Favole, Victoria Francés

Favole Book Cover Favole
Victoria Francés
Fantasy, Horror, Libri illustrati
Rizzoli Lizard
2012
Copertina rigida
248

Cavalieri e dee albine, demoni e principesse, angeli di pietra e seducenti spiriti immortali, ambigue sirene e ninfe spettrali: l'universo di Victoria Francés, popolato di presenze intriganti e morbosamente irresistibili, si è rivelato per la prima volta al mondo con i tre volumi di "Favole", debutto presto trasformatosi in un vero e proprio fenomeno internazionale. Oggi la serie che ha saputo inventare una nuova strada per il gotico torna in un'unica edizione integrale ricca di contenuti nuovissimi.

Victoria Francés

Victoria Francés è un’illustratrice spagnola. La sua carriera nel fantasy inizia con “Favole”, inizialmente pubblicato come singolo libro e poi diventato una trilogia edita da Rizzoli.
In questa trilogia di libri le illustrazioni sono accompagnate da storie con protagoniste giovani donne. Una serie di libri in cui le storie romantiche di giovani fanciulle si intrecciano con le favole e l’ispirazione gotica della Francés.
I lavori di  Victoria vengono anche usati per poster, magliette, calendari ecc ecc…
Le ispirazioni di Victoria Francés sono da ricercare nell’horror gotico del primo ‘900: trae ispirazione da Edgar Allan Poe, Anne Rice e Howard Phillips Lovecraft, e da Brian Froud e Arthur Rackham per quanto riguarda le illustrazioni. Per questo motivo sono spesso presenti vampiri, donne dai lunghi abiti e fantasmi.


Victoria Francés: opere

  • Favole 1. Lacrime di Pietra (Favole 1. Làgrimas de piedra)
  • Favole 2. Liberami (Favole 2. Libérame)
  • Favole 3. Gelida luce (Favole 3. Gélida luz)
  • Angel Wings
  • Portafolio
  • El corazón de Arlene
  • Misty Circus: 1. Sasha, il piccolo Pierrot
  • Misty Circus: 2. La notte delle streghe
  • Favole ed. integrale (Favole), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Il lamento dell’oceano (El lamento del océano), Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizard
  • Mater Luna, Spagna: Norma Editorial // Italia: Rizzoli Lizar

Favole: la trilogia

Favoleè la trilogia illustrata più celebre dell’autrice. Essenzialmente si tratta di una raccolta di illustrazioni legate da una trama.

L’edizione integrale Rizzoli comprende i tre volumi pubblicati tra il 2003 e il 2007, con l’aggiunta di illustrazioni, schizzi e testi.

Ovviamente, a rendere la trilogia incredibile sono le illustrazioni prima del racconto: luci e – soprattutto – ombre, creature magiche e fantastiche, il tetro e il dolce insieme.

Tra i personaggi ci sono spettri, vampiri, ninfe, streghe e angeli di pietra, fanciulle malinconiche e romantiche.

I protagonisti sono Favole, una fanciulla veneziana, ed Ezequiel, un vampiro dei Carpazi: il vampiro si innamora perdutamente della fanciulla e la porta a vivere nel suo castello.
Con il passare del tempo, il legame tra i due diventa sempre più forte ma il vampiro non viole dannare per l’eternità la sua amata e così la manda altrove per salvarla da questo destino crudele, pur soffrendo per questa decisione.

Ecco che l’intensità delle emozioni trasmesse dalle illustrazioni si fa sempre più forte: un amore puro e indissolubile che non può essere vissuto.

Nel ricercare il suo amato vampiro, Favole si imbatte in diversi personaggi fantastici, tra cui la Vergine del Lago, altri vampiri e così via, girando il mondo intero sulle tracce di Ezequiel.

Tutti i personaggi, umani e non, hanno qualcosa in comune: sono anime dannate, tormentate e costretta ad un destino non desiderato.

Favole è anche un omaggio ai grandi classici della letteratura, tra cui Dracula, I fiori del male e Clarimonde, di cui troviamo citazioni all’inizio e alla fine di ogni volume.

Lo stile dell’autrice è iper-dettagliato; le opere sono realizzate principalmente a matita e china per poi essere colorate. Alla fine della trilogia, troviamo anche una raccolta di schizzi e bozze che raccontano come è nata la trama di Favole e come hanno preso vita i suoi personaggi.

Favole è un autoritratto dell’autrice: le tavole raffiguranti la protagonista sono infatti tratte da fotografie raffiguranti l’autrice stessa!

In conclusione:

Questo libro è adatto ad un pubblico molto variegato: amanti dei libri illustrati, del gotico e del barocco, della letteratura fantasy/dark e così via.

Piccola nota personale: 

Victoria Francés è uno dei miei miti più grandi sin da quando ha pubblicato le sue prime opere: uno dei miei primi disegni, anni fa, si ispirava proprio a Favole ed Ezequiel… è rimasto appeso sopra il mio letto per anni!

Le opere di questa autrice mi ricordano sempre un periodo molto bello per me e, soprattutto, le collego al percorso che ho fatto per trasformare la mia passione nella mia professione… insomma,  Favole è uno dei libri che conservo con più affetto!

Quindi non posso fare altro che consigliarvi questo fantastico libro, sono sicura che vi piacerà!


Altri articoli: Museo AStratto

Il Corvo – Graphic Novel

Il corvo Book Cover Il corvo
James O'Barr
Comics & Graphic Novels
Edizioni BD
2013
Copertina flessibile
272

Quando James O'Barr riversò il dolore e l'angoscia della sua tragedia personale nelle pagine del Corvo, la storia catartica del ritorno dal regno dei morti di Eric per vendicare l'omicidio della fidanzata conquistò i lettori dì tutto il mondo. Ora il libro che diede vita a un film maledetto e leggendario torna in un'edizione ampliata e corretta direttamente dall'autore, arricchita di pagine e illustrazioni inedite, nuovi capitoli, sequenze andate perdute ricostruite con la tecnica originale e una introduzione di James O'Barr in persona. Il potente viaggio di un angelo vendicatore e celebrazione del vero amore... feroce, intelligente e indimenticabile come il giorno in cui è stato concepito.

Il corvo: la graphic novel di James O’Barr, che ha dato origine al celeberrimo film con Brandon Lee, viene presentata in questa edizione definitiva curata e integrata dall’autore stesso.

