retro.

La tela è stata riprodotta in diversi modi e con diverse tecniche; è stata addirittura utilizzata come spunto per realizzare vignette satiriche raffiguranti personaggi dell’epoca, come Napoleone Bonaparte, Luigi XVIII di Francia, il politico britannico Charles James Fox, ecc.

I tre elementi 

  • La testa della cavalla: rappresentazione dell’incubo.
  • La donna: soggetto “sognate” e oggetto dell’incubo.
  • Il mostro: un ibrido che rappresenta l’incubo “fisico”.

La scena è ambientata in una stanza cupa e in penombra, contenente un grosso letto e un tavolo con alcuni oggetti appoggiati sopra.

La donna raffigurata sta dormendo in una posizione innaturale, causata appunto dall’incubo.

L’intero dipinto è un gioco di contrasti: colori scuri e cupi dello sfondo e del mostro in contrasto con i colori chiari e brillanti della donna.

Secondo alcuni studi, l’opera potrebbe essere ispirata alla mitologia germanica e al floklore dell’epoca, intrisi di demoni e streghe, cavalle e vecchie demoniache. Un genere folkloristico e mitologico che, in effetti, è alla base dell’horror: secondo queste leggende popolari, infatti, le donne avevano rapporti sessuali con in demonio che, come le streghe, aveva la capacità di assumere le sembianze animali.

La scelta della cavalla come simbolo dell’incubo non è casuale: la parola inglese nightmare (incubo) è formata dall’unione di night (notte) e mare (cavallina).

Secondo un’altra teoria, invece, mare non si riferirebbe alla cavalla ma deriverebbe da mara, un termine proveniente dalla mitologia scandinava che indica uno spirito mandato a tormentare i dormienti.

Oltre all’incubo percepito mentalmente (la cavalla), viene raffigurato l’incubo percepito a livello fisico: terrore, paralisi, panico e senso di pesantezza. Questo viene rappresentato dal mostro ibrido raffigurato sul torace della donna: il suo aspetto fa sì che venga associato ai goblin e ai gargoyle delle cattedrali gotiche.

L’artista era straordinariamente colto in materia d’arte e questo gli ha permesso di fondere le sue conoscenze in rappresentazioni uniche e suggestive.

 

Arte horror: 2 – Guernica (Picasso)

Mural del Gernika.jpg

Guernica è un quadro di Pablo Picasso.

Picasso compose l’opera in due mesi, in seguito al bombardamento di Guernica. Lo espose all’esposizione universale di Parigi ed ebbe un grande successo; fu molto utile per far conoscere al mondo ciò che stava succedendo in Spagna in quel periodo. Nel 1937, infatti, la cittadina fu rasa al suolo da un attacco terroristico tedesco.

L’opera va letta da destra verso sinistra ed è una sorta di messaggio di protesta contro la violenza. Anche in questo caso il contrasto tra la madre con il neonato e la brutalità è netto. Il contrasto del colore in questo caso, invece, è dato dal bianco e nero.

Inoltre il trio cavallo (asino), toro (bue) e madre (Maria), ricorda molto la composizione della natività.

Nell’opera sono rappresentati anche altri fattori come la tecnologia e l’evoluzione bellica.

La paura è rappresentata nel grido della madre contro la violenza.
 

Arte horror: 3 – Saturno che divora i suoi figli

Francisco de Goya, Saturno devorando a su hijo (1819-1823).jpgSaturno che divora i suoi figli è un dipinto a olio su intonaco trasportato su tela (146×83 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato nel 1821-1823.

Il soggetto dell’opera è mitologico e rappresenta la divinità greca identificata come Crono, il più giovane dei Titani, figlio di Urano (il Cielo) e di Gea (la Madre Terra).
Secondo la cosmogonia greca, Crono, divorò i suoi figli in seguito ad una profezia secondo la quale uno di loro lo avrebbe sostituito al potere.
La moglie riuscì a salvare soltanto Zeus, che fu cresciuto sull’isola di Creta, e una volta adulto tornò a rivalersi sul padre, facendogli restituire i figli.
L’opera fa parte delle cosiddette Pitture Nere, un ciclo di quattordici dipinti realizzati da Goya ad olio sulle pareti della propria casa: non erano pensati come opere da esposizione e non erano rivolte al pubblico.
Tuttavia, Goya si trasferì in Francia e la casa passò al nipote Mariano che li fece trasferire su tela e li donò allo stato spagnolo.

