Il sangue degli elfi – The Witcher 3

Il sangue degli elfi. The witcher Book Cover Il sangue degli elfi. The witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2019
393

Il regno di Cintra è caduto. Dopo quattro giorni d'assedio, le truppe di Nilfgaard irrompono nel castello e massacrano l'intera famiglia reale. La principessa Ciri è l'unica che riesce a fuggire ma, all'improvviso, un cavaliere nemico le si para davanti e avanza minaccioso, brandendo un pugnale insanguinato... Ciri non ricorda cosa sia successo. Sa solo che ora è sana e salva, protetta dalla spada di Geralt di Rivia e dalle possenti mura di Kaer Morhen, la fortezza in cui si addestrano i giovani strighi, gli assassini di mostri. Anche Ciri vorrebbe diventare una di loro, così, se tornasse il cavaliere di Nilfgaard, lei non avrebbe più paura, anzi sarebbe pronta a combattere. Una sera, però, al termine di un'estenuante giornata di allenamento, la ragazza dimostra di possedere straordinarie capacità psichiche, così dirompenti da non lasciare adito a dubbi: è lei la Fiamma di Cintra di cui parlano le profezie, la forza che salverà i popoli del mondo dalla rovina. Il suo destino è quindi segnato: deve partire subito per Ellander, dove una maga le insegnerà a controllare quell'immenso potere. Tuttavia, durante il viaggio, Ciri e Geralt dovranno stare molto attenti. Perché un sicario è già sulle loro tracce, disposto a tutto pur di eliminare la Fiamma di Cintra e scatenare il caos...

Il sangue degli elfi  è il primo romanzo vero e proprio della Saga di Geralt di Rivia dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. In ordine cronologico di narrazione però si colloca al terzo posto, preceduto da Il guardiano degli innocenti e La spada del destino, che sono raccolte di racconti.

Ricorda. La magia è Caos, Arte e Scienza. È maledizione, benedizione e progresso. Tutto dipende da chi si serve della magia, come e con quale scopo. Ma la magia è ovunque. Ovunque intorno a noi. Facilmente accessibile. Basta allungare la mano. Guarda.

Il sangue degli elfi

In questo terzo volume molti dei pezzi che finora erano sparsi, trovano il loro posto all’interno della trama generale della saga. Viene fatta chiarezza sulla natura di Ciri, Geralt e Yennefer definiscono i loro ruoli all’interno della storia e nei confronti della bambina. C’è un altro personaggio a ricoprire un ruolo importante in questo volume… e si pensava non esistesse più!

Come anticipato per i due volumi precedenti, la saga si basa su ben quattro punti di forza:

  • lo stile;
  • i personaggi;
  • l’ambientazione;
  • l’atmosfera.

Senza ripetere quanto detto in precedenza, quindi, ci si può soffermare sulle “novità”: la più importante è sicuramente il fatto che si tratti di un romanzo anziché di una raccolta di racconti. La suddivisione avviene quindi in capitoli, in ordine cronologico, non in “eventi” distaccati.

Inoltre, rispetto ai precedenti volumi, questo districa in modo lineare ciò che accade sullo sfondo: lotte di potere tra re, rivalità tra creature di varie specie, intrighi tra maghi e così via. I tre personaggi principali salgono di livello: Geralt mostra ancor di più la sua personalità dalle mille facce, Yennefer si rivela una grande donna oltre che una grande maga, Ciri si allena fino allo sfinimento in tutte le sue svariate capacità e… ovviamente, non è ancora in salvo!

Il sangue degli elfi, come l’intera saga, è un fantasy molto valido dal punto di vista tecnico, piacevole da leggere, molto scorrevole e capace di dare un sacco di emozioni.

Per tutte le informazioni tecniche su questa saga vi rimando alle due recensioni precedenti:


Recensioni: INDICE

Ambitum surrexit – La rosa dei venti

Ambitum surrexit. La rosa dei venti Book Cover Ambitum surrexit. La rosa dei venti
Nuove voci. Tracce.
Denis Valentini
Fiction, Thirller
Albatros
2019
Copertina flessibile
193

Una serie di inspiegabili omicidi sta disegnando negli Stati Uniti d'America una mappa del terrore. A cercare di mettere  un freno alla scia di sangue che imbratta il Paese, una singolare squadra composta da quattro uomini: un poliziotto spagnolo, un agente della F.B.I., un pugile cubano, stella nascente della box mondiale e un ex baro, deciso più che mai a ricostruirsi una dignità. John, questo il suo nome, ha un intuito formidabile e una straordinaria capacità di cogliere particolari impercettibili, affinata in lunghi anni spesi sul tavolo da gioco; queste sue doti, unite alle indagini dei federali e al coraggio del campione olimpico del ring, costituiranno l'unico argine possibile al dilagare di un disegno criminale,un piano dietro al quale si nasconde la mano di un ordine antichissimo, nato per la difesa dei piccoli, i cui nobili principi sembrano soffocare nella sete di potere...

Ambitum surrexit – La rosa dei venti, romanzo d’esordio di Denis Valentini, è un thriller breve ma intenso, ambientato negli Stati Uniti.

Ambitum surrexit – La rosa dei venti

Strani omicidi scuotono gli Stati Uniti: ad investigare questi casi inspiegabili sono quattro persone che difficilmente si potrebbero associare tra loro. Un poliziotto e un agente dell’FBI – i più “normali” nello svolgere questo compito – un pugile e un ex truffatore deciso a darsi una seconda possibilità e aiutare nel lavoro a questo caso, che si rivela sempre più complesso e misterioso a mano a mano che si va avanti con la lettura.