Il corvo: graphic novel di James O’Barr

La trama è conosciuta da tutti ma riassumiamola brevemente: Il corvo racconta la storia di Eric Draven, giovane innamorato a cui viene portata via la fidanzata da un gruppo di malviventi.

Il gruppo aggredisce la coppia, uccidendo Eric e violentando Shelly, per poi uccidere anche lei. Eric rimane intrappolato in uno stato di non-morte, risorgendo grazie al corvo che avrebbe dovuto trasportare la sua anima nel regno dei morti. Questo gli permette di vendicarsi degli assassini, mettendoli prima di fronte alla terribile paura di rivedere colui che hanno ucciso e provare ciò che hanno inflitto ad altri.

Pur faticando ed essendo attanagliato dai ricordi dei giorni felici con Shelly, Eric riesce a ed eliminare la banda di malviventi, uno ad uno, fino ad arrivare al capo – a cui fa provare la stessa straziante agonia imposta a Shelly.

Solo dopo essersi vendicato, Eric torna da Shelly…per sempre. In tutto ciò può contare solo su due persone: il capo della polizia e la sua giovane amica Sarah, a cui era legata anche Shelly.

Le illustrazioni:

Le tavole che compongono la graphic novel sono a dir poco impressionanti per quanto sono espressive. La cosa che le rende ancora più incredibili è il fatto che siano realizzate con due stili diversi per rispecchiare l’atmosfera e i sentimenti dei protagonisti.

Nel presente Eric è devastato dal dolore, è sofferente e arrabbiato, pieno di rancore e desiderio di vendetta. Le illustrazioni ambientate nel presente sono cupe, frenetiche e tragiche allo stesso tempo, con tratti decisi e lineamenti marcati e “spigolosi”.
Nel passato  e nei suoi ricordi Eric era felice e innamorato. Le illustrazioni che rappresentano il passato e i ricordi sono in scala di grigi, realizzate con tratti dolci e armoniosi.

Il contrasto tra le tavole realizzate con uno stile e l’altro e davvero netto: questo accentua tantissimo la percezione dei sentimenti di Eric e dell’atmosfera presente nel momento descritto.

Ciò che realmente riesce a dare intensità alla trama è proprio la capacità dell’illustratore di trasmettere attraverso i suoi disegni quella che, in realtà, è stata la sua tragedia personale.

I testi e la prefazione:

Per quanto riguarda i testi, secondo il mio parere, bisogna fare una distinzione.

Ciò che è stato curato e aggiunto dall’autore è assolutamente necessario per comprendere le scelte che ha fatto nel rivisitare il suo libro dopo vent’anni.

La prefazione è una sorta di spiegazione alle aggiunte fatte, ma anche una “confessione” su alcuni aspetti intimi dell’autore. Per esempio, la parte finale intitolata “Cavallo lucente” ha un significato molto profondo sia per l’autore e sia per la trama. L’autore spiega anche la sua storia personale nascosta dietro i personaggi di Eric e Shelly, una storia per cui si è portato dietro sensi di colpa per una vita, fino a rappresentarli apertamente con “il cavallo lucente”.

Oltre a questa scena, l’autore ha aggiunto tavole inedite che, secondo la sua visione della storia, avrebbero dovuto essere comprese già nella prima edizione ma, per ragioni tecniche ed emotive, non lo sono state.

Eric e Shelly, inoltre hanno due nomi noti: Shelly per Mery Shelly e Eric per Il fantasma dell’opera.

Infine l’autore lascia qualche dichiarazione sulla stesura dei testi originali e sulla realizzazione delle tavole.

Perché la distinzione sui testi? Perché, sempre a mio parere, l’unica pecca di questo libro incredibile è la traduzione dei dialoghi.

In conclusione:

Per gli amanti delle graphic novel questa è un must have. Ma credo che un libro di questa portata possa essere un buon inizio anche per chi volesse avvicinarsi per la prima volta al fumetto… merita davvero!


Recensioni: INDICE

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Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell'albero delle arance Book Cover Il priorato dell'albero delle arance
Oscar Vault
Samantha Shannon
Fantasy
Mondadori
26 novembre 2019
Copertina rigida
1022

Il romanzo fantasy dell'anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c'è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys... Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l'epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon si è preannunciato come IL fantasy dell’anno e, in effetti, non ha deluso le aspettative.

Già dalle prime righe catapulta il lettore in un mondo parallelo, fantastico e fuori dalla comune immaginazione.

Scalzo e segnato dalle cicatrici del viaggio, lo straniero uscì dal mare, simile a uno spettro d’acqua. Avanzava come ubriaco nella foschia lattiginosa che avvolgeva Seiiki in una tela di ragno.
Secondo le antiche leggende gli spettri d’acqua erano destinati a vivere nel silenzio. Le loro lingue si erano prosciugate, insieme alla pelle, e non erano rimaste che alghe a coprire le ossa. Appostati nelle secche, aspettavano gli incauti per trascinarli nel cuore dell’Abisso.

Si ha quindi, da subito, la percezione di entrare in un mondo vero e proprio, con la sua storia, il suo passato, le sue leggende, i suoi usi e costumi. La narrazione inizia nella sezione a “Oriente“, presentando questo luogo con le sue caratteristiche e iniziando a dar voce ad una serie di personaggi.

La narrazione avviene in terza persona: la prima protagonista che si incontra è Tané, alle prese con un forestiero indesiderato in un luogo attanagliato dall’incombenza del morbo rosso.

Il secondo capitolo è dedicato all’Occidente: qui cambiano i personaggi, ovviamente, e l’ambientazione.

I primi capitoli hanno una funzione di introduzione all’ambientazione e alla storia dei luoghi e dei personaggi; l’atmosfera non è ancora percepibile se non attraverso un senso di inquietudine e attesa di qualcosa che deve avvenire.

Si alterano per diversi capitoli gli avvenimenti ambientati in Oriente e in Occidente, fino ad arrivare alla scoperta del Meridione. Il Settentrione, invece, è descritto attraverso eventi che coinvolgono le altre tre aree ma non ci sono capitoli interamente dedicati a questa zona.

Man mano che si prosegue con la lettura, gli eventi si infittiscono, il ritmo si fa più veloce e la trama incalzante.

