Alcune opere simbolo del graphic design moderno.

Come abbiamo visto nel precedente articolo il graphic design si può far risalire agli antichi egizi, o agli stemmi araldici delle casate nobiliari del medioevo. In questo articolo, però, vogliamo concentrarci su quelle che sono alcune delle opere moderne di graphic design che ogni grafico, studente o appassionato dovrebbe conoscere.

Cosa si intende per opere di graphic design?

Come per qualsiasi lavoro artistico, le definizioni sono molto labili; tuttavia cercheremo di spiegare a caratteri generali cosa si intende per opera di graphic design. Il graphic design si basa sulla rappresentazione di un’idea per comunicarla ad un pubblico, per cui considereremo come opere tutti quei loghi, simboli eccetera che svolgono questo scopo.

Un simbolo di uguaglianza e pace.

Il logo,o bandiera, dei giochi olimpici è un’opera che incapsula il significato delle olimpiadi: pace e uguaglianza. Pierre de Coubertin, ideatore del logo, spiega che i cinque cerchi sono i continenti, interlacciati tra loro dallo spirito olimpionico. I colori invece rappresentano tutti i colori presenti nelle bandiere del mondo al momento della creazione del logo. In questo caso occorre osservare la semplicità relazionata ad un’alta densità di significati: de Coubertin utilizza una forma semplice, dei cerchi , per rappresentare uguaglianza fra tutti i colori nazionali dei mondi; mentre i cerchi intersecati simboleggiano la pace e l’indissolubile unione di stati che partecipano alle olimpiadi.


 

Rompere le regole.

David Carson, designer statunitense, ha fatto del superamento delle regole un punto saldo della sua produzione. Carson è un convinto sostenitore della teoria secondo la quale, per creare un prodotto iconico, occorra crearsi le proprie regole, non seguire quelle seguite da tutti gli altri. La filosofia di Carson si riflette nelle sue opere, difficili da descrivere e inquadrare, ma sicuramente memorabili. Difficile identificare una singola opera di Carson che possa identificare a pieno il perchè lui sia una lezione per tutti i grafici: copertine, poster, ecc ecc… Carson ha prodotto un vastissimo numero di opere, tutte degne di nota.


 

Semplicità a rigore: Jacqueline Casey.

Jacqueline Casey è stata una designer statunitense. I suoi lavori sono famosi per la rigorosa applicazione di una semplicità funzionale alla comunicazione di un messaggio chiaro e deciso. Alcuni dei lavori più famosi di Casey riguardano i poster pubblicitari per il MIT. Sicuramente uno studio importante per tutti i grafici: i poster di Jacqueline Casey sono tutt’ora all’avanguardia, sia per capacità comunicativa che per bellezza del design.

 


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Storia della grafica.

Oggi iniziamo ad esplorare la storia della grafica:  dalle origini al giorno d’oggi. Osserveremo come il graphic design si sia evoluto e come sia stato usato per scopi differenti. Per prima cosa, però, dobbiamo inquadrare il concetto di grafica nella storia contemporanea.

Che cosa significa grafica?

La grafica rappresenta l’unione delle attività di stampa, illustrazione, tipografia e fotografia. Lo scopo è quello di generare contenuti di tipo visivo per pubblicizzare, educare o, come dimostrato da alcuni periodi storici, persuadere ad accettare un’idea. L’inizio della storia della grafica si può far risalire all’incirca al 1922, anno in cui William Addison Dwiggins associò all’unione delle attività sopra citate il termine graphic design, in realtà la grafica ha una storia molto più lunga, che accompagna quella del genere umano dall’alba della civiltà.

Le origini della grafica.

La storia della grafica inizia nella preistoria, periodo nel quale l’uso dell’illustrazione era indirizzato verso celebrazioni di cacce ed eventi memorabili per le comunità. In questo periodo non si può parlare di grafica vera e propria dato che non esistevano ne la scrittura ne la stampa e le illustrazioni erano, ovviamente, molto semplici.

Un passo avanti nella storia della grafica: la scrittura.

L’invenzione della scrittura rappresenta il passo in avanti verso il concetto odierno di grafica: l’invenzione della scrittura è accreditata ai sumeri, sono stati però gli egizi, con l’uso dei  geroglifici, ad associare ad un’illustrazione un significato contestuale all’argomento del documento. La rivoluzione dei geroglifici segna il passaggio dall’uso dell’illustrazione “preistorico” (celebrazioni importanti ecc…) ad un’illustrazione a fini educativi, “pubblicitari” e persuasivi. Il secondo, importantissimo, passo in avanti nel campo della grafica è ,di nuovo, da attribuire agli egizi: l’uso del papiro e l’invenzione dei manoscritti illustrati.

 

Storia della grafica in Asia.

In Asia, nel frattempo, i Cinesi inventano la scrittura, successivamente la carta e, molto tempo dopo, una “primitiva” stampa a caratteri mobili (circa 1041 d.c.). L’invenzione della carta e della stampa rappresentano due importanti step verso il concetto odierno di grafica: la carta rappresenta la fondazione su cui la grafica si è basata maggiormente per un lunghissimo periodo temporale (fino in tempi recenti, con l’introduzione di internet e dell’arte digitale). La stampa rappresenta ancora oggi uno dei metodi di produzione più usati nel campo della grafica.

Lo sviluppo tecnico del rinascimento.

Tralasciando gli eventi storici legati allo sviluppo dell’iconografia avanzata degli albori della società umana e gli sviluppi tecnologici e tecnici dei periodi seguenti. Arriviamo direttamente al rinascimento, periodo in cui i mercanti e la classe borghese necessitavano di un modo per copiare immagini o testi. In questo periodo si sviluppano le xilografie, le incisioni e molti altri metodi di produzione che gettano le basi per la futura crescita della grafica.

E’ importante sottolineare come, prima del 1922, la grafica fosse considerata come una forma d’arte simile alle arti fini per questo motivo l’approccio alla produzione di opere grafiche era molto diverso.

Questo ci porta direttamente alle rivoluzioni industriali: in questi periodi i progressi tecnologici e industriali hanno contribuito all’evoluzione della grafica. Tra le innovazioni più importanti ci sono la fotografia, i passi avanti nella stampa e l’istituzione in alcuni stati di appositi organi statali per la stampa.

Cromolitografia e propaganda.

