Lo Hobbit

Lo Hobbit annotato Book Cover Lo Hobbit annotato
John R. R. Tolkien
Fantasy
Bompiani
2012
422

Per i lettori di tutto il mondo, Lo Hobbit funge da introduzione al mondo incantevole della Terra di Mezzo, dimora di quell'esercito di creature fantastiche descritte nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion. "Lo Hobbit annotato" da Douglas A. Anderson è la spiegazione definitiva delle fonti, dei personaggi, dei luoghi e delle cose del classico senza tempo di Tolkien, con più di 150 illustrazioni che mostrano interpretazioni dello Hobbit proprie di diverse culture che sono giunte ad amare la Terra di Mezzo, oltre ai disegni, le mappe e i dipinti originali dell'autore. Un'interessante panoramica della vita di Tolkien e della vicenda di pubblicazione dello Hobbit, che spiega come ogni caratteristica della storia si adatti al resto del mondo inventato dall'autore e svela connessioni spesso sorprendenti e ricche di significato con il nostro mondo e la storia della letteratura a noi più nota, da "Beowulf" a "The Marvellous Land of Snergs", dai fratelli Grimm a C. S. Lewis. Questa edizione dello Hobbit annotato vede la nuova traduzione a cura della Società Tolkieniana Italiana.


 

 

Lo Hobbit, seconda tappa della nostra alla scoperta di Tolkien, si è rivelato un romanzo fantasy molto piacevole.

Lo Hobbit: la riconquista del tesoro

Lo Hobbit (titolo originale: The Hobbit, sottotitolato There and Back Again, ossia “Andata e ritorno”), noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da J. R. R. Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1937.

Nel romanzo ci sono chiari riferimenti a Il Silmarillion, soprattutto in tutto ciò che riguarda il passato degli elfi e degli hobbit come popoli. Tuttavia, può essere letto tranquillamente anche senza aver letto Il Silmarillion in precedenza; piuttosto leggere Il Silmarillion può servire come base di partenza per lettori interessati a leggere Tolkien per intero o ad approfondire la genesi del mondo narrato ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Il Silmarillion infatti narra le vicende di Arda fino alla Terza Era (compresa), epoca in cui sono ambientati Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Questo è il momento effettivo in cui gli Hobbit fanno il loro ingresso trionfale tra popoli di maggior carisma o fama: elfi, uomini e nani.

Gli hobbit infatti vengono presentati come popolo tranquillo, isolato e pacifico, dedito ad una vita di abitudini, pasti abbondanti e momenti tra amici. Ad eccezione di alcuni casi sporadici, non si tratta nemmeno di un popolo avventuroso o particolarmente attratto dalle novità e dai cambiamenti.

Tuttavia, Bilbo – il protagonista del racconto, si trova a compiere imprese straordinarie, tanto più se si tratta di uno Hobbit! Ed è proprio in questo modo che gli Hobbit diventano fondamentali per eliminare il male dal mondo.

«Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili»

La trama, quindi racconta la storia di Bilbo, “lo scassinatore”,  che viene reclutato da Gandalf insieme a 13 nani per affrontare un lungo viaggio fino alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani, saccheggiato e gelosamente custodito da Smaug, un potente drago.

Oltre la trama

Durante il viaggio, il gruppo di piccoli eroi si trova ad affrontare avversità di ogni genere: ragni giganti, elfi ostili, un drago enorme, troll e così via. In ogni passaggio, però vengono messi in risalto degli aspetti positivi o negativi dei personaggi e, in modo simbolico, del genere umano.

Per sintetizzare, si hanno tante piccole fiabe dentro una fiaba articolata. Ognuno di questi eventi, infatti, è strutturato come una fiaba e il libro stesso lo è: protagonisti e antagonisti, situazione iniziale, sfida, ostacoli, esito finale.

In realtà il libro, originariamente, è nato proprio con questo scopo: Lo Hobbit era una fiaba per bambini. Effettivamente lo si capisce dallo stile di scrittura, dal lessico e da tanti altri elementi:

  • Lo stile: molto scorrevole, soprattutto se paragonato a Il Silmarillion; discorsivo e colloquiale, a tratti simpatico e scherzoso nonostante alcune scene “negative”.
  • Le “interruzioni“: momenti in cui l’autore si rivolge al lettore invitandolo a proseguire o annunciandogli cosa succederà in seguito, o ancora perché alcuni fatti vengono raccontati in un secondo momento – proprio come si fa quando si racconta una fiaba ad un bambino.
  • Il lessico: più semplice rispetto a Il Silmarillion, contiene alcuni termini tipici di Tolkien (soprattutto nomi, specie fantastiche o oggetti/luoghi inventati dall’autore o che comunque mantengono un’origine inglese – es. erba pipa perché tabacco sarebbe stato troppo “americano”) ma nonostante questi rimane scorrevole e semplice da seguire.

