L’illusione della fenice

L'illusione della fenice Book Cover L'illusione della fenice
Demetrio Verbaro
Romanzo, Fiction
PubMe
2018
Copertina flessibile
258

Il romanzo è diviso in tre storie che si svolgono in luoghi geografici diversi e in momenti storici differenti. Tre vicende che narrano di amore, sofferenza, vita, speranza, cadute e rinascite. I protagonisti sono legati da qualche filo visibile e da molti invisibili, come i personaggi di uno spettacolo di marionette fatte muovere da un abile burattinaio. Ma cosa possono avere in comune Sara, una contadina sedicenne rimasta suo malgrado incinta, che vive nel periodo del dopoguerra a Mosorrofa, un piccolo paese della Calabria, aggrappato all’Aspromonte, con Amy, un’attrice che lavora nel mondo del porno nella Los Angeles degli anni 90, con Sadie, una neolaureata con il massimo dei voti alla facoltà d’ingegneria del Politecnico di Zurigo nel 2034?

L’illusione della fenice è un romanzo suddiviso in tre parti. Ognuna di esse ha una protagonista diversa, è ambientata in un’epoca e in un’area geografica differente.

L’illusione della fenice

La prima storia parla di Sara, una ragazza sedicenne che vive in un paesino in provincia di Reggio Calabria, nel primo dopoguerra. Sara è la figlia di un carbonaio alcolizzato, che maltratta lei e sua madre; si innamora di un ragazzo e decide che il suo futuro sarà con lui. Rimane incinta ma, dopo aver partorito viene cacciata di casa dal padre, che si prende la nipotina per sfruttarla come aveva fatto in precedenza con la figlia. Questo è solo l’inizio della tormentata vita di Sara, che porta ad un epilogo tanto dolce quanto amaro. Infine, si scopre cosa succede nel futuro della piccola Mary.

La seconda storia parla di un’altra ragazza: Amy. Vive in California, è un’attrice porno. Frequenta Thomas, personaggio attraverso il quale viene vista questo secondo racconto. Thomas prova un’attrazione indescrivibile per Amy e decide di stare con lei nonostante il suo mestiere. Anche per Amy l’epilogo non è dei più rosei ma ha una funzione: un collegamento con il precedente racconto e un messaggio per il lettore.

Infine, la terza storia: Sadie, vive a Zurigo, è ingegnere e la sua storia viene raccontata a partire dal 2034. Anche in questo caso la protagonista è una donna, diversa dalle precedenti e, anche in questo caso, luoghi e nomi si ripetono, come fili conduttori tra un racconto e l’altro.

Oltre la trama

L’intenzione dell’autore in questo libro è quella di creare una sorta di circolo, di ripetizione, tra luoghi e persone. Il titolo, L’illusione della fenice, ha proprio questo significato.

Lo stile è semplice e scorrevole. I racconti sono narrati in terza persona ma viene comunque fornito un punto di vista predominante. Il ritmo di lettura è veloce, grazie allo stile dell’autore e alla suddivisione in tre sezioni.

Ciò che fa perdere qualche punto a questo libro è l’insieme. Gli argomenti trattati sono molti, seppur tutti contestualizzati in esperienze di vita ordinaria: per esempio, il dolore del parto e l’abbandono vissuti da una donna e la sfera sessuale vissuta da un uomo. Questi due esempi sono sufficienti per rendere l’idea: riuscire ad esternare sensazioni tanto diverse, vissute da un uomo e da una donna oltretutto, non è semplice; di conseguenza, non è semplice creare empatia tra il lettore e i personaggi.

Inoltre, nei tre racconti cambia anche il lessico: nel primo prevalgono vocaboli che creano una predominanza di sentimento e “racconto appassionato”, mentre nel secondo il linguaggio è più scurrile, colloquiale, diretto. Questo sarebbe più indicato, a mio avviso, per una raccolta di racconti auto-conclusivi e non collegati tra loro.

In conclusione:

Personalmente, credo che l’idea alla base del libro sia buona ma sia semplicemente da curare un po’ di più. E, se posso aggiungere una nota personale, credo che anche l’estetica voglia la sua parte (sarà deformazione professionale!). Lo consiglio comunque ai lettori appassionati di letteratura contemporanea e come lettura leggera! 🙂


Recensioni INDICE

Ma tu sei felice?

Ma tu sei felice? Book Cover Ma tu sei felice?
Federico Baccomo
Romanzo
Solferino
2019
Copertina rigida
160

Tutto comincia con una domanda: Ma tu sei felice? È l’inizio di un dialogo all’apparenza ordinario, quello tra Vincenzo e Saverio, due amici seduti al tavolino di un bar per il classico aperitivo. Vincenzo ha un problema che riguarda suo figlio: un incidente con un compagno di classe, una maestra indelicata, un colloquio imbarazzante.
Saverio ha un dilemma più immediato: la sua dieta iperproteica funzionerà davvero? Entrambi sono presi dall’epica di una quotidianità le cui tappe obbligate prevedono di prendersi cura della famiglia, sopravvivere al lavoro, arrivare a fine mese, oltre naturalmente a mentire, tradire, imbrogliare. Vincenzo e Saverio, insomma, sono tutti noi.
Nel botta e risposta trascinante che questo romanzo mette in scena, ci appassioniamo ai colpi di teatro delle loro vite, e nelle loro vicissitudini di umanissimi antieroi riconosciamo le nostre. Ma le cose, nella letteratura come nella realtà, non sono mai come sembrano.
Federico Baccomo si diverte a ribaltare i luoghi comuni e a giocare con le nostre aspettative di lettori, in un romanzo diverso da ogni altro. Un dialogo perturbante, comico, insensato, commovente: come la vita. Una moderna, irresistibile commedia dell’assurdo.