Una data sicuramente fondamentale per tutto ciò che riguarda le arti stampate è quella del 1837, data in cui viene brevettata la cromolitografia, ossia la litografia a colori. Nonostante al giorno d’oggi il nome di questo brevetto ad opera di uno stampatore francese non riconduca nessun’opera alla mente, molte sono le stampe iconiche prodotte con questo metodo. Ad esempio la propaganda di arruolamento statunitense: il famosissimo “i want you”, lo zio Sam. In questo caso iniziamo ad osservare come la grafica non influenzi soltanto gli aspetti più mondani della società ma anche in quelli più importanti: la grafica diventa anche un metodo per veicolare la propaganda, i totalitarsmi della seconda guerra mondiale sono l’esempio maggiore di come il graphic design sia diventato fondamentale nell’influenzare le nazioni.

L’evoluzione della grafica.

Come si evince dal breve riassunto sulla storia della grafica, questo è un settore che dipende interamente dallo sviluppo tecnologico: la velocità di produzione e le potenzialità del graphic designer dipendono non solo dalle sue abilità ma dai mezzi tecnologici di cui dispone. Oggi i grafici usano tavolette da disegno per realizzare opere digitali, software di modifica immagini e sfruttano potenti hardware per rendere i loro pc in grado di processare questo tipo di operazioni. In futuro la grafica si evolverà ulteriormente, esistono già software di disegno 3D e software di scultura da usare con l’ausilio della realtà virtuale.


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Illustrazione fantasy

Il fantasy, per definizione, è il reame dell’immaginazione e della creatività: creature magiche, mostri, eroi ed eroine in armatura lucente, demoni malvagi, chi più ne ha più ne metta. Leggendo e scrivendo fantasy, la mente vaga e le forme si creano nei pensieri di ognuno, ma ci sono persone che decidono di rappresentare su carta i prodotti della loro immaginazione: gli illustratori fantasy. Oggi abbiamo deciso di portare sul blog tre dei nostri illustratori fantasy preferiti.

 

Kim Jung Gi: il fenomeno dell’illustrazione fantasy

Kim Jung Gi è noto per la sua tecnica di disegno e per la sua abilità nel rappresentare qualsiasi cosa senza bisogno di un riferimento. Quest’ illustratore ha lavorato per case di videogiochi, produttori di giochi da tavolo (ha anche contribuito all’illustrazione di alcuni manuali di dungeons and dragons) e ha contribuito alla creazione di numerosi fumetti. Kim Jung Gi è forse l’esempio più lampante di come l’arte fantasy sia pura espressione della creatività di un individuo.

 

Karl Kopinski: dall’illustrazione fantasy a quella realistica.

Karl Kopinski è un illustratore, pittore e designer inglese responsabile per la creazione di alcuni dei personaggi e ambientazioni considerati un punto di riferimento per i propri universi narrativi  (warhammer, dungeons and dragons). 

 

Adrian Smith: creare un universo.

Adrian Smith è considerato il padre dello stile grafico cupo, crudo e serio che ha da sempre dato  carattere e consistenza agli universi di warhammer fantasy e warhammer 40000. Sebbene le idee, i personaggi e i mondi fossero già ben definiti non avevano una forma: Adrian, come appassionato degli universi in questione, ha messo su carta ciò che aveva immaginato leggendo i libri e tirando i dadi.

 

Ovviamente consigliamo a tutti di dare un’occhiata alle illustrazioni fantasy degli artisti sopra citati, parlarne è interessante ma vederli con i propri occhi è un altro discorso completamente.

 

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Futurismo

Il futurismo

Il Futurismo è stato un movimento artistico e culturale Italiano sviluppatosi nel XX secolo, nonché prima avanguardia europea; è stato la base che ha consentito la nascita di diversi movimenti artistici in Europa, Stati Uniti e Asia.

Il futurismo racchiude diverse forme d’arte: dalla pittura alla scultura, fino alla letteratura, musica, danza, fotografia; addirittura ha avuto esponenti e influenze sull’arte cinematografica e culinaria.

Le origini del futurismo

L’origine del Futurismo è stata, quindi, tutta italiana.

Il manifesto del Futurismo è stato pubblicato nel 1909 su Le Figaro: questa data ha segnato la nascita ufficiale del movimento artistico.

Le caratteristiche del futurismo

In questo particolare movimento artistico è costante la ricerca del dinamismo: il soggetto non appare quasi mai fermo, così da rappresentare un’azione che sta avvenendo mentre l’osservatore guarda il quadro.

Una delle tecniche usate nel futurismo, per rendere l’idea di movimento, è quella delle linee di forza: la linea, usata nelle arti statiche, permette all’artista di dare l’idea di movimento.

Come si potrebbe immaginare questo movimento artistico ha la sua massima espressione nelle arti come la pittura, scultura e tutto ciò che le circonda, le arti letterarie e  teatrali non ebbero lo stesso riscontro dell’ influenza futurista.

Nella pittura il futurismo ha come principale esponente Boccioni il quale creò una sintesi del dinamismo e della rappresentazione della velocità il tutto con influenze cubiste.

Nelle opere futuriste, data la forte presenza della rappresentazione della velocità, è prevalente la dinamicità della scena che comprende sia l’oggetto della rappresentazione sia lo spazio in cui esso si muove.

Nella scultura il futurismo ha come esponente Boccioni stesso il quale pubblicò il manifesto tecnico della scultura futurista. Nel manifesto veniva suggerita la ricerca di una forma unica per rappresentare la continuità nello spazio del soggetto della scultura.

Da sottolineare è anche l’importanza del mosaico, il quale si mostrò particolarmente adatto come strumento per la rappresentazione futurista.

Nell’architettura il principale esponente del futurismo fu Antonio Sant’Elia, il quale pubblicò il manifesto dell’architettura futurista, nel quale sono raccolti in principi fondamentali della corrente architettonica.

Al centro dell’architettura futurista rimane sempre il concetto di dinamismo, di innovazione e di velocità.

Va sottolineato come i principi teorici dell’architettura futurista trovarono poco riscontro in tecniche pratiche vere e proprie.

Uno dei caratteri identificativi delle architetture futuriste è l’uso delle linee ellittiche: un altro modo per rifiutare la staticità anche negli edifici.

Inoltre…

Il futurismo ha i propri esponenti anche nel campo della ceramica, infatti venne pubblicato il manifesto futurista della ceramica e aeroceramica.


Altri articoli sulla storia dell’arte e sui movimenti artistici: qui.

Rococò

Rococò Book Cover Rococò
Eva Gesine Baur
Arte
Taschen
2007
96

Rococò

Il rococò è uno stile originario della Francia, nato nella prima metà del ‘700 come evoluzione dello stile Barocco.