Il priorato dell’albero delle arance: stile e struttura.

I fattori che rendono questo libro piacevole e appassionante sono lo stile dell’autrice e la struttura del romanzo.

Il priorato dell’albero delle arance è un fantasy che cela la sua complessità sotto la veste di una scrittura scorrevole e intrigante, che fa scivolare via il racconto come se nulla fosse.

In realtà, nel corso del romanzo vengono descritti quattro mondi diversi tra loro: Occidente, Oriente, Settentrione e Meridione. Ognuno di questi ha una sua storia, un suo passato, usi e costumi, tradizioni e particolarità proprie che lo contraddistinguono dagli altri.

Durante la lettura si assimila la cultura di ogni area geografica descritta come se si stesse leggendo un libro di storia, nascosto tra le avventure dei protagonisti.

Questo è  un aspetto molto interessante, forse anche quello più affascinante (insieme alle creature fantastiche), perché le culture descritte si ispirano a quelle realmente esistite nel nostro mondo.

Si notano infatti riferimenti alla cultura orientale, a quella medio-orientale e nordica.

Questo intensifica ulteriormente la resa dell’ambientazione, rendendola impeccabile sia storicamente che morfologicamente.

Andando oltre la resa dell’ambientazione, si passa alla struttura della trama che, come anticipato, è molto fitta e ben organizzata, non annoia e – soprattutto – alla fine porta ad una conclusione coerente per tutto ciò che è stato accennato durante la narrazione.

I personaggi sono ben delineati, le loro storie si intrecciano senza mai diventare eccessive in nessun modo (troppo sdolcinate, troppo cruente, troppo banali… insomma sono equilibrate).

Tra i personaggi principali troviamo anche delle creature fantastiche: i draghi! Descritti meticolosamente e capaci di sorprendere il lettore in tutti i modi possibili!

Come se non bastasse tutto ciò, a rendere la trama ancora più coinvolgente, è il fatto di avere ben quattro punti di vista all’interno della narrazione. Spostandosi geograficamente,  infatti, il lettore si posta anche con i personaggi che occupando una determinata area geografica in cui sta avvenendo qualcosa di specifico. Di conseguenza si hanno opinioni diverse sui fatti che reggono la trama.

L’unione di tutti questi elementi, amalgamati alla perfezione, crea Il priorato dell’albero delle arance.

In più:

Infine va fatta una precisazione sull’edizione: è veramente perfetta!

Copertina rigida, bordo pagina arancione, illustrazioni bellissime, curata in tutti i dettagli: la mappa, la traduzione, l’appendice con i nomi dei personaggi…tutto molto molto bello!

 

In conclusione:

Se seguite il blog da tempo, sapete che ho letto molti fantasy e che questo è uno dei miei generi preferiti in assoluto. Quando si leggono tanti libri dello stesso genere si finisce per essere ipercritici: “sempre le stesse cose”, “già visto”, “che novità”. Il bello, però, sta nel trovare qualcosa di nuovo o, perlomeno, di raccontato in modo diverso.

Questo è proprio il caso de Il priorato dell’albero delle arance. La sua particolarità, come vi ho detto poco fa, è proprio quella di “raccontare popoli”.

Questo libro è stato annunciato come il fantasy dell’anno e, in effetti, lo è.

Buona lettura!


Recensioni: INDICE

 

Furore

Furore Book Cover Furore
John Steinbeck
Fiction
Bompiani
2013
Copertina flessibile
633

Pietra miliare della letteratura americana, "Furore" è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l'anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell'opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell'odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un'intera nazione. L'impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria "come un marchio d'infamia". Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell'uomo contro l'ingiustizia, "Furore" è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.


 

Furore di Steinbeck è un grande classico contemporaneo, il tipico libro che non dovrebbe mancare a nessun lettore. Personalmente, ho deciso di leggerlo solo quest’anno perché ci sono libri che aspettano il proprio momento giusto e finalmente è arrivato anche per lui.

Gli uomini erano appoggiati alle staccionate e guardavano il mais rovinato, ormai quasi secco, con appena un po’ di verde che trapelava dalla pellicola di polvere. Gli uomini restavano in silenzio e si muovevano appena. Poi dalle case uscirono le donne e si misero accanto ai loro uomini, perché il mais si poteva anche perdere purché si salvasse qualcos’altro. I bambini indugiavano lì accanto, disegnando nella polvere con le dita dei piedi scalzi, e i bambini sondavano in silenzio gli uomini e le donne per capire se sarebbero crollati. I bambini sbirciavano la faccia degli uomini e delle donne, e tracciavano nella polvere linee meticolose con le dita dei piedi scalzi.

FURORE

Questo libro tratta temi molto importanti e altrettanto delicati: l’immigrazione, l’avvento della tecnologia, lo sfruttamento, la miseria, il crimine e l’importanza di mantenere i propri ideali.

Ovviamente la resa verosimile e realistica di temi tanto importanti non è semplice: ciò che, in questo caso, ne determina il buon esito è la capacità di Steinnbeck di rendere percepibili le scene descritte attraverso una descrizione di luoghi e personaggi capace di rapire completamente il lettore.

Alcune descrizioni possono occupare intere pagine del libro senza mai annoiare; questo lo si può intuire già all’inizio della lettura quando viene descritta la strada che il giovane Joad, uscito di prigione, percorre insieme ad un camionista a cui ha chiesto un passaggio. L’intera scena “attiva” è sovrapposta alla descrizione dei luoghi, delle persone, del clima e di tutto ciò che appare alla vista dei due personaggi coinvolti nella scena durante il viaggio.

Attraverso la famiglia protagonista, si sviluppa poi l’intera trama, che analizza il cambiamento e lo sconvolgimento che tantissime famiglie americane hanno dovuto subire durante la rivoluzione della strumentazione agricola, trovandosi senza nulla dall’oggi al domani.

La maggior parte delle famiglie, infatti, all’epoca viveva grazie al lavoro nei campi per grandi proprietari terrieri ma, con l’introduzione di trattori e macchinari che sostituivano il lavoro “a mano”, la maggior parte delle famiglie si è trovata senza lavoro e senza casa, avendo abitato fino a quel momento presso i proprietari delle terre.

