#ArtFriday: Street Art

Street Art Book Cover Street Art
artedossier
Duccio Dogheria
Arte
Giunti
2014
Dossier
50

Descrizione:

Un dossier dedicato alla Street Art. In sommario: Introduzione; Dalle grotte alle grottesche; Il muralismo tra "instrumentum regni" e "vox populi"; Gli anni Settanta-Novanta; Street art, l'arte della strada 2.0. Come tutte le monografie della collana Dossier d'art, una pubblicazione agile, ricca di belle riproduzioni a colori, completa di un utilissimo quadro cronologico e di una ricca bibliografia.

Informazioni e recensione:

Un volume di 50 pagine, che nella sua compattezza racchiude tutto ciò che c'è da sapere sulla Street Art, sebbene non ad un livello approfondito nei minimi dettagli.

Inoltre, contiene una grande quantità di immagini, descritte molto bene, che aiutano notevolmente a comprendere ciò che questa forma d'arte vuole esprimere.

Lo consiglio assolutamente, come tutti gli altri volumi ArteDossier.

 

 

Buon venerdì lettori! Finalmente torna l’#ArtFriday, questa volta con il tema della Street Art! Buona lettura 🙂

Street Art, Arte di strada o Arte urbana

L’arte di strada comprende tutte quelle rappresentazioni artistiche che vengono realizzate, spesso senza permesso, in luoghi pubblici; le tecniche e gli stili utilizzati sono molti e differenti tra loro: bombolette spray, adesivi artistici, arte normografica,ecc.

L’arte di strada include, quindi, diverse forme d’arte, distinguendosi così dai semplici graffiti, che al contrario vengono realizzati utilizzando esclusivamente vernice spray e sono generalmente associati alla cultura hip hop.

John Fekner, uno dei primi artisti di strada, descrive la street art come “tutto quello che sta in strada che non siano graffiti”.

Spesso l’origine di questa forma d’arte è stata la protesta: contro la proprietà privata, per esempio (cosa che trovo quantomeno “infantile”, considerando che in alcuni casi il risultato è stato la rovina di monumenti, piazza, edifici storici e altri elementi del patrimonio storico-culturale comune ed a quel punto significa danneggiare un’intera società e la sua memoria, non solo coloro a cui è indirizzata la protesta), oppure come manifestazione in determinati luoghi e momenti storici, per comunicare un pensiero o una posizione sociale nei confronti di qualcuno o qualcosa.

Quali sono gli aspetti vantaggiosi di questo tipo d’arte? Sicuramente la possibilità di esprimersi liberamente e di poter raggiungere una quantità di persone nettamente superiore rispetto ad altri canali comunemente utilizzati per diffondere la propria arte; cosa particolarmente utile nel caso in cui l’opera dovesse servire per trasmettere un messaggio.

D’altra parte, però, non bisogna confondere l’arte con la mera deturpazione dei luoghi pubblici: c’è una grossa differenza e una bomboletta di vernice spray non fa un’artista.

Detto ciò, ci sono e ci sono stati artisti che hanno contribuito enormemente allo sviluppo di questa particolare forma d’arte: Bansky su tutti, perlomeno per quanto riguarda l’Europa.

Bansky fa le sue prime comparse nel 2000, a Londra, iniziando così a diffondere l’arte urbana attraverso rappresentazioni con stencil a vernice spray. Le immagini sono chiare e facilmente traducibili in messaggi a sfondo sociale.

L’arte di Bansky si diffonde tramite social media e condivisioni virali sul web, contribuendo a renderlo famoso in tutto il mondo.

Gli anni a cavallo del 2000 sono anche teatro di un altro fenomeno: la diffusione di arte urbana, poster, graffiti a livello virale, sempre con il contributo dei nuovi mezzi di comunicazione. Questo significa coinvolgere anche altri artisti, come i fotografi per esempio.

Un anticipo di arte urbana si può trovare, però, già negli anni ’50, quando gli artisti utilizzavano vernici, colla e carta per esprimere le proprie idee e messaggi (soprattutto negli anni delle contestazioni studentesche).

Successivamente la connotazione attivista va ad affievolirsi, puntando maggiormente sull’arte piuttosto che sul messaggio.

Nonostante questo, l’arte urbane rimane fondamentale, durante gli anni ’80, in associazione alla cultura del periodo: musica, sport, attivismo femminile.

Parigi è un luogo particolarmente adatto per la crescita di questo fenomeno: prima con Daniel Buren, Christo, Ernest Pignon-Ernest, Gérard Zlotykamien, poi con aristi come Jeff Aerosol o Blek le Rat. Mentre negli Stati Uniti troviamo: John Fekner, Richard Hambleton, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, proprio negli stessi anni in cui emergeva il fenomeno dei graffiti writing.

La street art in Italia

L’arte urbana italiana viene conosciuta a livello europeo negli anni 2000, partendo da Milano e Bologna, per poi coinvolgere Torino  e Forlì.

Tra i primi nomi protagonisti troviamo:

  • l’artista pop Bros,
  • il poeta di strada Ivan Tresoldi,
  • Ozmo,
  • Pao ed i suoi panettoni a pinguino,
  • l’illustrarocker Tvboy
  • Blu, artista di strada e videoautore ormai di fama mondiale,
  • Ericailcane, il cui immaginario che ibrida uomo e animale l’ha portato ad essere anch’esso uno dei più noti artisti di strada italiani nel mondo
  • Eron, attivo dagli anni novanta tra Rimini e Bologna.

La street art è vista sempre meno come un fenomeno riconducibile o assimilabile al vandalismo, sebbene la sua natura sia fondamentalmente riconducibile a questo tipo di comportamento.

L’arte urbana è anche diventata oggetto di mostre in Italia e all’estero:

  • Street Art Sweet Art” al PAC di Milano, 2007.
  • Dal 2012 a Bologna si svolge il festival Frontier
  • Nel 2013 è nato, sempre a Bologna, un festival dedicato interamente alla Poster Art, l’arte di strada su supporto cartaceo, di cui il più noto esponente è Shepard Fairey meglio conosciuto come Obey, il Cheap Festival.
  • Nel 2014 l’arte di strada italiana è stata tema di una mostra allestita presso l’Italian Cultural Institute di New York.

 

 

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