Il rococò è uno stile inconfondibile. Si riconosce da alcune caratteristiche determinanti, che sono la sfarzosità, la grande quantità di dettagli e particolari, decorazioni floreali, onde e riccioli.

Ha avuto particolare successo e sviluppo nell’arredamento e nella moda (tant’è che esistono stilisti che tutt’oggi disegnano abiti e accessori ispirati a questo filone artistico), e poi nella pittura e nella scultura.

Il termine “rococò” deriva dal francese rocaille, una decorazione che veniva realizzata all’intero di arcate e grotte con pietre e conchiglie. Questa parola associata a quella italiana “barocco”, dà origine al termine Rococò.

Un altro segno distintivo dello stile rococò è il “messaggio” che contiene: leggerezza, delicatezza e spensieratezza. In un certo senso racchiude al suo interno lo stile di vita e il pensiero dell’aristocrazia libera settecentesca.

Il rococò si colloca, quindi, sulla linea del tempo della storia dell’arte tra Barocco e Neoclassico.

I motivi ricorrenti e le emozioni che questo stile vuole esprimere sono veicolati nei soggetti e nei colori scelti dagli artisti: luminosità, gioia e, ancora una volta, spensieratezza. Questo è ciò che traspare osservando le opere appartenenti a questo particolarissimo stile.

Il Rococò è, se vogliamo, una reazione al Barocco: si contrappone nettamente allo stile che lo ha preceduto rappresentando scene leggere piuttosto che battaglie e figure religiose.

Benché per parecchio tempo il Rococò abbia faticato a farsi riconoscere come uno stile vero e proprio perché considerato frivolo, viene oramai classificato come un stile artistico a tutti gli affetti e ne viene riconosciuto il peso nello sviluppo della storia dell’arte europea.

Arti decorative

La  massima espressione dello stile Rococò è avvenuta nelle arti decorative, in quanto la riproduzione di elementi decorativi molto articolati e particolareggiati è più agevole in oggetti di piccole dimensioni. Tuttavia, il Rococò ha potuto esprimersi anche attraverso l’architettura e la scultura, sebbene in quantità minore.

Il Rococò ha iniziato, quindi, a diffondersi inizialmente tramite oggetti e complementi d’arredo nelle abitazioni dell’aristocrazia francese, attraverso porcellane e argenteria principalmente.

Il Rococò è cresciuto e si è sviluppato, partendo dalla Francia per arrivare all’intera Europa. In questo modo gli artisti hanno avuto modo di diversificare lo stile:

  • in Francia, il Rococò è rimasto sobrio ed elegante; si è diffusa la lavorazione del legno con intarsi floreali, la creazione di elementi decorativi unendo legno, metalli e pietre preziose;
  • in Germania, questo stile è esploso il tutto il suo sfarzo, con opere molto elaborate e caratterizzate da una quantità esagerata di decorazioni e particolari;
  • in Inghilterra, lo stile è rimasto moderato, a causa della situazione religiosa ed economica dello stato all’epoca.
  • in Italia il massimo esponente del Rococò nell’arredamento è stato l’ebanista e intagliatore Pietro Piffetti, attivo a Torino fino al 1777. Ebanista di Carlo Emanuele III, ha creato molte opere destinate ai Savoia. Le sue opere sono molto preziose, grazie ai materiali scelti: avorio, argento, pietre preziose, tartaruga (un esempio: Biblioteca Piffetti – Palazzo del Quirinale).

Pittura

Il Rococò influenza anche il mondo della pittura, originando opere innovative e mai viste prima: gli artisti scelgono colori chiari, forme curvilinee e armoniose. Rappresentano scene di divertimento o intimità, dipingono cherubini e dame spensierate. Creano un nuovo filone artistico in cui l’arte è mondana e, in un certo senso, impertinente, fuori dagli schemi del barocco.

Una nota va fatta per il Capriccio: questo particolare movimento artistico è l’evoluzione del vedutismo (ovvero la rappresentazione di panorami reali), che unisce fantastico e reale con paesaggi fantastici in cui vengono collocate rovine classiche provenienti dai siti più disparati.

Tra i maggiori esponenti del Rococò ricordiamo:

  • Jean-Antoine Watteau
  • François Boucher
  • Jean-Honoré Fragonard
  • Thomas Gainsborough

In Italia

In Italia il Rococò si sviluppa quasi esclusivamente nelle regioni del nord, principalmente il Piemonte (come detto in precedenza, i Savoia furono grandi sostenitori dello stile), Liguria, Veneto e Lombardia. Le regioni del centro (fatta eccezione per la città di Jesi) subiscono ancora una forte influenza da parte della Chiesa e rifiutano lo stile Rococò, troppo leggero e frivolo per i canoni ecclesiastici.

Rococò Taschen Editore

Rococò fa parte della collana di libri illustrati editi da Taschen.

Si tratta di un libro relativamente breve ma molto valido: contiene tutte le informazioni di base e qualche approfondimento su questo movimento artistico.

Essendo un’edizione illustrata di buona qualità, permette di apprezzare le caratteristiche di questo particolarissimo movimento artistico e offre molti spunti di approfondimento sui singoli artisti o sulle opere citate e riprodotte.

Lo consiglio senza dubbio, buona lettura!

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Per tutti gli altri articoli, vi rimando alla sezione Museo AStratto!

8 marzo – Donne oltre la tela

8 marzo – Donne oltre la tela

L’anno scorso, in occasione della Giornata internazionale della Donna, ho scritto un articolo che voleva essere una lode ad una donna che ho sempre ammirato ma anche una critica nei confronti di una società in cui è ancora profondamente radicato il maschilismo – tanto negli uomini quanto nelle donne.

Oggi voglio scrivere qualcosa di diverso e, in un certo senso, più positivo: un articolo sulle donne che hanno fatto la storia dell’arte, nonostante i periodi e le società in cui sono vissute.

8 marzo, 8 donne da ricordare.

 

Fede Galizia

Pittrice barocca, iniziò a lavorare all’età di 12 anni. Fra le sue opere ci sono ritratti e scene di soggetto religioso, ma è conosciuta soprattutto per i dipinti di nature morte.

Non solo fu una pittrice di talento, fu anche miniaturista e si dedicò per molto tempo all’arte dell’incisione.