Tra i personaggi sono menzionati gli elfi, ma non descritti accuratamente come ne Il Silmarillion; viene menzionato Sauron, così come i vari Re o eroi del passato ma anch’essi non vengono descritti in modo approfondito. I personaggi principali, invece, sono:

  • Bilbo Baggins è un perfetto esempio di hobbit: adora mangiare, fa due colazioni abbondanti, ha una sfilza esagerata di parenti, ama la compagnia, la sua casa e i suoi averi, non è particolarmente avventuroso ma ha ereditato quel pizzico di curiosità che lo spinge in questa avventura;
  • Thorin Scudodiquercia è il capo della compagnia dei 13 nani della spedizione, è il nipote del “Re Sotto la montagna”, cosiddetto perché regnò sulle terre comprese tra Dale e la Montagna Solitaria, fino all’arrivo del drago Smaug.
  • Balin, Dwalin, Fíli, Kíli, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur sono i 12 nani che accompagnano Bilbo e Thorin alla Montagna Solitaria;  Fíli e Kíli sono nipoti di Thorin.
  • Gandalf  è uno stregone di nota fama che è solito recarsi nella Contea, dove allieta gli hobbit con degli spettacoli pirotecnici, nonché ideatore della spedizione verso la Montagna Solitaria.
  • Beorn è un uomo dei boschi, può trasformarsi in orso; è un aiuto fondamentale per la compagnia in viaggio verso la Montagna Solitaria, dopo una disavventura con gli orchi.
  • Smaug è un drago di notevole potenza, ha saccheggiato i tesori dei nani, che custodisce gelosamente ed è particolarmente aggressivo con chi si avvicina ai suoi territori.

In conclusione: Lo Hobbit è il fantasy per eccellenza, senza questo libro e Il Signore degli anelli non esisterebbe la maggior parte del fantasy moderno, motivo per cui lo consiglio ad appassionati del genere e non.

Una precisazione su Lo Hobbit Annotato: questa è l’edizione che ho letto e la consiglio per la quantità di approfondimenti e illustrazioni che contiene;

 


#FumiamoErbaPipa

Per chi non avesse seguito le vicende su Instagram, FumiamoErbaPipa è in nuovo nome del gruppo che abbiamo creato per scoprire Tolkien e le sue opere: il nome la dice lunga sull’andazzo del gruppo!

Ma, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, siamo riusciti a portare a termine la lettura con successo e siamo rimasti tutti soddisfatti da questa seconda opera di Tolkien letta in compagnia!

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia molto più leggero e scorrevole rispetto a Il Silamrillion, infatti lo abbiamo letto molto più in fretta e con meno difficoltà. C’è stato chi ha confrontato il libro e il film e su questo punto ognuno ha la propria idea: personalmente trovo che, come per tutte le altre trasposizioni, siano due opere magnifiche ma non paragonabili tra loro.

Possiamo quindi riassumere un mese di lettura così:

  • lettori soddisfatti: 100%
  • il 70% di noi ha preferito Lo Hobbit a Il Silmarillion
  • Il primo posto sulla scala d’importanza nella lettura va allo stile, il secondo posto  è a pari merito tra trama e messaggio, il terzo posto va ai personaggi
  • L’85% di noi si sente uno hobbit
  • I commenti veloci sono stati:

Per unirvi a noi scrivetemi!!:)

Il Silmarillion. La compagnia di Tolkien

Il Silmarillion Book Cover Il Silmarillion
John Ronald Reuel Tolkien
Fantasy
I grandi tascabili
2013
Flessibile
682

"Il Silmarillion", iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. "Opera prima", dunque, essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata la filiazione delle sue favole: "Lo Hobbit", "Il Signore degli Anelli", "Il cacciatore di Draghi". "Il Silmarillion", che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un'unica storia sacra, narra la parabola di una caduta: dalla "musica degli inizi", il momento cosmogonico, alla guerra di Elfi e Uomini contro l'Avversario. L'ultimo dei racconti costituisce l'antecedente immediato del "Signore degli Anelli".