Ed è proprio la famiglia la chiave di tutto. Come anticipato all’inizio, al pari dell’ambientazione troviamo i personaggi. I protagonisti sono i componenti della famiglia Joad, ovviamente, ma vengono menzionanti tantissimi altri personaggi che in qualche modo si relazionano con la famiglia Joad.

Inoltre, la famiglia Joad è “LA” famiglia: rappresentante di centinaia di famiglie americane, simbolo di un’epoca, simbolo di un periodo di transizione, composta a sua volta da simboli della società, validi in ogni epoca.

Durante il racconto, infatti, si capisca poco alla volta come ogni componente abbia un significato profondo e ricopra un ruolo fondamentale in quello che sarà il messaggio finale.

Il padre porta su di sé la pressione di essere un capofamiglia, genitore e punto di riferimento per ogni membro della famiglia stessa, in un’epoca in cui è estremamente difficile riuscire a sfamare i propri figli. La madre è una donna integra e altruista, che desidera sopra ogni cosa l’unione e la sopravvivenza della famiglia.

Poi ci sono i ragazzi, giovani, orgogliosi e testardi. Poi ci sono i bambini, che sono bambini sono nell’aspetto – e forse nemmeno in quello.

Per quanto riguarda lo stile, è sempre difficile parlarne quando si tratta di un autore di tale portata. Ebbene, nel caso di Steinbeck, per chi non avesse mai letto nulla di suo, va fatta una precisazione: il suo stile è parecchio rozzo. Attenzione, questo non significa che sia scadente, anzi! Il suo stile è volutamente rozzo.

Mi spiego meglio: nel ricreare l’atmosfera, l’ambientazione e i personaggi, Steinbeck è quasi poetico, ha una prosa estremamente descrittiva e curata, una scelta del lessico impeccabile, una cadenza e perfetta.

L’aspetto “rozzo” si nota soprattutto nei dialoghi: se a parlare è un personaggio ignorante, la formulazione dei dialoghi sarà adatta. Ed è giusto che sia così: la maggior parte della popolazione povera negli anni ’30/’40 era pressoché analfabeta, di conseguenza è corretto che i dialoghi siano costruiti secondo questa consapevolezza (cosa che spesso gli autori dimenticano).

Infine, il ritmo: definirei il ritmo di questo libro medio. Non è assolutamente un libro dal ritmo di lettura veloce per due motivi: la quantità di descrizioni e, soprattutto, la portata dei temi affrontati – vanno assimilati e capiti.

Ciò che impedisce di classificarlo come un libro lento è proprio tutto ciò che è stato detto finora: l’unione tra stile, ambientazione, trama, personaggi e atmosfera, cattura il lettore a tal punto da non lasciarlo fino alla fine.

Furore: oltre l’apparenza

Furore viene pubblicato per la prima volta nel 1939 e, poco dopo la pubblicazione, l’autore viene accusato di voler veicolare un messaggio a favore del comunismo all’interno dei propri scritti. Gli anni ’40 e quelli a seguire sono stati un periodo molto delicato e travagliato sotto l’aspetto politico, fino ad arrivare alla Seconda Guerra Mondiale e tutto ciò che ne è conseguito.

Personalmente andrei oltre questo aspetto, tralasciando gli aspetti politici e considerandolo piuttosto come un romanzo sulla vita e sugli uomini.

D’altro canto, il fatto da cui si genera l’intera vicenda è l’avvento della tecnologia nel campo agricolo. Quanto è effettivamente diverso da ciò che sta avvenendo ora? Secondo il  mio parere, per quanto sia positiva l’evoluzione tecnologica, porta comunque ad un cambiamento continuo del lavoro, all’eliminazione progressiva di alcune mansioni, all’inevitabile situazione di precarietà.

Ciò che, sempre secondo il mio parere, contraddistingue la nostra epoca dagli anni passati è l’indifferenza. Le famiglie descritte nel libro lottavano per ciò che era importante per loro e ciò che avrebbe garantito loro la sopravvivenzaFurore è l’uomo contro le ingiustizie.

Al giorno d’oggi, 80 anni dopo la pubblicazione del libro, viviamo in un mondo che sta letteralmente andando a fuoco ma il 95% delle persone sembra curarsi solo dell’apparenza sui social.

Nel consigliare questo libro A TUTTI, consiglio anche questo: leggetelo pensando ai fatti e non alla politica. Pensando a ciò che realmente gli uomini possono fare, se vogliono.

 


Furore, il film

Indice recensioni

 

Vic, dopo la tempesta

Vic, dopo la tempesta Book Cover Vic, dopo la tempesta
Giulia Savarelli
Narrativa moderna
Edizioni Effetto
2019
Copertina flessibile

Speranza è solita cibarsi di ricordi, continua ad aggrapparsi alla disfunzione del suo ventricolo sinistro pur di non vivere appieno il presente. Ogni scusa è buona per non fare i conti con le sue incertezze finché, dopo un violento temporale marzolino, ella non rimarrà incantata da una misteriosa sagoma che sembra vivere dentro le pozzanghere. Lui è Vic, giovane dai vestiti di tenebra e dalla pelle di luna, un ragazzo proprio come tutti gli altri, oppure, la soluzione alla paura corroborante che continua a logorare il cuore di Speranza.


Vic, dopo la tempesta è un romanzo breve edito da Edizioni Effetto.

Racconta la storia di Speranza, una ragazza che vive costantemente immersa nei ricordi piuttosto che pensare al presente. Inoltre si nasconde dietro il suo problema cardiaco per auto-giustificarsi delle sue paure e incertezze.

Un giorno, per caso, incontra Vic, un’ombra in una pozzanghera dopo un giorno di pioggia. Vic diventa l’inseparabile compagno di Speranza, colui che la aiuta sempre e incondizionatamente a superare le sue paure e insicurezze.

Grazie al supporto di Vic, Speranza riuscirà ad uscire dal suo guscio e affrontare la vita con uno spirito diverso, con consapevolezza ma, soprattutto, con Libertà e…

Vic, dopo la tempesta oltre la trama

Durante la lettura dell’intero romanzo, è chiaro come “tutto sia una metafora“, spesso nemmeno troppo celata: a partire dal nome della protagonista, Speranza.

In messaggio che accompagna il lettore durante tutto il racconto è, infatti, proprio quello di “non perdere la speranza”, nonostante tutto. Speranza, infatti, accompagna il lettore attraverso un percorso che può essere considerato universale, alla ricerca della serenità e di una sorta di pace con sé stessa.