Eseguì diversi ritratti, tra i quali quello dei suoi genitori, che però andarono perduti. Ogni suo dipinto è caratterizzato da una estrema attenzione per i dettagli, come per esempio gioielli e vestiti, ma anche luci e riflessi.
Nel 1596 firmò e datò Giuditta con la testa di Oloferne, dipinto in cui indugiò più nella cura di vesti e di gioielli, che nella esaltazione della drammaticità della scena. L’opera è comunque fondamentale per essere la prima documentata su questo soggetto da parte di una donna pittrice, seguita quindi da quelle eseguite da Lavinia Fontana e da Artemisia Gentileschi.
Morì di peste, a Milano, nel 1630.

 

Lavinia Fontana

Lavinia era figlia del pittore manierista Prospero Fontana, nella cui bottega poté attingere, accanto agli insegnamenti del padre, ad una vasta gamma di conoscenze in ambito artistico, dalla scuola  emiliana, veneta lombarda e toscana.

Lavinia Fontana acquistò ben presto fama come ritrattista, distinguendosi soprattutto per l’accuratezza dei particolari, come abbigliamento e acconciature, nelle figure femminili. Ma, a differenza di altri artisti, Lavinia non fu monocorde e nella sua opera si incontrano spesso anche soggetti mitologici, biblici e sacri. Con Fede Galizia, diventa una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche e in particolare personaggi femminili che ne fanno parte.

I successi maggiori le giunsero a Roma dove fu chiamata dal nuovo papa Gregorio XIII, e si trasferì stabilmente.
Grazie a tale posizione, Lavinia eseguì innumerevoli lavori per la nobiltà e il clero romano, tanto da essere soprannominata «la Pontificia Pittrice».

Durante la sua carriera di pittrice, Lavinia realizzò una considerevole quantità di ritratti di nobildonne, tant’è che l’abate Luigi Lanzi scrisse:

«divenne pittrice di Gregorio XIII; e più che da altri fu ambita dalle dame romane, le cui gale ritraea meglio che uomo del mondo».

Continuò, comunque, a prodursi in altri soggetti, come la Minerva in atto di abbigliarsi, in cui la dea vergine è sorpresa nuda nell’atto d’indossare il manto e guarda maliziosamente verso lo spettatore.

Nel 1613 si ritirò in un monastero, assieme al marito, e concluse la sua attività artistica.

Nonostante le undici gravidanze, la sua produzione fu corposa: oltre ai numerosissimi ritratti di nobildonne, diplomatici e personalità d’ogni sorta, Lavinia dipinse un centinaio di pale d’altare e realizzò diverse sculture di uomini in battaglia, in particolare con cavalli e altri tipi di bestiame.

 

Artemisia Gentileschi

Pittrice allieva di Caravaggio, nota per le sue opere in chiave femminista.

Sono, infatti, stati molti i critici ad aver fornito una lettura dell’opera della Gentileschi in chiave «femminista» essendo una donna che si fece strada grazie al suo talento in una società puramente maschilista. Nel Seicento, infatti, la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile, e la stessa Artemisia, in virtù del suo sesso, dovette fronteggiare un numero impressionante di ostacoli e impedimenti.

Essendo una donna, non aveva accesso al patrimonio artistico della sua città e dovette

Nonostante ciò, la Gentileschi diede brillantemente prova della sua indole fiera e risoluta e seppe far fruttare il proprio versatile talento, riscuotendo in breve tempo un successo immediato e di altissimo prestigio.

Questi «successi e riconoscimenti» osservano, infine, i critici Giorgio Cricco e Francesco Di Teodoro:

«proprio in quanto donna, le costarono molta più fatica di quanta ne sarebbe stata necessaria a un pittore maschio».

Ad aver giocato un ruolo tristemente importante nella vita e nell’arte della pittrice, è stato lo stupro subito da parte di Agostino Tassi: nelle sue opere, infatti, compaiono spesso eroine bibliche e personaggi mitologici femminili. Partendo da questi elementi, Artemisia diventa simbolo del desiderio di affermazione delle donne e della lotta alle ingiustizie perpetrate dagli uomini.

Le opere di Artemisia sono impregnate di emozioni forti, colori brillanti e un’estrema armonia di tutto ciò.

 

Mary Stevenson Cassatt

Mary Cassatt è stata una pittrice statunitense. Visse molto tempo in Francia dove diventò amica e allieva di Degas, esponendo poi le proprie opere insieme a quelle degli artisti del movimento impressionista. Realizzò molti dipinti che ritraggono la vita sociale e privata delle donne della sua epoca, ponendo una particolare attenzione all’intimo legame che si realizza tra le madri e i loro bambini.

The Boating Party 1893-94

Al suo ritorno negli Stati Uniti si trovò di fronte ad un mondo ostile all’arte, tanto più se l’artista era una donna. Anche il padre non era favorevole alla sua  vita da artista, tanto da finanziarle lo stretto indispensabile per sopravvivere ma non per dipingere. Riuscì ad esporre a New York ma non trovò acquirenti, sicché tornò in Europa, dove finalmente la sua carriera da artista prese un buon andamento.

Dopo diverse peripezie, abbandonò i soggetti che le erano stati familiari fino a quel momento per dedicarsi a soggetti “più alla moda” e facilmente vendibili. Il decennio che va dal 1890 al 1900 fu il momento più creativo della carriera di Mary. Diventò un punto di riferimento per i giovani artisti americani e rimase in contatto con i maggiori esponenti dell’Impressionismo, tra cui Renoir, Monet e Pissarro.

Se in Europa il suo successo fu indiscutibile, negli Stati Uniti faticò ad essere accettato, anche dalla sua stessa famiglia. Dopo la morte del fratello, le sue opere divennero più sentimentali e, pochi anni dopo questo evento, concluse la sua carriera rimanendo contraria alle nuove correnti artistiche che andavano formandosi. Non fu solo questa la ragione dell’interruzione della sua vita artistica: dopo un viaggio in Egitto, sembrava avesse ritrovato creatività e ispirazione ma fu colpita da diverse malattie e diventò quasi cieca. Lasciò comunque un patrimonio artistico di altissimo valore.

 

Berthe Morisot

Nacque nel 1841 a Bourges, in Francia, in un’agiata famiglia borghese. Quando aveva solo dieci anni si trasferì con la famiglia nei pressi di Parigi, in una cittadina all’epoca rinomata come centro artistico e culturale: qui poté accrescere il suo interesse per l’arte e la pittura.

