Recensione | L’uomo che voleva uccidermi

L'uomo che voleva uccidermi Book Cover L'uomo che voleva uccidermi
I narratori
Yoshida Suichi
Thriller, Romanzo contemporaneo
Feltrinelli
2017
Cartaceo / Copertina flessibile
333

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«Yoshida è stato paragonato a Stieg Larsson per l’abbinamento di crimini raccapriccianti e critica sociale, ma il suo tono è meno sensazionalistico, più melanconico. Yoshida mette in scena la crudeltà e l’alienazione a tutti i livelli della società giapponese.» – The New Yorker

📌 Sinossi

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l'uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall'incapacità di amare.

 

📌 Trama

I protagonisti di questo romanzo sono coinvolti in amicizie e relazioni difficili o occasionali; alcuni di loro affrontano la monotonia e la tristezza della vita in città trovando conforto su chat e siti di incontri.

Coincidenze e avvenimenti inspiegabili portano all’omicidio di una giovane donna e a rivelare alcuni suoi aspetti sconosciuti ai più.

Gli altri protagonisti si troveranno ad affrontare aspetti del loro carattere che non avevano considerato, superare paure e commettere azioni che, fino a questo momento, non avevano nemmeno preso in considerazione.

Un intreccio di incontri, misteri e bugie che, oltre ad aver portato alla morte di Yoshino, minaccia di causare una serie di eventi a catena, da cui non si potrà tornare indietro.

📌 Il libro

Il libro è suddiviso in quattro parti: la struttura del romanzo è quindi tale da permettere di portare avanti contemporaneamente la storia vista da persone diverse.

Tutto ruota intorno ai presunti incontri tra i protagonisti e gli incontri che, invece, avvengono realmente: bugie, invenzioni, inganni, frivolezze per passare il tempo che si trasformano in tragedie. Questo è il quadro generale che offre una visione dell’attuale società giapponese, dove – stando a quanto si può apprendere dal libro – è più facile comunicare tramite chat che di persona, ed è più facile dare fiducia ad uno sconosciuto che ad un amico.

Una società in cui i ragazzi desiderano una vita ed un’agiatezza che non potranno mai avere, a causa dei lavori scarsamente remunerati e del costo della vita. Ma, allo stesso tempo, una società in cui alcune persone tentano ancora di far valere principi come la famiglia e l’onore.

Il ritmo della narrazione è medio: probabilmente la trama generale viene “rallentata” dalla struttura. Ogni volta che si cambia punto di vista, si scopre qualcosa in più sul protagonista o i protagonisti di turno, sul loro passato, su cosa li ha portati fino a quel momento e perché: questo, probabilmente, fa in modo che la narrazione sia un po’ più lenta.

L’ambientazione è determinante per la trama: i fatti più importanti, infatti, si svolgono su un valico buio e freddo, descritto come una zona affascinante ma impervia, nonostante sia di uso comune.

Infine, il messaggio: secondo la mia interpretazione, il messaggio principale del romanzo è una sorta di denuncia, o perlomeno di critica, nei confronti del sistema con cui si vengono a creare conoscenze, amicizie e relazioni nella società attuale. Siti di incontri, chat anonime, e chissà quale altro sistema per mettere in piedi una relazione basata su informazioni fittizie e, nella maggior parte dei casi, menzogne. La maggior parte delle persone che decidono di utilizzare questi sistemi (come si desume anche dal libro) lo fa perché in questo modo può “costruire” la persona che vuole essere – o, se non altro, apparire – con la facoltà di decidere cosa dire o non dire di sé, cosa inventare e cosa eliminare.

Ora la domanda è: la società di cui parla l’autore, è poi così diversa dalla nostra? 

👍 Cosa mi è piaciuto

  1. L’ambientazione;
  2. Il messaggio;
  3. La struttura.

📎  Cosa ne penso?

Il commento  tratto da “The New Yorker” che ho riportato all’inizio descrive in maniera più che precisa questo libro: non è un thriller sconvolgente in termini letterari ma lo è in termini umani. Una storia di alienazione, di una società triste ed annoiata, di una gioventù dipendente dall’apparire e dal mondo virtuale.

In conclusione:
Lo consiglio. Ripeto: non tanto come thriller ma piuttosto come spunto di riflessione.