Il racconto alterna fasi più lente, di descrizione, a fasi più veloci, di dialogo. Le descrizioni non riguardano solo le scene in cui è coinvolta la protagonista, ma soprattutto le sue emozioni e i suoi stati d’animo rapportati a ciò che accade.

Nel suo complesso, però, il racconto ha un ritmo di lettura veloce e si legge in tempi brevi. Lo stile dell’autrice è semplice e curato, tant’è che per tutto il testo si alternano prosa e versi, creando uno stacco che ha un duplice effetto: da un lato “rallenta” la lettura, dall’altro aumenta la possibilità di percepire a pieno le emozioni della protagonista.

In conclusione:

Consiglio questo romanzo breve a lettori onnivori e amanti della narrativa contemporanea: è un racconto piacevole e positivo che può essere alternato a letture più “pesanti”.

 


Il libro su Edizioni Effetto

INDICE RECENSIONI

 

Lo Hobbit

Lo Hobbit annotato Book Cover Lo Hobbit annotato
John R. R. Tolkien
Fantasy
Bompiani
2012
422

Per i lettori di tutto il mondo, Lo Hobbit funge da introduzione al mondo incantevole della Terra di Mezzo, dimora di quell'esercito di creature fantastiche descritte nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion. "Lo Hobbit annotato" da Douglas A. Anderson è la spiegazione definitiva delle fonti, dei personaggi, dei luoghi e delle cose del classico senza tempo di Tolkien, con più di 150 illustrazioni che mostrano interpretazioni dello Hobbit proprie di diverse culture che sono giunte ad amare la Terra di Mezzo, oltre ai disegni, le mappe e i dipinti originali dell'autore. Un'interessante panoramica della vita di Tolkien e della vicenda di pubblicazione dello Hobbit, che spiega come ogni caratteristica della storia si adatti al resto del mondo inventato dall'autore e svela connessioni spesso sorprendenti e ricche di significato con il nostro mondo e la storia della letteratura a noi più nota, da "Beowulf" a "The Marvellous Land of Snergs", dai fratelli Grimm a C. S. Lewis. Questa edizione dello Hobbit annotato vede la nuova traduzione a cura della Società Tolkieniana Italiana.


 

 

Lo Hobbit, seconda tappa della nostra alla scoperta di Tolkien, si è rivelato un romanzo fantasy molto piacevole.

Lo Hobbit: la riconquista del tesoro

Lo Hobbit (titolo originale: The Hobbit, sottotitolato There and Back Again, ossia “Andata e ritorno”), noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da J. R. R. Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1937.

Nel romanzo ci sono chiari riferimenti a Il Silmarillion, soprattutto in tutto ciò che riguarda il passato degli elfi e degli hobbit come popoli. Tuttavia, può essere letto tranquillamente anche senza aver letto Il Silmarillion in precedenza; piuttosto leggere Il Silmarillion può servire come base di partenza per lettori interessati a leggere Tolkien per intero o ad approfondire la genesi del mondo narrato ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Il Silmarillion infatti narra le vicende di Arda fino alla Terza Era (compresa), epoca in cui sono ambientati Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Questo è il momento effettivo in cui gli Hobbit fanno il loro ingresso trionfale tra popoli di maggior carisma o fama: elfi, uomini e nani.

Gli hobbit infatti vengono presentati come popolo tranquillo, isolato e pacifico, dedito ad una vita di abitudini, pasti abbondanti e momenti tra amici. Ad eccezione di alcuni casi sporadici, non si tratta nemmeno di un popolo avventuroso o particolarmente attratto dalle novità e dai cambiamenti.

Tuttavia, Bilbo – il protagonista del racconto, si trova a compiere imprese straordinarie, tanto più se si tratta di uno Hobbit! Ed è proprio in questo modo che gli Hobbit diventano fondamentali per eliminare il male dal mondo.

«Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili»

La trama, quindi racconta la storia di Bilbo, “lo scassinatore”,  che viene reclutato da Gandalf insieme a 13 nani per affrontare un lungo viaggio fino alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani, saccheggiato e gelosamente custodito da Smaug, un potente drago.

Oltre la trama

Durante il viaggio, il gruppo di piccoli eroi si trova ad affrontare avversità di ogni genere: ragni giganti, elfi ostili, un drago enorme, troll e così via. In ogni passaggio, però vengono messi in risalto degli aspetti positivi o negativi dei personaggi e, in modo simbolico, del genere umano.

Per sintetizzare, si hanno tante piccole fiabe dentro una fiaba articolata. Ognuno di questi eventi, infatti, è strutturato come una fiaba e il libro stesso lo è: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, sfida, ostacoli, esito finale.

In realtà il libro, originariamente, è nato proprio con questo scopo: Lo Hobbit era una fiaba per bambini. Effettivamente lo si capisce dallo stile di scrittura, dal lessico e da tanti altri elementi:

  • Lo stile: molto scorrevole, soprattutto se paragonato a Il Silmarillion; discorsivo e colloquiale, a tratti simpatico e scherzoso nonostante alcune scene “negative”.
  • Le “interruzioni“: momenti in cui l’autore si rivolge al lettore invitandolo a proseguire o annunciandogli cosa succederà in seguito, o ancora perché alcuni fatti vengono raccontati in un secondo momento – proprio come si fa quando si racconta una fiaba ad un bambino.
  • Il lessico: più semplice rispetto a Il Silmarillion, contiene alcuni termini tipici di Tolkien (soprattutto nomi, specie fantastiche o oggetti/luoghi inventati dall’autore o che comunque mantengono un’origine inglese – es. erba pipa perché tabacco sarebbe stato troppo “americano”) ma nonostante questi rimane scorrevole e semplice da seguire.