Nonostante la famiglia avesse circondato la piccola Berthe di arte e cultura, per lei fu impossibile accedere all’Accademia delle Belle Arti, in quanto aperta soltanto ai maschi. Berthe non si lasciò scoraggiare e proseguì l’apprendimento privatamente, grazie a grandi maestri, come per esempio Eugène Delacroix. Ebbe poi modo di visitare il Louvre e studiare le tele di molti altri artisti.

Diventò così una delle interpreti più significative, fantasiose e vivaci del movimento impressionista. È importante notare inoltre come la Morisot, insieme a Mary Cassatt, sia stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Ciò acquista ancora maggiore rilevanza in considerazione del fatto che le donne ricoprivano un ruolo subalterno nella società dell’epoca, tanto che la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile. Per emergere in un ambiente così fortemente ostile, dunque, le donne oltre a un indubbio talento artistico dovevano possedere anche una forte personalità. Berthe Morisot si segnalò brillantemente e, nonostante la società del tempo faticasse ad accettare l’emancipazione femminile, divenne in poco tempo una modello d’indipendenza, tenacia e di talento anche per i colleghi maschi.

I soggetti di Berthe furono molto vari, ma la sua espressione artistica risentì molto di pregiudizi e maldicenze, tant’è che finì per preferire situazioni private e domestiche, prediligendo figure femminili.

 

Elisabetta Sirani

Elisabetta Sirani (Bologna, 8 gennaio 1638 – Bologna, 28 agosto 1665) è stata una pittrice e incisore italiana, di stile barocco.

«Era tale la velocità e franchezza del suo pennello, ch’ella sembrava più leggiadramente scherzare che dipingere. “Io posso ben dire per verità,” dice il Malvasia, “essermi trovato presente più volte che venutole qualche commissione di quadro, presa ben tosto la matita, e giù postone speditamente in due segni su carta bianca il pensiero, (era questo il solito suo modo di disegnare da gran maestro appunto e da pochi praticato, e nemeno dal padre istesso) intinto piccolo pennello in acquarella d’inchiostro ne faceva apparire ben tosto la spiritosa invenzione, che si poteva dire senza segni dissegnata, ombrata, ed insieme lumeggiata tutto in un tempo.”»

(Mazzoni Toselli)
Elisabetta ebbe un ruolo particolarmente rilevante e insolito nella storia dell’arte In primo luogo per la sua tecnica: era solita abbozzare il disegno in modo molto sbrigativo per poi perfezionarlo ad acquerello. Questo metodo era praticamente sconosciuto fino ad allora. In secondo luogo fu determinante per la storia della pittura al femminile perché era solita dipingere in pubblico, nonostante questa attività fosse considerata disdicevole per le donne dell’epoca. Nel suo caso, però, il padre fu favorevole alla sua carriera e la appoggiò, a differenza di altri.

Si stima che la sua produzione artistica sia stata particolarmente corposa: circa duecento opere in appena dieci anni di lavoro. Elisabetta fece parte di un movimento unico e straordinario, quello noto con il nome di “scuola bolognese”. Bologna, infatti, fu un centro artistico molto importante per la pittura femminile perché qui poterono affermarsi ed esprimersi molte donne, anche grazie al supporto dei rispettivi padri. Tra queste troviamo: Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Marietta Robusti (figlia di Tintoretto).Va comunque ricordato che in realtà nella casa e studio dei Sirani operava una buona bottega di sole donne, tant’è che nelle opere della giovane pittrice è visibile una certa discontinuità, dovuta in alcuni dipinti proprio alla collaborazione delle allieve. Successivamente, con l’attenuarsi delle influenze dei suoi maestri, Elisabetta andò sviluppando progressivamente uno stile proprio e indipendente, più naturalistico e realistico, più vicino alla sensibilità del Guercino e della scuola veneta, in cui pare stabilirsi una sorta di dialogo emotivo fra l’artista e il soggetto delle sue opere.

 

Angelika Kauffmann

La Kauffman nacque nel 1741, in Svizzera e trascorse la propria infanzia in Austria. Il padre era un pittore di talento e la madre una donna molto colta: entrambi ebbero modo di trasmettere conoscenze e abilità alla figli in diversi ambiti. Angelika, però, si dedicò principalmente alla pittura, dedicandosi alla copia di stampe e gessi fino a raggiungere un ottimo livello artistico. Successivamente iniziò la sua carriera artistica, passando molto tempo in Italia, dove ebbe l’occasione di realizzare ritratti per nobiltà e clero. Infine, la madre morì e Angelika tornò con il padre in Germania, dove ricominciò a dipingere per la nobiltà tedesca.

Il padre, quindi, decise di riproporre un viaggio di formazione artistica in Italia. Fu proprio nel Bel Paese che Angelika ebbe modo di coltivare più intensamente le proprie doti pittoriche, attraverso lo studio delle opere del Correggio, di Guido Reni, dei Carracci, del Domenichino e del Guercino.

La pittrice mostrò sin da subito un insolito interesse verso la raffigurazione di soggetti storici: a tal scopo, si servì anche delle varie sculture e nudi che disponeva, grazie all’amicizia con il più celebre Batoni. Perfezionando il suo stile, l’artista sintetizza sapientemente il neoclassicismo con il classicismo seicentesco.

 

Tamara de Lempicka

Facendo un salto temporale di alcuni decenni arriviamo al 1900, con Tamara de Lempicka, figlia di una donna polacca e un uomo russo ebreo. A seguito della prematura scomparsa del padre, Tamara visse con la madre e i suoi due fratelli  e la nonna Clementine. Nel 1907 fece il suo primo viaggio in Italia per accompagnare la nonna ed ebbe l’occasione di visitare le città d’arte italiane. Successivamente, dopo essersi spostata in Francia, Tamara imparò alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone.

La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna  in Svizzera e un prestigioso collegio polacco di Rydzyna. L’anno successivo, alla morte della nonna, si trasferì a San Pietroburgo in casa della zia. Qualche anno dopo si sposò.

Durante la rivoluzione russa del 1918, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie. Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicka decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell’Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d’Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.

Dopo aver viaggiato estesamente per l’Europa, all’inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, e infine si trasferì a New york per continuare al sua carriera artistica.

Dopo la morte del marito, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell’utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all’arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico.

 

8 donne…

…nonostante il numero di donne da ricordare sia infinito, quest’anno ho scelto queste otto donne che, grazie alla loro forza di volontà e alla loro bravura, hanno realmente scritto la storia dell’arte.

Il mio augurio a tutte le donne è quello di non arrendersi, e sfruttare tutta la forza possibile per ottenere ciò a cui si tiene veramente.