I personaggi principali sono, quindi, questi quattro. Ma il vero protagonista è John, l’ex truffatore. Il protagonista è infatti colui che si rivela determinante per la risoluzione del caso ed è anche il personaggio che viene maggiormente descritto, soprattutto dal punto di vista caratteriale.

L’antagonista viene rappresentato attraverso un gruppo di persone che fa parte di una “setta segreta” votata all’aiuto degli indifesi. Così descritta, sembrerebbe un’entità positiva. In realtà si scopre che alcune persone all’interno di questa setta stanno portando avanti una sanguinaria lotta per il potere e che la missione iniziale è stata completamente sopraffatta da egoismo e interesse.

Oltre la trama

L’ambientazione varia spesso, ma geograficamente gli avvenimenti si collocano sempre all’interno del territorio degli Stati Uniti d’America e nel tempo presente. L’atmosfera, invece, varia di scena in scena ma ha sempre la funzione di creare tensione e suspense nel lettore. E, in effetti, ci riesce: l’intera trama, fino all’epilogo, è un susseguirsi di cause ed effetti che non lascia un attimo di respiro.

Ambitum surrexit – La rosa dei venti  è quindi un thriller dal ritmo di lettura piuttosto veloce. Grazie allo stile semplice, alla struttura della trama e alla lunghezza effettiva del testo, infatti,  possibile leggere questo libro in tempi piuttosto brevi. Ciò che cattura il lettore è la lotta tra un’entità che dovrebbe essere positiva ma non lo è più e questa improbabile squadra di investigatori.

In conclusione

Consiglio Ambitum surrexit – La rosa dei venti agli appassionati di thirller e a lettori onnivori. Sicuramente apprezzeranno la lotta tra John, Joel, Mariano e Ryan contro il Gran Maestro.
Un buon punto di partenza dell’autore come suo esordio letterario: sicuramente potrà affinare lo stile in futuro.


 

Recensioni: INDICE

 

 

The Drunk Fury – La nascita della fratellanza

The drunk fury. La nascita della fratellanza Book Cover The drunk fury. La nascita della fratellanza
Paolo Andrico, Paolo Maria Corbetta
Fiction, Storico, Epistolare
bookabook
2019
Copertina flessibile
261

Mar dei Caraibi, 1702. Isabel de la Guardia, figlia del viceré del Perù, inorridita dai soprusi inflitti dagli spagnoli agli indigeni e infiammata dagli ideali dei ribelli, rinnega sangue e patria e progetta un'insurrezione. Le rivoluzioni però costano e per armare i rivoltosi la principessa ha un piano: recuperare il tesoro maledetto dell'Huascarán. Recluta così una ciurma di pirati, nativi, utopisti e balenieri e fonda la fratellanza della Drunk Fury. Anni dopo, nel 1718, toccherà a due reduci della spedizione raccontare gli eventi: Jack Tyler, pirata e baleniere, e Paul Dragon, rivoluzionario corso. Ma il passato è meno lontano e più minaccioso di quanto si possa pensare. Tra sospetti, imboscate, colpi di spada, barili di rum, vecchi nemici e nuovi amici, Jack e Paul dovranno sopravvivere ai propri demoni e lottare per un'ultima, insperata, possibilità di redenzione.

La mia interpretazione del personaggio di Chepi


The Drunk Fury – La nascita della fratellanza è il primo volume di una saga fiction-storica, ambientata nella prima metà del ‘700 attraverso il Mar dei Caraibi.

The Drunk Fury – La nascita della fratellanza

In questo romanzo ci sono tante cose analizzare e che vale la pena sottolineare.

Si tratta di un romanzo storico che ha come protagonisti personaggi inventati, ma che in qualche modo richiamano quelli realmente esistiti – quantomeno come simbolo di una categoria: pirati, nobili, nativi americani, e così via.

La nascita della fratellanza è il primo volume della saga e racconta, appunto, la prima parte di una storia che vede protagonisti Jack Tyler e Paul Dragon, due ex-pirati molto legati tra loro. I due protagonisti si sono ritirati da tempo quando decidono di raccontare le proprie gesta e fare chiarezza su quanto accaduto anni prima. In questo modo inizia la vera e propria storia della Drunk Fury: una nave, una leggenda, un simbolo.

Ambientato nel Mar dei Caraibi, a partire dal 1702 e nei due decenni successivi, ripercorre una parte della storia d’America e dei colonizzatori europei, attraverso le vite di una manciata di persone che simboleggiano, in qualche modo, i tratti caratterizzanti della società settecentesca, a partire dai pirati della peggior specie fino ai nobili più spietati e senza scrupoli.

The Drunk Fury – La nascita della fratellanza  unisce lettere e memorie, creando un ritmo di lettura piuttosto veloce e incalzante. Lo stile invece, giustamente, varia a seconda che sia Paul o Jack a scrivere. Benché ci siano alcuni tratti comuni, sono comunque distinguibili come “due penne diverse”.

Oltre la trama

Attraverso le lettere che Paul e Jack si scambiano, si ricostruisce a ritroso parte della trama che lega l’intera saga – fino ad arrivare alla Nascita della fratellanza.