26 settembre 2019: esce oggi il film biografico su J.R.R.Tolkien e, come promesso, inizia l’avventura di questo blog alla scoperta del grande autore, a cominciare dal Silmarillion. (In realtà è già cominciato con il gruppo a tema su Instagram! Seguite l’hashtag #TolkienASrtatto e se, volete far parte della Compagnia di Tolkien, scrivetemi!)

Il Silmarillion, infatti, è quello che si può definire la genesi del mondo di Tolkien, benché sia stato pubblicato dopo la sua morte e, di conseguenza, dopo tutte le opere che si fondano proprio su di esso.

Il Silmarillion è stato pubblicato postumo, grazie al figlio – Christopher Tolkien. Il libro racchiude la genesi di Arda, dalla sua creazione fino alla Terza Era (da qui si ricongiungono le più conosciute opere dell’autore, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli).

La narrazione è suddivisa in più capitoli che corrispondono a momenti e luoghi diversi (o popoli diversi), all’interno dell’universo di Eä, a sua volta suddiviso in varie terre: Valinor, Nùmenor, Beleriand e, ovviamente, la conosciutissima Terra di Mezzo – la terra di Bilbo e Frodo!

Il Silmarillion è, senza dubbio, “l’opera fondamentale” per il suo autore, che ha lavorato ad essa per decenni, continuando ad elaborarla e a perfezionarla in ogni dettaglio. Attenzione però: non si tratta di un romanzo.

Si tratta, piuttosto, di uno schema descrittivo, di una “spiegazione” del mondo tolkieniano, che racchiude una quantità inimmaginabile di personaggi e luoghi. La caratteristica determinante di questi personaggi e di questi luoghi è il modo in cui sono descritti e particolareggiati. Ogni luogo ha caratteristiche differenti, ogni popolo ha dinastie, parentele, usi e costumi diversi…lingue diverse!

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e sono, all’ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien. Sulle loro vite fu composto il Lai di Lùthien, cioè Liberazione dal Selvaggio, il quale è. salvo un altro, la più lunga della cantiche riguardanti il mondo dell’antichità; […].

[…] e la sofferena era scolpita nel suo volto. Ma finalmente era stato richiamato in vita dall’amore di Lùthien, e si levò, e insieme tornarono a vagare per i boschi. 

Ogni capitolo de Il Silmarillion narra di uno di questi luoghi o uno di questi popoli o un personaggio in particolare, seguendo un ordine approssimativamente cronologico, a partire dalla genesi del mondo tolkieniano fino, appunto, alla Terza Era.

Il libro è suddiviso in cinque sezioni:

  1.  Ainulindalë (la Musica degli Ainur), narra la creazione dell’universo di Eä
  2.  Valaquenta, riporta la descrizione dei Valar e dei Maiar.
  3. Quenta Silmarillion.
    Qui termina il Silmarillion. Se in esso si è passati dall’eccellenza e dalla bellezza alla tenebra e alla rovina, è perché tale era, fin da tempi antichissimi, il destino di Arda Corrotta; e se un mutamento si verificherà, e la Corruzione sarà cancellata, lo possono sapere solo Manwe e Varda, i quali però non l’hanno rivelato, né se ne trova traccia nelle soriti di Mandos. 
  4. Akallabêth, Seconda Era, racconta la Caduta di Númenor e del suo popolo.
  5. Degli Anelli del Potere e della Terza Eracollegamento con Lo Hobbit Il Signore degli Anelli

Tutto ciò che avviene tra la prima e la quarta sezione avviene prima della Terza Era, quindi coinvolge personaggi meno conosciuti ai più, fatta eccezione per i primi elfi e, ovviamente, Sauron.

[…] Signore […] se hai potere su questi nuovi venuti, ingiungi loro di tornare per le strade donde sono venuti, oppure di procedere oltre. Noi infatti non desideriamo la presenza di stranieri in questa contrada, per tema che turbino la pace in cui viviamo. E coloro sono abbattitori di alberi e cacciatori di bestie, ragion per cui noi siamo loro ostili, e se non volessero andarsene li assilleremmo in tutti i modi possibili.”

Come è nato Il Simarillion

Stabilire una data esatta per l’inizio e la fine della stesura del Silmarillion non è semplice; tuttavia, si può ricondurre la sua nascita all’esperienza dell’autore nell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale.

Durante il suo impiego in guerra, infatti, l’autore è stato vittima della “febbre da trincea” e per questo motivo è stato rimpatriato. Dopo questa dolorosa esperienza, Tolkien ha deciso di lavorare su quelli che prima erano solo racconti sconnessi, per creare un vero e proprio universo.

