Recensione | Una stanza tutta per sé

Una stanza tutta per sé Book Cover Una stanza tutta per sé
Virginia Woolf
saggio
Newton Compton
1929 (1^ edizione)
Cartaceo, Copertina rigida
130

Sinossi

Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo, e primo brillante intervento della Woolf sul tema «donne e scrittura» (allora oggetto di un dibattito oggi banalizzato più che superato), Una stanza tutta per sé è un piccolo trattato ironicamente immaginifico, personalissimo nella misura godibilmente tesa di toni e motivi (il conversational, le proiezioni letterarie, l’analisi sociale, la satira, la visione). Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell’anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la «realtà» stessa nella sua inquietante-esaltante molteplicità.

«Ma, direte, Le abbiamo chiesto di parlare delle donne e il romanzo – cosa c’entra avere una stanza tutta per sé? Cercherò di spiegarmi. Quando mi avete chiesto di parlare delle donne e il romanzo, mi sono seduta sulla riva di un fiume e ho cominciato a chiedermi cosa significassero queste parole.»

Virginia Woolf

Nacque a Londra nel 1882. Figlia di un critico famoso, crebbe in un ambiente letterario certamente stimolante. Fu a capo del gruppo di Bloomsbury, circolo culturale progressista che prendeva il nome dal quartiere londinese. Con il marito fondò nel 1917 la casa editrice Hogarth Press. Grande estimatrice dell’opera di Proust, divenne presto uno dei nomi più rilevanti della narrativa inglese del primo Novecento. Morì suicida nel 1941. La Newton Compton ha pubblicato Gita al faro, Una stanza tutta per sé, Mrs Dalloway, Orlando, Notte e giorno, La crociera, Tutti i racconti e il volume unico Tutti i romanzi.

Il libro:

Una stanza tutta per sé è un saggio che ripercorre la storia letteraria dell’autrice.

Lo scopo del testo è quello di rivendicare per il genere femminile, attraverso il racconto dell’esperienza personale dell’autrice, un diritto alla cultura negato per troppo tempo, in una società a stampo fortemente maschilista.

In realtà, il libro contiene diverse sfumature di questo tema, che viene analizzato sotto diversi aspetti e in diversi ambiti.

Anche il titolo è una rappresentazione di questo messaggio: essendo la donna esclusa dai luoghi di cultura degli uomini, deve crearsi una stanza tutta per sé in cui esprimersi e formare la propria cultura.

Ci sono,poi, altri due aspetti da considerare: la scelta di una protagonista anonima, quindi universale, e la scelta di una collocazione spazio-temporale ben precise, come a voler fornire un luogo di partenza per “denunciare” l’impossibilità di accesso alla cultura per le donne.

Non solo cultura: con il procedere della lettura, infatti, si scopre che l’autrice si sofferma su altri elementi, come per esempio l’indipendenza economica, la necessità di denaro, autonomia, indipendenza, carriera e vita politica.

In conclusione:

Si tratta di un testo da leggere per formazione personale, a mio avviso. Io, per esempio, l’ho scoperto abbastanza in ritardo e devo ammettere che, da un lato, mi sarei aspettata qualcosa di nettamente più sconvolgente, ma dall’altro mi rendo conto che per l’epoca in cui è stato scritto probabilmente lo è stato.

Ad ogni modo, l’ho trovato abbastanza scorrevole, forse un po’ lento ma, ripeto, da leggere principalmente per il messaggio che trasmette (soprattutto se si considera che, nonostante sia passato quasi un secolo, alcune dei temi affrontati non sono ancora così scontati!).

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