Oltre ai due protagonisti citati poco fa, ci sono Marie Anne e Chepi, due donne a cui Paul e Jack si legano durante la loro straordinaria avventura. Due pirati, una nobildonna che rinnega le sue origini per qualcosa di più nobile, una nativa americana: tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Cercano la libertà.

In questo senso il testo è molto rivoluzionario e idealista: la Drunk Fury viene infatti costituita per opporsi ad una sorta di imposizione dell’impero sul mare, sottratto ai suoi precedenti occupatori. Ognuno dei fondatori ha un motivo diverso e ugualmente valido per opporsi a questo regime.

Questa trama e questo sviluppo dei fatti sulla base di una qualche rivoluzione vengono spesso utilizzati nei romanzi… ma non in una storia di pirati! In questo il testo è molto originale.

Inoltre il ruolo del pirata viene rivalutato. Mai sentito parlare di Pirati Nobili? Strana associazione di parole, in effetti.

Ebbene, questi sono i pirati nobili: i protagonisti (non solo Paul e Jack)  tengono fede ai propri ideali dall’inizio alla fine, rischiando la vita per difendere il mare e il loro diritto di far parte di una realtà che sta per essere spazzata via. Volendo rendere universale il messaggio contenuto in questo libro, lo si può sintetizzare in questo modo: una lotta per la libertà e per mantenere ciò che c’è, in modo che non venga annientato dal “nuovo”.


In più.

Il libro contiene anche:

  • L’elenco dei personaggi con una breve descrizione
  • La biografia dei protagonisti
  • I ritratti dei personaggi principali

In conclusione:

Un bel libro: originale, con un bel messaggio, adatto a tutti i lettori. Consigliato!


RECENSIONI: INDICE

L’età dei profeti

L'età dei profeti Book Cover L'età dei profeti
Matteo Farneti
Thriller
Self-published
Copertina flessibile
408

L’età dei Profeti è un libro difficile da definire: un thriller? Un romanzo? Probabilmente una via di mezzo.

L’età dei profeti

Si tratta di un libro molto inteso, soprattutto per la quantità di avvenimenti che vengono narrati. Attraverso il protagonista si passa attraverso una serie di scene che vedono alternarsi questioni di affari (soprattutto legati al destino di una importante banca), politica e problemi personali di Mattia, il protagonista.

Per quanto riguarda i personaggi, perciò, si può dire che quelli secondari fungano esclusivamente da “base” per la trama, tranne una figura femminile – Giulia – che scatena l’inizio di tutto il percorso di Mattia. Benché si trovi ad affrontare ostacoli e problemi di ogni genere, il protagonista rimane immutato dall’inizio alla fine. Si tratta di un ragazzo che ha avuto problemi di alcol e droga, relazioni tormentate – fatta eccezione per quella con Giulia, che comunque è terminata. In più di 400 pagine e dopo una serie di eventi fuori dal comune, Mattia è lo stesso dell’inizio: è come se la trama iniziasse e finisse senza uno scopo, o quantomeno senza avere un risvolto sul protagonista. Per questo motivo è difficile entrare in sintonia con lui ed è difficile per il lettore immergersi nella storia.

Il ritmo di lettura è medio: benché lo stile sia semplice e scorrevole, la struttura rallenta la lettura. Il lettore si trova di fronte ad un puzzle da comporre e solo alla fine riesce a mettere insieme tutti i pezzi – come è giusto che sia.

Una  nota va fatta sull’epilogo: le ultime pagine, infatti, vanno interpretate da ogni lettore e, in base a queste, il libro può assumere significati diversi (personalmente credo possa essere interpretato almeno in due modi).

In conclusione

Personalmente credo sia un libro con un buon potenziale, che ha coinvolto il lavoro di diverse persone e soprattutto ha richiesto un grande impegno da parte dell’autore. Ho apprezzato molto la scelta delle citazioni e l’iea alla base della trama. Tuttavia, credo che possa essere migliorato ulteriormente o che, in ogni caso, l’autore possa sviluppare al meglio le sue capacità e le sue idee.

Ringrazio l’autore per avermi inviato una copia del libro e avermi dato modo di leggere la sua opera!


INDICE RECENSIONI

Gli occhi invisibili del destino

Gli occhi invisibili del destino Book Cover Gli occhi invisibili del destino
Mondo
Silvia Casini
Thriller, Urban Fantasy, Soprannaturale
Golem Edizioni
2019
Copertina flessibile
277

Eilis Rush ha occhi molto particolari: verdi, striati di grigio, giallo e blu notte, ma soprattutto nascondono un segreto. Lei è una giovane studentessa diciassettenne che, dopo un incidente automobilistico, dove i suoi genitori hanno perso la vita, dall’America è venuta a vivere a Roma. Va a stare da sua zia Clara che gestisce il negozio esoterico “Filincanto”. Eilis ha un’amnesia parziale a causa del trauma subito e non riesce a ricordare molti dettagli del suo passato, in compenso ha strane e inquietanti percezioni, così sua zia la porta da uno psichiatra. In sala d’attesa, Eilis legge su un giornale che a piazza Barberini, nella fontana del Tritone, è stato rinvenuto il cadavere di una donna. Inizia così una strana e straordinaria avventura che la vede collaborare con Luca Marra, giovane poliziotto, per scoprire cosa si cela dietro una misteriosa serie di delitti dalle connotazioni esoteriche e, al tempo stesso, conoscere la verità sulla propria storia, sulla morte dei suoi genitori, sulle sue strane visioni e, magari, scoprire l’amore.