Nel corso della sua storia, il Silmarillion, ha subito diversi rifiuti: il primo tra tutti è stato quello dell’editore di Tolkien, che si è rifiutato di pubblicare il testo, nonostante il successo de Lo Hobbit, perché non era un vero romanzo.

Anche dopo la pubblicazione a cura del figlio e dello scrittore fantasy Guy Gavriel Kay, nel 1977, Il Silmarillion non ha smesso di creare scompiglio tra il pubblico: è stato generato da un’insieme di bozze che, per quanto dettagliate e curate, non erano pronte per la pubblicazione definitiva. Inoltre, il testo è stato rivisitato, appunto, dal figlio e da una terza persona che, per quanto fedeli all’autore, hanno comunque apportato alcune modifiche per poterlo pubblicare.

Questo, inevitabilmente, ha creato pareri opposti: c’è chi sostiene che le opere postume e “rivisitate” non siano sufficientemente fedeli al volere dell’autore, e c’è chi sostiene che quest’opera meritasse di essere pubblicata in ogni caso.

Dentro Il Silmarillion

Si può analizzare questo libro prendendo in considerazione diversi fattori. Primo tra tutti, la creazione di un mondo fantastico mai visto prima e non “fine a sé stesso”, ma con una storia e un’evoluzione, come se si trattasse della storia della Via Lattea e della Terra.

“Tutto ha il proprio valore” disse Yavanna “e ogni cosa contribuisce al valore delle altre. Ma i kelvar possono fuggire o difendersi, laddove gli olvar che crescono non possono farlo. E tra questi, mi sono cari gli alberi. Lenti a crescere, saranno rapidi a cadere, e, a meno che non paghino tributo con frutti sui rami, poco rimpianti per il loro trapasso. Così io vedo nel mio pensiero. Potessero gli alberi parlare in favore di tutte le cose che hanno radici e punire chi fa loro del male!”

Ciò che, personalmente, escluderei dall’analisi (per il momento) è lo stile dell’autore, che credo sia più definibile e apprezzabile in uno qualsiasi dei suoi romanzi, piuttosto che in questo libro in un certo senso “tecnico”.

Tornando all’analisi del mondo tolkieniano, leggendo Il Silmarillion, si nota come la fantasia smisurata dell’autore si sia fusa alla perfezione con una quantità ancor più smisurata di nozioni che il professore ha appreso e utilizzato all’interno delle sue opere. Tra queste troviamo:

  • le caratteristiche del Medioevo (Tolkien, infatti, ha approfondito lo studio del Medioevo, su cui ha scritto anche dei saggi);
  • i miti nordici, da cui ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi personaggi più rilevanti e, soprattutto, per le credenze e le ambientazioni di alcuni popoli;
  • la Bibbia, e “l’inizio” secondo altre religioni oltre quella cristiana, per la genesi di Arda; inoltre, c’è una somiglianza tra Melkor-Ilùvatar e Dio-Lucifero; infine, il libro racconta la genesi e la caduta degli elfi, come la Bibbia narra la genesi e la caduta degli uomini… elemento che si può riscontrare anche in altre leggende e religioni;
  • i miti greci, a cui sono ispirati i personaggi dei Valar che, però, hanno anche caratteristiche degli dèi norreni (Manwe-Odino, per esempio);
  • i celti: da questo incredibile popolo, Tolkien ha tratto ispirazione sia per quanto riguarda la definizione di alcuni personaggi e sia per la creazione delle lingue elfiche.

La morte è il loro destino, il dono d’Iluvatar, che, con il consumarsi del tempo, persino le Potenze invidieranno. Ma Melkor ha gettato la propria ombra sulla morte e l’ha confusa con la tenebra, e dal bene ha tratto il male, e la paura dalla speranza. 

Guardando avanti…

Ora, avendo in programma la lettura de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, ricapitoliamo le ultime sezioni de IL SILMARILLION:

Akallabêth. Nel penultimo capitolo dell’opera si parla dell’ascesa e della caduta di Númenor: Akallabêth in adûnaico (la lingua di Númenor) significa “La caduta”. All’inizio del capitolo vengono enumerati gli uomini che facevano parte della razza dei Númenóreani e il motivo per cui essi, sotto consiglio di Sauron, sfidarono la collera dei Valar dai quali furono puniti con la distruzione della loro isola. L’autore prosegue con la narrazione della fondazione dei regni dei Nùmenòreani in esilio, Gondor e Arnor fondati da Elendil e dai suoi figli.