Ma tu sei felice? Una domanda semplice, quasi banale, ma che può generare una serie infinita di pensieri e riflessioni.

MA TU SEI FELICE?

Prima pagina:

Seduti al tavolino all’aperto di un bar, due uomini parlano.

Questo è tutto ciò che viene detto sull’ambientazione del romanzo: un bar qualunque, due amici qualunque. Sui due protagonisti, però, si ha modo si scoprire di più andando avanti con la lettura.

Sono Saverio e Vincenzo, i due amici protagonisti del dialogo che compone il romanzo: si, perché l’intero romanzo è un dialogo, botta e risposta. Una discussione che tocca svariati argomenti della vita di entrambi i protagonisti e che, di conseguenza, assume “importanza” diversa a seconda dello stralcio che si considera.

I due uomini parlano della rispettiva vita sentimentale e coniugale, di figli, di eventi passati e momenti di quotidianità di ognuno, di fatti e “dilemmi” apparentemente insensati. Come detto poco fa, si tratta di due persone qualunque ed è proprio questo, unito alla varietà di argomenti menzionati, a dare un senso al testo: attimi di vita analizzati e derisi o rimpianti, per poi arrivare alla domanda decisiva, “Ma tu sei felice?”.

Non ci sono pause, suddivisioni in capitoli, scene di contorno al dialogo. Ci sono solo battute consecutive. L’unico fattore che riesce a dare una parvenza di suddivisione è il cambiamento di emozione derivante da ciò che viene detto: per esempio il passaggio da dialogo comico e irriverente a triste e nostalgico.

Questo libro viene definito una “commedia dell’assurdo” e in effetti di assurdo c’è molto: i temi trattati, ma soprattutto il modo in cui vengono trattati; il fatto che in un solo, unico dialogo vengano portate a galla così tante cose diverse tra loro.

Il fatto che sia un unico flusso ininterrotto di battute è sicuramente voluto, per dare maggior peso al senso del romanzo: la vita è un flusso continuo di cose che hanno senso oppure no, di attimi, di battute e di risposte.
Tuttavia, visto dalla parte del lettore, questo flusso può creare perplessità: ha senso se letto tutto d’un fiato ed è difficile interrompere la lettura proprio perché non ci sono occasioni di pausa.

Ma tu sei felice? è un romanzo dal ritmo molto veloce, è scorrevole e il lessico è colloquiale, perciò lo si può leggere davvero molto velocemente. Ciò nonostante, la mancanza di interruzioni può creare un po’ di scompiglio, pur sapendo che il flusso continuo è assolutamente voluto e necessario alla resa finale.

In conclusione:

Consiglio questo libro a lettori “esploratori”, e a chiunque voglia provare un genere diverso e uno stile narrativo alternativo.


Ringrazio: Bookrepublic.it e Solferino


Recensioni: INDICE

 

Radici d’inverno

Radici d'inverno Book Cover Radici d'inverno
Gloria
Venus Marion
Romanzo storico, Spin-off, Novella
Self-published
2020
Copertina flessibile
82

❄ IL MEDIOEVO COME LO AVETE GIA' LETTO... solo in GLORIA! ❄Di ritorno dall'avventura nella città di Damietta, Goliath Damian di Rochester si ritrova a dover fare i conti con un futuro nebbioso e un passato che credeva sepolto. Nella terra, vecchie radici faranno sbocciare nuovi fiori.❄ Dopo l'epilogo di GLORIA, una novella spin-off dedicata ad uno dei personaggi più controversi della contea di Nottingham.

Radici d’inverno è uno spin-off di Gloria, dedicato ad uno dei protagonisti – Goliath di Rochester.

Radici d’inverno

Ambientato dopo la trilogia di Gloria (raccolta in un volume unico, acquistabile su Amazon), questa novella fa chiarezza sulle radici di un personaggio controverso come quello di Goliath.
Goliath viene presentato in Gloria come promesso sposo di Cybele e, dopo svariati tentativi, ripensamenti, vittorie e sconfitte, si ritrova a dover ammettere di essersi realmente innamorato di Cybele ma di non poterla avere. Inoltre, Goliath svolge un ruolo importante nelle vicende politiche che coinvolgono Nottingham e non solo.

In questo scenario Goliath raccoglie pareri opposti tra i lettori: c’è chi lo ama e chi lo odia, ovviamente, per ciò che si legge dalla sua comparsa sulla scena.
Ciò che non si scopre, leggendo Gloria, è il passato di Goliath: del periodo precedente al suo arrivo a Nottingham, infatti, si ha modo di scoprire soltanto del suo cattivo rapporto col padre e con la sua famiglia in generale, si sa che la sua intenzione è quella di distinguersi dai familiari, nient’altro.