Gli occhi invisibili del destino è un thriller con tratti fantasy/soprannaturali.

La protagonista è Eilis, una ragazza che vive e in America e che si trasferisce a Roma dopo la morte dei suoi genitori in un incidente. Anche Eilis è coinvolta nell’incidente ma riesce a salvarsi, riportando un trauma che le causa un’amnesia parziale a lungo termine, ciò significa che non riesce a ricordare parecchi momenti del suo passato. Stranamente, però, dopo l’incidente inizia ad avere strane visioni. Dopo il suo trasferimento a Roma, inizia un’avventura che la porta in un vortice di esperienze ed emozioni, fino a scoprire la verità su di sé, sul suo passato, sull’incidente e sulle sue strane visioni: le vie più nascoste di Roma, una tipografia, un personaggio misterioso, un vecchio diario e delle risposte da trovare. E così per Eilis, forse, dopo tanto dolore e caos, arriva anche anche la pace.

Gli occhi invisibili del destino: oltre la trama

Gli occhi invisibili del destino è un romanzo che contiene alcune caratteristiche di un thriller, ma anche alcuni elementi del fantasy soprannaturale. La narrazione avviene in terza persona e mantiene i riflettori puntati sempre sulla protagonista, Eilis, della quale vengono riportati anche i pensieri più nascosti. Questo aiuta notevolmente il lettore a immedesimarsi nella protagonista e ad avere un’immagine più definita della sua personalità e del suo carattere.

Lo stile dell’autrice è scorrevole, il lessico scelto è semplice ma ricercato: questi due elementi, uniti, creano una narrazione fluida e coinvolgente. L’elemento più rilevante del libro è, però, l’atmosfera: ambientato quasi interamente a Roma, riesce a rendere la città “magica” e surreale, con un’atmosfera nostalgica e inquietante allo stesso tempo.

La descrizione della città attraverso ciò che la protagonista percepisce è davvero avvolgente ed è ciò che permette al lettore di immergersi ulteriormente nel racconto. A questo si aggiungono le descrizioni delle sensazioni della protagonista, anch’esse molto vivide e percepibili.

Il sole era calato già da un pezzo, lanciando dardi infuocati e bagliori nel cielo, prima di svanire sotto una morbida cortina di stelle. La luna, dal canto suo, aveva già ammaliato il mondo con la sua ascesa d’oro, prima di diventare del colore degli astri. Eilis era seduta nella sua stanza ad osservare l’universo silente dalla finestra, con il respiro affaticato.

Il ritmo di lettura è medio: lo stile scorrevole è contrappesato da descrizioni minuziose, perciò si ottiene un lettura di velocità intermedia. Tuttavia, avendo una trama coinvolgente, il libro può essere letto tranquillamente in tempi piuttosto brevi.

In conclusione:

Consiglio Gli occhi invisibili del destino a lettori di ogni genere: agli appassionati di thriller “soft”, del soprannaturale, dello urban fantasy e a lettori onnivori… Si tratta di un libro davvero molto piacevole!


Tutte le altre recensioni: INDICE

 

La spada del destino – The witcher 2

La spada del destino Book Cover La spada del destino
The Witcher
Andrzej Sapkowski
Fantasy
Editrice Nord
2012
Copertina flessibile
438

Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo lui può sopraffare un basilisco, sopravvivere a un incontro con una sirena, sgominare un'orda di goblin o portare un messaggio alla regina delle driadi, fiere guerriere dei boschi che uccidono chiunque si avventuri nel loro territorio… Geralt però non è un mercenario senza scrupoli, disposto a compiere qualsiasi atrocità dietro adeguato compenso: al pari dei cavalieri, ha un codice da rispettare. Ecco perché re Niedamir è sorpreso di vederlo tra i cacciatori da lui radunati per eliminare un drago grigio, un essere intoccabile per gli strighi. E, in effetti, Geralt è lì per un motivo ben diverso: ha infatti scoperto che il re ha convocato pure la maga Yennefer, l'unica donna che lui abbia mai amato. Lo strigo sarà dunque obbligato a fare una dolorosa scelta: difendere il drago e perdere Yennefer per sempre, o infrangere il codice degli strighi pur di riconquistare il suo cuore...

La spada del destino è il secondo volume della saga di Geralt di Rivia, in ordine cronologico di narrazione ma il primo di ordine di pubblicazione.

La spada del destino – The Witcher 2

In questo secondo volume continuano le avventure dello strigo Geralt, della maga Yennefer, del fedele compagno di viaggio Ranuncolo e della giovane Ciri.

Il volume è composto da sei racconti, può quindi essere definito come una raccolta di racconti. Benchè, appunto, siano racconti separati, sono comunque legati da un ordine cronologico di fondo: durante la lettura capita di fare salti temporali ma sempre piuttosto ravvicinati e mantenendo l’ordine in cui si svolgono gli eventi.

I sei racconti sono:
Il limite del possibile
Una scheggia di ghiaccio
Il fuoco eterno
Un piccolo sacrificio
La spada del destino
Qualcosa di più

Nel loro insieme portano all’evolversi della storia e del ruolo di Geralt e Yennefer, ad alcune rivelazioni sulla misteriosa Ciri e, in qualche modo, all’avvicinamento dello stirgo con il “premio” della legge della sorpresa a cui è vincolato.