Tra i personaggi sono menzionati gli elfi, ma non descritti accuratamente come ne Il Silmarillion; viene menzionato Sauron, così come i vari Re o eroi del passato ma anch’essi non vengono descritti in modo approfondito. I personaggi principali, invece, sono:

  • Bilbo Baggins è un perfetto esempio di hobbit: adora mangiare, fa due colazioni abbondanti, ha una sfilza esagerata di parenti, ama la compagnia, la sua casa e i suoi averi, non è particolarmente avventuroso ma ha ereditato quel pizzico di curiosità che lo spinge in questa avventura;
  • Thorin Scudodiquercia è il capo della compagnia dei 13 nani della spedizione, è il nipote del “Re Sotto la montagna”, cosiddetto perché regnò sulle terre comprese tra Dale e la Montagna Solitaria, fino all’arrivo del drago Smaug.
  • Balin, Dwalin, Fíli, Kíli, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur sono i 12 nani che accompagnano Bilbo e Thorin alla Montagna Solitaria;  Fíli e Kíli sono nipoti di Thorin.
  • Gandalf  è uno stregone di nota fama che è solito recarsi nella Contea, dove allieta gli hobbit con degli spettacoli pirotecnici, nonché ideatore della spedizione verso la Montagna Solitaria.
  • Beorn è un uomo dei boschi, può trasformarsi in orso; è un aiuto fondamentale per la compagnia in viaggio verso la Montagna Solitaria, dopo una disavventura con gli orchi.
  • Smaug è un drago di notevole potenza, ha saccheggiato i tesori dei nani, che custodisce gelosamente ed è particolarmente aggressivo con chi si avvicina ai suoi territori.

In conclusione: Lo Hobbit è il fantasy per eccellenza, senza questo libro e Il Signore degli anelli non esisterebbe la maggior parte del fantasy moderno, motivo per cui lo consiglio ad appassionati del genere e non.

Una precisazione su Lo Hobbit Annotato: questa è l’edizione che ho letto e la consiglio per la quantità di approfondimenti e illustrazioni che contiene;

 


#FumiamoErbaPipa

Per chi non avesse seguito le vicende su Instagram, FumiamoErbaPipa è in nuovo nome del gruppo che abbiamo creato per scoprire Tolkien e le sue opere: il nome la dice lunga sull’andazzo del gruppo!

Ma, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, siamo riusciti a portare a termine la lettura con successo e siamo rimasti tutti soddisfatti da questa seconda opera di Tolkien letta in compagnia!

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia molto più leggero e scorrevole rispetto a Il Silamrillion, infatti lo abbiamo letto molto più in fretta e con meno difficoltà. C’è stato chi ha confrontato il libro e il film e su questo punto ognuno ha la propria idea: personalmente trovo che, come per tutte le altre trasposizioni, siano due opere magnifiche ma non paragonabili tra loro.

Possiamo quindi riassumere un mese di lettura così:

  • lettori soddisfatti: 100%
  • il 70% di noi ha preferito Lo Hobbit a Il Silmarillion
  • Il primo posto sulla scala d’importanza nella lettura va allo stile, il secondo posto  è a pari merito tra trama e messaggio, il terzo posto va ai personaggi
  • L’85% di noi si sente uno hobbit
  • I commenti veloci sono stati:

Per unirvi a noi scrivetemi!!:)

L’artificio dell’illuminato – Seraphita

L'artificio dell'illuminato - Seraphita
Sarah Helmuth
Fantasy
Bookabook
2019
Copertina flessibile
153

Nel Continente si annidano forze oscure. Gli alchimisti hanno occupato la Fortezza di Andria, al cui interno perpetrano macabri esperimenti su vittime innocenti. Seraphita, cavia che l’Illuminato considera il proprio capolavoro, riesce a evadere dalla prigione in cui ha trascorso la vita e a rifugiarsi nei boschi.
Impaurita e stremata, si imbatte nel mercenario Gareth, che si offre di proteggerla e condurla al sicuro. La ragazza decide di seguirlo, nonostante non sia certa di potersi fidare di lui. Insieme affronteranno i chan-eil-marbh, i non-morti, aberrazioni in cerca di vendetta. Ma questo è solo l’inizio delle avventure che vedranno cinque giovani opporsi all’imperversare del male.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita è un libro fantasy fuori dal comune e la sua particolarità sta nel fatto che la trama si basi su un’esperienza di gioco di ruolo dell’autrice con un gruppo di amici.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita: il libro

Come anticipato, si tratta di un romanzo fantasy ispirato ai personaggi creati per un gioco di ruolo.

Prologo

Affondò i piedi nella sabbia bianca. Inevitabilmente, ebbe la tentazione di immergerci la mano. Ogni granello che scivolava tra le sue dita gli ricordava lo scorrere del tempo. Alzò lo sguardo oltre le dune e le rocce, e un bagliore attrasse la sua attenzione. Se il vecchio non mentiva, laggiù doveva trovarsi ciò che cercava da mesi.
Si incamminò, mentre l’uomo che gli aveva fatto da guida indietreggiava orripilato. Nessuno osava avvicinarsi a quel pinnacolo maledetto!
Osservò il cielo, aspettandosi chissà che cosa. Un intervento divino forse… e sorrise. Oltrepassò il pendio seguendo il profilo di alcune rocce in rilievo che spuntavano a malapena dalla sabbia, percependo le suole delle scarpe perdere aderenza con il terreno. Dalla cima il panorama mozzava il fiato, eppure nulla avrebbe potuto emozionarlo più di ciò che gli si era parato davanti agli occhi. L’aveva trovata…
Una raffica di vento che portava con sé il profumo della salsedine gli sfilò il cappuccio del mantello. Si ricompose e, tenendolo fermo sul viso con entrambe le mani, si apprestò a scendere.

La protagonista del racconto è Seraphita, cavia innocente e vittima di esperimenti da parte dell’Illuminato e dei suoi subordinati, secondo i quali sarebbe un esperimento particolarmente ben riuscito. Sarephita, infatti, ha la capacità di mutare il proprio aspetto e le proprie capacità fisiche, assumendo tutte quelle della creatura in cui si trasforma (vampiro, per esempio).

Dopo anni di prigionia, riesce a liberarsi e a fuggire nei boschi. Lì incontra un ragazzo di nome Gareth che si offre di accompagnarla nel lungo e tortuoso viaggio che la aspetta.

Effettivamente, essere in due non guasta trovandosi di fronte ai non-morti, creature mostruose e desiderose di vendetta. L’incontro con queste creature, però, è solo la prima di molte ostilità.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita è ambientato perlopiù tra fortezza, boschi e villaggi circostanti. L’atmosfera che si percepisce è un misto tra magia e oscurità. Molto rilevanti sono le emozioni dei personaggi, che aiutano a immergersi nella lettura e anche a creare l’atmosfera giusta per ogni ambientazione e per ogni scena.