Ed ecco che Radici d’invero fa chiarezza su tutto ciò: Goliath è figlio di Sir William di Rocherster, ha cinque sorellastre e una madre che non ha mai conosciuto e ha sempre creduto morta.

Radici d’inverno si apre con il matrimonio di Goliath e Kelsey: un matrimonio voluto o no? Cosa prova veramente Kelsey? Servirà un matrimonio a rimettere insieme i pezzi in cui si è frantumato il povero Goliath dopo l’epilogo di Gloria? Queste sono le domande con cui si apre la novella.

Un marito. Un padre. Un figlio. Un amante. Niente. Non sono niente. Ma posso imparare. Insegnami, e sarò cera nelle tue mani […].

Ma non è finita qui: non dimentichiamo che, in Radici d’Inverno, Goliath deve scoprire quali siano le sue radici e se sia disposto ad “essere radice” a sua volta, per qualcun altro.

[…] Sarò radice. Lo sarò insieme a te. Radici intrecciate, solide; sepolte, ma vive. Vive anche in pieno inverno.

Oltre la trama

Tutto ciò che c’è da sapere sull’autrice, sullo stile e sul ritmo di narrazione, lo trovate nella recensione di Gloria. Quello che si può aggiungere – o meglio, ribadire – dopo aver letto queste ulteriori 80 pagine di approfondimento, è una nota sulla costruzione e caratterizzazione dei personaggi: un grandissimo lavoro!

Di nuovo, nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio psicologico e caratteriale è assolutamente studiato, voluto e reso alla perfezione. E, ovviamente, leggendo una novella interamente dedicata ad un personaggio, non si può fare altro che ammirare ulteriormente questa capacità.

Seconda lode per la scelta di ogni singola parola: una scrittura sempre più vivida e percepibile.

In conclusione

Leggete Gloria e poi leggete Radici d’inverno. E, mi raccomando, spargete la voce <3 (anche sulle copertine, se vi va :P)


Recensioni: INDICE

 

Le più belle serie di fumetti sui supereroi!

Ci siamo trovati tutti con un sacco di tempo libero, vero? Beh potrebbe essere il momento di recuperare qualche serie di fumetti sui supereroi! Quali vi chiedete? Sono qui per questo: nell’articolo di oggi scopriremo qualche serie da recuperare assolutamente!

Secret Wars.

Iniziamo dalla serie di fumetti sui supereroi che preferisco in assoluto: Secret Wars. Da non confondere con Secret War, che potrebbe essere in questa lista, ma anche no. Jim Shooter ci racconta un evento catastrofico all’interno dell’universo Marvel: gli universi sono collassati uno sull’altro, al centro di ciò che rimane siede, e domina, Dr Doom in una bianca e potentissima veste completamente nuova. Ho adorato questa serie per i diversi livelli di profondità nella caratterizzazione dei personaggi e di come riesca a far relazionare i nostri eroi preferiti da mondi diversi nel modo migliore. E poi Dr. Doom è troppo forte.

Sentry (2011).

La struttura di Sentry del 2011 è molto particolare: piuttosto che raccontare gli eventi in ordine ci vengono presentati in volumi in base al personaggio con cui si relaziona Sentry, abbiamo quindi titoli come Sentry/Hulk e così via. In questa serie seguiamo l’uomo con il potere di mille Soli che esplodono mentre cerca di tenere al sicuro il mondo ma anche tenere a bada la sua doppia personalità. Il tutto per culminare in un episodio finale in cui vediamo l’odiatissimo, quanto amatissimo, The Void. Ah e c’è anche Watchdog, un corgi con i poteri di Sentry: ne vale la pena. (la copertina non è quellla della serie che ho citato è di Siege, altra serie molto bella con protagonista Sentry).

Doomsday clock.

Passiamo al lato Dc con un evento a dir poco importante: cosa potrebbe succedere se tutti i supereroi dell’universo Dc decidessero che Dr. Manhattan rappresenta una minaccia? Esattamente, un grosso problema. Tutta la serie gira attorno a flashback e scontri fra eroi, che vengono completamente obliterati, e un Dr Manhattan sempre più alienato dalla razza umana e sempre più vicino al divino. Una storia che prende i delicatissimi personaggi di Alan Moore ma li introduce con tatto in un contesto completamente supereroistico,  da leggere assolutamente.

Queste sono soltanto 3 della miriade di serie interessanti che ogni anno vengono sfornate dalle due case più grandi del mondo, se invece dovesse interessarvi qualcosa di più oscuro vi consiglio il mio articolo sui fumetti horror

 


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La strada

La strada Book Cover La strada
Super ET
Cormac McCarthy
Romanzo, Post-apocalittico
Einaudi
2014
Copertina flessibile
220

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy. Racconta la storia di un padre e un figlio in viaggio verso un luogo migliore, affrontando ogni genere di avversità e “nemico”.

La strada

Questo romanzo è tosto. Molto tosto. Si tratta di un romanzo relativamente breve e scritto in maniera abbastanza concisa ma ha un grandissimo significato.

Durante la lettura ci si trova davanti a diverse scene crude o, se non altro, molto suggestive e devastanti.

Padre e figlio, dopo un evento apocalittico che viene menzionato marginalmente, si trovano in viaggio verso un “posto migliore”, che non sono sicuri di trovare ma desiderano con tutte le loro forze.