 

Fonte: wikipedia

#ArtFriday: il blu

Buon venerdì lettori! Finalmente torna l’#ArtFriday e il tema di oggi è il blu nell’arte!

Se avete seguito gli articoli precedenti riguardanti i colori nell’arte, sapete come ogni colore possa assumere diversi significati, in base a come viene utilizzato e in quale contesto.

Il colore blu si ottiene dalla sintesi additiva dei colori (quella composta da verde-rosso-blu). Mentre nella sintesi sottrattiva si ottiene mescolando il ciano e il magenta.

“Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo”. – Renoir.

Questo perché gli impressionisti non utilizzavano il nero per creare le ombre ma tonalità di blu e verde.

Di seguito, alcune tonalità di blu, dalla più scura alla più chiara.

BLU NOTTE

Come suggerisce il nome, è la tonalità di blu più scura e che ricorda, appunto, il cielo notturno. Può essere facilmente confuso con il nero, sebbene abbia dei pigmenti di blu che lo rendono riconoscibile, quantomeno sotto la luce giusta.

Grete Schütte-Lihotzsky usò per la prima il nome Blu Notte per la sua “Cucina di Francoforte”, un arredamento innovativo ed ergonomico ideato nel 1925. La scelta del progettista non fu per un fattore estetico ma per l’igiene: il blu allontanerebbe le mosche.

BLU OLTREMARE

Si tratta di una tonalità di blu piuttosto scura e intensa; secoli fa si otteneva dalla frantumazione dei lapislazzuli – pietre semi-preziose importate dall’Oriente (da questo il nome “Oltremare”).

Spesso utilizzato da Giotto e dalla maggior parte degli artisti del ‘600/’700. In sostituzione ai lapislazzuli, in alcuni casi, veniva utilizzata l’azzurrite, più economica e comunque molto valida per la creazione di colori.

**Se avete letto il libro La ragazza con l’orecchino di perla o visto il film, vi ricorderete di questo colore perché uno dei primi compiti affidati da Vermeer alla sua giovane aiutante: frantumare, appunto, i lapislazzuli.

 

BLU DI PRUSSIA

È un blu scuro, quasi quanto l’Oltremare e tendente al nero. Si tratta di uno dei primi colori sintetici, ottenuto già nel 1706 dall’ossidazione di sali di ferrocianide, per opera di un chimico berlinese e, proprio per questo viene associato alla Prussia.

Trattandosi, appunto, di uno dei primi colori sintetici, spesso viene utilizzato per stabilire la data e l’autenticità di una determinata opera d’arte.

Dove lo troviamo? Hokusai e la famosissima Onda, Van Gogh e gli altrettanto famosi cieli notturni ed, infine, Picasso nel suo periodo blu.

 

BLU DI PERSIA

La prima apparizione del blu di Persia risale al 1669 e deve il suo nome all’utilizzo nella realizzazione di ceramiche e piastrelle persiane. LA Moschea Blu di Istanbul ne è un esempio più che valido: è ricoperta da oltre 20.000 maioliche blu.

 

CIANO

È uno dei tre colori primari, insieme a giallo e magenta. Questi colori, insieme al nero, sono i quattro colori utilizzati per la stampa in quadricromia (CMYK) e sono, quindi, la base di tutta l’immagine moderna, con l’utilizzo di questi quattro colori sintetici.

 

TURCHESE

Si tratta di una “versione del ciano tendente al verde”, se così si può dire. Originariamente ricavato dal Turchese, inteso come pietra dura, importata dalla Turchia (da questo deriva il suo nome). È un colori simile all’acquamarina, ma un po’ più scuro, è stato molto di moda negli anni ’50, ed è tornato ad esserlo nella sua versione chiamata comunemente Verde Tiffany o Azzurro Tiffany dall’omonima marca.

 

BLU COBALTO

Colore simile all’azzurro ma più intenso. Si ottiene chimicamente combinando l’ossido di cobalto con sali di alluminio.

Si suppone che il blu di Chartres fosse ricavato dal cobalto: si tratta di una tonalità particolare del vetro presente nelle vetrate gotiche della cattedrale francese la cui composizione è rimasta un mistero per molto tempo.

 

BLU REALE

Tonalità intermedia tra l’azzurro e il blu, deve il suo nome alla sua presunta origine, ovvero la realizzazione delle divise della Corona Inglese; in realtà è stato utilizzato precedentemente in Francia: non è un caso, infatti, che venga anche chiamato “azzurro Francia” (per questo Paese è anche il colore nazionale nell’automobilismo).

Chi lo ha utilizzato? Gli artisti che più si sono cimentati nell’utilizzo di questo colore sono Kandinsky e Mirò, famosi proprio per il modo in cui hanno interpretato i colori.

 

AZZURRO

Spesso confuso con il ciano, comunemente utilizzato per definire le tonalità dal turchese al celeste.

Der Blaue Reiter è il mone dato da Marc e Kandinsky al loro movimento artistico.

“Ad entrambi piaceva il blu, a Marc i cavalli a me i cavalieri” – Kandinsky

 

CELESTE

Intorno al celeste, una tonalità di azzurro molto chiara, ruotano molti significati: deve il suo nome alla “volta celeste”, il cielo. Questo implica diversi significati, tra cui quello religioso, per esempio.

 

Per approfondire:

  • Blu. Storia di un colore,  Michel Pastoureau;
  • I colori nell’arte, Stefano Zuffi.

 

 

 

 

 

 

Movimenti artistici: la “linea del tempo”

Movimenti artistici: la “linea del tempo”

Qualche giorno fa, ho fatto un sondaggio chiedendo di scegliere tra un articolo riguardante un artista o un movimento artistico: ha vinto il movimento artistico!

L’unico problema è stato sceglierne uno… sicché, ho deciso di scrivere un articolo contenente una sorta di “linea del tempo” con i più importanti movimenti artistici. Questo articolo servirà da base ai prossimi approfondimenti sulla storia dell’arte.

Cominciamo!!