L’artificio dell’illuminato – Seraphita: oltre la trama

In questo libro si distinguono nettamente due caratteristiche dominanti all’interno della narrazione. La prima è quella della fiaba: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, prove da superare, aiuto esterno, epilogo.

La seconda è quella tipica della narrazione giapponese (seconda parte del libro), in cui troviamo un gruppo di cinque persone – tra cui una “dominante” e le altre, ognuna a suo modo, determinati per il buon esito della missione prestabilita, in questo caso la lotta contro il male voluto dall’Illuminato.

Il ritmo di lettura è abbastanza veloce, lo stile è semplice e come appendice del libro è stato inserito un elenco di nomi utili a non perdere il filo del racconto. Tutto ciò rende la lettura semplice e scorrevole ma non per questo meno “importante”: nel libro, infatti, troviamo molti elementi rilevanti, come l’amicizia, la fiducia, le prove da superare e la necessità, talvolta, di chiedere aiuto.

In conclusione credo che L’artificio dell’illuminato – Seraphita sia un libro adatto a ragazzi e adulti, soprattutto se appassionati di fantasy o gioco di ruolo. Su questo punto va fatta una precisazione: il gioco di ruolo, in realtà, non viene mai menzionato e, non sapendolo, il libro risulterebbe un racconto in cui si mescolano diversi tipi di creature fantastiche ma non necessariamente tratte da un gioco. Perciò è adatto anche a chi non è interessato ai giochi di ruolo, come qualsiasi altro libro del genere fantasy.

 

L’autrice

Sarah Helmuth
Sarah Helmuth (pseudonimo di Sara Raffo) è nata a Genova nel 1983. Cresciuta tra i vicoli della Superba, dove vive tuttora, è da sempre appassionata di narrativa classica e fantasy. L’Artificio dell’Illuminato – Seraphita è il suo romanzo d’esordio.
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Angeli e alchimia

Angeli e alchimia Book Cover Angeli e alchimia
Barbara De Maestri
Urban fantasy
Self-published
Copertina flessibile
219

“Siamo onesti! Chi non vorrebbe lasciare una traccia del suo passaggio su questa Terra?”
Forse nessuno, tantomeno quegli uomini tenaci che siano riusciti a penetrare i segreti più potenti e pericolosi che gli antichi Sapienti avevano celato al mondo, a ragion veduta, col potere dei simboli e dell’Alchimia.
E certamente non il prof. Balthasar Hopp, il solo ad aver decifrato un raro manoscritto di Ermete che rivela come riscrivere la storia dell’umanità e cambiare i destini del mondo!
Determinato a perseguire il suo disegno, coinvolge cinque ragazzi con abilità straordinarie i cui destini erano già potentemente legati tra loro, in una realtà che si rivela molto diversa da quel che appare.
E il viaggio ha inizio.
Si stringono alleanze, nascono intrighi e doppi giochi per la conquista del potere, le amicizie si mettono alla prova e una delicata storia d’amore senza tempo travolge proprio Marcus e Estelle, decisi a stare ben distanti l’uno dall’altra. Lui ricco, altezzoso e dall’intelletto raffinato, risoluto a tenere tutti a debita distanza. Lei, di una bellezza semplice e introversa, che detesta gli snob e non ama apparire.
Il cammino alchemico lungo la Linea Sacra è affascinante e insidioso, e alcuni Angeli in incognito decidono di giocare un ruolo fondamentale nell’eterna partita tra il bene e il male.
Dove può arrivare la follia umana per la brama del potere? E qual è il vero potere degli esseri umani su questa Terra?


 

Angeli e alchimia: tra fantasia e realtà.

Angeli e alchimia: il libro

Questo romanzo di Barbara De Maestri può essere definito un urban fantasy moderno e giovanile, ma con un nucleo universale e senza tempo.

Racconta la storia di cinque ragazzi con capacità straordinarie, che vengono arruolati da un professore che decifra un manoscritto antico e decide di mettersi sulle tracce della pietra filosofale.

Ognuno dei cinque ragazzi realizza in fretta di essere in realtà diverso dagli altri, ognuno a suo modo.

Estelle, Marcus, Lucas Dylan e Samuel iniziano così una nuova vita, decisamente inaspettata in compagnia del loro “dono”e dei nuovi amici, per quanto il primi tempi non siano affatto facili.

Fidarsi degli altri ed aprirsi con loro non è semplice: d’altro canto si tratta di cinque sconosciuti che si trovano all’improvviso ad affrontare sfide e segreti tutt’altro che semplici da gestire.

Con il tempo imparano a conoscersi e a sostenersi a vicenda; tra Estelle ed un altro membro del gruppo scatta l’amore, in modo bizzarro e molto dolce.

Oltre la trama

Angeli e alchimia è un romanzo molto piacevole, scorrevole e che lascia un bel ricordo. Parla di amicizia, amore, ostacoli da superare e quel qualcosa di magico che lega delle vite tra loro, nel presente e nel futuro.

Il ritmo di lettura è medio; lo stile dell’autrice è semplice ma curato e molto scorrevole.

Personalmente ho trovato un po’ di differenza tra la prima e la seconda parte (soprattutto il finale): la prima parte mi è sembrata più dettagliata della seconda. In ogni caso i protagonisti vengono descritti molto bene, soprattutto dal punto di vista sentimentale e caratteriale. Allo stesso modo i luoghi e gli eventi sono sempre descritti in modo da accompagnare il lettore nell’immaginazione di tutto ciò che accade.

In conclusione

Credo sia un libro adatto a molti tipi di lettori: gli amanti del fantasy, del sovrannaturale, del romanzo rosa e del racconto in generale. Personalmente l’ho trovato molto piacevole, soprattutto per come ha trattato il tema del “legame eterno”.

Per avere più informazioni, seguite l’autrice su instagram: @angeliealchimia


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Mokummer

Mukummer: un viaggio attraverso una città e una vita.

Il vecchio Damp gode di una certa fama tra i locali di Amsterdam, grosso modo tutti quelli che vivono in zona ne conoscono l’indirizzo. Credo che Bowie, il gatto del proprietario, non sia mai uscito da queste mura. Preferisce trascorrere la giornata sullo sgabello davanti alle vetrine, lato opposto rispetto a dove sono io ora, bello panciuto a dormire o leccarsi la coda (non lo biasimo, tutto sommato).