Nel viaggio, però, si trovano di fronte ad ogni tipo di prova, di ostacolo e di nemico: prove di sopravvivenza, prima di tutto. La conquista del cibo quotidianamente, il pericolo di agguati da parte di altre persone o animali, la sete, il caldo, e così via.

Ciò che rende il libro veramente tosto, però, non sono le scene di prova fisica – pur essendo spesso molto crude, ma le scene di prova “umana” e sentimentale. I protagonisti si trovano a dover far fronte a perdite, all’abbandono, alle lotte interiori per stabilire cosa sia bene e male in una situazione tanto critica. Basti pensare al fatto che i protagonisti siano un padre e suo figlio, che lottano per sopravvivere, e tutto ciò che questo legame comporta.

La narrazione avviene tramite descrizione delle scene del viaggio e dialoghi tra padre e figlio: dialoghi molto essenziali e spogli, fatti perlopiù di brevi domane e risposte ancora più brevi.

Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter star con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

Il bambino, in particolare, è solito rispondere con “OK” (raramente con qualche “no”). Dialoghi, appunto, molto spicci e senza tante spiegazioni: sono proprio questi e la loro forma a dare un significato ancora più profondo al ciò che viene detto.

La strada è un libro forte proprio per questo motivo: ciò che succede, come succede e il fatto che siano un padre e un figlio a vivere queste esperienze. Ognuno con le proprie paure, riflessioni, domane sul bene e sul male, sul futuro, e così via. In questo modo il libro offre due punti di vista nettamente diversi su una situazione tanto critica: quello di un adulto e quello di un bambino. Ovviamente le diverse impressioni e reazioni a ciò che viene narrato sono dovute all‘età e all’esperienza di entrambi.

Proseguendo con la lettura, infatti, si nota come il bambino a poco a poco impari a reagire con un apparente distacco e accettando passivamente il mondo che lo circonda: una sorta di perdita delle speranze estrema, pur mantenendo la speranza nel trovare un posto migliore.

Gli argomenti affrontati sono molti e associati in modo da formare un insieme incredibile che si può riassumere in questo modo: la lotta interiore dell’essere umano davanti alla necessità di sopravvivere.

Padre e figlio, anche in questo caso, offrono due punti di vista: il padre è quello razionale, il figlio quello sentimentale (e, in un certo senso, si può dedurre che l’avanzare degli anni e i passaggi che avvengono naturalmente durante una vita, portino a ridurre la percentuale di sentimentalismo e aumentino quella di razionalità nelle scelte di ognuno).

Tutto ciò viene inserito in un’atmosfera inquieta e cupa, in cui si sviluppano scene crude e selvagge. In questa atmosfera e su queste scene si basa il messaggio: fino a che punto l’umanità (intesa come insieme dei caratteri che contraddistinguono l’essere umano) può sopravvivere? E cosa sarebbe disposto a fare un uomo per sopravvivere?

Due soli protagonisti che portano avanti tutto questo: padre e figlio. I personaggi secondari sono tutti coloro che, con rilevanza più o meno accentuata, si affacciano nelle loro vite e in qualche modo intervengono nel loro viaggio.

Padre e figlio non hanno un nome, non hanno un’identità precisa: potrebbero essere chiunque. Ed ecco che questo rafforza ulteriormente il messaggio: chiunque potrebbe trovarsi a dover affrontare situazioni come le loro, a dover sacrificare una parte della propria umanità, a doversi sacrificare per qualcun’altro.

Il finale è ciò che ha meno rilevanza in tutto il romanzo: ciò che conta è il viaggio e ciò che il viaggio ha da dimostrare e da mostrare.

In conclusione

La strada è un romanzo tosto, dal ritmo di lettura medio-veloce, e dallo stile semplice: lo si può leggere in pochissimo tempo, proprio grazie a tutti questi fattori. Tuttavia, è un romanzo di grande spessore, che richiede concentrazione e, soprattutto, riflessione. Non tutto ciò che ha da trasmettere è realmente scritto!

 


Personalmente ho voluto leggere La strada per molto tempo ma ho sempre rimandato. Poi, un giorno, qualche settimana fa, è arrivato il suo momento. Avrei voluto che non fosse stato prima della crisi che il mondo sta vivendo ma tant’è. I libri di questa intensità in fondo sono questo: avvertimenti, per tutti coloro che vogliono ascoltarli. Perciò vi consiglio di fare lo stesso: leggetelo, assolutamente, ma solo quando siete sicuri che sia il momento giusto.


 

Recensioni: INDICE

Latte e sangue

Latte e sangue Book Cover Latte e sangue
Carlo Silini
Romanzo storico
Gabriele Capelli Editore
2019
Copertina flessibile
480

"Un romanzo carico di tensione, una storia sensuale e violenta ambientata tra il Ceresio e il lago di Como." Secolo brumoso e sanguinario, il Seicento, nelle terre tra la il Ducato di Milano e i baliaggi svizzeri a sud delle Alpi. Maddalena de Buziis è l'ultima sopravvissuta di un'atroce vicenda di rapimenti, stupri ed uccisioni commessi da un oscuro personaggio dedito alle arti negromantiche fuggito da Vimercate verso le terre elvetiche: il Mago di Cantone. Vicenda narrata nel precedente romanzo, "Il ladro di ragazze". Maddalena vive in un villaggio discosto della Brianza e si occupa dei nonni acquisiti. Li cura con "erbe e sguardi" perché conosce i segreti delle piante. Inquieta, cerca amore e, soprattutto, la verità su se stessa. Mentre cerca di riprendersi dalla sconvolgente disavventura vissuta nelle terre svizzere, qualcuno si mette sulle sue tracce per scovarla a tutti i costi. È un sicario della più feroce banda criminale del confine italo-svizzero. Il mandante è un enigmatico religioso, l'Uomo dei Trii Böcc, che elabora trame inquietanti in uno spartano riparo sul Monte Generoso.