Di seguito, un elenco dei principali movimenti con alcune caratteristiche ed alcuni esempi:

  • 1000/1200: Romanico, è quella fase dell’arte medievale europea che si sviluppa fino all’affermazione dell’arte gotica. Definita “romanica” perché si sviluppa nei territori che sono stati conquistati dai romani, benché fosse differente sotto molti punti di vista dall’arte romana vera e propria, alcune caratteristiche rimangono comuni. Caratterizzata da linee e motivi molto semplici, l’architettura ha un aspetto semplice e massiccio (un esempio: San Miniato al Monte – Firenze).
  • 1100/1200: Cistercense, si denomina architettura cistercense quella sviluppata dai monaci cistercensi nella costruzione delle loro abbazie, al momento dell’espansione iniziale di questo ordine religioso.
  • 1150/1400: Gotico, Il gotico è una fase della storia dell’arte che, da un punto di vista geografico, nasce nella regione intorno a Parigi, per poi diffondersi in tutta l’Europa e termina, in alcune aree, per lasciare il suo posto al linguaggio architettonico di ispirazione classica, ritrovato nel Rinascimento italiano e da qui irradiatosi nel resto del continente. Il gotico è un fenomeno di portata europea dalle caratteristiche molto complesse e variegate, che interessa tutti i settori della produzione artistica, portando grandi sviluppi anche nelle cosiddette arti minori: oreficeria, miniatura, intaglio di avorio, vetrate, tessuti, ecc.
    Si differenzia in periodi più specifici:
    – Gotico Radiante (a partire dal 1230)
    – Gotico Ornato (a partire dal 1290)
    – Gotico Perpendicolare (a partire dal 1330)
    -Gotico Cortese (a partire dal 1370)
    -Gotico Internazionale (a partire dal 1370)
    -Gotico Fiammeggiante (a partire dal 1390)
  • 1400/1500: Umanesimo: si intende quel movimento culturale, ispirato da personalità come Petrarca e Boccaccio, volto alla riscoperta dei classici latini e greci nella loro storicità, per riportarli negli usi e costumi quotidiani. Rappresenta l’inizio della rinascita dopo il Medioevo. L’umanesimo coinvolge ogni ambito culturale: arte, scultura, letteratura.
  • 1400/1600: Rinascimento: è un periodo artistico e culturale della storia d’Europa, che si sviluppa a Firenze tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, con molte differenze a seconda della zona geografica che si prende in considerazione. Il Rinascimento, vissuto dalla maggior parte dei suoi protagonisti come un’età di cambiamento, fa nascere un nuovo modo di concepire il mondo e sé stessi, sviluppando le idee dell’umanesimo, ad opera soprattutto di Francesco Petrarca, e portandolo a influenzare per la prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente.
  • 1500/1600: Naturalismo
  • 1500/1600: Umanesimo Nordico
  • 1500/1540: Leonardismo
  • 1500/1600: Monumentalismo
  • 1500/1600: Italianismo
  • 1600/1700: Barocco, è il termine utilizzato per indicare una “visione” culturale nata a Roma, che si esprime in diversi ambiti come la letteratura, la filosofia, l’arte e la musica.
  • 1600/1700: Realismo
  • 1600/1800: Illusionismo
  • 1650/1800: Quadraturismo
  • 1700/1900: Orientalismo
  • 1715/1770: Rococò, Il Rococò è uno stile ornamentale sviluppatosi in Francia come evoluzione del barocco. Si distingue per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate in riccioli e lievi arabeschi floreali. Sono espresse soprattutto nelle decorazioni, nell’arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti.
  • 1750/1830: Neoclassicismo
  • 1770/1900: Neogotico
  • 1790/1848: Romanticismo, è stato un movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi in Germania (esempio: Francesco Hayez).
  • 1850/1920: Estetismo: è un movimento artistico, ma soprattutto letterario, della seconda metà dell’800. Rappresenta una tendenza del Decadentismo, che trova il suo massimo splendore grazie alle opere di Oscar Wilde. Questo movimento è tuttavia riscontrabile anche in vari studi di filosofi o studiosi di discipline umanistiche che intendono darne una definizione etimologicamente esatta, dato che si contemplano due categorie riguardanti l’estetismo, ossia quella filosofica e quella morale.
  • 1855/1900: Macchiaioli
  • 1862/1900: Giapponismo
  • 1874/1886: Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia e durato fino ai primi anni del Novecento. Una precisa esperienza di gusto, un momento caratteristico e storicamente definito, identificano questa tendenza nella civiltà artistica moderna (esempio: Claude Monet)
  • 1880/1910: Simbolismo
  • 1886/1900: Puntinismo
  • 1890/1920: Liberty: L’Art Nouveau, noto in Italia anche come stile floreale, stile Liberty o arte nuova, è un movimento artistico e filosofico attivo nei decenni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento che influenza le arti figurative e l’architettura in ogni Paese europeo, anche se noto con nomi diversi (esempio: Gustav Klimt).

Libri consigliati:

Verde & Arte

#ArtFriday: Verde & arte

Il verde è il simbolo della natura e nell’arte questo tema è particolarmente ricorrente. Non solo: il verde è sinonimo di rinascita, rilassatezza, armonia, calma. Proprio per questo  motivo, a partire dal XVIII secolo, con l’Illuminismo, il verde sembra essere una vera e propria scoperta, dopo un millennio cupo e grigio.

Un esempio eclatante di questa scoperta è La teoria dei colori di Goethe, in cui definisce il verde un colore riposante, da utilizzare all’interno della casa, sui muri, addirittura in camera da letto. Sempre Goethe scrive: “è grigia, caro amico, qualunque teoria. Verde è l’albero d’oro della vita.”

Nel periodo dello sviluppo industriale, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, il verde viene un po’ accantonato, per poi tornare in auge nei tempi moderni: viene, infatti, utilizzato spesso sia nell’ambito della moda e sia in tutto ciò che riguarda il design, l’arredamento, e così via.

Come spesso accade con i colori, il verde ha assunto diversi significati a seconda del luogo e del periodo che si vogliono considerare, per esempio: per il Cristianesimo significa Speranza, nella simbologia moderna significa “positivo, via libera, approvato”, in natura è il colore dominante, in Cina il verde rappresenta lo Yin. Tutte connotazioni positive.

Tuttavia, non è sempre stato così. In passato il verde era considerato un colore sgradevole e dal significato negativo: nelle lingue classiche non esiste distinzione tra verde e scuro, per esempio. Inoltre il verde è anche sinonimo di acerbo, immaturo, inesperto.

Di fatto il verde ha due significati opporti: verde chiaro per la rinascita, la giovinezza, la freschezza; il verde “marcio”, per l’appunto, della degradazione, della putrefazione, della morte.

In passato, sono state realizzate numerose opere d’arte che devono il loro splendore e il loro significato proprio al colore verde.