Una volta ho provato a spostarlo, un semplice sciò con la mano, e avresti dovuto vedere che pandemonio ne è venuto fuori: il bastardo rizza le orecchie, mi graffia sul polso, rovescia l’Acqua della Terra sulla jolla già pronta e poi salta giù, non prima di aver seminato peli sulla giacca di un tizio il quale, ascolta bene, si incazza con me e mi accusa di odiare gli animali e magari anche i bambini – è pieno di gente strana, dentro e fuori il locale, e chissà quanta ancora ne devo incontrare tra le strade di questo mondo.

Mokummer: la storia

Il romanzo racconta la storia di un ragazzo smarrito, al limite, che nonostante le apparenze, non perde la voglia di scoprire “qualcosa di nuovo”.

Il protagonista è Vals, questo ragazzo che si trova a girovagare per le via di Amsterdam, in cerca di sé stesso e di qualcosa in più. In realtà, prima di arrivare a questa conclusione, attraversa un periodo fatto di sonno, droghe e smarrimento in generale. Successivamente, tra momenti di lucidità e non, incontra personaggi inaspettati ma determinanti, che lo aiutano a uscire dal vortice che si è creato e a cercare, appunto, quel qualcosa in più.

Mukummer: oltre la trama.

Come ho accennato all’inizio della recensione, Mokummer è un viaggio attraverso una città – Amsterdam – e attraverso una vita, quella di Vals.

L’ambientazione “di sfondo” è quella della città di Amsterdam, ma le varie scene sono ambientate nei luoghi più disparati, di cui viene descritto il necessario alla resa della trama.

L’atmosfera che si percepisce è un misto di foschia, confusione e smarrimento, come è giusto che sia vista la storia.

Lo stile dell’autore è semplice e il ritmo di lettura è molto veloce, non solo per la brevità del racconto, ma anche per il modo in cui è scritto: la punteggiatura, soprattutto, influisce molto sul ritmo di lettura in questo caso.

In conclusione

Mokummer è un racconto piacevole, che si legge tutto d’un fiato e porta il lettore ad immergersi in una vita parallela, in un percorso di 140 pagine.

Lo consiglio agli amanti dei romanzi moderni e delle storie travagliate, che mescolano introspezione e i problemi più disparati (come la droga, per esempio) a “soluzioni” bizzarre, come incontri straordinari.

Trovate il libro su bookabook.it

L’autore

Marco Cornetto
MARCO CORNETTO nasce a La Spezia nel 1992. Laureato in Economia per l’Innovazione, vive e lavora tra Italia, Australia, Olanda, Spagna e Vietnam. Si occupa di imprenditoria sociale di giorno e di scrittura creativa la sera. Mokummer è il suo secondo romanzo.

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Il tulipano nero

Il tulipano nero. Ediz. integrale Book Cover Il tulipano nero. Ediz. integrale
Grandi classici
Alexandre Dumas
Romanzo, Classico
Crescere Edizioni
2016
Flessibile
224

Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Recensire Il tulipano nero o no? C’è chi sostiene che le recensioni dei classici siano inutili perché, in quanto classici, non necessitano di commenti. Io credo piuttosto che recensire un classico non sia semplice perché, per quanto la recensione voglia essere oggettiva, si rischia sempre di improntarla con un giudizio. Tuttavia, anche questo giudizio può aiutare il lettore successivo a farsi un’idea del tipo di lettura a cui va in contro. Perciò eccoci qua…

Il tulipano nero

Il tulipano nero è un romanzo di Alexandre Dumas (padre) scritto nel 1850.

Ambientato nei Paesi Bassi, nel ‘600 (periodo d’oro per l’Olanda), racconta di una efferata lotta di potere tra Johan De Witt (un ricco borghese) e Guglielmo III D’Orange (aristocratico).

Alla base della trama c’è il mercato dei tulipani, che venivano importati dall’Oriente. Il mercato dei tulipani diventa in poco tempo la base dell’economia olandese, attirando soprattutto i nobili del Paese. Il prezzo dei fiori continua a salire, vittima delle speculazioni di chi vede in questi fiori un’ottima fonte di guadagno. Questo libro racconta i meccanismi del mercato dei tulipani dell’epoca attraverso una storia originale e coinvolgente.

Il tulipano nero racconta…

La storia del medico Cornelius Van Bearle che, pur essendo di famiglia borghese benestante, decide di non portare avanti gli affari di famiglia ma di investire nella coltivazione di tulipani di ogni specie e colore, fino a creare il misterioso e impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini.

Un vicino invidioso, però, tenderà una trappola a Cornelius, che rischierà addirittura la condanna a morte.

Inizia in questo momento una storia tragica di amore e lotta per la giustizia.

Il tulipano oltre la trama

Il tulipano nero è un grande classico di Dumas, autore noto per il suo stile curato e coinvolgente e per le sue storie affascinanti. Come ci si può aspettare dal titolo e dall’autore, è un libro di grande classe ed eleganza, nonostante tratti anche di invidia, odio e violenza.

Ha un ritmo di lettura medio a causa delle descrizioni e delle nozioni da assimilare (soprattutto nella prima parte) per potersi immergere nella storia.

In realtà, il ritmo cambia a metà del libro: la prima parte è più lenta, contiene più informazioni storiche e dettagli su quella che è realmente stata la storia del mercato dei tulipani in Olanda. Nella seconda parte, invece, hanno più importanza i protagonisti del racconto e il ritmo accelera leggermente.

Come tanti libri contemporanei a questo, fa riferimento alla società dell’epoca mettendone in risalto alcune caratteristiche e, soprattutto, alcuni difetti e mancanze. Tra le righe si può trovare una sorta di critica ai ceti sociali protagonisti del racconto.

Nonostante ciò, però, è un libro che si legge tranquillamente e lascia un bel ricordo. Per questo lo consiglio sia agli amanti dei classici e sia a lettori “onnivori”, merita davvero di essere letto nonostante non sia di certo il più conosciuto romanzo di Dumas.

***un appunto: in questo caso, l’edizione Crescere non è la migliore. Nel testo ci sono alcuni errori e la traduzione non è sempre scorrevole.


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