Il tema di Saturno che divora i figli era già stato affrontato in un’opera di Rubens, intitolata appunto Saturno. A differenza della precedente rappresentazione, però, in questo caso il Dio viene rappresentato come uomo diventato folle a causa della paura di perdere il suo ruolo, tanto da eliminare i propri figli.


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Arte horror dal ‘900 in poi

La scorsa settimana abbiamo parlato di Arte Horror dal 500 al 900, ora proseguiamo con le opere più famose del ‘900.

Arte horror dal 1900: Munch e Dalì

Munch è stato uno degli artisti che hanno rappresentato in modo sconcertante e sorprendente un elemento fondamentale dell’horror: la paura.

Il dipinto più celebre e più espressivo dell’artista è sicuramente L’urlo. Questo dipinto è nato spontaneamente da una percezione dell’artista stesso:

«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

Questo quadro rappresenta a tutti gli effetti l’angoscia e la paura del genere umano in un solo uomo: esile, “piccolo” e tremendamente impaurito.

La morte di Marat – Edvard Munch

Ma L’Urlo non è il solo  dipinto celebre e significativo di Munch: nel 1907,  creò un’ interpretazione delirante del celebre delitto, ambientandolo in una camera da letto. L’opera è estremamente realistica e vivida, creata dall’artista con un senso di rancore nei confronti dell’amante che lo ha abbandonato in seguito al peggioramento dei suo disturbi psicologici.

Salvador Dalì. Maestro di strnezze

Dalì, maestro di stranezze, ha rappresentato in una delle sue opere più celebri ben tre elementi dell’arte horror: paura, morte e desolazione. Si tratta della celebre opera Il volto della guerra, in cui un grande teschio su una terra desolata, è l’emblema degli effetti della guerra. Realizzato proprio durante la Seconda Guerra Mondiale, Il volto della morte, vuole rappresentare il peggio dell’essere umano: quello che genera paura e quello che ne è vittima.

Dal 1950

Dopo il 1950 ci sono stati molti più artisti ad aver realizzato opere d’arte horror, soprattutto negli ultimi decenni (ma di questi parleremo nel prossimo articolo).

Francis Bacon, horror sfacciato.

Già dalla loro prima apparizione nel 1950, i ritratti grotteschi di Papa Innocenzo X dipinti da Francis Bacon, hanno suscitato pareri contrastanti. Horror senza dubbio, anche grazie ad un uso innovativo del colore, ma altrettanto provocatori, visto il soggetto raffigurato.

Bacon ha creato più di 45 varianti del “Ritratto di Innocenzo X” di Diego Velázquez (1650), distorcendo il Papa in tutti i modi possibili.

Zdzisław Beksiński e il macabro.

Zdzisław Beksiński è noto come uno dei maggiori artisti polacchi della seconda metà del ‘900. Ha iniziato la sua vita artistica come fotografo, per poi dedicarsi alla pittura. Nel 1971, però, ha subito un grave incidente stradale che lo ha portato a settimane di coma e a una lunga convalescenza.

Una volta uscito da questo periodo, la sua arte ha subito un radicale cambiamento, trasformandosi in arte gotico-surreale, macabra ed estremamente espressiva.

Da quel momento ha iniziato a dipingere figure mostruose, esseri putridi e corrotti, nature morte e architettura macabra.

Con il passare degli anni, la vita dell’artista è diventata sempre più complicata: ha perso la moglie, poi il figlio e infine è stato ucciso dal figlio del suo maggiordomo a cui aveva rifiutato un prestito.

Belsinski è rimasto comunque uno dei più famosi pittori della sua epoca in tutto il mondo, soprattutto in America e in Giappone, dove le sue opere sono state esposte all’Osaka Art Museum.

 

 


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