PremessaLatte e sangue è il secondo volume della saga di Carlo Silini (non ho letto il primo volume perché non conoscevo la saga e questo libro mi è stato inviato da Il Taccuino – Ufficio Stampa).

Latte e sangue

Ambientato nel ‘600, Latte e sangue racconta la seconda parte della storia di Maddalena de Buziis, scampata (nel primo libro) ad una serie di stupri e uccisioni ad opera del Mago di Cantone. Il Mago è un uomo estremamente crudele e sanguinario che ha massacrato, violentato e ucciso diverse ragazzine nell’attuale territorio lombardo e svizzero.

Da un paio d’anni si era trasferita da loro in una cascina a mezz’ora di cammino dal paese, in una zona isolata al limitare del bosco, dove poteva raccogliere gli ingredienti per le proprie medicine, lontano dal cicaleggio e dai sospetti dei comuni cristiani che poi, però, venivano a cercarla quando il corpo doleva e la imploravano di dar fondo alle sue arti – non importa se stregonesche o no.

Una volta lasciatasi alle spalle la terribile vicenda, Maddalena si stabilisce in un villaggio della Brianza e vive con i “nonni acquisiti”, fino a quando l’incubo del passato non torna a cercarla. A questo punto Maddalena lascia i nonni e si mette in viaggio tra desiderio di fuggire e di scoprire la verità.

Non era nel bosco. Lei era bosco.

Maddalena presto viene accusata di stregoneria: è una donna sola, una donna che ha visto e sentito cose che potrebbero compromettere noti personaggi della Chiesa e non solo.

Era una strega buona, capace di creare magie dal nulla, da tutto quello che gli altri consideravano niente.

L’intera trama si snoda tra incontri, fughe, intrighi e nascondigli di fortuna. Maddalena incontra alcune persone che la aiutano e tante di più che la temono che vorrebbero vederla bruciare su un rogo. Tuttavia, riesce in qualche modo a salvarsi fino al momento della resa dei conti – momento in cui anche il titolo del romanzo assume il suo pieno significato.

Oltre la trama

Latte e sangue è un romanzo storico molto curato e accurato: le donne dell’epoca erano palesemente considerate inferiori o maligne e, nel migliore dei casi, erano semplicemente subordinate ad un uomo e soggette al suo volere indiscusso. Spesso venivano accusate di stregoneria. I motivi più assimilabili ad una vera causa erano quelli religiosi, ma molto più spesso venivano accusate per coprire o mascherare eventi atroci e intrighi di uomini di potere o noti e “rispettabili”.

Questo è il caso di Maddalena, una strega buona. Una donna dalle molte conoscenze riguardo erbe e cure naturali: questa era la stregoneria, un sapere che faceva paura.

Gli antagonisti sono principalmente due: l’aguzzino (con i vari scagnozzi che manda a svolgere il lavoro sporco) e la Chiesa, ovviamente solo nella sua parte sporca e corrotta, non “tutta la Chiesa”.

Ci sono poi personaggi secondari che entrano ed escono dalla trama e dalla vita di Maddalena: Giacomo e la Rina, Giacinta – una ragazza che viene scambiata per la protagonista, Don Tommaso e i vari ecclesiastici che in un modo o nell’altro prendono parte alla vicenda e così via.

Ogni personaggio è caratterizzato nel minimo dettaglio: viene descritto maggiormente dal punto di vista psicologico e ideologico, solo marginalmente dal punto di vista fisico. Questo aiuta molto ad avere un’idea complessiva della società e della mentalità seicentesca, secondo i punti di vista più rilevanti e diffusi per l’epoca.

L’atmosfera e l’ambientazione sono perfettamente unite tra loro: ciò che si percepisce è un ambiente cupo e oppressivo, fatto di bugie e intrighi, di sospetti e accuse, di paura. Un mondo in cui una donna sola e capace non può fare altro che essere condannata come strega, dopo essere stata devastata in tutti gli altri modi possibili. Un mondo in cui un uomo (di Chiesa o no) può uccidere e violentare ma una donna non può aver perso la verginità, nemmeno in caso di stupro, perché equivarrebbe ad un’ammissione di aver ceduto a Satana.

Il ritmo di lettura è medio: si tratta di un romanzo storico che racconta di zone raramente citate in letteratura e che approfondisce ogni aspetto della società e dei personaggi in modo da rendere la narrazione percettibile, perciò non può avere un ritmo veloce ed è giusto che sia così.

Sullo stile si può dire solo una cosa: impeccabile. Moderno ma “adattato” all’epoca e ai fatti di cui il romanzo tratta. Lessico curato e ricercato e, anzi, a questo punto merita soffermarsi su alcune curiosità.