Al di là dei risvolti della trama, che vanno giudicati in base al gusto personale di ogni lettore, ci sono alcuni elementi su cui vale la pena soffermarsi, come anticipato nel primo volume:

  • la struttura della trama: benché strutturata in racconti, mantiene un filo conduttore saldo e ben celato tra le scene, tant’è che il lettore viene magnetizzato dalla lettura dall’inizio alla fine;
  • i personaggi: oltre a quanto detto già nel primo volume riguardo alla caratterizzazione di ognuno, va aggiunto un appunto sulla dualità dei protagonisti. Geralt: uomo e strigo. Yennefer: maga e donna. Ciri: bambina e creatura dai poteri inestimabili. Ognuno dei protagonisti si trova a lottare con la propria natura, ma allo stesso tempo a difenderla; si trova ad odiarla e ad amarla, perché grazie ad essa può fare cose che altri non possono fare, decidere di salvare il possibile, cambiare il mondo in qualche modo.
  • gli elementi mitologici e storici riportati nei racconti. La trama, come per ogni fantasy, riprende la Storia, che si ripete inesorabilmente tra guerre e rinascite. Inoltre sono presenti riferimenti alla mitologia e alla religione nordiche: per esempio, un’intera scena che vede protagonisti Geralt e Yennefer fa riferimento alla festa di Belleteyn – o Beltane, una delle principali ricorrenze nella tradizione celtica.Belleteyn! Si divertono. Festeggiano il ciclo secolare della natura che rinasce. E noi? Che ci facciamo qui? Noi, due relitti condannati all’estinzione, allo sterminio e all’oblio? La natura rinasce, il ciclo si ripete. Ma noi no, Geralt. Noi non possiamo ripeterci. Siamo stati privati di questa possibilità. Ci è stata data la facoltà di fare cose straordinarie con la natura, a volte perfino contrarie a essa. E al tempo stesso ci è stato tolto ciò che in natura c’è di più semplice e naturale. Che importa che viviamo più di loro? Al nostro inverno non seguirà una primavera, non rinasceremo. Ma sia tu sia io siamo attratti da questi fuochi, sebbene la nostra presenza a questa festa sia una beffa malevola ed empia. (Yennefer)

Per quanto riguarda lo stile e il ritmo di lettura, non si può che confermare quanto detto per il primo volume: estremamente scorrevole, scritto in modo impeccabile, piacevole e coinvolgente. Mantiene, come nel primo volume, alcuni tratti caratteristici della fiaba tradizionale, della leggenda e del racconto popolare.

Appunti personali

Finora ho analizzato il libro in modo oggettivo, ma vorrei aggiungere alcune considerazioni personali. Ho letto opinioni contrastanti su questa saga, soprattutto per quanto riguarda lo stile. Ho letto che alcuni lettori lo ritengono adolescenziale e troppo semplice. Personalmente credo che la “semplicità” apparente e lo stile non eccessivamente arricchito ed elaborato siano una scelta ben calcolata. In questa saga sono presenti moltissimi personaggi, luoghi, creature di ogni sorta ed eventi da ricordare: sovraccaricare il testo con uno stile eccessivamente elaborato avrebbe reso il testo difficile da seguire e ricordare; questo tipo di stile narrativo, invece, rende il testo molto scorrevole e magnetico, tant’è che il lettore viene assorbito completamente e riesce a seguire la lettura senza difficoltà.

Si tratta di un libro di più di 400 pagine che può essere letto in pochi giorni: credo che questo sia sinonimo di maestria nello scrivere, non di scarsità nello stile. Sicuramente non è una saga rivolta a ragazzini, ma ad un pubblico adulto o comunque ad adolescenti che siano lettori incalliti di ogni genere.

L’illusione della fenice

L'illusione della fenice Book Cover L'illusione della fenice
Demetrio Verbaro
Romanzo, Fiction
PubMe
2018
Copertina flessibile
258

Il romanzo è diviso in tre storie che si svolgono in luoghi geografici diversi e in momenti storici differenti. Tre vicende che narrano di amore, sofferenza, vita, speranza, cadute e rinascite. I protagonisti sono legati da qualche filo visibile e da molti invisibili, come i personaggi di uno spettacolo di marionette fatte muovere da un abile burattinaio. Ma cosa possono avere in comune Sara, una contadina sedicenne rimasta suo malgrado incinta, che vive nel periodo del dopoguerra a Mosorrofa, un piccolo paese della Calabria, aggrappato all’Aspromonte, con Amy, un’attrice che lavora nel mondo del porno nella Los Angeles degli anni 90, con Sadie, una neolaureata con il massimo dei voti alla facoltà d’ingegneria del Politecnico di Zurigo nel 2034?

L’illusione della fenice è un romanzo suddiviso in tre parti. Ognuna di esse ha una protagonista diversa, è ambientata in un’epoca e in un’area geografica differente.

L’illusione della fenice

La prima storia parla di Sara, una ragazza sedicenne che vive in un paesino in provincia di Reggio Calabria, nel primo dopoguerra. Sara è la figlia di un carbonaio alcolizzato, che maltratta lei e sua madre; si innamora di un ragazzo e decide che il suo futuro sarà con lui. Rimane incinta ma, dopo aver partorito viene cacciata di casa dal padre, che si prende la nipotina per sfruttarla come aveva fatto in precedenza con la figlia. Questo è solo l’inizio della tormentata vita di Sara, che porta ad un epilogo tanto dolce quanto amaro. Infine, si scopre cosa succede nel futuro della piccola Mary.