Degli Anelli del Potere e della Terza Era. In quest’ultimo capitolo, viene chiarita l’origine nonché la fine degli Anelli di Potere e dell’Unico Anello, forgiato in segreto da Sauron per governare gli anelli minori. Sono accennate le vicende Arwen e di suo padre Elron, di Gondor e di Aragorn. Vengono nominati Mithrandir e le vicende della Terra di Mezzo.

Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. Buona parte della forza e della volontà di Sauron fluì in quell’Unico Anello; il potere degli anelli elfici era infatti assai grande e così l’anello che avrebbe dovuto governarli doveva avere una potenza superiore; e Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d’Ombra. E, quando aveva l’Unico Anello su di sé, poteva percepire tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e così era in grado di vedere e di governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano. 

In conclusione (…o meglio, per iniziare questo viaggio)

Parola alla Compagnia di Tolkien…
  • Sto sottolineando trilioni di frasi, di metafore, anche solo di parole (traduzione impeccabile, tra l’altro👌🏻). Grazie per aver organizzato il GdL 😍
  • Letto anni fà, dopo Lo Hobbit che ho “mangiato” in una settimana (bellissimo😍!)..e scoprendo che sarebbe stato meglio averlo letto prima… X poi dedicarmi al mattone del Signore degli Anelli che non vedevo l’ora di iniziare💜…i film li so praticamente a memoria 😜😁
  • Ke dire…be Tolkien mi affascina, nonostante la fatica iniziale nel destreggiarsi cn i nomi.. È come un libro “comfort zone”(=sn quei film/libri ke fanno parte della mia vita da anni e ke adoro rileggere o rivedere, nn stancano…legati a periodi della mia vita in cui ero sola e loro m facevano compagnia) fa parte della mia vita da quando uscì il primo film del signor degli anelli e amo averlo nella libreria, rileggerlo adesso cn calma, cm se leggersi una cosa di famiglia, m coccola mi fa star bene…. Poi lo associo allr giornate in salotto, sul divano con la coperta, te caldo e camino acceso…adoro!!
  • Della prosa di Tolkien amo la musicalità: riesce a raccontare storie musicali usando parole musicali. Almeno io lo percepisco così. Persino le scene cruente sono alta poesia, e la poesia è sempre musica. Ne Il Silmarillion, essendo una sorta di Vecchio Testamento de Il Signore degli Anelli, l’aura musicale delle parole di Tolkien è ancora più evidente. In chiusa:
    ho letto la nota del traduttore, e mi ha emozionata più della prefazione del figlio di T., per la passione che traspare dalle righe, e che emerge anche da un lavoro eccellente e immane. La scelta lessicale, per opere come queste, è tutto.
    Sarebbe interessante leggere qualcosa di T. in lingua, per sperimentare questa sua musicalità originaria. Io non l’ho mai fatto. @as.tratto quando non ci resta più niente da leggere di T. considera di proporre di rileggere qualche passaggio in eng 🔝🤟🏻

    … e poi c’è il commento che riassume tutto:

  • Tolkien potrebbe scrivere “salsiccia pomodoro e prezzemolo” e mi emozionerebbe
La mia opinione

Ho sempre ammirato Tolkien, la sua fantasia, la sua visione del mondo e le sue capacità come autore. Per me Tolkien è il fantasy. Il Silmarillion, come ho scritto all’inizio della recensione, non è un vero e proprio romanzo quindi, per poterne apprezzare lo stile, consiglio di leggere Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e così via.

Se, però, siete interessati a scoprire come si è generato il mondo che fa da sfondo a tutti i romanzi e a capirne i dettagli, vi consiglio di partire proprio da questo. Per quanto possa sembrare ostico a causa della quantità di nomi e nozioni da ricordare, merita di essere letto.

Inoltre, nell’edizione Bompiani, c’è una lunga introduzione che spiega la stesura e la pubblicazione del libro e un’appendice che contiene l’elenco dei nomi, dei luoghi e dei termini elfici citati nel testo. Infine, contiene anche le mappe dei luoghi menzionati e gli alberi genealogici dei popoli elfici e non solo.

Per concludere: LEGGETE TOLKIEN. ORA.

E, se volete farlo in compagnia, o se avete già letto le sue opere e volete discuterne, scrivetemi per email o su instagram e vi aggiungo alla chat!

 


Per tutte le altre recensioni: INDICE