  • “La Rina”: ogni nome, o quasi, è preceduto da un articolo. Perché così vuole la tradizione, soprattutto al Nord Italia, soprattutto nelle zone in cui è ambientato il romanzo!
  • la Besta, il Sacco, Caligola: un soprannome per ogni personaggio, o quasi. Perché, anche in questo caso, così vuole la tradizione, soprattutto al Nord Italia, soprattutto nelle zone in cui è ambientato il romanzo. Un’abitudine molto in voga soprattutto nei paesi e nei villaggi e che, ahimè, si sta perdendo.

In conclusione:

Consiglio questo libro a tutti gli amanti del romanzo storico o del periodo in cui è ambientato il racconto. Ma soprattutto consiglio Latte e sangue perché non “forza” i personaggi: le streghe sono quello che sono, la Chiesa è quello che è, la società lo stesso. Nessun eccesso, nessun evento “magico”, nessun tentativo di distorcere la Storia o le figure che l’hanno scritta.

Infine, lo consiglio perché è un romanzo “del popolo paesano” e credo che sia molto più verosimile ed espressivo rispetto a molti romanzi che narrano di Dame e Signori. Buona lettura e grazie a Il Taccuino per avermi fatto scoprire questo romanzo!

Ah, ricordate:

L’importante è ballare […]. La musica la suona la vita, non la decidi tu. Tu puoi solo avanzare a passo di danza verso l’ignoto. Con leggerezza, con attenzione, con precione.


Recensioni: INDICE

Un saggio a tema che vi consiglio: I ROGHI DELLE STREGHE

Fumettedì: fumetti horror!

Se anche voi, come me, siete amanti dell’horror ricco di significati, sottili messaggi e critiche, l’argomento di oggi fa per voi. Infatti oggi andremo all’esplorazione di due dei fumetti horror che più mi sono piaciuti degli ultimi anni.

The Black Monday Murders.

Un fumetto investigativo con pesanti sfumature horror, The Black Monday Murders ci rende partecipi del viaggio di un investigatore privato all’interno dei segreti e degli elementi soprannaturali che circondano i mercati finanziari. Una premessa molto semplice che però porta a risvolti estremamente vari ed inaspettati: The Black Monday Murders è uno di quei fumetti horror che non fa leva su immagini forti e violenza per catturare il lettore, si basa invece su una costante, ma persimoniosa, rivelazione dei misteri del mondo della finanza.

The Black Monday Murders è anche ricco di critiche, più o meno sottili, al sistema capitalista e all’effetto che il denaro ha sulle persone. Il lavoro di Jonathan Hickman e Tomm Coker fonde investigazione noir con horror supernaturale consegnando a tutti gli amanti di entrambi i generi un buon compromesso che si rivela essere uno dei migliori fumetti horror in circolazione. Una nota di merito va allo stile artistico scelto da Tomm Coker che rende perfettamente le atmosfere e le emozioni dei personaggi.


 

Regression.

Regression è un horror psicologico estremamente curato sia dal punto di vista della narrativa sia dal punto di vista artistico. Si tratta di un fumetto horror che accompagna il lettore in un viaggio all’indietro nella psiche del protagonista. Molto spesso Regression usa un mix di immagini crude e disegni onirici: l’horror si trasmette tramite il passaggio tra uno stile pulito, colorato e forti immagini di insetti che ricoprono corpi umani o simili. La narrativa di quest’opera non è da sottovalutare: il fatto che tutto giri attorno alla psiche danneggiata del protagonista fa sì che l’intreccio sembri naturale, per nulla forzato e sopratutto è sempre coinvolgente.

Alcuni potrebbero rimanere delusi dalla piega “particolare” che la trama segue verso la fine del racconto, io l’ho trovata un’aggiunta, forse un po’ banale, ma completamente in tono con il resto della narrazione. Anche se, personalmente, credo che una storia così bella sia molto difficile da chiudere senza deludere qualcuno (sto guardando te, George Martin).


 

Altri fumetti horror consigliati!

Altri fumetti horror che ci tengo a consigliare sono: il Neonomicon di Alan Moore, il fumetto di Silent Hill, Gideon Falls, tutti i lavori di Junji Ito e il manga Homunculus di Hideo Yamamoto. Approfondiremo questi titoli in altri articoli ma sono sicuramente letture consigliate anche se, specialmente il Neonomicon, i manga di Junji Ito e Homunculus, richiedono uno stomaco particolarmente forte per essere completati.

A venerdì prossimo!


 

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Eleinda – La vita prima della leggenda

Eleinda - La Vita prima della Leggenda Book Cover Eleinda - La Vita prima della Leggenda
Eleinda
Valentina Bellettini
Urban Fantasy
Independently published
23 ottobre 2019
Copertina flessibile
100 pagine

Ambientato tre stagioni (primavera, estate e autunno) prima degli eventi di “Eleinda – Una leggenda dal futuro”, il racconto narra le vite dei cinque protagonisti, inconsapevoli che le loro strade sono destinate a incrociarsi.
L’uovo di una creatura leggendaria si sta per schiudere.

Eleinda è la saga urban-fantasy di Valentina Bellettini una saga che racconta di come la tecnologia possa cambiare in positivo o in negativo l’andamento della società e della storia.