La seconda storia parla di un’altra ragazza: Amy. Vive in California, è un’attrice porno. Frequenta Thomas, personaggio attraverso il quale viene vista questo secondo racconto. Thomas prova un’attrazione indescrivibile per Amy e decide di stare con lei nonostante il suo mestiere. Anche per Amy l’epilogo non è dei più rosei ma ha una funzione: un collegamento con il precedente racconto e un messaggio per il lettore.

Infine, la terza storia: Sadie, vive a Zurigo, è ingegnere e la sua storia viene raccontata a partire dal 2034. Anche in questo caso la protagonista è una donna, diversa dalle precedenti e, anche in questo caso, luoghi e nomi si ripetono, come fili conduttori tra un racconto e l’altro.

Oltre la trama

L’intenzione dell’autore in questo libro è quella di creare una sorta di circolo, di ripetizione, tra luoghi e persone. Il titolo, L’illusione della fenice, ha proprio questo significato.

Lo stile è semplice e scorrevole. I racconti sono narrati in terza persona ma viene comunque fornito un punto di vista predominante. Il ritmo di lettura è veloce, grazie allo stile dell’autore e alla suddivisione in tre sezioni.

Ciò che fa perdere qualche punto a questo libro è l’insieme. Gli argomenti trattati sono molti, seppur tutti contestualizzati in esperienze di vita ordinaria: per esempio, il dolore del parto e l’abbandono vissuti da una donna e la sfera sessuale vissuta da un uomo. Questi due esempi sono sufficienti per rendere l’idea: riuscire ad esternare sensazioni tanto diverse, vissute da un uomo e da una donna oltretutto, non è semplice; di conseguenza, non è semplice creare empatia tra il lettore e i personaggi.

Inoltre, nei tre racconti cambia anche il lessico: nel primo prevalgono vocaboli che creano una predominanza di sentimento e “racconto appassionato”, mentre nel secondo il linguaggio è più scurrile, colloquiale, diretto. Questo sarebbe più indicato, a mio avviso, per una raccolta di racconti auto-conclusivi e non collegati tra loro.

In conclusione:

Personalmente, credo che l’idea alla base del libro sia buona ma sia semplicemente da curare un po’ di più. E, se posso aggiungere una nota personale, credo che anche l’estetica voglia la sua parte (sarà deformazione professionale!). Lo consiglio comunque ai lettori appassionati di letteratura contemporanea e come lettura leggera! 🙂


Recensioni INDICE

Ma tu sei felice?

Ma tu sei felice? Book Cover Ma tu sei felice?
Federico Baccomo
Romanzo
Solferino
2019
Copertina rigida
160

Tutto comincia con una domanda: Ma tu sei felice? È l’inizio di un dialogo all’apparenza ordinario, quello tra Vincenzo e Saverio, due amici seduti al tavolino di un bar per il classico aperitivo. Vincenzo ha un problema che riguarda suo figlio: un incidente con un compagno di classe, una maestra indelicata, un colloquio imbarazzante.
Saverio ha un dilemma più immediato: la sua dieta iperproteica funzionerà davvero? Entrambi sono presi dall’epica di una quotidianità le cui tappe obbligate prevedono di prendersi cura della famiglia, sopravvivere al lavoro, arrivare a fine mese, oltre naturalmente a mentire, tradire, imbrogliare. Vincenzo e Saverio, insomma, sono tutti noi.
Nel botta e risposta trascinante che questo romanzo mette in scena, ci appassioniamo ai colpi di teatro delle loro vite, e nelle loro vicissitudini di umanissimi antieroi riconosciamo le nostre. Ma le cose, nella letteratura come nella realtà, non sono mai come sembrano.
Federico Baccomo si diverte a ribaltare i luoghi comuni e a giocare con le nostre aspettative di lettori, in un romanzo diverso da ogni altro. Un dialogo perturbante, comico, insensato, commovente: come la vita. Una moderna, irresistibile commedia dell’assurdo.

Ma tu sei felice? Una domanda semplice, quasi banale, ma che può generare una serie infinita di pensieri e riflessioni.

MA TU SEI FELICE?

Prima pagina:

Seduti al tavolino all’aperto di un bar, due uomini parlano.

Questo è tutto ciò che viene detto sull’ambientazione del romanzo: un bar qualunque, due amici qualunque. Sui due protagonisti, però, si ha modo si scoprire di più andando avanti con la lettura.

Sono Saverio e Vincenzo, i due amici protagonisti del dialogo che compone il romanzo: si, perché l’intero romanzo è un dialogo, botta e risposta. Una discussione che tocca svariati argomenti della vita di entrambi i protagonisti e che, di conseguenza, assume “importanza” diversa a seconda dello stralcio che si considera.

I due uomini parlano della rispettiva vita sentimentale e coniugale, di figli, di eventi passati e momenti di quotidianità di ognuno, di fatti e “dilemmi” apparentemente insensati. Come detto poco fa, si tratta di due persone qualunque ed è proprio questo, unito alla varietà di argomenti menzionati, a dare un senso al testo: attimi di vita analizzati e derisi o rimpianti, per poi arrivare alla domanda decisiva, “Ma tu sei felice?”.