PAOLO UCCELLO

La “terra verde”, un pigmento a base di ossido di ferro e acido silicico, viene utilizzata in Toscana e nell’Italia Settentrionale fino alla metà del ‘400. Si tratta di un colore che si presta particolarmente all’abbinamento con il rosso e l’arancio. Un esempio significativo di questo utilizzo, si trova nella chiesa Santa Maria Novella, a Firenze, in cui Paolo Uccello realizzò, con questa tecnica del monocromo, il chiostro Verde in cui sono raffigurati alcuni episodi dell’Antico Testamento, tra cui il Diluvio Universale. Un’opera unica per l’utilizzo dei colori e per la resa della prospettiva.

VITTORE CARPACCIO

San Giorgio e il drago è un dipinto a tempera su tavola di Vittore Carpaccio, datato 1502 e conservato nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia.

Su uno sfondo dilaniato e sofferente, spicca San Giorgio che si lancia all’uccisione del drago. In secondo piano, sulla destra, la principessa assiste in posizione orante. Tutta la tela è attraversata da una diagonale che va dalla damigella, lungo la lancia, fino alla coda attorcigliata del drago, per indirizzare lo sguardo e dare maggiore significato alla scena.

Tutto intorno ai protagonisti della scena ci sono corpi dilaniati, resti delle vittime e, a rendere ancora più inquietante la scena, vipere, rospi e avvoltoi.

I colori dominanti sono: giallo, marrone, grigio e verde. Gli unici elementi a creare contrasto sono il cavallo bianco, l’armatura grigia e il vestito rosso della principessa.

In questo caso il verde scuro ha un significato cupo e sinistro: è infatti il colore utilizzato per la pelle del drago, in questo caso bestia crudele e spietata.

MANET

L’opera Colazione sull’erba fu al centro di uno dei più clamorosi scandali artistici dell’intera storia dell’arte. Gli animi benpensanti della borghesia parigina si indignarono di fronte alla donna nuda dipinta da Manet, definendo l’opera una vera e propria «indecenza».

Non che il nudo fosse una novità all’epoca, ma lo scandalo non fu dovuto al nudo in sé, bensì al fatto che non fosse “giustificato”. L’opera ritrae, infatti, una donna nuda e due uomini vestiti, senza fare alcun riferimento a scene della mitologia, piuttosto che della storia o della letteratura: la donna di fatto era una parigina qualunque. Lo stesso vale per gli uomini: non sono vestiti in modo da ricordare in qualche modo personaggio storici o mitologici, portano semplicemente degli abiti che rispecchiano la moda parigina dell’epoca.

Sicché i critici si trovarono di fronte ad un’opera che univa un’ambientazione tipicamente accademica e classica a personaggi moderni. Come se non bastasse Manet fu accusato di non aver reso onore e rispetto all’opera classica.

Il verde, in questo caso, svolge la funzione di “contorno” e di sfondo, quasi volessero stemperare l’atmosfera creata dalla donna.

 

MILLAIS

La tela si ispira al personaggio di Ofelia, uno dei protagonisti dell’Amleto di William Shakespeare.

A dare avvio alla tragedia shakesperiana vi è l’improvvisa apparizione dello spettro del padre di Amleto che, rivelando l’autore dell’omicidio, il fratello Claudio, chiede al figlio vendetta. Amleto quindi rimanda l’azione fingendosi pazzo: lo squilibrio viene attribuito all’amore che egli nutre per Ofelia, figlia del ciambellano Polonio (la giovane, effettivamente, era stata già in passato bersaglio delle mire amorose di Amleto). La follia di Amleto lacera nel profondo la fanciulla: Amleto, per proseguire il proprio intrigo, non esita infatti a insultare impudentemente la pur amata Ofelia. La situazione precipita quando, inscenato dinanzi a Claudio il dramma dell’omicidio perpetrato ai danni del re, Amleto uccide Polonio. Ofelia è ormai incapace di ragionare assennatamente in seguito alla morte del padre e, disgraziatamente, muore annegando in un ruscello. Il suo trapasso viene reso noto al pubblico nella seguente battuta:

« C’è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei [Ofelia] intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora cui i pastori sboccati danno un nome più indecente, ma che le nostre illibate fanciulle chiamano dita di morto.
Lì, sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello.
Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per un poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell’elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa. »

(Amleto, Atto IV, scena VII)
[fonte Millais: Wikipedia]

In questo dipinto la natura è la base di tutto:

  • salice, ortica e margherite: innocenza;
  • papavero: morte;
  • rosa: bellezza, gioventù, cerimonia funeraria;
  • nontiscordardime: ricordo;
  • viola del pensiero: amore infelice.

 

Il colore verde

VERDE

Il verde è uno dei colori dello spettro visibile che l’uomo riesce a vedere, molto comune in natura.

È uno dei colori primari additivi e il suo colore complementare è il magenta. Anche se spesso viene considerato il rosso il suo colore complementare.

Dove troviamo il verde?

  • Il colore verde è spesso simbolo di tutto ciò che riguarda la natura: dai prodotti alle associazioni, dai servizi al commercio. Moto utilizzato il relazione al Biologico e all’ideologia ambientalista.
  • Quanto detto nel primo punto spesso viene utilizzato anche il politica, per simboleggiare movimenti a sfondo ambientalista.
  • Verde e animali:
    • in alcuni insetti il verde è una miscela di pigmenti azzurri e gialli.
    • negli uccelli è un effetto indotto dalla rifrazione della luce.
    • negli anfibi e rettili  è il risultato di una colorazione di fondo azzurro rivestito da un filtro giallo.
  • Il verde è anche utilizzato come “metafora“: pollice verde, anni verdi, e così via.
  • Il colore verde è anche simbolo di sentimenti e stati d’animo: malattia, rabbia, invidia, avarizia.

Cinema & musica

  • Il miglio verde, film del 1999
  • Green, Green Grass of Home, canzone cantata da diversi artisti tra cui Elvis Presley
  • I Green Day sono un gruppo musicale punk della California

Libri

  • Lanterna verde
  • Verde Nilo di Cesare Brandi
  • La signora in verde di Arnaldur Indrieason
  • Verde brillante di Stefano Mancuso
  • La 2 cavalli verde di Manu Causse
  • Il verde della tua veste e altri racconti di Piero Chiara
  • La giacca verde di Mario Soldati
  • La stanza verde, Autobiografia di Sandro Manzo
  • Il drago verde di Scarlett Thomas
  • La contessa Verde di Brentonico di Luigi Zenatti