In Eleinda Una leggenda dal futuro, si parte conoscendo Eleonora e gli altri protagonisti della saga dal momento esatto in cui le loro vite iniziano ad intrecciarsi.

Con questo prequel, invece, l’autrice fa conoscere i personaggi principali prima del loro incontro: Eleonora si prepara per l’università e passa gli ultimi tempi tra cotte segrete e bulle della classe.

La Eurpean Technology fa la sua prima comparsa con il Dottor Brandi che inizia a mettere in atto i suoi piani segreti.

A Villapace, salvo e Alessandro sono incerti sul loro futuro e su quello della fattoria.

Eleinda la vita prima della leggenda

Racconta, quidni, le tre stagioni precedenti il primo volume della saga e di ciò che fanno i cinque protagonisti durante questo lasso di tempo.

Per quanto riguarda gli aspetti “tecnici” di questo libro non posso che confermare quanto detto per Eleinda Una leggenda dal futuro: l’autrice è sempre molto attenda ai temi sociali e all’influenza che la tecnologia ha sulla quotidianità.

Si può dire che la saga contenga una sorta di avvertimento e spiga sempre il lettore a riflettere sugli aspetti positivi e negativi dell’evoluzione della tecnologia.

Lo stile è semplice e giovanile ma curato e preciso. Il ritmo di lettura è molto veloce, trattandosi di prequel suddiviso in capitoli brevi, che hanno la funzione di “far capire chi fossero” i protagonisti prima dell’inizio di Eleinda.

Per quanto riguarda il messaggio, come accennato poco fa, credo che il focus vada sull’importanza della vita e dell’individuo messa a confronto con interessi, potere e “piani segreti” che mirano a soddisfare ambizioni personali.

In conclusione consiglio vivamente questa saga, come ho già fatto in precedenza. Per quanto riguarda il prequel, può essere letto sia prima che dopo il primo volume della saga perché non contiene informazioni che possano condizionare la lettura dei volumi successivi; tuttavia, consiglio di leggerlo perché contestualizza e fa conoscere meglio i personaggi e il loro passato.

GRAZIE VALENTINA per avermi regalato il libro e per aver inserito la mia recensione di Eleinda al fondo del prequel! <3


Recensioni: INDICE

Dracula

Dracula! Ediz. illustrata Book Cover Dracula! Ediz. illustrata
Oscar Draghi
Bram Stoker
Horror
Mondadori
2019
Copertina rigida
531

«Dracula», archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la ragione e l'istinto, tra le pulsioni più inconfessabile e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall'inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi che questo volume presenta insieme ad altri testi, di Stoker o di altri autori, che rendono conto dell'eccezionale "vitalità" dei non-morti

Dracula di Bram Stoker è IL grande classico dell’horror gotico: un romanzo epistolare che presenta una nuova versione del vampiro, diversa da quella nota nel folklore popolare fino al momento della sua pubblicazione.

Dracula

Trattandosi di un romanzo interamente epistolare, tutti i fatti che ne compongono la trama sono deducibili da ciò che viene raccontato nello scambio di lettere tra i personaggi principali.

La narrazione inizia il 3 maggio 1890, quando Jonathan Harker parte per la Transilvania e si reca dal Conte Dracula, acquirente di una tenuta a Londra, per conto del suo capo – il Signor Hawkins.

Oltre alle lettere, i fatti vengono raccontati attraverso i diari personali dei protagonisti: Jonathan annota ogni dettagli della sua permanenza presso la dimora del Conte, in modo da non dimenticare ciò che accade e non cadere nella confusione causata dagli avvenimenti strani e da orari e consuetudini particolari del Conte.

In questo modo si apprende, poco per volta, come Jonathan si trovi coinvolto nel piano diabolico del Conte di trasferirsi in Inghilterra per avere accesso illimitato a nuove fonti di nutrimento: il sangue degli inglesi.

Poco alla volta, infatti, Jonathan ha modo di intuire e poi confermare il grande segreto del Conte: è un vampiro.

Dall’altra parte dell’Europa, nel frattempo, Mina e la sua amica Lucy scrivono lettere e diari a loro volta: da questi si può capire come anche loro siano coinvolte in fatti strani e sinistri.

Proprio quando inizia a temere per la propria vita, Jonathan riesce a tornare in Inghilterra… ma questo è solo l’inizio!

Oltre la trama

Dracula è il frutto di studi approfonditi da parte del suo creatore: Stoker, infatti, si è basato su un personaggio storico realmente esistito ma ha anche articolato personaggi e ambientazione in modo che ogni dettagli rappresentasse qualcosa di specifico e assolutamente voluto.

Il Conte rappresenta lo straniero, come veniva visto dal popolo inglese dell’epoca; la sua crudeltà rappresenta ciò che l’Inghilterra ha subito dai popoli invasori.

La scelta dalle Transilvania come luogo d’origine del Male è stata particolarmente oculata: quella terra, infatti, è stata culla di popoli diversi per secoli e ha creato una fusione di religioni, credenze e culture più unica che rara. Inoltre la morfologia di questa zona geografica si adatta perfettamente al genere gotico di Stoker: una terra fredda e ostile, che viene rappresentata come praticabile soltanto da creature non umane.