Non ci sono pause, suddivisioni in capitoli, scene di contorno al dialogo. Ci sono solo battute consecutive. L’unico fattore che riesce a dare una parvenza di suddivisione è il cambiamento di emozione derivante da ciò che viene detto: per esempio il passaggio da dialogo comico e irriverente a triste e nostalgico.

Questo libro viene definito una “commedia dell’assurdo” e in effetti di assurdo c’è molto: i temi trattati, ma soprattutto il modo in cui vengono trattati; il fatto che in un solo, unico dialogo vengano portate a galla così tante cose diverse tra loro.

Il fatto che sia un unico flusso ininterrotto di battute è sicuramente voluto, per dare maggior peso al senso del romanzo: la vita è un flusso continuo di cose che hanno senso oppure no, di attimi, di battute e di risposte.
Tuttavia, visto dalla parte del lettore, questo flusso può creare perplessità: ha senso se letto tutto d’un fiato ed è difficile interrompere la lettura proprio perché non ci sono occasioni di pausa.

Ma tu sei felice? è un romanzo dal ritmo molto veloce, è scorrevole e il lessico è colloquiale, perciò lo si può leggere davvero molto velocemente. Ciò nonostante, la mancanza di interruzioni può creare un po’ di scompiglio, pur sapendo che il flusso continuo è assolutamente voluto e necessario alla resa finale.

In conclusione:

Consiglio questo libro a lettori “esploratori”, e a chiunque voglia provare un genere diverso e uno stile narrativo alternativo.


Ringrazio: Bookrepublic.it e Solferino


Recensioni: INDICE

 

Radici d’inverno

Radici d'inverno Book Cover Radici d'inverno
Gloria
Venus Marion
Romanzo storico, Spin-off, Novella
Self-published
2020
Copertina flessibile
82

❄ IL MEDIOEVO COME LO AVETE GIA' LETTO... solo in GLORIA! ❄Di ritorno dall'avventura nella città di Damietta, Goliath Damian di Rochester si ritrova a dover fare i conti con un futuro nebbioso e un passato che credeva sepolto. Nella terra, vecchie radici faranno sbocciare nuovi fiori.❄ Dopo l'epilogo di GLORIA, una novella spin-off dedicata ad uno dei personaggi più controversi della contea di Nottingham.

Radici d’inverno è uno spin-off di Gloria, dedicato ad uno dei protagonisti – Goliath di Rochester.

Radici d’inverno

Ambientato dopo la trilogia di Gloria (raccolta in un volume unico, acquistabile su Amazon), questa novella fa chiarezza sulle radici di un personaggio controverso come quello di Goliath.
Goliath viene presentato in Gloria come promesso sposo di Cybele e, dopo svariati tentativi, ripensamenti, vittorie e sconfitte, si ritrova a dover ammettere di essersi realmente innamorato di Cybele ma di non poterla avere. Inoltre, Goliath svolge un ruolo importante nelle vicende politiche che coinvolgono Nottingham e non solo.

In questo scenario Goliath raccoglie pareri opposti tra i lettori: c’è chi lo ama e chi lo odia, ovviamente, per ciò che si legge dalla sua comparsa sulla scena.
Ciò che non si scopre, leggendo Gloria, è il passato di Goliath: del periodo precedente al suo arrivo a Nottingham, infatti, si ha modo di scoprire soltanto del suo cattivo rapporto col padre e con la sua famiglia in generale, si sa che la sua intenzione è quella di distinguersi dai familiari, nient’altro.

Ed ecco che Radici d’invero fa chiarezza su tutto ciò: Goliath è figlio di Sir William di Rocherster, ha cinque sorellastre e una madre che non ha mai conosciuto e ha sempre creduto morta.

Radici d’inverno si apre con il matrimonio di Goliath e Kelsey: un matrimonio voluto o no? Cosa prova veramente Kelsey? Servirà un matrimonio a rimettere insieme i pezzi in cui si è frantumato il povero Goliath dopo l’epilogo di Gloria? Queste sono le domande con cui si apre la novella.

Un marito. Un padre. Un figlio. Un amante. Niente. Non sono niente. Ma posso imparare. Insegnami, e sarò cera nelle tue mani […].

Ma non è finita qui: non dimentichiamo che, in Radici d’Inverno, Goliath deve scoprire quali siano le sue radici e se sia disposto ad “essere radice” a sua volta, per qualcun altro.

[…] Sarò radice. Lo sarò insieme a te. Radici intrecciate, solide; sepolte, ma vive. Vive anche in pieno inverno.

Oltre la trama

Tutto ciò che c’è da sapere sull’autrice, sullo stile e sul ritmo di narrazione, lo trovate nella recensione di Gloria. Quello che si può aggiungere – o meglio, ribadire – dopo aver letto queste ulteriori 80 pagine di approfondimento, è una nota sulla costruzione e caratterizzazione dei personaggi: un grandissimo lavoro!

Di nuovo, nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio psicologico e caratteriale è assolutamente studiato, voluto e reso alla perfezione. E, ovviamente, leggendo una novella interamente dedicata ad un personaggio, non si può fare altro che ammirare ulteriormente questa capacità.

Seconda lode per la scelta di ogni singola parola: una scrittura sempre più vivida e percepibile.

