Il colore nella storia

Oggi parliamo di colore nella storia.

Non si può pensare ad un evento, un periodo o un personaggio storico senza pensare al colore. Il colore fa parte della storia dell’uomo sin dai tempi più remoti, quando venivano rappresentate scene di caccia sulle pareti delle caverne.

I primo colori conosciuti ed utilizzati per simboleggiare qualcosa sono stati quelli riconducibili ad elementi presenti in natura: rosso-sangue, giallo-sole, verde-alberi, blu-cielo.

Con il passare del tempo e con il mutarsi della cultura umana, i colori assumono significati diversi: gli antichi Egizi utilizzavano spesso il giallo e il blu, sempre in riferimento al sole e all’acqua, due elementi fondamentali per questo popolo.

I Greci utilizzarono principalmente quattro colori per sintetizzare ciò che per loro era essenziale: nero-terra, verde-acqua, rosso-fuoco, bianco-aria, cioè i quattro elementi.

Potremmo analizzare ogni singola civiltà ed il risultato sarebbe uno solo: non esiste alcuna civiltà che non abbia utilizzato il colore in associazione ad elementi artistici, religiosi, politici.

Punto in comune per tutte le civiltà passate ed presenti è la triade bianco-nero-rosso. Questi colori mantengono un’importanza rilevante in ogni cultura, ma assumono significati diversi.

In occidente in nero è il male assoluto, il bianco è il bene, il rosso è nel mezzo. Anche le fiabe più famose nella cultura occidentale, sfruttano questa triade: Cappuccetto Rosso porta delle focacce bianche alla nonna vestita di nero; Biancaneve (bianca come la neve, appunto) mangia una mela rossa offertale da una strega dal mantello nero. Lo stesso personaggio di Biancaneve racchiude i tre colori: pelle bianca, guance rosse, capelli neri.

In Occidente la sequenza è quindi: bianco-rosso-nero, il nero è l’ultimo colore, il più scuro oltre il quale non c’è nulla.
In Oriente invece la sequenza è: bianco-nero-rosso, è quindi il rosso il colore superlativo, oltre il quale non c’è nulla (per esempio nelle principali arti marziali il rosso è il colore del decimo dan, il massimo).

I colori sono talmente impressi nella storia dell’uomo da poter esercitare una forza psicologica non indifferente: tutto nel mondo moderno fa riferimento al colore, basti pensare al rosso e al verde. Rosso: pericolo, azione scorretta, divieto, male. Verde: tranquillità, sicurezza, salute, bene.

Max Luscher (1923-2017) è stato uno psicoterapeuta, sociologo e filosofo svizzero. Ha creato un test che si utilizza il colore per definire lo stato psicologico di un soggetto. Il test comprende 7 tavole di colori, contenenti 23 tonalità diverse, tra le quali il soggetto dovrà esprimere delle preferenze: la scelta sarà condizionata dallo stato psichico e fisiologico della persona. Il numero di combinazioni possibili è altissimo e il risultato del test è dato dalle relazioni tra queste combinazioni, che faranno emergere l’individualità del soggetto.

Arriviamo così ai giorni nostri. Oggi la psicologia dei colori è una scienza a tutti gli effetti e viene applicata in molti settori: lavoro, salute, moda, pubblicità. In particolar modo nel campo pubblicitario, lo studio del colore e degli effetti che può avere sul consumatore/cliente è molto importante. Alcuni colori possono attrarre o respingere, di conseguenza influenzare la scelta o l’acquisto di un prodotto. Inoltre è molto importante considerare il target di riferimento: supermercati e boutique usano colori nettamente diversi.

Certo è che i colori più utilizzati in assoluto rimangono gli stessi di centinaia di anni fa: rosso, nero, bianco, e poi verde e blu.

 

 

 

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