Il Conte Dracula di Stoker è comunque ispirato alla figura storica del principe Vlad III di Valacchia: governatore della Valacchia – terra al confine con l’Impero Ottomano – fu investito dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo ed entrò a far parte dell’Ordine del Dragone: Draculea. “Drac” significa sia drago che demonio, da qui l’associazione a “figlio del demonio”.

Vlad III è passato alla storia come Vlad l’Impalatore a causa della sua propensione a punire gli avversari attraverso l’impalatura, tecnica appresa durante i suoi dieci anni di prigionia presso i turchi.

Questo personaggio già di per sé molto complicato e cruento, è stato l’ispirazione perfetta per creare il vampiro elegante e maestoso di Stoker.

Ovviamente la figura del vampiro non ha fatto la sua prima apparizione con Stoker, infatti era già largamente riportata nelle storie popolari e ripresa da altri autori prima di Stoker.

Tuttavia Stoker fornisce una nuova visione del vampiro: elegante, raffinato, subdolo e pianificatore, anziché bestia selvatica e aggressore senza scrupoli.

Sembra che Dracula sia nato da un incubo di Stoker, che poi ha studiato e approfondito nel dettagli tutto ciò che è servito per la composizione del romanzo.

Lo stile di Stoker

Con Dracula, Stoker è diventato il maestro dell’horror gotico, così come altri autori si sono contraddistinti in altre sottocategorie dell’horror: Poe con il classico, Lovecraft con il cosmico e così via.

Oltre alla trama, agli aspetti psicologici, alle metafore e ai personaggi, ciò che rende questo libro un grande classico da leggere assolutamente è lo stile dell’autore.

Si tratta di un romanzo epistolare, perciò ogni “visione” della storia è scritta e trasmessa attraverso i pensieri di personaggi diversi: ogni penna è caratterizzata in modo diverso; ogni personaggio è costruito non solo esteticamente e caratterialmente, ma anche psicologicamente e questo traspare da un diverso stile di scrittura per ogni narratore.

Il ritmo di lettura è lento: ogni dettaglio è volutamente descritto nel modo più accurato e preciso possibile. Questo, unito alla quantità di fatti e alla molteplice narrazione, inevitabilmente rende la lettura più lenta rispetto alla media. Ciò non toglie che sia un romanzo estremamente coinvolgente e appassionante.

Per quanto riguarda il lessico, invece, basta una parola: affascinate. Come ogni classico, grazie al lessico riesce a trasportare il lettore in un’atmosfera d’altri tempi e trasmettere una cura per il linguaggio che non è più così osservata al giorno d’oggi.


In conclusione: consiglio questo libro a tutti gli amanti del genere ma anche agli amanti dei classici; lo stile di Stoker è qualcosa di unico e merita di essere scoperto anche dai lettori meno avvezzi all’horror.

Dracula è il mio romanzo preferito in assoluto, l’ho letto più volte a distanza di anni  e in diverse edizioni. A questo proposito mi permetto di consigliarvi l’edizione OscarVault Mondadori: dire che è estremamente curata è poco. Non solo la copertina, non solo la costa della pagine nera, non solo le illustrazioni interne, le foto d’epoca, gli schizzi: l’insieme. Ogni dettaglio è perfetto!

 

Arte medievale: un’occhiata al passato.

L’ arte medievale copre un lungo periodo di circa mille anni ed è quindi un insieme di culture, influenze e artisti distribuiti, non solo nel tempo, ma anche in uno spazio molto vasto. Più precisamente i territori interessati dal maggiore sviluppo artistico nell’epoca medievale sono: Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

Le influenze dell’arte medievale.

L’arte medievale si sviluppa in un periodo di “incontro” fra numerose culture: i romani in decadimento, i popoli barbari del nord, le culture medio-orientali e nord africane e i popoli cristiani, per questo motivo l’arte durante il medioevo si presenta come un’unione di influenze sfruttate per scopi diversi.

Arte sacra.

Il periodo medievale è un periodo di fervore religioso nato principalmente per via della sempre maggiore influenza del cristianesimo. L’artista medievale si trovava quindi spesso a sacrificare parte della sua libertà di espressione al fine di relazionarsi con i dogmi religiosi dell’epoca. La religione stessa però è uno dei motori principali che trainano l’avanzamento artistico in periodo medievale: per rappresentare il “sacro” gli artisti spingono sempre più in là le loro tecniche e i loro studi per raggiungere la perfezione.

Nel tardo medioevo la chiesa prende posizione rispetto all’arte, vedendola come un modo per educare il popolo a seguire i propri dogmi e insegnamenti morali: da questo momento in poi la maggior parte dell’arte “commissionata” agli artisti è di carattere prettamente religioso.

L’artista medievale

L’artista medievale è storicamente inteso come anonimo, questo non perchè l’artista non avesse interesse ad essere associato al proprio lavoro ma perchè il lavoro dell’artista era considerato al pari di quello artigiano. Spesso anche i guadagni e lo status sociale di un artista erano come quelli di un artigiano. Altre volte, però, l’artista medievale sfruttava il lavoro di bottega per vivere ma cercava di lasciare il proprio segno nelle opere in modo che fossero riconoscibili.

 

Per leggere di più sull’arte medievale leggi: l’arte prima dell’anno mille!


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