In conclusione

Leggete Gloria e poi leggete Radici d’inverno. E, mi raccomando, spargete la voce <3 (anche sulle copertine, se vi va :P)


Recensioni: INDICE

 

La strada

La strada Book Cover La strada
Super ET
Cormac McCarthy
Romanzo, Post-apocalittico
Einaudi
2014
Copertina flessibile
220

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy. Racconta la storia di un padre e un figlio in viaggio verso un luogo migliore, affrontando ogni genere di avversità e “nemico”.

La strada

Questo romanzo è tosto. Molto tosto. Si tratta di un romanzo relativamente breve e scritto in maniera abbastanza concisa ma ha un grandissimo significato.

Durante la lettura ci si trova davanti a diverse scene crude o, se non altro, molto suggestive e devastanti.

Padre e figlio, dopo un evento apocalittico che viene menzionato marginalmente, si trovano in viaggio verso un “posto migliore”, che non sono sicuri di trovare ma desiderano con tutte le loro forze.

Nel viaggio, però, si trovano di fronte ad ogni tipo di prova, di ostacolo e di nemico: prove di sopravvivenza, prima di tutto. La conquista del cibo quotidianamente, il pericolo di agguati da parte di altre persone o animali, la sete, il caldo, e così via.

Ciò che rende il libro veramente tosto, però, non sono le scene di prova fisica – pur essendo spesso molto crude, ma le scene di prova “umana” e sentimentale. I protagonisti si trovano a dover far fronte a perdite, all’abbandono, alle lotte interiori per stabilire cosa sia bene e male in una situazione tanto critica. Basti pensare al fatto che i protagonisti siano un padre e suo figlio, che lottano per sopravvivere, e tutto ciò che questo legame comporta.

La narrazione avviene tramite descrizione delle scene del viaggio e dialoghi tra padre e figlio: dialoghi molto essenziali e spogli, fatti perlopiù di brevi domane e risposte ancora più brevi.

Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

Il bambino, in particolare, è solito rispondere con “OK” (raramente con qualche “no”). Dialoghi, appunto, molto spicci e senza tante spiegazioni: sono proprio questi e la loro forma a dare un significato ancora più profondo al ciò che viene detto.

La strada è un libro forte proprio per questo motivo: ciò che succede, come succede e il fatto che siano un padre e un figlio a vivere queste esperienze. Ognuno con le proprie paure, riflessioni, domane sul bene e sul male, sul futuro, e così via. In questo modo il libro offre due punti di vista nettamente diversi su una situazione tanto critica: quello di un adulto e quello di un bambino. Ovviamente le diverse impressioni e reazioni a ciò che viene narrato sono dovute all‘età e all’esperienza di entrambi.

Proseguendo con la lettura, infatti, si nota come il bambino a poco a poco impari a reagire con un apparente distacco e accettando passivamente il mondo che lo circonda: una sorta di perdita delle speranze estrema, pur mantenendo la speranza nel trovare un posto migliore.

Gli argomenti affrontati sono molti e associati in modo da formare un insieme incredibile che si può riassumere in questo modo: la lotta interiore dell’essere umano davanti alla necessità di sopravvivere.

Padre e figlio, anche in questo caso, offrono due punti di vista: il padre è quello razionale, il figlio quello sentimentale (e, in un certo senso, si può dedurre che l’avanzare degli anni e i passaggi che avvengono naturalmente durante una vita, portino a ridurre la percentuale di sentimentalismo e aumentino quella di razionalità nelle scelte di ognuno).

Tutto ciò viene inserito in un’atmosfera inquieta e cupa, in cui si sviluppano scene crude e selvagge. In questa atmosfera e su queste scene si basa il messaggio: fino a che punto l’umanità (intesa come insieme dei caratteri che contraddistinguono l’essere umano) può sopravvivere? E cosa sarebbe disposto a fare un uomo per sopravvivere?

Due soli protagonisti che portano avanti tutto questo: padre e figlio. I personaggi secondari sono tutti coloro che, con rilevanza più o meno accentuata, si affacciano nelle loro vite e in qualche modo intervengono nel loro viaggio.

Padre e figlio non hanno un nome, non hanno un’identità precisa: potrebbero essere chiunque. Ed ecco che questo rafforza ulteriormente il messaggio: chiunque potrebbe trovarsi a dover affrontare situazioni come le loro, a dover sacrificare una parte della propria umanità, a doversi sacrificare per qualcun’altro.

Il finale è ciò che ha meno rilevanza in tutto il romanzo: ciò che conta è il viaggio e ciò che il viaggio ha da dimostrare e da mostrare.

In conclusione

La strada è un romanzo tosto, dal ritmo di lettura medio-veloce, e dallo stile semplice: lo si può leggere in pochissimo tempo, proprio grazie a tutti questi fattori. Tuttavia, è un romanzo di grande spessore, che richiede concentrazione e, soprattutto, riflessione. Non tutto ciò che ha da trasmettere è realmente scritto!

 


Personalmente ho voluto leggere La strada per molto tempo ma ho sempre rimandato. Poi, un giorno, qualche settimana fa, è arrivato il suo momento. Avrei voluto che non fosse stato prima della crisi che il mondo sta vivendo ma tant’è. I libri di questa intensità in fondo sono questo: avvertimenti, per tutti coloro che vogliono ascoltarli. Perciò vi consiglio di fare lo stesso: leggetelo, assolutamente, ma solo quando siete sicuri che sia il momento giusto.


 

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